Donne e bambini, ma soprattutto donne

Più che un articolo, direi un telegramma, solo pochi numeri.

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L’estratto conto del Titanic:

Donne sopravvissute: 324 pari al 75% del totale.

Bambini sopravvissuti: 56 pari al 50% del totale.

Uomini sopravvissuti: 323 pari al 19% del totale.

Questo, quando il patriarcato opprimeva le donne “ancor più di oggi”. Fatevi due conti.

Un caro saluto.

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L’auto evirazione di Cazzullo va in scena a teatro.

Non è un titolo “clickbait”, solo la constatazione dei fatti. Chi è Cazzullo? Un “editorialista” del Corriere della Sera. Ello, coadiuvato da una certa Luzzi, va in scena al Teatro Vittoria, per presentare il suo ultimo illuminato prodotto “intellettuale” edito da Modadori “Le donne erediteranno la terra”.

Così viene presentato tale “spettacolo”, testuali parole.

Evocando il genio femminile con esempi che vanno dal passato all’epoca contemporanea, Cazzullo spiega che le donne erediteranno la terra perché sono più dotate per affrontare l’epoca grandiosa e terribile che ci è data in sorte. Con lui sul palco, per raccontare perché il nostro sarà il secolo del sorpasso della donna sull’uomo

Più specificatamente…

Voi donne siete meglio di noi. Non pensiate che gli uomini non lo sappiano; lo sappiamo benissimo, e sono millenni che ci organizziamo per sottomettervi, spesso con il vostro aiuto. Ma quel tempo sta finendo. È finito. Comincia il tempo in cui le donne prenderanno il potere”. 

Donne, accorrete!

Un caro saluto.

Addio Facebook “friends”

Ebbene sì, dopo un lungo periodo di disintossicazione ho finalmente lasciato Facebook. Nell’ultimo anno ho praticamente ridotto a zero i miei accessi e, sorpresa sorpresa, sono sopravvissuto. Non solo; gradualmente si è fatta strada la ragione, la consapevolezza, il buon senso. Per carità, nessuna presunzione di superiorità rispetto ai 2 miliardi di persone che ancora frequentano il sito “social” per eccellenza. Quanto scrivo vale solo come testimonianza e consiglio a chi è attraversato dal dubbio.

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Come molti, mi iscrissi a Facebook con un unico scopo, perfettamente in linea con l’apparente natura del sito; trovare i vecchi compagni di scuola e d’infanzia. Cosa in parte riuscita, ma dopo le rituali, malinconiche ma piacevoli “reunions” scolaresche ognuno è tornato al proprio ovile, come è nella natura delle cose. Ma prima ancora che la disillusione per la futilità dello strumento si facesse strada in me, Facebook cambiava faccia, trasformandosi in vetrina di personalità, ammiccando all’ego e al narcisismo.

La nostalgia lasciava la staffetta alla vanità.

E come molti, mi sono trovato a mio agio, per un po’. I contatti si chiamano “friends”; a centinaia (per alcuni, a migliaia), persone che non hai mai conosciuto, ma che magicamente conquisti magari con un semplice commento ben riuscito, o perché “amici” di “amici” o perché semplicemente suggeriti da Facebook; tanti “amici” che finisci poi col selezionare sulla base dei “likes”. Inevitabilmente la tua pagina diviene camera di risonanza della tua personalità; gli altri non esistono veramente. Esisti, tu, ciò che ti piace, i “contatti” che ti assomigliano e quello che Facebook pensa che ti piaccia. Perché Facebook ti vuole contento. In cambio poco o niente; anzi tutto, vuole sapere tutto di te, di tutti. Ma la vanità non ha prezzo, si sa.

Nessuno si lamenta e così Facebook fa un ulteriore passo, ritenendo di poter decidere quello che ti deve piacere. La tua pagina da specchio illusorio di te stesso e di quello che vorresti fosse il mondo, diviene proiezione di quello che deve essere il tuo mondo, un vestito selezionato dal Fratellone e opportunamente ritagliato sulle tue misure.

Il sospetto, direi quasi certezza, della natura oscura di Facebook era già ben solida da tempo; da anni erano chiari gli intenti spionistici della piattaforma, da quando Snowden ha rivelato il progetto PRISM del Pentagono/NSA. E molti di noi ne sono consapevoli, ma al contempo assuefatti dalla droga della vanità  e accettiamo lo status quo; in fondo non abbiamo nulla da nascondere, vero? Vero finché qualcuno di noi non finisce per diventare figura politica e quegli innocenti dati ormai dimenticati e concessi a suo tempo al Grande Fratello americano divengono all’uopo un utile dossier… E la recente convocazione farsa di Zuckerberg al Senato Statunitense, a valle dello “scandalo” di Cambridge Analytica, ha confermato il quadro di pieno supporto istituzionale alle pratiche più oscure di Facebook.

Ma sebbene possa sembrare strano, l’invasione della privacy e gli intenti propagandistici sono divenuti per me aspetti secondari, sebbene gravi; da questo punto di vista, infatti, Facebook non è così lontana da Google. E, ad onor del vero, anche Youtube con le politiche censorie degli ultimi due anni ha palesato gli intenti di orientamento politico ed ideologico del proprio “palinsesto”.

Il punto è che Facebook fa molto più di Youtube; ti fa illudere di essere davanti a uno specchio magico in cui emerge la parte più brillante di te, contornato dal consenso di amici e da una piattaforma che seleziona quello che ti rende felice ma tranquillo.

Facebook non è solo una piattaforma globale di profilazione e schedatura degli individui, ma è un grande, gigantesco esperimento di psicologia di massa, la cui copertura istituzionale non può che inquadrare tali intenti all’interno di un sistema integrato di guerra moderna.

Un caro saluto.

La vera capitale di Israele

Trump riconosce Gerusalemme come capitale d’Israele. Oltraggio, delirio, incitazione alla violenza etnica, destabilizzazione delle relazioni Irsaelo-Palestinesi, eccetera, eccetera.

Atto inaudito, secondo molti. Eppure io ho un de ja vu.

Lungi da me difendere Trump, anche se devo riconoscere di essere in credito con lui, se non altro perché sto ancora festeggiando le lacrime da debacle della globalista femminista “made in Bielderberg”.

La notizia, però, non fa notizia a casa mia. Così si sono espressi i tre presidenti Statunitensi che hanno preceduto D. Trump, testuali parole:

Gerusalemme è ancora la capitale d’Israele e deve rimanere una città indivisa

Bill Clinton, nel 1992

Appena assumerò l’incarico di Presidente, inizierò la procedura per trasferire l’ambasciatore Statunitense nella città d’Israele in quanto capitale

Jeorge W. Bush, nel 2000

Gerusalemme sarà la capitale d’Israele, l’ho detto prima e lo ripeterò in futuro

B. Obama, nel 2008

Gerusalemme rimarrà la capitale d’Israele

B. Obama, (qualche tempo dopo) nel 2008

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La vera capitale d’Israele non si è mai spostata, e mai si sposterà.

Un caro saluto.

Cyntoia Brown, la vittima assassina e il “giornalismo” di genere

In breve Cyntoia Brown è una giovane donna (33 anni) che all’età di 16 anni ha ucciso premeditatamente (fatto assodato) un “cliente” dopo averci fatto sesso (fatto assodato) per poi portare via la sua arma e il portafogli (fatto assodato).

L’assassina è stata quindi condannata all’ergastolo. Fin qui i fatti verificati.

Le paladine della pop-culture statunitensi la vedono differentemente ed hanno creato un hashtag (#FreeCyntoiaBrown) per liberare la povera vittima. Così deve pensarla anche V. Santarpia che così scrive sul Corriere della Sera:

Partorita a sedici anni da una donna, figlia di uno stupro, che abusava di alcol, spacciava cocaina e ha passato più tempo in carcere che a casa, Cyntoia Brown non ha avuto una vita facile. 

La vittima (Cyntoia, s’intende) è figlia di uno stupro; forse la “giornalista” voleva dire che Cyntoia è nata a valle di uno stupro, ma tralasciamo l’uso ardito della lingua italiana. In ogni caso la parola “stupro” è la chiave d’interpretazione di tutto l’articolo. La madre è invece un modello ispirazionale, se tralasciamo la sua dedizione al crimine e all’alcool, ed ovviamente vittima di stupro. Insomma vittima figlia di vittima.

E quella paura e la rabbia che l’hanno spinta a premere il grilletto quella notte non sono altro che il frutto di anni di soprusi e violenze.

La paura e la rabbia hanno spinto la “vittima” ad uccidere l’uomo. Bene, tutto chiaro. Come? A voi non è chiaro? Un attimo di pazienza.

Precisa quindi la “giornalista” :

Quella sera, racconta la Bbc, Cyntoia era in giro con il suo fidanzato, uno spacciatore violento soprannominato Kutthroat, che le chiese di procurargli un po’ di soldi. Cyntoia, per accontentarlo, accettò di fare sesso con Johnny Allen, un agente immobiliare di Nashville che la portò a casa sua, le mostrò la sua collezione di armi, dicendole che era un ex tiratore scelto dell’esercito.

La Cyntoia non era una prostituta che si accompagnava a un pappone, no!  Ella era una povera ragazza che per “accontentare” il ragazzo, delle cui attitudini violenti e criminali lei era ovviamente inconsapevole (per la cronaca Kuttthroat significa Tagliagola), racimolando un po’ di denaro (per lui ovviamente, mica per se stessa) decise di fare “compagnia” ad un altro uomo (spoiler: quello che finirà con una pallottola nel cranio).

Cenarono, guardarono la tv, poi si misero a letto e lui la violentò. Poi Allen si voltò e allungò la mano verso il lato del letto: Cyntoia ha raccontato di essere stata presa dal panico, pensando che lui stesse cercando una pistola. Convinta di essere sul punto di morire, gli sparò alla testa con una pistola calibro 40 che lo stesso Kutthroat le aveva dato per difendersi.

La dinamica che segue all’incontro è quella tipica della legittima difesa per un’aggressione a fini di stupro. Infatti la Cyntoia va a casa di un perfetto sconosciuto con il proposito di fare soldi (facendo un prelibato manicaretto, s’intende), guarda la TV con il tizio, s’infila a letto (ovviamente inconsapevole degli esiti biblici della cosa) e dopo la copulazione quando lui si gira dall’altra parte del letto lei gli piazza una bella pallottola calibro 40 nella nuca (perché spaventata).

Poi la vittima se ne va col bottino. Un classico.

Ringrazio la “giornalista” per avermi illuminato sulla vera dinamica dei fatti. Una povera ragazza concepita in uno stupro subito dalla madre vittima, che subisce la paura e la rabbia per la vita che è costretta a subire, che pur di accontentare il ragazzo oppressore si reca con una pistola calibro 40 a casa di un uomo per racimolare denaro in modi non specificati, per poi subire uno stupro e quindi difendersi preventivamente dalla potenziale violenza successiva (non si sa mai cosa può fare un uomo che giace sul letto dandoti le spalle).

La ringrazio vivamente, perché un misogino come me potrebbe facilmente cadere nell’errore di vedere nella Cyntoia una carogna che ha imparato dalla madre l’arte del crimine e della menzogna, che si reca a casa di uno dei tanti “clienti” con l’intento premeditato di fargli saltare la testa e rubargli il denaro e le armi, per poi raccontare la storia imparata dalla madre per farla franca.

Un caro saluto.

Noemi divorzia, e adesso?

Ebbene sì, Noemi e Vittorio divorziano.

Chi è Noemi? Nientepopodimeno che una delle “papi girl”, oggi 26 enne.

Chi è Vittorio? Un pollo di 36 anni.

I due hanno avuto 2 bambini ante matrimonio, per poi convolare a nozze. Purtroppo l’idillio nuziale è durato solo 3 mesi.

A Noemi, cui andrà la modica cifra di 6 mila euro mensili, per i bambini ovviamente, i miei auguri per il suo futuro di imprenditrice. Fino ad oggi ha saputo gestire benissimo i sui affari.

https://www.msn.com/it-it/intrattenimento/entertainmentnews/noemi-e-vittorio-dopo-90-giorni-finisce-il-loro-matrimonio-all%e2%80%99ex-sposa-6mila-euro-al-mese/ar-AAtL4BT?ocid=spartanntp

Il Reietto.

Donne al volante…

Sorpresa, sorpresa! Le donne sono più “sinistrose” degli uomini. Non credo che la notizia abbia fatto prima pagina, eppure dovrebbe.

Ebbene sì, le donne hanno sorpassato gli uomini nella frequenza di incidenti stradali causati alla guida di automobili.

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Vi ricordate quando le compagnie assicurative alzarono i premi maschili per la supposta maggiore “sinistrosità” del vil maschio? Nessuna sfilata delle sacerdotesse della “gender equality” allora, anzi. Semmai la sinistrosità maschile era motivo (ulteriore) di un malcelato senso di superiorità rosa; una retorica che tuttora perdura, per alimentare qua e là qualche ulteriore rivendicazione, di solito dal risvolto pecuniario.

Ed adesso, che facciamo? Alziamo i premi assicurativi alle donne? Per carità, non scherziamo.

Ma c’è ancora di più. La notizia vera è che le donne non sono più sinistrose degli uomini da oggi, ma bensì dal 2012.

Le solite note ora si consumeranno nello spiegare al mondo come il sistema automobilistico, espressione di una società androcentrica, maschilista e misogina, penalizzi lo stile di guida femminile, troppo oberato dal multitasking necessario ad assolvere le infinite mansioni per poter frenare in tempo.

Intanto notiamo che diviene molto più chiaro il perché del mancato ostracismo delle compagnie assicurative alla recente decisione della Comunità Europea di bandire la “discriminazione sessuale” vigente sul premio assicurativo ai danni degli uomini.  E’ chiaro, o devo spiegarlo? Vabbè lo spiego. Se le compagnie assicurative avessero potuto continuare tale pratica, oggi dovrebbero fare sconti agli uomini (non alle donne) i quali rappresentano il 57% del totale del mercato.

Comunque sia, è un vero peccato che tal politica non sia più vigente. La gender equality automobilistica avrebbe riscosso il suo salatissimo prezzo ma le donne avrebbero comunque celebrato questa pietra miliare dell’uguaglianza, o no?

Io devo invece accontentarmi di poco, di una mera sogghignante soddisfazione morale.

Donna al volante, pericolo costante.

Mirco Sacher, un omicidio di genere

Qualcuno ricorderà il suo nome. Forse no. Ma forse il suo volto, sì.

Il suo caso ricade in quella rara categoria in cui a fare prima pagina è l’immagine della vittima piuttosto che degli assassini. Ma c’è un perché.

A vostro beneficio, faccio un breve riepilogo della ricostruzione dei fatti. Quindi l’epilogo della vicenda.

Circa 4 anni fa due ragazze, all’epoca di fatti sedicenni, uccisero un pensionato di 67 anni. Tanto basterebbe, ma aggiungiamo qualche ulteriore dettaglio.

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Due ragazze intrattengono da tempo una relazione intergenerazionale con Sacher; le ragazze di tanto in tanto si recano a casa dell’uomo (per più di un anno) si spogliano e si fanno dare qualche toccatina; in cambio della prestazione il pensionato elargisce parte della propria pensione.

Con il provento le ragazzine acquistano marjuana (tanto è vero che ricostruendo i fatti la procura ha poi scoperto a banda di spacciatori da cui le “adolescenti” si rifornivano).

Un giorno, come gli altri, le due ragazze si incontrano con l’uomo, passano in gelateria e quindi vanno a casa di quest’ultimo. Nessun sequestro, ovviamente, tant’è vero che durante la permanenza nella casa di Sacher  una delle ragazze si sente telefonicamente con il suo “ragazzo”.

Dopo circa un’oretta le ragazze si fanno dare un passaggio e durante il tragitto fanno una deviazione in un campo, in una zona non appartata; le ragazze in un primo momento dichiararono che l’uomo aveva deviato contro la loro volontà, salvo essere smentite da testimoni oculari che, da una vicina fermata dell’autobus, le avevano amabilmente viste chiacchierare fuori della macchina con il Sacher.

Le due ragazze uccidono quindi il pensionato (soffocamento); dichiareranno quindi di aver reagito ad un tentativo di stupro, ipotesi smontata quasi immediatamente dagli investigatori. Dopo l’omicidio le ragazze rubano l’auto e il bancomat della vittima. Dettaglio non trascurabile; una delle due ragazze ha nel suo passato una relazione con un ragazzo marocchino in carcere per estorsione perché costringeva una terza persona a fare prelievi con il bancomat sotto il ricatto di rivelarne l’omosessualità. Una testimone riferirà poi di aver visto i tre (le ragazze e il futuro morto) discutere per una questione di soldi.

Le ragazze quindi girovagano per diverse ore (senza ovviamente fare capolino da Carabinieri o Polizia); alla fine si incontrano con degli amici a cui descrivono l’accaduto come un estratto di un videogioco (GTA); i ragazzi riferiranno agli inquirenti che le ragazze sembravano calme e tranquille e non tradivano alcuna emozione. Saranno proprio i ragazzi a convincere le ragazze a costituirsi.

In sintesi, due bugiarde che estorcono denaro per fumare marijuana e che infine assassinano (premeditamene ?) un pensionato accampando il pretesto del tentativo di stupro. Quale il loro destino?

Vengono affidate ai servizi sociali e sei mesi dopo (2014) messe in libertà con una sentenza che dichiarerà il reato estinto (come il Sacher) se si comporteranno bene per 3 anni.

Titoleranno, varie testate, che le ragazze sono state “riabilitate”.  Qualcuno si spinge fino al punto di definirle vittime.

Direte voi, “saranno emerse ulteriori evidenze che portano ad altre conclusioni”. No, i fatti sono quelli sopra, schiaccianti (potete verificarli). Quello che cambia è l’interpretazione “di genere” dei fatti, il dogma della donna vittima che subisce anche le proprie azioni.

Così il recarsi per più di anno a casa di lui e spogliarsi si parafrasa,  secondo le parole di una delle assassine, in “Ci portava in camera e ci spogliava solo nei pantaloni, tutte e due insieme…”.  Non solo; secondo il rapporto del perito il fatto che la vittima (pardon, carnefice) desse denaro alle assassine (o vittime) costituiva non una subita estorsione ma una “costrizione” attuata verso le povere creature.

Un insulto non solo al diritto, ma all’intelligenza umana.

Ora provate solo a pensare se due adolescenti maschi di circa 16 anni circuissero una pensionata e per un anno in cambio di denaro elargissero favori pseudo-sessuali, per poi uccidere la pensionata e fuggire con il suo bancomat ed auto. Potreste solo immaginare un simili epilogo?

Questo è uno schifo.

E a proposito, buona Festa della Donna.

A proposito di Trump; lettera aperta agli intellettualoidi di Sinistra.

Sono francamente stanco di sentire e soprattutto leggere, anche su supposte testate informate di sinistra, emerite fandonie riguardo il Presidente Donald Trump. Anche per questo è un po’ che non scrivo. La sensazione (fondata) di scrivere al vento. Troppo da scrivere e l’impossibilità di stare dietro tutto quello che, inutilmente, si muove.

Su Trump si potrebbero dire molte cose, vere, a partire dal suo supporto per la tortura dei “terroristi” o la “crociata” (per ora dialettica) contro la Cina. Per non parlare per la sua scarsissima conoscenza della situazione internazionale e di altre cose.

Ma invece lo sport preferito dai supposti anticapitalisti di sinistra, è quello della “character assassination”. La peggiore “character assassination”, quella basata sull’ignoranza di chi legge in buona fede e di chi scrive, a volte in malafede, per compiacere il proprio ego di “compagno” disilluso dalla Sinistra Sorosiana, o semplicemente per acquistare punti nel ranking dell’anticapitalista.

E così il “muro” di Trump con il Messico (semmai questo muro si farà mai, per inciso) dimostra il suo razzismo; il muro che volevano i Clinton (entrambi) alcuni anni prima, ora diviene la pietra dello scandalo. Pochi (eufemismo) dicono che negli USA ci sono 11 milioni (non bruscolini) di immigrati illegali provenienti dal Messico, e, ahimè, il tasso di criminalità in tale componente demografica è assai elevato. Sono dettagli trascurabili, evidentemente. Trump probabilmente la spara grossa sul “muro” ma pone un problema reale e grave quando parla dell’immigrazione clandestina da bordo meridionale.

Trump sospende l’ingresso da sette Paesi “musulmani” e quindi è razzista. Allora, cerchiamo di essere chiari. Ci sono decine di altri Paesi “musulmani” per cui tale divieto non sussiste. E il divieto di ingresso per persone di nazionalità non gradita  vale per i musulmani, per i cristiani, per gli atei, eccetera eccetera. I Paesi a cui è stato imposto il divieto sono quelli in cui i suoi predecessori hanno portato la guerra (questa veramente razzista ed imperialista) ed in cui è ragionevole assumere ci sia la maggiore probabilità di sussistenza di organizzazioni terroristiche anti USA. La scelta di Trump, condivisibile o no, efficace o no, è di sicurezza nazionale. Lo so, la parola Nazione non piace. Ma ringraziate Bush, Obama e i Clinton per il disastro attuale.

Trump è sionista. Cari sinistroidi, chiariamoci ancora una volta. Una volta per tutte. Israele è sionista, da decenni. La natura di Israele non è quella di Stato-Nazione ma di avamposto statunitense nel Medio Oriente e per questo gli USA saranno sempre, finché il dio petrolio produrrà la sua manna, filo-israeliani. Se Israele è sionista, gli USA saranno sionisti. E’ il prezzo che Wall Street ed il Pentagono sono ben lieti di pagare per il prezioso ruolo svolto  nella terra dell’oro nero da uno Stato inventato 70 anni fa per ragioni evidenti a tutti.

Chissà cosa succederà quando l’Hitler americano dovesse mettere le mani sulla NATO. La Sinistra Illuminata avrà modo di distinguersi anche in questo caso.

Chiudo con una dritta.

Volete sapere perché negli ultimi giorni, dopo la valanga di Executive Orders firmati da Trump, Wall Street si sta spaventando? Non perché le Blue Chips e la Silicon Valley siano spaventate dalla chiusura delle frontiere ai 7 Paesi musulmani. No. Sono spaventate dal fatto che Trump fa sul serio e sta facendo quello che aveva promesso, e lo sta facendo in tempi record; sono terrorizzate dalla possibilità che Trump dia seguito ad altre sue promesse, una su tutte; quella di ridurre il ruolo della FED, la banca che ha pompato triliardi di dollari per gonfiare l’apparente crescita economica statunitense fatta di enormi surplus aziendali e di lavori inutili e sussidiati atti a calmierare la disoccupazione strutturale e a nascondere ad un popolo che campa di Food Stamps il debito insolvibile di un Paese che ha esternalizzato tutto, inclusa la democrazia.

Un caro saluto.

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