Lezioni di inganno psico-sanitario dal Dottor Fauci

Voglio presentarvi un esempio aneddotico di programmazione mentale che ci viene dal maestro Dottor Fauci; sono convinto che lo troverete interessante e saprete portarlo facilmente al contesto nostrano. Io l’ho trovato straordinario, illuminante.

Recentemente il Dr Fauci (capo scientifico della task force anti COVID statunitense) è intervenuto in una interrogazione di una commissione del Senato. A interloquire con lui il Repubblicano libertario Rand Paul (figlio di Ron Paul) e che fa di professione il medico.

Rand Paul sostenendo la tesi che gli USA dovrebbero seguire il modello Svedese che senza lockdown ha avuto mortalità inferiore ai Paesi in lockdown, senza sospendere le libertà, senza danneggiare l’economia e soprattutto senza sospendere le attività scolastiche (con le relative implicazioni non solo in termini di didattica ma anche di salute psichica dei bambini), ha chiesto l’opinione del Dr Fauci.

La risposta del Dr. Fauci è da manuale della manipolazione mentale, da applauso a scena aperta:

io cerco umilmente di operare sulla base delle nozioni scientifiche; abbiamo notato un’insorgenza di Sindromi di Kawasaki tra i bambini, quindi ci andrei cauto con la riapertura delle scuole

Autentico capolavoro del “reframing“, termine inglese utilizzato nella strategia della comunicazione che sottintende l’evasione da una situazione dialettica scomoda per portare la discussione in un territorio più favorevole.

manipolazione

Cosa fa il Dr Fauci? Semplicemente non potendo riconoscere la validità del modello svedese basato sulla crescita dell’immunità di gregge e non potendolo contestare, semplicemente sposta il tema dipingendosi come umile servo della scienza con a cuore gli interessi dei bambini, i quali potrebbero essere (questo lascia intendere agli altri senza esporsi troppo) esposti ad un rischio.

Schivata e contrattacco; chi propone il modello svedese espone i bambini ad un rischio non precisato, colpevolizzando la posizione dell’avversario dialettico. E tutto ciò senza dire sostanzialmente nulla, senza esporsi da un punto della credibilità scientifica, lasciando fare il lavoro di manipolazione psicologica al panico generato nel potenziale ascoltatore/spettatore; l’uomo “comune” che si trova in una condizione di subalternità conoscitiva, di impotenza materiale ma soggetto allo scrutinio sociale della propria morale.

Tutto ciò, senza che Fauci abbai detto nulla di valenza scientifica o compromettente. Perché lui sa che gli altri non sanno,  e quando alcuni pure successivamente capissero il trucco ormai sarà troppo tardi.

Il maestro Fauci ci dice di aver misurato una “certa insorgenza” di casi di Sindrome di Kawasaki; quanti casi? 1, 2 o 100? Siamo parlando di qualcosa di significativo? Non si sa!

E questo numero di casi rientra nella variabilità statistica dei casi che si riscontrano normalmente negli USA (dai 3000 ai 4000 l’anno) o è qualcosa con significativa correlazione statistica con il COVID? Non è dato saperlo.

Ed esiste un nesso causale oppure è solo statistico? D’altronde esiste un nesso statistico fortissimo tra le vaccinazioni e l’incremento di casi di autismo e deficit cognitivi, ma di solito si smonta l’argomentazione per la “mancanza di prova del nesso causale”.

E poi cos’è questa Sindrome (o malattia) di Kawasaki? Trattasi di una malattia  dalle cause ignote che colpisce una piccola percentuale dei bambini (in particolare sotto i 5 anni, prevalentemente in Giappone) che ha, laddove non curata, una letalità dell’1% e, laddove sia curata, una letalità dello 0,17%. Ossia questa malattia uccide circa 17 su 10,000 bambini affetti da questa malattia. Più o meno come l’influenza.

In sostanza il Dr. Fauci vi ha detto questo:

abbiamo osservato un imprecisato numero di casi della sindrome di Kawasaki, malattia pericolosa quanto l’influenza di cui la scienza non è stata in grado di definirne le cause; casi che non sappiamo se siano statisticamente rilevanti e che non sappiamo se abbiano nesso causale con il COVID

Questo vi ha detto il maestro della manipolazione. Cose analoghe vi raccontano giornalmente altri adepti italiani di tale scuola psico-sanitaria.

Stateve accuorti.

Un caro saluto.

Secondo l’INAIL il bagnino deve lasciarti affogare

Lo spettacolo surreale di questa dittatura all’amatriciana continua. Sempre meno foche sui balconi ad applaudire la propria prigione, ma la scarsa consapevolezza dell’inganno e incompetenza che pervade le nostre istituzioni dipinge un quadro sociale ancora desolante.

L’INAIL, nel quadro della strategia di “rilancio” dell’Italia ha definito delle linee guida per il comportamento di bagnanti, esercenti e lavoratori balneari. Ciascuna di queste guida meriterebbe una trattazione in chiave Kafkiana. Spicca tra di esse la raccomandazione ai “bagnini” di:

valutare il respiro soltanto guardando il torace della vittima alla ricerca di attività respiratoria normale, ma senza avvicinare il proprio volto a quello della vittima e di eseguire le sole compressioni (senza ventilazioni) con le modalità riportate nelle linee guida

Siamo ben oltre la follia. Il bagnino dovrebbe capire se la persona respira tenendosi a debita distanza e dovrebbe astenersi dall’effettuare la respirazione bocca a bocca.

respirazione-bocca-a-bocca-vietata

Ma vi rendete conto?

Vi rendete conto non solo del ridicolo, ma soprattutto dell’incompetenza paranoica che sottace tale linea guida, evidentemente riferita alle raccomandazioni del Ministro della Sanità (presidiato da una persona laureata in Scienze Sociali)?

Un bagnino per non incorrere nella possibilità di contrarre/trasmettere un virus che nella peggiore delle ipotesi ha una mortalità dell’ordine del 2-3 per mille, dovrebbe esimersi dal prestare soccorso respiratorio ad una persona che è in imminente pericolo di vita.

Qui c’è ben altro che incompetenza. Qui c’è la perdita del concetto di umanità.

E il bagnino che osservasse un bagnante in pericolo di affogamento in acque a questo punto dovrebbe esimersi dal portarlo in salvo per evitare il contatto?

E cosa succede se il bagnino o un bagnante assistesse con respirazione bocca a bocca una persona in difficoltà trasmettesse l’infezione Covid? Sarebbe responsabile di attentato alla salute?

Siamo al delirio, siamo in un paradosso secondo cui una persona deve togliersi l’umanità che spinge alla naturale assistenza del prossimo, per mettersi gli abiti di una macchina che calcola il rapporto rischio-beneficio derivante dall’alternativa tra il prestare soccorso con rischio di essere sanzionato (penalmente?) per aver trasmesso un infezione oppure lasciare morire la persona in difficoltà e caricarsi la responsabilità di omesso soccorso.

Molti media stanno commentando con tono sarcastico la notizia, ma non colgono a parer mio la deriva disumanizzante dietro cui c’è evidentemente una programmazione di psicologia sociale che deve portare le persone a desiderare di sapere se il prossimo è infetto oppure no.

Ed in effetti se la persona in soccorso fosse consapevole dello stato di infetto proprio e della persona da soccorrere, potrebbe essere semplificata la propria valutazione se intervenire o no; se uno dei due è infetti si lascia morire per non infettare e ci si salvaguarda dall’omissione di soccorso col pretesto di aver non voluto contrarre o trasmettere l’infezione; viceversa si soccorre  e nel caso di trasmissione dell’infezione si ha la garanzia legale di essere intervenuti secondo le informazioni sanitarie disponibili.

E’ la deriva della dittatura sanitaria, che non ha nulla di umano. E’ il contrario dell’umanità, è la disumanizzazione cui molti di noi hanno, consapevolmente o inconsapevolmente, già deciso di prendere parte.

Un caro saluto.

Il miliardario filantropo

Invariabilmente, che si tratti di Rockfeller, Soros o Bill Gates, il miliardario del nuovo secolo si vota al filantropismo. Una filantropia che inevitabilmente si trasforma in sfera d’influenza su organizzazioni nazionali o sovranazionali.

Per vedere nel buio accendiamo la luce nella speranza di cogliere ciò che ci contorna; eppure se la luce ce la proiettano negli occhi rimaniamo accecati. E’ una metafora, ma rappresenta il senso della propaganda filantropica; abbagliare la ragione in modo da non distinguere più il vero dal falso.

Ma la demistificazione è semplice:

il filantropo ama il genere umano come il pedofilo ama i bambini.

Un caro saluto.

Secondo il premio Nobel Luc Montagnier il COVID19 è nato in laboratorio. E adesso “La Repubblica” che dice?

Luc Montagner (colui che ha co-scoperto l’HIV e premio Nobel) ha appena affermato che che il COVID19 è evidentemente un manufatto di laboratorio perché contiene una parte di codice genetico dell’HIV, codice che non ha senso sia lì.

Secondo lui tale artefatto umano è stato prodotto nell’ambito della ricerca di vaccini anti HIV, e sarebbe verosimilmente fuoriuscito accidentalmente dai laboratori di Whuan (Cina).

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Intanto ci urge notare che la ricerca di un vaccino contro l’HIV avrebbe prodotto un virus che a mietuto in 4 settimane più vittime dell’HIV in nell’ultimo anno nel mondo intero. Dovrebbe suggerire qualcosa…

Ma non è il punto di questo breve articolo che invece scrutina l’etica giornalistica.

Qualche settimana fa “La Repubblica”, più degli altri, si distingueva nella lotta senza frontiera all’anticomplottismo, asserendo che era stata “provata l’origine naturale” del virus COVID19. Basava questa posizione su una ricerca che asseriva che “ci fossero forti evidenze (strong evidences)” che supportavano l’origine naturale del virus; in pratica questa rivista scientifica citava uno studio secondo il quale la compatibilità tra il ricettore umano e la struttura molecolare del virus erano così “perfette” da rendere poco verosimile la produzione in laboratorio. Si trattava di una valutazione qualitativa, ovviamente, e non conclusiva e probabilmente il “giornalista” di La Repubblica non conosce le sfumature anglosassoni secondo le quali il concetto di “evidence” in ambito scientifico significa letteralmente “elemento fattuale”  e non elemento conclusivo, come invece si è tentati di fare comunemente.

Ciò nonostante sebbene il giornalista non fosse in grado di comprendere la terminologia scientifica, sembra non aver ritenuto opportuno applicare il criterio di cautela e tanto meno citare correttamente il significato di tale articolo.

L’articolo “scientifico” suddetto, per la cronaca, è stato ampiamente criticato da altri ricercatori e riviste scientifiche ben prima della recente affermazione di Montagnier. Infatti, entrando nel merito, la considerazione che l’uomo non possa produrre virus “con perfetta compatibilità con i recettori umani” è assolutamente priva di fondamento in quanto è pratica comune “sviluppare” virus in laboratorio, anche potenziati (con una pratica chiamata GOF = Gain of Function), “perfezionandoli” tramite l’utilizzo di cavie (in particolare furetti, maiali eccetera) e quindi ottenendo, per selezioni naturali successive, versioni di virus perfettamente “compatibili” con l’essere umano. E’ così, per la cronaca, che qualche tempo fa è stato sviluppata una variante “aviaria” dell’influenza; variante che si ritiene si sia diffusa accidentalmente, qualche decennio fa, da alcuni laboratori Sovietici. 

Una pratica talmente diffusa e talmente pericolosa che qualche tempo fa portò alla messa al bando negli USA del GOF (gain of function) cioè lo sviluppo della capacità virale e letale di un virus per la realizzazione di vaccini o armi biologiche. Tale bando è stato recentemente cancellato, quindi sarete lieti di sapere che tale pratica (GOF) è in libero esercizio negli USA e ragionevolmente altrove.

Giova inoltre ricordare che recentemente gli USA hanno chiuso uno dei propri laboratori (con massimo livello di sicurezza) per “gravi violazioni” degli standards di sicurezza.

Lo so io, lo sanno tutti quelli che si occupano di virologia e, se non lo sapevate, adesso lo sapete anche voi.

Il giornalista di La Repubblica non lo sapeva? Come ha fatto ad “estendere” il significato della ricerca citata ed arrivare ad una tesi di “virus naturale”, senza considerare il contesto? Come poteva tale “giornale” produrre tale “fake news“?

Io non so se il virus è naturale oppure no. Tendo verso la seconda ipotesi, ma questo è irrilevante. Quello che è importante qui è l’etica giornalistica.

Escludere l’ipotesi di artefatto umano a priori, significa abbandonare la ricerca della verità, offuscare la consapevolezza dell’opinione pubblica. Se il COVID19 fosse “incidente naturale” significherebbe essere di fronte ad una eventualità rara; in fondo l’ultima pandemia paragonabile è occorsa un secolo fa, con l’influenza. E questo potrebbe tranquillizzarci.

Ma se il virus è stato prodotto in laboratorio, altre pandemie, anche più gravi (GOF), potrebbero verificarsi ancora. Un opinione pubblica consapevole potrebbe portare a una moratoria internazionale su tali pratiche di sperimentazione “virale” che nella migliore delle ipotesi hanno scopo commerciale (produzione di vaccini) e nella peggiore delle ipotesi scopo militare. Sempre che esista differenza  tra le due ipotesi …

A chi giova nascondere la verità?

Cui prodest?

Un caro saluto.

Il “COVID 19” sta mutando in “COVID 1984”

Lo spettacolo politico e mediatico sta prendendo una piega che mi allarma molto più del Coronavirus.

Sappiamo che è un virus molto contagioso, e sappiamo che è molto più letale dell’influenza.

Sappiamo anche che possiamo contenerlo nel breve termine ma che dovremo conviverci per molto tempo.

Siamo coscienti che le cure della sintomatologia virale arriveranno nel giro di qualche mese e ragionevolmente i vaccini per le persone a rischio tra un anno.

I contorni del pericolo biologico rappresentato dal COVID19 sono ormai definiti.

Ciò nonostante, il contorno sociale e mediatico della pandemia ha sorpassato i confini Kafkiani e Orwelliani allo stesso tempo.

Gente disposta vivere in prigione e a denunciare il vicino perché non indossa la mascherina. Politici che invocano l’esercito per usare la forza contro chi osa uscire di casa. Giornalisti che gioiscono all’utilizzo di droni e apps per controllare il movimento delle persone. Medici che si improvvisano “leader massimi” che pretendono di dettare norme di comportamento in violazione dei più elementari principi di libertà individuale. Speculatori del farmaco che fanno trapelare la voglia di vaccinare tutti con trattamento sanitario obbligatorio. Folli che palesano l’idea di proibire il contante perché alimenta il contagio. Dittatori in erba che vogliono istituire la patente sanitaria. Manca solo che si avveri la profezia del microchip sottopelle.

Questa è follia signori. Se soltanto una delle cose suddette a voi sembra accettabile, allora siete pazzi, pazzi criminali.

La libertà individuale non è negoziabile.

Già che siete a casa, perché siete a casa, leggetevi “1984” e “La metamorfosi“.

Un caro saluto.

La padella del quantitive easing o la brace del MES? A farci arrosto è sempre la BCE. E’ tempo di Italexit.

Non entro nel merito della notizia “fresca fresca” della Caporetto italiana al tavolo europeo, una capitolazione politica in cui l’Italia sembra abbia dato apertura al MES. Non entro nel merito perché ancora non è chiaro quanto sia rilevante la linea di strozzinaggio, pardon, credito MES.

Quello che invece voglio puntualizzare è la codardia mista ad incapacità della nostra “classe” politica, invi incluso l’inquilino del Quirinale.

Codardi perché incapaci di portare alla negoziazione una posizione efficace, cioè l’uscita dalla Zona Euro.

Incapaci perché inconsapevoli del fatto che le condizioni portate al tavolo, gli eurobonds ridenominati per l’occasione coronabonds, erano inapplicabili e irricevibili.

I “coronabonds” ovviamente sono irricevibili, perché rappresentano un titolo di debito di cui i Paesi meno colpiti dalla pandemia, invece di avvantaggiarsi competitivamente della situazione, si farebbero garanti, quota parte, del credito fruito dai Paesi più colpiti. Pura illusione perché l’Unione Europea ha nel suo statuto il regime di competitività non quello di solidarietà che è espressamente escluso.

Un’ipotesi di partecipazione sarebbe stata ipotizzabile in un quadro istituzionale di solidarietà che non esiste e in una cultura di solidarietà a cui il Nord Europeo è completamente estraneo. Mettetevelo in testa.

Perché quindi porre sul tavolo gli eurobonds? Per incapacità nel migliore dei casi per ignoranza dei fatti, o per malafede nel peggiore dei casi, per manipolare l’opinione pubblica.

D’altronde, la signora Merkel, bisogna dargliene atto, è sempre stata chiara ed onesta:

di coronabonds (eurobonds) non se ne parla

La posizione negoziale dell’Italia, già in partenza, era insostenibile nell’ambito del quadro normativo ed istituzionale Europeo. L’unico modo di negoziare una posizione del genere sarebbe stata quella di porre sul tavolo un’alternativa distruttiva, cioè l’uscita dalla Zona Euro o Italexit. Quando ti siedi ad un tavolo di negoziazione non ci vai con i fiori ma con il coltello nel calzino perché sai che le controparti faranno lo stesso. E’ una regola base di ogni negoziazione.

Ma voi ve l’immaginate l’avvocato senza legittimità elettorale in prestito a Palazzo Chigi accompagnato da un ministro dell’economia nato e pasciuto in Europa intenti a sostenere una posizione negoziale di Italexit? Figuriamoci.

E io Gualtieri l’ho conosciuto di persona 11 anni fa, quando ancora militavo nel Partito Democratico (di lì a poco mi sarei dimesso dalla segreteria locale per disgusto); un burocrate senza personalità cresciuto nella bambagia del confortevole Parlamento Europeo. E dove è l’inquilino del Quirinale? Dov’è il suo discorso alla nazione dove si paventano misure estreme ivi inclusa la soluzione autarchica? Niente, silenzio. Un silenzio che viene ben ascoltato dalle cancellerie d’oltralpe.

L’opzione Italexit non è mai stata adagiata sul tavolo quindi, nel migliore dei casi, la nostra proposta economica è frutto di incompetenza; oppure semplicemente tale posizione, sbandierata via streaming Facebook, non esiste.

E così rimaniamo ostaggio delle linee di credito (che sono anche di debito); in particolare del quantitative easing di Francoforte nel migliore dei casi, o del MES nel peggiore dei casi.

Se ci dice bene il MES (la padella) non sarà adottato immediatamente oppure adottato in forma così minoritaria da avere impatto trascurabile. Ma rimane la brace della politica del quantitative easing Europeo, che non ha nulla a che vedere, sia ben chiaro, con il quantitative easing della FED Statunitense; la FED, benché indipendente dal governo, è soggetta alla sovranità nazionale.

E’ quindi il caso di spendere qualche parola in tal riguardo, perché in qualcuno c’è l’illusione che la BCE stampi moneta a perdere con il QE (quantitative easing) “made in Frankfurt”.

Molti evocano l’intervento della BCE (quantitative easing) per comprare titoli di debito sovrani al fine di contenere lo spread. Io questo lo capisco, perché è meglio indebitarci all’1,5% piuttosto che con un tasso d’interesse al 3,5% o peggio.

Ma rimane il fatto che anche il QE è solo un rimedio, ad effetto placebo, ad un problema a monte che è quello della sovranità monetaria italiana.

E’ bene ricordare che la BCE è un ente sovranazionale in cui la quota italiana è di circa il 13,8%; il restante 86% è in mani di banche centrali Europee, in particolare della Germania che ne detiene il 21%. Quindi, quando la BCE “acquista” indirettamente titoli di debito Italiano ci esponiamo per l’86% verso gli altri Paesi Europei, in particolare la Germania (le percentuali effettive di impiego del capitale possono differire ma la sostanza e gli ordini di grandezza non cambiano). E i creditori si faranno sentire prima o poi. Più prima che poi. E’ per questo che esiste il MES.

Il MES, quello vero, nella sua forma completa diverrà per l’Italia inevitabile quanto più le banche sovrane europee, grazie alla linea di credito BCE, si faranno creditrici dell’Italia. Se non sarà MES adesso, lo sarà in un prossimo futuro, mettetevelo in testa.

Non esiste soluzione alternativa all’Italexit.

Lo ripeto. Non esiste soluzione alternativa all’uscita dalla Zona Euro.

Potete solo scegliere tra un’uscita a monte del MES oppure un’uscita a valle di esso. Vedete voi.

Un caro saluto.

COVID19 : “Il virus è nell’aria”…

… ma nulla vola come le cretinate.

Una persona a me cara mi ha fatto notare che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha detto che “il virus può permanere nell’aria”; da parte sua l’Istituto Superiore della Sanità ha fatto una mezza smentita, e quindi più recentemente l’OMS ha di nuovo smentito la trasmissione per via aerea.

Troppo tardi perché qualcuno è già caduto nel panico. Inutile dire che i media si sono guardati bene da fare il giusto tramite; la tentazione di far viaggiare la notizia e ingenerare panico e, casualmente, incrementare gli indici d’ascolto è sicuramente più forte dell’etica giornalistica.

Non voglio spendere troppo tempo sul tema, perché sono impegnato nella costruzione di modelli matematici per un prossimo articolo che credo troverete molto educativo (e credo rincuorante) sul prossimo futuro.

Quindi mi limito a dire che OVVIAMENTE il virus può anche essere disperso nell’aria e sopravvivervi per un tempo limitato. Ovviamente. Se prendessimo un metro cubo d’aria e lo scrutassimo al microscopio elettronico vi troveremmo tracce di triliardi di virus, dall’influenza al Covid19, dal morbillo alla meningite.

Questo non significa che ci sia un rischio apprezzabile di trasmissione per via aerea.

I virus sono ospiti del nostro organismo e siccome respiriamo, in parte li disperdiamo nell’aria. Senza contare che ci sono altri veicoli di contagio, incluse le altre forme di vita animale che convivono con noi.

Siete forse nel panico per la potenziale infezione da meningite? No? Eppure dovreste perché la meningite è nell’aria! E il vaiolo, non vi fa paura? Eppure anche esso può essere nell’aria.

Cerchiamo di stare con i piedi per terra.

C’è un motivo per cui il principale metodo di contagio è il contatto con liquidi espulsi da persone infette in nostra prossimità; il virus deve avere un mezzo che gli permetta di sopravvivere sufficientemente a lungo e deve essere in una concentrazione sufficiente a rappresentare un rischio rilevabile di contagio.

Volete mettervi la mascherina, va bene fatelo, ma nell’ottica di proteggere gli altri da voi stessi. Sappiate che la mascherina serve soprattutto alle persone infette a non infettare quelle sane, e non a prevenire l’infezione. La barriera protettiva rappresentata da una mascherina è minima, quasi irrilevante.

Ma se pensate di adottare la mascherina possa tutelarvi dall’infezione “dall’aria” siete fuori di testa (senza offesa). D’altronde se il virus è nell’aria la mascherina non dovrete più toglierla, neanche dentro casa, neanche sotto la doccia. Sarete molto più sereni, ne sono sicuro. Mica vorrete correre nel rischio di infezione aerea di 1 su trecento miliardi di possibilità, rischio in cui incorre l’incauto che ancora respira senza mascherina?

Bene fate voi ad indossare la maschera e non toglierla più.

E per inciso…evitate di toccare qualsiasi cosa….sapete l’aria non ha confini…e non conosce porte e finestre.

Un caro saluto.

COVID19, il virus che segna la dicotomia tra scienza e politica

Da un lato medici  e operatori sanitari che applicano i dettami della medicina per curare, anche in emergenza. In trincea, “con una scarpa e una ciabatta”. E con loro virologi che definiscono norme di comportamento atte a minimizzare il rischio d’infezione secondo criteri scientifici, e epidemiologi che propongono misure di contenimento atte a contenere il contagio sulla base di criteri statistici.

Qui la scienza e il buon senso si fermano. Il resto è politica.

Sindaci che strillano contro le Regioni per far vedere che loro sì che ci tengono alla propria cittadinanza. E alla poltrona, Più di loro si agitano i Presidenti delle Regioni contro un governo lento e farraginoso. Loro sanno quale farmaco utilizzare; che ne sa l’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute? Loro sono in grado di produrre anche mascherine chirurgiche che non hanno neanche bisogno di certificazioni secondo criteri sanitari standard. Certificazioni? Validazioni? Inutile orpelli scientifici. Per alcuni c’è bisogno di militarizzare (testuali parole) l’Italia per garantire l’assoluta osservanza delle norme; anzi non l’osservanza, l’ossequio, anche verso ciò che non è stato stabilito. Anche verso ciò che non ha senso. Perché i cittadini non sanno comportarsi; osano pure farsi una corsetta in solitario per uscire dalla loro prigione, pardon, dimora; non sanno costoro che il jogging solitario può infettare l’aria?

La scienza ha misura, la politica no.

In mezzo, un popolo straordinario che, unito dal buon senso, si isola e magari perde anche il lavoro; per il bene comune. Un popolo che però ha il torto di osservare solo quello che ha senso, e quindi ogni tanto dispiace il padrone. E sbaglia ad osservare solo ciò che ha senso, perché più attenzione meriterebbe il triste gioco dei mendicanti di voto al ribasso; di chi parla alla pancia perché ha capito che con l’iniezione della paura, insensata e acritica, si campa meglio che con la scienza.

Tu, recluso in casa, a testa bassa provi ormai diletto ad ascoltare la conta dei morti, e ti compiaci della tua osservanza cieca, obbediente a tutto. E colpevole di non aver fatto abbastanza. Ma certo di una sola cosa; da solo in casa salvi le vite; fuori, da solo, le metti a rischio. Mai rivolgere il dito contro i tuoi secondini, men che mai porre loro domande; hanno le chiavi della tua dimora. Che non ti venga in mente di chiedergli ragione di nulla. Sii diligente o il tuo vicino farà la spia.

“Fear is a lie”.

Cominciate a preoccuparvi per il dopo epidemia.

Un caro saluto.

In anteprima esclusiva le nuove norme di comportamento personale previste dal DPCM 22 Marzo 2020

In anteprima pubblichiamo le novità previste dal nuovo DPCM in corso di pubblicazione sulla gazzetta ufficiale in data 23 Marzo 2020, e aventi effetto immediato, inerenti i comportamenti personali atti a minimizzare il contagio da COVID19.

Punto 1: Accorgimenti per i cittadini che debbano recarsi presso il proprio posto di lavoro e impossibilitati allo smart-working.

  • per i pochi che ancora lavorano e non possano avvalersi dello smart-working è suggerito il teletrasporto; laddove tale modalità si dimostrasse impraticabile, e solo in subordine, ci si potrà avvalere di ologrammi o manichini (benché poco produttivi fanno presenza). Si rammenta che in ogni caso l’autocertificazione e la mascherina sono necessarie anche per l’ologramma e il manichino.

Punto 2: Accorgimenti per i cittadini che ritengano necessario prendere aria.

  • per coloro che ritengano l’attività respiratoria all’aperto indispensabile, è consentita una passeggiata esterna alle mura domestiche della durata non superiore ai 30 minuti; per i detenuti delle carceri in regime ordinario, tale durata non subisce variazioni e rimane pari a 1 ora. Tale attività dovrà essere svolta esclusivamente in assenza di estranei ed entro un raggio di 46 metri dal proprio domicilio; si rammenta che condizione necessaria per avvalersi di tale diritto (con esclusione dei detenuti) è l’essere dotati di guinzaglio a misura, telefono con GPS attivo e l’APP “ndominchiastai” (scaricabile dal sito Istituzionale del Ministero del Controllo) in funzione, onde permettere alle forze dell’ordine le opportune verifiche di ottemperanza all’ordinanza
  • la distanza in linea d’aria minima consentita tra persone in ambienti esterni è valutata in 16 metri; in virtù di ciò si fa divieto di affaccio dal balcone o terrazzo onde evitare possibili violazioni della distanza suddetta; l’affaccio alla finestra è consentito purché dotati di mascherina (tanto le mascherine sono introvabili) e comunque per una durata non superiore ai 3 minuti

Punto 3: Accorgimenti per i cittadini che ritengano necessario comperare cibo o medicinali.

  • per l’accodamento presso gli esercizi commerciali ammessi, in considerazione della distanza minima di cui al punto precedente, e in virtù della potenziale invasione di strade e autostrade, si richiede che si indossino opportune giacche catarifrangenti onde evitare incidenti che potrebbero comportare ulteriormente obero per l’apparato sanitario già sotto stress
  • si rammenta comunque che una persona in buona salute può restare a digiuno anche per 10 giorni e che l’acqua di rubinetto è potabile, per adesso

Punto 3: Accorgimenti per i cittadini che ritengano necessario adempiere le normali abitudini all’interno del proprio domicilio

  • in via eccezionale, la distanza inter-persona all’interno del proprio domicilio è ridotta di metà rispetto a quella all’esterno, nella misura di 8 metri. Tale distanza è soggetta a revisioni cautelative.
  • di conseguenza si consiglia di mantenere tale distanza durante le occasioni commensali; laddove tale distanza non fosse conciliabile con le dimensioni del tavolo da pranzo è consigliabile lo smart-dining cioè la rapida alternanza al tavolo, onde anche favorire la motricità articolare

 

Da soli ce le farete.

CdM – 22/3/2020

 

L’antisemitismo d’Israele

Il sionismo internazionale si agita in ogni dove per bandire la critica d’Israele (o dovrei dire USraele?), perché disprezzare la pulizia etnica in atto in Palestina da 70 anni equivale nel mondo distopico di oggi a “parole d’odio“.

13th attempt to break the Gaza blockade by sea

Il sionismo ha bisogno che le nuove generazioni crescano “ricordando” una storia ricostruita ad arte, ed al contempo ignorare la propria realtà contemporanea. Un sionismo che non fa adepti (dicasi anche utili idioti) solo in Italia, perché non conosce confini; ne sa qualcosa Jeremy Corbyn, ex leader del partito labourista del Regno Unito, che, a monte delle recenti elezioni, ha dovuto discolparsi ogni due per uno dall’accusa di antisemitismo. Ma ancora più emblematico è quanto accade proprio in questi giorni negli USA, deus ex machina del sionismo internazionale, che al fine di sopire i dissapori interni verso la politica bellica del proprio Paese in Medio Oriente, ha deciso di fare carta straccia del Primo Emendamento (l’articolo 1) della Costituzione Statunitense, quello che sancisce la libertà d’opinione. Così la macchina Pentagonale del sionismo stelle e strisce, dopo aver fatto sparire una dopo l’altra le voci del web, ha deciso di fare un passo avanti, fino a normare le proprie Università.

Secondo il nuovo teorema della censura sionista (made in USA, sebbene esibisca il comodo brand Israeliano), redatto dalla premiata ditta Trump-Netanyahu,  essere anti-sionista equivale ad essere antisemita (non è un’esagerazione) ed ovviamente essere antisemita significa odiare gli ebrei.

ANTI SIONISTA = ANTI SEMITA = ANTI EBREO

Non lo dico io, ovviamente; lo dicono loro. Letteralmente.

Nel distopico (e dispotico) mondo disegnato da questi criminali (che non disprezzano solo la vita degli altri ma anche la lingua) disprezzare il sionismo (cioè una politica) significa disprezzare gli ebrei (cioè le persone).  Così  dicono loro, i detentori del verbo.

Ma tralasciando per un attimo il cortocircuito tra anti-sionismo e antisemitismo, sussiste in ogni caso un piccolo, piccolissimo, trascurabile dettaglio: “semita” non significa “ebreo”. Anzi, neanche ci assomiglia.

Le etnie semite sono in larghissima prevalenza composte da arabi e, per essere ancora più chiari, sicuramente tutti i Palestinesi sono semiti mentre solo una minoranza tra gli ebrei (l’essere “ebreo” denota una religione non un’etnia) può vantarsi del titolo di semita.

Come la mettiamo Israele … pardon … USraele?

Chi è l’antisemita? Sono i diabolici anti-sionisti (quali il sottoscritto) oppure gli artefici  del progetto d’Israele, coloro che hanno trasformato i semiti reduci della seconda guerra mondiale in veri e propri scudi umani, e i semiti della Palestina in ospiti del più grande campo di concentramento che la storia abbia conosciuto negli ultimi due secoli?

Un caro saluto.