RAI2: Una brutta storia di fascismo in gonnella

Sottotitolo: “Trump e le cicciottelle”.

Pochi minuti fa (Mercoledì 10 Agosto 2016, ore 20.45) in onda su RAI2 l’osceno spettacolo della PRAVDA rosa.

Apre le cronaca, si fa per dire, il portavoce con baffi della redazione di regime, condannando il “sessismo” dell’articolo di Quotidiano Sportivo reo di essersi riferito a tre arciere olimpiche tricolori con l’appellativo di “Trio delle cicciottelle”.  cicciottelle-tiro-arco-826576

Il “microfonista” baffuto  di RAI2 non aggiunge altro, se non ribadire che TUTTE le testate giornalistiche sono unite nel condannare l’orribile atto di sessismo.

E così al telespettatore inebetito dalla girandola olimpica vengono omessi alcuni insignificanti dettagli, che forse, dico forse, avrebbero meritato menzione. Giuseppe Tassi, direttore di Quotidiano Sportivo, è stato dimesso dall’incarico per tale innocente articolo. Neanche fossimo nel ventennio. Ma d’altronde Barnard pagò più o meno lo stesso scotto per aver osato dire sulla propria pagina Twitter che “le donne fanno schifo esattamente come gli uomini“. Altra redazione, ma sempre la stessa, come dire, la stessa matrice ideologica. Quattro anni fa, una pagina online del “Il giornale” si riferiva ai tre arcieri olimpici come “Tre ragazzi senza appeal e sovrappeso” , con un tenore sicuramente meno affettuoso. Nessuna levata di scudi, nessuna testa mozzata. Eravamo ancora parzialmente sani.

Ma per RAI2, fa notizia il sessismo di un titolo di giornale; non fa notizia che il direttore di tale testata sia stato immediatamente deposto. Tutti allineati, non serve neanche l’olio di ricino.

A seguire, una giornalista della “Sorellanza” introduce una clamorosa notizia: “Trump rischia grosso” per le sue posizioni sul diritto del cittadino statunitense a possedere delle armi (2° emendamento costituzionale) e il conflitto con alcuni giudici della corte suprema. Di Hillary nulla si sa.

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Dubito che i telespettatori abbiano capito la notizia. Ma d’altronde la notizia non c’era. Era pressoché impossibile, per chi non è addentro (come il sottoscritto) alle questioni della cronaca Statunitense, comprendere la questione. Quello che doveva passare, ed è passato, è che Trump è considerato da una parte dell’elettorato stelle e strisce come non gradito. Mah, almeno lì i presidenti ancora li eleggono; da noi siamo al terzo Premier non eletto.

Ma non è questo il punto. Trump è sicuramente un personaggio controverso, per dire il meno. Ma era questa la notizia del giorno da oltre oceano? Dov’è Hillary?

Hillary viola il segreto di stato e dirotta le sue email dal Dipartimento di Stato sul suo server privato? Bazzecole.

Hillary dimostra seri problemi di salute psichica? Dettagli.

La DNC (Democratic National Committee) cioè la direzione del Partito Democratico sabota Sanders per favorire la predestinata, tanto da portare alle dimissioni la Presidente della DNC e Sanders a lasciare il Partito Democratico?  Che vuoi che sia.

Snowden e Assange dimostrano che Hillary è stata in prima linea nell’armare i ribelli in Siria con il deliberato intento di sovvertire Assad? Pinzillacchere.

Morti misteriose tra giornalisti e funzionari del Dipartimento di Stato a seguito delle rivelazioni imbarazzanti di Wikileaks? Ma che scherziamo?

Questa è la PRAVDA Rosa.

Buona rosavisione.

Un caro saluto.

Ideologia gender a scuola. Il MIUR conferma.

Qualcuno ricorderà il “GIOCO DEL RISPETTO”  di Trieste di un anno fa. Un’interessante esperimento per “abbattere gli stereotipi di genere” o più propriamente educare i giovani ad una sana mascolinità. Nonostante il maldestro tentativo di offuscamento delle autorità locali la finalità del “gioco” era chiara nell’opuscolo informativo che recitava “la prevenzione della violenza sulle donne”.

Perché gli uomini (e solo loro) già in giovane età sono potenziali stupratori, violenti o assassini (o dovrei dire femminicida?).

E la scuola è il luogo in cui si educa, s’include, si plasma. Tutto meno che insegnare. Retaggio patriarcale.

Il 15 Luglio 2015 il MIUR, a firma di Rosa de Pasquale, ha emesso una preziosa circolare (“Chiarimenti e riferimenti normativi a supporto dell’art. 1 comma 16 legge 107/2015”, Prot. AOODPIT n. 1972 del 15/09/2015), che leggo con interesse a quasi un anno esatto di distanza. E voi dovreste fare lo stesso se avete a cuore i vostri figli maschi.

La circolare fa un retorico riferimento ai principi costituzionali di non discriminazione, ed ha l’ardire anche di menzionare i diritti della famiglia come società naturale, nonché il diritto-dovere della famiglia di educare. Per poi ribadire che il sistema scolastico è estraneo ad ideologie…

Salvo poi smentire tutto nella stessa circolare.

Afferma la circolare che la legge di cui l’art. 1 comma 16 legge 107/2015 (cui si ispira il Gioco del Rispetto) non fa altro che recepire altre iniziative nazionali ed extra-nazionali (ONU e Consiglio d’Europa). In particolare fa riferimento alla “Convenzione di Istanbul” (violenza contro le donne) e al decreto sulla “Buona Scuola” convertito in legge e specificatamente al “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere”:

a) prevenire il fenomeno della violenza contro le donne attraverso l’informazione e la sensibilizzazione della collettività, rafforzando la consapevolezza degli uomini e ragazzi nel processo di eliminazione della violenza contro le donne;

e

b) promuovere l’educazione alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere nell’ambito dei programmi scolastici delle scuole di ogni ordine e grado, al fine di sensibilizzare, informare, formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo;

Tutto ciò in una scuola in cui il personale docente è in stragrande maggioranza femminile e proprio la componente maschile di discenti è quella che soffre di più. Pura misandria.

vittima e carnefice

In sostanza la circolare conferma quanto paventato. Trattasi di Femminismo e di Ideologia Gender. Iniziative intese ad educare (plasmare direi) i giovani maschi al fine di ridurre il rischio che la natura faccia il suo corso e i virgulti ricopino i passi dei loro padri; violenti, stupratori ed assassini.

D’altronde non è colpa del MIUR è colpa delle leggi. Come nel ’39. Non fu colpa della scuola fu colpa del “Documento sulla razza”. Mio nonno conobbe il fascismo, gli scarponi e le camicie nere. Pagò un carissimo tributo. Devo ringraziare il suo sangue che a distanza di due generazioni mi permette di riconoscere i segni dell’ideologia totalitaria anche quando si veste di rosa e marcia in tacchi a spillo.

Per concludere, la stessa circolare quindi correla quanto sopra alla parallela finalità di combattere:

l’istigazione all’odio, … espressione di tutte le forme di diffusione ed incitazione all’odio razziale, alla xenofobia, all’antisemitismo e ad altre forme di intolleranza, espressione di nazionalismi, discriminazione nei confronti di minoranze, di migranti. Altre forme di discriminazione sono la misoginia, l’islamofobia, la cristianofobia e tutte le forme di pregiudizio circa l’orientamento sessuale e di genere.

Curioso che si faccia riferimento alla misoginia e non alla misandria. Forse perchè quest’ultima ha carattere ormai disciplinare. Inevitabile il riferimento al nazionalismo; che il cielo ci “scampi e liberi” dalla possibilità che i genitori siano nazionalisti. L’educazione è una cosa troppo seria per lasciarla al papà e alla mamma (genitore 1 e genitore 2 per la cronaca).

Chi semina vento raccoglierà tempesta.

Un caro saluto.

Why women’s draft is bad for men, seriously!

Premise: i do not give a damn about gender equality and I see feminism as a plague. I’m a men’s rights advocate and I’m fully supportive of MGTOW philosophy. As such, I would like women of the modern age to face the flipside of the equality dream.

Nevertheless, the above does not stop me from being foremost a rationalist.

The draft for women turns out to be bad for men, deadly bad. And it is quite simple to understand simply putting aside the emotional drive.

Women are bad in combat roles and the army needs a woman like a fish needs a bicycle.

One year ago an article painted a clear picture of the effectiviness of women’s deployment in combat warfare. Women (especically in infantry) are not only ineffective; they also represent a burden which is detrimental to males’ performances.

rtr3018zYou know it, I know it, women know it. The army knows it.

Do women want to be deployed in the combat line? The uniform may look nice, the salary may help but the trenches, the minefields, the bodybags… they are simply too gross for ladies.

Let’s face it. The army do not want women in combat roles and women feel the same. The logical conclusion is that the draft for men is not the same for women.

“Yeah, but how that turns to be bad for men?” you might wonder.

The answer is in the nature of the draft. The draft is put in place during peace times by the government to force people to engage in large conflicts, in confrontations with enemies of similar military capabilities. Such as a NATO vs China and Russia, for example. You do not need a draft to bomb Iraq.

During a (real) war a significant share of military personnel is involved in support roles. Guess who will end in support roles and who will end in the front line?

The more women are drafted the more men will be deployed on the frontline. Pretty simple, after all.

During peace times everyone is idealist; during war times everyone is pragmatic.

That’s the way I see it. The more real a women’s draft becomes the more inevitable a war appears.

BREXIT e la “casa” di Renzi

Il Regno Unito non è più “unito” all’Europa. Almeno teoricamente. Vedremo se la volontà espressa da una maggioranza (risicata a dire la verità) di cittadini Britannici sarà rispettata.

Il piazzista di Stato torna a parlare e riesce a fare a meno di Whatsapp  per 3 minuti di seguito per dire la sua.

Secondo Matteo, lettera ai populisti, i 70 anni di pace nel territorio geografico Europeo, sono dovuti all’istituzione giuridica dell’Europa. In realtà l’Europa geografica è in pace (interna) da ben prima dell’omonima istituzione giuridica, e grazie, si fa per dire, alla guerra fredda tra Nato e Patto di Varsavia durata fino al 1990. E lo era anche fino al 2000 quando la Comunità Economica si è trasformata, senza l’avallo dei cittadini e in alcuni (vedi Francia) casi contro la volontà dei cittadini, in un superstato con una supercostituzione (Trattato di Lisbona) governata da un élite non eletta, megalomane, cinica e globalista.

Ma poi, adesso che ci penso. Dal 1990 siamo proprio sicuri che l'”Europa” è stata in pace? La guerra in Kosovo, quella in Iraq, quella nel Nord Africa, in Medio Oriente? Ah, no, è diverso. Prima le Nazioni Europee si facevano guerra nell’Europa geografica per risorse naturali, adesso la Super Nazione Europa fa la guerra fuori per risorse naturali. E’ tutta un’altra cosa.

Ah, no scusi Matteo, l’Europa esporta diritti umani. E le due guerre mondiali sono state causate dal Nazionalismo, non dalle politiche e dalle ambizioni imperiali.

Europa è la nostra “casa”.

A me sembra altro. Vede io a casa mia ci entro quando mi pare; ne esco quando mi pare e ci faccio entrare chi dico io e per il tempo che decido io.

C’è un luogo invece in cui si entra contro la propria volontà e da cui non si può uscire se non per volontà altrui.

Si chiama “prigione”.

Un caro saluto.

Privilegio maschile

Sarà un post molto breve.

Qui sotto un’immagine che rappresenta i diritti di cittadinanza che sono concessi alle donne americane alla nascita e che sono concessi agli uomini americani solo e solo se prima del compimento dei 26 anni si iscrivano nelle liste di coscrizione (“Selective Service”), cioè se diano il loro consenso ad essere richiamati alle armi in caso di conflitto.

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Questi sono i diritti (privilegi) maschili condizionati all’accettazione della propria disponibilità in caso di conflitto armato:

  • Licenza di guida
  • Diritto di voto
  • Prestiti Pubblici
  • Scolarizzazione in istituti pubblici
  • Cittadinanza (immigrati maschi devono dare la propria disponibilità a servire le forze armate per ottenere la cittadinanza statunitense)

Questo oggi ed ancor di più ieri.

Un caro saluto.

Ma quante donne ci sono nel mondo?

Un caro amico mi ha sottoposto, ahimè, quest’articolo “Ma quante siamo nel mondo?” pubblicato su uno dei tanti ed inutili (quando non deleteri) blog femministi, dal nome “NOIDONNE”. Non finirò mai di ringraziarlo…

Apparentemente la sorellanza si fa la conta. Così pare.

La sorellanza sostiene, citando gli “autorevoli” dati dell’ONU (sì, quella della campagna HE FOR SHE, Lui Per Lei), che sulla faccia della terra ci sono più uomini che donne. E secondo loro tale deplorevole fatto discende dalle discriminazioni contro le donne, in particolare dalle politiche “eugenetiche” applicate in Cina.

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Lo scandaloso squilibrio vede calpestare la Madre Terra da ben 101,8 uomini ogni 100 donne. In altre parole in questo preciso momento c’è un 50,45% di uomini a fronte di un misero 49,55% di donne. Inaccettabile, ovviamente.

Per NOIDONNE tale fatto è inammissibile, perché è noto che le donne vivono di più, e quindi ci devono essere più donne che uomini. Questa è parità.

Rafforza il messaggio, l’autorevole fonte, citando il fatto che in Russia (dove le cose vanno bene) ci sono molte più donne che uomini, “grazie” anche alla seconda guerra mondiale. Evidentemente l’arruolamento di milioni di uomini per mandarli al massacro non si configura come discriminazione.

Secondo la sorellanza, va meglio negli USA (i padroni dell’ONU, per inciso), con una situazione molto più paritaria (parole loro); per ogni 100 donne ci sono 98,3 uomini. In altri termini negli USA vivono il 49,6% di uomini contro il 50,4% di donne. Molto ma molto meglio dello scandaloso dato mondiale che vede 50,45% di uomini contro un misero 49,55% di donne.

NOIDONNE fa notare poi che in paesi come L’Arabia Saudita, Qatar e gli Emirati Arabi i residenti uomini sono molti di più delle donne, addirittura quasi il doppio di uomini rispetto alle donne.

Come sarà, com’è possibile, perbacco!?

In una parentesi di “parziale lucidità” l’autorevole voce della sorellanza ci fornisce la dritta per capire questo apparente assurdo demografico del medio oriente quando afferma che in tali Paesi:

sono arrivati negli ultimi anni molti lavoratori stranieri maschi (soprattutto dall’Asia meridionale), che sono stati impiegati nelle industrie e a cui non è stato consentito di portare con sé la propria famiglia

La Sorella allude, in tale eufemistico capoverso, agli schiavi (maschi) provenienti da Bangladesh e India e che svolgono i lavori più aberranti da cui la popolazione (maschile e soprattutto femminile) dei Paesi ospitanti è salvaguardata. Ovviamente, s’intende, le donne del Bangladesh e dell’India sono quelle orribilmente discriminate non gli uomini costretti a lavorare come schiavi moderni in terra straniera.

NOIDONNE prosegue quindi citando altri dati riferiti ad altri Paesi (incluso il nostro) in cui la situazione è molto paritaria (leggasi più donne), riconducendo tale migliore situazione alla differenza di aspettativa di vita dovuta ai peggiori costumi sociali del vil maschio. Scontato. Nessun cenno al fatto che gli uomini si fanno carico, anche nel I° Mondo, dei compiti lavorativi più debilitanti e rischiosi. E altrettanto ovviamente, nessun cenno alla bizzarra situazione per cui chi vive meno più tardi va in pensione. Vabbé ma il concetto di paritario della sorellanza è abbastanza noto, non divaghiamo.

E finalmente, NOIDONNE, chiude (con la premessa d’apertura) con una parentesi dedicata alle politiche cinesi di controllo delle nascite definite, udite udite, il “femminicidio infantile“. Con tale termine, Sua Sorellanza si riferisce alla politica del figlio unico vigente in Cina in alcune zone a particolare rischio di esplosione demografica. Se non lo sapete, il governo Cinese (con una politica discutibile, ma per motivi che potete ben intuire) per alcuni anni ha disincentivato le famiglie a fare più di un figlio, e sembra che alla fine alcune famiglie abbiano deciso di abortire nel caso di nascitura femminile. Non una bella cosa. Senza contare che qualche milione di cinesi maschi è stato costretto a sposarsi con qualche zitella russa.  Ma d’altronde se alcune donne cinesi hanno deciso così, cosa ci vogliamo fare? Their body their choice.

Curioso poi che si usi il termine “femminicidio” per definire la “non nascita” di una femmina. Avevo capito che l’aborto è solo l’espulsione di un mucchio di cellule. E che la volontà della gestante non si discute. Insomma, se le donne cinesi hanno deciso di abortire più cromosomi XX che XY, che male c’è? E’ sempre autodeterminazione femminile, o no?

Nei “paritarissimi” USA si dice Planned Parenthood, genitorialità pianificata. Viceversa in India la produzione per commissione si dice “maternità surrogata”. Tutt’altra cosa, mica è eugenetica.

Sarcasmo a parte, femminicidio infantile o no, la realtà è che la pianificazione delle nascite cinese ha poco a che vedere con l’inaccettabile disparità di genere, il famigerato 50,45% di uomini contro il misero 49,55% di donne.

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E’ bene che le sorelle sappiano che in natura nascono più oppressori che vittime. E senza bisogno di artifici. Ebbene sì, la natura statisticamente dà alla luce più maschi che femmine. Ogni giorno, ogni santissimo giorno, ogni 100 femminucce neonate vengono alla luce 101 maschietti.

Il motivo di ciò? Sembra, si dice, che la causa sia riconducibile al femminicidio fetale. Eh, gia!

E poiché nei Paesi in via di sviluppo c’è una crescita demografica (più natalità che mortalità) sebbene le donne abbiano un’aspettativa di vita più alta, se si contano le presenze in un dato momento si riscontrano più uomini che donne. Niente da fare, sebbene poi muoiano come mosche, ‘sti maschi nascono come conigli. Misteri della natura. Ovviamente quando la crescita demografica si arresta la “conta” si ribalta e l’aspettativa di vita vince sulla natalità, più donne e meno uomini. Misteri della matematica.

Troppo difficile da capire, sorelle? Eh lo so, la matematica non è per tutti. A me però mi tocca pure di insegnarla.

Cosa dire quindi. Care (si fa per dire) sorelle. Fate una bella cosa, emigrate in Cina. Senza indugio. Sia l’Italia che la Terra del Dragone saranno tutte più paritarie e contente.

Un caro saluto.