Mirco Sacher, un omicidio di genere

Qualcuno ricorderà il suo nome. Forse no. Ma forse il suo volto, sì.

Il suo caso ricade in quella rara categoria in cui a fare prima pagina è l’immagine della vittima piuttosto che degli assassini. Ma c’è un perché.

A vostro beneficio, faccio un breve riepilogo della ricostruzione dei fatti. Quindi l’epilogo della vicenda.

Circa 4 anni fa due ragazze, all’epoca di fatti sedicenni, uccisero un pensionato di 67 anni. Tanto basterebbe, ma aggiungiamo qualche ulteriore dettaglio.

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Due ragazze intrattengono da tempo una relazione intergenerazionale con Sacher; le ragazze di tanto in tanto si recano a casa dell’uomo (per più di un anno) si spogliano e si fanno dare qualche toccatina; in cambio della prestazione il pensionato elargisce parte della propria pensione.

Con il provento le ragazzine acquistano marjuana (tanto è vero che ricostruendo i fatti la procura ha poi scoperto a banda di spacciatori da cui le “adolescenti” si rifornivano).

Un giorno, come gli altri, le due ragazze si incontrano con l’uomo, passano in gelateria e quindi vanno a casa di quest’ultimo. Nessun sequestro, ovviamente, tant’è vero che durante la permanenza nella casa di Sacher  una delle ragazze si sente telefonicamente con il suo “ragazzo”.

Dopo circa un’oretta le ragazze si fanno dare un passaggio e durante il tragitto fanno una deviazione in un campo, in una zona non appartata; le ragazze in un primo momento dichiararono che l’uomo aveva deviato contro la loro volontà, salvo essere smentite da testimoni oculari che, da una vicina fermata dell’autobus, le avevano amabilmente viste chiacchierare fuori della macchina con il Sacher.

Le due ragazze uccidono quindi il pensionato (soffocamento); dichiareranno quindi di aver reagito ad un tentativo di stupro, ipotesi smontata quasi immediatamente dagli investigatori. Dopo l’omicidio le ragazze rubano l’auto e il bancomat della vittima. Dettaglio non trascurabile; una delle due ragazze ha nel suo passato una relazione con un ragazzo marocchino in carcere per estorsione perché costringeva una terza persona a fare prelievi con il bancomat sotto il ricatto di rivelarne l’omosessualità. Una testimone riferirà poi di aver visto i tre (le ragazze e il futuro morto) discutere per una questione di soldi.

Le ragazze quindi girovagano per diverse ore (senza ovviamente fare capolino da Carabinieri o Polizia); alla fine si incontrano con degli amici a cui descrivono l’accaduto come un estratto di un videogioco (GTA); i ragazzi riferiranno agli inquirenti che le ragazze sembravano calme e tranquille e non tradivano alcuna emozione. Saranno proprio i ragazzi a convincere le ragazze a costituirsi.

In sintesi, due bugiarde che estorcono denaro per fumare marijuana e che infine assassinano (premeditamene ?) un pensionato accampando il pretesto del tentativo di stupro. Quale il loro destino?

Vengono affidate ai servizi sociali e sei mesi dopo (2014) messe in libertà con una sentenza che dichiarerà il reato estinto (come il Sacher) se si comporteranno bene per 3 anni.

Titoleranno, varie testate, che le ragazze sono state “riabilitate”.  Qualcuno si spinge fino al punto di definirle vittime.

Direte voi, “saranno emerse ulteriori evidenze che portano ad altre conclusioni”. No, i fatti sono quelli sopra, schiaccianti (potete verificarli). Quello che cambia è l’interpretazione “di genere” dei fatti, il dogma della donna vittima che subisce anche le proprie azioni.

Così il recarsi per più di anno a casa di lui e spogliarsi si parafrasa,  secondo le parole di una delle assassine, in “Ci portava in camera e ci spogliava solo nei pantaloni, tutte e due insieme…”.  Non solo; secondo il rapporto del perito il fatto che la vittima (pardon, carnefice) desse denaro alle assassine (o vittime) costituiva non una subita estorsione ma una “costrizione” attuata verso le povere creature.

Un insulto non solo al diritto, ma all’intelligenza umana.

Ora provate solo a pensare se due adolescenti maschi di circa 16 anni circuissero una pensionata e per un anno in cambio di denaro elargissero favori pseudo-sessuali, per poi uccidere la pensionata e fuggire con il suo bancomat ed auto. Potreste solo immaginare un simili epilogo?

Questo è uno schifo.

E a proposito, buona Festa della Donna.

L’hobby preferito dalle donne: smerdare gli uomini.

No, non mi dite che non si usano queste parole. Non ci provate neanche.

Sono parole scelte con metro, misurate, appropriate alla situazione.

Qualche minuto fa seguivo 5 minuti di una trasmissione televisiva in onda su RAI1 (quella pagata con il canone estorsivo)  in cui si metteva a processo un ragazzo (si fa per dire, vista l’età di 42 anni), reo di vivere con la mamma, avere una limitata frequentazione del “gentil sesso” e di dedicarsi al videogioco. Reato dei reati, poi, quello di usufruire delle prestazioni domestiche della mamma.

Il “ragazzone” veniva allegramente deriso da quasi tutti, quasi tutte donne, un uomo e Vladimir Lussuria (decidete voi dove collocare quest’ultimo/a). Il giudizio unanime (ed inappellabile) delle donne era quello della sindrome di Peter Pan (tema cui riserverò un articolo a parte) emblematico di uomini deboli e mammoni; l’unico maschio (si fa per dire) rimproverava al “ragazzone” il reato di aver avuto solo due ragazze, nel tentativo di rilevare il ruolo di maschio Alfa in un’arena senza avversari, compiacendo la platea (ed audience) femminile. Lussuria, seraficamente, liquidava l’imputato definendolo un”caso umano”; “lui”, dico “lui” era il caso umano, caro/a Vladimir?

Gogna mediatica, lo spettacolo preferito dalle donne.

Diranno alcune, quelle che non hanno già chiuso la pagina per reato di misoginia e violata vagina, che la trasmissione è apparecchiata, che le storie sono finte. Probabile, quasi certo. Ma la logica dialettica era invece sincera, spontanea, quella quotidiana, quella che pervade ogni pagina della realtà in cui il femminile prende il microfono a favore di telecamera.

La trasmissione TV è emblematica, aneddotica, dell’opinione che le donne hanno degli uomini ed esprimono in ogni contesto in cui si sentano libere ed empowered.

Ricordo un episodio (aneddotico, anche questo) di vita reale occorso lo scorso anno; una collega insegnante che durante un consiglio dei docenti non trovò di meglio di lanciarsi in un soliloquio in cui denunciava la lentezza degli uomini, e di come lei al supermercato evitava le casse presidiate da maschi. Tutto in un tentativo, mal riuscito, di irritare i colleghi maschi e nel tentativo, parzialmente riuscito, di sollecitare la sorellanza. Dopo qualche minuto la catarsi prese la sua rivincita; la gentile collega sprofondava nel ridicolo manifestando la propria lentezza nel svolgere una pratica che tutti gli altri avevano assolto celermente. Nessuno disse nulla; lo sguardo imbarazzato di lei appagava abbastanza l’ego di tutti.

Aneddoti a parte, signore care, è bene che realizziate che questo disprezzo verso gli uomini, è palese, manifesto, anche se molti, la gran parte, non ve lo fanno notare. E’ in gran parte per questo che il “muro” diviene sempre più alto, più spesso, e più vicino.

Il gioco ha stancato. Recitare il ruolo delle vittime per reclamare privilegi, assistenza e speciali provigioni; per poi palesare un’aurea di superiorità una volta salite sul podio. Quando sarebbe tempo e  caso di ringraziare, non trovate di meglio che “smerdare”.

E no, prima che questo pensiero vi attraversi, non sono solo le “femministe”. Siete voi, non tutte, forse, ma tante. Ed è forse per questo che non vi sopportate neanche fra di voi. Io vi capisco.

E se qualcuna ancora sorride, sappia che riderà per poco, e non rideranno affatto le vostre figlie.

Minimizzavano e sorridevano, prima, le giovani giapponesi, guardando al fenomeno degli “erbivori“; poi non più.  Altrettanto le giovani statunitensi, quando lo stile di vita MGTOW di molti coetanei era in embrione; ora non più.

Il muro si avvicina, già sento il fragore dell’impatto.

Un caro saluto.

35 anni, istruita ed indipendente. E tutto un muro davanti.

To hit the wall“, dicono gli anglofoni. Una sorta di frase idiomatica divenuta gergo comune per indicare, e spesso per irridere, le donne arrivate in prossimità dell’ultimo tocco del proprio orologio biologico, costrette a realizzare che la possibilità di trovare un partner si è drammaticamente ridotta, proprio quando il tempo scorre più veloce.

Alcune riescono ad attraversarlo il muro, sempre di meno. Molte rimbalzano e ritentano con esiti solitamente infausti, con una rincorsa sempre più breve ed un muro sempre più alto. Altre, invece, il muro non lo vedono proprio, o fanno finta di non vederlo; uno schianto in piena corsa.

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Eppure il muro è ben visibile, ed in tanti si sono premoniti di mettere in guardia le povere “vittime”. Poveri uomini. Certo che appellarli con gentili epiteti (“misogini!”, “maschilisti!”, “oppressori”) alla lunga non ha giovato. Ora gli oppressori misogini maschilisti osservano divertiti, con una malcelata smorfia di sarcasmo, lo spettacolo dello schianto.

Eppure il muro non l’hanno mica costruito loro. Il muro l’avete costruito voi, con le vostre belle manine, “care” donne. E’ un muro vecchio di secoli, è colpa del principio di Pareto: l’80% di voi considera appetibile il 20% del sesso non gentile. Ma il muro oggi non è stato mai così alto, e quelli che allora vi attendevano alla soglia per lanciarvi oltre l’ostacolo, ora si gustano lo spettacolo, appollaiati sulla sommità.

Mentre voi trascinate quell’insensato complesso da principessa, interrogandovi sul perché mai il principe azzurro si neghi. Già, chissà perché?!

You wanna it all. You got the wall.

TRUMP

Un po’ mi dispiace, perché lo ammazzeranno.

A me, sebbene tutti i suoi difetti, Donald sta simpatico.

Ho il sentore che lo faranno fuori.  Dopo la “charachter assassination” da parte di TUTTI i media, seguirà l’assassination fisica. Sarà un messicano? Sarà un afroamericano? Sarà un gay queer? Chi lo sa? Comunque andrà, poi daranno la colpa al razzomofobismo di Donald.

Hillary-Obama hanno fatto un ottimo lavoro nel fomentare la macchina dell’odio, inter-genere, inter-razza. Bravi, bravi.

In ogni caso Donald, un consiglio da un “amico”: non sfilare a Dallas, in particolare su automobili decappottabili! Ci siamo capiti?

Donald Trump

Per adesso, mi godo il momento.

Un pensiero particolare a tutte le giornaliste “di genere” che hanno buttato nel cesso l’etica in virtù del proprio culto della vagina.

Grazie Donald, grazie Vladimir, grazie Julian.

Un caro saluto.

Caro Bobby, meglio Solo che male accompagnato

Bobby, condannato a risarcire la figlia (Veronica) per l’esaurimento nervoso dovuto alla mancanza del padre.

Esaurimento nervoso o esaurimento finanziario, chi lo sa?

La figlia ha deciso di lasciarlo in stand-by per un po’, diciamo 13 anni, una pausa di riflessione. La riflessione ha portato consiglio, e così a 26 anni ha deciso di denunciare il padre, il quale, oltre alla multa certa e al risarcimento probabile, potrebbe vedersi comminata anche una condanna fino ad un anno di carcere.

Sembra quasi che le donne abbiano una significativa predisposizione nell’immaginare gli uomini con pigiama a righe.

No, no, la figlia vuole solo recuperare il rapporto con il padre. Certo, certo.

Un Paese strano il nostro, in cui la madre può cessare la vita del nascituro, o sottrarlo per anni alla presenza del padre, ma il padre è criminale se non paga. Segno dei tempi.

Caro Bobby, meglio Solo che male accompagnato.

Un caro saluto.

Il potere della Vagina

Quanto vale una vagina? Apparentemente la Casa Bianca.

Ho appena assistito (Sabato 8 Ottobre, ore 13) alla cronaca Rosa di RAI 2. Un giornalismo che più si veste di rosa, più diviene pettegolezzo.

Apparentemente Trump sarebbe sessista perché avrebbe, in dichiarazioni private registrate in una conversazione del 2005, dimostrato poco rispetto per le donne; a seguire lo spottone pro-Hillary, un servizio  secondo cui “nonostante le discriminazioni” (la faccia tosta non ha limiti) le donne si fanno spazio nella stanze del potere.

Con ogni mezzo, aggiungo io.

Donne, la nuova aristocrazia sociale.

Alle donne si deve rispetto, è diritto di nascita; la plebe non osi alzare lo sguardo, e che non si azzardi a sedere con le gambe allargate in presenza di una “lady”. Vige il revival del codice cavalleresco di Vittoriana memoria, rispolverato in chiave grottesca; al cospetto della “signora” non compare più il cavaliere, semmai il bruto, spesso l’orco. Il codice non ammette eccezione, tanto più a cospetto di una ex First Lady; Lei procede tranquilla (sebbene barcolli) nel suo cammino verso la Casa Bianca su un comodo tappeto rosso, rosso sangue; un tappeto steso da tempo dalle amiche corporations e costantemente messo a lustro dai media di regime.

Berlusconi non saltò per gli affari discutibili, né per le amicizie in odore di mafia, né per i “cavalli”misteriosi di Mangano; ma saltò in fine a botte di “festini” a luci rosse, materializzatisi come la manna allorché l’amicizia Russa e il multilateralismo africano divennero assai ingombranti. Prima di lui Dominique Strauss-Kahn, in corsa per la presidenza Francese, pagò cara una falsa accusa di stupro ad orologeria, perdendo la corsa, e pure la sella del Fondo Monetario Internazionale; quest’ultima prontamente occupata dall’oppressa di turno, Lady Christine Lagarde.

Trump misognino e sessista, un copione buono per ogni stagione.

Di Hillary nulla si sa. Meno se ne parla e meglio è.

Lei, adagiata su una poltrona di potere ed in corsa per il gradino più alto della corsa presidenziale, può tranquillamente affermare (nel 2016, non nel 2005) di considerare un “plus” il fatto di essere una donna o dichiarare in pubblico che “chi vota Trump è un deplorevole”. Deve aver preso lezioni da Michele Obama, che nel 2015 ha dichiarato che “le donne sono più intelligenti degli uomini”, davanti ad una platea osannante. Che volete che sia tutto ciò rispetto alle esternazioni plebee del privato cittadino Trump, datate 10 anni fa? Loro sono First Ladies.

Hillary ama così tanto gli uomini che tre anni fa fu il primo sponsor nella campagna ONU per far mutilare genitalmente 18 milioni di giovani maschi africani; chissà cosa avrebbero detto di Trump a parti invertite. Chi lo sa? Lei può danzare sul sangue di Geddafi, far scomparire email governative “sensibili”, inneggiare al TTIP, suggerire l’utilizzo di droni contro Assange,  e celebrare la sua politica anti Russa e anti Assad.

Tutto ciò, in piena tranquillità.

E’il 2016, ma il giornalismo non è un mestiere da donna.

Un caro saluto.

Il “colpo di caldo” dell’informazione italiana

Hillary Clinton è malata, seriamente malata. Ma i media sono disperatamente allineati nel tentativo di coprire l’evidenza.

Hillary è la candidata Bielderberg, la più amata dalle corporations, la più venerata dalle femministe d’élite, la paladina delle rivoluzioni colorate, la più lusingata dai media, dai cani e cagne da compagnia.

Non può perdere, non deve perdere.

Ieri in occasione del “memorial day”, il giorno della memoria dell'”Inside Job” dell’11 Settembre 2001, la “Predestinata” ha avuto una grave crisi, apparentemente epilettica. Non il primo episodio, né sarà l’ultimo.

Ma troppo è in gioco, e Trump non può, non deve vincere.

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Così, in una giornata assolutamente non calda, e di mattina, Hillary avrebbe un colpo di caldo, questo è stato raccontato a milioni di Italiani, almeno dalla RAI. Il capolavoro la fa la corrispondente da New York, perfettamente allineata alla linea “di regime”, la quale disegna, in un audio di un minuto, l’iperbole dell’offuscamento giornalistico, e della propaganda, riuscendo a coprire l’accaduto e a denigrare Trump.

Quasi non riuscivo a crederci, ma ormai sono abituato.

Nessuno vi mostrerà le immagini. Io e pochi altri (in termini relativi) le abbiamo viste; e non ci sono dubbi su cosa è veramente accaduto.

A voi nessun media “di regime” le mostrerà mai e dovrete affidarvi a media alternativi, in particolare ai canali cospirazionisti… Ma vi conviene fare in fretta, perché molti canali sono stati già censurati. As usual.

11 Settembre 2016, il memorial della menzogna.

Un caro saluto.

Un G20 da ricordare

Apre le danze il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, che ricorda al Presidente del Mondo Obama:

Non sono un pupazzo americano. Sono il presidente di uno stato sovrano. Io non sono giudicabile da nessun altro se non dal popolo Filippino. Figlio di puttana (“son of a bitch”), te lo giuro

Duterte si riferiva alle ingerenze statunitensi nella politica Filippina di contrasto al traffico di droga. Politica discutibile, probabilmente, ma gli USA sono gli ultimi a poter giudicare chiunque. Ma l’arroganza, si sa, va di pari passo con l’assenza di autocoscienza.

Da pari suo , Obama ha delle belle parole per Putin:

Tutti sanno che sei un’idiota (“jackass”). Non mi sto riferendo solo a Snowden e alla Siria. Cosa volgiamo dire delle Pussy Riot? E vogliamo parlare delle leggi anti-gay? Mosse da idiota, amico mio. E se pensi che sia l’unico a pensarla così, ti stai illudendo. Chiedi ad Angela Merkel. Chiedi a David Cameron. Chiedi al tizio turco. Ognuno di loro pensa che tu sia una testa di cazzo (“dick”).

obama-putin-g20-580Insomma Obama, non sembra contento del fatto che Putin sostenga, in accordo alle leggi internazionali, il governo Siriano contro i terroristi finanziati dagli Stati Uniti e dall’Arabia Saudita e addestrati da stati membri della NATO (US e UK in testa). E non gli piace che Snowden (reo di aver svelato il Grande Fratello americano) abbia cercato asilo in Russia invece che nella patria della liberà, gli Stati Uniti, quella dei 2 milioni di detenuti, di Guantanamo e della guerra ad Assange e Bradley (adesso Chelesa) Manning.

E cosa vogliamo dire delle Pussy Riot, le femministe targate Soros (alla pari delle Femen), che sono finite in carcere per violazione di leggi di ordine pubblico (non per reato di opinione) come qualsiasi altro cittadino russo; al contrario, in america vige il “Pussy Pass”. Questi russi sono incivili, mica come gli statunitensi che ai cittadini gli sparano in ogni angolo della strada.

Per non parlare delle politiche anti-gay Russe che vietano la propaganda gender e omosessualista nella scuola; un crimine, certo. Prendere lezioni dall’america, please, dove uno studente su cinque è trattato a psicofarmaci, e gli altri giocano al tiro al bersaglio con i propri compagni.

Eh sì, Putin dal basso del suo consenso interno plebiscitario (sebbene la guerra fredda in atto) deve consigliarsi con Cameron (dimissionato dopo la batosta Brexit) e con Merkel giustappunto semi “sfanculata” in casa propria dall’AFD.

Insomma, un G20 da ricordare. Il pupazzo del Nuovo Ordine Mondiale che insulta il leader più amato dal proprio popolo, e si becca gli stracci in faccia dal leader di una ex colonia.

Un giorno, forse, anche noi avremo un leader. Per adesso accontentatevi dei servi.

Un caro saluto.