La mascherina uccide

Evidentemente la nozione che respirare sia una funzione essenziale non fa più parte del sapere comune, del buon senso.

L’idea che dobbiamo introdurre ossigeno nel nostro organismo, e che tanto più consumiamo energie tanto più ossigeno ci è richiesto non è patrimonio di tutti.

Come pure sembra non esserlo il fatto che espelliamo anidride carbonica come scarto, in quanto dannosa all’organismo.

Il rischio di ipossia o ipercapnia è reale ed elevato.

A queste persone non deve essere giunta la notizia che due ragazzi cinesi sono morti a causa della mascherina indossata durante l’attività fisica.

Paradossalmente gli stessi che riconoscono nella mascherina un potenziale imprecisato di contenimento della trasmissione (tutt’altro che certo, vedi Russell Blaylock), hanno qualche difficoltà a comprendere che tali virus (e batteri) permangono in vita in una coltura (umida e tiepida) a pochi millimetri dalle vie aeree e per tempi prolungati.

Io non mi arrendo, e quando vedo queste persone, all’aperto, in particolare anziane, le esorto a togliere la mascherina. Inevitabilmente il rifiuto, ormai un riflesso condizionato, a volte colorato di frustrazione, a volte di aggressività perché colpevole, io, di aver ingerito con il loro “safe space”, il loro spazio sicuro concesso dal Grande Fratello.

Ieri sera il mio spirito “samaritano” si è confrontato con Kafka quando il mio intento si è scontrato con le consuetudini di un anziano intento a fumare, alternando la tirata di sigaretta con l’espirazione dentro la mascherina. Non sono riuscito a nascondere la mia ilarità, lo ammetto; un riso amaro, quello di chi si confronta con lo spettacolo comico di una cavia che vanamente “galoppa” sulla ruota all’interno della propria gabbia.

Siamo a questo. Anche i consigli amorevoli del prossimo, ispirati al buon senso, si scontrano con la paura.

La mascherina li ha già uccisi intellettualmente. Alcuni hanno varcato la soglia della follia, senza rendersene conto.

E ho stentato a prendere sonno. Non solo per lo spettacolo Freudiano, ma per la rabbia, che raramente ho provato, nei confronti dei responsabili di questi crimini; crimini che per me hanno parallelo solo in quelli commessi circa un secolo fa sotto l’egida del Reich.

Un amaro saluto.

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