Trump prende Moncef Slaoui per accelerare la strada dei vaccini di nuova generazione

Brevissimo post. Trump ha appena designato Moncef Slaoui come capo del team statunitense per realizzare un vaccino anticovid. Ovviamente un vaccino mRNA di una tecnologia sperimentale che potrebbe portare mutazioni del vostro DNA con possibile patogenesi cancerogena. Bene.

Chi è Moncef Slaoui? E’ un direttore ricerche di MODERNA, la società affiliata al DARPA (Pentagono) di cui vi parlavo nel precedente articolo.

Un caro saluto.

Conte ha regalato il vostro “patrimonio” genetico a Bill Gates…e non solo

Dubito che ne siate a conoscenza ma grazie “all’emergenza” il Presidente del Consiglio Conte nel giorno 10 Maggio ha emanato un decreto legge  (DL 10 MAGGIO 2020 n 30) controfirmato dall’inquilino del Quirinale, che dispone l’utilizzo del codice genetico delle persone sottoposte a test sierologico da SARS-COV-2 (volgarmente detto COVID19).

genetica

In estrema sintesi le persone che volontariamente (per adesso) si sottoporranno a test sierologico firmeranno una liberatoria in virtù della quale daranno allo Stato Italiano la possibilità di conservare i propri dati personali e il proprio codice genetico per 40 (quaranta) anni. Le finalità di acquisizione di tali dati sono di carattere statistico e di ricerca scientifica (che vuol dire tutto e nulla).

Quanto sopra solo per test sierologici e solo su base volontaria, per adesso.

Ma quanto sopra, che vi inquieti o no, è la parte, per usare un eufemismo, meno controversa.

Questo decreto al punto 7 dispone infatti che:

dati raccolti nell’ambito dell’indagine di cui al comma 1, privi di identificativi diretti, possono essere comunicati, per finalità scientifiche, ai soggetti di cui al comma 1 dell’articolo 5 -ter del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33

Cosa garantisce questa “oscura” frase? Il DL n 33 del 14 marzo 2013 garantisce l’accesso a tali dati (resi anonimi) non solo alle agenzie statistiche Europee ma a tutti i ricercatori e centri di ricerca accreditati.

In pratica il codice genetico delle persone sottoposte a test sierologico saranno disponibili sostanzialmente a tutti i centri di ricerca ed aziende del settore sanitario europee e internazionali. Chi vi dice il contrario vi sta mentendo.

Ma non ci fermiamo qui. Come alcuni di voi sanno esiste una regolamentazione europea chiamata GDPR “apparentemente” nata per tutelare gli utenti dagli abusi di utilizzo dei dati personali. Tale GDPR in teoria consente ad ogni utente di sapere chi ha accesso ai propri dati personali e consentirebbe agli utenti di poter limitare tale accesso. Il GDPR in sostanza, nella sua completezza, definisce l’utente come unico proprietario dei propri dati. Ebbene tale DL emesso da Conte e controfirmato dall’inquilino del Quirinale recita al punto 11:

I dati personali raccolti ai sensi del presente articolo vengono trattati nel rispetto dei principi di cui all’articolo 5 del Regolamento (UE) 2016/679

Legalese utilizzato a fini malevoli. Perché? Il Regolamento (UE) 2016/679 stabilisce i vincoli del GDPR, ma chi ha scritto questo capoverso l’ha scritto abilmente per ingannare ed eludere le garanzie del GDPR, per due motivi:

  • si fa riferimento non al regolamento GDPR ma solo all’articolo 5, che appunto rende possibile (nel punto b) l’utilizzo dei dati forniti per fini di ricerca e statistica.
  • si utilizza l’espressione “rispetto dei principi” e non “conformità” al regolamento; “rispetto dei principi” non significa nulla mentre la conformità è un termine vincolante

In sostanza il punto 11 da l’illusione, a coloro inclini a concedere la buona fede alle nostre istituzioni (e agli stolti del Parlamento che trasformeranno tale DL in Legge dello Stato), che tale DL rispetti il diritto esclusivo alla propria privacy garantito dal GDPR, ma in effetti lo elude non menzionando la conformità di tale provvedimento al GDPR e viceversa utilizzando l’articolo 5 per “legittimare” l’utilizzo di terzi delle informazioni relative al vostro DNA.

E non fatevi ingannare dalla frase (sempre al punto 11 del DL 31):

…esclusivamente per il perseguimento delle finalità individuate dal presente articolo e nei limiti in cui sia necessario per lo svolgimento delle funzioni affidate a ciascuno dei soggetti coinvolti.

Una volta che i vostri dati siano resi disponibili e voi non abbiate la possibilità tecnica di revocarne l’utilizzo (cosa esclusa dalla non conformità al GDPR) non c’è alcun modo di riprenderne possesso, anche laddove la finalità d’utilizzo da parte di enti nazionali o internazionali sia verificata come non conforme agli intenti del provvedimento.

In sostanza questo Decreto Legge (e sarà legge) permette allo Stato Italiano di prendere il vostro DNA, di abbinarlo alla vostra persona  e conservare tali dati per 40 anni, privandovi deliberatamente della possibilità di tornarne in possesso esclusivo; inoltre consente allo Stato Italiano di “regalare” tali informazioni, private della vostra identificazione sociale (ma non di quella biologica), in forma aggregata a enti internazionali.

Ora deve essere chiaro, e prestate attenzione, che il problema della privacy, in senso stretto e convenzionale, non è il nodo del problema.

Con questo decreto lo Stato ha la possibilità di ricondurre le vostre generalità al codice genetico determinando la possibilità di “profilare” la popolazione in base a rischi sanitari; ed un tecnocrate sulla base della “scienza” potrebbe anche spingersi verso TSO preventivi supportati da analisi statistiche della prevalenza genetica di rischio ad un certo fattore.  A ciò si aggiunga che chi ha redatto e/o firmato questo decreto legge apre le porte all’ingegneria genetica in particolare per quelle pratiche sperimentali che prevedono la somministrazione di sostanze in grado di modificare il comportamento delle cellule di un individuo; pratiche oggetto di studio da anni da parte del DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) statunitense, punta di diamante del Pentagono e finanziatore/collaboratore delle aziende farmaceutiche MODERNA, AbCellera e AstraZeneca che sono aziende capofila nel test di potenziali prodotti vaccinali anti COVID.

La deriva sanitaria è altamente plausibile.

Un caro saluto.

Vaccinazioni e lezioni dal passato: il vaccino anti HIV

Come molti sapranno, nonostante oltre 30 miliardi di dollari di finanziamento e decenni di lavoro, nessun vaccino si è dimostrato efficace contro l’HIV.

Nell’autunno del 2007 è stata effettuata una sperimentazione (STEP) del vaccino V520. Poco dopo la casa costruttrice del prodotto HIV-520 ha comunicato che:

i soggetti che hanno ricevuto il vaccino V520 presentano una maggiore probabilità di contrarre l’infezione da HIV ( virus dell’immunodeficienza acquisita ).

Dei 3000 soggetti che hanno partecipato alla sperimentazione 82 hanno contratto l’HIV; di questi 49 (il 60%) avevano subito la somministrazione del vaccino e 33 (il 40%) solo un prodotto placebo.

Questo è uno dei motivi per cui le aziende produttrici dei prodotti-vaccinali non solo hanno una certa tendenza a non verificare i danni collaterali, ma sono refrattarie alla verifica contro prodotti placebo. Perché tale test:

è l’unico in grado di verificare e quantificare l’ipotetica efficacia del vaccino ed escludere che magari l’apparente efficacia di un vaccino non sia in realtà legata a fattori esterni. Inoltre tale test permette anche di verificare più facilmente se il vaccino produce il male stesso che invece si presuma esso possa prevenire.

Ma c’è qualcosa di ancora più attuale in questa storia “vecchia” di 13 anni. Tale vaccino era frutto di un approccio vaccinale sperimentale allora, e sperimentale tutt’oggi, che è quello alla base dell’ipotetico vaccino anti COVID che è stato prospettato all’Italia. Un vaccino che non contiene il virus ma solo alcune sue componenti genetiche, che “si ipotizzava” potessero stimolare la risposta immunitaria senza “infettare” l’individuo con il virus HIV.

Vaccinazioni coatte, l’H1N1 in retrospettiva

Nel 2009 crearono il panico da H1N1. A tal riguardo ricordiamo alcuni dati interessanti che derivano dall’esperienza del Regno Unito, che sono convinto potrete facilmente riportare al contesto Italiano.

Terrorizzarono la popolazione stimando in circa 65,000 le vite che si sarebbero perse a causa del virus H1N1; ne morirono 457. Il governo forzò la mano e introdusse il vaccino Pandemrix (sviluppato 3 anni prima dell’epidemia H1N1) della GlaxoSmithKline; 60 persone (in gran parte bambini) ne ricavarono danni celebrali, e il governo britannico fu costretto a risarcire tali vittime per circa 60 milioni di sterline.

Perché sappiamo che i vaccini sono innocui, tanto è vero che le società che li producono sono esenti dai danni provocati.

Infatti i danni li pagano i governi con le tasse dei contribuenti danneggiati.

Il vaccino Pandemrix è stato ritirato.