“Charity” Accused of Sex Abuse Coordinating ID2020’s Pilot Program For Refugee Newborns

The Wall Will Fall

By Whitney Webb for Unlimited Hangout.

A biometric identification program backed by the ID2020 alliance will see its new “digital id” program rolled out for refugee newborns in close coordination with a charity tied to Wall Street and prominent Western politicians whose workers have been accused of sexually exploiting refugee children.

iRespond, an international non-profit organization that is “dedicated to using biometrics to improve lives through digital identity,” has begun pilotinga new biometric program for newbornsamong the predominately Karen refugee population along the Myanmar-Thailand border, a program it soon hopes to “quickly deploy” at a greater scale and make available to the general global population. The pilot program is being conducted as part of the controversial ID2020 alliance, backed by Microsoft, the GAVI vaccine alliance and the Rockefeller Foundation, and with the International Rescue Committee (IRC), a non-profit organization deeply tied to the Western political elite and…

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OBAMAGATE: ”terremoto” italiano in arrivo?

Ottimo articolo da parte di Imola Oggi, di cui consiglio la lettura.

UnUniverso

di Gianmarco Landi

Il caso Palamara e le annesse dichiarazioni di Mattarella lasciano scorgere all’orizzonte una nuovo “terremoto” simile alla Tangentopoli dei primi anni 90, in grado di travolgere il Sistema di potere insediatosi in Italia con la 2° Repubblica, ma questa volta con effetti mondiali ancora più dirompenti. Non si tratta solo della possibilità dei coinvolgimenti di Renzi, di Gentiloni, dei Servizi Segreti e di pezzi di Stato italiano nell’ObamaGate, cioè nel tentativo di far cadere Trump costruendo uno scandalo artificioso, bensì del dissesto di tutti quei rapporti tra Giustizia, Politica, Industria, Finanza e Media a fondamento dell’Establishment italiano attuale.

Non posso scendere nel dettaglio, ma ai miei lettori posso regalare una primizia anticipando il crollo di un colosso finanziario globale ormai solo nominalmente italiano. Un giudice americano, infatti, nel corso di una causa civile avrebbe fatto hacherare dai Servizi i computer che il grosso Istituto si era rifiutato…

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Mentre vi distraggono con i vaccini, proseguono col colpo di stato

Mentre il presidente della regione campana De Luca si unisce al delirio Zingarettiano nella volontà di obbligare con la forza la popolazione a vaccinarsi, suscitando il legittimo sdegno delle persone ancora titolabili come esseri umani, prosegue il colpo di stato a matrice Europea, o meglio Euro-Atlantica.

Lo spettro delle vaccinazioni appare sempre più come arma di distrazione di massa, per distogliere l’attenzione dal progetto eversivo in corso che ha avuto un ennesimo atto con gli “Stati Generali”.

Un caro saluto.

Il supposto “dramma” COVID in Brasile

Oggi al supermercato la filodiffusione radiofonica propagava nell’etere il messaggio riguardante la “preoccupante situazione Brasiliana con oltre 500.000 contagi“.

La propaganda del panico, propedeutica alla dittatura sanitaria in atto in Italia, contava (e non a torto, a mio modo di vedere) sull’ignoranza dell’audience per tenere alto il livello d’allarme:

il nemico è dietro l’angolo

Forse non tutti sanno che il Brasile, guidato da Bolsonaro, ha deciso di non fare il lockdown, in particolare il lockdown all’amatriciana nostrano. Ciò nonostante ha ottenuto fin qui risultati nettamente migliori di quelli Italiani. Mi spiego meglio.

Il Brasile ha una popolazione di 210 milioni di persone (3 volte e mezzo la popolazione Italiana). Ha, ad oggi, 515.000 persone positive al COVID, il ché, a dispetto di quello che cercano di farvi credere ogni giorno, di per se è una cosa positiva; perché più positivi significa più persone con difesa immunitaria.

Quello che conta in termini di allarme sanitario non sono i “positivi” ma i malati gravi e soprattutto i morti. D’altronde, scusate, ma fino a qualche mese fa vi siete mai preoccupati dei positivi all’influenza o all’herpes labiale? Eppure sono milioni.

Ma se una cosa è riuscita alla nostra Dittatura delle Banane è quella di aver fatto sedimentare in molti il pensiero che l’infezione va evitata a prescindere dalla sua pericolosità. L’infezione è il pericolo, non la malattia..

Parlando di morti, il Brasile conta 29.314 morti CON COVID (che ricordo non significa assolutamente morti DI COVID). In pratica la mortalità (CON COVID) in Brasile è dello 0,014% contro lo 0,056% dell’Italia.

In altri termini la mortalità (CON COVID) Italiana è esattamente 4 volte quella Brasiliana.

Il miracolo italiano è riuscito nell’intento di farci scivolare in dittatura sanitaria, distruggere l’economia, ostacolare la formazione dell’immunità di gregge (che ci espone a rischi maggiori di seconda ondata), far uscire la gente fuori di testa e al contempo avere una mortalità quattro volte quella del Brasile. Siamo veramente un modello da invidiare.

Eppure i nostri media si “preoccupano” del Brasile. O magari vogliono che voi rimaniate “preoccupati” e non ragioniate? Perché se troppi ragionassero magari spunterebbero fuori i forconi.

Un caro saluto.

CORONAVIRUS GIVES A DANGEROUS BOOST TO DARPA’S DARKEST AGENDA

An article everyone must read to undestand the darks side of the fight to the virus

The Wall Will Fall

By Whitney Webb for Last American Vagabond

TECHNOLOGY DEVELOPED BY THE PENTAGON’S CONTROVERSIAL RESEARCH BRANCH IS GETTING A HUGE BOOST AMID THE CURRENT CORONAVIRUS CRISIS, WITH LITTLE ATTENTION GOING TO THE AGENCY’S ULTERIOR MOTIVES FOR DEVELOPING SAID TECHNOLOGIES, THEIR POTENTIAL FOR WEAPONIZATION OR THEIR UNINTENDED CONSEQUENCES.

In January, well before the coronavirus (Covid-19) crisis would result in lockdowns, quarantines and economic devastation in the United States and beyond, the U.S. intelligence community and the Pentagon were working with the National Security Council to createstill-classified plansto respond to an imminent pandemic. It has since been alleged that the intelligence and military intelligence communities knew about a likely pandemic in the United Statesas early as last November, and potentially even before then.

Given this foreknowledge and the numerous simulations conducted in the United States last year regarding global viral pandemic outbreaks, at least six of varying scope and…

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Il paradosso dell’antisemitismo statunitense

Quasi un anno che non scrivo, lo so. Mi piacerebbe accampare motivazioni intriganti, quali l’essere stato rapito dagli alieni, ma ahimè nulla di simile. Assente per pigrizia, nulla di più. E le mie pigrissime giornate sono riempite dalla cronaca del mondo che viene da oltre oceano.  Ore ed ore della visione anglo-americana del mondo. Non solo la visione dell’ establishment, s’intende, ma soprattutto del sottobosco della contro-informazione.

Complice il Primo Emendamento, il cittadino statunitense (contrariamente a quello italiano) ha il diritto costituzionalmente garantito di dire quello che vuole e questo ci permette di avere una finestra di osservazione sulla dialettica che agita gli animi dei cittadini statunitensi in merito alla questione mediorientale; la vista è tanto paradossale quanto interessante.

usa-israele

Per un osservatore anti americano e anti sionista, quale il sottoscritto, lo spettacolo che va in scena ogni giorno su i canali contrapposti di “informazione ” e “controinformazione” statunitensi è straordinario.

Per qualsiasi persona che non sia frastornata dalla propaganda mediatica made in USA la questione è semplice: Israele è un etno-stato dalla condotta indegna, che sfrutta la propria piattaforma religiosa e l’eredità morale dell’Olocausto per giustificare le proprie nefandezze; gli Stati Uniti sono un’organizzazione criminale su scala planetaria che bombarda democrazia per mantenere il controllo della produzione di petrolio e difendere il ruolo del dollaro come riserva valutaria mondiale. Religione e democrazia non sono esattamente alla base della questione Mediorientale. Ma ciò sfugge all’americano medio, bombardato quotidianamente da una macchina mediatica che polarizza gli animi e offusca le menti.

Da una parte la potentissima lobby sionista bancaria e mass mediatica che, grazie all’appoggio (anch’esso paradossale) della Chiesa Evangelica, è in grado di muovere un significativo supporto alla causa ideale della difesa di Israele. E si sa, la miglior difesa è l’attacco.

Dall’altra parte i “peones” espulsi dai circoli intellettuali che contano, che tentano di farsi una ragione delle infinite guerre d’invasione perpetrate dal proprio Paese e del sangue altrui versato. Per loro, invariabilmente, gli Stati Uniti sono marionette, manovrate dal diabolico burattinaio ebreo sionista che trasforma l’altrimenti dormiente macchina bellica stelle e strisce in un’orribile ordigno malevolo che senza sosta persegue il disegno etno-razzista di Israele.

Una Israele tanto debole da essere sotto scacco dei razzi pirotecnici di Hamas, per i primi. E al contempo una Israele tanto potente da piegare il volere della Superpotenza militare, per i secondi.

Illusi i primi, patetici i secondi.

Tra di loro un solco sempre più profondo. Mentre il mondo dei mass-media si tinge sempre più di strumentale propaganda bellicosa in nome di Israele, il giustificabile antisionismo del sottobosco mediatico pacifista finisce con il collocare Israele al vertice della piramide del comando bellico. Questo sottobosco “pacifista” non riesce ad accettare l’animo malevolo del proprio Paese e finisce nell’auto-vittimizzazione e nella demonizzazione irrazionale di Israele. In questa visione, Israele è un burattinaio che usa il potere economico dei gruppi finanziari statunitensi a conduzione ebrea come arma di ricatto verso il popolo americano. Ed è responsabile anche della decadenza morale degli USA perché attraverso l’industria dei media, promuove l’omosessualità, la pornografia, la distruzione della famiglia nucleare e la depravazione. Per molti adepti di questa visione del mondo, il passo verso l’antisemitismo è breve; la religione e la cultura ebraica sono la piattaforma ideologica i cui assiomi profetici si devono realizzare attraverso la “manna” armata made in USA.

Incapace di metabolizzare razionalmente l’abisso morale della politica statunitense, tale sottobosco “pacifista” finisce col materializzare una lettura dei fatti ideologica e paranoica invece di elaborare una visione “esterna” e “secolare” della storia contemporanea del proprio Paese. Manca l’obiettivo di comprendere il rapporto intimo e radicale tra USA e Israele, inficiando la propria credibilità e offrendo il fianco agli intenti censori del sionismo bellico del mainstream dominante.

In realtà Israele non è né vittima né carnefice. Israele è semplicemente una costola degli USA. E’ l’avamposto americano in terra santa. E’ “testa di ponte militare” e “scudo morale” al contempo.

Lo comprenderanno mai?

Un caro saluto.

Addio Facebook “friends”

Ebbene sì, dopo un lungo periodo di disintossicazione ho finalmente lasciato Facebook. Nell’ultimo anno ho praticamente ridotto a zero i miei accessi e, sorpresa sorpresa, sono sopravvissuto. Non solo; gradualmente si è fatta strada la ragione, la consapevolezza, il buon senso. Per carità, nessuna presunzione di superiorità rispetto ai 2 miliardi di persone che ancora frequentano il sito “social” per eccellenza. Quanto scrivo vale solo come testimonianza e consiglio a chi è attraversato dal dubbio.

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Come molti, mi iscrissi a Facebook con un unico scopo, perfettamente in linea con l’apparente natura del sito; trovare i vecchi compagni di scuola e d’infanzia. Cosa in parte riuscita, ma dopo le rituali, malinconiche ma piacevoli “reunions” scolaresche ognuno è tornato al proprio ovile, come è nella natura delle cose. Ma prima ancora che la disillusione per la futilità dello strumento si facesse strada in me, Facebook cambiava faccia, trasformandosi in vetrina di personalità, ammiccando all’ego e al narcisismo.

La nostalgia lasciava la staffetta alla vanità.

E come molti, mi sono trovato a mio agio, per un po’. I contatti si chiamano “friends”; a centinaia (per alcuni, a migliaia), persone che non hai mai conosciuto, ma che magicamente conquisti magari con un semplice commento ben riuscito, o perché “amici” di “amici” o perché semplicemente suggeriti da Facebook; tanti “amici” che finisci poi col selezionare sulla base dei “likes”. Inevitabilmente la tua pagina diviene camera di risonanza della tua personalità; gli altri non esistono veramente. Esisti, tu, ciò che ti piace, i “contatti” che ti assomigliano e quello che Facebook pensa che ti piaccia. Perché Facebook ti vuole contento. In cambio poco o niente; anzi tutto, vuole sapere tutto di te, di tutti. Ma la vanità non ha prezzo, si sa.

Nessuno si lamenta e così Facebook fa un ulteriore passo, ritenendo di poter decidere quello che ti deve piacere. La tua pagina da specchio illusorio di te stesso e di quello che vorresti fosse il mondo, diviene proiezione di quello che deve essere il tuo mondo, un vestito selezionato dal Fratellone e opportunamente ritagliato sulle tue misure.

Il sospetto, direi quasi certezza, della natura oscura di Facebook era già ben solida da tempo; da anni erano chiari gli intenti spionistici della piattaforma, da quando Snowden ha rivelato il progetto PRISM del Pentagono/NSA. E molti di noi ne sono consapevoli, ma al contempo assuefatti dalla droga della vanità  e accettiamo lo status quo; in fondo non abbiamo nulla da nascondere, vero? Vero finché qualcuno di noi non finisce per diventare figura politica e quegli innocenti dati ormai dimenticati e concessi a suo tempo al Grande Fratello americano divengono all’uopo un utile dossier… E la recente convocazione farsa di Zuckerberg al Senato Statunitense, a valle dello “scandalo” di Cambridge Analytica, ha confermato il quadro di pieno supporto istituzionale alle pratiche più oscure di Facebook.

Ma sebbene possa sembrare strano, l’invasione della privacy e gli intenti propagandistici sono divenuti per me aspetti secondari, sebbene gravi; da questo punto di vista, infatti, Facebook non è così lontana da Google. E, ad onor del vero, anche Youtube con le politiche censorie degli ultimi due anni ha palesato gli intenti di orientamento politico ed ideologico del proprio “palinsesto”.

Il punto è che Facebook fa molto più di Youtube; ti fa illudere di essere davanti a uno specchio magico in cui emerge la parte più brillante di te, contornato dal consenso di amici e da una piattaforma che seleziona quello che ti rende felice ma tranquillo.

Facebook non è solo una piattaforma globale di profilazione e schedatura degli individui, ma è un grande, gigantesco esperimento di psicologia di massa, la cui copertura istituzionale non può che inquadrare tali intenti all’interno di un sistema integrato di guerra moderna.

Un caro saluto.

Caro Bobby, meglio Solo che male accompagnato

Bobby, condannato a risarcire la figlia (Veronica) per l’esaurimento nervoso dovuto alla mancanza del padre.

Esaurimento nervoso o esaurimento finanziario, chi lo sa?

La figlia ha deciso di lasciarlo in stand-by per un po’, diciamo 13 anni, una pausa di riflessione. La riflessione ha portato consiglio, e così a 26 anni ha deciso di denunciare il padre, il quale, oltre alla multa certa e al risarcimento probabile, potrebbe vedersi comminata anche una condanna fino ad un anno di carcere.

Sembra quasi che le donne abbiano una significativa predisposizione nell’immaginare gli uomini con pigiama a righe.

No, no, la figlia vuole solo recuperare il rapporto con il padre. Certo, certo.

Un Paese strano il nostro, in cui la madre può cessare la vita del nascituro, o sottrarlo per anni alla presenza del padre, ma il padre è criminale se non paga. Segno dei tempi.

Caro Bobby, meglio Solo che male accompagnato.

Un caro saluto.

Clowns alla Casa Bianca

Più un “tweet” che un “post”.

Immagini degli abbracci di due buffoni in smoking.

Le loro dame da compagnia in tailleur passeggiano nel parco.

In sottofondo la cronaca audio della Botteri.

Pagliacciate internazionali.