Secondo il premio Nobel Luc Montagnier il COVID19 è nato in laboratorio. E adesso “La Repubblica” che dice?

Luc Montagner (colui che ha co-scoperto l’HIV e premio Nobel) ha appena affermato che che il COVID19 è evidentemente un manufatto di laboratorio perché contiene una parte di codice genetico dell’HIV, codice che non ha senso sia lì.

Secondo lui tale artefatto umano è stato prodotto nell’ambito della ricerca di vaccini anti HIV, e sarebbe verosimilmente fuoriuscito accidentalmente dai laboratori di Whuan (Cina).

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Intanto ci urge notare che la ricerca di un vaccino contro l’HIV avrebbe prodotto un virus che a mietuto in 4 settimane più vittime dell’HIV in nell’ultimo anno nel mondo intero. Dovrebbe suggerire qualcosa…

Ma non è il punto di questo breve articolo che invece scrutina l’etica giornalistica.

Qualche settimana fa “La Repubblica”, più degli altri, si distingueva nella lotta senza frontiera all’anticomplottismo, asserendo che era stata “provata l’origine naturale” del virus COVID19. Basava questa posizione su una ricerca che asseriva che “ci fossero forti evidenze (strong evidences)” che supportavano l’origine naturale del virus; in pratica questa rivista scientifica citava uno studio secondo il quale la compatibilità tra il ricettore umano e la struttura molecolare del virus erano così “perfette” da rendere poco verosimile la produzione in laboratorio. Si trattava di una valutazione qualitativa, ovviamente, e non conclusiva e probabilmente il “giornalista” di La Repubblica non conosce le sfumature anglosassoni secondo le quali il concetto di “evidence” in ambito scientifico significa letteralmente “elemento fattuale”  e non elemento conclusivo, come invece si è tentati di fare comunemente.

Ciò nonostante sebbene il giornalista non fosse in grado di comprendere la terminologia scientifica, sembra non aver ritenuto opportuno applicare il criterio di cautela e tanto meno citare correttamente il significato di tale articolo.

L’articolo “scientifico” suddetto, per la cronaca, è stato ampiamente criticato da altri ricercatori e riviste scientifiche ben prima della recente affermazione di Montagnier. Infatti, entrando nel merito, la considerazione che l’uomo non possa produrre virus “con perfetta compatibilità con i recettori umani” è assolutamente priva di fondamento in quanto è pratica comune “sviluppare” virus in laboratorio, anche potenziati (con una pratica chiamata GOF = Gain of Function), “perfezionandoli” tramite l’utilizzo di cavie (in particolare furetti, maiali eccetera) e quindi ottenendo, per selezioni naturali successive, versioni di virus perfettamente “compatibili” con l’essere umano. E’ così, per la cronaca, che qualche tempo fa è stato sviluppata una variante “aviaria” dell’influenza; variante che si ritiene si sia diffusa accidentalmente, qualche decennio fa, da alcuni laboratori Sovietici. 

Una pratica talmente diffusa e talmente pericolosa che qualche tempo fa portò alla messa al bando negli USA del GOF (gain of function) cioè lo sviluppo della capacità virale e letale di un virus per la realizzazione di vaccini o armi biologiche. Tale bando è stato recentemente cancellato, quindi sarete lieti di sapere che tale pratica (GOF) è in libero esercizio negli USA e ragionevolmente altrove.

Giova inoltre ricordare che recentemente gli USA hanno chiuso uno dei propri laboratori (con massimo livello di sicurezza) per “gravi violazioni” degli standards di sicurezza.

Lo so io, lo sanno tutti quelli che si occupano di virologia e, se non lo sapevate, adesso lo sapete anche voi.

Il giornalista di La Repubblica non lo sapeva? Come ha fatto ad “estendere” il significato della ricerca citata ed arrivare ad una tesi di “virus naturale”, senza considerare il contesto? Come poteva tale “giornale” produrre tale “fake news“?

Io non so se il virus è naturale oppure no. Tendo verso la seconda ipotesi, ma questo è irrilevante. Quello che è importante qui è l’etica giornalistica.

Escludere l’ipotesi di artefatto umano a priori, significa abbandonare la ricerca della verità, offuscare la consapevolezza dell’opinione pubblica. Se il COVID19 fosse “incidente naturale” significherebbe essere di fronte ad una eventualità rara; in fondo l’ultima pandemia paragonabile è occorsa un secolo fa, con l’influenza. E questo potrebbe tranquillizzarci.

Ma se il virus è stato prodotto in laboratorio, altre pandemie, anche più gravi (GOF), potrebbero verificarsi ancora. Un opinione pubblica consapevole potrebbe portare a una moratoria internazionale su tali pratiche di sperimentazione “virale” che nella migliore delle ipotesi hanno scopo commerciale (produzione di vaccini) e nella peggiore delle ipotesi scopo militare. Sempre che esista differenza  tra le due ipotesi …

A chi giova nascondere la verità?

Cui prodest?

Un caro saluto.