Cambiamento climatico: l’accordo degli stolti

Storica ratifica dell’agenda per il contenimento del cambiamento climatico. John Kerry (anima candida del colpo di stato Ucraino) maestro di cerimonie che abbraccia la sua nipotina, in un gesto che è metafora della responsabilità intergenerazionale. Testimonial d’onore Leonardo Di Caprio, e M. Bloolmerg come Inviato Speciale per il Cambiamento Climatico. Un palcoscenico di prim’ordine per un agenda climatica molto miliardaria.

Un’agenda made in USA quella del cambiamento climatico. Ebbene sì, gli  USA baluardo del Pianeta Terra. Gli USA, paese che non solo non ha mai applicato ma neanche ha mai ratificato il precedente Protocollo di Kyoto del 1997 per il contenimento delle emissioni di CO2.

File:Kyoto Protocol participation map 2009.png

Sopra la figura con in blu i Paesi che non hanno ratificato il Protocollo di Kyoto di 19 anni fa.

Quale ravvedimento. Non è mai troppo tardi direte voi. Forse, ma che cambiamento di prospettiva; da rimorchio a locomotiva. Sarà perché è cambiato il clima, quello geo-politico.

Il tema del cambiamento climatico, a dispetto delle apparenze, è tuttora controverso in ambito scientifico. Ma ammesso che tale cambiamento climatico esista, e che sia significativamente legato all’attività umana, e che abbia effetti negativi (in termini globali), rimane aperto il punto più importante: può effettivamente l’uomo ostacolare tale cambiamento “climatico”?

E’ bene che sappiate che secondo la comunità scientifica sostenitrice dell’agenda in oggetto, per  contenere (non azzerare o invertire) l’innalzamento delle temperature a meno di 2° C si dovrebbero ridurre le emissioni di CO2 (quelle da biofossili del famoso protocollo di Kyoto) di circa il 70% entro il 2050, e ridurle a zero entro il 2100. Ciò significherebbe un cambiamento radicale dei costumi sociali capitalistico-industriali-consumistici. E’ un ipotesi plausibile secondo voi? Non dico negli ambiti scientifici, ma in quelli politici. E’ mai possibile considerare un mondo occidentale (OECD) sponsor del primato del capitale, della iper-produttività, del culto del consumo, che concepisca una svolta ad U, un ritorno ad una società quasi pre-industriale?

“Tutti sanno che il clima sta cambiando”, “non ci sono più le mezze stagioni”. Avete ragione. Ma siate sinceri; siete sicuri che le cose stiano come ve le stanno raccontando? Siete sicuri di avere capito cosa vi stanno dicendo i politici nella passerella delle buone intenzioni? Non è vero forse che il tema vi viene propagandato con superficialità e con conclusioni già tratte, senza elementi per giudicare e confutare? Non è piuttosto vero che tutto viene trattato come una favola in cui il male, il cambiamento climatico, deve essere combattuto dai suoi stessi artefici che divengono improvvisamente baluardi del bene attraverso un improvviso percorso di redenzione morale? E tutto senza apparenti gravi ripercussioni sul vostro stile di vita?

E perché mai vincolare lo sviluppo economico dei paesi emergenti al rispetto di parametri di sostenibilità ambientale molto stringenti, quando la produzione di CO2 e i consumi energetici procapite sono soprattutto una responsabilità storicamente del mondo sviluppato (quello che viene definito OECD o Primo Mondo)?

Il punto è che è tutto un grande show, con poca scienza e molti attori; uno spettacolo che non avrà un gran bel finale. Qualunque sia la vostra visione della nostra società consumistica e dello stato di salute del Pianeta Terra (che in ogni caso sopravviverà alla nostra specie), l’agenda sul Clima non ha nulla da spartire con il Clima. Ma piuttosto con l’energia e gli equilibri Geo-Politici, in particolare gli equilibri tra OECD (cioè l’interpretazione economica della NATO) e BRICS.

Secondo i dati della Banca Mondiale (WorldBank) entro il 2040 la domanda di energia aumenterà del 60% rispetto ai valori attuali; e due terzi (rispetto al circa 50% di oggi) di tali consumi saranno imputabili a Paesi non OECD, in particolare all’area BRICS (Cina in testa). In altri termini, entro il 2040 il blocco BRICS sarà consumatore di gran parte dell’energia, in particolare del biofossile (petrolio e carbone) e produttore di una gran parte di esso (in particolare Russia e Sud America). Ciò significa che BRICS (ed amici) determineranno il prezzo globale dell’energia, ivi incluso il petrolio. E ciò non piace ai signori del petrodollaro.

Allora osserviamo i fatti con gli occhi del buon senso:

  • gli USA leader della NATO del WTO e del gruppo OECD non ratificano il Protocollo di Kyoto del 1997;
  • venti anni dopo divengono promotori di un’agenda sul Clima e mettono a disposizione tutto il proprio star system per promuoverla;
  • tale agenda punta a obiettivi irrealizzabili e pone vincoli restrittivi sulla produzione e consumo di energie da fonti biofossili verso i Paesi Emergenti nonostante per decenni proprio il blocco OECD ne abbia abusato ed abbia accumulato la responsabilità maggiore in termini di produzione pro-capite di CO2;
  • i Paesi Emergenti sono in via di sviluppo e proiettati a divenire nell’arco di 3 decenni gli arbitri del mercato delle energie, in particolare quelle biofossili, in particolare del petrolio, materia riserva del dollaro statunitense.

Allora, l’agenda sul clima si prefigge di difendere il pianeta terra dall’Apocalisse oppure di ostacolare lo sviluppo economico, politico e militare del blocco BRICS?

Delle due, una.

A voi la scelta.

Difendiamo il clima…con le bombe

Non ci sono più le mezze stagioni. Forse non ci sono mai state.

Se c’è una cosa che non mi ha mai convinto riguardo al tema del clima, è la quantità di retorica e di fanatismo che la circonda, e soprattutto la banalizzazione del linguaggio che sostiene gli adepti delle fazioni pro e contro “l’agenda climatica”.

Il clima sta cambiano. E’ vero, ed è ovvio, il clima per definizione è in costante mutamento. E la temperatura del nostro pianeta sta aumentando gradualmente. Vero. Ma in che misura la specie umana influenza questo cambiamento? E’ dato per scontato da molti che questo dipenda dai consumi e dalle relative emissioni energetiche, in particolare di CO2 e l’effetto serra conseguente. Sicuramente ciò gioca in un ruolo ma da qui a ritenere che questa sia la motivazione principale del cambiamento climatico, ce ne passa.

Non sono ovviamente un adepto della fazione che sostiene che la specie umana non abbia un ruolo. Tra l’altro sono stato impegnato personalmente (e professionalmente) in iniziative sulla sostenibilità energetica. Ma devo ammettere che non ho mai trovato un singolo studio che sia in grado di provare in termini scientifici e con nesso causale che il cambiamento climatico sia legato essenzialmente, o prevalentemente, alle attività umane.

CLIMATE-DEMONSTRATION

Come pure non ho mai ben capito perché il cambiamento climatico dovrebbe rappresentare un rischio per l’umanità. Si sciolgono i Poli, e si allagano le nostre città a bassa quota? E se ciò danneggiasse una parte della nostra umanità ma ne favorisse un’altra parte? Quale parte dell’umanità effettivamente risentirebbe negativamente di tale scenario? Questo, ammesso che tale scenario sia verosimile, visto che le previsioni di innalzamento della temperatura terrestre, basate sui modelli che assumevano di dimostrare il nesso causale tra consumi energetici e cambiamento del clima, hanno finora fatto una pessima figura.

Lungi da me prendere una posizione sul tema. Semplicemente non comprendo ancora perché ci sia una convinzione così diffusa che dei fatti opinabili siano considerati un dato non opinabile e che qualche tipo di iniziativa non ben definita, ma su scala globale, vada intrapresa per contrastare degli effetti non ben delineati legati ad un cambiamento climatico le cui cause non è ben chiaro in che misura dipendano da forze su cui si assume di avere la capacità di intervenire.

No, nessun negazionismo, solo sano scetticismo. Pensaci un attimo; quante volte hai assistito ad un vero dibattito in cui le ragioni degli uni e degli altri trovano un vero confronto equilibrato? Io non ne ricordo e trovo sospetta la propaganda unilaterale. Per quale motivo gli evangelizzatori di tale campagna per “combattere il cambiamento climatico” sono proprio coloro che ne hanno le maggiori responsabilità, una volta che assumiamo che il consumismo, l’economia ipercapitalistica e iper energivora ne sono la causa principale?

Quale credibilità ha una campagna oggi capeggiata dall’amministrazione Obama, dall’unico Paese che non ha ancora ratificato la convenzione di Kyoto?

Per quale motivo le Nazioni Unite hanno designato Bloomberg, statunitense, uno degli uomini più ricchi della terra, ipercapitalista che deve la sua fortuna alla finanza “derivata”, come Inviato Speciale per il Cambiamento Climatico?

Domande, solo domande.