Cari vecchi, morirete tutti…ma non di COVID

Dovrebbe essere noto che prima o poi tutti siamo destinati a “miglior vita”. Ogni anno ognuno di noi ha una “probabilità” statistica di morire. Ovviamente la statistica è una disciplina un po’ brutale che mette nel calderone persone giovani e vecchie, sane e gravemente malate.

In ogni caso, sebbene sulla testa di noi sia sospesa questa spada di Damocle pronta a mietere il suo contributo statistico, noi abbiamo sempre vissuto tranquillamente, direi normalmente. Oggi non più, apparentemente.

Sono sicuro che nessuno si è mai posto la domanda

“qual’è la mia probabilità di morire quest’anno?”

però oggi questa domanda dovreste porvela perché invece di generare ansia, contribuirebbe a portarvi sulla strada del buon senso.

Qui sotto vi presento una figura (figura 1) che rappresenta la probabilità di morire per un cittadino “medio” per l’Italia e per oltre 50 Paesi. Tutti i dati delle figure che vedrete sono riferiti al 2019 e provenienti dalla World Bank e dalle Nazioni Unite (percentuale over 65% e tasso di mortalità).

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In sostanza l’italiano medio ogni anno ha l’1,06% di probabilità di morire, ossia, 10 probabilità su 1000. Circa 600 mila cittadini Italiani muoiono ogni anno per le ragioni più disparate; incidenti automobilistici, suicidi, malattie gravi ed anche per infezioni virali.

Ebbene sì, da anni io, come voi, ho vissuto normalmente nell’inconsapevolezza di avere l’1% di probabilità di morire in un dato anno. Ognuno di noi sa che la morte è dietro l’angolo, ma d’altronde il buon senso, mio e vostro, ci ha sempre insegnato che pensare alla morte serve solo ad accorciare la vita.

Ovviamente quel 1% è un valore medio e il buon senso vi suggerisce che una persona anziana ha ogni anno una probabilità di morire molto più alta di una giovane, ma magari (e comprensibilmente) non vi siete mai chiesti qual’è questa probabilità di morire. Ve lo dico io.

Nella successiva figura (figura 2) è descritta la probabilità di morire per una persona anziana, cioè un over 65. Non a caso, sessantacinque anni è la fatidica soglia delle vaccinazioni. E, per inciso, la quasi totalità delle morti CON COVID riguarda persone in tale componente demografica. I dati si riferiscono ad oltre 50 Paesi tra cui l’Italia.

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La probabilità di morire per un over 65 in Italia è di circa il 4,1% ogni anno; al solito, un 65-enne in buona salute ha una probabilità di morire molto inferiore rispetto a un 80-enne malato, per i soliti discorsi. Quel 4,1% significa che, in media, tra gli anziani (cioè persone over 65) 41 su 1000 muoiono ogni anno.

Diciamocelo, in fondo non vi sto dicendo nulla di nuovo, vi sto solo quantificando quella consapevolezza che alcuni hanno perduto.

A questo punto, cari vecchi, la domanda è spontanea

se fino a Marzo vivevate i vostri anni tranquillamente con circa 4 probabilità su 100 di morire, perché oggi vivete nell’angoscia COVID?

Qualcuno vi ha fatto credere forse che siete di fronte ad un rischio di morire significativamente maggiore, per colpa del COVID, magari trasmessovi dal vostro nipotino?

Qua sotto nella successiva figura (figura 3) vi rappresento per ciascun Paese il rischio di morire che avevate prima del COVID (barra arancione) e dopo l’arrivo del COVID (barra blu scuro).

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Se non vi preoccupavate della barra arancione fino a pochi mesi fa perché oggi siete terrorizzati dalla barra scura?

In sostanza, anche accettando il dato farsesco di morte CON COVID, la probabilità di morire per un anziano cresce dal 4,1% del 2019 al 4,35% cioè da 41 su mille a 43 su mille.

Inutile aggiungere che gli anziani della stragrande maggioranza degli altri Paesi del mondo non ravvedono nel COVID nessun fattore di rischio statisticamente apprezzabile.

Qualcuno, non a torto, potrebbe obbiettare che il dato di mortalità del COVID non si riferisce a tutto l’anno ma solo ai primi 7 mesi. E’ vero, ma è bene anche considerare che se considerassimo le morti DA COVID e non CON COVID avremmo un dato di mortalità ben inferiore alla metà di quello oggi “ufficialmente” registrato (per maggiori ragguagli potreste leggere questo articolo). Inoltre la stragrande maggioranza delle morti CON COVID sono relative a persone ben oltre i 65 anni, dai 75 in su, persone che anche in assenza di COVID hanno una probabilità di morte annuale in assenza di COVID ben superiore al 4.1%. Molto superiore al 4.1%.

Allora cari anziani, osservate la figura 3 e chiedetevi

ha senso avere paura di questo virus? Ha senso distruggere questo Paese e rovinare la vita dei giovani per la vostra immotivata paura?

Un caro saluto.

Inganno COVID, approfondimento sulla letalità

Nell’articolo dell’8 Giugno ho dato una stima statistica della mortalità e letalità reale del COVID. Un articolo un po’ tecnico e poco digeribile, ma in sostanza la conclusione finale è che la letalità di questo virus è sicuramente in una finestra tra lo 0,01% e lo 0,1%, dove l’estremo superiore è sicuramente soggetto a sovrastima.

Ricordiamo che la letalità rappresenta la probabilità di morire una volta contratta l’infezione e si calcola come LETALITA’ = DECESSI/INFETTI. La mortalità invece rappresenta la probabilità di morire una volta che un’infezione impatti una popolazione e si calcola come MORTALITA’ = DECESSI/POPOLAZIONE.

Oggi vi presento una seconda valutazione effettuata con un’approccio completamente differente da quello del precedente articolo, che porta a valutazioni coerenti, con una letalità stimata nell’ordine dello 0,06%. Ricordo che sono valutazioni statistiche e quello che importa non è tanto il numero quanto l’ordine di grandezza. Le valutazioni che seguono sono basati sui dati della Protezione Civile dal 23 Maggio al 25 Giugno.


VALUTAZIONI SULLA LETALITA’

Secondo i dati della Protezione Civile nel periodo considerato c’è stato stabilmente almeno l’1% della popolazione positiva, cioè circa 60,000 Italiani, come descritto dalla figura sotto, e in Lombardia oltre il 3% (circa 30,000 lombardi).

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L’epidemia si è quasi estinta ma la diffusione, sebbene minima, del virus c’è stata nell’ultimo mese, a meno che non si dica che i tamponi non servono. Se ciò è vero dovremmo avere aver avuto, pro quota, nuovi malati e morti in ragione della letalità di questo virus.

Il metodo utilizzato, quindi, è quello di confrontare l’incremento dei morti con l’incremento dei positivi registrato. Questo approccio risente di alcune limitazioni ma comunque parte dal presupposto ragionevole che il rapporto tra incremento (in percentuale sulla popolazione) di morti e incremento di positivi (in percentuale sulla popolazione) dovrebbe restituirci una stima della letalità di questo virus, almeno in termini di ordini di grandezza.

Qua sotto l’andamento della letalità così calcolata per Lombardia, Lazio e Italia.

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E’ vero che i morti di un dato giorno probabilmente sono dovuti a ricoveri antecedenti di 1-3 settimane, ma la figura da uno spaccato di oltre un mese. 

Come si evince, il tasso di letalità è in decrescita; il dato più significativo da un punto di vista statistico è quello nazionale. Il dato è stabilmente inferiore allo 0,1% e ha violato la quota 0,04% (il dato del Lazio è un più “ballerino” per via della minore rilevanza statistica dei numeri implicati).

Questa stima della letalità è perfettamente in linea con quanto si registra in altri Paesi (non Euro-Atlantici) e non nella coda finale dell’epidemia, ma sin dall’inizio.

Per inciso, la Corea Del Sud e il Giappone, paesi con densità di popolazione superiore all’Italia, ben più vicini e collegati con la Cina, e che hanno ricevuto l’omaggio COVID prima dell’Italia, pur non istituendo il lockdown dittatoriale italiano, hanno avuto mortalità rispettivamente 60 volte e 10 volte inferiori a quella Italiana. Se poi pensate che il COVID si sia comportato nello stesso modo a tutte le latitudini e longitudini, site male informati; leggetevi il precedente articolo.

A questo punto annotiamo che il primo lockdown (quello leggero) è stato emanato il 9 Marzo con 9172 positivi e 463 deceduti (con una letalità apparente di oltre il 5%); il secondo lockdown (quello dittatoriale) è stato emanato il 23 Marzo con 64000 positivi e 6077 deceduti (con una letalità apparente del 9,5%).

Ovviamente morti CON COVID, non DI COVID, ca va sans dire

Sappiamo benissimo che il dato di 64000 positivi (del 23 Marzo) implicava molti più infetti non diagnosticati, ed infatti questo è il punto. Noi oggi, nonostante il virus circoli, registriamo una letalità dell’ordine dello 0,06% (ma tendenzialmente inferiore). Se assumiamo che la letalità di questo virus non sia cambiata in tre mesi possiamo assumere che la letalità reale (0,06%) sia oltre 150 volte inferiore a quella apparente registrata il 23 Marzo.

Poiché LETALITA’ REALE = LETALITA’ APPARENTE x POSITIVI NOTI/INFETTI TOTALI e quindi INFETTI TOTALI = LETALITA’ APPARENTE/LETALITA’ REALE X POSITIVI NOTI, potremmo stimare al 23 Marzo gli infetti attorno ai 9,6 milioni (9.5/0.06 x 64000); numero che riecheggia una valutazione circolata un mesetto fa.

Con lo stesso ragionamento potremmo dire che al 1 Aprile, data in cui si è registrata l’inversione di tendenza della curva epidemica, quando registravamo 110.000 infetti e una letalità apparente (sempre CON COVID) del 12%, il numero di infetti fosse attorno ai 22 milioni, oltre un Italiano su 3.

Sono valutazioni “di massima” ma non necessariamente per eccesso. Un professore e medico (Bacco) già tempo addietro stimava tra il 38% e il 50% il tasso di diffusione del virus in alcune province Lombarde su base di test sierologici. E quindi non mi stupisce affatto che recenti test sierologici commissionati dall’ISS abbiano stimato in Lombardia un tasso di diffusione superiore al 20%. Anzi la trovo una stima per difetto. E tardiva, drammaticamente tardiva.

In sostanza vi hanno tenuto ai domiciliari per non contrarre un virus che verosimilmente un terzo della popolazione aveva già contratto e che aveva (nel peggiore dei casi) una letalità verosimilmente inferiore allo 0,06% (e sicuramente inferiore allo 0,1%), al netto dell’intubazione dei mattatoi covid.

Tanto per essere chiari, senza nessuna misura restrittiva, un tasso di letalità dello 0,06% con una diffusione del 60% (valore oltre il quale è difficile andare per via dell’immunità di gregge) significherebbe 21600 morti DI COVID.

Come dite? Abbiamo già oltre 30.000 morti? Ma io mi riferisco a morti DI COVID non morti CON COVID. E la mia è una sovrastima.

Ma perché le “Istituzioni” e i media non vi dicono queste cose?

Perché altrimenti si apre il vaso di Pandora. Per lo stesso motivo per cui il “professor” Crisantemi si permette di dire che in autunno ci sarà un mattatoio.

Devono tenere la corda, quella del vostro guinzaglio, tesa. Per fare le riforme che avrete modo di apprezzare a partire dall’autunno.

Il professor Zangrillo ha parzialmente ragione, quando dice che non c’è nessuna emergenza da un punto di vista clinico.

In realtà, l’emergenza clinica nei termini in cui è stata presentata, non c’è mai stata.

L’emergenza democratica sì, e peggiorerà.

Un caro saluto.

COVID: il più grande inganno della storia, dopo quello di Babbo Natale

In prossimità del 25 Dicembre di ogni anno, da molti decenni, ha luogo il più grande complotto di tutti i tempi. Miliardi di adulti, senza apparente accordo, raccontano ai più giovani dell’arrivo dell’oscuro benefattore, Babbo Natale. Tanto più inconsapevoli i minori, tanto più spinta la fantasia degli adulti. Chi si limita a citarne il nome lasciando spazio alla fantasia, chi aggiunge dettagli e “testimonianze” personali, chi fa scrivere la letterina, chi nel fatidico giorno cade nella tentazione del travestimento. E i piccoli ci cascano. Non c’è bisogno di prove. Non è possibile che tutti i “grandi” mentano. E poi tutti i maestri, tutti i conoscenti, e persino le TV reggono il gioco,  inducendo alla conclusione che:

non è possibile che si siano messi tutti d’accordo con papà e mamma, è impossibile!

In effetti però non in tutte le latitudini e longitudini arriva Babbo Natale, ma i piccoli non lo sanno. E poi alla fin dei conti, la mattina del 25 Dicembre i regali magicamente compaiono. Il negazionismo di Babbo Natale deve essere immaginazione di complottisti.

Ma poi un bel giorno, arriva la consapevolezza dell’inganno. Babbo Natale non esiste.

La narrazione del COVID è solo seconda a quella di Babbo Natale. E’ è una favola per adulti ma non a lieto fine, perché Babbo Covid i regali viene prenderli e non a donarli.

Quella del COVID è una favola che non regge più per molti, ma per moltissimi ancora appare credibile nonostante le sue falle. Per questi ultimi, non è possibile che si siano messi tutti d’accordo. E poi è una Pandemia mondiale che fa strage ovunque. E poi perché mai montare un complotto di tale portata?

Sul perché non mi dilungo. In parte qualcosa si intuisce; di più si saprà prima di Natale.

Ma sul fatto che sia “una Pandemia mondiale che fa strage ovunque”, beh, basterebbe mettere il naso fuori casa e scoprire che Babbo Covid non arriva esattamente dappertutto. E sicuramente non nello stesso modo.

Qui sotto una prima figura (1) che rappresenta il tasso di mortalità COIVD (al 22 Giugno) in circa 50 Paesi (se le figure dovessero essere poco leggibili, zoomate sulla pagina). Tutti i dati provengono dall’OMS.

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I Paesi nella figura sopra sono ordinati da quello con maggiore mortalità a quelli con minore mortalità, da sinistra verso destra. In rosso i paesi con misure lockdown dittatoriali, in giallo con misure medie e in blu quelli con misure leggere o nessun lockdown. Inoltre con la linea orizzontale tratteggiata in nero è indicato il tasso di mortalità medio dell’influenza (circa lo 0,007% reperito qui). Come è facile osservare, c’è una fortissima correlazione tra i Paesi con maggiore mortalità e quelli con misure più restrittive; addirittura i primi 4 Paesi, tutti Europei, per rigidità delle misure restrittive hanno una mortalità decine di volte superiore a quella di Paesi meno sviluppati.

Ciò si evince anche dal dato Statunitense (figura seguente) in cui sono rappresentate mortalità e misure di lockdown dei vari Stati. In giallo chi ha adottato misure medie, in blu quelli con misure leggere e in verde chi non ha adottato nessuna misura. Nessuno Stato degli USA ha adottato misure neanche paragonabili a quelle adottate in Spagna e Italia.

Diapositiva4Qualcuno sarà tentato di dire che

ovviamente i Paesi e Stati con maggiore mortalità hanno preso le misure più restrittive

No, questo ragionamento non regge. Ed è la tentazione in cui cade chi cerca di razionalizzare ciò che non è ragionevole. La mortalità dipende da due fattori, la letalità reale e la propagazione del virus. Le misure di quarantena hanno lo scopo di ridurre la mortalità contenendo il contagio, e non possono ovviamente incidere sulla letalità biologica di un virus. L’unica cosa che incide sulla letalità sono le strutture sanitarie, e paradossalmente i Paesi con strutture sanitarie più avanzate non sembrano fare una bella figura..

Non è assolutamente possibile che lo stesso virus abbia mortalità di ordini di grandezza inferiore nei Paesi/Stati in cui non si è effettuato nessun lockdown (o quasi) rispetto a Paesi/Stati in cui si siano adottate misure molto più rigorose. Ovviamente ipotizzare la correlazione opposta, e cioè il lockdown causi l’incremento della mortalità, non ha senso. Allora l’unica conclusione che possiamo trarre è che semplicemente non ci sia nessun nesso statisticamente apprezzabile tra lockdown e riduzione della mortalità.

Qualcuno potrebbe suggerire che la maggiore mortalità sia legata alla maggiore densità di popolazione. In effetti questa è un’osservazione ragionevole; una correlazione statistica per quanto lasca dovrebbe essere osservata. Dovrebbe.

La figura sottostante (3) in cui i Paesi sono ordinati da sinistra verso destra al decrescere della densità di popolazione ci dice chiaramente che non esiste nessun nesso tra densità di popolazione (che ovviamente a parità di condizioni determina maggiore diffusione del virus) e mortalità.

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In sostanza sebbene la logica ci dice che la mortalità dovrebbe crescere con la crescita della densità di popolazione e diminuire con l’accrescimento delle misure di lockdown, i dati mostrano chiaramente che ciò non avviene. Tanto più che, come è facile notare, i Paesi con misure più restrittive sembrano essere i più “civilizzati”, i più organizzati, i più ricchi, quelli con migliori standard sanitari.

In effetti i dati sulla mortalità sembrano non aver nessun legame con quello che sarebbe logico aspettarsi:

  • i Paesi con strutture sanitarie migliori non hanno mortalità inferiore a quelli del terzo mondo,
  • il lockdown non ha alcun effetto sulla mortalità,
  • e la correlazione tra densità di popolazione e mortalità è sostanzialmente non apprezzabile.

Tutto ciò è assurdo. O meglio sarebbe assurdo, se i dati riflettessero il comportamento atteso da un virus.

Inoltre se osservate la figura 1 è evidente a chiunque che la stragrande maggioranza dei Paesi che non hanno preso nessuna misura restrittiva, o misure minime, hanno una mortalità nettamente inferiore a quella della normale influenza.

Ed in effetti questo è coerente con le valutazioni fatte sulla pericolosità di questo virus descritte in questo articolo. Ne consegue che

se nei Paesi che non hanno adottato misure restrittive la mortalità è paragonabile e più spesso molto inferiore a quella dell’influenza, allora anche la letalità del COVID è al più pari a quella dell’influenza. Al più…

Allora se la letalità è bassa come si spiega l’apparente alta mortalità di alcuni Paesi?

Beh, se osservate sempre la figura 1 questo virus sembra avere una strana predilezione per la zona Euro-Atlantica.

L’unica spiegazione ragionevole è che l’apparente “alta mortalità” è stata costruita ad arte con la definizione di “morte CON COVID” (che tuttora permane a tre mesi dall’inizio dell'”emergenza”) che permette di mettere nel calderone COVID decessi che non hanno nulla a che fare con il virus.

Il perché di ciò? Lo scopriremo strada facendo, ma ci sono già abbondanti indizi su dove vogliono parare. Non faccio speculazioni (in questo articolo) per non andare fuori tema, ma vi sembra ragionevole che si facciano “riforme” strutturali in un periodo di “emergenza”?

In definitiva quanto sopra sembrerà pleonastico oppure rafforzativo a coloro che hanno già realizzato l’inganno. Agli altri spero possa aver aperto gli occhi.

A questo punto dovreste aver chiaro perché spingano tanto per un vaccino sperimentale che (anche assumendo che non sia pericoloso per la salute) sicuramente sarà quanto meno inefficace.

Chi ha ordito questa trama deve nascondere le prove, come ha già fatto con le mancate autopsie e cremazioni preventive; devono vaccinare il più possibile, a costo di iniettare soluzioni fisiologiche palliative perché il prossimo inverno/primavera, non potendo ripetere la stessa truffa mediatica di questa primavera, potranno però giustificare la bassa mortalità di un virus pericoloso quanto un raffreddore, con il successo della politica di vaccinazioni “farlocche”.

E le pecore, come si dice dalle mie parti, saranno “contente e cojonate“.

Un caro saluto.

COVID: Tasso di positività al 22 Giugno

Breve post sull’attuale tasso di positività degli Italiani al “pericolosissimo” virus COVID. I dati vanno dal 24 Maggio al 22 Giugno.

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In sostanza il trend è in decrescita e si attesta a circa il:

  • 3% per la Lombardia
  • 0,4% per il Lazio
  • 0,7% per l’intero territorio Italiano

Aggiungo un grafico che descrive l’andamento dei morti CON COVID (non morti DI COVID).

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[Nota Bene] In questo grafico non considerate il dato del 24 Maggio.

Dubito che qualcuno vi abbia dato queste informazioni. Che strano eh?

Un caro saluto.

OBAMAGATE: ”terremoto” italiano in arrivo?

Ottimo articolo da parte di Imola Oggi, di cui consiglio la lettura.

UnUniverso

di Gianmarco Landi

Il caso Palamara e le annesse dichiarazioni di Mattarella lasciano scorgere all’orizzonte una nuovo “terremoto” simile alla Tangentopoli dei primi anni 90, in grado di travolgere il Sistema di potere insediatosi in Italia con la 2° Repubblica, ma questa volta con effetti mondiali ancora più dirompenti. Non si tratta solo della possibilità dei coinvolgimenti di Renzi, di Gentiloni, dei Servizi Segreti e di pezzi di Stato italiano nell’ObamaGate, cioè nel tentativo di far cadere Trump costruendo uno scandalo artificioso, bensì del dissesto di tutti quei rapporti tra Giustizia, Politica, Industria, Finanza e Media a fondamento dell’Establishment italiano attuale.

Non posso scendere nel dettaglio, ma ai miei lettori posso regalare una primizia anticipando il crollo di un colosso finanziario globale ormai solo nominalmente italiano. Un giudice americano, infatti, nel corso di una causa civile avrebbe fatto hacherare dai Servizi i computer che il grosso Istituto si era rifiutato…

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Mentre vi distraggono con i vaccini, proseguono col colpo di stato

Mentre il presidente della regione campana De Luca si unisce al delirio Zingarettiano nella volontà di obbligare con la forza la popolazione a vaccinarsi, suscitando il legittimo sdegno delle persone ancora titolabili come esseri umani, prosegue il colpo di stato a matrice Europea, o meglio Euro-Atlantica.

Lo spettro delle vaccinazioni appare sempre più come arma di distrazione di massa, per distogliere l’attenzione dal progetto eversivo in corso che ha avuto un ennesimo atto con gli “Stati Generali”.

Un caro saluto.

COVID19, infezione in discesa ma dicono il contrario

Oggi, 13 Giugno, ANSA “twittava”:

positivi in crescita in tutta Italia

citando un articolo secondo il quale:

quasi tutta la penisola – evidenzia il monitoraggio del ministero della Salute e ISS che riporta i dati dall’1 al 7 giugno – sono stati diagnosticati nuovi casi di infezione nella settimana di monitoraggio” e ciò evidenzia come l’epidemia in Italia di Covid-19 non sia ancora conclusa

Questo sulla base dei test di positività a campione del 12 Giugno. Ovviamente la notizia è falsa come quasi tutte le notizie propagandate dai media di questo Regime Sanitario. Come sapete il tasso d’infezione registrato dipende dal numero di test. Inoltre, e non è un caso, omettono di dire qual’è la percentuale di positivi sulla popolazione, ma si permettono di dire che l’epidemia non è conclusa.

Ho già trattato l’argomento l’8 Giugno (articolo che vi consiglio di leggere per avere anche un’idea della vera pericolosità di questo virus, qui), ed oggi vi ripropongo l’analisi (a partire dal 24 Maggio) del tasso di diffusione del virus aggiornato ai dati di ieri.

Qui sotto la percentuale di persone positive (in Lombardia, Lazio e intero territorio nazionale). Se le figure fossero poco leggibili, vi consiglio di zoomare la pagina. Dalla figura qui sotto (figura 1) potete osservare che il tasso di persone “positive” sull’intero territorio nazionale è a ieri inferiore all’1% (0,8%) ed in stabile decrescita. Per inciso il 24 Maggio era pari all’1.5%. I grafici che vedrete sono elaborazione dei dati ufficiali reperibili qui.

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Ovviamente la popolazione che ha contratto il virus da Ottobre (almeno) ad oggi è molto superiore, ma questo è un’altro discorso.

Quindi come fanno i media, con il supporto dell’ISS e del Ministero della Salute, a dire che con una positività che impatta lo 0,8% dell popolazione e che è in stabile decrescita a dire che l’epidemia non è finita? Facessimo analoghi test sull’influenza avremmo numeri simili se non superiori; diremmo allora che c’è un “epidemia” d’influenza?

Un caro saluto.

Benvenuti nel nuovo mondo

Donne contro uomini, nel nome della “parità di genere“. Perché quello che lui ha in più è maltolto a lei.

Giovani contro adulti, nel nome del “green deal“. Perché l’egoismo dei vecchi ha minato il futuro dei giovani.

Poveri contro la classe media, nel nome dell'”equità“. Perché nel mondo dei prolet non ci sia né invidia né speranza.

Bambini contro genitori, nel nome della “sicurezza“. Perché lo Stato sia il riferimento etico delle nuove leve.

Un popolo di pecore attorniato da lupi che separeranno, isoleranno e poi sbraneranno.

 

In bocca al lupo.

COVID19: virus in scomparsa, pericolosità inesistente.

Una persona a me cara mi ha chiesto di fare il punto sulla situazione del contagio, perché sembra che i messaggi che arrivano dalle TV non siano chiari. Per chi capitasse per la prima volta su questo blog, io insegno Matematica. O meglio “insegnavo”, perché alle nuove condizioni mi rifiuto di mettere piede in aula.

Vi presento quindi dei dati relativi all’attuale situazione del contagio da SARS-COVID-2 (TASSO DI CONTAGIO) e l’effettiva pericolosità oggi misurabile di tale virus (PERICOLOSITA’ DEL VIRUS). Dopo le conclusioni vi lascio i riferimenti relativi alle fonti informative e ad alcune metodologie di valutazione statistica.

Per chi fosse troppo pigro o stanco per leggere l’articolo, la versione breve è che il virus ha una letalità reale e mortalità paragonabile a quella dell’influenza e che attualmente è positivo a tale virus circa l’1% della popolazione.

Chi volesse approfondire continui la lettura.


TASSO DI CONTAGIO

Sulla base dei dati ufficiali (reperibili qui) ho elaborato l’andamento delle ultime due settimane del tasso stimato di contagio della popolazione della Lombardia (in rosso), del Lazio (in verde) e quello aggregato dell’Italia (tratteggiato in nero). Nel caso le figure fossero poco leggibili zoomate la pagina.

Qua sotto l’andamento calcolato su base giornaliera.

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Si dovrebbe capire che il tasso è in sostanziale decrescita, ma nel dubbio la figura che segue descrive tale andamento su base settimanale (dato statisticamente più significativo per ragioni che ho spiegato in precedenti articoli) in modo ancora più chiaro.

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Come si vede il tasso di contagio della Lombardia è in rapida discesa da un circa 4% del 24 Maggio a circa il 3% del 7 Giugno. Simile il discorso per il Lazio che, al netto di un balzello negli ultimi giorni, è sceso dallo 0,7% a circa lo 0,5%. Il dato aggregato Italiano è sceso da circa l’1,5% a circa l’1%. In sostanza, assumendo che i test siano stati effettuati con rigore statistico, ad oggi la popolazione positiva al test è circa l’1%; il che significa che la percentuale di persone che oggi manifestano un apprezzabile potenzialità di trasmettere il contagio è stimata attorno allo 1% (ammesso che la positività sia indice di potenziale infettività). Il fatto che l’andamento sia in stabile discesa significa che il fattore di contagio (R) è significativamente minore di 1.

In sostanza, oggi, avete l’1% di probabilità di incontrare una persona in grado di trasmettervi il contagio, sempre che una volta che incontriate questa persona siate in sua prossimità per un tempo adeguato ad essere infettati. E sempre che ovviamente non siate stati già infettati in precedenza senza che ve ne siate accorti; perché in questo caso la probabilità d’infettarvi è praticamente zero.

Poi se volete portare la mascherina significa che ritenete di essere quel 1% della popolazione infetta; spero che sappiate che la mascherina limita la possibilità di trasmettere il contagio ma non vi tutela dal subire il contagio, vero che lo sapete?

Ma se avete ancora timore della “pericolosità” di questo virus, dovreste leggere la sezione seguente relativa ad alcune stime sulla “pericolosità” di questo virus; stime che sono in linea con quelle anticipate tempo fa da alcuni infettivologi che non sono mai comparsi sugli schermi delle vostre case (ma ormai persino la Corea del Nord ci da lezioni di libertà d’informazione). Se poi non avete tempo, saltate direttamente alla sezione relativa alle CONCLUSIONI.


PERICOLOSITA’ DEL VIRUS

Secondo gli ultimi dati disponibili la mortalità (CON COVID) del virus si attesterebbe allo  0,06% per l’intera Italia.

In sostanza sono morte (CON COVID) 6 persone ogni 10,000. Si dirà che tale numero è relativamente basso grazie al lockdown che ha ridotto la diffusione di un pericoloso virus. E’ senz’altro vero che il lockdown ha inciso sulla diffusione del virus, ma qual’è la pericolosità intrinseca del virus, cioè la sua vera letalità?

Il tasso di letalità apparente (MORTI CON COVID/POSITIVI ACCERTATI), cioè quello propagandato, è di circa il 14%. E’ un valore enorme. Ed è un valore manipolativo, nel senso che esso non rappresenta assolutamente la vera misura della letalità di un virus perché, anche ignorando per un attimo la modalità di contare i morti COVID, esso sottostima largamente i casi positivi totali. I casi accertati sono una piccola parte di quelli reali. Per avere la vera misura della pericolosità di un virus bisogna valutare la letalità reale e quindi stimare il numero di infetti COVID totale. Ed oggi è possibile stimarlo (in via approssimata) con la tecnica delle finestre di confidenza.

Allora quanto è pericoloso (letale) questo virus?

E’ circolata qualche tempo fa un’indicazione, da parte di alcuni epidemiologi, che il numero di infetti in Italia avesse raggiunto ad inizio Aprile il numero di circa 6 milioni quando il numero di casi accertati era di circa 100.000 ed il numero di morti (CON COVID) di circa 15.000; da questo potremmo avere una prima stima della letalità reale (sebbene viziata dalla conta dei morti) pari a circa lo 0,25%. Purtroppo questa stima si basa su una valutazione che non ha riscontro ufficiale. Quindi cerchiamo di trovare quantomeno l’ordine di grandezza della letalità reale del COVID con un altro procedimento, in cui si determina la finestra plausibile in cui tale valore cade, tra un estremo inferiore ed un estremo superiore. E poi confrontiamo tale finestra con i dati che vengono da altri Paesi.

Il numero di persone testate ad oggi corrisponde a circa il 4,4% della popolazione e di conseguenza le persone oggi infettate dal COVID a 23 volte (100/4,4) il numero di casi certificato. Inoltre, nella fase emergenziale (attorno al 20 Marzo) tale rapporto (CASI COVID/CASI ACCERTATI) è stimabile attorno a 46 (il numero di persone testate corrispondeva circa allo 0,21% della popolazione) con una letalità apparente di circa il 9%; ne consegue che se consideriamo i morti (CON COVID) la letalità reale può ragionevolmente essere collocata in una finestra che ha come estremo inferiore lo 0,02% (0.21%% x 9%) del 20 Marzo e lo 0,63% (4,4% x 14%) del 7 Giugno; lo 0,02% verosimilmente è calcolato in difetto perché i tamponi a campione non si facevano e di conseguenza il numero di casi reali era ben più di 46 volte quello certificato; d’altra parte lo 0,63% sicuramente stima in eccesso perché si riferisce al dato di oggi in cui il tasso di diffusione è dell’ordine dell’1% ben minore della percentuale di italiani che ha contratto il virus.

In ogni caso, sicuramente possiamo dire che la letalità reale cade in tale finestra, tra lo 0,02% e  lo 0,63%. Ciò ci dice che la letalità reale è almeno 1 ordine di grandezza, e forse 2 ordini di grandezza, inferiore al 14% che è stampato nelle menti di molti.

E ciò senza aver ancora considerato che “morti CON COVID” non è neanche parente prossimo di “morti DI COVID” (e le mancate autopsie e cremazioni precoci fanno pensare male sulla volontà di diagnosticare la vera causa di morte). In effetti l’Istituto Superiore della Sanità (ISS) ha certificato come morti DA COVID meno del 3% delle morti CON COVID, per cui è legittimo ritenere che la letalità (DA COVID) reale sia ben inferiore all’estremo superiore (0,63%) di tale finestra di letalità CON COVID.

Se assumessimo che le morti DA COVID fossero il 3% dell’estremo superiore della finestra di letalità CON COVID arriveremmo ad una letalità (da COVID) dello 0,02%.

Ma so che molti tra voi non potranno mai accettare una tale ipotesi, così lontana da quanto vi hanno lasciato intendere.

Allora, per validare tale stima, valichiamo i confini Italici.

Se consideriamo Paesi come gli USA, la Svezia, la Germania (simili a noi anche in senso geopolitico) abbiamo che stando ai dati del 7 Giugno i tassi di letalità reale registrati sono sicuramente minori dello 0,2%. In particolare < 0,14% per la Germania, < 0,2% per gli USA  e < 0,16% per la Svezia. Anche questi valori sovrastimano significativamente la letalità per via del fatto che si ottengono mettendo a denominatore i positivi attuali e non la conta di tutti coloro che hanno contratto l’infezione in questi mesi (dato purtroppo non noto). E sono valori di letalità basati sui morti CON COVID, quindi sovrastimati anch’essi. Possiamo quindi dire che, senza alcun dubbio, la letalità reale registrata in tali Paesi è certamente minore dello 0,1%

Eppure, se il virus è lo stesso la letalità deve essere simile, con piccole variazioni riconducibili a peculiarità sociali e demografiche del Paese considerato.

Arrivati a questo punto possiamo dire che la letalità legata alla morte DA COVID cadrebbe in una finestra tra lo 0,02% e lo 0,63% e la letalità CON COVID di Paesi a noi affini è minore dello 0,1%.

Raffiniamo ulteriormente la stima.

Proviamo quindi ad osservare Paesi meno allineati all’Italia. Se consideriamo l’Iran, il Brasile e l’India (si badi bene potrei citarne altri), essi hanno letalità reale nella finestra 0,01%-0,04%. Anche tale stima è valutata per eccesso per i discorsi fatti prima.

La domanda sorge spontanea; ma come può essere che la pericolosità dello stesso virus in questi Paesi sia notevolmente più bassa di quella registrata in Italia? Non può essere, è ovvio.

In sintesi, nei Paesi sviluppati (ed allineati all’Italia) abbiamo una letalità (CON COVID) del virus minore  dello 0,1% ed nei Paesi non “amici” una letalità (nel caso peggiore) dello 0,04%. Sappiamo inoltre che se adottassimo le stime fatte dall’ISS sul rapporto MORTI DI COVID/MORTI CON COVID (< 3%) arriveremmo a stimare per l’Italia ad una letalità massima DA COVID attorno allo 0,02%; e guarda caso tale cadrebbe nella finestra di  letalità registrata in altri Paesi non allineati con l’Italia (tra lo 0,01% e lo 0,04%) e sarebbe coerente con il dato rilevato nei Paesi allineati (che è <0,1%).

Riuscite ad unire i puntini?

La realtà è che il COVID ha una letalità reale che oscilla tra lo 0.01% (estremo inferiore dei Paesi in via di sviluppo) e lo 0,1% (valore per eccesso dei Paesi affini all’Italia); ossia l’1 per mille, nel peggiore dei casi.

E i dati relativi alla mortalità danno ulteriore conforto a tale valutazione. I Paesi in via di sviluppo suddetti non hanno implementato nessun lockdown o al più hanno adottato misure restrittive minime, pur non registrano alcuna catastrofe in termini di mortalità; al contrario, essi registrano una mortalità con valori dell’ordine dello 0,01%, cioè un sesto della mortalità “misurata” in Italia (0,06%). E senza considerare l’India in cui abbiamo addirittura valori dell’ordine dello 0,001%. E la Svezia che non ha adottato alcun lockdown (e in cui il personale medico lavora senza mascherina) la mortalità oscilla tra lo 0,04% e lo 0,05%.

Ne discende che, senza applicare misure di contenimento (lockdown), la mortalità di tale virus è compresa tra lo 0,01% e lo 0,05%; cioè se lasciato diffondere liberamente, questo virus uccide da 1 a 5 persone ogni 10,000.


Conclusioni

L’epidemia Covid in Italia è pressoché estinta, con un tasso di positività di circa l’1% sul territorio nazionale. Se non vi hanno dato questa informazione chiedetevi perché. Questa domanda è già un punto di partenza.

La pericolosità di questo virus è paragonabile (ma verosimilmente inferiore) a quella di un’influenza, con una letalità reale stimabile tra lo 0,01% e lo 0,1% (sovrastima). Se continuano a dipingervi questo virus come pericoloso con stratagemmi mediatici e occultamenti, chiedetevi il perché.

Vivendo normalmente oggi avreste più probabilità di morire cadendo dalle scale che a causa di questo virus.

So che c’è reticenza ad accettare le analisi di “oscuri autori del web” anche laddove vengano forniti gli elementi di analisi; mentre c’è maggiore predisposizione ad accettare informazioni incomplete corredate da palesi menzogne quando esse arrivino da “autorità”.  E’ il potere del mainstream e della conformità sociale.

Il legittimo dubbio che rivolgete verso di me, rivolgetelo verso le autorità, perché io al contrario del governo non ho nessun interesse a mentirvi.

Se scegliete di chiudere deliberatamente gli occhi di fronte ai dati che vi presento e che potete verificare per poi accettare acriticamente le continue menzogne di un governo sanitario, perché non potete accettare la presunta dietrologia, oppure perché più semplicemente non potete accettare di essere stati ingannati per 3 mesi, non solo state discendendo deliberatamente nel baratro dei diritti sociali ma state condannando i vostri figli ad un futuro angosciante.

Un caro saluto.

 


FONTI INFORMATIVE E NOTE METODOLOGICHE

I dati relativi  ai contagi e morti CON COVID sono reperibili qui (i dati sono quelli dell’OMS).

I dati relativi ai  test di positività effettuati reperibili qui (aggiornati al 8 Giugno).

In tali fonti sopracitate sono reperite tutte le informazioni relative ai morti CON COVID, positivi al COVID e numero di test realizzati.

Solo per l’Italia è disponibile il numero di casi (persone) testati (per gli altri Paesi sono disponibili solo il numero di tamponi). Per ricavare il numero di persone (casi) testati per gli altri Paesi è stato utilizzato il rapporto Italiano:

  • Numero Tamponi/Numero Casi  = 1,8.

Tale assunzione è ragionevole ed eventuali scostamenti non comportano variazioni in termini di ordini di grandezza delle stime effettuate.

Su tale presupposto è stata poi calcolata la percentuale di persone testate sulla popolazione totale.

Tale valore percentuale è poi utilizzato per passare dalla letalità reale (basata sui casi COVID ACCERTATI) a quella reale (basta sul TOTALE CASI COVID STIMATI).

Cos’è la “Scienza”?

Ad alcuni potrebbe sembrare una domanda retorica. Ma in realtà capire cos’è la scienza è questione estremamente importante, in particolare in tempi di deriva “scientista” e “tecnocratica“.

Nel gergo comune s’intende per scienza qualsiasi disciplina intellettuale che porta a spiegare o interpretare fenomeni tangibili. Con questa lettura “volgare” si tende a dare alle determinazioni scientifiche il valore di oggettività. Lo sviluppo dell’applicazione industriale della scienza ha portato alla tecnologia ed oggi il corto circuito tra scienza e tecnologia è tale che spesso parliamo di discipline tecno-scientifiche.

Come conseguenza, le altre discipline dell’intelletto vengono denominate, tipicamente, come “umanistiche” perché tentano di dare spiegazione di ciò che trascende il misurabile, e che riguarda la percezione umana sia di ciò che appartiene ai nostri sensi che non. La disciplina umanistica finisce con l’essere relegata al ruolo di contorno emotivo all’oggettività definita dalla “scienza”.

Persino la filosofia, da sempre interpretazione più alta dell’intelletto umano, diviene declassata a sfera emotiva; il suo reato è quello di trascendere la realtà alla ricerca di una ragione più alta che non solo spieghi il reale ma anche il possibile.

sceinza

Si badi bene che la mia non è una difesa apologetica della sfera umanistica né tanto meno della filosofia; io sono un ingegnere che per oltre 2 decenni si è occupato di applicare tecnologie avanzate e che per circa un lustro di insegnare Matematica e Fisica. Ma la parola “scienza” ha oggi il potere di segnare una dicotomia tra il vero e il falso tanto da essere usata come strumento di programmazione linguistica delle masse; e la personificazione della “scienza” può portare a gravi derive autoritarie.

Per questo è importante capire cosa s’intende veramente con Scienza, e partiamo con questo:

la scienza non esiste

Dirò di più:

non esistono gli scienziati

In realtà esiste il METODO SCIENTIFICO; e il RICERCATORE SCIENTIFICO è colui che applica il metodo scientifico. Questo perché:

la scienza non è una disciplina ma un metodo per sviluppare la conoscenza di ciò che ci contorna

No, non sto facendo il “Pierino” né un’iperbole intellettualoide; sto chiarendo un concetto molto concreto che vi aiuterà a fare il “debunking” degli “scienziati”, in particolare degli scienziati del sistema di potere.

Perché è importante questa precisazione? Perché il metodo scientifico è SPERIMENTALE e QUANTITATIVO. Grazie a questo motivo ogni ipotesi scientifica è FALSIFICABILE, cioè fornisce gli elementi per essere confutata. Ed è proprio per questo che il metodo scientifico si è affermato; non perché determini necessariamente la verità ma perché è soggetto a continuo scrutinio teorico e sperimentale e quindi le sue determinazioni sono soggette a continue validazioni o confutazioni.

Più nello specifico, si attua il metodo scientifico SE E SOLO SE si attua la prassi seguente:

  • Osservazione e misurazione del fenomeno
  • Formulazione delle ipotesi interpretative e teorizzazione del fenomeno
  • Sperimentazione (replica del fenomeno in sottosistema chiuso) e misurazione
  • Valutazione quantitativa e conclusioni con eventuale conferma o confutazione delle ipotesi (con indicazione quantitativa del livello di confidenza) iniziali
  • Descrizione accurata della sperimentazione e pubblicazione

Perché è importante tutto ciò? Perché un altro ricercatore scientifico deve essere in grado di capire quanto tale ricerca sia accurata negli esiti, ed eventualmente di replicare l’esperienza al fine di validarla ed eventualmente svilupparla.

Il metodo scientifico è intrinsecamente “modesto“. Non assume mai di aver scoperto la verità, semmai di aver compiuto un progresso nella conoscenza. Il metodo scientifico è intrinsecamente “agnostico” perché le ricerche scientifiche con esito negativo sono tanto utili quanto quello con esito positivo, purché siano rigorose.

Quanto appena scritto non è dominio di tutti, non necessariamente per ignoranza ma per pervasività dell neo-linguaggio in cui la SCIENZA equivale a sapere incontestabile e tendenza delle persone a conformarvisi. In effetti mi è capitato spesso di sentire persone definire la Matematica come “scienza esatta”. “Scienza esatta” è un ossimoro. La scienza è sempre inesatta. La Matematica non è assolutamente una scienza e non deve esserlo; la Matematica è una disciplina del sapere assiomatica e teoretica in cui tutto si riconduce con procedimenti formalmente rigorosi agli assiomi fondamentali (2+2=4  è un assioma fondamentale e non è dimostrabile, ovviamente). Peraltro la Matematica contempla anche l’impossibile in termini naturali, purché formalmente corretto. La Matematica è auto consistente e per definizione perfetta ed è per questo che si utilizza come metodo formale ed analitico all’interno del metodo scientifico, perché non falsificabile.

Non so in quanti siano riusciti a leggere fino a questo punto. Se ci siete riusciti, complimenti. Se vi siete annoiati vi capisco, ma credetemi neanche per me è divertente scrivere quello che per me è ovvio e dovrebbe essere patrimonio di molta gente.

Siamo purtroppo in una situazione in cui la semplificazione della lingua comune e l’affermarsi della regola della conoscenza tramite consenso e conformità sociale sta pericolosamente abbassando il livello di spirito critico individuale e quel sano scetticismo che dovrebbe caratterizzare il rapporto del cittadino col potere.

Vedete, se un sedicente “scienziato” prezzolato vi si presenta e vi dice che il vaccino è utile senza presentarvi le evidenze quantitative del metodo scientifico, significa che tali evidenze non esistono e non vuole stimolare un consenso informato ma forzarne l’obbligo, verosimilmente per interesse.

Se tal’altro “scienziato” vi dice che un pezzo di stoffa sulla bocca, aiuta a limitare la diffusione del virus senza presentarvi i dati quantitativi di tale asserzione, significa che non vuole che voi decidiate autonomamente sulla base delle evidenze, ma bensì scavalcare la vostra liberà di scelta informata.

Se uno “scienziato” mostra presunzione, quando non prosopopea, non siete di fronte ad un ricercatore scientifico. Perché chi fa ricerca scientifica è intrinsecamente modesto, vive nel dubbio, con la sola certezza che le proprie convinzioni di oggi possono essere smentite domani, proprio sulla base del metodo scientifico.

Un caro saluto.