La padella del quantitive easing o la brace del MES? A farci arrosto è sempre la BCE. E’ tempo di Italexit.

Non entro nel merito della notizia “fresca fresca” della Caporetto italiana al tavolo europeo, una capitolazione politica in cui l’Italia sembra abbia dato apertura al MES. Non entro nel merito perché ancora non è chiaro quanto sia rilevante la linea di strozzinaggio, pardon, credito MES.

Quello che invece voglio puntualizzare è la codardia mista ad incapacità della nostra “classe” politica, invi incluso l’inquilino del Quirinale.

Codardi perché incapaci di portare alla negoziazione una posizione efficace, cioè l’uscita dalla Zona Euro.

Incapaci perché inconsapevoli del fatto che le condizioni portate al tavolo, gli eurobonds ridenominati per l’occasione coronabonds, erano inapplicabili e irricevibili.

I “coronabonds” ovviamente sono irricevibili, perché rappresentano un titolo di debito di cui i Paesi meno colpiti dalla pandemia, invece di avvantaggiarsi competitivamente della situazione, si farebbero garanti, quota parte, del credito fruito dai Paesi più colpiti. Pura illusione perché l’Unione Europea ha nel suo statuto il regime di competitività non quello di solidarietà che è espressamente escluso.

Un’ipotesi di partecipazione sarebbe stata ipotizzabile in un quadro istituzionale di solidarietà che non esiste e in una cultura di solidarietà a cui il Nord Europeo è completamente estraneo. Mettetevelo in testa.

Perché quindi porre sul tavolo gli eurobonds? Per incapacità nel migliore dei casi per ignoranza dei fatti, o per malafede nel peggiore dei casi, per manipolare l’opinione pubblica.

D’altronde, la signora Merkel, bisogna dargliene atto, è sempre stata chiara ed onesta:

di coronabonds (eurobonds) non se ne parla

La posizione negoziale dell’Italia, già in partenza, era insostenibile nell’ambito del quadro normativo ed istituzionale Europeo. L’unico modo di negoziare una posizione del genere sarebbe stata quella di porre sul tavolo un’alternativa distruttiva, cioè l’uscita dalla Zona Euro o Italexit. Quando ti siedi ad un tavolo di negoziazione non ci vai con i fiori ma con il coltello nel calzino perché sai che le controparti faranno lo stesso. E’ una regola base di ogni negoziazione.

Ma voi ve l’immaginate l’avvocato senza legittimità elettorale in prestito a Palazzo Chigi accompagnato da un ministro dell’economia nato e pasciuto in Europa intenti a sostenere una posizione negoziale di Italexit? Figuriamoci.

E io Gualtieri l’ho conosciuto di persona 11 anni fa, quando ancora militavo nel Partito Democratico (di lì a poco mi sarei dimesso dalla segreteria locale per disgusto); un burocrate senza personalità cresciuto nella bambagia del confortevole Parlamento Europeo. E dove è l’inquilino del Quirinale? Dov’è il suo discorso alla nazione dove si paventano misure estreme ivi inclusa la soluzione autarchica? Niente, silenzio. Un silenzio che viene ben ascoltato dalle cancellerie d’oltralpe.

L’opzione Italexit non è mai stata adagiata sul tavolo quindi, nel migliore dei casi, la nostra proposta economica è frutto di incompetenza; oppure semplicemente tale posizione, sbandierata via streaming Facebook, non esiste.

E così rimaniamo ostaggio delle linee di credito (che sono anche di debito); in particolare del quantitative easing di Francoforte nel migliore dei casi, o del MES nel peggiore dei casi.

Se ci dice bene il MES (la padella) non sarà adottato immediatamente oppure adottato in forma così minoritaria da avere impatto trascurabile. Ma rimane la brace della politica del quantitative easing Europeo, che non ha nulla a che vedere, sia ben chiaro, con il quantitative easing della FED Statunitense; la FED, benché indipendente dal governo, è soggetta alla sovranità nazionale.

E’ quindi il caso di spendere qualche parola in tal riguardo, perché in qualcuno c’è l’illusione che la BCE stampi moneta a perdere con il QE (quantitative easing) “made in Frankfurt”.

Molti evocano l’intervento della BCE (quantitative easing) per comprare titoli di debito sovrani al fine di contenere lo spread. Io questo lo capisco, perché è meglio indebitarci all’1,5% piuttosto che con un tasso d’interesse al 3,5% o peggio.

Ma rimane il fatto che anche il QE è solo un rimedio, ad effetto placebo, ad un problema a monte che è quello della sovranità monetaria italiana.

E’ bene ricordare che la BCE è un ente sovranazionale in cui la quota italiana è di circa il 13,8%; il restante 86% è in mani di banche centrali Europee, in particolare della Germania che ne detiene il 21%. Quindi, quando la BCE “acquista” indirettamente titoli di debito Italiano ci esponiamo per l’86% verso gli altri Paesi Europei, in particolare la Germania (le percentuali effettive di impiego del capitale possono differire ma la sostanza e gli ordini di grandezza non cambiano). E i creditori si faranno sentire prima o poi. Più prima che poi. E’ per questo che esiste il MES.

Il MES, quello vero, nella sua forma completa diverrà per l’Italia inevitabile quanto più le banche sovrane europee, grazie alla linea di credito BCE, si faranno creditrici dell’Italia. Se non sarà MES adesso, lo sarà in un prossimo futuro, mettetevelo in testa.

Non esiste soluzione alternativa all’Italexit.

Lo ripeto. Non esiste soluzione alternativa all’uscita dalla Zona Euro.

Potete solo scegliere tra un’uscita a monte del MES oppure un’uscita a valle di esso. Vedete voi.

Un caro saluto.

Si trovano più mascherine che “europeisti”

Questa è forse l’unica lieta nota del momento che viviamo.

Perché l’Italia sia entrata nella zona Euro, è un mistero. Un mistero che si spiega solo con la corruttela della nostra “classe” politica.

Un mistero ancora più grande è  come una significativa parte della popolazione si sia convinta che fuori della Zona Euro l’Italia sarebbe andata in rovina. Eppure i fatti parlano chiaro da tempo; dall’entrata nell’Euro-zona la nostra crescita si è azzerata, e le uniche cose che sono cresciute sono debito pubblico (nonostante i tagli alla spesa), la disoccupazione, la deindustrializzazione e la delocalizzazione (a favore spesso di altri Paesi Europei).

Ma a rinsanire questi idioti, vittime di una sorta di Sindrome di Stoccolma con carceriere teutonico, non serve neanche rammentare che altri Paesi Europei si sono guardati bene dall’entrare nella struttura monetaria dell’Euro, e tutti questi Paesi hanno proseguito, se non incrementato, la loro traiettoria di crescita e di standard di vita.

Andrebbe istituito il reato di europeismo.

Adesso gli utili idioti dell’Europeismo tacciono, ma è un silenzio di circostanza. Spunteranno fuori di nuovo appena tireremo fuori la testa dall’emergenza, come le lumache alla prima pioggia; drizzeranno di nuovo le antennine e le loro inutili teste assentiranno alle fatidiche parole: “l’Europa ci ha aiutato” e “senza l’Europa sarebbe stato peggio”.

Giova quindi ricordare a voi, non alle lumache, l’entità del tradimento europeo nei nostri confronti, perché noi non dobbiamo dimenticare cosa è successo:

l’Unione Europea nel mezzo di un’emergenza sanitaria di proporzioni bibliche ha preteso di prestare i soldi invece di donarli, tramite l’istituzione bancaria centrale (la BCE) che avendo assorbito i poteri della defunta Banca Centrale Italiana ha chiarito di non averne ereditato le responsabilità (economiche e sociali)

Più chiaro di così si muore (letteralmente).

Un po’ come se dopo il terremoto dell’Irpinia lo Stato Italiano (ormai defunto) avesse detto ai terremotati:

vi prestiamo i soldi e poi ce li restituite con gli interessi

Stessa identica cosa.

Non esiste nessuna Unione Europea, esistono solo sciacalli.

Noi non abbiamo nulla a che vedere con la sottocultura nordica.

La nostra è una ben più nobile cultura mediterranea, fondata sui concetti di pietas e caritas, ed ispiratrice della rinascita umanistica.

Un umanesimo che la Germania ed i suoi servi non hanno mai capito. Non vi fate illusioni.

Un caro saluto.

Viva l’AFD!

Vince la destra. No, anzi, vince l’estrema destra. Anzi no, vince l’ultra destra.

Si, insomma vince la destra nazionalxeonfobopopulistamisogninoconservatrice.

I cattivi, ci siamo capito.

La Merkel, leader del partito cristiano-democratico CDU, nell’elezione del Meclemburgo viene superata a destra dai populisti di destra della AfD.

Insomma, la destra viene superata a destra, e si sa il sorpasso a destra è vietato.2000px-Alternative-fuer-Deutschland-Logo-2013.svg_Pare, insomma, che il popolo quando si esprime contro il dettame dell’élite, diventa populista. Immediatamente il voto diventa estremo, populista, insomma non piace. Eccesso di democrazia.

Non piace soprattutto a questa stampa, stranamente allineata ai dettami di governo, che si compiace della sua “elitaria” interpretazione liberal progressive della società, e dei finanziamenti generosamente concessi dalla partitocrazia di turno e pagati dall’insulsa plebe.

La plebe non capisce, perché si abbrutisce nel proprio egoismo, manca di prospettiva futura e futuribile, pensa che una Nazione abbia dei confini e che un popolo abbia delle tradizioni e una storia; la plebe non capisce la politica dell’immigrazione, pardon, dell’accoglienza, e magari pensa che con la Russia bisogna fare affari e non puntargli batterie di testate nucleari; e gran parte di questa plebe ancora pensa che esistano maschi e femmine invece di infinite sfumature del nulla.

La plebe è stolta e quindi non sa votare.  O quantomeno non sa votare bene.

Un paio d’anni fa in Grecia è risorto uno pseudofascismo sotto il nome di Alba Dorata. Prontamente messo fuori legge, in pieno stile ultraeurofascista. Tutto per fare strada all’ultrasnistra di Tsipras, messa alla gogna e quindi di fronte ad una scelta referendaria con la pistota puntata alla tempia, la tempia sinistra. Il risultato, scontato; schiavità finanziaria prolungata e crescita dei fuorilegge di Alba Dorata. Il popolo non capisce, forse serve la testa di cavallo mozzata nel letto. Ci sono abbastanza cavalli?

Cose analoghe si sono ripetute in Francia con la Le Pen.

In casa nostra ci dobbiamo accontentare del populismo del M5S, ancora legale, forse perché annacquato da un’ambigua politica “Euro no ma forse anche sì”.

Che vi devo dire, io dell’AFD so poco e nulla. Ma ricordo un video emblematico di uno dei suoi rappresentanti al Parlamento (si fa per dire)  Europeo, in cui si faceva gioco della propaganda femminista genderista. Mi piacque, molto.

Viva l’AFD.

Un caro saluto.

Ideologia gender a scuola. Il MIUR conferma.

Qualcuno ricorderà il “GIOCO DEL RISPETTO”  di Trieste di un anno fa. Un’interessante esperimento per “abbattere gli stereotipi di genere” o più propriamente educare i giovani ad una sana mascolinità. Nonostante il maldestro tentativo di offuscamento delle autorità locali la finalità del “gioco” era chiara nell’opuscolo informativo che recitava “la prevenzione della violenza sulle donne”.

Perché gli uomini (e solo loro) già in giovane età sono potenziali stupratori, violenti o assassini (o dovrei dire femminicida?).

E la scuola è il luogo in cui si educa, s’include, si plasma. Tutto meno che insegnare. Retaggio patriarcale.

Il 15 Luglio 2015 il MIUR, a firma di Rosa de Pasquale, ha emesso una preziosa circolare (“Chiarimenti e riferimenti normativi a supporto dell’art. 1 comma 16 legge 107/2015”, Prot. AOODPIT n. 1972 del 15/09/2015), che leggo con interesse a quasi un anno esatto di distanza. E voi dovreste fare lo stesso se avete a cuore i vostri figli maschi.

La circolare fa un retorico riferimento ai principi costituzionali di non discriminazione, ed ha l’ardire anche di menzionare i diritti della famiglia come società naturale, nonché il diritto-dovere della famiglia di educare. Per poi ribadire che il sistema scolastico è estraneo ad ideologie…

Salvo poi smentire tutto nella stessa circolare.

Afferma la circolare che la legge di cui l’art. 1 comma 16 legge 107/2015 (cui si ispira il Gioco del Rispetto) non fa altro che recepire altre iniziative nazionali ed extra-nazionali (ONU e Consiglio d’Europa). In particolare fa riferimento alla “Convenzione di Istanbul” (violenza contro le donne) e al decreto sulla “Buona Scuola” convertito in legge e specificatamente al “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere”:

a) prevenire il fenomeno della violenza contro le donne attraverso l’informazione e la sensibilizzazione della collettività, rafforzando la consapevolezza degli uomini e ragazzi nel processo di eliminazione della violenza contro le donne;

e

b) promuovere l’educazione alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere nell’ambito dei programmi scolastici delle scuole di ogni ordine e grado, al fine di sensibilizzare, informare, formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo;

Tutto ciò in una scuola in cui il personale docente è in stragrande maggioranza femminile e proprio la componente maschile di discenti è quella che soffre di più. Pura misandria.

vittima e carnefice

In sostanza la circolare conferma quanto paventato. Trattasi di Femminismo e di Ideologia Gender. Iniziative intese ad educare (plasmare direi) i giovani maschi al fine di ridurre il rischio che la natura faccia il suo corso e i virgulti ricopino i passi dei loro padri; violenti, stupratori ed assassini.

D’altronde non è colpa del MIUR è colpa delle leggi. Come nel ’39. Non fu colpa della scuola fu colpa del “Documento sulla razza”. Mio nonno conobbe il fascismo, gli scarponi e le camicie nere. Pagò un carissimo tributo. Devo ringraziare il suo sangue che a distanza di due generazioni mi permette di riconoscere i segni dell’ideologia totalitaria anche quando si veste di rosa e marcia in tacchi a spillo.

Per concludere, la stessa circolare quindi correla quanto sopra alla parallela finalità di combattere:

l’istigazione all’odio, … espressione di tutte le forme di diffusione ed incitazione all’odio razziale, alla xenofobia, all’antisemitismo e ad altre forme di intolleranza, espressione di nazionalismi, discriminazione nei confronti di minoranze, di migranti. Altre forme di discriminazione sono la misoginia, l’islamofobia, la cristianofobia e tutte le forme di pregiudizio circa l’orientamento sessuale e di genere.

Curioso che si faccia riferimento alla misoginia e non alla misandria. Forse perchè quest’ultima ha carattere ormai disciplinare. Inevitabile il riferimento al nazionalismo; che il cielo ci “scampi e liberi” dalla possibilità che i genitori siano nazionalisti. L’educazione è una cosa troppo seria per lasciarla al papà e alla mamma (genitore 1 e genitore 2 per la cronaca).

Chi semina vento raccoglierà tempesta.

Un caro saluto.

BREXIT e la “casa” di Renzi

Il Regno Unito non è più “unito” all’Europa. Almeno teoricamente. Vedremo se la volontà espressa da una maggioranza (risicata a dire la verità) di cittadini Britannici sarà rispettata.

Il piazzista di Stato torna a parlare e riesce a fare a meno di Whatsapp  per 3 minuti di seguito per dire la sua.

Secondo Matteo, lettera ai populisti, i 70 anni di pace nel territorio geografico Europeo, sono dovuti all’istituzione giuridica dell’Europa. In realtà l’Europa geografica è in pace (interna) da ben prima dell’omonima istituzione giuridica, e grazie, si fa per dire, alla guerra fredda tra Nato e Patto di Varsavia durata fino al 1990. E lo era anche fino al 2000 quando la Comunità Economica si è trasformata, senza l’avallo dei cittadini e in alcuni (vedi Francia) casi contro la volontà dei cittadini, in un superstato con una supercostituzione (Trattato di Lisbona) governata da un élite non eletta, megalomane, cinica e globalista.

Ma poi, adesso che ci penso. Dal 1990 siamo proprio sicuri che l'”Europa” è stata in pace? La guerra in Kosovo, quella in Iraq, quella nel Nord Africa, in Medio Oriente? Ah, no, è diverso. Prima le Nazioni Europee si facevano guerra nell’Europa geografica per risorse naturali, adesso la Super Nazione Europa fa la guerra fuori per risorse naturali. E’ tutta un’altra cosa.

Ah, no scusi Matteo, l’Europa esporta diritti umani. E le due guerre mondiali sono state causate dal Nazionalismo, non dalle politiche e dalle ambizioni imperiali.

Europa è la nostra “casa”.

A me sembra altro. Vede io a casa mia ci entro quando mi pare; ne esco quando mi pare e ci faccio entrare chi dico io e per il tempo che decido io.

C’è un luogo invece in cui si entra contro la propria volontà e da cui non si può uscire se non per volontà altrui.

Si chiama “prigione”.

Un caro saluto.

2 Giugno 2016. Festa della donna.

Ormai è solo propaganda. E la più meschina.

Inevitabile la lettura pro-Europa della giornata. Come da attese il vocabolario usato oggi per riferirsi all’Italia ha contemplato solo due termini; Paese, come luogo geografico, e Stato come istituzione giuridica. Mai la parola Nazione. Non è un caso.

Ma se la lettura “globalista” della “Non Festa della Non Repubblica” appariva scontata, non altrettanto ovvia era la lettura di genere del 2 Giugno.

Non più Festa Nazionale, ci mancherebbe, né commemorazione dei morti della Resistenza o più in generale rispettoso ricordo per i morti della 2° Guerra mondiale (da qualsiasi parte abbiano combattuto), figurati. E men che mai celebrazione dell’unità Nazionale. Siamo matti?

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Gli oppressori con diritto di voto

No. Il pomeriggio, nonché i titoli di testa dei TG, sono scivolati via come celebrazione del primo voto delle donne e ossequio all’eroico contributo femminile alla Resistenza (onorevole quest’ultimo ma oggettivamente irrisorio).

Un milione di uomini perirono sul fronte nelle 2 Guerre Mondiali, senza contare i milioni di invalidi. E sempre gli uomini fecero valere il proprio “privilegio” della conta nei morti civili. Stesso discorso per la Resistenza. Ma tutto ciò scompare di fronte allo sciacallaggio delle femministe che hanno invaso i media e che purtroppo presenziano anche in alcune istituzioni.

Fra tutti  i “rotocalchi rosa”, riusciva a distinguersi il TG3 condotto dall’immutabile Berlinguer, la quale rammentava che fino al ’63 le donne non potevano entrare in magistratura. Ma neanche in miniera, cara Berlinguer. Ed ometteva di dire (dimenticanza, senz’altro) che fino al 2003 solo gli uomini (tutti) erano obbligati al servizio di leva, e che a tutt’oggi, in caso di conflitto militare, solo gli uomini sono coscrivibili per difendere questa Nazione, pardon, volevo dire Paese.

E così il senso di unità che dovrebbe attendersi in una giornata quale l’odierna, soccombe di fronte ad un’agenda di genere che non ha tregua e non conosce il significato della parola “onore”.

Così il sangue degli uomini, scompare dalla memoria, di fronte al  doveroso tributo al supplizio dell’oppressione femminile.

Ubi maior minor cessat.

Ma ancor di più. Così si reinventa la storia.

E giacché oggi sembra celebrarsi (l’ennesima) festa della donna, vi omaggio con un piccolo contributo sul preziosissimo voto che le donne hanno “conquistato” con indicibili sofferenze, solo nel 1946.

Un caro saluto.

2 Giugno. La Non Festa della Non Repubblica

Domani una festa per pochi. Non tutti ne hanno mai compreso il significato; a ricordarglielo in tempi passati, le obsolete parate militari tricolori, patriottici discorsi di veterani della resistenza e retorici richiami all’unità Nazionale di alcuni Presidenti, in particolare un Presidente.

MALTEMPO: NOTTE DI BORA A 140 A TRIESTE MA MIGLIORA

L’inutile retaggio

Una festa che ora è per pochi, perché gli Italiani non sono benvenuti. Italiano, lo senti come suona male? Sa di confini, di storia, d’identità.

Molto meglio Europei.

A ribadircelo sarà domani Mattarella, maestro dell’offuscamento linguistico. Tanto maestro, che pochi lo saprebbero riconoscere tra la folla.

Il “giorno della memoria”, Mister X, riteneva utile condannare il nazionalismo, secondo lui origine della 2° Guerra Mondiale; Sua “trasparenza” infatti non riteneva fossero determinanti, come causa del conflitto, le condizioni di miseria dell’Europa, in particolare di una Germania stretta da  un debito asfissiante, e la politica imperialista anglosassone, in  particolare della Gran Bretagna, allora Impero. Sì, perché le Nazioni vanno condannate, non gli Imperi. Sarà questa forse la vocazione dell’ EuroNato?

Ribadiva il messaggio, Sua “Evanescenza”, il 24 Aprile. Mai più nazionalismi, frontiere aperte, e tanta Europa, un Europa senza confini. Un po’ Eurasia, un po’ EurAfrica. Ma sempre EuroNato.

E ritornava poco fa, a valle di un concerto celebrativo della Non Festa, sul tema. Tanta Europa, tanta apertura. Mai la parola Nazione; e stento a ricordare la parola Italia. Nessuna frontiera, semmai due fronti, uno orientale e uno meridionale. I migranti vengono da noi, perché è casa loro; e noi colonizziamo loro, perché è cosa nostra.

E domani? Un 2 Giugno particolare, un giorno per sentirci tutti un po’ meno Italiani.

Una Non Festa di un Non Presidente di Una Non Repubblica.

Ovviamente, Non Italiana.

Una guerra di menzogne

Li chiamavamo terroristi, poi esercito di terroristi. Prima erano pochi tagliatori di teste, l’emersione della bestialità covata nella culla dell’islamismo radicale; poi sono divenuti sempre di più, decine se non centinaia di migliaia.

Un po’ troppo numerosi per rientrare nel rango della categoria del semplice terrore. Sono divenuti così “esercito del terrore”, un linguaggio che ricorda “gli stati canaglia” di J.W.Bush; tutto, pur di non riconoscere ai facinorosi il rango di semplice esercito. Perché un’esercito ha un disegno politico e il progetto di uno stato futuro.

Non è solo questione di “termini”, ma di “sostanza”. Al terrorista non viene concessa la legittimità politica, all’esercito sì. Il militare ha valore, il terrorista è senza onore. Il militare lotta per il proprio popolo, il terrorista non ha un popolo.

Sono arrivate così le stragi, previste da molti, desiderate da alcuni. Stragi criminali e vigliacche, sia chiaro, terrorismo, perché finalizzate proprio a portare il terrore tra la popolazione civile. Stragi con rivendicazioni riconducibili all’intervento della Francia in Iraq e Siria. Interventi armati mirati, quelli Francesi, per combattere il terrorismo, ovviamente. “Azioni militari chirurgiche”, tutt’altra cosa dal “terrorismo”.

Azioni, le nostre, quelle democratiche, che ovviamente sono legittime e che non causano stragi di civili, e di bambini. Infatti gli unici a parlare di strage di bambini nel medio oriente sono i terroristi dell’IS; ma le loro parole non contano, sono terroristi.

Con i terroristi non si parla, tanto meno si negozia.

Loro schiavizzano le donne, e guai a negarlo; da noi le donne si trattano bene. Altro che schiave del sesso, noi le facciamo rientrare dalla Siria con voli di Stato. Altro che cammelli, noi paghiamo in Euro, milioni di Euro. Sai quanti Kalasnicov ci compri con 14 milioni di Euro? Migliaia.

E così la Francia è in guerra contro un esercito, un esercito di terroristi ovviamente. E la nazione celebra lo stato di emergenza. E noi Italiani con loro, per solidarietà Europea. Emergenza solidale per adesso, forse guerra solidale.

“Abbiamo avuto il nostro 11 Settembre”, strillano i cani da compagnia della classe politica. I servi dei media strillano prima ancora dei loro padroni. Tanta voglia di guerra, perché la guerra tira come nient’altro.

Vogliamo anche noi i nostri video di bombardamenti all’infrarosso. Inquadratura dall’alto in bianco e nero, con l’ogiva che scende e … “booom”, tutto si illumina di colpo, con la luce della democrazia. Niente sangue, niente audio, lo spazio è lasciato all’immaginazione. Sotto le macerie solo terroristi mozzateste. Niente uomini, niente donne e niente bambini, ovviamente. Sono bombe intelligenti.

Sconfiggere il terrorismo dove esso si trova, in Siria. E rimuovere Al-Assad, s’intende, l’unico che la guerra ce l’ha dentro casa sua da 2 anni. Un esercito, pardon, dei terroristi, che muovono dall’Iraq ma che improvvisamente divengono siriani. Natalità incerta? Eppure il test del DNA parla americano, ce l’ha detto pure McCain. Tanto di foto abbiamo. Ma no, mai e poi mai nominare gli USA, guidati da un Premio Nobel per la Pace, niente di meno; loro hanno liberato l’Iraq da Saddam e dalle sue armi di distruzione di massa, portando democrazia e stabilità. Un “format” occidentale così popolare che pure Libia ed Egitto hanno voluto importarlo. E tutto grazie al “loro” 11 Settembre.

Tutti uniti. Dobbiamo difendere la nostra libertà da chi ce la vuole togliere. Difenderla mettendola in carcere, si capisce. Guai a legittimare il terrorismo, guai a parlare di motivazioni dei facinorosi, e del come siamo arrivati qui.

La libertà d’opinione si ferma davanti alle stragi. Anzi, neanche parte.

No, noi non stiamo conquistando il medio-oriente.

No, noi non siamo in guerra contro un esercito.

Anzi, noi non siamo in guerra.

E no, noi non raccontiamo menzogne.

La mort de la #libertè

Ho fatto tarda notte, per assistere alla conta dei morti. Come molti morbosamente attratto dalla voglia di assistere al “terrorismo in azione”.

I giornalisti ridicolmente in competizione nella gara del numero più alto; perché i morti non sono mai abbastanza, perché l’audience schizza con la morte in diretta.833px-La_Liberté_ou_la_Mort_1795

Io dietro loro. C’è un fascino speciale nell’assistere al terrore dalla propria poltrona; la perversa sensazione di una confortevole sicurezza quando altri hanno perso la propria vita o stanno per perderla.

Un corpo che giace sul terreno, i lampeggianti delle ambulanze, un cecchino appostato, teste di cuoio armate fino ai denti, e la “conta” sul sottofondo sonoro di esplosioni e armi da fuoco.

Neanche finita lo conta, arriva il festival della stupidità.

saranno i Francesi disposti a rinunciare alla propria libertà per una maggiore sicurezza?

ci vuole un Patrioct Act anche in Francia (ed Europa)

Nel 2001 “The land of the free” precipitava in una spirale liberticida e guerrafondaia da cui non si è più sollevata. Ora tocca proprio a coloro che donarono oltre oceano l’emblema di uno dei propri valori fondanti, La Libertè. E gli Statunitensi ripagano il dono della Statua della Libertà a distanza di 150 anni, ergendo in Europa la Statua della Sicurezza.

frontiere aperte, non bisogna lasciare il campo a xenofobi e populisti

se tali criminali crescono in Europa è perché non trovano abbastanza integrazione

Smettere di bombardare democrazia, questo mai. Ma frontiere aperte a chi, non a torto, ci odia, questo sì!

Il politicamente corretto che frutta giacimenti petroliferi in cambio di migranti. Tra di loro le vittime delle guerre da noi istigate e finanziate, e chi invece la guerra vuole restituircela.

Il prezzo di tale politica in primis lo pagano i malcapitati di turno, col sangue; e tutti con tanta “sicurezza”.histoire-liberte-ou-la-mort

E’ la confortevole sicurezza salottiera di una prima visione, La mort de la libertè.

#Soros, l’uomo buono

Devo ammetterlo, ho un senso di sincera repulsione per quest’ “uomo”. Non bastasse il fatto di essersi arricchito scommettendo contro la Banca d’Inghilterra miliardi di Sterline che non possedeva e non bastasse il sostegno dato al peggiore femminismo odierno (FEMEN in testa), trovo veramente paradossale la sua presunzione di poter recitare un ruolo nel disegno di un Nuovo Ordine (Economico  e Politico) Mondiale.

Un pericoloso megalomane, dai discutibili principi etici, a cui il sistema mediatico da un lato riserva poca ispezione critica e dall’altro garantisce, stranamente, molto spazio propagandistico.

Qualche tempo fa assistevo alla sua visione sul “Futuro dell’Europa” (The Future of Europe, Institute for Economic Thinking).

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Un evento in cui Soros, in un inglese stentato, esponeva le proprie megalomani banalità su come doveva essere l’assetto Europeo anti Russo. Con la supponenza di chi non conosce i propri mezzi intellettuali, e l’arroganza di chi conosce bene i propri mezzi economici, con cui, verosimilmente, ha finanziato il proprio “evento”.

Qualche giorno fa Soros ha fatto di nuovo capolino alla mia finestra con un articoloGeorge Soros: Here’s my plan to solve the asylum chaos“, pubblicato sul suo sito (Project Syndicae) e ripubblicato poi sulla parentesi finanziaria online del Wall Stree Journal.

George Soros ci illumina su come cui noi Europei, che brancoliamo nel buio dell’ottusità e dell’egoismo xenofobo, dovremmo gestire l’emergenza (programmata) dei migranti. In estrema sintesi, il magnate/mecentate/filantropo ci espone il suo piano per facilitare la gestione dei migranti nel percorso dai Paesi da cui fuggono verso quelli di destinazione, perché a suo modo di vedere le esigenze di sicurezza nazionale (quali quelle esposte dal governo Ungherese e parzialmente da quello Britannico) rischiano di mettere in secondo piano i “diritti umani” dei migranti e dividere l’Europa.

Soros, come tutti i globalizzatori, dal proprio confortevole attico proprio non riesce a capire perché la gente di scanni nei bassifondi. Egoisti e xenofobi. E nazionalisti, ovviamente. Sarà la distanza, oppure la prospettiva, a deformare la visione Sorosiana delle cose? Forse scendendo qualche piano, la visuale sarebbe più limpida.

Vede George, gli Europei non sarebbero così egoisti se le proprie Nazioni (che non devono esistere quando si parla di frontiere, ma esistono benissimo quando si parla di debito da pagare a creditori internazionali) non fossero in crisi, in particolare quelle sotto la corroborante cura a base di austerity made in Bruxelles/New-York. E non ci sarebbero questi milioni di “migranti” se i bombardatori di democrazia, a cui lei deve le sue fortune, non avessero calato la propria manna su Nord Africa, Medio Oriente ed Ucraina. E poi, forse, la plebe xenofoba non ha tutti i torti nel ritenere che solo una piccolissima minoranza dei “migranti” siano effettivamente meritevoli di asilo; e bisogna dare loro atto (ai plebei xenofobi, of course) che suona strano che i “migranti” cerchino riparo sempre verso Nord, invece di trovare approdo nei Paesi più vicini e “culturalmente” più affini. E poi perché mai questa attenzione ai migranti made in USA e non ad altre tragedie? Perché mai l’invito alla generosità Europea, quando la generosità Russa verso i “rifugiati” Ucraini viene pericolosamente sanzionata?

C’è sicuramente egoismo nella plebe, e forse un po’ di xenofobia. Ma c’è anche molto buon senso.

E proprio dal basso del buon senso, caro George, le propongo il mio “contropiano“.

Dall’alto della Sua generosità, destini 25 dei Suoi 26 miliardi di dollari alla gestione dei migranti. Con un miliardo di dollaroni si può campare benissimo, si fidi. Con 25 miliardi di dollari Sua Generosità garantirà un confortevole asilo a un milione di famiglie migranti, per un intero anno.

Le piace il mio piano?

Xenofabente Suo,

Il Reietto.