Donne al volante…

Sorpresa, sorpresa! Le donne sono più “sinistrose” degli uomini. Non credo che la notizia abbia fatto prima pagina, eppure dovrebbe.

Ebbene sì, le donne hanno sorpassato gli uomini nella frequenza di incidenti stradali causati alla guida di automobili.

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Vi ricordate quando le compagnie assicurative alzarono i premi maschili per la supposta maggiore “sinistrosità” del vil maschio? Nessuna sfilata delle sacerdotesse della “gender equality” allora, anzi. Semmai la sinistrosità maschile era motivo (ulteriore) di un malcelato senso di superiorità rosa; una retorica che tuttora perdura, per alimentare qua e là qualche ulteriore rivendicazione, di solito dal risvolto pecuniario.

Ed adesso, che facciamo? Alziamo i premi assicurativi alle donne? Per carità, non scherziamo.

Ma c’è ancora di più. La notizia vera è che le donne non sono più sinistrose degli uomini da oggi, ma bensì dal 2012.

Le solite note ora si consumeranno nello spiegare al mondo come il sistema automobilistico, espressione di una società androcentrica, maschilista e misogina, penalizzi lo stile di guida femminile, troppo oberato dal multitasking necessario ad assolvere le infinite mansioni per poter frenare in tempo.

Intanto notiamo che diviene molto più chiaro il perché del mancato ostracismo delle compagnie assicurative alla recente decisione della Comunità Europea di bandire la “discriminazione sessuale” vigente sul premio assicurativo ai danni degli uomini.  E’ chiaro, o devo spiegarlo? Vabbè lo spiego. Se le compagnie assicurative avessero potuto continuare tale pratica, oggi dovrebbero fare sconti agli uomini (non alle donne) i quali rappresentano il 57% del totale del mercato.

Comunque sia, è un vero peccato che tal politica non sia più vigente. La gender equality automobilistica avrebbe riscosso il suo salatissimo prezzo ma le donne avrebbero comunque celebrato questa pietra miliare dell’uguaglianza, o no?

Io devo invece accontentarmi di poco, di una mera sogghignante soddisfazione morale.

Donna al volante, pericolo costante.

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Mirco Sacher, un omicidio di genere

Qualcuno ricorderà il suo nome. Forse no. Ma forse il suo volto, sì.

Il suo caso ricade in quella rara categoria in cui a fare prima pagina è l’immagine della vittima piuttosto che degli assassini. Ma c’è un perché.

A vostro beneficio, faccio un breve riepilogo della ricostruzione dei fatti. Quindi l’epilogo della vicenda.

Circa 4 anni fa due ragazze, all’epoca di fatti sedicenni, uccisero un pensionato di 67 anni. Tanto basterebbe, ma aggiungiamo qualche ulteriore dettaglio.

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Due ragazze intrattengono da tempo una relazione intergenerazionale con Sacher; le ragazze di tanto in tanto si recano a casa dell’uomo (per più di un anno) si spogliano e si fanno dare qualche toccatina; in cambio della prestazione il pensionato elargisce parte della propria pensione.

Con il provento le ragazzine acquistano marjuana (tanto è vero che ricostruendo i fatti la procura ha poi scoperto a banda di spacciatori da cui le “adolescenti” si rifornivano).

Un giorno, come gli altri, le due ragazze si incontrano con l’uomo, passano in gelateria e quindi vanno a casa di quest’ultimo. Nessun sequestro, ovviamente, tant’è vero che durante la permanenza nella casa di Sacher  una delle ragazze si sente telefonicamente con il suo “ragazzo”.

Dopo circa un’oretta le ragazze si fanno dare un passaggio e durante il tragitto fanno una deviazione in un campo, in una zona non appartata; le ragazze in un primo momento dichiararono che l’uomo aveva deviato contro la loro volontà, salvo essere smentite da testimoni oculari che, da una vicina fermata dell’autobus, le avevano amabilmente viste chiacchierare fuori della macchina con il Sacher.

Le due ragazze uccidono quindi il pensionato (soffocamento); dichiareranno quindi di aver reagito ad un tentativo di stupro, ipotesi smontata quasi immediatamente dagli investigatori. Dopo l’omicidio le ragazze rubano l’auto e il bancomat della vittima. Dettaglio non trascurabile; una delle due ragazze ha nel suo passato una relazione con un ragazzo marocchino in carcere per estorsione perché costringeva una terza persona a fare prelievi con il bancomat sotto il ricatto di rivelarne l’omosessualità. Una testimone riferirà poi di aver visto i tre (le ragazze e il futuro morto) discutere per una questione di soldi.

Le ragazze quindi girovagano per diverse ore (senza ovviamente fare capolino da Carabinieri o Polizia); alla fine si incontrano con degli amici a cui descrivono l’accaduto come un estratto di un videogioco (GTA); i ragazzi riferiranno agli inquirenti che le ragazze sembravano calme e tranquille e non tradivano alcuna emozione. Saranno proprio i ragazzi a convincere le ragazze a costituirsi.

In sintesi, due bugiarde che estorcono denaro per fumare marijuana e che infine assassinano (premeditamene ?) un pensionato accampando il pretesto del tentativo di stupro. Quale il loro destino?

Vengono affidate ai servizi sociali e sei mesi dopo (2014) messe in libertà con una sentenza che dichiarerà il reato estinto (come il Sacher) se si comporteranno bene per 3 anni.

Titoleranno, varie testate, che le ragazze sono state “riabilitate”.  Qualcuno si spinge fino al punto di definirle vittime.

Direte voi, “saranno emerse ulteriori evidenze che portano ad altre conclusioni”. No, i fatti sono quelli sopra, schiaccianti (potete verificarli). Quello che cambia è l’interpretazione “di genere” dei fatti, il dogma della donna vittima che subisce anche le proprie azioni.

Così il recarsi per più di anno a casa di lui e spogliarsi si parafrasa,  secondo le parole di una delle assassine, in “Ci portava in camera e ci spogliava solo nei pantaloni, tutte e due insieme…”.  Non solo; secondo il rapporto del perito il fatto che la vittima (pardon, carnefice) desse denaro alle assassine (o vittime) costituiva non una subita estorsione ma una “costrizione” attuata verso le povere creature.

Un insulto non solo al diritto, ma all’intelligenza umana.

Ora provate solo a pensare se due adolescenti maschi di circa 16 anni circuissero una pensionata e per un anno in cambio di denaro elargissero favori pseudo-sessuali, per poi uccidere la pensionata e fuggire con il suo bancomat ed auto. Potreste solo immaginare un simili epilogo?

Questo è uno schifo.

E a proposito, buona Festa della Donna.

35 anni, istruita ed indipendente. E tutto un muro davanti.

To hit the wall“, dicono gli anglofoni. Una sorta di frase idiomatica divenuta gergo comune per indicare, e spesso per irridere, le donne arrivate in prossimità dell’ultimo tocco del proprio orologio biologico, costrette a realizzare che la possibilità di trovare un partner si è drammaticamente ridotta, proprio quando il tempo scorre più veloce.

Alcune riescono ad attraversarlo il muro, sempre di meno. Molte rimbalzano e ritentano con esiti solitamente infausti, con una rincorsa sempre più breve ed un muro sempre più alto. Altre, invece, il muro non lo vedono proprio, o fanno finta di non vederlo; uno schianto in piena corsa.

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Eppure il muro è ben visibile, ed in tanti si sono premoniti di mettere in guardia le povere “vittime”. Poveri uomini. Certo che appellarli con gentili epiteti (“misogini!”, “maschilisti!”, “oppressori”) alla lunga non ha giovato. Ora gli oppressori misogini maschilisti osservano divertiti, con una malcelata smorfia di sarcasmo, lo spettacolo dello schianto.

Eppure il muro non l’hanno mica costruito loro. Il muro l’avete costruito voi, con le vostre belle manine, “care” donne. E’ un muro vecchio di secoli, è colpa del principio di Pareto: l’80% di voi considera appetibile il 20% del sesso non gentile. Ma il muro oggi non è stato mai così alto, e quelli che allora vi attendevano alla soglia per lanciarvi oltre l’ostacolo, ora si gustano lo spettacolo, appollaiati sulla sommità.

Mentre voi trascinate quell’insensato complesso da principessa, interrogandovi sul perché mai il principe azzurro si neghi. Già, chissà perché?!

You wanna it all. You got the wall.

Trump, e la tavola sparecchiata

Prima di tutto il dovuto: GRAZIE TRUMP.

Non sarai il mio candidato ideale, e non solo perché cittadini di due diversi Paesi. Impero il tuo, vassallo il mio. Ci sono cose che ci dividono, non solo confini.

D’altronde non sei il candidato del 75% della popolazione; il 25% di imbecilli che hanno votato Hillary Vagina Clinton, e soprattutto quel  quasi 50% che non si è espresso.

Ma grazie comunque.

Grazie per aver fronteggiato da UOMO quelle fasciste che danno cornuto all’asino. Chi ha orecchie per intendere ha inteso.

Grazie per aver fatto a pezzi il sistema mediatico, divenuto macchina di propaganda elitaria.

Grazie per aver alzato un gigantesco dito medio a quell’intellighenzia sinistroide da salotto che parla senza sapere, divenuta ormai la buoncostume dei “benpensanti”.

Grazie per averci scampato, o almeno ritardato, la terza guerra mondiale.

Grazie per aver rivoltato una tavola apparecchiata da tempo da burattinai elitari con la complicità di un popolo di stolti.

Grazie.

Un caro saluto.

Hillary e Park. Il vizietto delle donne.

Dominique Strauss-Kahn pagò cara la fuitina in un albergo di New York; via la poltrona dello FMI e addio ai sogni presidenziali. Bill Clinton ritenne opportuno sperimentare l’emancipazione femminile, con fellatio nella stanza ovale; il prezzo della prestazione fu alquanto salato. A Berlusconi una sola stanza non bastava e decise di trasformare l’intera residenza privata in sede Presidenziale; i festini da privati divennero pubblici, come pure la sua speciale predilezione  per il gentil “sesso”.

La lista potrebbe continuare.

Presidenti o pretendenti tali, la responsabilità presidenziale nulla può di fronte alla suprema volontà dell’uccello. Un vizietto che gli uomini non sanno proprio controllare.

Le donne no. La passera è amministrata sapientemente.

D’altronde il pendio della vetta presidenziale ha prospettive opposte. Il Presidente una volta in cima guarda a valle e tutto appare come un enorme inesplorata vagina. La Presidentessa invece la valle l’amministra sapientemente per scalare la vetta.

Eppure un vizietto le donne ce l’hanno. Una gola profonda. Smisurata.

No, non pensate male, nessuna allusione a Monica Lewinsky. Gola profonda in senso metaforico, quella strana propensione a trattare le informazioni istituzionali come private.

Si sa, le donne “tra loro si parlano”. A volte pure troppo. Hillary trattò le email governative come “cosa sua”.  Considerava la cosa naturale, tanto naturale da cancellare, sebbene sotto indagine, tutto quanto, come se il malloppo le appartenesse; tanto naturale da candidarsi alla Cupola Bianca. Gli è andata male. Tutta colpa del mondo misogino e sessista.

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Dall’altro capo del Mondo, le fa eco la Presidentessa Park Geun-Hye. I Sudcoreani non sono abbastanza miogino-sessisti, tanto che costei la vetta l’ha scalata. Ma una volta in cima, il “vizietto” ha fatto capolino, e così Park non ha trovato di meglio che condividere documenti governativi riservati con l’amica del cuore, Choi Soon la quale ha ritenuto opportuno monetizzare le informazioni ottenute.

Choi in manette, la Park sulla graticola.

No, dalla Sud Corea nessun grido al complotto misogino-sessista. Quello è ancora un paese serio.

E’ vero, la Park e la Clinton rimangono su antipodi etici; la prima da Presidente ammette la colpa e si avvia alle dimissioni, la seconda considerava la questione titolo preferenziale da Presidentessa.

Eppure il vizietto rimane.

Un caro saluto.

 

 

TRUMP

Un po’ mi dispiace, perché lo ammazzeranno.

A me, sebbene tutti i suoi difetti, Donald sta simpatico.

Ho il sentore che lo faranno fuori.  Dopo la “charachter assassination” da parte di TUTTI i media, seguirà l’assassination fisica. Sarà un messicano? Sarà un afroamericano? Sarà un gay queer? Chi lo sa? Comunque andrà, poi daranno la colpa al razzomofobismo di Donald.

Hillary-Obama hanno fatto un ottimo lavoro nel fomentare la macchina dell’odio, inter-genere, inter-razza. Bravi, bravi.

In ogni caso Donald, un consiglio da un “amico”: non sfilare a Dallas, in particolare su automobili decappottabili! Ci siamo capiti?

Donald Trump

Per adesso, mi godo il momento.

Un pensiero particolare a tutte le giornaliste “di genere” che hanno buttato nel cesso l’etica in virtù del proprio culto della vagina.

Grazie Donald, grazie Vladimir, grazie Julian.

Un caro saluto.

Il potere della Vagina

Quanto vale una vagina? Apparentemente la Casa Bianca.

Ho appena assistito (Sabato 8 Ottobre, ore 13) alla cronaca Rosa di RAI 2. Un giornalismo che più si veste di rosa, più diviene pettegolezzo.

Apparentemente Trump sarebbe sessista perché avrebbe, in dichiarazioni private registrate in una conversazione del 2005, dimostrato poco rispetto per le donne; a seguire lo spottone pro-Hillary, un servizio  secondo cui “nonostante le discriminazioni” (la faccia tosta non ha limiti) le donne si fanno spazio nella stanze del potere.

Con ogni mezzo, aggiungo io.

Donne, la nuova aristocrazia sociale.

Alle donne si deve rispetto, è diritto di nascita; la plebe non osi alzare lo sguardo, e che non si azzardi a sedere con le gambe allargate in presenza di una “lady”. Vige il revival del codice cavalleresco di Vittoriana memoria, rispolverato in chiave grottesca; al cospetto della “signora” non compare più il cavaliere, semmai il bruto, spesso l’orco. Il codice non ammette eccezione, tanto più a cospetto di una ex First Lady; Lei procede tranquilla (sebbene barcolli) nel suo cammino verso la Casa Bianca su un comodo tappeto rosso, rosso sangue; un tappeto steso da tempo dalle amiche corporations e costantemente messo a lustro dai media di regime.

Berlusconi non saltò per gli affari discutibili, né per le amicizie in odore di mafia, né per i “cavalli”misteriosi di Mangano; ma saltò in fine a botte di “festini” a luci rosse, materializzatisi come la manna allorché l’amicizia Russa e il multilateralismo africano divennero assai ingombranti. Prima di lui Dominique Strauss-Kahn, in corsa per la presidenza Francese, pagò cara una falsa accusa di stupro ad orologeria, perdendo la corsa, e pure la sella del Fondo Monetario Internazionale; quest’ultima prontamente occupata dall’oppressa di turno, Lady Christine Lagarde.

Trump misognino e sessista, un copione buono per ogni stagione.

Di Hillary nulla si sa. Meno se ne parla e meglio è.

Lei, adagiata su una poltrona di potere ed in corsa per il gradino più alto della corsa presidenziale, può tranquillamente affermare (nel 2016, non nel 2005) di considerare un “plus” il fatto di essere una donna o dichiarare in pubblico che “chi vota Trump è un deplorevole”. Deve aver preso lezioni da Michele Obama, che nel 2015 ha dichiarato che “le donne sono più intelligenti degli uomini”, davanti ad una platea osannante. Che volete che sia tutto ciò rispetto alle esternazioni plebee del privato cittadino Trump, datate 10 anni fa? Loro sono First Ladies.

Hillary ama così tanto gli uomini che tre anni fa fu il primo sponsor nella campagna ONU per far mutilare genitalmente 18 milioni di giovani maschi africani; chissà cosa avrebbero detto di Trump a parti invertite. Chi lo sa? Lei può danzare sul sangue di Geddafi, far scomparire email governative “sensibili”, inneggiare al TTIP, suggerire l’utilizzo di droni contro Assange,  e celebrare la sua politica anti Russa e anti Assad.

Tutto ciò, in piena tranquillità.

E’il 2016, ma il giornalismo non è un mestiere da donna.

Un caro saluto.

Stupro in discoteca o sesso alcoolico? A Rimini due vite a confronto.

Una ragazza italiana di 17 anni e un ragazzo albanese di 20 si incontrano in discoteca, bevono, si chiudono nel bagno e si conoscono “biblicamente”; le amiche di lei si gustano la scena, sghignazzando si arrampicano sulle pareti del bagno e filmano tutto, quindi inviano, il giorno dopo, il video alla loro “amica”. Quaranta (40) giorni dopo l’accaduto , la madre della ragazza in questione depone una denuncia per violenza sessuale presso i Carabinieri. Nessun fascicolo a carico delle “amiche”. Ovviamente non sappiamo se il ragazzo fosse ubriaco.

Questi i fatti.

Qua sotto, invece, i titoli.

Ragazza stuprata, le amiche fanno un video e lo mandano su WhatsApp” – Il Resto del Carlino

Rimini, stuprata in discoteca: il video girato dalle amiche finisce su Whatsapp” – La Repubblica

Rimini, “17enne ubriaca stuprata nel bagno della discoteca”. Le amiche filmano e fanno girare il video su WhatsApp” – Il Fatto Quotidiano

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Potrei continuare, ad libitum.

L’interpretazione dei fatti, pressoché unanime, salvo insignificanti sfumature, è la seguente:

il ragazzo albanese fa ubriacare la ragazza, la trascina nei bagni dove la stupra.

La ragazza è vittima dell’alcool che la riduce un oggetto in balia dell’aggressore…

…Arriva al punto da non capire quasi più niente, come lei stessa racconterà poi agli inquirenti. La roba che ha ingoiato l’ha ridotta a un automa e non si rende conto che il ragazzo è lì pronto ad approfittare delle sue condizioni…. (Il resto del Carlino)

…anzi del bruto

….Nessuna delle compagne pensa di chiedere aiuto, fermare in qualche modo il bruto, salvare in extremis una 17enne palesemente incapace di farlo da sola… (La Repubblica)

La colpa però non è solo del “bruto” ma anche della discoteca, infatti:

…Le ragazzine bevono. Riescono a ubriacarsi nonostante ci sia il divieto di somministrare alcolici ai minorenni, ma già l’estate scorsa il locale finisce nel mirino delle forze dell’ordine per aver organizzato un happy hour a bordo di uno yacht da cui sarebbe scesa una minorenne completamente ubriaca… (Il Fatto Quotidiano)

Colpa del somministratore di alcool, ovviamente, che non ha chiesto la carta d’identità. Una 18enne è tutta un’altra cosa da una 17enne.

Dopo la bevuta, la copula. Quindi il video. Quindi la denuncia.

Interessante notare che altro non è ricostruito. Ad esempio; dopo la copula, cosa succede? Il ragazzo scappa e lascia la ragazza inerme nel bagno? Oppure se ne tornano assieme in pista a finire la serata? La “vittima inerme” è soccorsa dalle “amiche”? Nulla. Niente. Non è strano? Il bruto che ha compiuto il misfatto, dovrà fuggire a piedi levati dal luogo del reato, o no? Sono io l’unico a pormi questa domanda? E se il ragazzo fosse stato ubriaco? Sono tutte e due vittime…del”alcool?

Questa storia puzza, come altre, come la storia delle due ragazzine che l’anno scorso (o forse due) assassinarono un sessantenne con cui intrattenevano una strana relazione di sesso e ricatti.

Vediamo un po’, ci sono due opzioni possibili, a voi, al vostro buon senso, scegliere quella più verosimile.

Opzione “bruto“:

Il ragazzo albanese 20enne (il bruto) manipola la 17enne, convincendola a bere alcool, quindi la trascina (tra la folla di un sabato sera?) nel bagno, chiude la porta, e stupra la ragazza; nel mentre le amiche di LEI si arrampicano sul bagno, e fra una risata e l’altra filmano tutto perché non consapevoli dello stupro. Buio. Poi il giorno dopo mandano il video alla ragazza. 40 giorni dopo la denuncia dalla madre della ragazza, quest’ultima troppo distrutta per agire prima.

Opzione “burdel“:

Le ragazze si ubriacano come consuetudine in discoteca per lasciarsi andare. La 17enne aggancia il 20enne; i due semi-ubriachi se ne vanno nei bagni dove trombano, come consuetudine di molti adolescenti. Le amiche li seguono e per goliardia (e consuetudine?) filmano il tutto. I ragazzi tornano in pista e finiscono la serata, quindi se ne vanno a casa. Il giorno dopo per divertirsi, le “amiche” girano il filmato alla 17enne; ahimè il video inizia a girare troppo, e la ragazza, 40 giorni dopo i fatti, per vergogna si rivolge alla madre. La madre per troppa fiducia verso la figlia (e per disconnessione con la realtà adolescenziale di oggi) non trova di meglio che denunciare la cosa ai carabinieri e mettere a rischio la vita del ragazzo albanese.

A voi la scelta.

L’opzione due, la “burdel”, nessun “giornalista” avrà mai il coraggio di porla sul tavolo. Magari col senno di poi, con qualche finta  lacrima di coccodrillo, tra qualche mese o anno. Io no, perché di queste storie ne ho viste troppe, e so bene quello che questi ragazzi (e ragazze) fanno fuori dalle mura domestiche; molto meglio dei loro “genitori”.

Ovviamente nessuna denuncia a carico delle “amiche”, sebbene qualche giorno fa una 31enne si sia suicidata per via di un filmino hard fatto circolare; in quel caso fascicolo per “istigazione al suicidio”.

Infine, un aneddoto, “Tyler Kost”.  Chi è costui?

Tyler Kost è un ragazzo all’epoca dei fatti (1 anno fa) 18enne che finì in un carcere dell’Arizona (USA) perché 13 ragazze adolescenti lo accusarono di violenza sessuale. Il ragazzo spese 1 anno in carcere, (carcere preventivo), fino a quando non si scoprì che le “ragazzine” inventarono tutto per gioco.

Un caro saluto.

Ideologia gender a scuola. Il MIUR conferma.

Qualcuno ricorderà il “GIOCO DEL RISPETTO”  di Trieste di un anno fa. Un’interessante esperimento per “abbattere gli stereotipi di genere” o più propriamente educare i giovani ad una sana mascolinità. Nonostante il maldestro tentativo di offuscamento delle autorità locali la finalità del “gioco” era chiara nell’opuscolo informativo che recitava “la prevenzione della violenza sulle donne”.

Perché gli uomini (e solo loro) già in giovane età sono potenziali stupratori, violenti o assassini (o dovrei dire femminicida?).

E la scuola è il luogo in cui si educa, s’include, si plasma. Tutto meno che insegnare. Retaggio patriarcale.

Il 15 Luglio 2015 il MIUR, a firma di Rosa de Pasquale, ha emesso una preziosa circolare (“Chiarimenti e riferimenti normativi a supporto dell’art. 1 comma 16 legge 107/2015”, Prot. AOODPIT n. 1972 del 15/09/2015), che leggo con interesse a quasi un anno esatto di distanza. E voi dovreste fare lo stesso se avete a cuore i vostri figli maschi.

La circolare fa un retorico riferimento ai principi costituzionali di non discriminazione, ed ha l’ardire anche di menzionare i diritti della famiglia come società naturale, nonché il diritto-dovere della famiglia di educare. Per poi ribadire che il sistema scolastico è estraneo ad ideologie…

Salvo poi smentire tutto nella stessa circolare.

Afferma la circolare che la legge di cui l’art. 1 comma 16 legge 107/2015 (cui si ispira il Gioco del Rispetto) non fa altro che recepire altre iniziative nazionali ed extra-nazionali (ONU e Consiglio d’Europa). In particolare fa riferimento alla “Convenzione di Istanbul” (violenza contro le donne) e al decreto sulla “Buona Scuola” convertito in legge e specificatamente al “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere”:

a) prevenire il fenomeno della violenza contro le donne attraverso l’informazione e la sensibilizzazione della collettività, rafforzando la consapevolezza degli uomini e ragazzi nel processo di eliminazione della violenza contro le donne;

e

b) promuovere l’educazione alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere nell’ambito dei programmi scolastici delle scuole di ogni ordine e grado, al fine di sensibilizzare, informare, formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo;

Tutto ciò in una scuola in cui il personale docente è in stragrande maggioranza femminile e proprio la componente maschile di discenti è quella che soffre di più. Pura misandria.

vittima e carnefice

In sostanza la circolare conferma quanto paventato. Trattasi di Femminismo e di Ideologia Gender. Iniziative intese ad educare (plasmare direi) i giovani maschi al fine di ridurre il rischio che la natura faccia il suo corso e i virgulti ricopino i passi dei loro padri; violenti, stupratori ed assassini.

D’altronde non è colpa del MIUR è colpa delle leggi. Come nel ’39. Non fu colpa della scuola fu colpa del “Documento sulla razza”. Mio nonno conobbe il fascismo, gli scarponi e le camicie nere. Pagò un carissimo tributo. Devo ringraziare il suo sangue che a distanza di due generazioni mi permette di riconoscere i segni dell’ideologia totalitaria anche quando si veste di rosa e marcia in tacchi a spillo.

Per concludere, la stessa circolare quindi correla quanto sopra alla parallela finalità di combattere:

l’istigazione all’odio, … espressione di tutte le forme di diffusione ed incitazione all’odio razziale, alla xenofobia, all’antisemitismo e ad altre forme di intolleranza, espressione di nazionalismi, discriminazione nei confronti di minoranze, di migranti. Altre forme di discriminazione sono la misoginia, l’islamofobia, la cristianofobia e tutte le forme di pregiudizio circa l’orientamento sessuale e di genere.

Curioso che si faccia riferimento alla misoginia e non alla misandria. Forse perchè quest’ultima ha carattere ormai disciplinare. Inevitabile il riferimento al nazionalismo; che il cielo ci “scampi e liberi” dalla possibilità che i genitori siano nazionalisti. L’educazione è una cosa troppo seria per lasciarla al papà e alla mamma (genitore 1 e genitore 2 per la cronaca).

Chi semina vento raccoglierà tempesta.

Un caro saluto.

Ma quante donne ci sono nel mondo?

Un caro amico mi ha sottoposto, ahimè, quest’articolo “Ma quante siamo nel mondo?” pubblicato su uno dei tanti ed inutili (quando non deleteri) blog femministi, dal nome “NOIDONNE”. Non finirò mai di ringraziarlo…

Apparentemente la sorellanza si fa la conta. Così pare.

La sorellanza sostiene, citando gli “autorevoli” dati dell’ONU (sì, quella della campagna HE FOR SHE, Lui Per Lei), che sulla faccia della terra ci sono più uomini che donne. E secondo loro tale deplorevole fatto discende dalle discriminazioni contro le donne, in particolare dalle politiche “eugenetiche” applicate in Cina.

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Lo scandaloso squilibrio vede calpestare la Madre Terra da ben 101,8 uomini ogni 100 donne. In altre parole in questo preciso momento c’è un 50,45% di uomini a fronte di un misero 49,55% di donne. Inaccettabile, ovviamente.

Per NOIDONNE tale fatto è inammissibile, perché è noto che le donne vivono di più, e quindi ci devono essere più donne che uomini. Questa è parità.

Rafforza il messaggio, l’autorevole fonte, citando il fatto che in Russia (dove le cose vanno bene) ci sono molte più donne che uomini, “grazie” anche alla seconda guerra mondiale. Evidentemente l’arruolamento di milioni di uomini per mandarli al massacro non si configura come discriminazione.

Secondo la sorellanza, va meglio negli USA (i padroni dell’ONU, per inciso), con una situazione molto più paritaria (parole loro); per ogni 100 donne ci sono 98,3 uomini. In altri termini negli USA vivono il 49,6% di uomini contro il 50,4% di donne. Molto ma molto meglio dello scandaloso dato mondiale che vede 50,45% di uomini contro un misero 49,55% di donne.

NOIDONNE fa notare poi che in paesi come L’Arabia Saudita, Qatar e gli Emirati Arabi i residenti uomini sono molti di più delle donne, addirittura quasi il doppio di uomini rispetto alle donne.

Come sarà, com’è possibile, perbacco!?

In una parentesi di “parziale lucidità” l’autorevole voce della sorellanza ci fornisce la dritta per capire questo apparente assurdo demografico del medio oriente quando afferma che in tali Paesi:

sono arrivati negli ultimi anni molti lavoratori stranieri maschi (soprattutto dall’Asia meridionale), che sono stati impiegati nelle industrie e a cui non è stato consentito di portare con sé la propria famiglia

La Sorella allude, in tale eufemistico capoverso, agli schiavi (maschi) provenienti da Bangladesh e India e che svolgono i lavori più aberranti da cui la popolazione (maschile e soprattutto femminile) dei Paesi ospitanti è salvaguardata. Ovviamente, s’intende, le donne del Bangladesh e dell’India sono quelle orribilmente discriminate non gli uomini costretti a lavorare come schiavi moderni in terra straniera.

NOIDONNE prosegue quindi citando altri dati riferiti ad altri Paesi (incluso il nostro) in cui la situazione è molto paritaria (leggasi più donne), riconducendo tale migliore situazione alla differenza di aspettativa di vita dovuta ai peggiori costumi sociali del vil maschio. Scontato. Nessun cenno al fatto che gli uomini si fanno carico, anche nel I° Mondo, dei compiti lavorativi più debilitanti e rischiosi. E altrettanto ovviamente, nessun cenno alla bizzarra situazione per cui chi vive meno più tardi va in pensione. Vabbé ma il concetto di paritario della sorellanza è abbastanza noto, non divaghiamo.

E finalmente, NOIDONNE, chiude (con la premessa d’apertura) con una parentesi dedicata alle politiche cinesi di controllo delle nascite definite, udite udite, il “femminicidio infantile“. Con tale termine, Sua Sorellanza si riferisce alla politica del figlio unico vigente in Cina in alcune zone a particolare rischio di esplosione demografica. Se non lo sapete, il governo Cinese (con una politica discutibile, ma per motivi che potete ben intuire) per alcuni anni ha disincentivato le famiglie a fare più di un figlio, e sembra che alla fine alcune famiglie abbiano deciso di abortire nel caso di nascitura femminile. Non una bella cosa. Senza contare che qualche milione di cinesi maschi è stato costretto a sposarsi con qualche zitella russa.  Ma d’altronde se alcune donne cinesi hanno deciso così, cosa ci vogliamo fare? Their body their choice.

Curioso poi che si usi il termine “femminicidio” per definire la “non nascita” di una femmina. Avevo capito che l’aborto è solo l’espulsione di un mucchio di cellule. E che la volontà della gestante non si discute. Insomma, se le donne cinesi hanno deciso di abortire più cromosomi XX che XY, che male c’è? E’ sempre autodeterminazione femminile, o no?

Nei “paritarissimi” USA si dice Planned Parenthood, genitorialità pianificata. Viceversa in India la produzione per commissione si dice “maternità surrogata”. Tutt’altra cosa, mica è eugenetica.

Sarcasmo a parte, femminicidio infantile o no, la realtà è che la pianificazione delle nascite cinese ha poco a che vedere con l’inaccettabile disparità di genere, il famigerato 50,45% di uomini contro il misero 49,55% di donne.

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E’ bene che le sorelle sappiano che in natura nascono più oppressori che vittime. E senza bisogno di artifici. Ebbene sì, la natura statisticamente dà alla luce più maschi che femmine. Ogni giorno, ogni santissimo giorno, ogni 100 femminucce neonate vengono alla luce 101 maschietti.

Il motivo di ciò? Sembra, si dice, che la causa sia riconducibile al femminicidio fetale. Eh, gia!

E poiché nei Paesi in via di sviluppo c’è una crescita demografica (più natalità che mortalità) sebbene le donne abbiano un’aspettativa di vita più alta, se si contano le presenze in un dato momento si riscontrano più uomini che donne. Niente da fare, sebbene poi muoiano come mosche, ‘sti maschi nascono come conigli. Misteri della natura. Ovviamente quando la crescita demografica si arresta la “conta” si ribalta e l’aspettativa di vita vince sulla natalità, più donne e meno uomini. Misteri della matematica.

Troppo difficile da capire, sorelle? Eh lo so, la matematica non è per tutti. A me però mi tocca pure di insegnarla.

Cosa dire quindi. Care (si fa per dire) sorelle. Fate una bella cosa, emigrate in Cina. Senza indugio. Sia l’Italia che la Terra del Dragone saranno tutte più paritarie e contente.

Un caro saluto.