COVID19: virus in scomparsa, pericolosità inesistente.

Una persona a me cara mi ha chiesto di fare il punto sulla situazione del contagio, perché sembra che i messaggi che arrivano dalle TV non siano chiari. Per chi capitasse per la prima volta su questo blog, io insegno Matematica. O meglio “insegnavo”, perché alle nuove condizioni mi rifiuto di mettere piede in aula.

Vi presento quindi dei dati relativi all’attuale situazione del contagio da SARS-COVID-2 (TASSO DI CONTAGIO) e l’effettiva pericolosità oggi misurabile di tale virus (PERICOLOSITA’ DEL VIRUS). Dopo le conclusioni vi lascio i riferimenti relativi alle fonti informative e ad alcune metodologie di valutazione statistica.

Per chi fosse troppo pigro o stanco per leggere l’articolo, la versione breve è che il virus ha una letalità reale e mortalità paragonabile a quella dell’influenza e che attualmente è positivo a tale virus circa l’1% della popolazione.

Chi volesse approfondire continui la lettura.


TASSO DI CONTAGIO

Sulla base dei dati ufficiali (reperibili qui) ho elaborato l’andamento delle ultime due settimane del tasso stimato di contagio della popolazione della Lombardia (in rosso), del Lazio (in verde) e quello aggregato dell’Italia (tratteggiato in nero). Nel caso le figure fossero poco leggibili zoomate la pagina.

Qua sotto l’andamento calcolato su base giornaliera.

Diapositiva1

Si dovrebbe capire che il tasso è in sostanziale decrescita, ma nel dubbio la figura che segue descrive tale andamento su base settimanale (dato statisticamente più significativo per ragioni che ho spiegato in precedenti articoli) in modo ancora più chiaro.

Diapositiva2

Come si vede il tasso di contagio della Lombardia è in rapida discesa da un circa 4% del 24 Maggio a circa il 3% del 7 Giugno. Simile il discorso per il Lazio che, al netto di un balzello negli ultimi giorni, è sceso dallo 0,7% a circa lo 0,5%. Il dato aggregato Italiano è sceso da circa l’1,5% a circa l’1%. In sostanza, assumendo che i test siano stati effettuati con rigore statistico, ad oggi la popolazione positiva al test è circa l’1%; il che significa che la percentuale di persone che oggi manifestano un apprezzabile potenzialità di trasmettere il contagio è stimata attorno allo 1% (ammesso che la positività sia indice di potenziale infettività). Il fatto che l’andamento sia in stabile discesa significa che il fattore di contagio (R) è significativamente minore di 1.

In sostanza, oggi, avete l’1% di probabilità di incontrare una persona in grado di trasmettervi il contagio, sempre che una volta che incontriate questa persona siate in sua prossimità per un tempo adeguato ad essere infettati. E sempre che ovviamente non siate stati già infettati in precedenza senza che ve ne siate accorti; perché in questo caso la probabilità d’infettarvi è praticamente zero.

Poi se volete portare la mascherina significa che ritenete di essere quel 1% della popolazione infetta; spero che sappiate che la mascherina limita la possibilità di trasmettere il contagio ma non vi tutela dal subire il contagio, vero che lo sapete?

Ma se avete ancora timore della “pericolosità” di questo virus, dovreste leggere la sezione seguente relativa ad alcune stime sulla “pericolosità” di questo virus; stime che sono in linea con quelle anticipate tempo fa da alcuni infettivologi che non sono mai comparsi sugli schermi delle vostre case (ma ormai persino la Corea del Nord ci da lezioni di libertà d’informazione). Se poi non avete tempo, saltate direttamente alla sezione relativa alle CONCLUSIONI.


PERICOLOSITA’ DEL VIRUS

Secondo gli ultimi dati disponibili la mortalità (CON COVID) del virus si attesterebbe allo  0,06% per l’intera Italia.

In sostanza sono morte (CON COVID) 6 persone ogni 10,000. Si dirà che tale numero è relativamente basso grazie al lockdown che ha ridotto la diffusione di un pericoloso virus. E’ senz’altro vero che il lockdown ha inciso sulla diffusione del virus, ma qual’è la pericolosità intrinseca del virus, cioè la sua vera letalità?

Il tasso di letalità apparente (MORTI CON COVID/POSITIVI ACCERTATI), cioè quello propagandato, è di circa il 14%. E’ un valore enorme. Ed è un valore manipolativo, nel senso che esso non rappresenta assolutamente la vera misura della letalità di un virus perché, anche ignorando per un attimo la modalità di contare i morti COVID, esso sottostima largamente i casi positivi totali. I casi accertati sono una piccola parte di quelli reali. Per avere la vera misura della pericolosità di un virus bisogna valutare la letalità reale e quindi stimare il numero di infetti COVID totale. Ed oggi è possibile stimarlo (in via approssimata) con la tecnica delle finestre di confidenza.

Allora quanto è pericoloso (letale) questo virus?

E’ circolata qualche tempo fa un’indicazione, da parte di alcuni epidemiologi, che il numero di infetti in Italia avesse raggiunto ad inizio Aprile il numero di circa 6 milioni quando il numero di casi accertati era di circa 100.000 ed il numero di morti (CON COVID) di circa 15.000; da questo potremmo avere una prima stima della letalità reale (sebbene viziata dalla conta dei morti) pari a circa lo 0,25%. Purtroppo questa stima si basa su una valutazione che non ha riscontro ufficiale. Quindi cerchiamo di trovare quantomeno l’ordine di grandezza della letalità reale del COVID con un altro procedimento, in cui si determina la finestra plausibile in cui tale valore cade, tra un estremo inferiore ed un estremo superiore. E poi confrontiamo tale finestra con i dati che vengono da altri Paesi.

Il numero di persone testate ad oggi corrisponde a circa il 4,4% della popolazione e di conseguenza le persone oggi infettate dal COVID a 23 volte (100/4,4) il numero di casi certificato. Inoltre, nella fase emergenziale (attorno al 20 Marzo) tale rapporto (CASI COVID/CASI ACCERTATI) è stimabile attorno a 46 (il numero di persone testate corrispondeva circa allo 0,21% della popolazione) con una letalità apparente di circa il 9%; ne consegue che se consideriamo i morti (CON COVID) la letalità reale può ragionevolmente essere collocata in una finestra che ha come estremo inferiore lo 0,02% (0.21%% x 9%) del 20 Marzo e lo 0,63% (4,4% x 14%) del 7 Giugno; lo 0,02% verosimilmente è calcolato in difetto perché i tamponi a campione non si facevano e di conseguenza il numero di casi reali era ben più di 46 volte quello certificato; d’altra parte lo 0,63% sicuramente stima in eccesso perché si riferisce al dato di oggi in cui il tasso di diffusione è dell’ordine dell’1% ben minore della percentuale di italiani che ha contratto il virus.

In ogni caso, sicuramente possiamo dire che la letalità reale cade in tale finestra, tra lo 0,02% e  lo 0,63%. Ciò ci dice che la letalità reale è almeno 1 ordine di grandezza, e forse 2 ordini di grandezza, inferiore al 14% che è stampato nelle menti di molti.

E ciò senza aver ancora considerato che “morti CON COVID” non è neanche parente prossimo di “morti DI COVID” (e le mancate autopsie e cremazioni precoci fanno pensare male sulla volontà di diagnosticare la vera causa di morte). In effetti l’Istituto Superiore della Sanità (ISS) ha certificato come morti DA COVID meno del 3% delle morti CON COVID, per cui è legittimo ritenere che la letalità (DA COVID) reale sia ben inferiore all’estremo superiore (0,63%) di tale finestra di letalità CON COVID.

Se assumessimo che le morti DA COVID fossero il 3% dell’estremo superiore della finestra di letalità CON COVID arriveremmo ad una letalità (da COVID) dello 0,02%.

Ma so che molti tra voi non potranno mai accettare una tale ipotesi, così lontana da quanto vi hanno lasciato intendere.

Allora, per validare tale stima, valichiamo i confini Italici.

Se consideriamo Paesi come gli USA, la Svezia, la Germania (simili a noi anche in senso geopolitico) abbiamo che stando ai dati del 7 Giugno i tassi di letalità reale registrati sono sicuramente minori dello 0,2%. In particolare < 0,14% per la Germania, < 0,2% per gli USA  e < 0,16% per la Svezia. Anche questi valori sovrastimano significativamente la letalità per via del fatto che si ottengono mettendo a denominatore i positivi attuali e non la conta di tutti coloro che hanno contratto l’infezione in questi mesi (dato purtroppo non noto). E sono valori di letalità basati sui morti CON COVID, quindi sovrastimati anch’essi. Possiamo quindi dire che, senza alcun dubbio, la letalità reale registrata in tali Paesi è certamente minore dello 0,1%

Eppure, se il virus è lo stesso la letalità deve essere simile, con piccole variazioni riconducibili a peculiarità sociali e demografiche del Paese considerato.

Arrivati a questo punto possiamo dire che la letalità legata alla morte DA COVID cadrebbe in una finestra tra lo 0,02% e lo 0,63% e la letalità CON COVID di Paesi a noi affini è minore dello 0,1%.

Raffiniamo ulteriormente la stima.

Proviamo quindi ad osservare Paesi meno allineati all’Italia. Se consideriamo l’Iran, il Brasile e l’India (si badi bene potrei citarne altri), essi hanno letalità reale nella finestra 0,01%-0,04%. Anche tale stima è valutata per eccesso per i discorsi fatti prima.

La domanda sorge spontanea; ma come può essere che la pericolosità dello stesso virus in questi Paesi sia notevolmente più bassa di quella registrata in Italia? Non può essere, è ovvio.

In sintesi, nei Paesi sviluppati (ed allineati all’Italia) abbiamo una letalità (CON COVID) del virus minore  dello 0,1% ed nei Paesi non “amici” una letalità (nel caso peggiore) dello 0,04%. Sappiamo inoltre che se adottassimo le stime fatte dall’ISS sul rapporto MORTI DI COVID/MORTI CON COVID (< 3%) arriveremmo a stimare per l’Italia ad una letalità massima DA COVID attorno allo 0,02%; e guarda caso tale cadrebbe nella finestra di  letalità registrata in altri Paesi non allineati con l’Italia (tra lo 0,01% e lo 0,04%) e sarebbe coerente con il dato rilevato nei Paesi allineati (che è <0,1%).

Riuscite ad unire i puntini?

La realtà è che il COVID ha una letalità reale che oscilla tra lo 0.01% (estremo inferiore dei Paesi in via di sviluppo) e lo 0,1% (valore per eccesso dei Paesi affini all’Italia); ossia l’1 per mille, nel peggiore dei casi.

E i dati relativi alla mortalità danno ulteriore conforto a tale valutazione. I Paesi in via di sviluppo suddetti non hanno implementato nessun lockdown o al più hanno adottato misure restrittive minime, pur non registrano alcuna catastrofe in termini di mortalità; al contrario, essi registrano una mortalità con valori dell’ordine dello 0,01%, cioè un sesto della mortalità “misurata” in Italia (0,06%). E senza considerare l’India in cui abbiamo addirittura valori dell’ordine dello 0,001%. E la Svezia che non ha adottato alcun lockdown (e in cui il personale medico lavora senza mascherina) la mortalità oscilla tra lo 0,04% e lo 0,05%.

Ne discende che, senza applicare misure di contenimento (lockdown), la mortalità di tale virus è compresa tra lo 0,01% e lo 0,05%; cioè se lasciato diffondere liberamente, questo virus uccide da 1 a 5 persone ogni 10,000.


Conclusioni

L’epidemia Covid in Italia è pressoché estinta, con un tasso di positività di circa l’1% sul territorio nazionale. Se non vi hanno dato questa informazione chiedetevi perché. Questa domanda è già un punto di partenza.

La pericolosità di questo virus è paragonabile (ma verosimilmente inferiore) a quella di un’influenza, con una letalità reale stimabile tra lo 0,01% e lo 0,1% (sovrastima). Se continuano a dipingervi questo virus come pericoloso con stratagemmi mediatici e occultamenti, chiedetevi il perché.

Vivendo normalmente oggi avreste più probabilità di morire cadendo dalle scale che a causa di questo virus.

So che c’è reticenza ad accettare le analisi di “oscuri autori del web” anche laddove vengano forniti gli elementi di analisi; mentre c’è maggiore predisposizione ad accettare informazioni incomplete corredate da palesi menzogne quando esse arrivino da “autorità”.  E’ il potere del mainstream e della conformità sociale.

Il legittimo dubbio che rivolgete verso di me, rivolgetelo verso le autorità, perché io al contrario del governo non ho nessun interesse a mentirvi.

Se scegliete di chiudere deliberatamente gli occhi di fronte ai dati che vi presento e che potete verificare per poi accettare acriticamente le continue menzogne di un governo sanitario, perché non potete accettare la presunta dietrologia, oppure perché più semplicemente non potete accettare di essere stati ingannati per 3 mesi, non solo state discendendo deliberatamente nel baratro dei diritti sociali ma state condannando i vostri figli ad un futuro angosciante.

Un caro saluto.

 


FONTI INFORMATIVE E NOTE METODOLOGICHE

I dati relativi  ai contagi e morti CON COVID sono reperibili qui (i dati sono quelli dell’OMS).

I dati relativi ai  test di positività effettuati reperibili qui (aggiornati al 8 Giugno).

In tali fonti sopracitate sono reperite tutte le informazioni relative ai morti CON COVID, positivi al COVID e numero di test realizzati.

Solo per l’Italia è disponibile il numero di casi (persone) testati (per gli altri Paesi sono disponibili solo il numero di tamponi). Per ricavare il numero di persone (casi) testati per gli altri Paesi è stato utilizzato il rapporto Italiano:

  • Numero Tamponi/Numero Casi  = 1,8.

Tale assunzione è ragionevole ed eventuali scostamenti non comportano variazioni in termini di ordini di grandezza delle stime effettuate.

Su tale presupposto è stata poi calcolata la percentuale di persone testate sulla popolazione totale.

Tale valore percentuale è poi utilizzato per passare dalla letalità reale (basata sui casi COVID ACCERTATI) a quella reale (basta sul TOTALE CASI COVID STIMATI).

Cos’è la “Scienza”?

Ad alcuni potrebbe sembrare una domanda retorica. Ma in realtà capire cos’è la scienza è questione estremamente importante, in particolare in tempi di deriva “scientista” e “tecnocratica“.

Nel gergo comune s’intende per scienza qualsiasi disciplina intellettuale che porta a spiegare o interpretare fenomeni tangibili. Con questa lettura “volgare” si tende a dare alle determinazioni scientifiche il valore di oggettività. Lo sviluppo dell’applicazione industriale della scienza ha portato alla tecnologia ed oggi il corto circuito tra scienza e tecnologia è tale che spesso parliamo di discipline tecno-scientifiche.

Come conseguenza, le altre discipline dell’intelletto vengono denominate, tipicamente, come “umanistiche” perché tentano di dare spiegazione di ciò che trascende il misurabile, e che riguarda la percezione umana sia di ciò che appartiene ai nostri sensi che non. La disciplina umanistica finisce con l’essere relegata al ruolo di contorno emotivo all’oggettività definita dalla “scienza”.

Persino la filosofia, da sempre interpretazione più alta dell’intelletto umano, diviene declassata a sfera emotiva; il suo reato è quello di trascendere la realtà alla ricerca di una ragione più alta che non solo spieghi il reale ma anche il possibile.

sceinza

Si badi bene che la mia non è una difesa apologetica della sfera umanistica né tanto meno della filosofia; io sono un ingegnere che per oltre 2 decenni si è occupato di applicare tecnologie avanzate e che per circa un lustro di insegnare Matematica e Fisica. Ma la parola “scienza” ha oggi il potere di segnare una dicotomia tra il vero e il falso tanto da essere usata come strumento di programmazione linguistica delle masse; e la personificazione della “scienza” può portare a gravi derive autoritarie.

Per questo è importante capire cosa s’intende veramente con Scienza, e partiamo con questo:

la scienza non esiste

Dirò di più:

non esistono gli scienziati

In realtà esiste il METODO SCIENTIFICO; e il RICERCATORE SCIENTIFICO è colui che applica il metodo scientifico. Questo perché:

la scienza non è una disciplina ma un metodo per sviluppare la conoscenza di ciò che ci contorna

No, non sto facendo il “Pierino” né un’iperbole intellettualoide; sto chiarendo un concetto molto concreto che vi aiuterà a fare il “debunking” degli “scienziati”, in particolare degli scienziati del sistema di potere.

Perché è importante questa precisazione? Perché il metodo scientifico è SPERIMENTALE e QUANTITATIVO. Grazie a questo motivo ogni ipotesi scientifica è FALSIFICABILE, cioè fornisce gli elementi per essere confutata. Ed è proprio per questo che il metodo scientifico si è affermato; non perché determini necessariamente la verità ma perché è soggetto a continuo scrutinio teorico e sperimentale e quindi le sue determinazioni sono soggette a continue validazioni o confutazioni.

Più nello specifico, si attua il metodo scientifico SE E SOLO SE si attua la prassi seguente:

  • Osservazione e misurazione del fenomeno
  • Formulazione delle ipotesi interpretative e teorizzazione del fenomeno
  • Sperimentazione (replica del fenomeno in sottosistema chiuso) e misurazione
  • Valutazione quantitativa e conclusioni con eventuale conferma o confutazione delle ipotesi (con indicazione quantitativa del livello di confidenza) iniziali
  • Descrizione accurata della sperimentazione e pubblicazione

Perché è importante tutto ciò? Perché un altro ricercatore scientifico deve essere in grado di capire quanto tale ricerca sia accurata negli esiti, ed eventualmente di replicare l’esperienza al fine di validarla ed eventualmente svilupparla.

Il metodo scientifico è intrinsecamente “modesto“. Non assume mai di aver scoperto la verità, semmai di aver compiuto un progresso nella conoscenza. Il metodo scientifico è intrinsecamente “agnostico” perché le ricerche scientifiche con esito negativo sono tanto utili quanto quello con esito positivo, purché siano rigorose.

Quanto appena scritto non è dominio di tutti, non necessariamente per ignoranza ma per pervasività dell neo-linguaggio in cui la SCIENZA equivale a sapere incontestabile e tendenza delle persone a conformarvisi. In effetti mi è capitato spesso di sentire persone definire la Matematica come “scienza esatta”. “Scienza esatta” è un ossimoro. La scienza è sempre inesatta. La Matematica non è assolutamente una scienza e non deve esserlo; la Matematica è una disciplina del sapere assiomatica e teoretica in cui tutto si riconduce con procedimenti formalmente rigorosi agli assiomi fondamentali (2+2=4  è un assioma fondamentale e non è dimostrabile, ovviamente). Peraltro la Matematica contempla anche l’impossibile in termini naturali, purché formalmente corretto. La Matematica è auto consistente e per definizione perfetta ed è per questo che si utilizza come metodo formale ed analitico all’interno del metodo scientifico, perché non falsificabile.

Non so in quanti siano riusciti a leggere fino a questo punto. Se ci siete riusciti, complimenti. Se vi siete annoiati vi capisco, ma credetemi neanche per me è divertente scrivere quello che per me è ovvio e dovrebbe essere patrimonio di molta gente.

Siamo purtroppo in una situazione in cui la semplificazione della lingua comune e l’affermarsi della regola della conoscenza tramite consenso e conformità sociale sta pericolosamente abbassando il livello di spirito critico individuale e quel sano scetticismo che dovrebbe caratterizzare il rapporto del cittadino col potere.

Vedete, se un sedicente “scienziato” prezzolato vi si presenta e vi dice che il vaccino è utile senza presentarvi le evidenze quantitative del metodo scientifico, significa che tali evidenze non esistono e non vuole stimolare un consenso informato ma forzarne l’obbligo, verosimilmente per interesse.

Se tal’altro “scienziato” vi dice che un pezzo di stoffa sulla bocca, aiuta a limitare la diffusione del virus senza presentarvi i dati quantitativi di tale asserzione, significa che non vuole che voi decidiate autonomamente sulla base delle evidenze, ma bensì scavalcare la vostra liberà di scelta informata.

Se uno “scienziato” mostra presunzione, quando non prosopopea, non siete di fronte ad un ricercatore scientifico. Perché chi fa ricerca scientifica è intrinsecamente modesto, vive nel dubbio, con la sola certezza che le proprie convinzioni di oggi possono essere smentite domani, proprio sulla base del metodo scientifico.

Un caro saluto.

Riprogrammazione “canina”

Questo è un breve articolo paradossale e aneddotico allo stesso tempo. Se vi doveste sentire chiamati in causa, non vi offendete. E’ un puro esercizio di stimolo intellettuale.

Mi capita ormai di frequente di vedere passeggiare persone con museruola portare a spasso il loro amico domestico, il cane, quest’ultimo tipicamente senza museruola. Ciò mi ha riportato alla mente come il rapporto uomo-cane sia mutato nel tempo al punto da avervi inserito la responsabilità sociale e di conseguenza cambiandone il paradigma in rapporto uomo-stato-cane. Lo so che non è chiaro, provo a spiegare.

Due anni fa portavo la mia cagnolina, Lilly, a fare la passeggiata nel “parco dei cani”, in un luogo in cui i cani dovrebbero avere il loro spazio di libertà. Lilly ovviamente fece la cacca come è naturale che sia. A quel punto un provvido signore si avvicinò a me offrendomi un sacchetto di plastica per raccogliere gli escrementi richiamandomi ai doveri del “bravo padrone”. Non dissi nulla e presi il sacchetto. Non appena il ligio signore si fu allontanato, presi il sacchetto di plastica e con esso raccolsi un sasso dal prato, dando l’impressione di aver raccolto gli escrementi. Io e Lilly ce ne andammo dal parco entrambi con un ghigno mal celato.

Sono convinto che la gran parte di voi riterrà il mio comportamento non corretto, e che il “ligio signore” aveva fatto un atto cortese di richiamo alle norme. Ma c’è un motivo se mi sono appellato come “Reietto”, o no?

Vedete, l’idea che un essere umano per evitare di pestare un po’ di cacca, si faccia convincere, o si auto-convinca, a raccoglierla con le mani (sacchetto o non sacchetto) per me è follia.

Pestare la cacca, non è piacevole per nessuno. Ma in 40 anni di “precedente normalità” (per come la vedo io) mi sarà capitato non più di 10 volte di pestare escrementi canini. In fin dei conti dov’è il dramma? Ti pulisci la suola e la vita continua.

Invece no. La cacca dei cani adesso la raccogliamo. Al punto che la raccogliamo non solo dal marciapiede, ma anche nei parchi. E non solo nei parchi, ma perfino dall’erba dei parchi dedicati ai cani, per avvolgerla preziosamente all’interno di un “ecologico” sacchetto di plastica invece di lasciarla li a fertilizzare il terreno.

Per quanto a molti la “consuetudine”, la “nuova normalità“, possa sembrare senso civico a me palesa l’iperbole dell’insensato. E il compromesso col buon senso è sempre un compromesso al ribasso; ci sarà sempre qualcuno che porterà il limite più in là.

Con la scomparsa del buon senso l’unico a guadagnarci è sempre l’autoritarismo dello Stato.

Rifletteteci.

Un caro saluto.

Il supposto “dramma” COVID in Brasile

Oggi al supermercato la filodiffusione radiofonica propagava nell’etere il messaggio riguardante la “preoccupante situazione Brasiliana con oltre 500.000 contagi“.

La propaganda del panico, propedeutica alla dittatura sanitaria in atto in Italia, contava (e non a torto, a mio modo di vedere) sull’ignoranza dell’audience per tenere alto il livello d’allarme:

il nemico è dietro l’angolo

Forse non tutti sanno che il Brasile, guidato da Bolsonaro, ha deciso di non fare il lockdown, in particolare il lockdown all’amatriciana nostrano. Ciò nonostante ha ottenuto fin qui risultati nettamente migliori di quelli Italiani. Mi spiego meglio.

Il Brasile ha una popolazione di 210 milioni di persone (3 volte e mezzo la popolazione Italiana). Ha, ad oggi, 515.000 persone positive al COVID, il ché, a dispetto di quello che cercano di farvi credere ogni giorno, di per se è una cosa positiva; perché più positivi significa più persone con difesa immunitaria.

Quello che conta in termini di allarme sanitario non sono i “positivi” ma i malati gravi e soprattutto i morti. D’altronde, scusate, ma fino a qualche mese fa vi siete mai preoccupati dei positivi all’influenza o all’herpes labiale? Eppure sono milioni.

Ma se una cosa è riuscita alla nostra Dittatura delle Banane è quella di aver fatto sedimentare in molti il pensiero che l’infezione va evitata a prescindere dalla sua pericolosità. L’infezione è il pericolo, non la malattia..

Parlando di morti, il Brasile conta 29.314 morti CON COVID (che ricordo non significa assolutamente morti DI COVID). In pratica la mortalità (CON COVID) in Brasile è dello 0,014% contro lo 0,056% dell’Italia.

In altri termini la mortalità (CON COVID) Italiana è esattamente 4 volte quella Brasiliana.

Il miracolo italiano è riuscito nell’intento di farci scivolare in dittatura sanitaria, distruggere l’economia, ostacolare la formazione dell’immunità di gregge (che ci espone a rischi maggiori di seconda ondata), far uscire la gente fuori di testa e al contempo avere una mortalità quattro volte quella del Brasile. Siamo veramente un modello da invidiare.

Eppure i nostri media si “preoccupano” del Brasile. O magari vogliono che voi rimaniate “preoccupati” e non ragioniate? Perché se troppi ragionassero magari spunterebbero fuori i forconi.

Un caro saluto.

La terapia dello “shock”: dalle Torri Gemelle al Coronavirus

Molti tra noi ricorderanno l’11 Settembre del 2001. I più giovani ne avranno solo sentito parlare. Quel giorno l’intero mondo fu scioccato, in diretta televisiva, dall’impatto di 2 aerei di linea contro il simbolo della magnificenza tecno-finanziaria statunitense, le Torri Gemelle. Nei momenti immediati e nelle ore che seguirono, gran parte della popolazione mondiale dotata di TV rimase morbosamente attaccata allo schermo per conoscere i dettagli dell’evento.

Poco più tardi ci fu detto che gli aerei coinvolti nell’atto terroristico, poi ridefinito atto di guerra, erano 4. Due di questi avevano colpito le Torri Gemelle, un terzo era precipitato nelle campagne della Pennsylvania, ed un quarto apparentemente contro l’edificio del Pentagono.

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Poco più tardi fu comunicato, dall’amministrazione di George W. Bush Junior, che si trattava di un’atto di guerra, mostrando al mondo le foto di 19 persone di origine straniera (presumibilmente araba) ritenute a bordo dell’aereo. Poco dopo fu ipotizzata la pista terroristica legata al gruppo Al Quaida, guidata da un saudita di nome Osama Bin Laden. Circa 3 settimane dopo l’attentato emerse una comunicazione di Bin Laden (attraverso la stazione “Al Jazeera” del Qatar) che venne considerata una rivendicazione dei fatti.

Ad un mondo ancora incredulo e in stato di “shock”, fu comunicato che chi non si fosse schierato con gli Stati Uniti sarebbe stato considerato un nemico (“either with us or with the terrorists“).

Fummo invasi da filmati che descrivevano le gesta “eroiche” dei soccorritori che a rischio della loro vita cercavano di mettere in salvo le persone intrappolate nelle Torri in fiamme. Furono fatte trapelare “indiscrezioni”, mai sostanziate dai fatti, secondo cui i passeggeri dei voli si sarebbero ribellati “eroicamente“, e che l’aereo precipitato in Pennsylvania non avesse raggiunto il suo obiettivo proprio grazie a tali gesti “eroici“.

Dopo qualche settimana in tutto il mondo furono varate misure molto più restrittive per il controllo degli spostamenti aerei e di controllo/tracciamento delle comunicazioni (misure esposte nella loro completezza da Snowden solo anni dopo) di ogni singolo cittadino del pianeta.

Fu quindi varato il Patrioct Act che sospendeva il principio di habeas corpus (inviolabilità personale) anche per i cittadini statunitensi, che permise al governo statunitense di sequestrare e detenere chiunque senza giustificato motivo e senza nessuna garanzia giuridica. Tale atto, successivamente, permise anche il sequestro di “militanti” di Paesi stranieri e la loro detenzione extragiudiziale ed extraterritoriale nei campi di tortura di Guantanamo (Cuba). Sequestri cui ha collaborato attivamente anche l’Italia.

Gli Stati Uniti decisero quindi di invadere l’Iraq (di nuovo) e quindi l’Afganistan, al fine si smantellare l’organizzazione di Al Quida e “prendere” il saudita Osama Bin Laden, in un’operazione ventennale che è costata decine di miliardi di dollari. Bin Laden, continuò a fare comparse televisive per 10 anni; la sua morte fu annunciata 6 volte fino a quella definitiva del 2011, in cui fu riportato come ucciso in un’operazione dei Navy Seals in Afganistan. Il corpo del ricercato numero uno al mondo fu quindi gettato in mare.

Da allora Iraq e Afganistan sono, dopo quasi venti anni, sotto occupazione Statunitense e le misure di controllo delle comunicazioni e spostamenti aerei della popolazione mondiale, istituite in nome della “prevenzione del terrorismo”, rimangono in vigore e sono considerate lo standard di vita dalle nuove generazioni.

Dopo qualche mese dallo “shock” iniziale sono iniziate a trapelare inconsistenze, sabotaggi, falsi e fatti occultati; negli anni che sono seguiti, sono poi emerse evidenze che ridefiniscono completamente, a fatti ormai compiuti, lo scenario inizialmente presentato a media unificati al mondo intero.

Oggi sappiamo che le Torri Gemelle sono venute giù in caduta libera, con una modalità incompatibile con gli eventi distruttivi. E sappiamo che è venuto giù anche un terzo grattacielo di quasi 200 metri, il World Trade Center 7; anch’esso collassato su se stesso, sebbene non sia stato neanche sfiorato dagli aerei. Due aerei e tre grattacieli venuti giù come se soggetti a demolizione controllata. Di più non possiamo sapere perché i resti dell’area furono prontamente rimossi per realizzare un “memorial monument”. L’unica scatola nera ritrovata è quella dell’aereo precipitato in Pennsylvania; di essa si ha solo una trascrizione parziale e semi incomprensibile delle registrazioni audio; l’audio è tutt’ora non disponibile. Persino la dinamica dell’aereo che si afferma abbia colpito il Pentagono, l’area più video sorvegliata al mondo (e dotata di sistema missilistico difensivo autonomo), è tutt’ora poco chiara, anche a valle di un video rilasciato nel 2015.

Gli aerei dirottati per quasi un’ora non furono intercettati perché, per pura coincidenza, gran parte della flotta aerea statunitense era impegnata in esercitazioni aeree.

E non c’è alcuna prova che alcuno dei 19 “sospetti” fosse effettivamente a bordo degli aerei, sebbene questo fosse il fatto dato quasi per certo sin dall’inizio. E se pure fossero stati a bordo e fossero stati responsabili dei dirottamenti, non c’è alcuna prova del legame tra i 19 sospetti e Osama Bin Laden, il quale a sua volta non ha mai rivendicato ufficialmente tale atto terroristico, e non era né Iracheno né Afgano. In effetti Osama Bin Laden non è mai stato ufficialmente ricercato per gli atti dell’11 Settembre 2001, semplicemente perché l’FBI non ha mai avuto le prove per costruire un capo d’imputazione a suo carico.

Esistono molte altre aree “grigie” rispetto a tale evento, che non voglio citare per evitare “accuse di complottismo”. Ma le mancanze e falsità di cui sopra sono fatti accertati.

Per chi ha vissuto televisivamente gli eventi, l’unica cosa certa rimangono i due aerei che colpiscono le Torri Gemelle. Il corpo del reato, i circa tremila morti e i danni materiali, sono accertati. La dinamica del reato è invece non chiara; come pure è quanto meno dubbia la trasparenza del governo Statunitense in merito alle sue misure per prevenire e ostacolare ciò che accaduto.

Ma quello che è più importante è che non esiste un movente reale e nessuna prova a carico dei sospettati; eppure proprio l’accertamento della responsabilità e del movente dell’azione sono gli elementi da cui sarebbero dovute scaturire le azioni conseguenti.

E ancor di più? Che senso aveva invadere militarmente Iraq e Afganistan?

Questo è il punto della questione. Tutto il mondo di fronte alla visione scioccante di un fatto reale e alle dichiarazioni morali del governo del Paese offeso, ha deciso di credere a tutto il resto, senza mettere in dubbio la ricostruzione degli eventi e soprattutto senza più scrutinare la finalità e proporzionalità delle azioni intraprese dal governo rispetto a quanto accaduto.

Lo shock ha abbattuto lo spirito critico e giustificato il susseguirsi repentino di azioni che hanno ridotto le libertà individuali. La partecipazione morale dell’audience abilmente costruita attorno alla vittime della tragedia e gli eroi in prima linea, insieme all’annichilimento dello spirito critico hanno determinato una reazione irrazionale che ha concesso la giustificazione morale per azioni (la soluzione) non solo sproporzionate ma assolutamente non correlabili con i tragici eventi (problema). E’ il paradigma del “Problema->Reazione->Soluzione”, in cui la “soluzione” non ha nulla a che vedere con il “problema” iniziale; il problema serve solo a creare lo shock emotivo. E’ la “reazione” che conta.

Circa 20 anni fa la soluzione predefinita era l’invasione di due Paesi; invasione che, per inciso, ha implicato non solo la distruzione delle relative economie locali ma la morte di almeno un milione di persone.

Ma allora la domanda nasce spontanea. E’ possibile che la “soluzione” fosse già stata pianificata? In effetti la risposta, e senza possibilità d’obbiezione, è affermativa visto che l’invasione di Iraq e Afganistan erano parte della visione delineata anni prima all’interno dell’organizzazione (think tank) “The New American Century”, capeggiata proprio dai membri dell’amministrazione Bush. E il piano strategico di invasione in sette anni di Iraq, Afganistan e altri 5 paesi (tra cui Siria, Somalia e Libia) era stato discusso con gli Stati Maggiori prima dell’11 Settembre.

Ma allora se la “soluzione” era predefinita e la sua attuazione si è giustificata in virtù della “reazione” al “problema” delle “Torri Gemelle”, non vi pare che l’ipotesi più plausibile sia che tale “problema” sia stato quantomeno “favorito” da chi aveva interesse che avvenisse?


Veniamo quindi ai nostri giorni. Anche noi abbiamo avuto il nostro “problema“, il nostro shock e i nostri eroi.

covid camion 2

Non sarà il caso di porsi le domande oggi e recuperare il buon senso prima che la “soluzione” si realizzi?

Perché a distanza di tre mesi si presentano ancora i dati dei morti CON COVID, sebbene l’ISS abbia (su 909 autopsie) certificato la morte DA COVID solo nell”1% dei morti CON COVID?

Ha senso che il Ministero della Salute abbia di fatto inibito le autopsie? E ha senso aver bruciato i cadaveri per impedire autopsie in tempi successivi? E’ stato fatto nell’intento di scoprire o di coprire?

Perché non sono stati riconosciuti gli errori medici compiuti e viceversa sabotate ed oscurate le pratiche mediche che avevano successo (plasma autoimmune)?

Perché il governo ha messo in condizione di non lavorare milioni di persone per mesi, negando loro sussidi e vessandoli invece con multe di quasi pari entità dei sussidi (non erogati)? C’è buon senso? C’è proporzionalità? C’è solidarietà in ciò?

Perché i Paesi che non hanno fatto lock-down hanno una mortalità inferiore (e spesso molto inferiore) ai Paesi che hanno applicato le misure più drastiche? Se non lo sapete, perché non lo sapete?

Perché portate la mascherina? Per contenere un contagio ormai residuale o perché avete paura di sanzioni sproporzionate?

Perché continuano a terrorizzarvi con un epidemia sostanzialmente estinta ed un virus che ormai si sa come trattare da un punto di vista medico? Vogliono la ripresa economica e sociale, oppure portarvi al limite per poi attuare misure ancora più draconiane?

Perché già immediatamente dopo l’inizio dell’emergenza hanno parlato di “nuova normalità“?

Perché questo interesse smodato a “tracciare” i vostri movimenti e i vostri contatti?

Perché questo interesse irrazionale a un “vaccino” sperimentale quando la quasi totalità delle persone sviluppa anticorpi e per la popolazione immunodeficiente esistono già terapie efficaci?

Quanto di quello che avete sentito e visto è credibile? Quanto sapete di quello che succede altrove? Quanto di quanto vi è stato presentato è orientato a informarvi o incoraggiarvi e quanto invece a spaventarvi? Quanto di ciò che è stato fatto è sensato e proporzionato al problema? Quanto è stato fatto nell’interesse della vostra persona e quanto a limitare i vostri diritti individuali?


Venti anni fa, con 3000 morti da “problema” giustificarono l’invasione di Iraq e Afganistan e almeno un milione di vittime di guerra. Oggi i morti da “problema” sono ben più di 3000, e la “reazione” emotiva è ancora più profonda; la “soluzione” potrebbe essere ben più radicale e duratura.

Un caro saluto.

Identità Digitale: vi trasformeranno in schiavi

Prima di leggere questo articolo, vi consiglio di stamparlo e conservarlo da qualche parte. Non solo perché potreste non ritrovarlo in futuro, ma semplicemente perché se le cose vanno come io temo potreste trovare qualche indicazione sul come evitare il peggio o magari tornare indietro.


Vi hanno prima chiuso nella prigione domiciliare, e multato, arrestato o anche picchiato se colti fuori di casa o troppo lontani dalla vostra prigione. E poi vi hanno restituito una libertà parziale, condizionata all’indossare una museruola. Avete già imparato la prima lezione dell’obbedienza.

Vi hanno fatto chiudere le vostre attività commerciali, mettendovi in ginocchio. Ora vi concedono di riaprire a condizione di schedare i clienti e/o di non usare il contante. Ad altri hanno permesso la “riapertura” a condizioni di esercizio commerciali impossibili, per cercare di portarli all’idea di voler conoscere lo stato sanitario dei clienti; perché, una volta che sappiano distinguere il “sano” dall’infetto, potranno operare in quasi normalità.

Quello che avviene non è opera di pazzi; è un atto deliberato inteso a ridurre così tanto i vostri standard di vita da farvi impazzire, per condurvi a negoziare la vostra libertà, a chiedere al vostro carceriere di aprire parzialmente la vostra cella, accettando compromessi una volta altrimenti inammissibili. E’ una strategia nota, detta Problema->Reazione->Soluzione, in cui il potere cerca di portare la propria popolazione in condizioni di stress così pesanti che la popolazione reclamerà come “ciambella” di salvataggio esattamente quello che il potere voleva imporre sin dall’inizio.

Magari vi chiederete cosa vi aspetta, dove veramente vogliono parare. Si scrive Identità Digitale, si legge schiavitù permanente ed irreversibile.

digital-identity


Primo Stadio evolutivo –  L’imminente futuro

Quanto segue sarà il vostro imminente futuro nell’arco di 1 anno se non ritrovate voi stessi; rileggete questo paragrafo tra qualche mese e con il senno di poi capirete cosa veramente vi hanno fatto:

  • vi proporranno un’applicazione di tracciamento che consente ad entità (intendo con entità istituzioni generiche private o pubbliche nazionali e non) di conoscere i vostri spostamenti, i vostri contatti e lo “stato” di salute vostro e delle persone attorno a voi; chi adotterà tale applicazione troverà beneficio psicologico (“sentirsi sicuro”) e dimenticherà poco dopo (per abitudine e conformità sociale) il compromesso che ha fatto con la propria dignità
  • manterranno forti restrizioni all’esercizio commerciale e il divieto (o forti limitazioni) a viaggi lavorativi e non, per “impedire la diffusione del virus”
  • gli esercizi commerciali (ristoranti, negozi, compagnie aeree) a questo punto troveranno insopportabili le condizioni lavorative emergenziali e “proporranno” alle entità l’idea di rimuovere le barriere imposte in cambio dello screening “sanitario” dei clienti
  • le entità ben volentieri acconsentiranno (è quello che hanno sempre voluto), e le attività commerciali inizieranno a effettuare lo screening (ad esempio tramite smart tags e QRcodes con interazione tramite applicazione di tracciamento e “totem” posti all’ingresso), permettendo l’accesso ai servizi erogati senza restrizioni solo ai “sani”, negando l’erogazione del servizio alle persone “non certificabili”, oppure erogando loro i servizi in condizioni umilianti
  • di conseguenza anche persone reticenti ad adottare l’applicazione di tracciamento troveranno le restrizioni imposte loro sempre meno sopportabili e gradualmente accetteranno di utilizzare tale applicazione;

Alla fine di questo stadio la quasi totalità della popolazione utilizzerà tale applicazione per accedere ai servizi; servizi che prima non avevano alcuna precondizione. In essenza sarete abituati a fare “log-in” anche nei luoghi fisici alla stregua dei luoghi virtuali.

Dopo un po’ non si farà più caso alla limitazione imposta alla vostra libertà e sottovaluterete il fatto che siete stati profilati da un punto di vista sanitario; probabilmente sarete indotti a pensare che

“in fondo non è successo nulla, e anzi l’APP è comoda e ci rassicura”.

Pochi saranno consapevoli che il profilo sanitario non solo è noto ad altri (entità) ma non è più sotto il vostro controllo (vedi Decreto Legge del 20 Maggio, che ha eliminato dalla normativa il consenso informato del cittadino al proprio Fascicolo Sanitario Elettronico – FSE) e che quindi altri (le entità) possono anche inserire informazioni sanitarie sulla vostra persona a vostra insaputa o contro la vostra volontà; ancor meno persone sapranno che la banca dati che conserva il vostro profilo utente (in accordo a quanto stabilito nel DL del 10 Maggio) può conservare il vostro genoma (per 40 anni).

Questa è la base della Patente Sanitaria, ma è solo l’inizio, perché a quel punto ci sarà una rapida evoluzione tecnologica e relativa erosione del diritto giuridico.


Secondo Stadio evolutivo – Il futuro prossimo

Quanto segue sarà il vostro prossimo futuro nell’arco di 2 o 5 anni se non ci sarà risveglio:

  • le persone saranno orma abituate a fare il “log-in“, cioè ad entrare digitalmente anche negli spazi fisici, tramite APP, con delle credenziali stabilite e controllate dalle entità; l’assuefazione avverrà sia per paura che ritorni il trauma passato (lockdown) che per conformità sociale
  • il log-in sarà ormai esteso alla gran parte dei punti di aggregazione; mezzi di trasporto, centri commerciali, teatri, cinema, discoteche; rimarranno verosimilmente esenti gli esercizi commerciali più piccoli
  • fioriranno sistemi di sorveglianza attiva, quali termo scanner e videocamere a riconoscimento facciale e biometrico pilotati da Intelligenza Artificiale e agganciata alla banca dati dei “cittadini”, prevalentemente nei luoghi di maggiore aggregazione e/o spostamento; tali strumenti controlleranno il vostro profilo digitale ed eventualmente (per ragioni di sicurezza sanitaria, ovviamente) le vostre presunte condizioni fisiologiche (ad esempio la temperatura corporea); il vero scopo di tali sistemi non è tanto quello di sorvegliare quanto quello di creare pressione psicologica, di portare all’auto-isolamento e suscitare la percezione subliminale (non espressa, ma sedimentata) di essere in perenne controllo e che quindi la possibilità di evasione dal sistema è semplicemente un sentimento vano e che il dissenso potrebbe avere ripercussioni
  • i sistemi di certificazione per il log-in faranno un passo avanti e vi richiederanno un’identificazione biometrica; l’APP vi richiederà quindi il riconoscimento facciale o delle impronte digitali, dati che ovviamente andranno ad arricchire il vostro profilo nella banca dati;
  • una volta assicurata la “sicurezza” informatica tramite parametri biometrici sarà possibile introdurre il pagamento digitale-biometrico che aprirà la porta alla rapida scomparsa della moneta fisica (contante), perché l’APP è comoda e sicura e il contante è veicolo di contagio
  • l’APP sarà via via accompagnata, e rapidamente sostituita, da sistemi di riconoscimento biometrico passivi (“totem biometrici” provvisti di telecamere o altri sensori capaci di rilevare determinate caratteristiche da confrontare con la banca dati ove risiede il vostro profilo digitale). Questa seconda modalità velocemente soppianterà la prima (l’APP) perché più “comoda” e per alcuni anche “divertente“; senza che ve ne accorgiate, con questo passaggio, vi estranieranno dal concetto di atto volontario di attestazione della propria identità e dall’idea stessa di essere in “possesso” dei mezzi di identificazione personale. Tale evoluzione sarà giustificata non solo con il vantaggio della “comodità d’utilizzo” ma anche e soprattutto con la motivazione di prevenire il furto (cyber-terrorismdella vostra identità in rete.
  • le scuole saranno un obiettivo primario dei totem biometrici, i quali garantiranno accesso sicuro solo alle persone abilitate; il tutto, ovviamente, per l’interesse esclusivo dei vostri bambini. I ragazzi (la generazione digitale) troveranno la cosa in qualche modo “divertente”.
  • i media descriveranno ovviamente l’evoluzione dall’utilizzo volontario e con credenziali personali note a voi all’identificazione passiva con informazioni non necessariamente a voi note, come un semplice processo di semplificazione digitale. Si realizzerà così la prima forma di vera e propria di identità digitale, in cui la vostra identità è definita e gestita in rete (voi sarete quello che l’entità definisce) e il processo d’identificazione sarà prevalentemente passivo, cioè senza richiesta di un vostro atto volontario o consapevole.
  • a questo punto sarete stati largamente “spersonalizzati”; voi non sarete più quello che dichiarate di essere ma quello che l’identità digitale attesta che voi siate; non sarà più l’esercente ad accogliervi nell’esercizio commerciale, ma un totem; e se il totem darà “semaforo rosso” l’esercente alzerà le braccia a dimostrazione della sua impotenza, perché il totem conoscerà voi più dell’esercente o di voi stessi. Anche i genitori troveranno chiuse le porte della scuola e non potranno accedervi se non con previa prenotazione e solo se i parametri biometrici scansionati dal totem saranno accettabili; molti tra i genitori s’illuderanno di avere i figli al sicuro senza realizzare di averne perso la podestà.
  • a questo punto inizierà a farsi strada a livello embrionale la soluzione del microchip sottocutaneo con informazioni residenti nel corpo (sincronizzabili con la vostra identità digitale in rete) e scambiabili tramite interazione elettromagnetica (tipicamente RFID), garantendo l’interazione “sicura” tra persone e macchine non predisposte con sensori biometrici; sebbene il microchip desti oggi le maggiori “preoccupazioni”, esso avrà comunque rilevanza marginale (almeno fino a quando le nuove generazioni non siano abituate alla cultura cibernetica e non siano commercialmente praticabili soluzioni nanotecnologiche) e sarà affiancato da soluzioni percepite come “meno invasive” (tipicamente sensori indossati) che permettano altre interazioni evolute uomo-macchina (quali ad esempio la soluzione brevettata da Microsoft per la gestione di transazioni basate sulla lettura di parametri biologici tra cui, e non in via esclusiva, i segnali neuronali)
  • la pervasività degli apparati dotati di connettività (bluetooth, wifi) combinata con tecnologie mobili capillari (5G) permetteranno il tracciamento personale, con ragionevole confidenza, delle persone anche all’interno di luoghi chiusi (indoor tracking)
  • la banca dati del vostro profilo (identità digitale) integrerà le informazioni sanitarie con altre informazioni giuridiche, catastali e finanziarie (immobili, liquidità e finanche oggetti posseduti) perché la stragrande maggioranza delle transazioni (anche quelle relative agli articoli più “personali”) avverrà tramite validazione ed autorizzazione dell’entità in rete; ciò consentirà non solo la disponibilità in tempo reale di dossier informativi su ogni persona ma determinerà una consapevolezza subliminale nella singola persona di non aver aspetti privati, creando un naturale deterrente al dissenso
  • persisteranno nel medio periodo, frange di dissidenza (hacking, sabotaggio di antenne e totem) per un ritorno al passato, atti che saranno qualificati e descritti dai media e dalle istituzioni come terrorismo informatico o bioterrorismo, in quanto attentati alla vostra identità digitale e quindi alla vostra sicurezza e salute; tali frange si esauriranno con il ricambio generazionale; voi ovviamente crederete alle finalità “eversive” presentate dai media
  • alla fine di questo stadio evolutivo le entità in rete potranno, sulla base del controllo dell’identità digitale, classificare le persone e restringerne proattivamente l’accesso a servizi anche essenziali (sulla base di meccanismi simili a quelli già attuali in Cina), ivi incluse le proprie disponibilità finanziarie, per piegare sul nascere ogni forma di dissenso;

Alla fine di questo stadio evolutivo, la prima versione dell’identità digitale si sarà compiuta. Lo scopo dell’identità digitale si evolverà ben oltre i confini sanitari e, non appena il diritto fiscale si adatterà, le sanzioni come pure le tassazioni non saranno più pagate dalla persona ma semplicemente prelevate autonomamente dalle entità.


Non mi espongo sul successivo stadio evolutivo, perché vi sembrerebbe paranoico, in particolare se ancora credete che ci sia un’emergenza sanitaria. Mi limito a dirvi che quanto sopra descritto discende da tecnologie commerciali disponibili e già applicate (quindi non semplicemente ipotetiche o futuribili), e le implicazioni sociali descritte rappresentano un sottoinsieme ottimistico della quotidianità odierna del “cittadino” cinese sotto l’egida del Social Credit (Identità Digitale cinese).

Quello che avviene oggi è stato pianificato. Mi sono occupato professionalmente di sicurezza con tecnologie biometriche e tracciamento/localizzazione e vi posso testimoniare che l’intero programma europeo dei fondi Horizon 2020 (dal 2014 al 2020) in ambito sicurezza ICT era focalizzato sullo sviluppo di tecnologie biometriche per il controllo della popolazione.

Siamo all’interno di una guerra globale con la Cina, in cui la guerra si attua mercificando la vostra persona, partendo dai diritti. Per questo non deve stupirvi che proprio i Paesi del G8 (ad eccezione ovvia della Cina stessa e della Russia sua alleata) siano quelli con misure “pandemiche” maggiormente restrittive.

La Cina ha vinto la sfida della produttività e le vostre istituzioni hanno preso atto della superiorità del modello sociale cinese; di conseguenza il capitale finanziario internazionale ha deciso di trasformare le nostre democrazie liberali in tecnocrazie autoritarie che non abbiano più cittadini ma schiavi.

Se non si ferma adesso il meccanismo, la prossima generazione non saprà neanche cos’è la libertà personale, cos’è la libertà d’opinione e cos’è il diritto naturale individuale.

Un caro saluto.

Siamo alla strategia della tensione

Le parole di questi giorni, con vari richiami agli “attentati contro lo stato”, l’uso strumentale di figure nobili della nostra storia relativamente recente, i messaggi subliminali lanciati da alcune istituzioni al “guardarsi” dai dissidenti, parlano chiaro.

Hanno paura che il velo si alzi. Siamo alla strategia della tensione.

Arriverà a breve qualcosa di esplosivo da utilizzare per rinsaldare il rapporto tra questo governo autoritario e la sua base di consenso. Per convogliare anche quella opposizione, che opposizione non ha mai fatto sui temi fondamentali, verso il supporto del regime in una sorta di dittatura di unità nazionale.

Stateve accuorti.

Un caro saluto.

Aspettiamo i desaparecidos per svegliarci?

Ci hanno mentito su tutto. Manipolato nelle modalità più bieche. E per qualche settimana ci sono cascato anche io, come molti.

Hanno gonfiato all’inverosimile i numeri, nascosto verità, occultato cadaveri, ostacolato autopsie e cure, e censurato sia medici che media non allineati.

Per portarci nel panico e costringerci a seguire norme insensate da ossequiare con riflessi Pavloviani; qualcuno ha anche scoperto il brivido della delazione.

Per distanziarci e silenziarci. Per impedire la discussione e l’informazione. Per incollarci ad uno schermo senza contraddittorio.

Per impedire ai ragazzi di socializzare e ricevere educazione e confronto con i docenti.

Per impedirci di fare attività fisica e finanche di avere relazioni sentimentali “non certificabili”.

Per portarci in un’abominio di normalità, un ossimoro della vita, in cui perdere la propria dignità lavorativa e sociale, perdere il sonno e in alcuni casi togliersi la vita. Tutto sotto l’egida di una task force senza volto.

Per fare morire migliaia di persone per aggravamento del loro stato psico-fisico ed abbandono, e poi far intendere che “magari sono morti di covid”.

Per portarci dentro una prigione senza vista sul resto del mondo, per non vedere le realtà di altri Paesi che possano palesare la grande menzogna in cui viviamo.

Ci hanno promesso “che insieme ce la faremo” per poi lasciarci in balia dell’arbitrio; e sussidi a quelli in difficoltà per poi distribuire un pugno di mosche. Niente MES. Poi MES con le condizioni. Poi semplicemente MES.

E per cosa? Per un’emergenza sanitaria che mai è esistita e che prontamente è stata ridefinita emergenza epidemiologica, perché non sanno più come motivare l’annullamento dei diritti fondamentali della persona e prolungare tale stato a tutto il 2020, e forse oltre.

desaparecidos

E nel mentre, chi ci inganna ci propone braccialetti elettronici per i bambini, si adopera in decreti leggi per schedarci e profilarci da un punto di vista sanitario (ivi incluso il nostro DNA) e rimuovendo il nostro diritto al consenso informato sul Fascicolo Sanitario Elettronico; e si premura di bandire le manifestazioni (per motivi di salute ovviamente) e verosimilmente si prepara al prelievo forzoso dai nostri conti correnti; ma la colpa sarà del virus, oppure nostra, e non di chi ha causato lo sfacelo. E “opportunamente” dispone l’uso dell’esercito e del sequestro cautelativo, non dei vostri soldi, ma della vostra persona.

Ci hanno intimidito per le più arbitrarie motivazioni; multati, picchiati, segnalati o arrestati per aver osato mancare di rispetto ai servitori dello Stato intenti ad identificarci per aver osato mettere il piede fuori di casa. Hanno sequestrato, sedato e torturato per 3 giorni un nostro concittadino per aver manifestato il suo pensiero. Hanno messo al rogo la magnifica parlamentare Sara Cunial per aver espresso l’unica opinione dissonante (insieme a Vittorio Sgarbi) in un Parlamento silenziato e per lungo tempo congelato. Hanno cercato di intimidire il senatore Alberto Bagnai (una delle poche voci dissonanti) tramite opportuno dossieraggio televisivo. Hanno arrestato 12 persone con l’accusa di “terrorismo” per aver tentato di organizzare delle manifestazioni e aver danneggiato due antenne telefoniche due anni prima.

E magari è successo ben altro. Pensate che i media di regime vadano ad indagare?

Cosa pensiamo che succeda nel prossimo futuro? Pensiamo di essere al sicuro? Pensiamo che non ci verranno mai a prendere a casa; o magari pensiamo che se succedesse ad un altro magari “se la sarà cercata”? Se scomparissi tu chi lo saprebbe? E chi saprebbe le vere motivazioni?

Abbiamo forse fiducia nel bel visino del Premier, o nella voce suadente del Presidente che mai parla e tutto firma? O nella magistratura che tace, si crogiola della chiusura dei tribunali e si guarda bene dall’indagare le responsabilità penali delle nostre istituzioni? O forse riponete fiducia nella Corte Costituzionale?

Non andrà tutto bene. E’ andato tutto di merda fino ad adesso e andrà peggio perché ci stiamo abituando. E siamo patetici quando “dimostriamo” il nostro dissenso mentre diligentemente indossiamo il segno del silenzio, la mascherina.

Aspettiamo i desaparecidos per svegliarci?

Un caro saluto.

CORONAVIRUS GIVES A DANGEROUS BOOST TO DARPA’S DARKEST AGENDA

An article everyone must read to undestand the darks side of the fight to the virus

The Wall Will Fall

By Whitney Webb for Last American Vagabond

TECHNOLOGY DEVELOPED BY THE PENTAGON’S CONTROVERSIAL RESEARCH BRANCH IS GETTING A HUGE BOOST AMID THE CURRENT CORONAVIRUS CRISIS, WITH LITTLE ATTENTION GOING TO THE AGENCY’S ULTERIOR MOTIVES FOR DEVELOPING SAID TECHNOLOGIES, THEIR POTENTIAL FOR WEAPONIZATION OR THEIR UNINTENDED CONSEQUENCES.

In January, well before the coronavirus (Covid-19) crisis would result in lockdowns, quarantines and economic devastation in the United States and beyond, the U.S. intelligence community and the Pentagon were working with the National Security Council to createstill-classified plansto respond to an imminent pandemic. It has since been alleged that the intelligence and military intelligence communities knew about a likely pandemic in the United Statesas early as last November, and potentially even before then.

Given this foreknowledge and the numerous simulations conducted in the United States last year regarding global viral pandemic outbreaks, at least six of varying scope and…

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La nostra Corte Costituzionale è una farsa

Siamo in un periodo di fuga libera dai tracciati costituzionali. Quale migliore momento per fare una riflessione su quella farsa che è la “Corte Costituzionale”?

Osservo molti che si chiedono basiti come è possibile che leggi o decreti legge palesemente incostituzionali (o addirittura anticostituzionali) siano emanati; ed altri che invece ritengono che laddove una legge o decreto legge sia emanata debba necessariamente essere costituzionale o quantomeno aver avuto vaglio costituzionale nel merito.

Queste erano assunzioni che facevo anche io fino a qualche tempo fa. Non essendo giurista davo per assunto che il ruolo della Corte Costituzionale fosse quello di garante vigile della Costituzione a difesa dei cittadini, e mi stupivo che passassero leggi a mio modo di vedere palesemente non costituzionali.

Questo fino a quando non mi sono documentato. Il quadro è quindi divenuto chiaro e al contempo desolante.

cortecost

La Corte Costituzionale non entra nel merito delle leggi, preventivamente. Al più si riunisce in “Consulta” per dare un parere al Presidente della Repubblica laddove questo lo richieda. Perché è il Presidente della Repubblica che firma leggi e decreti, è lui che si fa garante dell’ordine costituzionale ed è a sua discrezione chiedere il parere della consulta.

Va da se, che laddove anche il parere fosse richiesto, la terzietà della consulta è quantomeno questionabile giacché l’attuale Presidente della Repubblica è un ex giudice costituzionale e un terzo dei membri della corte costituzionale (tra cui il presidente di essa) sono stati designati proprio dal Presidente della Repubblica; diciamo quindi che c’è una notevole affinità intellettuale. Un altro terzo dei membri della Corte Costituzionale è poi espressione prettamente politica; di questi uno fa riferimento alla Lega, gli altri a PD e M5S.

In sostanza il Presidente della Repubblica può firmare senza consultarsi con la Corte Costituzionale e seppure avviasse una consultazione sarebbe una pura formalità in quanto la maggioranza qualificata della Corte Costituzionale è politicamente allineata con l’attuale maggioranza di governo, con una quota significativa di suoi membri (incluso il presidente della consulta) direttamente designati dal Presidente della Repubblica il quale a sua volta è espressione politica di una delle forze attualmente al governo.

E quindi che se ne fa il popolo della Corte Costituzionale? Sostanzialmente nulla giacché essa può entrare nel merito delle leggi solo per risolvere controversie di attribuzione tra istituzioni (e questo non ci interessa) oppure dietro richiesta di un cittadino in via giudiziale incidentale.

Che cosa significa? Significa che laddove una legge venga promulgata e un cittadino la ritenga non costituzionale non può fare assolutamente nulla fin quando non ricada nell’incidente di essere sanzionato dalla legge stessa.

In altri termini, la precondizione per impugnare la “costituzionalità” di una legge è quello di essere vittima dei suoi aspetti sanzionatori, per poi ricorrere in giudizio ordinario e provare a sollevare rilievi di costituzionalità.

Vi faccio un esempio, paradossale, per rendere l’idea. Assumiamo che il Parlamento o il Governo emanino una legge, approvata dal Presidente della Repubblica, che stabilisce che “i cittadini con i capelli dipinti biondi devono essere multati“.  Voi pensereste, giustamente, che trattandosi di legge palesemente anticostituzionale debba essere revocata, e che quindi le persone con i capelli biondi dovrebbero aver la possibilità di appellarsi alla Corte Costituzionale. Errato. Non possono fare assolutamente nulla, almeno fino a quando non avvenga l’incidente, cioè fin quando la legge (e i suoi estremi anticostituzionali) non trovi applicazione fattuale. Così quando il diligente servitore dello Stato multerà a norma di tale legge Mario Bianchi perché ha i capelli biondi, allora e solo allora, Mario Bianchi potrà ricorrere in giudizio e dopo qualche anno vedere riconosciuta l’incostituzionalità della legge a beneficio suo e di tutti quelli con i capelli biondi. Ma fino a quel momento, la legge orrenda, discriminatoria, palesemente incostituzionale rimarrà in vigore, magari latente, e pronta ad essere applicata a meno che le Istituzioni non cambino idea prima. Va da se, che se alla Corte Costituzionale per qualche motivo non dovessero piacere i capelli biondi…

Faccio quindi un secondo esempio, un po’ più attuale. Mettiamo che il Governo/Parlamento per qualche motivo decida di istituire per legge una qualche forma di trattamento sanitario obbligatorio per la popolazione o per una porzione di essa. E mettiamo che il Presidente della Repubblica, con o senza l’avallo dell’amica Corte Costituzionale, firmi. Il popolo non potrà fare nulla e i Servi dello Stato legittimamente faranno rispettare l’ordine e l’ottemperanza a quanto stabilito dalle Istituzioni. Quando i cittadini avranno subito il TSO (eventualmente con conseguenze anche permanenti) potranno rivalersi in giudizio e se tutto va bene, ottenere un risarcimento e la revoca/emendamento della legge per eccezione di incostituzionalità. Dopo il TSO, però.

E’ l’amara realtà. L’assetto istituzionale Italiano è quello di un Regno, la cui denominazione di Repubblica da ai sudditi l’illusione di essere cittadini.

P.S.

Direte voi: ma lei non è un giurista come fa a dire queste cose? Io mi sono semplicemente documentato perché nel passato avevo intenzione di fare ricorso contro delle leggi a mio modo di vedere incostituzionali, ed ho trovato un muro di gomma, non per il merito delle questioni, ma semplicemente perché non esistevano gli strumenti attuativi del ricorso. Se poi voi avete delle informazioni/interpretazioni aggiuntive rispetto a quanto io ho potuto studiare, fatemelo sapere. Mi piacerebbe pensarlo, ma ci sarà un motivo per cui abbiamo fiumi di ricorsi al TAR e non sentiamo mai parlare di ricorsi alla Corte Costituzionale. O no?

Un caro saluto.