Cari vecchi, morirete tutti…ma non di COVID

Dovrebbe essere noto che prima o poi tutti siamo destinati a “miglior vita”. Ogni anno ognuno di noi ha una “probabilità” statistica di morire. Ovviamente la statistica è una disciplina un po’ brutale che mette nel calderone persone giovani e vecchie, sane e gravemente malate.

In ogni caso, sebbene sulla testa di noi sia sospesa questa spada di Damocle pronta a mietere il suo contributo statistico, noi abbiamo sempre vissuto tranquillamente, direi normalmente. Oggi non più, apparentemente.

Sono sicuro che nessuno si è mai posto la domanda

“qual’è la mia probabilità di morire quest’anno?”

però oggi questa domanda dovreste porvela perché invece di generare ansia, contribuirebbe a portarvi sulla strada del buon senso.

Qui sotto vi presento una figura (figura 1) che rappresenta la probabilità di morire per un cittadino “medio” per l’Italia e per oltre 50 Paesi. Tutti i dati delle figure che vedrete sono riferiti al 2019 e provenienti dalla World Bank e dalle Nazioni Unite (percentuale over 65% e tasso di mortalità).

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In sostanza l’italiano medio ogni anno ha l’1,06% di probabilità di morire, ossia, 10 probabilità su 1000. Circa 600 mila cittadini Italiani muoiono ogni anno per le ragioni più disparate; incidenti automobilistici, suicidi, malattie gravi ed anche per infezioni virali.

Ebbene sì, da anni io, come voi, ho vissuto normalmente nell’inconsapevolezza di avere l’1% di probabilità di morire in un dato anno. Ognuno di noi sa che la morte è dietro l’angolo, ma d’altronde il buon senso, mio e vostro, ci ha sempre insegnato che pensare alla morte serve solo ad accorciare la vita.

Ovviamente quel 1% è un valore medio e il buon senso vi suggerisce che una persona anziana ha ogni anno una probabilità di morire molto più alta di una giovane, ma magari (e comprensibilmente) non vi siete mai chiesti qual’è questa probabilità di morire. Ve lo dico io.

Nella successiva figura (figura 2) è descritta la probabilità di morire per una persona anziana, cioè un over 65. Non a caso, sessantacinque anni è la fatidica soglia delle vaccinazioni. E, per inciso, la quasi totalità delle morti CON COVID riguarda persone in tale componente demografica. I dati si riferiscono ad oltre 50 Paesi tra cui l’Italia.

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La probabilità di morire per un over 65 in Italia è di circa il 4,1% ogni anno; al solito, un 65-enne in buona salute ha una probabilità di morire molto inferiore rispetto a un 80-enne malato, per i soliti discorsi. Quel 4,1% significa che, in media, tra gli anziani (cioè persone over 65) 41 su 1000 muoiono ogni anno.

Diciamocelo, in fondo non vi sto dicendo nulla di nuovo, vi sto solo quantificando quella consapevolezza che alcuni hanno perduto.

A questo punto, cari vecchi, la domanda è spontanea

se fino a Marzo vivevate i vostri anni tranquillamente con circa 4 probabilità su 100 di morire, perché oggi vivete nell’angoscia COVID?

Qualcuno vi ha fatto credere forse che siete di fronte ad un rischio di morire significativamente maggiore, per colpa del COVID, magari trasmessovi dal vostro nipotino?

Qua sotto nella successiva figura (figura 3) vi rappresento per ciascun Paese il rischio di morire che avevate prima del COVID (barra arancione) e dopo l’arrivo del COVID (barra blu scuro).

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Se non vi preoccupavate della barra arancione fino a pochi mesi fa perché oggi siete terrorizzati dalla barra scura?

In sostanza, anche accettando il dato farsesco di morte CON COVID, la probabilità di morire per un anziano cresce dal 4,1% del 2019 al 4,35% cioè da 41 su mille a 43 su mille.

Inutile aggiungere che gli anziani della stragrande maggioranza degli altri Paesi del mondo non ravvedono nel COVID nessun fattore di rischio statisticamente apprezzabile.

Qualcuno, non a torto, potrebbe obbiettare che il dato di mortalità del COVID non si riferisce a tutto l’anno ma solo ai primi 7 mesi. E’ vero, ma è bene anche considerare che se considerassimo le morti DA COVID e non CON COVID avremmo un dato di mortalità ben inferiore alla metà di quello oggi “ufficialmente” registrato (per maggiori ragguagli potreste leggere questo articolo). Inoltre la stragrande maggioranza delle morti CON COVID sono relative a persone ben oltre i 65 anni, dai 75 in su, persone che anche in assenza di COVID hanno una probabilità di morte annuale in assenza di COVID ben superiore al 4.1%. Molto superiore al 4.1%.

Allora cari anziani, osservate la figura 3 e chiedetevi

ha senso avere paura di questo virus? Ha senso distruggere questo Paese e rovinare la vita dei giovani per la vostra immotivata paura?

Un caro saluto.

Inganno COVID, approfondimento sulla letalità

Nell’articolo dell’8 Giugno ho dato una stima statistica della mortalità e letalità reale del COVID. Un articolo un po’ tecnico e poco digeribile, ma in sostanza la conclusione finale è che la letalità di questo virus è sicuramente in una finestra tra lo 0,01% e lo 0,1%, dove l’estremo superiore è sicuramente soggetto a sovrastima.

Ricordiamo che la letalità rappresenta la probabilità di morire una volta contratta l’infezione e si calcola come LETALITA’ = DECESSI/INFETTI. La mortalità invece rappresenta la probabilità di morire una volta che un’infezione impatti una popolazione e si calcola come MORTALITA’ = DECESSI/POPOLAZIONE.

Oggi vi presento una seconda valutazione effettuata con un’approccio completamente differente da quello del precedente articolo, che porta a valutazioni coerenti, con una letalità stimata nell’ordine dello 0,06%. Ricordo che sono valutazioni statistiche e quello che importa non è tanto il numero quanto l’ordine di grandezza. Le valutazioni che seguono sono basati sui dati della Protezione Civile dal 23 Maggio al 25 Giugno.


VALUTAZIONI SULLA LETALITA’

Secondo i dati della Protezione Civile nel periodo considerato c’è stato stabilmente almeno l’1% della popolazione positiva, cioè circa 60,000 Italiani, come descritto dalla figura sotto, e in Lombardia oltre il 3% (circa 30,000 lombardi).

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L’epidemia si è quasi estinta ma la diffusione, sebbene minima, del virus c’è stata nell’ultimo mese, a meno che non si dica che i tamponi non servono. Se ciò è vero dovremmo avere aver avuto, pro quota, nuovi malati e morti in ragione della letalità di questo virus.

Il metodo utilizzato, quindi, è quello di confrontare l’incremento dei morti con l’incremento dei positivi registrato. Questo approccio risente di alcune limitazioni ma comunque parte dal presupposto ragionevole che il rapporto tra incremento (in percentuale sulla popolazione) di morti e incremento di positivi (in percentuale sulla popolazione) dovrebbe restituirci una stima della letalità di questo virus, almeno in termini di ordini di grandezza.

Qua sotto l’andamento della letalità così calcolata per Lombardia, Lazio e Italia.

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E’ vero che i morti di un dato giorno probabilmente sono dovuti a ricoveri antecedenti di 1-3 settimane, ma la figura da uno spaccato di oltre un mese. 

Come si evince, il tasso di letalità è in decrescita; il dato più significativo da un punto di vista statistico è quello nazionale. Il dato è stabilmente inferiore allo 0,1% e ha violato la quota 0,04% (il dato del Lazio è un più “ballerino” per via della minore rilevanza statistica dei numeri implicati).

Questa stima della letalità è perfettamente in linea con quanto si registra in altri Paesi (non Euro-Atlantici) e non nella coda finale dell’epidemia, ma sin dall’inizio.

Per inciso, la Corea Del Sud e il Giappone, paesi con densità di popolazione superiore all’Italia, ben più vicini e collegati con la Cina, e che hanno ricevuto l’omaggio COVID prima dell’Italia, pur non istituendo il lockdown dittatoriale italiano, hanno avuto mortalità rispettivamente 60 volte e 10 volte inferiori a quella Italiana. Se poi pensate che il COVID si sia comportato nello stesso modo a tutte le latitudini e longitudini, site male informati; leggetevi il precedente articolo.

A questo punto annotiamo che il primo lockdown (quello leggero) è stato emanato il 9 Marzo con 9172 positivi e 463 deceduti (con una letalità apparente di oltre il 5%); il secondo lockdown (quello dittatoriale) è stato emanato il 23 Marzo con 64000 positivi e 6077 deceduti (con una letalità apparente del 9,5%).

Ovviamente morti CON COVID, non DI COVID, ca va sans dire

Sappiamo benissimo che il dato di 64000 positivi (del 23 Marzo) implicava molti più infetti non diagnosticati, ed infatti questo è il punto. Noi oggi, nonostante il virus circoli, registriamo una letalità dell’ordine dello 0,06% (ma tendenzialmente inferiore). Se assumiamo che la letalità di questo virus non sia cambiata in tre mesi possiamo assumere che la letalità reale (0,06%) sia oltre 150 volte inferiore a quella apparente registrata il 23 Marzo.

Poiché LETALITA’ REALE = LETALITA’ APPARENTE x POSITIVI NOTI/INFETTI TOTALI e quindi INFETTI TOTALI = LETALITA’ APPARENTE/LETALITA’ REALE X POSITIVI NOTI, potremmo stimare al 23 Marzo gli infetti attorno ai 9,6 milioni (9.5/0.06 x 64000); numero che riecheggia una valutazione circolata un mesetto fa.

Con lo stesso ragionamento potremmo dire che al 1 Aprile, data in cui si è registrata l’inversione di tendenza della curva epidemica, quando registravamo 110.000 infetti e una letalità apparente (sempre CON COVID) del 12%, il numero di infetti fosse attorno ai 22 milioni, oltre un Italiano su 3.

Sono valutazioni “di massima” ma non necessariamente per eccesso. Un professore e medico (Bacco) già tempo addietro stimava tra il 38% e il 50% il tasso di diffusione del virus in alcune province Lombarde su base di test sierologici. E quindi non mi stupisce affatto che recenti test sierologici commissionati dall’ISS abbiano stimato in Lombardia un tasso di diffusione superiore al 20%. Anzi la trovo una stima per difetto. E tardiva, drammaticamente tardiva.

In sostanza vi hanno tenuto ai domiciliari per non contrarre un virus che verosimilmente un terzo della popolazione aveva già contratto e che aveva (nel peggiore dei casi) una letalità verosimilmente inferiore allo 0,06% (e sicuramente inferiore allo 0,1%), al netto dell’intubazione dei mattatoi covid.

Tanto per essere chiari, senza nessuna misura restrittiva, un tasso di letalità dello 0,06% con una diffusione del 60% (valore oltre il quale è difficile andare per via dell’immunità di gregge) significherebbe 21600 morti DI COVID.

Come dite? Abbiamo già oltre 30.000 morti? Ma io mi riferisco a morti DI COVID non morti CON COVID. E la mia è una sovrastima.

Ma perché le “Istituzioni” e i media non vi dicono queste cose?

Perché altrimenti si apre il vaso di Pandora. Per lo stesso motivo per cui il “professor” Crisantemi si permette di dire che in autunno ci sarà un mattatoio.

Devono tenere la corda, quella del vostro guinzaglio, tesa. Per fare le riforme che avrete modo di apprezzare a partire dall’autunno.

Il professor Zangrillo ha parzialmente ragione, quando dice che non c’è nessuna emergenza da un punto di vista clinico.

In realtà, l’emergenza clinica nei termini in cui è stata presentata, non c’è mai stata.

L’emergenza democratica sì, e peggiorerà.

Un caro saluto.

COVID: il più grande inganno della storia, dopo quello di Babbo Natale

In prossimità del 25 Dicembre di ogni anno, da molti decenni, ha luogo il più grande complotto di tutti i tempi. Miliardi di adulti, senza apparente accordo, raccontano ai più giovani dell’arrivo dell’oscuro benefattore, Babbo Natale. Tanto più inconsapevoli i minori, tanto più spinta la fantasia degli adulti. Chi si limita a citarne il nome lasciando spazio alla fantasia, chi aggiunge dettagli e “testimonianze” personali, chi fa scrivere la letterina, chi nel fatidico giorno cade nella tentazione del travestimento. E i piccoli ci cascano. Non c’è bisogno di prove. Non è possibile che tutti i “grandi” mentano. E poi tutti i maestri, tutti i conoscenti, e persino le TV reggono il gioco,  inducendo alla conclusione che:

non è possibile che si siano messi tutti d’accordo con papà e mamma, è impossibile!

In effetti però non in tutte le latitudini e longitudini arriva Babbo Natale, ma i piccoli non lo sanno. E poi alla fin dei conti, la mattina del 25 Dicembre i regali magicamente compaiono. Il negazionismo di Babbo Natale deve essere immaginazione di complottisti.

Ma poi un bel giorno, arriva la consapevolezza dell’inganno. Babbo Natale non esiste.

La narrazione del COVID è solo seconda a quella di Babbo Natale. E’ è una favola per adulti ma non a lieto fine, perché Babbo Covid i regali viene prenderli e non a donarli.

Quella del COVID è una favola che non regge più per molti, ma per moltissimi ancora appare credibile nonostante le sue falle. Per questi ultimi, non è possibile che si siano messi tutti d’accordo. E poi è una Pandemia mondiale che fa strage ovunque. E poi perché mai montare un complotto di tale portata?

Sul perché non mi dilungo. In parte qualcosa si intuisce; di più si saprà prima di Natale.

Ma sul fatto che sia “una Pandemia mondiale che fa strage ovunque”, beh, basterebbe mettere il naso fuori casa e scoprire che Babbo Covid non arriva esattamente dappertutto. E sicuramente non nello stesso modo.

Qui sotto una prima figura (1) che rappresenta il tasso di mortalità COIVD (al 22 Giugno) in circa 50 Paesi (se le figure dovessero essere poco leggibili, zoomate sulla pagina). Tutti i dati provengono dall’OMS.

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I Paesi nella figura sopra sono ordinati da quello con maggiore mortalità a quelli con minore mortalità, da sinistra verso destra. In rosso i paesi con misure lockdown dittatoriali, in giallo con misure medie e in blu quelli con misure leggere o nessun lockdown. Inoltre con la linea orizzontale tratteggiata in nero è indicato il tasso di mortalità medio dell’influenza (circa lo 0,007% reperito qui). Come è facile osservare, c’è una fortissima correlazione tra i Paesi con maggiore mortalità e quelli con misure più restrittive; addirittura i primi 4 Paesi, tutti Europei, per rigidità delle misure restrittive hanno una mortalità decine di volte superiore a quella di Paesi meno sviluppati.

Ciò si evince anche dal dato Statunitense (figura seguente) in cui sono rappresentate mortalità e misure di lockdown dei vari Stati. In giallo chi ha adottato misure medie, in blu quelli con misure leggere e in verde chi non ha adottato nessuna misura. Nessuno Stato degli USA ha adottato misure neanche paragonabili a quelle adottate in Spagna e Italia.

Diapositiva4Qualcuno sarà tentato di dire che

ovviamente i Paesi e Stati con maggiore mortalità hanno preso le misure più restrittive

No, questo ragionamento non regge. Ed è la tentazione in cui cade chi cerca di razionalizzare ciò che non è ragionevole. La mortalità dipende da due fattori, la letalità reale e la propagazione del virus. Le misure di quarantena hanno lo scopo di ridurre la mortalità contenendo il contagio, e non possono ovviamente incidere sulla letalità biologica di un virus. L’unica cosa che incide sulla letalità sono le strutture sanitarie, e paradossalmente i Paesi con strutture sanitarie più avanzate non sembrano fare una bella figura..

Non è assolutamente possibile che lo stesso virus abbia mortalità di ordini di grandezza inferiore nei Paesi/Stati in cui non si è effettuato nessun lockdown (o quasi) rispetto a Paesi/Stati in cui si siano adottate misure molto più rigorose. Ovviamente ipotizzare la correlazione opposta, e cioè il lockdown causi l’incremento della mortalità, non ha senso. Allora l’unica conclusione che possiamo trarre è che semplicemente non ci sia nessun nesso statisticamente apprezzabile tra lockdown e riduzione della mortalità.

Qualcuno potrebbe suggerire che la maggiore mortalità sia legata alla maggiore densità di popolazione. In effetti questa è un’osservazione ragionevole; una correlazione statistica per quanto lasca dovrebbe essere osservata. Dovrebbe.

La figura sottostante (3) in cui i Paesi sono ordinati da sinistra verso destra al decrescere della densità di popolazione ci dice chiaramente che non esiste nessun nesso tra densità di popolazione (che ovviamente a parità di condizioni determina maggiore diffusione del virus) e mortalità.

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In sostanza sebbene la logica ci dice che la mortalità dovrebbe crescere con la crescita della densità di popolazione e diminuire con l’accrescimento delle misure di lockdown, i dati mostrano chiaramente che ciò non avviene. Tanto più che, come è facile notare, i Paesi con misure più restrittive sembrano essere i più “civilizzati”, i più organizzati, i più ricchi, quelli con migliori standard sanitari.

In effetti i dati sulla mortalità sembrano non aver nessun legame con quello che sarebbe logico aspettarsi:

  • i Paesi con strutture sanitarie migliori non hanno mortalità inferiore a quelli del terzo mondo,
  • il lockdown non ha alcun effetto sulla mortalità,
  • e la correlazione tra densità di popolazione e mortalità è sostanzialmente non apprezzabile.

Tutto ciò è assurdo. O meglio sarebbe assurdo, se i dati riflettessero il comportamento atteso da un virus.

Inoltre se osservate la figura 1 è evidente a chiunque che la stragrande maggioranza dei Paesi che non hanno preso nessuna misura restrittiva, o misure minime, hanno una mortalità nettamente inferiore a quella della normale influenza.

Ed in effetti questo è coerente con le valutazioni fatte sulla pericolosità di questo virus descritte in questo articolo. Ne consegue che

se nei Paesi che non hanno adottato misure restrittive la mortalità è paragonabile e più spesso molto inferiore a quella dell’influenza, allora anche la letalità del COVID è al più pari a quella dell’influenza. Al più…

Allora se la letalità è bassa come si spiega l’apparente alta mortalità di alcuni Paesi?

Beh, se osservate sempre la figura 1 questo virus sembra avere una strana predilezione per la zona Euro-Atlantica.

L’unica spiegazione ragionevole è che l’apparente “alta mortalità” è stata costruita ad arte con la definizione di “morte CON COVID” (che tuttora permane a tre mesi dall’inizio dell'”emergenza”) che permette di mettere nel calderone COVID decessi che non hanno nulla a che fare con il virus.

Il perché di ciò? Lo scopriremo strada facendo, ma ci sono già abbondanti indizi su dove vogliono parare. Non faccio speculazioni (in questo articolo) per non andare fuori tema, ma vi sembra ragionevole che si facciano “riforme” strutturali in un periodo di “emergenza”?

In definitiva quanto sopra sembrerà pleonastico oppure rafforzativo a coloro che hanno già realizzato l’inganno. Agli altri spero possa aver aperto gli occhi.

A questo punto dovreste aver chiaro perché spingano tanto per un vaccino sperimentale che (anche assumendo che non sia pericoloso per la salute) sicuramente sarà quanto meno inefficace.

Chi ha ordito questa trama deve nascondere le prove, come ha già fatto con le mancate autopsie e cremazioni preventive; devono vaccinare il più possibile, a costo di iniettare soluzioni fisiologiche palliative perché il prossimo inverno/primavera, non potendo ripetere la stessa truffa mediatica di questa primavera, potranno però giustificare la bassa mortalità di un virus pericoloso quanto un raffreddore, con il successo della politica di vaccinazioni “farlocche”.

E le pecore, come si dice dalle mie parti, saranno “contente e cojonate“.

Un caro saluto.

COVID: Tasso di positività al 22 Giugno

Breve post sull’attuale tasso di positività degli Italiani al “pericolosissimo” virus COVID. I dati vanno dal 24 Maggio al 22 Giugno.

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In sostanza il trend è in decrescita e si attesta a circa il:

  • 3% per la Lombardia
  • 0,4% per il Lazio
  • 0,7% per l’intero territorio Italiano

Aggiungo un grafico che descrive l’andamento dei morti CON COVID (non morti DI COVID).

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[Nota Bene] In questo grafico non considerate il dato del 24 Maggio.

Dubito che qualcuno vi abbia dato queste informazioni. Che strano eh?

Un caro saluto.

COVID19, infezione in discesa ma dicono il contrario

Oggi, 13 Giugno, ANSA “twittava”:

positivi in crescita in tutta Italia

citando un articolo secondo il quale:

quasi tutta la penisola – evidenzia il monitoraggio del ministero della Salute e ISS che riporta i dati dall’1 al 7 giugno – sono stati diagnosticati nuovi casi di infezione nella settimana di monitoraggio” e ciò evidenzia come l’epidemia in Italia di Covid-19 non sia ancora conclusa

Questo sulla base dei test di positività a campione del 12 Giugno. Ovviamente la notizia è falsa come quasi tutte le notizie propagandate dai media di questo Regime Sanitario. Come sapete il tasso d’infezione registrato dipende dal numero di test. Inoltre, e non è un caso, omettono di dire qual’è la percentuale di positivi sulla popolazione, ma si permettono di dire che l’epidemia non è conclusa.

Ho già trattato l’argomento l’8 Giugno (articolo che vi consiglio di leggere per avere anche un’idea della vera pericolosità di questo virus, qui), ed oggi vi ripropongo l’analisi (a partire dal 24 Maggio) del tasso di diffusione del virus aggiornato ai dati di ieri.

Qui sotto la percentuale di persone positive (in Lombardia, Lazio e intero territorio nazionale). Se le figure fossero poco leggibili, vi consiglio di zoomare la pagina. Dalla figura qui sotto (figura 1) potete osservare che il tasso di persone “positive” sull’intero territorio nazionale è a ieri inferiore all’1% (0,8%) ed in stabile decrescita. Per inciso il 24 Maggio era pari all’1.5%. I grafici che vedrete sono elaborazione dei dati ufficiali reperibili qui.

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Ovviamente la popolazione che ha contratto il virus da Ottobre (almeno) ad oggi è molto superiore, ma questo è un’altro discorso.

Quindi come fanno i media, con il supporto dell’ISS e del Ministero della Salute, a dire che con una positività che impatta lo 0,8% dell popolazione e che è in stabile decrescita a dire che l’epidemia non è finita? Facessimo analoghi test sull’influenza avremmo numeri simili se non superiori; diremmo allora che c’è un “epidemia” d’influenza?

Un caro saluto.

COVID19: virus in scomparsa, pericolosità inesistente.

Una persona a me cara mi ha chiesto di fare il punto sulla situazione del contagio, perché sembra che i messaggi che arrivano dalle TV non siano chiari. Per chi capitasse per la prima volta su questo blog, io insegno Matematica. O meglio “insegnavo”, perché alle nuove condizioni mi rifiuto di mettere piede in aula.

Vi presento quindi dei dati relativi all’attuale situazione del contagio da SARS-COVID-2 (TASSO DI CONTAGIO) e l’effettiva pericolosità oggi misurabile di tale virus (PERICOLOSITA’ DEL VIRUS). Dopo le conclusioni vi lascio i riferimenti relativi alle fonti informative e ad alcune metodologie di valutazione statistica.

Per chi fosse troppo pigro o stanco per leggere l’articolo, la versione breve è che il virus ha una letalità reale e mortalità paragonabile a quella dell’influenza e che attualmente è positivo a tale virus circa l’1% della popolazione.

Chi volesse approfondire continui la lettura.


TASSO DI CONTAGIO

Sulla base dei dati ufficiali (reperibili qui) ho elaborato l’andamento delle ultime due settimane del tasso stimato di contagio della popolazione della Lombardia (in rosso), del Lazio (in verde) e quello aggregato dell’Italia (tratteggiato in nero). Nel caso le figure fossero poco leggibili zoomate la pagina.

Qua sotto l’andamento calcolato su base giornaliera.

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Si dovrebbe capire che il tasso è in sostanziale decrescita, ma nel dubbio la figura che segue descrive tale andamento su base settimanale (dato statisticamente più significativo per ragioni che ho spiegato in precedenti articoli) in modo ancora più chiaro.

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Come si vede il tasso di contagio della Lombardia è in rapida discesa da un circa 4% del 24 Maggio a circa il 3% del 7 Giugno. Simile il discorso per il Lazio che, al netto di un balzello negli ultimi giorni, è sceso dallo 0,7% a circa lo 0,5%. Il dato aggregato Italiano è sceso da circa l’1,5% a circa l’1%. In sostanza, assumendo che i test siano stati effettuati con rigore statistico, ad oggi la popolazione positiva al test è circa l’1%; il che significa che la percentuale di persone che oggi manifestano un apprezzabile potenzialità di trasmettere il contagio è stimata attorno allo 1% (ammesso che la positività sia indice di potenziale infettività). Il fatto che l’andamento sia in stabile discesa significa che il fattore di contagio (R) è significativamente minore di 1.

In sostanza, oggi, avete l’1% di probabilità di incontrare una persona in grado di trasmettervi il contagio, sempre che una volta che incontriate questa persona siate in sua prossimità per un tempo adeguato ad essere infettati. E sempre che ovviamente non siate stati già infettati in precedenza senza che ve ne siate accorti; perché in questo caso la probabilità d’infettarvi è praticamente zero.

Poi se volete portare la mascherina significa che ritenete di essere quel 1% della popolazione infetta; spero che sappiate che la mascherina limita la possibilità di trasmettere il contagio ma non vi tutela dal subire il contagio, vero che lo sapete?

Ma se avete ancora timore della “pericolosità” di questo virus, dovreste leggere la sezione seguente relativa ad alcune stime sulla “pericolosità” di questo virus; stime che sono in linea con quelle anticipate tempo fa da alcuni infettivologi che non sono mai comparsi sugli schermi delle vostre case (ma ormai persino la Corea del Nord ci da lezioni di libertà d’informazione). Se poi non avete tempo, saltate direttamente alla sezione relativa alle CONCLUSIONI.


PERICOLOSITA’ DEL VIRUS

Secondo gli ultimi dati disponibili la mortalità (CON COVID) del virus si attesterebbe allo  0,06% per l’intera Italia.

In sostanza sono morte (CON COVID) 6 persone ogni 10,000. Si dirà che tale numero è relativamente basso grazie al lockdown che ha ridotto la diffusione di un pericoloso virus. E’ senz’altro vero che il lockdown ha inciso sulla diffusione del virus, ma qual’è la pericolosità intrinseca del virus, cioè la sua vera letalità?

Il tasso di letalità apparente (MORTI CON COVID/POSITIVI ACCERTATI), cioè quello propagandato, è di circa il 14%. E’ un valore enorme. Ed è un valore manipolativo, nel senso che esso non rappresenta assolutamente la vera misura della letalità di un virus perché, anche ignorando per un attimo la modalità di contare i morti COVID, esso sottostima largamente i casi positivi totali. I casi accertati sono una piccola parte di quelli reali. Per avere la vera misura della pericolosità di un virus bisogna valutare la letalità reale e quindi stimare il numero di infetti COVID totale. Ed oggi è possibile stimarlo (in via approssimata) con la tecnica delle finestre di confidenza.

Allora quanto è pericoloso (letale) questo virus?

E’ circolata qualche tempo fa un’indicazione, da parte di alcuni epidemiologi, che il numero di infetti in Italia avesse raggiunto ad inizio Aprile il numero di circa 6 milioni quando il numero di casi accertati era di circa 100.000 ed il numero di morti (CON COVID) di circa 15.000; da questo potremmo avere una prima stima della letalità reale (sebbene viziata dalla conta dei morti) pari a circa lo 0,25%. Purtroppo questa stima si basa su una valutazione che non ha riscontro ufficiale. Quindi cerchiamo di trovare quantomeno l’ordine di grandezza della letalità reale del COVID con un altro procedimento, in cui si determina la finestra plausibile in cui tale valore cade, tra un estremo inferiore ed un estremo superiore. E poi confrontiamo tale finestra con i dati che vengono da altri Paesi.

Il numero di persone testate ad oggi corrisponde a circa il 4,4% della popolazione e di conseguenza le persone oggi infettate dal COVID a 23 volte (100/4,4) il numero di casi certificato. Inoltre, nella fase emergenziale (attorno al 20 Marzo) tale rapporto (CASI COVID/CASI ACCERTATI) è stimabile attorno a 46 (il numero di persone testate corrispondeva circa allo 0,21% della popolazione) con una letalità apparente di circa il 9%; ne consegue che se consideriamo i morti (CON COVID) la letalità reale può ragionevolmente essere collocata in una finestra che ha come estremo inferiore lo 0,02% (0.21%% x 9%) del 20 Marzo e lo 0,63% (4,4% x 14%) del 7 Giugno; lo 0,02% verosimilmente è calcolato in difetto perché i tamponi a campione non si facevano e di conseguenza il numero di casi reali era ben più di 46 volte quello certificato; d’altra parte lo 0,63% sicuramente stima in eccesso perché si riferisce al dato di oggi in cui il tasso di diffusione è dell’ordine dell’1% ben minore della percentuale di italiani che ha contratto il virus.

In ogni caso, sicuramente possiamo dire che la letalità reale cade in tale finestra, tra lo 0,02% e  lo 0,63%. Ciò ci dice che la letalità reale è almeno 1 ordine di grandezza, e forse 2 ordini di grandezza, inferiore al 14% che è stampato nelle menti di molti.

E ciò senza aver ancora considerato che “morti CON COVID” non è neanche parente prossimo di “morti DI COVID” (e le mancate autopsie e cremazioni precoci fanno pensare male sulla volontà di diagnosticare la vera causa di morte). In effetti l’Istituto Superiore della Sanità (ISS) ha certificato come morti DA COVID meno del 3% delle morti CON COVID, per cui è legittimo ritenere che la letalità (DA COVID) reale sia ben inferiore all’estremo superiore (0,63%) di tale finestra di letalità CON COVID.

Se assumessimo che le morti DA COVID fossero il 3% dell’estremo superiore della finestra di letalità CON COVID arriveremmo ad una letalità (da COVID) dello 0,02%.

Ma so che molti tra voi non potranno mai accettare una tale ipotesi, così lontana da quanto vi hanno lasciato intendere.

Allora, per validare tale stima, valichiamo i confini Italici.

Se consideriamo Paesi come gli USA, la Svezia, la Germania (simili a noi anche in senso geopolitico) abbiamo che stando ai dati del 7 Giugno i tassi di letalità reale registrati sono sicuramente minori dello 0,2%. In particolare < 0,14% per la Germania, < 0,2% per gli USA  e < 0,16% per la Svezia. Anche questi valori sovrastimano significativamente la letalità per via del fatto che si ottengono mettendo a denominatore i positivi attuali e non la conta di tutti coloro che hanno contratto l’infezione in questi mesi (dato purtroppo non noto). E sono valori di letalità basati sui morti CON COVID, quindi sovrastimati anch’essi. Possiamo quindi dire che, senza alcun dubbio, la letalità reale registrata in tali Paesi è certamente minore dello 0,1%

Eppure, se il virus è lo stesso la letalità deve essere simile, con piccole variazioni riconducibili a peculiarità sociali e demografiche del Paese considerato.

Arrivati a questo punto possiamo dire che la letalità legata alla morte DA COVID cadrebbe in una finestra tra lo 0,02% e lo 0,63% e la letalità CON COVID di Paesi a noi affini è minore dello 0,1%.

Raffiniamo ulteriormente la stima.

Proviamo quindi ad osservare Paesi meno allineati all’Italia. Se consideriamo l’Iran, il Brasile e l’India (si badi bene potrei citarne altri), essi hanno letalità reale nella finestra 0,01%-0,04%. Anche tale stima è valutata per eccesso per i discorsi fatti prima.

La domanda sorge spontanea; ma come può essere che la pericolosità dello stesso virus in questi Paesi sia notevolmente più bassa di quella registrata in Italia? Non può essere, è ovvio.

In sintesi, nei Paesi sviluppati (ed allineati all’Italia) abbiamo una letalità (CON COVID) del virus minore  dello 0,1% ed nei Paesi non “amici” una letalità (nel caso peggiore) dello 0,04%. Sappiamo inoltre che se adottassimo le stime fatte dall’ISS sul rapporto MORTI DI COVID/MORTI CON COVID (< 3%) arriveremmo a stimare per l’Italia ad una letalità massima DA COVID attorno allo 0,02%; e guarda caso tale cadrebbe nella finestra di  letalità registrata in altri Paesi non allineati con l’Italia (tra lo 0,01% e lo 0,04%) e sarebbe coerente con il dato rilevato nei Paesi allineati (che è <0,1%).

Riuscite ad unire i puntini?

La realtà è che il COVID ha una letalità reale che oscilla tra lo 0.01% (estremo inferiore dei Paesi in via di sviluppo) e lo 0,1% (valore per eccesso dei Paesi affini all’Italia); ossia l’1 per mille, nel peggiore dei casi.

E i dati relativi alla mortalità danno ulteriore conforto a tale valutazione. I Paesi in via di sviluppo suddetti non hanno implementato nessun lockdown o al più hanno adottato misure restrittive minime, pur non registrano alcuna catastrofe in termini di mortalità; al contrario, essi registrano una mortalità con valori dell’ordine dello 0,01%, cioè un sesto della mortalità “misurata” in Italia (0,06%). E senza considerare l’India in cui abbiamo addirittura valori dell’ordine dello 0,001%. E la Svezia che non ha adottato alcun lockdown (e in cui il personale medico lavora senza mascherina) la mortalità oscilla tra lo 0,04% e lo 0,05%.

Ne discende che, senza applicare misure di contenimento (lockdown), la mortalità di tale virus è compresa tra lo 0,01% e lo 0,05%; cioè se lasciato diffondere liberamente, questo virus uccide da 1 a 5 persone ogni 10,000.


Conclusioni

L’epidemia Covid in Italia è pressoché estinta, con un tasso di positività di circa l’1% sul territorio nazionale. Se non vi hanno dato questa informazione chiedetevi perché. Questa domanda è già un punto di partenza.

La pericolosità di questo virus è paragonabile (ma verosimilmente inferiore) a quella di un’influenza, con una letalità reale stimabile tra lo 0,01% e lo 0,1% (sovrastima). Se continuano a dipingervi questo virus come pericoloso con stratagemmi mediatici e occultamenti, chiedetevi il perché.

Vivendo normalmente oggi avreste più probabilità di morire cadendo dalle scale che a causa di questo virus.

So che c’è reticenza ad accettare le analisi di “oscuri autori del web” anche laddove vengano forniti gli elementi di analisi; mentre c’è maggiore predisposizione ad accettare informazioni incomplete corredate da palesi menzogne quando esse arrivino da “autorità”.  E’ il potere del mainstream e della conformità sociale.

Il legittimo dubbio che rivolgete verso di me, rivolgetelo verso le autorità, perché io al contrario del governo non ho nessun interesse a mentirvi.

Se scegliete di chiudere deliberatamente gli occhi di fronte ai dati che vi presento e che potete verificare per poi accettare acriticamente le continue menzogne di un governo sanitario, perché non potete accettare la presunta dietrologia, oppure perché più semplicemente non potete accettare di essere stati ingannati per 3 mesi, non solo state discendendo deliberatamente nel baratro dei diritti sociali ma state condannando i vostri figli ad un futuro angosciante.

Un caro saluto.

 


FONTI INFORMATIVE E NOTE METODOLOGICHE

I dati relativi  ai contagi e morti CON COVID sono reperibili qui (i dati sono quelli dell’OMS).

I dati relativi ai  test di positività effettuati reperibili qui (aggiornati al 8 Giugno).

In tali fonti sopracitate sono reperite tutte le informazioni relative ai morti CON COVID, positivi al COVID e numero di test realizzati.

Solo per l’Italia è disponibile il numero di casi (persone) testati (per gli altri Paesi sono disponibili solo il numero di tamponi). Per ricavare il numero di persone (casi) testati per gli altri Paesi è stato utilizzato il rapporto Italiano:

  • Numero Tamponi/Numero Casi  = 1,8.

Tale assunzione è ragionevole ed eventuali scostamenti non comportano variazioni in termini di ordini di grandezza delle stime effettuate.

Su tale presupposto è stata poi calcolata la percentuale di persone testate sulla popolazione totale.

Tale valore percentuale è poi utilizzato per passare dalla letalità reale (basata sui casi COVID ACCERTATI) a quella reale (basta sul TOTALE CASI COVID STIMATI).

Il supposto “dramma” COVID in Brasile

Oggi al supermercato la filodiffusione radiofonica propagava nell’etere il messaggio riguardante la “preoccupante situazione Brasiliana con oltre 500.000 contagi“.

La propaganda del panico, propedeutica alla dittatura sanitaria in atto in Italia, contava (e non a torto, a mio modo di vedere) sull’ignoranza dell’audience per tenere alto il livello d’allarme:

il nemico è dietro l’angolo

Forse non tutti sanno che il Brasile, guidato da Bolsonaro, ha deciso di non fare il lockdown, in particolare il lockdown all’amatriciana nostrano. Ciò nonostante ha ottenuto fin qui risultati nettamente migliori di quelli Italiani. Mi spiego meglio.

Il Brasile ha una popolazione di 210 milioni di persone (3 volte e mezzo la popolazione Italiana). Ha, ad oggi, 515.000 persone positive al COVID, il ché, a dispetto di quello che cercano di farvi credere ogni giorno, di per se è una cosa positiva; perché più positivi significa più persone con difesa immunitaria.

Quello che conta in termini di allarme sanitario non sono i “positivi” ma i malati gravi e soprattutto i morti. D’altronde, scusate, ma fino a qualche mese fa vi siete mai preoccupati dei positivi all’influenza o all’herpes labiale? Eppure sono milioni.

Ma se una cosa è riuscita alla nostra Dittatura delle Banane è quella di aver fatto sedimentare in molti il pensiero che l’infezione va evitata a prescindere dalla sua pericolosità. L’infezione è il pericolo, non la malattia..

Parlando di morti, il Brasile conta 29.314 morti CON COVID (che ricordo non significa assolutamente morti DI COVID). In pratica la mortalità (CON COVID) in Brasile è dello 0,014% contro lo 0,056% dell’Italia.

In altri termini la mortalità (CON COVID) Italiana è esattamente 4 volte quella Brasiliana.

Il miracolo italiano è riuscito nell’intento di farci scivolare in dittatura sanitaria, distruggere l’economia, ostacolare la formazione dell’immunità di gregge (che ci espone a rischi maggiori di seconda ondata), far uscire la gente fuori di testa e al contempo avere una mortalità quattro volte quella del Brasile. Siamo veramente un modello da invidiare.

Eppure i nostri media si “preoccupano” del Brasile. O magari vogliono che voi rimaniate “preoccupati” e non ragioniate? Perché se troppi ragionassero magari spunterebbero fuori i forconi.

Un caro saluto.

La terapia dello “shock”: dalle Torri Gemelle al Coronavirus

Molti tra noi ricorderanno l’11 Settembre del 2001. I più giovani ne avranno solo sentito parlare. Quel giorno l’intero mondo fu scioccato, in diretta televisiva, dall’impatto di 2 aerei di linea contro il simbolo della magnificenza tecno-finanziaria statunitense, le Torri Gemelle. Nei momenti immediati e nelle ore che seguirono, gran parte della popolazione mondiale dotata di TV rimase morbosamente attaccata allo schermo per conoscere i dettagli dell’evento.

Poco più tardi ci fu detto che gli aerei coinvolti nell’atto terroristico, poi ridefinito atto di guerra, erano 4. Due di questi avevano colpito le Torri Gemelle, un terzo era precipitato nelle campagne della Pennsylvania, ed un quarto apparentemente contro l’edificio del Pentagono.

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Poco più tardi fu comunicato, dall’amministrazione di George W. Bush Junior, che si trattava di un’atto di guerra, mostrando al mondo le foto di 19 persone di origine straniera (presumibilmente araba) ritenute a bordo dell’aereo. Poco dopo fu ipotizzata la pista terroristica legata al gruppo Al Quaida, guidata da un saudita di nome Osama Bin Laden. Circa 3 settimane dopo l’attentato emerse una comunicazione di Bin Laden (attraverso la stazione “Al Jazeera” del Qatar) che venne considerata una rivendicazione dei fatti.

Ad un mondo ancora incredulo e in stato di “shock”, fu comunicato che chi non si fosse schierato con gli Stati Uniti sarebbe stato considerato un nemico (“either with us or with the terrorists“).

Fummo invasi da filmati che descrivevano le gesta “eroiche” dei soccorritori che a rischio della loro vita cercavano di mettere in salvo le persone intrappolate nelle Torri in fiamme. Furono fatte trapelare “indiscrezioni”, mai sostanziate dai fatti, secondo cui i passeggeri dei voli si sarebbero ribellati “eroicamente“, e che l’aereo precipitato in Pennsylvania non avesse raggiunto il suo obiettivo proprio grazie a tali gesti “eroici“.

Dopo qualche settimana in tutto il mondo furono varate misure molto più restrittive per il controllo degli spostamenti aerei e di controllo/tracciamento delle comunicazioni (misure esposte nella loro completezza da Snowden solo anni dopo) di ogni singolo cittadino del pianeta.

Fu quindi varato il Patrioct Act che sospendeva il principio di habeas corpus (inviolabilità personale) anche per i cittadini statunitensi, che permise al governo statunitense di sequestrare e detenere chiunque senza giustificato motivo e senza nessuna garanzia giuridica. Tale atto, successivamente, permise anche il sequestro di “militanti” di Paesi stranieri e la loro detenzione extragiudiziale ed extraterritoriale nei campi di tortura di Guantanamo (Cuba). Sequestri cui ha collaborato attivamente anche l’Italia.

Gli Stati Uniti decisero quindi di invadere l’Iraq (di nuovo) e quindi l’Afganistan, al fine si smantellare l’organizzazione di Al Quida e “prendere” il saudita Osama Bin Laden, in un’operazione ventennale che è costata decine di miliardi di dollari. Bin Laden, continuò a fare comparse televisive per 10 anni; la sua morte fu annunciata 6 volte fino a quella definitiva del 2011, in cui fu riportato come ucciso in un’operazione dei Navy Seals in Afganistan. Il corpo del ricercato numero uno al mondo fu quindi gettato in mare.

Da allora Iraq e Afganistan sono, dopo quasi venti anni, sotto occupazione Statunitense e le misure di controllo delle comunicazioni e spostamenti aerei della popolazione mondiale, istituite in nome della “prevenzione del terrorismo”, rimangono in vigore e sono considerate lo standard di vita dalle nuove generazioni.

Dopo qualche mese dallo “shock” iniziale sono iniziate a trapelare inconsistenze, sabotaggi, falsi e fatti occultati; negli anni che sono seguiti, sono poi emerse evidenze che ridefiniscono completamente, a fatti ormai compiuti, lo scenario inizialmente presentato a media unificati al mondo intero.

Oggi sappiamo che le Torri Gemelle sono venute giù in caduta libera, con una modalità incompatibile con gli eventi distruttivi. E sappiamo che è venuto giù anche un terzo grattacielo di quasi 200 metri, il World Trade Center 7; anch’esso collassato su se stesso, sebbene non sia stato neanche sfiorato dagli aerei. Due aerei e tre grattacieli venuti giù come se soggetti a demolizione controllata. Di più non possiamo sapere perché i resti dell’area furono prontamente rimossi per realizzare un “memorial monument”. L’unica scatola nera ritrovata è quella dell’aereo precipitato in Pennsylvania; di essa si ha solo una trascrizione parziale e semi incomprensibile delle registrazioni audio; l’audio è tutt’ora non disponibile. Persino la dinamica dell’aereo che si afferma abbia colpito il Pentagono, l’area più video sorvegliata al mondo (e dotata di sistema missilistico difensivo autonomo), è tutt’ora poco chiara, anche a valle di un video rilasciato nel 2015.

Gli aerei dirottati per quasi un’ora non furono intercettati perché, per pura coincidenza, gran parte della flotta aerea statunitense era impegnata in esercitazioni aeree.

E non c’è alcuna prova che alcuno dei 19 “sospetti” fosse effettivamente a bordo degli aerei, sebbene questo fosse il fatto dato quasi per certo sin dall’inizio. E se pure fossero stati a bordo e fossero stati responsabili dei dirottamenti, non c’è alcuna prova del legame tra i 19 sospetti e Osama Bin Laden, il quale a sua volta non ha mai rivendicato ufficialmente tale atto terroristico, e non era né Iracheno né Afgano. In effetti Osama Bin Laden non è mai stato ufficialmente ricercato per gli atti dell’11 Settembre 2001, semplicemente perché l’FBI non ha mai avuto le prove per costruire un capo d’imputazione a suo carico.

Esistono molte altre aree “grigie” rispetto a tale evento, che non voglio citare per evitare “accuse di complottismo”. Ma le mancanze e falsità di cui sopra sono fatti accertati.

Per chi ha vissuto televisivamente gli eventi, l’unica cosa certa rimangono i due aerei che colpiscono le Torri Gemelle. Il corpo del reato, i circa tremila morti e i danni materiali, sono accertati. La dinamica del reato è invece non chiara; come pure è quanto meno dubbia la trasparenza del governo Statunitense in merito alle sue misure per prevenire e ostacolare ciò che accaduto.

Ma quello che è più importante è che non esiste un movente reale e nessuna prova a carico dei sospettati; eppure proprio l’accertamento della responsabilità e del movente dell’azione sono gli elementi da cui sarebbero dovute scaturire le azioni conseguenti.

E ancor di più? Che senso aveva invadere militarmente Iraq e Afganistan?

Questo è il punto della questione. Tutto il mondo di fronte alla visione scioccante di un fatto reale e alle dichiarazioni morali del governo del Paese offeso, ha deciso di credere a tutto il resto, senza mettere in dubbio la ricostruzione degli eventi e soprattutto senza più scrutinare la finalità e proporzionalità delle azioni intraprese dal governo rispetto a quanto accaduto.

Lo shock ha abbattuto lo spirito critico e giustificato il susseguirsi repentino di azioni che hanno ridotto le libertà individuali. La partecipazione morale dell’audience abilmente costruita attorno alla vittime della tragedia e gli eroi in prima linea, insieme all’annichilimento dello spirito critico hanno determinato una reazione irrazionale che ha concesso la giustificazione morale per azioni (la soluzione) non solo sproporzionate ma assolutamente non correlabili con i tragici eventi (problema). E’ il paradigma del “Problema->Reazione->Soluzione”, in cui la “soluzione” non ha nulla a che vedere con il “problema” iniziale; il problema serve solo a creare lo shock emotivo. E’ la “reazione” che conta.

Circa 20 anni fa la soluzione predefinita era l’invasione di due Paesi; invasione che, per inciso, ha implicato non solo la distruzione delle relative economie locali ma la morte di almeno un milione di persone.

Ma allora la domanda nasce spontanea. E’ possibile che la “soluzione” fosse già stata pianificata? In effetti la risposta, e senza possibilità d’obbiezione, è affermativa visto che l’invasione di Iraq e Afganistan erano parte della visione delineata anni prima all’interno dell’organizzazione (think tank) “The New American Century”, capeggiata proprio dai membri dell’amministrazione Bush. E il piano strategico di invasione in sette anni di Iraq, Afganistan e altri 5 paesi (tra cui Siria, Somalia e Libia) era stato discusso con gli Stati Maggiori prima dell’11 Settembre.

Ma allora se la “soluzione” era predefinita e la sua attuazione si è giustificata in virtù della “reazione” al “problema” delle “Torri Gemelle”, non vi pare che l’ipotesi più plausibile sia che tale “problema” sia stato quantomeno “favorito” da chi aveva interesse che avvenisse?


Veniamo quindi ai nostri giorni. Anche noi abbiamo avuto il nostro “problema“, il nostro shock e i nostri eroi.

covid camion 2

Non sarà il caso di porsi le domande oggi e recuperare il buon senso prima che la “soluzione” si realizzi?

Perché a distanza di tre mesi si presentano ancora i dati dei morti CON COVID, sebbene l’ISS abbia (su 909 autopsie) certificato la morte DA COVID solo nell”1% dei morti CON COVID?

Ha senso che il Ministero della Salute abbia di fatto inibito le autopsie? E ha senso aver bruciato i cadaveri per impedire autopsie in tempi successivi? E’ stato fatto nell’intento di scoprire o di coprire?

Perché non sono stati riconosciuti gli errori medici compiuti e viceversa sabotate ed oscurate le pratiche mediche che avevano successo (plasma autoimmune)?

Perché il governo ha messo in condizione di non lavorare milioni di persone per mesi, negando loro sussidi e vessandoli invece con multe di quasi pari entità dei sussidi (non erogati)? C’è buon senso? C’è proporzionalità? C’è solidarietà in ciò?

Perché i Paesi che non hanno fatto lock-down hanno una mortalità inferiore (e spesso molto inferiore) ai Paesi che hanno applicato le misure più drastiche? Se non lo sapete, perché non lo sapete?

Perché portate la mascherina? Per contenere un contagio ormai residuale o perché avete paura di sanzioni sproporzionate?

Perché continuano a terrorizzarvi con un epidemia sostanzialmente estinta ed un virus che ormai si sa come trattare da un punto di vista medico? Vogliono la ripresa economica e sociale, oppure portarvi al limite per poi attuare misure ancora più draconiane?

Perché già immediatamente dopo l’inizio dell’emergenza hanno parlato di “nuova normalità“?

Perché questo interesse smodato a “tracciare” i vostri movimenti e i vostri contatti?

Perché questo interesse irrazionale a un “vaccino” sperimentale quando la quasi totalità delle persone sviluppa anticorpi e per la popolazione immunodeficiente esistono già terapie efficaci?

Quanto di quello che avete sentito e visto è credibile? Quanto sapete di quello che succede altrove? Quanto di quanto vi è stato presentato è orientato a informarvi o incoraggiarvi e quanto invece a spaventarvi? Quanto di ciò che è stato fatto è sensato e proporzionato al problema? Quanto è stato fatto nell’interesse della vostra persona e quanto a limitare i vostri diritti individuali?


Venti anni fa, con 3000 morti da “problema” giustificarono l’invasione di Iraq e Afganistan e almeno un milione di vittime di guerra. Oggi i morti da “problema” sono ben più di 3000, e la “reazione” emotiva è ancora più profonda; la “soluzione” potrebbe essere ben più radicale e duratura.

Un caro saluto.

Identità Digitale: vi trasformeranno in schiavi

Prima di leggere questo articolo, vi consiglio di stamparlo e conservarlo da qualche parte. Non solo perché potreste non ritrovarlo in futuro, ma semplicemente perché se le cose vanno come io temo potreste trovare qualche indicazione sul come evitare il peggio o magari tornare indietro.


Vi hanno prima chiuso nella prigione domiciliare, e multato, arrestato o anche picchiato se colti fuori di casa o troppo lontani dalla vostra prigione. E poi vi hanno restituito una libertà parziale, condizionata all’indossare una museruola. Avete già imparato la prima lezione dell’obbedienza.

Vi hanno fatto chiudere le vostre attività commerciali, mettendovi in ginocchio. Ora vi concedono di riaprire a condizione di schedare i clienti e/o di non usare il contante. Ad altri hanno permesso la “riapertura” a condizioni di esercizio commerciali impossibili, per cercare di portarli all’idea di voler conoscere lo stato sanitario dei clienti; perché, una volta che sappiano distinguere il “sano” dall’infetto, potranno operare in quasi normalità.

Quello che avviene non è opera di pazzi; è un atto deliberato inteso a ridurre così tanto i vostri standard di vita da farvi impazzire, per condurvi a negoziare la vostra libertà, a chiedere al vostro carceriere di aprire parzialmente la vostra cella, accettando compromessi una volta altrimenti inammissibili. E’ una strategia nota, detta Problema->Reazione->Soluzione, in cui il potere cerca di portare la propria popolazione in condizioni di stress così pesanti che la popolazione reclamerà come “ciambella” di salvataggio esattamente quello che il potere voleva imporre sin dall’inizio.

Magari vi chiederete cosa vi aspetta, dove veramente vogliono parare. Si scrive Identità Digitale, si legge schiavitù permanente ed irreversibile.

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Primo Stadio evolutivo –  L’imminente futuro

Quanto segue sarà il vostro imminente futuro nell’arco di 1 anno se non ritrovate voi stessi; rileggete questo paragrafo tra qualche mese e con il senno di poi capirete cosa veramente vi hanno fatto:

  • vi proporranno un’applicazione di tracciamento che consente ad entità (intendo con entità istituzioni generiche private o pubbliche nazionali e non) di conoscere i vostri spostamenti, i vostri contatti e lo “stato” di salute vostro e delle persone attorno a voi; chi adotterà tale applicazione troverà beneficio psicologico (“sentirsi sicuro”) e dimenticherà poco dopo (per abitudine e conformità sociale) il compromesso che ha fatto con la propria dignità
  • manterranno forti restrizioni all’esercizio commerciale e il divieto (o forti limitazioni) a viaggi lavorativi e non, per “impedire la diffusione del virus”
  • gli esercizi commerciali (ristoranti, negozi, compagnie aeree) a questo punto troveranno insopportabili le condizioni lavorative emergenziali e “proporranno” alle entità l’idea di rimuovere le barriere imposte in cambio dello screening “sanitario” dei clienti
  • le entità ben volentieri acconsentiranno (è quello che hanno sempre voluto), e le attività commerciali inizieranno a effettuare lo screening (ad esempio tramite smart tags e QRcodes con interazione tramite applicazione di tracciamento e “totem” posti all’ingresso), permettendo l’accesso ai servizi erogati senza restrizioni solo ai “sani”, negando l’erogazione del servizio alle persone “non certificabili”, oppure erogando loro i servizi in condizioni umilianti
  • di conseguenza anche persone reticenti ad adottare l’applicazione di tracciamento troveranno le restrizioni imposte loro sempre meno sopportabili e gradualmente accetteranno di utilizzare tale applicazione;

Alla fine di questo stadio la quasi totalità della popolazione utilizzerà tale applicazione per accedere ai servizi; servizi che prima non avevano alcuna precondizione. In essenza sarete abituati a fare “log-in” anche nei luoghi fisici alla stregua dei luoghi virtuali.

Dopo un po’ non si farà più caso alla limitazione imposta alla vostra libertà e sottovaluterete il fatto che siete stati profilati da un punto di vista sanitario; probabilmente sarete indotti a pensare che

“in fondo non è successo nulla, e anzi l’APP è comoda e ci rassicura”.

Pochi saranno consapevoli che il profilo sanitario non solo è noto ad altri (entità) ma non è più sotto il vostro controllo (vedi Decreto Legge del 20 Maggio, che ha eliminato dalla normativa il consenso informato del cittadino al proprio Fascicolo Sanitario Elettronico – FSE) e che quindi altri (le entità) possono anche inserire informazioni sanitarie sulla vostra persona a vostra insaputa o contro la vostra volontà; ancor meno persone sapranno che la banca dati che conserva il vostro profilo utente (in accordo a quanto stabilito nel DL del 10 Maggio) può conservare il vostro genoma (per 40 anni).

Questa è la base della Patente Sanitaria, ma è solo l’inizio, perché a quel punto ci sarà una rapida evoluzione tecnologica e relativa erosione del diritto giuridico.


Secondo Stadio evolutivo – Il futuro prossimo

Quanto segue sarà il vostro prossimo futuro nell’arco di 2 o 5 anni se non ci sarà risveglio:

  • le persone saranno orma abituate a fare il “log-in“, cioè ad entrare digitalmente anche negli spazi fisici, tramite APP, con delle credenziali stabilite e controllate dalle entità; l’assuefazione avverrà sia per paura che ritorni il trauma passato (lockdown) che per conformità sociale
  • il log-in sarà ormai esteso alla gran parte dei punti di aggregazione; mezzi di trasporto, centri commerciali, teatri, cinema, discoteche; rimarranno verosimilmente esenti gli esercizi commerciali più piccoli
  • fioriranno sistemi di sorveglianza attiva, quali termo scanner e videocamere a riconoscimento facciale e biometrico pilotati da Intelligenza Artificiale e agganciata alla banca dati dei “cittadini”, prevalentemente nei luoghi di maggiore aggregazione e/o spostamento; tali strumenti controlleranno il vostro profilo digitale ed eventualmente (per ragioni di sicurezza sanitaria, ovviamente) le vostre presunte condizioni fisiologiche (ad esempio la temperatura corporea); il vero scopo di tali sistemi non è tanto quello di sorvegliare quanto quello di creare pressione psicologica, di portare all’auto-isolamento e suscitare la percezione subliminale (non espressa, ma sedimentata) di essere in perenne controllo e che quindi la possibilità di evasione dal sistema è semplicemente un sentimento vano e che il dissenso potrebbe avere ripercussioni
  • i sistemi di certificazione per il log-in faranno un passo avanti e vi richiederanno un’identificazione biometrica; l’APP vi richiederà quindi il riconoscimento facciale o delle impronte digitali, dati che ovviamente andranno ad arricchire il vostro profilo nella banca dati;
  • una volta assicurata la “sicurezza” informatica tramite parametri biometrici sarà possibile introdurre il pagamento digitale-biometrico che aprirà la porta alla rapida scomparsa della moneta fisica (contante), perché l’APP è comoda e sicura e il contante è veicolo di contagio
  • l’APP sarà via via accompagnata, e rapidamente sostituita, da sistemi di riconoscimento biometrico passivi (“totem biometrici” provvisti di telecamere o altri sensori capaci di rilevare determinate caratteristiche da confrontare con la banca dati ove risiede il vostro profilo digitale). Questa seconda modalità velocemente soppianterà la prima (l’APP) perché più “comoda” e per alcuni anche “divertente“; senza che ve ne accorgiate, con questo passaggio, vi estranieranno dal concetto di atto volontario di attestazione della propria identità e dall’idea stessa di essere in “possesso” dei mezzi di identificazione personale. Tale evoluzione sarà giustificata non solo con il vantaggio della “comodità d’utilizzo” ma anche e soprattutto con la motivazione di prevenire il furto (cyber-terrorismdella vostra identità in rete.
  • le scuole saranno un obiettivo primario dei totem biometrici, i quali garantiranno accesso sicuro solo alle persone abilitate; il tutto, ovviamente, per l’interesse esclusivo dei vostri bambini. I ragazzi (la generazione digitale) troveranno la cosa in qualche modo “divertente”.
  • i media descriveranno ovviamente l’evoluzione dall’utilizzo volontario e con credenziali personali note a voi all’identificazione passiva con informazioni non necessariamente a voi note, come un semplice processo di semplificazione digitale. Si realizzerà così la prima forma di vera e propria di identità digitale, in cui la vostra identità è definita e gestita in rete (voi sarete quello che l’entità definisce) e il processo d’identificazione sarà prevalentemente passivo, cioè senza richiesta di un vostro atto volontario o consapevole.
  • a questo punto sarete stati largamente “spersonalizzati”; voi non sarete più quello che dichiarate di essere ma quello che l’identità digitale attesta che voi siate; non sarà più l’esercente ad accogliervi nell’esercizio commerciale, ma un totem; e se il totem darà “semaforo rosso” l’esercente alzerà le braccia a dimostrazione della sua impotenza, perché il totem conoscerà voi più dell’esercente o di voi stessi. Anche i genitori troveranno chiuse le porte della scuola e non potranno accedervi se non con previa prenotazione e solo se i parametri biometrici scansionati dal totem saranno accettabili; molti tra i genitori s’illuderanno di avere i figli al sicuro senza realizzare di averne perso la podestà.
  • a questo punto inizierà a farsi strada a livello embrionale la soluzione del microchip sottocutaneo con informazioni residenti nel corpo (sincronizzabili con la vostra identità digitale in rete) e scambiabili tramite interazione elettromagnetica (tipicamente RFID), garantendo l’interazione “sicura” tra persone e macchine non predisposte con sensori biometrici; sebbene il microchip desti oggi le maggiori “preoccupazioni”, esso avrà comunque rilevanza marginale (almeno fino a quando le nuove generazioni non siano abituate alla cultura cibernetica e non siano commercialmente praticabili soluzioni nanotecnologiche) e sarà affiancato da soluzioni percepite come “meno invasive” (tipicamente sensori indossati) che permettano altre interazioni evolute uomo-macchina (quali ad esempio la soluzione brevettata da Microsoft per la gestione di transazioni basate sulla lettura di parametri biologici tra cui, e non in via esclusiva, i segnali neuronali)
  • la pervasività degli apparati dotati di connettività (bluetooth, wifi) combinata con tecnologie mobili capillari (5G) permetteranno il tracciamento personale, con ragionevole confidenza, delle persone anche all’interno di luoghi chiusi (indoor tracking)
  • la banca dati del vostro profilo (identità digitale) integrerà le informazioni sanitarie con altre informazioni giuridiche, catastali e finanziarie (immobili, liquidità e finanche oggetti posseduti) perché la stragrande maggioranza delle transazioni (anche quelle relative agli articoli più “personali”) avverrà tramite validazione ed autorizzazione dell’entità in rete; ciò consentirà non solo la disponibilità in tempo reale di dossier informativi su ogni persona ma determinerà una consapevolezza subliminale nella singola persona di non aver aspetti privati, creando un naturale deterrente al dissenso
  • persisteranno nel medio periodo, frange di dissidenza (hacking, sabotaggio di antenne e totem) per un ritorno al passato, atti che saranno qualificati e descritti dai media e dalle istituzioni come terrorismo informatico o bioterrorismo, in quanto attentati alla vostra identità digitale e quindi alla vostra sicurezza e salute; tali frange si esauriranno con il ricambio generazionale; voi ovviamente crederete alle finalità “eversive” presentate dai media
  • alla fine di questo stadio evolutivo le entità in rete potranno, sulla base del controllo dell’identità digitale, classificare le persone e restringerne proattivamente l’accesso a servizi anche essenziali (sulla base di meccanismi simili a quelli già attuali in Cina), ivi incluse le proprie disponibilità finanziarie, per piegare sul nascere ogni forma di dissenso;

Alla fine di questo stadio evolutivo, la prima versione dell’identità digitale si sarà compiuta. Lo scopo dell’identità digitale si evolverà ben oltre i confini sanitari e, non appena il diritto fiscale si adatterà, le sanzioni come pure le tassazioni non saranno più pagate dalla persona ma semplicemente prelevate autonomamente dalle entità.


Non mi espongo sul successivo stadio evolutivo, perché vi sembrerebbe paranoico, in particolare se ancora credete che ci sia un’emergenza sanitaria. Mi limito a dirvi che quanto sopra descritto discende da tecnologie commerciali disponibili e già applicate (quindi non semplicemente ipotetiche o futuribili), e le implicazioni sociali descritte rappresentano un sottoinsieme ottimistico della quotidianità odierna del “cittadino” cinese sotto l’egida del Social Credit (Identità Digitale cinese).

Quello che avviene oggi è stato pianificato. Mi sono occupato professionalmente di sicurezza con tecnologie biometriche e tracciamento/localizzazione e vi posso testimoniare che l’intero programma europeo dei fondi Horizon 2020 (dal 2014 al 2020) in ambito sicurezza ICT era focalizzato sullo sviluppo di tecnologie biometriche per il controllo della popolazione.

Siamo all’interno di una guerra globale con la Cina, in cui la guerra si attua mercificando la vostra persona, partendo dai diritti. Per questo non deve stupirvi che proprio i Paesi del G8 (ad eccezione ovvia della Cina stessa e della Russia sua alleata) siano quelli con misure “pandemiche” maggiormente restrittive.

La Cina ha vinto la sfida della produttività e le vostre istituzioni hanno preso atto della superiorità del modello sociale cinese; di conseguenza il capitale finanziario internazionale ha deciso di trasformare le nostre democrazie liberali in tecnocrazie autoritarie che non abbiano più cittadini ma schiavi.

Se non si ferma adesso il meccanismo, la prossima generazione non saprà neanche cos’è la libertà personale, cos’è la libertà d’opinione e cos’è il diritto naturale individuale.

Un caro saluto.

Siamo alla strategia della tensione

Le parole di questi giorni, con vari richiami agli “attentati contro lo stato”, l’uso strumentale di figure nobili della nostra storia relativamente recente, i messaggi subliminali lanciati da alcune istituzioni al “guardarsi” dai dissidenti, parlano chiaro.

Hanno paura che il velo si alzi. Siamo alla strategia della tensione.

Arriverà a breve qualcosa di esplosivo da utilizzare per rinsaldare il rapporto tra questo governo autoritario e la sua base di consenso. Per convogliare anche quella opposizione, che opposizione non ha mai fatto sui temi fondamentali, verso il supporto del regime in una sorta di dittatura di unità nazionale.

Stateve accuorti.

Un caro saluto.