COVID: il più grande inganno della storia, dopo quello di Babbo Natale

In prossimità del 25 Dicembre di ogni anno, da molti decenni, ha luogo il più grande complotto di tutti i tempi. Miliardi di adulti, senza apparente accordo, raccontano ai più giovani dell’arrivo dell’oscuro benefattore, Babbo Natale. Tanto più inconsapevoli i minori, tanto più spinta la fantasia degli adulti. Chi si limita a citarne il nome lasciando spazio alla fantasia, chi aggiunge dettagli e “testimonianze” personali, chi fa scrivere la letterina, chi nel fatidico giorno cade nella tentazione del travestimento. E i piccoli ci cascano. Non c’è bisogno di prove. Non è possibile che tutti i “grandi” mentano. E poi tutti i maestri, tutti i conoscenti, e persino le TV reggono il gioco,  inducendo alla conclusione che:

non è possibile che si siano messi tutti d’accordo con papà e mamma, è impossibile!

In effetti però non in tutte le latitudini e longitudini arriva Babbo Natale, ma i piccoli non lo sanno. E poi alla fin dei conti, la mattina del 25 Dicembre i regali magicamente compaiono. Il negazionismo di Babbo Natale deve essere immaginazione di complottisti.

Ma poi un bel giorno, arriva la consapevolezza dell’inganno. Babbo Natale non esiste.

La narrazione del COVID è solo seconda a quella di Babbo Natale. E’ è una favola per adulti ma non a lieto fine, perché Babbo Covid i regali viene prenderli e non a donarli.

Quella del COVID è una favola che non regge più per molti, ma per moltissimi ancora appare credibile nonostante le sue falle. Per questi ultimi, non è possibile che si siano messi tutti d’accordo. E poi è una Pandemia mondiale che fa strage ovunque. E poi perché mai montare un complotto di tale portata?

Sul perché non mi dilungo. In parte qualcosa si intuisce; di più si saprà prima di Natale.

Ma sul fatto che sia “una Pandemia mondiale che fa strage ovunque”, beh, basterebbe mettere il naso fuori casa e scoprire che Babbo Covid non arriva esattamente dappertutto. E sicuramente non nello stesso modo.

Qui sotto una prima figura (1) che rappresenta il tasso di mortalità COIVD (al 22 Giugno) in circa 50 Paesi (se le figure dovessero essere poco leggibili, zoomate sulla pagina). Tutti i dati provengono dall’OMS.

Diapositiva1

I Paesi nella figura sopra sono ordinati da quello con maggiore mortalità a quelli con minore mortalità, da sinistra verso destra. In rosso i paesi con misure lockdown dittatoriali, in giallo con misure medie e in blu quelli con misure leggere o nessun lockdown. Inoltre con la linea orizzontale tratteggiata in nero è indicato il tasso di mortalità medio dell’influenza (circa lo 0,007% reperito qui). Come è facile osservare, c’è una fortissima correlazione tra i Paesi con maggiore mortalità e quelli con misure più restrittive; addirittura i primi 4 Paesi, tutti Europei, per rigidità delle misure restrittive hanno una mortalità decine di volte superiore a quella di Paesi meno sviluppati.

Ciò si evince anche dal dato Statunitense (figura seguente) in cui sono rappresentate mortalità e misure di lockdown dei vari Stati. In giallo chi ha adottato misure medie, in blu quelli con misure leggere e in verde chi non ha adottato nessuna misura. Nessuno Stato degli USA ha adottato misure neanche paragonabili a quelle adottate in Spagna e Italia.

Diapositiva4Qualcuno sarà tentato di dire che

ovviamente i Paesi e Stati con maggiore mortalità hanno preso le misure più restrittive

No, questo ragionamento non regge. Ed è la tentazione in cui cade chi cerca di razionalizzare ciò che non è ragionevole. La mortalità dipende da due fattori, la letalità reale e la propagazione del virus. Le misure di quarantena hanno lo scopo di ridurre la mortalità contenendo il contagio, e non possono ovviamente incidere sulla letalità biologica di un virus. L’unica cosa che incide sulla letalità sono le strutture sanitarie, e paradossalmente i Paesi con strutture sanitarie più avanzate non sembrano fare una bella figura..

Non è assolutamente possibile che lo stesso virus abbia mortalità di ordini di grandezza inferiore nei Paesi/Stati in cui non si è effettuato nessun lockdown (o quasi) rispetto a Paesi/Stati in cui si siano adottate misure molto più rigorose. Ovviamente ipotizzare la correlazione opposta, e cioè il lockdown causi l’incremento della mortalità, non ha senso. Allora l’unica conclusione che possiamo trarre è che semplicemente non ci sia nessun nesso statisticamente apprezzabile tra lockdown e riduzione della mortalità.

Qualcuno potrebbe suggerire che la maggiore mortalità sia legata alla maggiore densità di popolazione. In effetti questa è un’osservazione ragionevole; una correlazione statistica per quanto lasca dovrebbe essere osservata. Dovrebbe.

La figura sottostante (3) in cui i Paesi sono ordinati da sinistra verso destra al decrescere della densità di popolazione ci dice chiaramente che non esiste nessun nesso tra densità di popolazione (che ovviamente a parità di condizioni determina maggiore diffusione del virus) e mortalità.

Diapositiva2

In sostanza sebbene la logica ci dice che la mortalità dovrebbe crescere con la crescita della densità di popolazione e diminuire con l’accrescimento delle misure di lockdown, i dati mostrano chiaramente che ciò non avviene. Tanto più che, come è facile notare, i Paesi con misure più restrittive sembrano essere i più “civilizzati”, i più organizzati, i più ricchi, quelli con migliori standard sanitari.

In effetti i dati sulla mortalità sembrano non aver nessun legame con quello che sarebbe logico aspettarsi:

  • i Paesi con strutture sanitarie migliori non hanno mortalità inferiore a quelli del terzo mondo,
  • il lockdown non ha alcun effetto sulla mortalità,
  • e la correlazione tra densità di popolazione e mortalità è sostanzialmente non apprezzabile.

Tutto ciò è assurdo. O meglio sarebbe assurdo, se i dati riflettessero il comportamento atteso da un virus.

Inoltre se osservate la figura 1 è evidente a chiunque che la stragrande maggioranza dei Paesi che non hanno preso nessuna misura restrittiva, o misure minime, hanno una mortalità nettamente inferiore a quella della normale influenza.

Ed in effetti questo è coerente con le valutazioni fatte sulla pericolosità di questo virus descritte in questo articolo. Ne consegue che

se nei Paesi che non hanno adottato misure restrittive la mortalità è paragonabile e più spesso molto inferiore a quella dell’influenza, allora anche la letalità del COVID è al più pari a quella dell’influenza. Al più…

Allora se la letalità è bassa come si spiega l’apparente alta mortalità di alcuni Paesi?

Beh, se osservate sempre la figura 1 questo virus sembra avere una strana predilezione per la zona Euro-Atlantica.

L’unica spiegazione ragionevole è che l’apparente “alta mortalità” è stata costruita ad arte con la definizione di “morte CON COVID” (che tuttora permane a tre mesi dall’inizio dell'”emergenza”) che permette di mettere nel calderone COVID decessi che non hanno nulla a che fare con il virus.

Il perché di ciò? Lo scopriremo strada facendo, ma ci sono già abbondanti indizi su dove vogliono parare. Non faccio speculazioni (in questo articolo) per non andare fuori tema, ma vi sembra ragionevole che si facciano “riforme” strutturali in un periodo di “emergenza”?

In definitiva quanto sopra sembrerà pleonastico oppure rafforzativo a coloro che hanno già realizzato l’inganno. Agli altri spero possa aver aperto gli occhi.

A questo punto dovreste aver chiaro perché spingano tanto per un vaccino sperimentale che (anche assumendo che non sia pericoloso per la salute) sicuramente sarà quanto meno inefficace.

Chi ha ordito questa trama deve nascondere le prove, come ha già fatto con le mancate autopsie e cremazioni preventive; devono vaccinare il più possibile, a costo di iniettare soluzioni fisiologiche palliative perché il prossimo inverno/primavera, non potendo ripetere la stessa truffa mediatica di questa primavera, potranno però giustificare la bassa mortalità di un virus pericoloso quanto un raffreddore, con il successo della politica di vaccinazioni “farlocche”.

E le pecore, come si dice dalle mie parti, saranno “contente e cojonate“.

Un caro saluto.

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