A proposito di Trump; lettera aperta agli intellettualoidi di Sinistra.

Sono francamente stanco di sentire e soprattutto leggere, anche su supposte testate informate di sinistra, emerite fandonie riguardo il Presidente Donald Trump. Anche per questo è un po’ che non scrivo. La sensazione (fondata) di scrivere al vento. Troppo da scrivere e l’impossibilità di stare dietro tutto quello che, inutilmente, si muove.

Su Trump si potrebbero dire molte cose, vere, a partire dal suo supporto per la tortura dei “terroristi” o la “crociata” (per ora dialettica) contro la Cina. Per non parlare per la sua scarsissima conoscenza della situazione internazionale e di altre cose.

Ma invece lo sport preferito dai supposti anticapitalisti di sinistra, è quello della “character assassination”. La peggiore “character assassination”, quella basata sull’ignoranza di chi legge in buona fede e di chi scrive, a volte in malafede, per compiacere il proprio ego di “compagno” disilluso dalla Sinistra Sorosiana, o semplicemente per acquistare punti nel ranking dell’anticapitalista.

E così il “muro” di Trump con il Messico (semmai questo muro si farà mai, per inciso) dimostra il suo razzismo; il muro che volevano i Clinton (entrambi) alcuni anni prima, ora diviene la pietra dello scandalo. Pochi (eufemismo) dicono che negli USA ci sono 11 milioni (non bruscolini) di immigrati illegali provenienti dal Messico, e, ahimè, il tasso di criminalità in tale componente demografica è assai elevato. Sono dettagli trascurabili, evidentemente. Trump probabilmente la spara grossa sul “muro” ma pone un problema reale e grave quando parla dell’immigrazione clandestina da bordo meridionale.

Trump sospende l’ingresso da sette Paesi “musulmani” e quindi è razzista. Allora, cerchiamo di essere chiari. Ci sono decine di altri Paesi “musulmani” per cui tale divieto non sussiste. E il divieto di ingresso per persone di nazionalità non gradita  vale per i musulmani, per i cristiani, per gli atei, eccetera eccetera. I Paesi a cui è stato imposto il divieto sono quelli in cui i suoi predecessori hanno portato la guerra (questa veramente razzista ed imperialista) ed in cui è ragionevole assumere ci sia la maggiore probabilità di sussistenza di organizzazioni terroristiche anti USA. La scelta di Trump, condivisibile o no, efficace o no, è di sicurezza nazionale. Lo so, la parola Nazione non piace. Ma ringraziate Bush, Obama e i Clinton per il disastro attuale.

Trump è sionista. Cari sinistroidi, chiariamoci ancora una volta. Una volta per tutte. Israele è sionista, da decenni. La natura di Israele non è quella di Stato-Nazione ma di avamposto statunitense nel Medio Oriente e per questo gli USA saranno sempre, finché il dio petrolio produrrà la sua manna, filo-israeliani. Se Israele è sionista, gli USA saranno sionisti. E’ il prezzo che Wall Street ed il Pentagono sono ben lieti di pagare per il prezioso ruolo svolto  nella terra dell’oro nero da uno Stato inventato 70 anni fa per ragioni evidenti a tutti.

Chissà cosa succederà quando l’Hitler americano dovesse mettere le mani sulla NATO. La Sinistra Illuminata avrà modo di distinguersi anche in questo caso.

Chiudo con una dritta.

Volete sapere perché negli ultimi giorni, dopo la valanga di Executive Orders firmati da Trump, Wall Street si sta spaventando? Non perché le Blue Chips e la Silicon Valley siano spaventate dalla chiusura delle frontiere ai 7 Paesi musulmani. No. Sono spaventate dal fatto che Trump fa sul serio e sta facendo quello che aveva promesso, e lo sta facendo in tempi record; sono terrorizzate dalla possibilità che Trump dia seguito ad altre sue promesse, una su tutte; quella di ridurre il ruolo della FED, la banca che ha pompato triliardi di dollari per gonfiare l’apparente crescita economica statunitense fatta di enormi surplus aziendali e di lavori inutili e sussidiati atti a calmierare la disoccupazione strutturale e a nascondere ad un popolo che campa di Food Stamps il debito insolvibile di un Paese che ha esternalizzato tutto, inclusa la democrazia.

Un caro saluto.

Trump, e la tavola sparecchiata

Prima di tutto il dovuto: GRAZIE TRUMP.

Non sarai il mio candidato ideale, e non solo perché cittadini di due diversi Paesi. Impero il tuo, vassallo il mio. Ci sono cose che ci dividono, non solo confini.

D’altronde non sei il candidato del 75% della popolazione; il 25% di imbecilli che hanno votato Hillary Vagina Clinton, e soprattutto quel  quasi 50% che non si è espresso.

Ma grazie comunque.

Grazie per aver fronteggiato da UOMO quelle fasciste che danno cornuto all’asino. Chi ha orecchie per intendere ha inteso.

Grazie per aver fatto a pezzi il sistema mediatico, divenuto macchina di propaganda elitaria.

Grazie per aver alzato un gigantesco dito medio a quell’intellighenzia sinistroide da salotto che parla senza sapere, divenuta ormai la buoncostume dei “benpensanti”.

Grazie per averci scampato, o almeno ritardato, la terza guerra mondiale.

Grazie per aver rivoltato una tavola apparecchiata da tempo da burattinai elitari con la complicità di un popolo di stolti.

Grazie.

Un caro saluto.

Hillary e Park. Il vizietto delle donne.

Dominique Strauss-Kahn pagò cara la fuitina in un albergo di New York; via la poltrona dello FMI e addio ai sogni presidenziali. Bill Clinton ritenne opportuno sperimentare l’emancipazione femminile, con fellatio nella stanza ovale; il prezzo della prestazione fu alquanto salato. A Berlusconi una sola stanza non bastava e decise di trasformare l’intera residenza privata in sede Presidenziale; i festini da privati divennero pubblici, come pure la sua speciale predilezione  per il gentil “sesso”.

La lista potrebbe continuare.

Presidenti o pretendenti tali, la responsabilità presidenziale nulla può di fronte alla suprema volontà dell’uccello. Un vizietto che gli uomini non sanno proprio controllare.

Le donne no. La passera è amministrata sapientemente.

D’altronde il pendio della vetta presidenziale ha prospettive opposte. Il Presidente una volta in cima guarda a valle e tutto appare come un enorme inesplorata vagina. La Presidentessa invece la valle l’amministra sapientemente per scalare la vetta.

Eppure un vizietto le donne ce l’hanno. Una gola profonda. Smisurata.

No, non pensate male, nessuna allusione a Monica Lewinsky. Gola profonda in senso metaforico, quella strana propensione a trattare le informazioni istituzionali come private.

Si sa, le donne “tra loro si parlano”. A volte pure troppo. Hillary trattò le email governative come “cosa sua”.  Considerava la cosa naturale, tanto naturale da cancellare, sebbene sotto indagine, tutto quanto, come se il malloppo le appartenesse; tanto naturale da candidarsi alla Cupola Bianca. Gli è andata male. Tutta colpa del mondo misogino e sessista.

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Dall’altro capo del Mondo, le fa eco la Presidentessa Park Geun-Hye. I Sudcoreani non sono abbastanza miogino-sessisti, tanto che costei la vetta l’ha scalata. Ma una volta in cima, il “vizietto” ha fatto capolino, e così Park non ha trovato di meglio che condividere documenti governativi riservati con l’amica del cuore, Choi Soon la quale ha ritenuto opportuno monetizzare le informazioni ottenute.

Choi in manette, la Park sulla graticola.

No, dalla Sud Corea nessun grido al complotto misogino-sessista. Quello è ancora un paese serio.

E’ vero, la Park e la Clinton rimangono su antipodi etici; la prima da Presidente ammette la colpa e si avvia alle dimissioni, la seconda considerava la questione titolo preferenziale da Presidentessa.

Eppure il vizietto rimane.

Un caro saluto.

 

 

TRUMP

Un po’ mi dispiace, perché lo ammazzeranno.

A me, sebbene tutti i suoi difetti, Donald sta simpatico.

Ho il sentore che lo faranno fuori.  Dopo la “charachter assassination” da parte di TUTTI i media, seguirà l’assassination fisica. Sarà un messicano? Sarà un afroamericano? Sarà un gay queer? Chi lo sa? Comunque andrà, poi daranno la colpa al razzomofobismo di Donald.

Hillary-Obama hanno fatto un ottimo lavoro nel fomentare la macchina dell’odio, inter-genere, inter-razza. Bravi, bravi.

In ogni caso Donald, un consiglio da un “amico”: non sfilare a Dallas, in particolare su automobili decappottabili! Ci siamo capiti?

Donald Trump

Per adesso, mi godo il momento.

Un pensiero particolare a tutte le giornaliste “di genere” che hanno buttato nel cesso l’etica in virtù del proprio culto della vagina.

Grazie Donald, grazie Vladimir, grazie Julian.

Un caro saluto.

Scoop della Botteri: “Hillary Clinton voleva pilotare le elezioni in Palestina”

In anteprima per voi lo scoop che quasi sicuramente la Botteri riporterà sugli schermi televisivi questa sera, in qualità di corrispondente dagli Stati Uniti.

Hillary Clinton nel 2006 chiese di pilotare le elezioni in Palestina.

Questo quanto emerge da una registrazione privata, durante una conversazione con un giornalista della stampa israeliana.

Testuali parole:

Io non penso che noi avremmo dovuto premere per un’elezione nei territori Palestinesi. Credo sia stato un grave errore. E, se dovessimo premere per un’elezione, allora dovremmo assicurarci di fare qualcosa per determinare chi vincerà

Bufala?

No, no. Le dichiarazioni della Clinton sono certificate da tanto di audio. Ma la Bootteri forse avrà di meglio da proporci. Sembra infatti che Trump nel 2004 abbia dichiarato:

Mi piace anche il lato B.

Un caro saluto.

Il potere della Vagina

Quanto vale una vagina? Apparentemente la Casa Bianca.

Ho appena assistito (Sabato 8 Ottobre, ore 13) alla cronaca Rosa di RAI 2. Un giornalismo che più si veste di rosa, più diviene pettegolezzo.

Apparentemente Trump sarebbe sessista perché avrebbe, in dichiarazioni private registrate in una conversazione del 2005, dimostrato poco rispetto per le donne; a seguire lo spottone pro-Hillary, un servizio  secondo cui “nonostante le discriminazioni” (la faccia tosta non ha limiti) le donne si fanno spazio nella stanze del potere.

Con ogni mezzo, aggiungo io.

Donne, la nuova aristocrazia sociale.

Alle donne si deve rispetto, è diritto di nascita; la plebe non osi alzare lo sguardo, e che non si azzardi a sedere con le gambe allargate in presenza di una “lady”. Vige il revival del codice cavalleresco di Vittoriana memoria, rispolverato in chiave grottesca; al cospetto della “signora” non compare più il cavaliere, semmai il bruto, spesso l’orco. Il codice non ammette eccezione, tanto più a cospetto di una ex First Lady; Lei procede tranquilla (sebbene barcolli) nel suo cammino verso la Casa Bianca su un comodo tappeto rosso, rosso sangue; un tappeto steso da tempo dalle amiche corporations e costantemente messo a lustro dai media di regime.

Berlusconi non saltò per gli affari discutibili, né per le amicizie in odore di mafia, né per i “cavalli”misteriosi di Mangano; ma saltò in fine a botte di “festini” a luci rosse, materializzatisi come la manna allorché l’amicizia Russa e il multilateralismo africano divennero assai ingombranti. Prima di lui Dominique Strauss-Kahn, in corsa per la presidenza Francese, pagò cara una falsa accusa di stupro ad orologeria, perdendo la corsa, e pure la sella del Fondo Monetario Internazionale; quest’ultima prontamente occupata dall’oppressa di turno, Lady Christine Lagarde.

Trump misognino e sessista, un copione buono per ogni stagione.

Di Hillary nulla si sa. Meno se ne parla e meglio è.

Lei, adagiata su una poltrona di potere ed in corsa per il gradino più alto della corsa presidenziale, può tranquillamente affermare (nel 2016, non nel 2005) di considerare un “plus” il fatto di essere una donna o dichiarare in pubblico che “chi vota Trump è un deplorevole”. Deve aver preso lezioni da Michele Obama, che nel 2015 ha dichiarato che “le donne sono più intelligenti degli uomini”, davanti ad una platea osannante. Che volete che sia tutto ciò rispetto alle esternazioni plebee del privato cittadino Trump, datate 10 anni fa? Loro sono First Ladies.

Hillary ama così tanto gli uomini che tre anni fa fu il primo sponsor nella campagna ONU per far mutilare genitalmente 18 milioni di giovani maschi africani; chissà cosa avrebbero detto di Trump a parti invertite. Chi lo sa? Lei può danzare sul sangue di Geddafi, far scomparire email governative “sensibili”, inneggiare al TTIP, suggerire l’utilizzo di droni contro Assange,  e celebrare la sua politica anti Russa e anti Assad.

Tutto ciò, in piena tranquillità.

E’il 2016, ma il giornalismo non è un mestiere da donna.

Un caro saluto.

Il “colpo di caldo” dell’informazione italiana

Hillary Clinton è malata, seriamente malata. Ma i media sono disperatamente allineati nel tentativo di coprire l’evidenza.

Hillary è la candidata Bielderberg, la più amata dalle corporations, la più venerata dalle femministe d’élite, la paladina delle rivoluzioni colorate, la più lusingata dai media, dai cani e cagne da compagnia.

Non può perdere, non deve perdere.

Ieri in occasione del “memorial day”, il giorno della memoria dell'”Inside Job” dell’11 Settembre 2001, la “Predestinata” ha avuto una grave crisi, apparentemente epilettica. Non il primo episodio, né sarà l’ultimo.

Ma troppo è in gioco, e Trump non può, non deve vincere.

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Così, in una giornata assolutamente non calda, e di mattina, Hillary avrebbe un colpo di caldo, questo è stato raccontato a milioni di Italiani, almeno dalla RAI. Il capolavoro la fa la corrispondente da New York, perfettamente allineata alla linea “di regime”, la quale disegna, in un audio di un minuto, l’iperbole dell’offuscamento giornalistico, e della propaganda, riuscendo a coprire l’accaduto e a denigrare Trump.

Quasi non riuscivo a crederci, ma ormai sono abituato.

Nessuno vi mostrerà le immagini. Io e pochi altri (in termini relativi) le abbiamo viste; e non ci sono dubbi su cosa è veramente accaduto.

A voi nessun media “di regime” le mostrerà mai e dovrete affidarvi a media alternativi, in particolare ai canali cospirazionisti… Ma vi conviene fare in fretta, perché molti canali sono stati già censurati. As usual.

11 Settembre 2016, il memorial della menzogna.

Un caro saluto.

Un G20 da ricordare

Apre le danze il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, che ricorda al Presidente del Mondo Obama:

Non sono un pupazzo americano. Sono il presidente di uno stato sovrano. Io non sono giudicabile da nessun altro se non dal popolo Filippino. Figlio di puttana (“son of a bitch”), te lo giuro

Duterte si riferiva alle ingerenze statunitensi nella politica Filippina di contrasto al traffico di droga. Politica discutibile, probabilmente, ma gli USA sono gli ultimi a poter giudicare chiunque. Ma l’arroganza, si sa, va di pari passo con l’assenza di autocoscienza.

Da pari suo , Obama ha delle belle parole per Putin:

Tutti sanno che sei un’idiota (“jackass”). Non mi sto riferendo solo a Snowden e alla Siria. Cosa volgiamo dire delle Pussy Riot? E vogliamo parlare delle leggi anti-gay? Mosse da idiota, amico mio. E se pensi che sia l’unico a pensarla così, ti stai illudendo. Chiedi ad Angela Merkel. Chiedi a David Cameron. Chiedi al tizio turco. Ognuno di loro pensa che tu sia una testa di cazzo (“dick”).

obama-putin-g20-580Insomma Obama, non sembra contento del fatto che Putin sostenga, in accordo alle leggi internazionali, il governo Siriano contro i terroristi finanziati dagli Stati Uniti e dall’Arabia Saudita e addestrati da stati membri della NATO (US e UK in testa). E non gli piace che Snowden (reo di aver svelato il Grande Fratello americano) abbia cercato asilo in Russia invece che nella patria della liberà, gli Stati Uniti, quella dei 2 milioni di detenuti, di Guantanamo e della guerra ad Assange e Bradley (adesso Chelesa) Manning.

E cosa vogliamo dire delle Pussy Riot, le femministe targate Soros (alla pari delle Femen), che sono finite in carcere per violazione di leggi di ordine pubblico (non per reato di opinione) come qualsiasi altro cittadino russo; al contrario, in america vige il “Pussy Pass”. Questi russi sono incivili, mica come gli statunitensi che ai cittadini gli sparano in ogni angolo della strada.

Per non parlare delle politiche anti-gay Russe che vietano la propaganda gender e omosessualista nella scuola; un crimine, certo. Prendere lezioni dall’america, please, dove uno studente su cinque è trattato a psicofarmaci, e gli altri giocano al tiro al bersaglio con i propri compagni.

Eh sì, Putin dal basso del suo consenso interno plebiscitario (sebbene la guerra fredda in atto) deve consigliarsi con Cameron (dimissionato dopo la batosta Brexit) e con Merkel giustappunto semi “sfanculata” in casa propria dall’AFD.

Insomma, un G20 da ricordare. Il pupazzo del Nuovo Ordine Mondiale che insulta il leader più amato dal proprio popolo, e si becca gli stracci in faccia dal leader di una ex colonia.

Un giorno, forse, anche noi avremo un leader. Per adesso accontentatevi dei servi.

Un caro saluto.

Viva l’AFD!

Vince la destra. No, anzi, vince l’estrema destra. Anzi no, vince l’ultra destra.

Si, insomma vince la destra nazionalxeonfobopopulistamisogninoconservatrice.

I cattivi, ci siamo capito.

La Merkel, leader del partito cristiano-democratico CDU, nell’elezione del Meclemburgo viene superata a destra dai populisti di destra della AfD.

Insomma, la destra viene superata a destra, e si sa il sorpasso a destra è vietato.2000px-Alternative-fuer-Deutschland-Logo-2013.svg_Pare, insomma, che il popolo quando si esprime contro il dettame dell’élite, diventa populista. Immediatamente il voto diventa estremo, populista, insomma non piace. Eccesso di democrazia.

Non piace soprattutto a questa stampa, stranamente allineata ai dettami di governo, che si compiace della sua “elitaria” interpretazione liberal progressive della società, e dei finanziamenti generosamente concessi dalla partitocrazia di turno e pagati dall’insulsa plebe.

La plebe non capisce, perché si abbrutisce nel proprio egoismo, manca di prospettiva futura e futuribile, pensa che una Nazione abbia dei confini e che un popolo abbia delle tradizioni e una storia; la plebe non capisce la politica dell’immigrazione, pardon, dell’accoglienza, e magari pensa che con la Russia bisogna fare affari e non puntargli batterie di testate nucleari; e gran parte di questa plebe ancora pensa che esistano maschi e femmine invece di infinite sfumature del nulla.

La plebe è stolta e quindi non sa votare.  O quantomeno non sa votare bene.

Un paio d’anni fa in Grecia è risorto uno pseudofascismo sotto il nome di Alba Dorata. Prontamente messo fuori legge, in pieno stile ultraeurofascista. Tutto per fare strada all’ultrasnistra di Tsipras, messa alla gogna e quindi di fronte ad una scelta referendaria con la pistota puntata alla tempia, la tempia sinistra. Il risultato, scontato; schiavità finanziaria prolungata e crescita dei fuorilegge di Alba Dorata. Il popolo non capisce, forse serve la testa di cavallo mozzata nel letto. Ci sono abbastanza cavalli?

Cose analoghe si sono ripetute in Francia con la Le Pen.

In casa nostra ci dobbiamo accontentare del populismo del M5S, ancora legale, forse perché annacquato da un’ambigua politica “Euro no ma forse anche sì”.

Che vi devo dire, io dell’AFD so poco e nulla. Ma ricordo un video emblematico di uno dei suoi rappresentanti al Parlamento (si fa per dire)  Europeo, in cui si faceva gioco della propaganda femminista genderista. Mi piacque, molto.

Viva l’AFD.

Un caro saluto.

Why women’s draft is bad for men, seriously!

Premise: i do not give a damn about gender equality and I see feminism as a plague. I’m a men’s rights advocate and I’m fully supportive of MGTOW philosophy. As such, I would like women of the modern age to face the flipside of the equality dream.

Nevertheless, the above does not stop me from being foremost a rationalist.

The draft for women turns out to be bad for men, deadly bad. And it is quite simple to understand simply putting aside the emotional drive.

Women are bad in combat roles and the army needs a woman like a fish needs a bicycle.

One year ago an article painted a clear picture of the effectiviness of women’s deployment in combat warfare. Women (especically in infantry) are not only ineffective; they also represent a burden which is detrimental to males’ performances.

rtr3018zYou know it, I know it, women know it. The army knows it.

Do women want to be deployed in the combat line? The uniform may look nice, the salary may help but the trenches, the minefields, the bodybags… they are simply too gross for the ladies.

Let’s face it. The army does not want women in combat roles and women feel the same. The logical conclusion is that the draft for men is not the same for women.

“Yeah, but how that turns to be bad for men?” you might wonder.

The answer is in the nature of the draft. The draft is put in place during peace times by the government to force people to engage in large conflicts, in confrontations with enemies of similar military capabilities. Such as a NATO vs China and Russia, for example. You do not need a draft to bomb Iraq.

During a (real) war a significant share of military personnel is involved in support roles. Guess who will end in support roles and who will end in the front line?

The more women are drafted the more men will be deployed on the frontline. Pretty simple, after all.

During peace times everyone is idealist; during war times everyone is pragmatic.

That’s the way I see it. The more real a women’s draft becomes the more inevitable a war appears.