Esproprio certo, patrimoniale probabile

L’inverno porterà a molti la consapevolezza della vera natura di questo “reset” mascherato da “emergenza sanitaria”, quantomeno sotto il profilo finanziario.

Un “reset” che non ha solo confini finanziari ma che probabilmente implica un ridisegno degli assetti geo politici, tramite operazioni belliche (come a valle dell’11 Settembre 2001), rivoluzioni colorate e una ridefinizione del rapporto tra cittadino e Stato tramite revisione al ribasso dei vostri diritti naturali.

Ma se gli intenti geo politici sono ancora nebbiosi, la natura finanziaria del “reset” è già più chiara e inizierà a manifestarsi precocemente e sarà particolarmente evidente nei Paesi a più elevato debito pubblico, in particolare in Europa, in particolare in Italia.

In autunno gli Italiani non cerebrolesi, scopriranno che in molti lavorano in aziende tecnicamente fallite. Lo Stato Italiano quindi, al fine di “salvare le aziende” e “preservare posti di lavoro” dal fallimento deliberatamente provocato, interverrà con prestiti sostenuti da fondi privilegiati in valuta estera (EURO). I cerebrolesi festeggeranno l’intervento salvifico del “magnifico” governo; e perfino alcuni tra quelli che pensano di essere vegli vedranno di buon grado la cosa reclamando perfino “ulteriori” nazionalizzazioni, semmai lamentando un intervento tardivo.

In realtà si tratterà di un vero e proprio ESPROPRIO programmato con cui lo Stato Italiano prenderà quote di aziende private con denaro a debito estero, di fatto trasformando le aziende stesse in garanzia del debito pubblico. Vi ricordate quando alcuni leaders politici (tra cui la Merkel) e draghi della finanza asserivano che l’Italia ha un debito pubblico eccessivo a fronte di una ricchezza privata elevata, suggerendo che la ricchezza privata poteva essere utilizzata per riportare in ordine il debito pubblico costruito su emissioni in valuta estera? Bene, problema risolto.

Lo Stato con il “salvataggio espropriante” trasformerà le quote delle aziende private (in particolare piccole e medie aziende, in particolare del nostro pregiatissimo settore turistico) in assets a garanzia del debito pubblico. In questo modo i detentori privilegiati del nostro debito pubblico materializzeranno il loro credito virtuale.

E verosimilmente, i “salvifici” prestiti prevederanno anche condizioni d’esercizio, quali l’obbligo di ammettere solo transazioni economiche digitali, e anche peggio…

Si fermeranno all’esproprio? Non credo. Ci saranno altre bocche da sfamare con i risparmi degli altri. La PATRIMONIALE con imposte sugli immobili (prima casa inclusa) e prelievo dai conti correnti è altamente plausibile.

Più avanti nel tempio, sarà il turno dei dipendenti pubblici e pensionati, preservati il più possibile dagli impatti della crisi unicamente per garantire al governo la necessaria base di consenso, che avranno modo di apprezzare nuove significative “spending reviews”.

Un caro saluto.

Essere fieramente folli nella nuova normalità

Piccola riflessione scaturente da un episodio personale. Ieri l’altro nel mio consueto giro in bicicletta mentre attraversavo il parco ho sentito dietro di me un bambino esprimersi con la frase

ecco il matto

In realtà non so se si riferisse a me, ma il pensiero mi ha attraversato la mente in virtù del fatto che indossavo la mia maglietta personalizzata (una delle tante) che invita a riflettere su cosa sta succedendo veramente.

In realtà molto probabilmente la frase era diretta a qualcun altro, magari un compagno di giochi, ma il punto è un altro.

In altri tempi, l’idea di essere appellato come “matto” o “folle” mi avrebbe suscitato irritazione, e sarei stato tentato di rivendicare la mia preparazione tecnico-scientifica, o i miei 134 punti di QI.

Oggi non più, né irritazione né orgogliosa tentazione di rivendicare il mio status intellettivo.

In effetti l’idea stessa di essere considerato folle in un contesto largamente adeguato a una “nuova normalità” fatta d’ignoranza e conformità, semplicemente mi conforta.

Un caro saluto.

Un Paese di dementi in monopattino

Li vedi comparire da ogni parte. In piedi senza muovere un arto, in piedi ma con la mente piegata, trascinati da un giocattolo per bambini.

Non hanno potuto lasciarsi perdere l’occasione:

Cosa? babbo governo ci da un bonus per l’acquisto del monopattino? Corriamo!

Il lockdown piega la schiena alle attività produttive delle piccole aziende, ma diviene un “Black Friday” per le piattole della nostra società.

Un popolo di dementi.

Un caro saluto.

Inganno COVID, approfondimento sulla letalità

Nell’articolo dell’8 Giugno ho dato una stima statistica della mortalità e letalità reale del COVID. Un articolo un po’ tecnico e poco digeribile, ma in sostanza la conclusione finale è che la letalità di questo virus è sicuramente in una finestra tra lo 0,01% e lo 0,1%, dove l’estremo superiore è sicuramente soggetto a sovrastima.

Ricordiamo che la letalità rappresenta la probabilità di morire una volta contratta l’infezione e si calcola come LETALITA’ = DECESSI/INFETTI. La mortalità invece rappresenta la probabilità di morire una volta che un’infezione impatti una popolazione e si calcola come MORTALITA’ = DECESSI/POPOLAZIONE.

Oggi vi presento una seconda valutazione effettuata con un’approccio completamente differente da quello del precedente articolo, che porta a valutazioni coerenti, con una letalità stimata nell’ordine dello 0,06%. Ricordo che sono valutazioni statistiche e quello che importa non è tanto il numero quanto l’ordine di grandezza. Le valutazioni che seguono sono basati sui dati della Protezione Civile dal 23 Maggio al 25 Giugno.


VALUTAZIONI SULLA LETALITA’

Secondo i dati della Protezione Civile nel periodo considerato c’è stato stabilmente almeno l’1% della popolazione positiva, cioè circa 60,000 Italiani, come descritto dalla figura sotto, e in Lombardia oltre il 3% (circa 30,000 lombardi).

Diapositiva1

L’epidemia si è quasi estinta ma la diffusione, sebbene minima, del virus c’è stata nell’ultimo mese, a meno che non si dica che i tamponi non servono. Se ciò è vero dovremmo avere aver avuto, pro quota, nuovi malati e morti in ragione della letalità di questo virus.

Il metodo utilizzato, quindi, è quello di confrontare l’incremento dei morti con l’incremento dei positivi registrato. Questo approccio risente di alcune limitazioni ma comunque parte dal presupposto ragionevole che il rapporto tra incremento (in percentuale sulla popolazione) di morti e incremento di positivi (in percentuale sulla popolazione) dovrebbe restituirci una stima della letalità di questo virus, almeno in termini di ordini di grandezza.

Qua sotto l’andamento della letalità così calcolata per Lombardia, Lazio e Italia.

Diapositiva3

E’ vero che i morti di un dato giorno probabilmente sono dovuti a ricoveri antecedenti di 1-3 settimane, ma la figura da uno spaccato di oltre un mese. 

Come si evince, il tasso di letalità è in decrescita; il dato più significativo da un punto di vista statistico è quello nazionale. Il dato è stabilmente inferiore allo 0,1% e ha violato la quota 0,04% (il dato del Lazio è un più “ballerino” per via della minore rilevanza statistica dei numeri implicati).

Questa stima della letalità è perfettamente in linea con quanto si registra in altri Paesi (non Euro-Atlantici) e non nella coda finale dell’epidemia, ma sin dall’inizio.

Per inciso, la Corea Del Sud e il Giappone, paesi con densità di popolazione superiore all’Italia, ben più vicini e collegati con la Cina, e che hanno ricevuto l’omaggio COVID prima dell’Italia, pur non istituendo il lockdown dittatoriale italiano, hanno avuto mortalità rispettivamente 60 volte e 10 volte inferiori a quella Italiana. Se poi pensate che il COVID si sia comportato nello stesso modo a tutte le latitudini e longitudini, site male informati; leggetevi il precedente articolo.

A questo punto annotiamo che il primo lockdown (quello leggero) è stato emanato il 9 Marzo con 9172 positivi e 463 deceduti (con una letalità apparente di oltre il 5%); il secondo lockdown (quello dittatoriale) è stato emanato il 23 Marzo con 64000 positivi e 6077 deceduti (con una letalità apparente del 9,5%).

Ovviamente morti CON COVID, non DI COVID, ca va sans dire

Sappiamo benissimo che il dato di 64000 positivi (del 23 Marzo) implicava molti più infetti non diagnosticati, ed infatti questo è il punto. Noi oggi, nonostante il virus circoli, registriamo una letalità dell’ordine dello 0,06% (ma tendenzialmente inferiore). Se assumiamo che la letalità di questo virus non sia cambiata in tre mesi possiamo assumere che la letalità reale (0,06%) sia oltre 150 volte inferiore a quella apparente registrata il 23 Marzo.

Poiché LETALITA’ REALE = LETALITA’ APPARENTE x POSITIVI NOTI/INFETTI TOTALI e quindi INFETTI TOTALI = LETALITA’ APPARENTE/LETALITA’ REALE X POSITIVI NOTI, potremmo stimare al 23 Marzo gli infetti attorno ai 9,6 milioni (9.5/0.06 x 64000); numero che riecheggia una valutazione circolata un mesetto fa.

Con lo stesso ragionamento potremmo dire che al 1 Aprile, data in cui si è registrata l’inversione di tendenza della curva epidemica, quando registravamo 110.000 infetti e una letalità apparente (sempre CON COVID) del 12%, il numero di infetti fosse attorno ai 22 milioni, oltre un Italiano su 3.

Sono valutazioni “di massima” ma non necessariamente per eccesso. Un professore e medico (Bacco) già tempo addietro stimava tra il 38% e il 50% il tasso di diffusione del virus in alcune province Lombarde su base di test sierologici. E quindi non mi stupisce affatto che recenti test sierologici commissionati dall’ISS abbiano stimato in Lombardia un tasso di diffusione superiore al 20%. Anzi la trovo una stima per difetto. E tardiva, drammaticamente tardiva.

In sostanza vi hanno tenuto ai domiciliari per non contrarre un virus che verosimilmente un terzo della popolazione aveva già contratto e che aveva (nel peggiore dei casi) una letalità verosimilmente inferiore allo 0,06% (e sicuramente inferiore allo 0,1%), al netto dell’intubazione dei mattatoi covid.

Tanto per essere chiari, senza nessuna misura restrittiva, un tasso di letalità dello 0,06% con una diffusione del 60% (valore oltre il quale è difficile andare per via dell’immunità di gregge) significherebbe 21600 morti DI COVID.

Come dite? Abbiamo già oltre 30.000 morti? Ma io mi riferisco a morti DI COVID non morti CON COVID. E la mia è una sovrastima.

Ma perché le “Istituzioni” e i media non vi dicono queste cose?

Perché altrimenti si apre il vaso di Pandora. Per lo stesso motivo per cui il “professor” Crisantemi si permette di dire che in autunno ci sarà un mattatoio.

Devono tenere la corda, quella del vostro guinzaglio, tesa. Per fare le riforme che avrete modo di apprezzare a partire dall’autunno.

Il professor Zangrillo ha parzialmente ragione, quando dice che non c’è nessuna emergenza da un punto di vista clinico.

In realtà, l’emergenza clinica nei termini in cui è stata presentata, non c’è mai stata.

L’emergenza democratica sì, e peggiorerà.

Un caro saluto.

COVID: il più grande inganno della storia, dopo quello di Babbo Natale

In prossimità del 25 Dicembre di ogni anno, da molti decenni, ha luogo il più grande complotto di tutti i tempi. Miliardi di adulti, senza apparente accordo, raccontano ai più giovani dell’arrivo dell’oscuro benefattore, Babbo Natale. Tanto più inconsapevoli i minori, tanto più spinta la fantasia degli adulti. Chi si limita a citarne il nome lasciando spazio alla fantasia, chi aggiunge dettagli e “testimonianze” personali, chi fa scrivere la letterina, chi nel fatidico giorno cade nella tentazione del travestimento. E i piccoli ci cascano. Non c’è bisogno di prove. Non è possibile che tutti i “grandi” mentano. E poi tutti i maestri, tutti i conoscenti, e persino le TV reggono il gioco,  inducendo alla conclusione che:

non è possibile che si siano messi tutti d’accordo con papà e mamma, è impossibile!

In effetti però non in tutte le latitudini e longitudini arriva Babbo Natale, ma i piccoli non lo sanno. E poi alla fin dei conti, la mattina del 25 Dicembre i regali magicamente compaiono. Il negazionismo di Babbo Natale deve essere immaginazione di complottisti.

Ma poi un bel giorno, arriva la consapevolezza dell’inganno. Babbo Natale non esiste.

La narrazione del COVID è solo seconda a quella di Babbo Natale. E’ è una favola per adulti ma non a lieto fine, perché Babbo Covid i regali viene prenderli e non a donarli.

Quella del COVID è una favola che non regge più per molti, ma per moltissimi ancora appare credibile nonostante le sue falle. Per questi ultimi, non è possibile che si siano messi tutti d’accordo. E poi è una Pandemia mondiale che fa strage ovunque. E poi perché mai montare un complotto di tale portata?

Sul perché non mi dilungo. In parte qualcosa si intuisce; di più si saprà prima di Natale.

Ma sul fatto che sia “una Pandemia mondiale che fa strage ovunque”, beh, basterebbe mettere il naso fuori casa e scoprire che Babbo Covid non arriva esattamente dappertutto. E sicuramente non nello stesso modo.

Qui sotto una prima figura (1) che rappresenta il tasso di mortalità COIVD (al 22 Giugno) in circa 50 Paesi (se le figure dovessero essere poco leggibili, zoomate sulla pagina). Tutti i dati provengono dall’OMS.

Diapositiva1

I Paesi nella figura sopra sono ordinati da quello con maggiore mortalità a quelli con minore mortalità, da sinistra verso destra. In rosso i paesi con misure lockdown dittatoriali, in giallo con misure medie e in blu quelli con misure leggere o nessun lockdown. Inoltre con la linea orizzontale tratteggiata in nero è indicato il tasso di mortalità medio dell’influenza (circa lo 0,007% reperito qui). Come è facile osservare, c’è una fortissima correlazione tra i Paesi con maggiore mortalità e quelli con misure più restrittive; addirittura i primi 4 Paesi, tutti Europei, per rigidità delle misure restrittive hanno una mortalità decine di volte superiore a quella di Paesi meno sviluppati.

Ciò si evince anche dal dato Statunitense (figura seguente) in cui sono rappresentate mortalità e misure di lockdown dei vari Stati. In giallo chi ha adottato misure medie, in blu quelli con misure leggere e in verde chi non ha adottato nessuna misura. Nessuno Stato degli USA ha adottato misure neanche paragonabili a quelle adottate in Spagna e Italia.

Diapositiva4Qualcuno sarà tentato di dire che

ovviamente i Paesi e Stati con maggiore mortalità hanno preso le misure più restrittive

No, questo ragionamento non regge. Ed è la tentazione in cui cade chi cerca di razionalizzare ciò che non è ragionevole. La mortalità dipende da due fattori, la letalità reale e la propagazione del virus. Le misure di quarantena hanno lo scopo di ridurre la mortalità contenendo il contagio, e non possono ovviamente incidere sulla letalità biologica di un virus. L’unica cosa che incide sulla letalità sono le strutture sanitarie, e paradossalmente i Paesi con strutture sanitarie più avanzate non sembrano fare una bella figura..

Non è assolutamente possibile che lo stesso virus abbia mortalità di ordini di grandezza inferiore nei Paesi/Stati in cui non si è effettuato nessun lockdown (o quasi) rispetto a Paesi/Stati in cui si siano adottate misure molto più rigorose. Ovviamente ipotizzare la correlazione opposta, e cioè il lockdown causi l’incremento della mortalità, non ha senso. Allora l’unica conclusione che possiamo trarre è che semplicemente non ci sia nessun nesso statisticamente apprezzabile tra lockdown e riduzione della mortalità.

Qualcuno potrebbe suggerire che la maggiore mortalità sia legata alla maggiore densità di popolazione. In effetti questa è un’osservazione ragionevole; una correlazione statistica per quanto lasca dovrebbe essere osservata. Dovrebbe.

La figura sottostante (3) in cui i Paesi sono ordinati da sinistra verso destra al decrescere della densità di popolazione ci dice chiaramente che non esiste nessun nesso tra densità di popolazione (che ovviamente a parità di condizioni determina maggiore diffusione del virus) e mortalità.

Diapositiva2

In sostanza sebbene la logica ci dice che la mortalità dovrebbe crescere con la crescita della densità di popolazione e diminuire con l’accrescimento delle misure di lockdown, i dati mostrano chiaramente che ciò non avviene. Tanto più che, come è facile notare, i Paesi con misure più restrittive sembrano essere i più “civilizzati”, i più organizzati, i più ricchi, quelli con migliori standard sanitari.

In effetti i dati sulla mortalità sembrano non aver nessun legame con quello che sarebbe logico aspettarsi:

  • i Paesi con strutture sanitarie migliori non hanno mortalità inferiore a quelli del terzo mondo,
  • il lockdown non ha alcun effetto sulla mortalità,
  • e la correlazione tra densità di popolazione e mortalità è sostanzialmente non apprezzabile.

Tutto ciò è assurdo. O meglio sarebbe assurdo, se i dati riflettessero il comportamento atteso da un virus.

Inoltre se osservate la figura 1 è evidente a chiunque che la stragrande maggioranza dei Paesi che non hanno preso nessuna misura restrittiva, o misure minime, hanno una mortalità nettamente inferiore a quella della normale influenza.

Ed in effetti questo è coerente con le valutazioni fatte sulla pericolosità di questo virus descritte in questo articolo. Ne consegue che

se nei Paesi che non hanno adottato misure restrittive la mortalità è paragonabile e più spesso molto inferiore a quella dell’influenza, allora anche la letalità del COVID è al più pari a quella dell’influenza. Al più…

Allora se la letalità è bassa come si spiega l’apparente alta mortalità di alcuni Paesi?

Beh, se osservate sempre la figura 1 questo virus sembra avere una strana predilezione per la zona Euro-Atlantica.

L’unica spiegazione ragionevole è che l’apparente “alta mortalità” è stata costruita ad arte con la definizione di “morte CON COVID” (che tuttora permane a tre mesi dall’inizio dell'”emergenza”) che permette di mettere nel calderone COVID decessi che non hanno nulla a che fare con il virus.

Il perché di ciò? Lo scopriremo strada facendo, ma ci sono già abbondanti indizi su dove vogliono parare. Non faccio speculazioni (in questo articolo) per non andare fuori tema, ma vi sembra ragionevole che si facciano “riforme” strutturali in un periodo di “emergenza”?

In definitiva quanto sopra sembrerà pleonastico oppure rafforzativo a coloro che hanno già realizzato l’inganno. Agli altri spero possa aver aperto gli occhi.

A questo punto dovreste aver chiaro perché spingano tanto per un vaccino sperimentale che (anche assumendo che non sia pericoloso per la salute) sicuramente sarà quanto meno inefficace.

Chi ha ordito questa trama deve nascondere le prove, come ha già fatto con le mancate autopsie e cremazioni preventive; devono vaccinare il più possibile, a costo di iniettare soluzioni fisiologiche palliative perché il prossimo inverno/primavera, non potendo ripetere la stessa truffa mediatica di questa primavera, potranno però giustificare la bassa mortalità di un virus pericoloso quanto un raffreddore, con il successo della politica di vaccinazioni “farlocche”.

E le pecore, come si dice dalle mie parti, saranno “contente e cojonate“.

Un caro saluto.

Benvenuti nel nuovo mondo

Donne contro uomini, nel nome della “parità di genere“. Perché quello che lui ha in più è maltolto a lei.

Giovani contro adulti, nel nome del “green deal“. Perché l’egoismo dei vecchi ha minato il futuro dei giovani.

Poveri contro la classe media, nel nome dell'”equità“. Perché nel mondo dei prolet non ci sia né invidia né speranza.

Bambini contro genitori, nel nome della “sicurezza“. Perché lo Stato sia il riferimento etico delle nuove leve.

Un popolo di pecore attorniato da lupi che separeranno, isoleranno e poi sbraneranno.

 

In bocca al lupo.

Cos’è la “Scienza”?

Ad alcuni potrebbe sembrare una domanda retorica. Ma in realtà capire cos’è la scienza è questione estremamente importante, in particolare in tempi di deriva “scientista” e “tecnocratica“.

Nel gergo comune s’intende per scienza qualsiasi disciplina intellettuale che porta a spiegare o interpretare fenomeni tangibili. Con questa lettura “volgare” si tende a dare alle determinazioni scientifiche il valore di oggettività. Lo sviluppo dell’applicazione industriale della scienza ha portato alla tecnologia ed oggi il corto circuito tra scienza e tecnologia è tale che spesso parliamo di discipline tecno-scientifiche.

Come conseguenza, le altre discipline dell’intelletto vengono denominate, tipicamente, come “umanistiche” perché tentano di dare spiegazione di ciò che trascende il misurabile, e che riguarda la percezione umana sia di ciò che appartiene ai nostri sensi che non. La disciplina umanistica finisce con l’essere relegata al ruolo di contorno emotivo all’oggettività definita dalla “scienza”.

Persino la filosofia, da sempre interpretazione più alta dell’intelletto umano, diviene declassata a sfera emotiva; il suo reato è quello di trascendere la realtà alla ricerca di una ragione più alta che non solo spieghi il reale ma anche il possibile.

sceinza

Si badi bene che la mia non è una difesa apologetica della sfera umanistica né tanto meno della filosofia; io sono un ingegnere che per oltre 2 decenni si è occupato di applicare tecnologie avanzate e che per circa un lustro di insegnare Matematica e Fisica. Ma la parola “scienza” ha oggi il potere di segnare una dicotomia tra il vero e il falso tanto da essere usata come strumento di programmazione linguistica delle masse; e la personificazione della “scienza” può portare a gravi derive autoritarie.

Per questo è importante capire cosa s’intende veramente con Scienza, e partiamo con questo:

la scienza non esiste

Dirò di più:

non esistono gli scienziati

In realtà esiste il METODO SCIENTIFICO; e il RICERCATORE SCIENTIFICO è colui che applica il metodo scientifico. Questo perché:

la scienza non è una disciplina ma un metodo per sviluppare la conoscenza di ciò che ci contorna

No, non sto facendo il “Pierino” né un’iperbole intellettualoide; sto chiarendo un concetto molto concreto che vi aiuterà a fare il “debunking” degli “scienziati”, in particolare degli scienziati del sistema di potere.

Perché è importante questa precisazione? Perché il metodo scientifico è SPERIMENTALE e QUANTITATIVO. Grazie a questo motivo ogni ipotesi scientifica è FALSIFICABILE, cioè fornisce gli elementi per essere confutata. Ed è proprio per questo che il metodo scientifico si è affermato; non perché determini necessariamente la verità ma perché è soggetto a continuo scrutinio teorico e sperimentale e quindi le sue determinazioni sono soggette a continue validazioni o confutazioni.

Più nello specifico, si attua il metodo scientifico SE E SOLO SE si attua la prassi seguente:

  • Osservazione e misurazione del fenomeno
  • Formulazione delle ipotesi interpretative e teorizzazione del fenomeno
  • Sperimentazione (replica del fenomeno in sottosistema chiuso) e misurazione
  • Valutazione quantitativa e conclusioni con eventuale conferma o confutazione delle ipotesi (con indicazione quantitativa del livello di confidenza) iniziali
  • Descrizione accurata della sperimentazione e pubblicazione

Perché è importante tutto ciò? Perché un altro ricercatore scientifico deve essere in grado di capire quanto tale ricerca sia accurata negli esiti, ed eventualmente di replicare l’esperienza al fine di validarla ed eventualmente svilupparla.

Il metodo scientifico è intrinsecamente “modesto“. Non assume mai di aver scoperto la verità, semmai di aver compiuto un progresso nella conoscenza. Il metodo scientifico è intrinsecamente “agnostico” perché le ricerche scientifiche con esito negativo sono tanto utili quanto quello con esito positivo, purché siano rigorose.

Quanto appena scritto non è dominio di tutti, non necessariamente per ignoranza ma per pervasività dell neo-linguaggio in cui la SCIENZA equivale a sapere incontestabile e tendenza delle persone a conformarvisi. In effetti mi è capitato spesso di sentire persone definire la Matematica come “scienza esatta”. “Scienza esatta” è un ossimoro. La scienza è sempre inesatta. La Matematica non è assolutamente una scienza e non deve esserlo; la Matematica è una disciplina del sapere assiomatica e teoretica in cui tutto si riconduce con procedimenti formalmente rigorosi agli assiomi fondamentali (2+2=4  è un assioma fondamentale e non è dimostrabile, ovviamente). Peraltro la Matematica contempla anche l’impossibile in termini naturali, purché formalmente corretto. La Matematica è auto consistente e per definizione perfetta ed è per questo che si utilizza come metodo formale ed analitico all’interno del metodo scientifico, perché non falsificabile.

Non so in quanti siano riusciti a leggere fino a questo punto. Se ci siete riusciti, complimenti. Se vi siete annoiati vi capisco, ma credetemi neanche per me è divertente scrivere quello che per me è ovvio e dovrebbe essere patrimonio di molta gente.

Siamo purtroppo in una situazione in cui la semplificazione della lingua comune e l’affermarsi della regola della conoscenza tramite consenso e conformità sociale sta pericolosamente abbassando il livello di spirito critico individuale e quel sano scetticismo che dovrebbe caratterizzare il rapporto del cittadino col potere.

Vedete, se un sedicente “scienziato” prezzolato vi si presenta e vi dice che il vaccino è utile senza presentarvi le evidenze quantitative del metodo scientifico, significa che tali evidenze non esistono e non vuole stimolare un consenso informato ma forzarne l’obbligo, verosimilmente per interesse.

Se tal’altro “scienziato” vi dice che un pezzo di stoffa sulla bocca, aiuta a limitare la diffusione del virus senza presentarvi i dati quantitativi di tale asserzione, significa che non vuole che voi decidiate autonomamente sulla base delle evidenze, ma bensì scavalcare la vostra liberà di scelta informata.

Se uno “scienziato” mostra presunzione, quando non prosopopea, non siete di fronte ad un ricercatore scientifico. Perché chi fa ricerca scientifica è intrinsecamente modesto, vive nel dubbio, con la sola certezza che le proprie convinzioni di oggi possono essere smentite domani, proprio sulla base del metodo scientifico.

Un caro saluto.

Riprogrammazione “canina”

Questo è un breve articolo paradossale e aneddotico allo stesso tempo. Se vi doveste sentire chiamati in causa, non vi offendete. E’ un puro esercizio di stimolo intellettuale.

Mi capita ormai di frequente di vedere passeggiare persone con museruola portare a spasso il loro amico domestico, il cane, quest’ultimo tipicamente senza museruola. Ciò mi ha riportato alla mente come il rapporto uomo-cane sia mutato nel tempo al punto da avervi inserito la responsabilità sociale e di conseguenza cambiandone il paradigma in rapporto uomo-stato-cane. Lo so che non è chiaro, provo a spiegare.

Due anni fa portavo la mia cagnolina, Lilly, a fare la passeggiata nel “parco dei cani”, in un luogo in cui i cani dovrebbero avere il loro spazio di libertà. Lilly ovviamente fece la cacca come è naturale che sia. A quel punto un provvido signore si avvicinò a me offrendomi un sacchetto di plastica per raccogliere gli escrementi richiamandomi ai doveri del “bravo padrone”. Non dissi nulla e presi il sacchetto. Non appena il ligio signore si fu allontanato, presi il sacchetto di plastica e con esso raccolsi un sasso dal prato, dando l’impressione di aver raccolto gli escrementi. Io e Lilly ce ne andammo dal parco entrambi con un ghigno mal celato.

Sono convinto che la gran parte di voi riterrà il mio comportamento non corretto, e che il “ligio signore” aveva fatto un atto cortese di richiamo alle norme. Ma c’è un motivo se mi sono appellato come “Reietto”, o no?

Vedete, l’idea che un essere umano per evitare di pestare un po’ di cacca, si faccia convincere, o si auto-convinca, a raccoglierla con le mani (sacchetto o non sacchetto) per me è follia.

Pestare la cacca, non è piacevole per nessuno. Ma in 40 anni di “precedente normalità” (per come la vedo io) mi sarà capitato non più di 10 volte di pestare escrementi canini. In fin dei conti dov’è il dramma? Ti pulisci la suola e la vita continua.

Invece no. La cacca dei cani adesso la raccogliamo. Al punto che la raccogliamo non solo dal marciapiede, ma anche nei parchi. E non solo nei parchi, ma perfino dall’erba dei parchi dedicati ai cani, per avvolgerla preziosamente all’interno di un “ecologico” sacchetto di plastica invece di lasciarla li a fertilizzare il terreno.

Per quanto a molti la “consuetudine”, la “nuova normalità“, possa sembrare senso civico a me palesa l’iperbole dell’insensato. E il compromesso col buon senso è sempre un compromesso al ribasso; ci sarà sempre qualcuno che porterà il limite più in là.

Con la scomparsa del buon senso l’unico a guadagnarci è sempre l’autoritarismo dello Stato.

Rifletteteci.

Un caro saluto.

Il supposto “dramma” COVID in Brasile

Oggi al supermercato la filodiffusione radiofonica propagava nell’etere il messaggio riguardante la “preoccupante situazione Brasiliana con oltre 500.000 contagi“.

La propaganda del panico, propedeutica alla dittatura sanitaria in atto in Italia, contava (e non a torto, a mio modo di vedere) sull’ignoranza dell’audience per tenere alto il livello d’allarme:

il nemico è dietro l’angolo

Forse non tutti sanno che il Brasile, guidato da Bolsonaro, ha deciso di non fare il lockdown, in particolare il lockdown all’amatriciana nostrano. Ciò nonostante ha ottenuto fin qui risultati nettamente migliori di quelli Italiani. Mi spiego meglio.

Il Brasile ha una popolazione di 210 milioni di persone (3 volte e mezzo la popolazione Italiana). Ha, ad oggi, 515.000 persone positive al COVID, il ché, a dispetto di quello che cercano di farvi credere ogni giorno, di per se è una cosa positiva; perché più positivi significa più persone con difesa immunitaria.

Quello che conta in termini di allarme sanitario non sono i “positivi” ma i malati gravi e soprattutto i morti. D’altronde, scusate, ma fino a qualche mese fa vi siete mai preoccupati dei positivi all’influenza o all’herpes labiale? Eppure sono milioni.

Ma se una cosa è riuscita alla nostra Dittatura delle Banane è quella di aver fatto sedimentare in molti il pensiero che l’infezione va evitata a prescindere dalla sua pericolosità. L’infezione è il pericolo, non la malattia..

Parlando di morti, il Brasile conta 29.314 morti CON COVID (che ricordo non significa assolutamente morti DI COVID). In pratica la mortalità (CON COVID) in Brasile è dello 0,014% contro lo 0,056% dell’Italia.

In altri termini la mortalità (CON COVID) Italiana è esattamente 4 volte quella Brasiliana.

Il miracolo italiano è riuscito nell’intento di farci scivolare in dittatura sanitaria, distruggere l’economia, ostacolare la formazione dell’immunità di gregge (che ci espone a rischi maggiori di seconda ondata), far uscire la gente fuori di testa e al contempo avere una mortalità quattro volte quella del Brasile. Siamo veramente un modello da invidiare.

Eppure i nostri media si “preoccupano” del Brasile. O magari vogliono che voi rimaniate “preoccupati” e non ragioniate? Perché se troppi ragionassero magari spunterebbero fuori i forconi.

Un caro saluto.

La mascherina uccide

Evidentemente la nozione che respirare sia una funzione essenziale non fa più parte del sapere comune, del buon senso.

L’idea che dobbiamo introdurre ossigeno nel nostro organismo, e che tanto più consumiamo energie tanto più ossigeno ci è richiesto non è patrimonio di tutti.

Come pure sembra non esserlo il fatto che espelliamo anidride carbonica come scarto, in quanto dannosa all’organismo.

Il rischio di ipossia o ipercapnia è reale ed elevato.

A queste persone non deve essere giunta la notizia che due ragazzi cinesi sono morti a causa della mascherina indossata durante l’attività fisica.

Paradossalmente gli stessi che riconoscono nella mascherina un potenziale imprecisato di contenimento della trasmissione (tutt’altro che certo, vedi Russell Blaylock), hanno qualche difficoltà a comprendere che tali virus (e batteri) permangono in vita in una coltura (umida e tiepida) a pochi millimetri dalle vie aeree e per tempi prolungati.

Io non mi arrendo, e quando vedo queste persone, all’aperto, in particolare anziane, le esorto a togliere la mascherina. Inevitabilmente il rifiuto, ormai un riflesso condizionato, a volte colorato di frustrazione, a volte di aggressività perché colpevole, io, di aver ingerito con il loro “safe space”, il loro spazio sicuro concesso dal Grande Fratello.

Ieri sera il mio spirito “samaritano” si è confrontato con Kafka quando il mio intento si è scontrato con le consuetudini di un anziano intento a fumare, alternando la tirata di sigaretta con l’espirazione dentro la mascherina. Non sono riuscito a nascondere la mia ilarità, lo ammetto; un riso amaro, quello di chi si confronta con lo spettacolo comico di una cavia che vanamente “galoppa” sulla ruota all’interno della propria gabbia.

Siamo a questo. Anche i consigli amorevoli del prossimo, ispirati al buon senso, si scontrano con la paura.

La mascherina li ha già uccisi intellettualmente. Alcuni hanno varcato la soglia della follia, senza rendersene conto.

E ho stentato a prendere sonno. Non solo per lo spettacolo Freudiano, ma per la rabbia, che raramente ho provato, nei confronti dei responsabili di questi crimini; crimini che per me hanno parallelo solo in quelli commessi circa un secolo fa sotto l’egida del Reich.

Un amaro saluto.