Hillary e Park. Il vizietto delle donne.

Dominique Strauss-Kahn pagò cara la fuitina in un albergo di New York; via la poltrona dello FMI e addio ai sogni presidenziali. Bill Clinton ritenne opportuno sperimentare l’emancipazione femminile, con fellatio nella stanza ovale; il prezzo della prestazione fu alquanto salato. A Berlusconi una sola stanza non bastava e decise di trasformare l’intera residenza privata in sede Presidenziale; i festini da privati divennero pubblici, come pure la sua speciale predilezione  per il gentil “sesso”.

La lista potrebbe continuare.

Presidenti o pretendenti tali, la responsabilità presidenziale nulla può di fronte alla suprema volontà dell’uccello. Un vizietto che gli uomini non sanno proprio controllare.

Le donne no. La passera è amministrata sapientemente.

D’altronde il pendio della vetta presidenziale ha prospettive opposte. Il Presidente una volta in cima guarda a valle e tutto appare come un enorme inesplorata vagina. La Presidentessa invece la valle l’amministra sapientemente per scalare la vetta.

Eppure un vizietto le donne ce l’hanno. Una gola profonda. Smisurata.

No, non pensate male, nessuna allusione a Monica Lewinsky. Gola profonda in senso metaforico, quella strana propensione a trattare le informazioni istituzionali come private.

Si sa, le donne “tra loro si parlano”. A volte pure troppo. Hillary trattò le email governative come “cosa sua”.  Considerava la cosa naturale, tanto naturale da cancellare, sebbene sotto indagine, tutto quanto, come se il malloppo le appartenesse; tanto naturale da candidarsi alla Cupola Bianca. Gli è andata male. Tutta colpa del mondo misogino e sessista.

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Dall’altro capo del Mondo, le fa eco la Presidentessa Park Geun-Hye. I Sudcoreani non sono abbastanza miogino-sessisti, tanto che costei la vetta l’ha scalata. Ma una volta in cima, il “vizietto” ha fatto capolino, e così Park non ha trovato di meglio che condividere documenti governativi riservati con l’amica del cuore, Choi Soon la quale ha ritenuto opportuno monetizzare le informazioni ottenute.

Choi in manette, la Park sulla graticola.

No, dalla Sud Corea nessun grido al complotto misogino-sessista. Quello è ancora un paese serio.

E’ vero, la Park e la Clinton rimangono su antipodi etici; la prima da Presidente ammette la colpa e si avvia alle dimissioni, la seconda considerava la questione titolo preferenziale da Presidentessa.

Eppure il vizietto rimane.

Un caro saluto.

 

 

TRUMP

Un po’ mi dispiace, perché lo ammazzeranno.

A me, sebbene tutti i suoi difetti, Donald sta simpatico.

Ho il sentore che lo faranno fuori.  Dopo la “charachter assassination” da parte di TUTTI i media, seguirà l’assassination fisica. Sarà un messicano? Sarà un afroamericano? Sarà un gay queer? Chi lo sa? Comunque andrà, poi daranno la colpa al razzomofobismo di Donald.

Hillary-Obama hanno fatto un ottimo lavoro nel fomentare la macchina dell’odio, inter-genere, inter-razza. Bravi, bravi.

In ogni caso Donald, un consiglio da un “amico”: non sfilare a Dallas, in particolare su automobili decappottabili! Ci siamo capiti?

Donald Trump

Per adesso, mi godo il momento.

Un pensiero particolare a tutte le giornaliste “di genere” che hanno buttato nel cesso l’etica in virtù del proprio culto della vagina.

Grazie Donald, grazie Vladimir, grazie Julian.

Un caro saluto.

Scoop della Botteri: “Hillary Clinton voleva pilotare le elezioni in Palestina”

In anteprima per voi lo scoop che quasi sicuramente la Botteri riporterà sugli schermi televisivi questa sera, in qualità di corrispondente dagli Stati Uniti.

Hillary Clinton nel 2006 chiese di pilotare le elezioni in Palestina.

Questo quanto emerge da una registrazione privata, durante una conversazione con un giornalista della stampa israeliana.

Testuali parole:

Io non penso che noi avremmo dovuto premere per un’elezione nei territori Palestinesi. Credo sia stato un grave errore. E, se dovessimo premere per un’elezione, allora dovremmo assicurarci di fare qualcosa per determinare chi vincerà

Bufala?

No, no. Le dichiarazioni della Clinton sono certificate da tanto di audio. Ma la Bootteri forse avrà di meglio da proporci. Sembra infatti che Trump nel 2004 abbia dichiarato:

Mi piace anche il lato B.

Un caro saluto.

Il “colpo di caldo” dell’informazione italiana

Hillary Clinton è malata, seriamente malata. Ma i media sono disperatamente allineati nel tentativo di coprire l’evidenza.

Hillary è la candidata Bielderberg, la più amata dalle corporations, la più venerata dalle femministe d’élite, la paladina delle rivoluzioni colorate, la più lusingata dai media, dai cani e cagne da compagnia.

Non può perdere, non deve perdere.

Ieri in occasione del “memorial day”, il giorno della memoria dell'”Inside Job” dell’11 Settembre 2001, la “Predestinata” ha avuto una grave crisi, apparentemente epilettica. Non il primo episodio, né sarà l’ultimo.

Ma troppo è in gioco, e Trump non può, non deve vincere.

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Così, in una giornata assolutamente non calda, e di mattina, Hillary avrebbe un colpo di caldo, questo è stato raccontato a milioni di Italiani, almeno dalla RAI. Il capolavoro la fa la corrispondente da New York, perfettamente allineata alla linea “di regime”, la quale disegna, in un audio di un minuto, l’iperbole dell’offuscamento giornalistico, e della propaganda, riuscendo a coprire l’accaduto e a denigrare Trump.

Quasi non riuscivo a crederci, ma ormai sono abituato.

Nessuno vi mostrerà le immagini. Io e pochi altri (in termini relativi) le abbiamo viste; e non ci sono dubbi su cosa è veramente accaduto.

A voi nessun media “di regime” le mostrerà mai e dovrete affidarvi a media alternativi, in particolare ai canali cospirazionisti… Ma vi conviene fare in fretta, perché molti canali sono stati già censurati. As usual.

11 Settembre 2016, il memorial della menzogna.

Un caro saluto.

Un G20 da ricordare

Apre le danze il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, che ricorda al Presidente del Mondo Obama:

Non sono un pupazzo americano. Sono il presidente di uno stato sovrano. Io non sono giudicabile da nessun altro se non dal popolo Filippino. Figlio di puttana (“son of a bitch”), te lo giuro

Duterte si riferiva alle ingerenze statunitensi nella politica Filippina di contrasto al traffico di droga. Politica discutibile, probabilmente, ma gli USA sono gli ultimi a poter giudicare chiunque. Ma l’arroganza, si sa, va di pari passo con l’assenza di autocoscienza.

Da pari suo , Obama ha delle belle parole per Putin:

Tutti sanno che sei un’idiota (“jackass”). Non mi sto riferendo solo a Snowden e alla Siria. Cosa volgiamo dire delle Pussy Riot? E vogliamo parlare delle leggi anti-gay? Mosse da idiota, amico mio. E se pensi che sia l’unico a pensarla così, ti stai illudendo. Chiedi ad Angela Merkel. Chiedi a David Cameron. Chiedi al tizio turco. Ognuno di loro pensa che tu sia una testa di cazzo (“dick”).

obama-putin-g20-580Insomma Obama, non sembra contento del fatto che Putin sostenga, in accordo alle leggi internazionali, il governo Siriano contro i terroristi finanziati dagli Stati Uniti e dall’Arabia Saudita e addestrati da stati membri della NATO (US e UK in testa). E non gli piace che Snowden (reo di aver svelato il Grande Fratello americano) abbia cercato asilo in Russia invece che nella patria della liberà, gli Stati Uniti, quella dei 2 milioni di detenuti, di Guantanamo e della guerra ad Assange e Bradley (adesso Chelesa) Manning.

E cosa vogliamo dire delle Pussy Riot, le femministe targate Soros (alla pari delle Femen), che sono finite in carcere per violazione di leggi di ordine pubblico (non per reato di opinione) come qualsiasi altro cittadino russo; al contrario, in america vige il “Pussy Pass”. Questi russi sono incivili, mica come gli statunitensi che ai cittadini gli sparano in ogni angolo della strada.

Per non parlare delle politiche anti-gay Russe che vietano la propaganda gender e omosessualista nella scuola; un crimine, certo. Prendere lezioni dall’america, please, dove uno studente su cinque è trattato a psicofarmaci, e gli altri giocano al tiro al bersaglio con i propri compagni.

Eh sì, Putin dal basso del suo consenso interno plebiscitario (sebbene la guerra fredda in atto) deve consigliarsi con Cameron (dimissionato dopo la batosta Brexit) e con Merkel giustappunto semi “sfanculata” in casa propria dall’AFD.

Insomma, un G20 da ricordare. Il pupazzo del Nuovo Ordine Mondiale che insulta il leader più amato dal proprio popolo, e si becca gli stracci in faccia dal leader di una ex colonia.

Un giorno, forse, anche noi avremo un leader. Per adesso accontentatevi dei servi.

Un caro saluto.

Viva l’AFD!

Vince la destra. No, anzi, vince l’estrema destra. Anzi no, vince l’ultra destra.

Si, insomma vince la destra nazionalxeonfobopopulistamisogninoconservatrice.

I cattivi, ci siamo capito.

La Merkel, leader del partito cristiano-democratico CDU, nell’elezione del Meclemburgo viene superata a destra dai populisti di destra della AfD.

Insomma, la destra viene superata a destra, e si sa il sorpasso a destra è vietato.2000px-Alternative-fuer-Deutschland-Logo-2013.svg_Pare, insomma, che il popolo quando si esprime contro il dettame dell’élite, diventa populista. Immediatamente il voto diventa estremo, populista, insomma non piace. Eccesso di democrazia.

Non piace soprattutto a questa stampa, stranamente allineata ai dettami di governo, che si compiace della sua “elitaria” interpretazione liberal progressive della società, e dei finanziamenti generosamente concessi dalla partitocrazia di turno e pagati dall’insulsa plebe.

La plebe non capisce, perché si abbrutisce nel proprio egoismo, manca di prospettiva futura e futuribile, pensa che una Nazione abbia dei confini e che un popolo abbia delle tradizioni e una storia; la plebe non capisce la politica dell’immigrazione, pardon, dell’accoglienza, e magari pensa che con la Russia bisogna fare affari e non puntargli batterie di testate nucleari; e gran parte di questa plebe ancora pensa che esistano maschi e femmine invece di infinite sfumature del nulla.

La plebe è stolta e quindi non sa votare.  O quantomeno non sa votare bene.

Un paio d’anni fa in Grecia è risorto uno pseudofascismo sotto il nome di Alba Dorata. Prontamente messo fuori legge, in pieno stile ultraeurofascista. Tutto per fare strada all’ultrasnistra di Tsipras, messa alla gogna e quindi di fronte ad una scelta referendaria con la pistota puntata alla tempia, la tempia sinistra. Il risultato, scontato; schiavità finanziaria prolungata e crescita dei fuorilegge di Alba Dorata. Il popolo non capisce, forse serve la testa di cavallo mozzata nel letto. Ci sono abbastanza cavalli?

Cose analoghe si sono ripetute in Francia con la Le Pen.

In casa nostra ci dobbiamo accontentare del populismo del M5S, ancora legale, forse perché annacquato da un’ambigua politica “Euro no ma forse anche sì”.

Che vi devo dire, io dell’AFD so poco e nulla. Ma ricordo un video emblematico di uno dei suoi rappresentanti al Parlamento (si fa per dire)  Europeo, in cui si faceva gioco della propaganda femminista genderista. Mi piacque, molto.

Viva l’AFD.

Un caro saluto.

Why women’s draft is bad for men, seriously!

Premise: i do not give a damn about gender equality and I see feminism as a plague. I’m a men’s rights advocate and I’m fully supportive of MGTOW philosophy. As such, I would like women of the modern age to face the flipside of the equality dream.

Nevertheless, the above does not stop me from being foremost a rationalist.

The draft for women turns out to be bad for men, deadly bad. And it is quite simple to understand simply putting aside the emotional drive.

Women are bad in combat roles and the army needs a woman like a fish needs a bicycle.

One year ago an article painted a clear picture of the effectiviness of women’s deployment in combat warfare. Women (especically in infantry) are not only ineffective; they also represent a burden which is detrimental to males’ performances.

rtr3018zYou know it, I know it, women know it. The army knows it.

Do women want to be deployed in the combat line? The uniform may look nice, the salary may help but the trenches, the minefields, the bodybags… they are simply too gross for the ladies.

Let’s face it. The army does not want women in combat roles and women feel the same. The logical conclusion is that the draft for men is not the same for women.

“Yeah, but how that turns to be bad for men?” you might wonder.

The answer is in the nature of the draft. The draft is put in place during peace times by the government to force people to engage in large conflicts, in confrontations with enemies of similar military capabilities. Such as a NATO vs China and Russia, for example. You do not need a draft to bomb Iraq.

During a (real) war a significant share of military personnel is involved in support roles. Guess who will end in support roles and who will end in the front line?

The more women are drafted the more men will be deployed on the frontline. Pretty simple, after all.

During peace times everyone is idealist; during war times everyone is pragmatic.

That’s the way I see it. The more real a women’s draft becomes the more inevitable a war appears.

BREXIT e la “casa” di Renzi

Il Regno Unito non è più “unito” all’Europa. Almeno teoricamente. Vedremo se la volontà espressa da una maggioranza (risicata a dire la verità) di cittadini Britannici sarà rispettata.

Il piazzista di Stato torna a parlare e riesce a fare a meno di Whatsapp  per 3 minuti di seguito per dire la sua.

Secondo Matteo, lettera ai populisti, i 70 anni di pace nel territorio geografico Europeo, sono dovuti all’istituzione giuridica dell’Europa. In realtà l’Europa geografica è in pace (interna) da ben prima dell’omonima istituzione giuridica, e grazie, si fa per dire, alla guerra fredda tra Nato e Patto di Varsavia durata fino al 1990. E lo era anche fino al 2000 quando la Comunità Economica si è trasformata, senza l’avallo dei cittadini e in alcuni (vedi Francia) casi contro la volontà dei cittadini, in un superstato con una supercostituzione (Trattato di Lisbona) governata da un élite non eletta, megalomane, cinica e globalista.

Ma poi, adesso che ci penso. Dal 1990 siamo proprio sicuri che l'”Europa” è stata in pace? La guerra in Kosovo, quella in Iraq, quella nel Nord Africa, in Medio Oriente? Ah, no, è diverso. Prima le Nazioni Europee si facevano guerra nell’Europa geografica per risorse naturali, adesso la Super Nazione Europa fa la guerra fuori per risorse naturali. E’ tutta un’altra cosa.

Ah, no scusi Matteo, l’Europa esporta diritti umani. E le due guerre mondiali sono state causate dal Nazionalismo, non dalle politiche e dalle ambizioni imperiali.

Europa è la nostra “casa”.

A me sembra altro. Vede io a casa mia ci entro quando mi pare; ne esco quando mi pare e ci faccio entrare chi dico io e per il tempo che decido io.

C’è un luogo invece in cui si entra contro la propria volontà e da cui non si può uscire se non per volontà altrui.

Si chiama “prigione”.

Un caro saluto.

2 Giugno. La Non Festa della Non Repubblica

Domani una festa per pochi. Non tutti ne hanno mai compreso il significato; a ricordarglielo in tempi passati, le obsolete parate militari tricolori, patriottici discorsi di veterani della resistenza e retorici richiami all’unità Nazionale di alcuni Presidenti, in particolare un Presidente.

MALTEMPO: NOTTE DI BORA A 140 A TRIESTE MA MIGLIORA

L’inutile retaggio

Una festa che ora è per pochi, perché gli Italiani non sono benvenuti. Italiano, lo senti come suona male? Sa di confini, di storia, d’identità.

Molto meglio Europei.

A ribadircelo sarà domani Mattarella, maestro dell’offuscamento linguistico. Tanto maestro, che pochi lo saprebbero riconoscere tra la folla.

Il “giorno della memoria”, Mister X, riteneva utile condannare il nazionalismo, secondo lui origine della 2° Guerra Mondiale; Sua “trasparenza” infatti non riteneva fossero determinanti, come causa del conflitto, le condizioni di miseria dell’Europa, in particolare di una Germania stretta da  un debito asfissiante, e la politica imperialista anglosassone, in  particolare della Gran Bretagna, allora Impero. Sì, perché le Nazioni vanno condannate, non gli Imperi. Sarà questa forse la vocazione dell’ EuroNato?

Ribadiva il messaggio, Sua “Evanescenza”, il 24 Aprile. Mai più nazionalismi, frontiere aperte, e tanta Europa, un Europa senza confini. Un po’ Eurasia, un po’ EurAfrica. Ma sempre EuroNato.

E ritornava poco fa, a valle di un concerto celebrativo della Non Festa, sul tema. Tanta Europa, tanta apertura. Mai la parola Nazione; e stento a ricordare la parola Italia. Nessuna frontiera, semmai due fronti, uno orientale e uno meridionale. I migranti vengono da noi, perché è casa loro; e noi colonizziamo loro, perché è cosa nostra.

E domani? Un 2 Giugno particolare, un giorno per sentirci tutti un po’ meno Italiani.

Una Non Festa di un Non Presidente di Una Non Repubblica.

Ovviamente, Non Italiana.