“Rockefeller and Friends” – Parte 2 : “Lo scenario Lock Step”

Dopo la premessa sulla strategia di influenza apicale e di massa dei Rockfeller del precedente articolo vi presento lo scenario Lock-Step tratto dal documento “Scenarios for the Future of Technology and International Development” del 2010, opera della fondazione Rockfeller.

Alcuni tra voi avranno sentito parlare di questo documento e della sua natura profetica di quanto è avvenuto a partire dalla primavera 2020. Nel documento in oggetto vengono descritti 4 scenari “futuristici”, tutti molto interessanti e rilevanti, ma nel presente articolo ci limiteremo ad uno di essi, lo scenario “Lock Step”, per ragioni che capirete fra poco.

I 4 scenari del documento

La figura di cui sopra (tratta dal documento) colloca lo scenario Lock-Step come il quadro “evolutivo” che determina un basso livello di capacità adattativa della società del Mondo ma un elevato livello di allineamento politico ed economico dei governi.

Tali scenari rispondono, usando le parole della fondazione Rockefeller, alla seguente domanda:

Come può la tecnologia superare le barriere per creare “resilienza” e sviluppo sostenibile nel mondo in via di sviluppo nei prossimi 15 -20 anni ?

La proiezione a 15-20 anni è legata al fatto che tale documento è legato all’Agenda 2030 dell’ONU, finalizzata al contenimento del cambiamento climatico. Risalta la parola “resilienza” il sostantivo più amato dai politici non solo Italiani negli ultimi mesi pandemici.

Signori e signori, ecco a voi la traduzione in Italiano dello scenario “Lock Step“, traduzione quasi integrale (ho omesso solo il breve paragrafo relativo al “ruolo della filantropia”). La lettura richiederà circa 10 minuti (vi assicuro che la traduzione è costata a me molto di più).


“Lock Step”, un mondo caratterizzato da uno stringente controllo governativo e da una leadership autoritaria, con poca innovazione e crescenti resistenze da parte della cittadinanza

Nel 2012, la pandemia che il mondo stava aspettando da anni finalmente arrivò. A differenza della pandemia H1N1 del 2009, il nuovo ceppo influenzale, originatosi da oche selvagge, si dimostrò estremamente virulento e mortale. Persino le nazioni più attrezzate a fronteggiare le pandemie si dimostrarono incapaci di fronteggiare il virus, capace di infettare circa il 20% della popolazione globale e di uccidere 8 milioni di persone in appena 7 mesi, in maggioranza adulti in buona salute.

La pandemia ebbe un effetto drammatico anche sulle economie: il blocco della mobilità internazionale di persone e merci debilitò il turismo e distrusse la catena di approvvigionamento globale. Negozi ed uffici rimasero vuoti per mesi, svuotati di clienti e impiegati. La pandemia avvolse l’intero globo, con la maggioranza delle vittime in Africa, Sud-Est Asia ed America Centrale dove il virus si diffuse come un incendio senza controllo per via di inadeguati protocolli di contenimento.

La politica iniziale degli Stati Uniti di limitarsi a “scoraggiare fortemente” i cittadini dal volare si dimostrò mortale per via della sua eccessiva tolleranza, accelerando la diffusione del virus non solo negli USA ma anche all’estero.

Alcuni stati si dimostrarono molto più efficaci, la Cina in particolare. L’immediata imposizione da parte del governo Cinese di una quarantina obbligatoria assieme ad una chiusura quasi ermetica di tutti i confini, salvò milioni di vite, fermando il virus molto più velocemente rispetto agli altri Paesi, permettendo un rapido recupero post pandemico.

La Cina non fu l’unico Paese che prese misure estreme per proteggere i propri cittadini dall’esposizione al virus. Durante la pandemia i leader di diverse nazioni mostrarono i muscoli imponendo restrizioni e regole stringenti, dall’obbligo di indossare mascherine alla misurazione della temperatura all’ingresso di spazi pubblici quali le stazioni ferroviarie e i supermercati.

Anche quando la pandemia iniziò a scomparire, il controllo autoritario e la supervisione della cittadinanza e delle loro attività non solo rimase ma si intensificò. Per proteggersi da crescenti problemi globali, quali pandemie, terrorismo globale, crisi ambientali e crescente povertà, i leader del mondo esercitarono il loro potere in modo ancora più fermo.

All’inizio, l’idea di un Mondo più controllato raccolse largo consenso ed approvazione. I cittadini volontariamente rinunciarono a parte della propria sovranità e privacy a favore di Stati paternalistici, in cambio di sicurezza e stabilità. I cittadini si dimostrarono tolleranti se non affamati di indicazioni dall’alto e di supervisione, e i leader delle varie nazioni ricevettero maggiore spazio di manovra nell’imporre le decisioni che ritenevano opportune. Nei Paesi sviluppati questa incrementata supervisione di manifestò in molte forme: ID biometrici per tutti i cittadini, ad esempio, e stringenti regolamentazioni delle industrie chiave la cui stabilità era ritenuta di interesse nazionale. In molti Paesi sviluppati, la cooperazione rafforzata, assieme ad una serie di nuove regole ed accordi, lentamente, ma stabilmente, restituì l’ordine e la crescita economica.

Nei Paesi in via di sviluppo, invece, la storia andò diversamente, e con sorti alterne. L’esercizio autoritario del potere prese differenti forme nei diversi Paesi, a seconda del calibro, capacità ed intenzioni dei diversi leader. Nei Paesi con leader forti e lungimiranti gli standard di vita della cittadinanza migliorarono. In India, ad esempio, la qualità dell’aria migliorò significativamente nel 2016, quando il governo proibì la circolazione di autovetture ad alte emissioni. Nel Ghana l’introduzione di ambiziosi programmi governativi per assicurare la disponibilità di acqua potabile portò al crollo delle malattie. Ma governi più autoritari risultarono meno efficaci e in alcuni casi con implicazioni tragiche, laddove le elites usarono l’accresciuto potere per perseguire i propri interessi alle spese dei cittadini.

Si manifestarono altri problemi, legati al crescere dei nazionalismi; gli spettatori della Coppa del Mondo del 2018, ad esempio, indossarono abiti anti-proiettili con il simbolo della propria nazione. Forti regolamentazioni tecnologiche ostacolarono l’innovazione, determinando l’aumento dei prezzi e una bassa domanda. Nei Paesi in via di sviluppo, l’accesso a tecnologie “approvate” incrementò ma rimase limitato; lo sviluppo tecnologico riguardò prevalentemente i Paesi sviluppati, lasciando indietro il mondo in via di sviluppo.

E’ possibile controllare e disciplinare alcune società per un po’ di tempo, ma non l’intero mondo per sempre.

– GK Bhat, TARU Leading Edge, India

Alcuni governi (dei Paesi in via di sviluppo) rifiutarono i sussidi dei Paesi più sviluppati, quali forniture di computer e altre tecnologie, perché le considerarono ricicli di oggetti di seconda mano. Allo stesso tempo i Paesi con migliori capacità e maggiori risorse iniziarono ad innovare internamente e colmare le proprie lacune.

Nei mondo sviluppato, la presenza di così tante imposizioni e norme ridusse notevolmente l’attività imprenditoriale. Scienziati e innovatori ricevevano dal governo indicazioni per sviluppare linee di ricerca che avessero ritorno economico certo piuttosto che avventurarsi in progetti di ricerca innovativi. I Paesi più ricchi e le aziende monopolistiche con ampi budget di ricerca continuarono a fare progressi, ma i diritti intellettuali delle proprie innovazioni rimasero chiuse all’interno dei confini nazionali o delle corporazioni.

Russia ed India imposero standard nazionali stringenti per la supervisione e certificazione di prodotti legati alla criptazione, una categoria che di fatto comprendeva tutte le innovazioni IT. Da parte loro gli USA e l’EU si rivalsero con i propri standard nazionali, determinando un blocco alla diffusione globale della tecnologia. L’agire nel proprio interesse nazionale, specialmente nei Paesi in via di sviluppo, portò ad alleanze che garantissero l’accesso a specifiche risorse. In Sud America ed Africa alleanze regionali e sub-regionali si dimostrarono più strutturate. Il Kenya raddoppiò il commercio con l’Africa orientale.

Gli investimenti cinesi in Africa aumentarono, barattando nuovi posti di lavoro locale in cambio dell’accesso a minerali pregiati o cibo. Accordi transazionali (con la Cina) proliferarono nella forma ufficiale di supporto alla sicurezza. Nonostante il dislocamento forze di sicurezza fosse ben accolto dai Paesi con maggiori difficoltà, i risultati portarono benefici in pochi isolati casi.

Nel 2025, la popolazione iniziò a dimostrarsi insofferente alle misure autoritarie di controllo e al potere concesso ai leader. Laddove l’interesse nazionale confliggesse con l’interesse individuale, nasceva il conflitto. Le proteste, inizialmente sporadiche, divennero organizzate e coordinate, man mano che giovani disorientati e persone che avevano perso status sociale ed opportunità, specialmente nei Paesi in via di sviluppo, incitavano alla rivolta. Nel 2026, le proteste in Nigeria fecero cadere il locale governo accusato di corruzione.

Anche coloro che si sentivano a proprio agio con la stabilità e controllo di questo Mondo, iniziarono a manifestare insofferenza per le infinite regole e limitazioni. Iniziò a circolare la sensazione che prima o poi qualcosa inevitabilmente avrebbe sovvertito quell’ordine che i governi mondiali avevano strenuamente cercato di stabilire.

Linea temporale degli eventi significativi
  • 2013: restrizioni al contatto personale – reti cellulari sovraccariche
  • 2015: traffico internazionale colpito dagli stringenti controlli sanitari
  • 2017: l’Italia supplisce con i robot alla mancanza di personale di accoglienza degli immigranti
  • 2018: l’Africa continuerà con il capitalismo autoritario importato dalla Cina?
  • 2022: il Vietnam impone il pannello solare in ogni casa
  • 2023: la proliferazione di reti commerciali tra Africa Orientale e Meridionale rafforza i legami regionali
  • 2028: i governi africani temono che si ripeta il collasso del governo Nigeriano del 2026

Tecnologia nello scenario Lock Step

L’innovazione tecnologica nel Lock Step è largamente guidata dai governi e focalizzata sulla sicurezza nazionale, la sicurezza e la sanità. La gran parte dei progressi tecnologici deriva dai Paesi sviluppati, progressi conformati all’interesse dei governi di controllare e monitorare i cittadini. Nei Paesi con governance inefficace i progetti su grande scala falliscono frequentemente.

Tendenze tecnologiche e applicazioni che potremmo vedere:

  • Scanner che usano avanzate tecnologie di risonanza magnetica (fMRI) divengono la norma negli aeroporti e altre are pubbliche, per individuare comportamenti che possano indicare “intenti antisociali”
  • A valle delle paure indotte dalla pandemia, vengono introdotti metodi innovativi per il confezionamento di cibo e bevande, prima per il mercato puramente aziendale e quindi anche per il resto del mercato
  • Nuovi mezzi diagnostici vengono sviluppati per individuare e comunicare le malattie. L’applicazione per lo screening della salute cambia; lo screening sanitario, divenuto prerequisito per le dimissioni da un ospedale o il rilascio da una prigione, dimostra la sua efficacia nel rallentare la diffusione di molte malattie
  • La tele-presenza risponde alla domanda di sistemi di comunicazione per la popolazione soggetta a restrizioni allo spostamento
  • Il protezionismo e i timori di sicurezza nazionale spinge le nazioni a creare reti informatiche proprietarie ed indipendenti ricopiando il modello del firewall Cinese. I governi, con successi alterni nel regolare il traffico internet, comunque finiscono con il danneggiare il World Wide Web.

La vita nello scenario Lock Step

Manisha rivolgeva lo sguardo la fiume del Gange, ipnotizzata da quanto vedeva. Nel 2010, quando aveva solo 12 anni, i suoi genitori l’avevano portata alle rive del fiume in modo che potesse fare il bagno nelle sacre acque. Ma, ferma sulla riva, Manisha era rimasta spaventata; non dalla profondità delle acque o da timore delle correnti, ma dall’acqua stessa, torbida e marrone e dal pungente odore derivante da rifiuti e cadaveri. Manisha avrebbe rinunciato, ma la madre la spinse avanti urlando che il fiume scorreva dai piedi di Vishnu e avrebbe dovuto sentirsi onorata di immergervisi. Come altri milioni di Indù, sua madre credeva che le acque del Gange potessero pulire l’anima di una persona da tutti i peccati e curare dalle malattie. Così Manisha seppur recalcitrante si immerse nelle acque, ingoiando accidentalmente dell’acqua che le causò un caso serio di giardia, e mesi di diarrea.

Ricordare quell’esperienza fa di questo giorno qualcosa di memorabile. E’ il 2025, e Manisha, a 27 anni, è un manager della Iniziativa di Purificazione del Gange (GPI) per conto del governo Indiano. Fino a poco tempo fa il Gange era uno dei fiumi più inquinati del Mondo, con livelli di batteri coliformi a livelli astronomici per via dell’incessante flusso di scarichi fognari e cadaveri di animali e persone. Dozzine di tentativi di pulire il Gange avevano fallito in precedenza. Nel 2009 la Banca Mondiale aveva prestato all’India 1 miliardo di dollari per supportare l’iniziativa di purificazione, ma poi arrivò la pandemia. Ma l’interesse del governo a purificare il Gange non si era esaurito, divenuto non solo una priorità di salute pubblica ma anche una questione di orgoglio nazionale.

Manisha si era unita alla GPI nel 2020, in parte perché convinta dalla forte motivazione del governo a ripristinare la salute del tesoro naturale più prezioso dell’India. Durante la pandemia la quarantena dichiarata dal governo aveva salvato molte vite nella sua città natale, Jaipur, e quell’esperienza, così pensava Manisha, aveva dato al governo la confidenza nel poter restringere l’utilizzo del fiume; cos’altro avrebbe potuto portare milioni di Indiani a cambiare radicalmente le loro abitudini in relazione ad un luogo sacro? Ora buttare nel fiume Gange i resti di cadaveri bruciati era illegale, punibile con anni di prigione. Le aziende che fossero trovate a disperdere rifiuti nel fiume erano soggette ad immediata chiusura. E c’erano restrizioni anche su dove le persone potessero fare il bagno oppure lavare gli abiti. Ogni 20 metri erano presenti cartelli che ricordavano le severe ripercussioni per chi mancasse di rispetto la più preziosa risorsa naturale dell’India. Ovviamente a non tutti piaceva la cosa; ogni tanto si manifestava qualche protesta. Ma nessuno poteva negare che il Gange non era mai apparso così bello e salubre come ora.

Manisha osservava il gruppo di ingegneria mentre scaricava gli apparati sulle banchine. Molti tra i più rinomati ingegneri e scienziati Indiani erano stati assunti dal governo per realizzare strumenti e strategie per ripulire il Gange utilizzando le tecnologie più avanzate. La tecnologia che Manisha amava di più erano quei robot sub-acquei che tramite sensori continuamente sorvegliavano il fiume alla ricerca di agenti patogeni. I nuovi sistemi di filtraggio delle acque, costruiti per sembrare dei mini templi, facevano impressione mentre aspiravano acque sporche e rigettavano acqua pulita. Ed in effetti Manisha era li per supervisionare l’installazione di un sistema di filtraggio delle acque a meno di trenta metri dal punto dove si era immersa nel Gange la prima volta. L’acqua appariva molto più pulita ora e recenti test suggerivano che l’acqua potesse diventare di nuovo potabile entro il 2035. Manisha aveva la tentazione di togliersi una scarpa e immergere un alluce nell’acqua, ma questa era ora un’area ristretta e lei, come tutti, non avrebbe mai infranto la legge.


Spero che la lettura vi abbia interessato. Dieci anni fa la Fondazione Rockefeller elaborava questo scenario che alla luce di quanto accaduto, sembra quanto meno profetico, se non ispiratore. Manisha è definito, in termini di analisi strategica (tema di cui mi sono occupato nella mia precedente vita professionale), la “personas” che identifica il prototipo valoriale a cui si ambisce; in questo caso è la fenice che rinasce dalle ceneri pandemiche. Qualche anno dopo la pubblicazione di questo documento, spuntava fuori Greta, musa dell’ambientalismo new age.

Vi lascio qui, in attesa della Parte 3.

Un caro saluto.