I più giovani avranno al più sentito parlare di “strategia del terrore” e forse avranno qualche vaga memoria “a colori” legata alle più recenti stragi (anni ’90), quelle necessarie ad eliminare due tra i pochi uomini che hanno vestito la toga con onore: Borsellino e Falcone. Due uomini troppo vicini alla verità, alla consapevolezza che la Mafia non è il nemico dello Stato, ma semmai ne è la manifestazione più limpida e sincera. Per questo motivo parlare di accordi Stato-Mafia è inappropriato. Un’organizzazione criminale è per definizione in perfetto accordo con se stessa. L’apparente disaccordo è solo una messa in scena per il pubblico.

In fondo, il fine del terrorismo è quello di provocare ansia ed incertezza generalizzata creando l’immaginario di un nemico invisibile contro il quale il singolo cittadino è inerme. La strage del treno Italicus, quella di Piazza della Loggia, di Piazza Fontana, della Stazione ferroviaria di Bologna, tutte hanno seguito lo stesso copione, con un nemico che appariva all’improvviso e che, invece di cercare il consenso dell’opinione pubblica, lo “terrorizzava”. E sebbene l’ultima strage non avesse portato gli esiti sperati, il gruppo terrorista (il gruppo neofascista, l’anarchico, il nucleo armato rivoluzionario) preparava l’ennesima strage, sperando che essa avrebbe portato ad un esito diverso rispetto alle precedenti. D’altronde i terroristi sono brutali ma idioti. Eppure Falcone e Borsellino, parlavano di menti raffinatissime.

Se per tutti i crimini il mandante va cercato in chi ne ricava guadagno, ciò deve valere anche per il “terrorismo”; e sempre, senza eccezione, a valle dell’ennesimo episodio “terrorista” a guadagnarci sono state le Istituzioni di quello Stato apparentemente “sotto attacco“, che guadagnavano spazio di manovra ai danni delle libertà personali dei cittadini. In questo senso sono in leggero disaccordo con Antonio Ingroia, un altro dei pochi dogati con onore, quando parla di Due Stati, alludendo ad uno Stato Costituzionale Repubblicano ed uno Stato Oscuro e Criminale. Se lo stragista prega la Madonna o porta i fiori alla madre prima di piazzare un ordigno esplosivo, noi non parliamo di due persone differenti. Analogamente, quando lo Stato denuncia la Mafia, o celebra il sequestro di stupefacenti prima di allestire l’ennesima strage, non parliamo di Stati differenti. Sia l’individuo che lo Stato indossano abiti presentabili per un unico scopo: dissimulare la propria vera natura.

Ma questo articolo non è una commemorazione delle vittime, né una dissertazione sulle stragi del dopoguerra, correttamente definite da molti come “stragi di Stato”. Quest’articolo esplora la vera natura dello Stato ed è una storia di soldi e di squadre e compassi. Ed è in bianco e nero, perché parte dagli anni ’60.

Ebbene sì, quanto sopra era soltanto il prologo.


La storia del “terrorismo”, degli assassini e stragi di Stato, è sostanzialmente la Storia dell’Italia “repubblicana”. Potremmo andare più indietro, ma partiamo con la prima vittima illustre, Enrico Mattei.

Nell’Ottobre del 1962 l’aereo che porta da Catania a Milano Enrico Mattei, precipita. L’industriale italiano che sfidava la Mafia del petrolio, stringendo accordi con Medio Oriente ed Unione Sovietica viene ucciso. Prima di allora Mattei ricevette missive intimidatorie dall’organizzazione OAS (Organisation armée secrète) un’organizzazione paramilitare operante nel Nord Africa per conto della CIA e finanziata dai boss della finanza globalista tramite la società PermIndex di Clay Shaw e associazioni insospettabili (WWF); all’OAS si deve anche l’attentato (fallito) ai danni di Charles de Gaulle dell’Agosto del 1962, e il nome di Clay Shaw compare anche nel caso J.F.Kennedy (assassinato nel 1963).

Assassinio Enrico Mattei – ottobre 1962

Il “pizzino” inviato dall’OAS a Mattei è segno dell’interessamento speciale nei suoi confronti da parte della CIA; l’OAS agisce in Nord Africa come braccio operativo (black ops) della CIA al pari della Mafia in Italia. Le minacce sono credibili al punto che lo stesso KGB invita Mattei a prendere precauzioni. Le precauzioni sono inutili e l’aereo viene fatto precipitare. La commissione designata da Andreotti (ministro delle difesa) con a capo Ercole Savi (Gladio) insabbiò con successo l’assassinio, nonostante le testimonianze oculari di persone che avevano sentito l’esplosione e quindi visto precipitare l’aereo in fiamme. La tradizione delle stragi di Stato italiane inizia così.

Siamo nel 1964 e al governo c’è Aldo Moro con un primo governo di centro sinistra. Il 2 Giugno 1964 in occasione della festa della “Liberazione” sfila un impressionante numero di soldati e mezzi pesanti, che permarranno presso la capitale fino alla fine di Luglio. E’ l’Operazione Solo un’azione intimidatoria che minaccia il Colpo di Stato, organizzata dal generale Giovanni De Lorenzo, uomo di fiducia di Allen Dulles (comandante della CIA e membro del CFR), comandante dell’Arma dei Carabinieri ed ex capo dei servizi segreti miliari (SIFAR). Il governo Moro viene fatto cadere con uno stratagemma (sfiducia) per evitare il peggio. Si provvede ad un rimpasto di governo con un programma molto più moderato, a valle di una consultazione a cui partecipa lo stesso De Lorenzo. L’Operazione Solo fu sospesa ed in cambio De Lorenzo divenne Capo di Stato Maggiore dell’Esercito. Si scoprirà più tardi che De Lorenzo tramite il SIFAR aveva fatto schedare da anni oltre 157,000 persone (fascicolo SIFAR) e che il Piano Solo prevedeva la deportazione in Sardegna dei dissidenti ed oppositori politici, un’agenda operativa molto simile a quanto previsto successivamente dal piano di Licio Gelli. Il Piano Solo come pure la P2 non erano altro che operazioni dell’Organizzazione Gladio (allora sconosciuta) parentesi italiana dell’organizzazione segreta NATO chiamata Stay Behind.

Dopo qualche anno di tranquillità gli anni ’70 tornarono ad essere interessanti.

Il 1970 fu l’anno della farsa del Golpe Borghese, un colpo di stato accennato da un gruppo di “cospiratori” per poi essere abortito dallo stesso Valerio Borghese sulla base di una telefonata pervenutagli da una persona molto influente. I cospiratori erano militari, Carabinieri, varie figure provenienti da ambienti massonici (P2), e numerosi esponenti dei servizi segreti militari (SIFAR). Più avanti nel tempo si scoprirà che la Loggia Massonica P2 avrebbe dovuto prendere parte al Golpe Borghese. Borghese si “rifugiò” in Spagna dove visse tranquillamente fino alla fine dei suoi giorni; non uno degli imputati fu condannato. E per ottimi motivi, visto che non sembra che gli USA fossero ignari dei preparativi del golpe (Borghese era stato anche ricevuto dall’ambasciata USA in Italia), e visto che il programma dei golpisti era dichiaratamente ultra filoatlantico con tanto di intenzione di mandare truppe Italiane in Vietnam.

Strage Banca Agricoltura – Piazza Fontana – 1969

Ciò nonostante, per alcuni utili idioti, tale golpe fu dimostrazione dell’eversione nera a cui ricondurre la strage di Piazza Fontana (Aprile 1969); strage prima attribuita agli anarchici, tra cui Giuseppe Pirelli, “caduto” dal balcone mentre veniva interrogato dalla Polizia, poi ad estremisti di destra (Ordine Nuovo). Inutile dire che nessuno finì in carcere per quella strage. Una condanna la ricevettero invece esponenti del SIFAR per aver depistato le indagini. Una condanna alle spese processuali arrivò … ai familiari delle vittime.

Sempre nel 1970 scompare Mauro de Mauro, giornalista siciliano che investigava sull’assassinio di Enrico Mattei (1962). Il caso finirà nel 1973 nelle mani di Boris Giuliano il quale dichiarerà che “a Roma c’è qualcuno che non vuole si vada a fondo nel caso De Mauro“. Boris Giuliano lavorava sotto la direzione di Bruno Contrada.

Negli anni ’70 emerge la figura di Michele Sindona, Siciliano di educazione gesuita, membro della Loggia Massonica P2, al tempo ancora segreta, e parente del Gran Maestro della Loggia Massonica di Piazza del Gesù. Sindona si afferma come brillante finanziere grazie ai preziosi contatti massonici e con la Curia Vaticana; la filiale di uno dei suoi istituti di credito in Svizzera diviene intermediaria di speculazioni finanziarie per conto di vari investitori tra cui il Vaticano. Il successo lo porta ad aprire anche una filiale negli USA, la Franklin Bank, a New York, negli USA di Richard Nixon e della stella nascente Henry Kissinger.

Michele Sindona -NY (USA)

Nel 1973 Sindona vende sovraprezzo due aziende a Roberto Calvi (anch’egli massone); per la transazione Calvi e Marcinkus ricevono un compenso di 5,6 milioni di dollari. Sindona è ormai uomo di alto profilo tanto da essere designato nel 1974 come “uomo dell’anno” dall’ambasciatore statunitense in Italia.

Nel Maggio del 1974 ha luogo la strage di Piazza della Loggia, con l’ennesimo copione che porta su un binario morto. Depistamenti (nel 1989 il SIFAR cerca di portare l’indagine sulla pista Cubana) e sabotaggi (reperti d’indagine scomparsi, compromissione del luogo del delitto). Depistaggi che funzionano perfettamente fino al 2015. Ma l’unico a finire in carcere sarà un informatore dei servizi segreti (Tramonte) la cui copertura istituzionale durerà “solo” 40 anni.

Strage di Piazza della Loggia – Maggio 1974

Nell’Agosto del 1974 prende luogo l’ennesima strage, quella della bomba posta sul treno Italicus. Ovviamente si apre la pista nera, che non porterà a nessuna condanna. Solo più tardi si scopriranno i legami tra la “pista nera” e la P2 (finanziamenti da Gelli per comprare armi ed esplosivi).

Strage Italicus – Agosto 1974

Nel mentre, durante il 1974, la banca statunitense di Sindona fa crack trascinandosi dietro le vari filiali europee. Il Vaticano e gli amici istituzionali gli negano il supporto. Negli USA prendono via le indagini per bancarotta fraudolenta mentre in Italia Giorgio Ambrosoli viene appuntato come liquidatore speciale delle banche Sindona. Sindona cerca l’aiuto di Andreotti; in parallelo Ambrosoli subisce pressioni per permettere il salvataggio istituzionale delle banche Sindona; parimenti, un suo collaboratore subisce pressioni da parte di amici di Licio Gelli perché lasci l’incarico. Ma Ambrosoli e il suo gruppo non mollano. Ambrosoli svolgerà il compito per 5 anni scoprendo che la banca svizzera di Sindona riciclava denaro proveniente dal mercato degli stupefacenti gestito dalla Mafia e dallo IOR (la banca Vaticana) diretta da Marcinkus.

Ambrosoli collabora con Boris Giuliano che è pervenuto ad evidenze sul riciclaggio del denaro della Mafia attraverso varie banche, tra cui la Banca Vaticana, nel filone d’indagine Pizza-Connection. Nel Luglio del 1979 Ambrosoli viene ucciso da William Arico, un sicario appartenente al ramo statunitense della Mafia. Dieci giorni dopo Boris Giuliano viene assassinato da Leoluca Bagarella.

Sindona si affida agli amici della P2 e Licio Gelli cerca di intercedere su due giudici (Turone e Colombo); quindi Sindona viaggia in Europa (Italia e Grecia) per poi tornare negli USA e mettere in scena un finto rapimento (facendosi sparare un colpo di pistola alla gamba) con la complicità di un dottore (Crimi) anch’egli massone. La messa in scena fallisce e nel 1980 Sindona finisce in un carcere statunitense per reati finanziari.

Nell’Agosto del 1980 nella stazione ferroviaria di Bologna viene fatto esplodere un ordigno; l’ennesima strage. I depistaggi partono immediatamente prima dal Governo (Cossiga) e poi dal SISMI. Poi la pista nera che porta ovviamente su binario morto. Quindi la pista d’oltralpe costruita su elementi falsi predisposti dai Carabinieri per mandato del SISMI; dietro c’è il vicedirettore Musumeci (P2) che costruisce un fascicolo falso (per il quale sarà condannato, quasi 20 anni dopo, assieme a Licio Gelli). Ancora una volta gli indizi porteranno verso la P2, ma troppo tardi per un esito processuale.

Strage di Bologna – Agosto 1980

I capri espiatori di tale strage saranno trovati in Fioravanti e Mambro, già condannati a diversi ergastoli per svariati omicidi; saranno condannati per la strage senza uno straccio di prova. Ed in effetti Mambro e Fioravanti sebbene non abbiano negato i loro omicidi si sono dichiarati completamente estranei alla strage.

Nel Marzo del 1981 la Guardia di Finanza perquisisce la villa di Licio Gelli nell’ambito di un indagine sul suo coinvolgimento nel finto rapimento di Michele Sindona. Vengono reperiti i nominativi della Loggia Massonica P2 (in cui figurava anche il Generale Giannini, comandante della GdF). Tra i circa 2000 iscritti spiccavano quello di Silvio Berlusconi (imprenditore poi Primo Ministro), Maurizio Costanzo (conduttore televisivo), di Franco di Bella (direttore del Corriere della Sera), oltre a Sindona, Calvi, Gelli, svariati vertici militari e delle Forze dell’Ordine, due ministri e svariati sottosegretari del governo ed ovviamente buona parte di vertici dei Servizi Segreti (tra cu un certo Freda condannato successivamente per favoreggiamento di organizzazioni eversive).

Licio Gelli – Venerabile Gran Maestro della Loggia P2

Assieme alla lista P2 compariva il programma di Rinascita Democratica, un documento che sostanzialmente puntava ad una Repubblica Presidenziale, con numero ridotto di parlamentari, la rimozione dell’immunità parlamentare (per ovvi motivi…), l’abolizione del servizio di leva per passare ad un esercito professionale, eccetera eccetera. Come Licio Gelli confesserà più avanti (poco prima della sua morte), quando fu scoperta la lista P2 il Colpo di Stato era già stato preparato e avrebbe avuto luogo da li a pochi mesi.

La Loggia P2 fu sciolta e dichiarata illegale e fu aperta una commissione d’inchiesta (presieduta da Nilde Iotti) che tutto sommato fece un buon lavoro (probabilmente grazie alle garanzie offerte da Sandro Pertini). Al di la di questo nulla più; solo un rimpasto di governo e di qualche nome negli apparati dello Stato. I processi per cospirazione politica si conclusero ovviamente in un buco nell’acqua; tutti innocenti.

Indebolitesi le coperture politiche e giudiziarie garantite dalla P2, i problemi del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi (P2) vengono a galla, e a Maggio del 1981 Roberto Calvi viene arrestato per reati finanziari e condannato.

Roberto Calvi

In attesa dell’appello viene quindi lasciato in libertà; in sua assenza le redini erano passate a Roberto Rosone, che scampa ad un tentativo di omicidio da parte della Banda della Magliana, perché reo di aver limitato i finanziamenti ai clan malavitosi romani e mafiosi. Grazie all’aiuto di Flavio Carboni (associato a Licio Gelli, e che ritornerà alla ribalta nel caso di Banca Etruria del 2016) il 15 Giugno 1982 Calvi arriva a Londra, dove viene raggiunto dallo stesso Carboni il giorno seguente. Il 17 Giugno del 1982 Graziella Corrocher, segretaria personale di Roberto Calvi, viene trovata morta, apparentemente suicida. Il 18 Giugno 1982 Roberto Calvi viene trovato morto, impiccato sotto il ponte dei Blackfriars vicino alla City of London; black friars significa frati neri il nome che Roberto Calvi dava ironicamente ai membri della loggia massonica P2 in riferimento all’abbigliamento adottato. Nei pantaloni aveva dei mattoni; mason, da cui deriva il termine freemason che in italiano traduciamo in massoneria, significa muratore (colui che depone i mattoni). Aveva con se 15000 dollari ed un passaporto falso; forse era in procinto di andare negli USA. La giurisdizione competente per il caso era quella della City Of London (Rothschild) che inizialmente qualificò la morte come suicidio; chi è che non si suicida con dei mattoni nelle tasche? Ovviamente il caso cade nel nulla.

Nel frattempo per Licio Gelli si aprono vari procedimenti giudiziari; Gelli prima si traferisce in Svizzera e poi si da alla macchia. Persino l’FBI lo cerca e stranamente non lo trova sebbene sia negli USA, come testimoniato dal documento (declassificato qualche anno fa) che testimonia come Gelli sia a New York nel 1982 e cerchi di contattare il Segretario di Stato (senza successo).

FBI – Gelli cerca di parlare con il Segretario di Stato

Nel mentre che Gelli è alla macchia, Michele Sindona soggiorna in un carcere statunitense come pure William Arico presunto killer di Ambrosoli; proprio Arico è atteso in Italia per rispondere dell’assassinio di Ambrosoli, ma “accidentalmente” muore nel Febbraio del 1984 durante un tentativo d’evasione. Ad Ottobre del 1984 Sindona viene estradato in Italia; il 18 Marzo 1986 Sindona viene condannato all’ergastolo per l’omicidio di Ambrosoli. Due giorni dopo, Sindona viene assassinato in un carcere di massima sicurezza, in isolamento, con un caffè al cianuro.

Licio Gelli continuerà a vagare come un fantasma nel mondo, grazie ad amicizie internazionali che lo ospitano facendo finta di non vederlo. Durante la sua latitanza Licio Gelli manderà un telegramma ad un contatto dell’amministrazione Reagan affermando “dì al tuo amico che un albero svedese sta per cadere“. Pochi giorni dopo (Febbraio del 1986) in Svezia il Primo Ministro svedese Olof Palme verrà assassinato nel centro di Stoccolma (senza un vero colpevole). L’affermazione attribuita a Gelli viene riportata anche nel libro October Surprise (che descrive il sospetto avvicendamento tra l’amministrazione Carter e quella Reagan, e il ruolo giocato da Bush nella questione degli ostaggi USA in Iran) a cui l’FBI riserva molto interesse, come da documenti del 1990 declassificati.

FBI – Gelli e l’albero svedese

Nel 1988 Licio Gelli sarà quindi estradato dalla Svizzera, processato e condannato per aver partecipato al dirottamento delle indagini sulla strage di Bologna, ma non finirà in carcere (reato politico non coperto dagli accordi di estradizione).

Il Muro di Berlino cade e con esso la necessità delle stragi di cittadini per controllare l’opinione pubblica. Ma quella ferita nell’impianto dello Stato aperta da quei testardi De Matteo, Ambrosoli e Giuliano rimane ancora aperta.

Nel Giugno 1989 Giovanni Falcone sfugge al primo attentato (o avvertimento?) presso la Villa dell’Addaura, dove doveva incontrarsi con inquirenti svizzeri in merito la filone d’indagine Pizza-Connection (indagine che era costata la vita a Boris Giuliano). Dietro all’avvertimento c’è un agente dei servizi segreti (SISDE); Bruno Contrada.

Strage di Capaci – Maggio 1992

Falcone “ignora” l’avvertimento e il braccio armato della CIA in Italia, che noi chiamiamo Mafia, corre ai ripari. Il 23 Maggio 1992 l’auto e la scorta di Giovanni Falcone vengono fatti saltare in aria con 4 quintali di esplosivo militare innescato sotto l’autostrada A29 nei pressi di Capaci. Tra gli organizzatori della strage anche Leoluca Bagarella, l’assassino di Boris Giuliano.

Il 17 Luglio 1992 Paolo Borsellino interroga in un incontro segreto a Roma il “collaboratore” Gaspare Mutolo che gli confida che Contrada (SISDE) collabora con la Mafia. Contrada sa dell’incontro con Mutolo. Due giorni dopo Borsellino è a Palermo e salta in aria assieme alla scorta nella strage di Via D’Amelio.

Strage di Via d’Amelio – Luglio 1992

Le due stragi porteranno a giudizio e condanna gli autori materiali e l’organizzazione mafiosa locale (Messina Denaro risulta latitante). Successivamente Contrada sarà condannato per associazione esterna alla Mafia. Più tardi la Corte di “Giustizia” Europea dichiarerà nulla la condanna, non perché i fatti non sussistessero ma perché i fatti contestatigli erano precedenti alla fattispecie di reato. Semmai ci fosse dubbio sulla copertura istituzionale internazionale …

Con gli assassini di Borsellino e Falcone si estingue il filone di ricerca delle menti raffinatissime a monte degli eventi dei tre decenni precedenti, e finalmente lo Stato può dichiarare chiusa la partita.

Finalmente Gelli può essere processato nel 1992 per reati legati al Banco Ambrosiano per poi essere messo agli arresti domiciliari in attesa del verdetto di Cassazione. Ma sarà ritenuto, ovviamente, innocente in relazione alle accuse di cospirazione ai danni dello Stato per le attività della Loggia P2; e a buon ragione, visto che il suo destino sarebbe stato condiviso da tre quarti dello Stato. Ma quando arriva la sentenza definitiva Gelli non c’è; qualcuno deve averlo informato in anticipo (ministro degli interni era Giorgio Napolitano). Sarà poi trovato ma spenderà quasi tutti i suoi giorni in regime di arresti domiciliari fino al 2015.


A partire dagli anni ’90 diverrà di pubblico dominio l’esistenza dell‘Organizzazione Gladio (Stay Behind), che stabiliva accordi segreti tra USA e Italia, per cui i servizi segreti italiani lavoravano (e lavorano) alle dipendenze della CIA.

Una CIA la cui quasi totalità di direttori, come gran parte dei presidenti e vicepresidenti degli USA, proviene dal CFR (Council of Foreign Relations) della Cabala.

Questo è lo Stato “italiano”. Non uno Stato nello Stato. Non uno Stato Oscuro contro lo Stato Repubblicano, ma un unico Stato criminale che non ha nulla di repubblicano.

Uno Stato che per quarant’anni ha ucciso sistematicamente centinaia di persone nel posto sbagliato nel momento sbagliato, per poi fingere sgomento ed ingannare i cittadini con dichiarazioni di “guerra al terrorismo” e farsesche commemorazioni delle vittime.

Che ha coinvolto in tale “lotta al terrorismo” i propri “servitori” per poi depistarli ed eliminarli quando si avvicinassero alla verità.

Che ha condannato persone estranee ai fatti pur di trovare capri espiatori, e che ha avuto il coraggio di condannare alle spese processuali i familiari delle vittime delle stragi.

Che finge una guerra ad una Mafia che non è altro che il proprio boxing-partner, il compagno di giochi da sostenere in cambio di favori inconfessabili.

E se ha fatto questo per quaranta anni, figuriamoci cosa sta facendo adesso e cosa farà in futuro il vostro Stato. Dopo quarant’anni di stragi e gli ultimi tre anni di feroce e palese inganno, quasi nessuno ha ancora capito il gioco.

Fatemi un favore.

Se qualcuno vi parla della Guerra dello Stato al Terrorismo, o della Guerra dello Stato alla Mafia, o della Guerra dello Stato al Virus….mandatelo a fare in culo.

Un caro saluto.