Asia Bronzo

…come la faccia.

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E sono due. Due che ti accusano di molestie. Tu dall’alto della tua posizione di potere d’immagine hai abusato di loro. Nessun condizionale, l’indicativo è d’obbligo.

Due ragazzi, due maschi che ti accusano di molestie sessuali. E io non ho dubbi nel credere loro. Ho creduto immediatamente alla prima povera vittima, anche laddove altri ritenevano strumentali e tardive le rivendicazioni; non un solo tentennamento sulla tua colpevolezza perché bisogna sempre credere alla vittima. E spero che nessuno abbia dubbi oggi, dopo la seconda vittima.

Weinstein non scambiava favori con donne adulte per reciproci vantaggi; piaceri tanto effimeri per lui quanto sostanziosi e longevi per le giovani promesse lanciate nello star system. No, nessuno scambio consenziente; si trattava di abuso. Lui abusava di povere donne in cerca di fortuna, poi costrette per decenni a contenere l’umiliazione; milioni di dollari e case in riviera hanno potuto lenire il dolore a lungo ma non per sempre. E coraggiosamente tali donne si sono fatte avanti, decenni dopo.

Il tempo riserva sempre sorprese.

Certi piatti vanno serviti freddi.

Un caro saluto.

Donne e bambini, ma soprattutto donne

Più che un articolo, direi un telegramma, solo pochi numeri.

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L’estratto conto del Titanic:

Donne sopravvissute: 324 pari al 75% del totale.

Bambini sopravvissuti: 56 pari al 50% del totale.

Uomini sopravvissuti: 323 pari al 19% del totale.

Questo, quando il patriarcato opprimeva le donne “ancor più di oggi”. Fatevi due conti.

Un caro saluto.

L’auto evirazione di Cazzullo va in scena a teatro.

Non è un titolo “clickbait”, solo la constatazione dei fatti. Chi è Cazzullo? Un “editorialista” del Corriere della Sera. Ello, coadiuvato da una certa Luzzi, va in scena al Teatro Vittoria, per presentare il suo ultimo illuminato prodotto “intellettuale” edito da Modadori “Le donne erediteranno la terra”.

Così viene presentato tale “spettacolo”, testuali parole.

Evocando il genio femminile con esempi che vanno dal passato all’epoca contemporanea, Cazzullo spiega che le donne erediteranno la terra perché sono più dotate per affrontare l’epoca grandiosa e terribile che ci è data in sorte. Con lui sul palco, per raccontare perché il nostro sarà il secolo del sorpasso della donna sull’uomo

Più specificatamente…

Voi donne siete meglio di noi. Non pensiate che gli uomini non lo sappiano; lo sappiamo benissimo, e sono millenni che ci organizziamo per sottomettervi, spesso con il vostro aiuto. Ma quel tempo sta finendo. È finito. Comincia il tempo in cui le donne prenderanno il potere”. 

Donne, accorrete!

Un caro saluto.

Cyntoia Brown, la vittima assassina e il “giornalismo” di genere

In breve Cyntoia Brown è una giovane donna (33 anni) che all’età di 16 anni ha ucciso premeditatamente (fatto assodato) un “cliente” dopo averci fatto sesso (fatto assodato) per poi portare via la sua arma e il portafogli (fatto assodato).

L’assassina è stata quindi condannata all’ergastolo. Fin qui i fatti verificati.

Le paladine della pop-culture statunitensi la vedono differentemente ed hanno creato un hashtag (#FreeCyntoiaBrown) per liberare la povera vittima. Così deve pensarla anche V. Santarpia che così scrive sul Corriere della Sera:

Partorita a sedici anni da una donna, figlia di uno stupro, che abusava di alcol, spacciava cocaina e ha passato più tempo in carcere che a casa, Cyntoia Brown non ha avuto una vita facile. 

La vittima (Cyntoia, s’intende) è figlia di uno stupro; forse la “giornalista” voleva dire che Cyntoia è nata a valle di uno stupro, ma tralasciamo l’uso ardito della lingua italiana. In ogni caso la parola “stupro” è la chiave d’interpretazione di tutto l’articolo. La madre è invece un modello ispirazionale, se tralasciamo la sua dedizione al crimine e all’alcool, ed ovviamente vittima di stupro. Insomma vittima figlia di vittima.

E quella paura e la rabbia che l’hanno spinta a premere il grilletto quella notte non sono altro che il frutto di anni di soprusi e violenze.

La paura e la rabbia hanno spinto la “vittima” ad uccidere l’uomo. Bene, tutto chiaro. Come? A voi non è chiaro? Un attimo di pazienza.

Precisa quindi la “giornalista” :

Quella sera, racconta la Bbc, Cyntoia era in giro con il suo fidanzato, uno spacciatore violento soprannominato Kutthroat, che le chiese di procurargli un po’ di soldi. Cyntoia, per accontentarlo, accettò di fare sesso con Johnny Allen, un agente immobiliare di Nashville che la portò a casa sua, le mostrò la sua collezione di armi, dicendole che era un ex tiratore scelto dell’esercito.

La Cyntoia non era una prostituta che si accompagnava a un pappone, no!  Ella era una povera ragazza che per “accontentare” il ragazzo, delle cui attitudini violenti e criminali lei era ovviamente inconsapevole (per la cronaca Kuttthroat significa Tagliagola), racimolando un po’ di denaro (per lui ovviamente, mica per se stessa) decise di fare “compagnia” ad un altro uomo (spoiler: quello che finirà con una pallottola nel cranio).

Cenarono, guardarono la tv, poi si misero a letto e lui la violentò. Poi Allen si voltò e allungò la mano verso il lato del letto: Cyntoia ha raccontato di essere stata presa dal panico, pensando che lui stesse cercando una pistola. Convinta di essere sul punto di morire, gli sparò alla testa con una pistola calibro 40 che lo stesso Kutthroat le aveva dato per difendersi.

La dinamica che segue all’incontro è quella tipica della legittima difesa per un’aggressione a fini di stupro. Infatti la Cyntoia va a casa di un perfetto sconosciuto con il proposito di fare soldi (facendo un prelibato manicaretto, s’intende), guarda la TV con il tizio, s’infila a letto (ovviamente inconsapevole degli esiti biblici della cosa) e dopo la copulazione quando lui si gira dall’altra parte del letto lei gli piazza una bella pallottola calibro 40 nella nuca (perché spaventata).

Poi la vittima se ne va col bottino. Un classico.

Ringrazio la “giornalista” per avermi illuminato sulla vera dinamica dei fatti. Una povera ragazza concepita in uno stupro subito dalla madre vittima, che subisce la paura e la rabbia per la vita che è costretta a subire, che pur di accontentare il ragazzo oppressore si reca con una pistola calibro 40 a casa di un uomo per racimolare denaro in modi non specificati, per poi subire uno stupro e quindi difendersi preventivamente dalla potenziale violenza successiva (non si sa mai cosa può fare un uomo che giace sul letto dandoti le spalle).

La ringrazio vivamente, perché un misogino come me potrebbe facilmente cadere nell’errore di vedere nella Cyntoia una carogna che ha imparato dalla madre l’arte del crimine e della menzogna, che si reca a casa di uno dei tanti “clienti” con l’intento premeditato di fargli saltare la testa e rubargli il denaro e le armi, per poi raccontare la storia imparata dalla madre per farla franca.

Un caro saluto.

Donne al volante…

Sorpresa, sorpresa! Le donne sono più “sinistrose” degli uomini. Non credo che la notizia abbia fatto prima pagina, eppure dovrebbe.

Ebbene sì, le donne hanno sorpassato gli uomini nella frequenza di incidenti stradali causati alla guida di automobili.

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Vi ricordate quando le compagnie assicurative alzarono i premi maschili per la supposta maggiore “sinistrosità” del vil maschio? Nessuna sfilata delle sacerdotesse della “gender equality” allora, anzi. Semmai la sinistrosità maschile era motivo (ulteriore) di un malcelato senso di superiorità rosa; una retorica che tuttora perdura, per alimentare qua e là qualche ulteriore rivendicazione, di solito dal risvolto pecuniario.

Ed adesso, che facciamo? Alziamo i premi assicurativi alle donne? Per carità, non scherziamo.

Ma c’è ancora di più. La notizia vera è che le donne non sono più sinistrose degli uomini da oggi, ma bensì dal 2012.

Le solite note ora si consumeranno nello spiegare al mondo come il sistema automobilistico, espressione di una società androcentrica, maschilista e misogina, penalizzi lo stile di guida femminile, troppo oberato dal multitasking necessario ad assolvere le infinite mansioni per poter frenare in tempo.

Intanto notiamo che diviene molto più chiaro il perché del mancato ostracismo delle compagnie assicurative alla recente decisione della Comunità Europea di bandire la “discriminazione sessuale” vigente sul premio assicurativo ai danni degli uomini.  E’ chiaro, o devo spiegarlo? Vabbè lo spiego. Se le compagnie assicurative avessero potuto continuare tale pratica, oggi dovrebbero fare sconti agli uomini (non alle donne) i quali rappresentano il 57% del totale del mercato.

Comunque sia, è un vero peccato che tal politica non sia più vigente. La gender equality automobilistica avrebbe riscosso il suo salatissimo prezzo ma le donne avrebbero comunque celebrato questa pietra miliare dell’uguaglianza, o no?

Io devo invece accontentarmi di poco, di una mera sogghignante soddisfazione morale.

Donna al volante, pericolo costante.

Mirco Sacher, un omicidio di genere

Qualcuno ricorderà il suo nome. Forse no. Ma forse il suo volto, sì.

Il suo caso ricade in quella rara categoria in cui a fare prima pagina è l’immagine della vittima piuttosto che degli assassini. Ma c’è un perché.

A vostro beneficio, faccio un breve riepilogo della ricostruzione dei fatti. Quindi l’epilogo della vicenda.

Circa 4 anni fa due ragazze, all’epoca di fatti sedicenni, uccisero un pensionato di 67 anni. Tanto basterebbe, ma aggiungiamo qualche ulteriore dettaglio.

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Due ragazze intrattengono da tempo una relazione intergenerazionale con Sacher; le ragazze di tanto in tanto si recano a casa dell’uomo (per più di un anno) si spogliano e si fanno dare qualche toccatina; in cambio della prestazione il pensionato elargisce parte della propria pensione.

Con il provento le ragazzine acquistano marjuana (tanto è vero che ricostruendo i fatti la procura ha poi scoperto a banda di spacciatori da cui le “adolescenti” si rifornivano).

Un giorno, come gli altri, le due ragazze si incontrano con l’uomo, passano in gelateria e quindi vanno a casa di quest’ultimo. Nessun sequestro, ovviamente, tant’è vero che durante la permanenza nella casa di Sacher  una delle ragazze si sente telefonicamente con il suo “ragazzo”.

Dopo circa un’oretta le ragazze si fanno dare un passaggio e durante il tragitto fanno una deviazione in un campo, in una zona non appartata; le ragazze in un primo momento dichiararono che l’uomo aveva deviato contro la loro volontà, salvo essere smentite da testimoni oculari che, da una vicina fermata dell’autobus, le avevano amabilmente viste chiacchierare fuori della macchina con il Sacher.

Le due ragazze uccidono quindi il pensionato (soffocamento); dichiareranno quindi di aver reagito ad un tentativo di stupro, ipotesi smontata quasi immediatamente dagli investigatori. Dopo l’omicidio le ragazze rubano l’auto e il bancomat della vittima. Dettaglio non trascurabile; una delle due ragazze ha nel suo passato una relazione con un ragazzo marocchino in carcere per estorsione perché costringeva una terza persona a fare prelievi con il bancomat sotto il ricatto di rivelarne l’omosessualità. Una testimone riferirà poi di aver visto i tre (le ragazze e il futuro morto) discutere per una questione di soldi.

Le ragazze quindi girovagano per diverse ore (senza ovviamente fare capolino da Carabinieri o Polizia); alla fine si incontrano con degli amici a cui descrivono l’accaduto come un estratto di un videogioco (GTA); i ragazzi riferiranno agli inquirenti che le ragazze sembravano calme e tranquille e non tradivano alcuna emozione. Saranno proprio i ragazzi a convincere le ragazze a costituirsi.

In sintesi, due bugiarde che estorcono denaro per fumare marijuana e che infine assassinano (premeditamene ?) un pensionato accampando il pretesto del tentativo di stupro. Quale il loro destino?

Vengono affidate ai servizi sociali e sei mesi dopo (2014) messe in libertà con una sentenza che dichiarerà il reato estinto (come il Sacher) se si comporteranno bene per 3 anni.

Titoleranno, varie testate, che le ragazze sono state “riabilitate”.  Qualcuno si spinge fino al punto di definirle vittime.

Direte voi, “saranno emerse ulteriori evidenze che portano ad altre conclusioni”. No, i fatti sono quelli sopra, schiaccianti (potete verificarli). Quello che cambia è l’interpretazione “di genere” dei fatti, il dogma della donna vittima che subisce anche le proprie azioni.

Così il recarsi per più di anno a casa di lui e spogliarsi si parafrasa,  secondo le parole di una delle assassine, in “Ci portava in camera e ci spogliava solo nei pantaloni, tutte e due insieme…”.  Non solo; secondo il rapporto del perito il fatto che la vittima (pardon, carnefice) desse denaro alle assassine (o vittime) costituiva non una subita estorsione ma una “costrizione” attuata verso le povere creature.

Un insulto non solo al diritto, ma all’intelligenza umana.

Ora provate solo a pensare se due adolescenti maschi di circa 16 anni circuissero una pensionata e per un anno in cambio di denaro elargissero favori pseudo-sessuali, per poi uccidere la pensionata e fuggire con il suo bancomat ed auto. Potreste solo immaginare un simili epilogo?

Questo è uno schifo.

E a proposito, buona Festa della Donna.

Trump, e la tavola sparecchiata

Prima di tutto il dovuto: GRAZIE TRUMP.

Non sarai il mio candidato ideale, e non solo perché cittadini di due diversi Paesi. Impero il tuo, vassallo il mio. Ci sono cose che ci dividono, non solo confini.

D’altronde non sei il candidato del 75% della popolazione; il 25% di imbecilli che hanno votato Hillary Vagina Clinton, e soprattutto quel  quasi 50% che non si è espresso.

Ma grazie comunque.

Grazie per aver fronteggiato da UOMO quelle fasciste che danno cornuto all’asino. Chi ha orecchie per intendere ha inteso.

Grazie per aver fatto a pezzi il sistema mediatico, divenuto macchina di propaganda elitaria.

Grazie per aver alzato un gigantesco dito medio a quell’intellighenzia sinistroide da salotto che parla senza sapere, divenuta ormai la buoncostume dei “benpensanti”.

Grazie per averci scampato, o almeno ritardato, la terza guerra mondiale.

Grazie per aver rivoltato una tavola apparecchiata da tempo da burattinai elitari con la complicità di un popolo di stolti.

Grazie.

Un caro saluto.

Hillary e Park. Il vizietto delle donne.

Dominique Strauss-Kahn pagò cara la fuitina in un albergo di New York; via la poltrona dello FMI e addio ai sogni presidenziali. Bill Clinton ritenne opportuno sperimentare l’emancipazione femminile, con fellatio nella stanza ovale; il prezzo della prestazione fu alquanto salato. A Berlusconi una sola stanza non bastava e decise di trasformare l’intera residenza privata in sede Presidenziale; i festini da privati divennero pubblici, come pure la sua speciale predilezione  per il gentil “sesso”.

La lista potrebbe continuare.

Presidenti o pretendenti tali, la responsabilità presidenziale nulla può di fronte alla suprema volontà dell’uccello. Un vizietto che gli uomini non sanno proprio controllare.

Le donne no. La passera è amministrata sapientemente.

D’altronde il pendio della vetta presidenziale ha prospettive opposte. Il Presidente una volta in cima guarda a valle e tutto appare come un enorme inesplorata vagina. La Presidentessa invece la valle l’amministra sapientemente per scalare la vetta.

Eppure un vizietto le donne ce l’hanno. Una gola profonda. Smisurata.

No, non pensate male, nessuna allusione a Monica Lewinsky. Gola profonda in senso metaforico, quella strana propensione a trattare le informazioni istituzionali come private.

Si sa, le donne “tra loro si parlano”. A volte pure troppo. Hillary trattò le email governative come “cosa sua”.  Considerava la cosa naturale, tanto naturale da cancellare, sebbene sotto indagine, tutto quanto, come se il malloppo le appartenesse; tanto naturale da candidarsi alla Cupola Bianca. Gli è andata male. Tutta colpa del mondo misogino e sessista.

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Dall’altro capo del Mondo, le fa eco la Presidentessa Park Geun-Hye. I Sudcoreani non sono abbastanza miogino-sessisti, tanto che costei la vetta l’ha scalata. Ma una volta in cima, il “vizietto” ha fatto capolino, e così Park non ha trovato di meglio che condividere documenti governativi riservati con l’amica del cuore, Choi Soon la quale ha ritenuto opportuno monetizzare le informazioni ottenute.

Choi in manette, la Park sulla graticola.

No, dalla Sud Corea nessun grido al complotto misogino-sessista. Quello è ancora un paese serio.

E’ vero, la Park e la Clinton rimangono su antipodi etici; la prima da Presidente ammette la colpa e si avvia alle dimissioni, la seconda considerava la questione titolo preferenziale da Presidentessa.

Eppure il vizietto rimane.

Un caro saluto.

 

 

TRUMP

Un po’ mi dispiace, perché lo ammazzeranno.

A me, sebbene tutti i suoi difetti, Donald sta simpatico.

Ho il sentore che lo faranno fuori.  Dopo la “charachter assassination” da parte di TUTTI i media, seguirà l’assassination fisica. Sarà un messicano? Sarà un afroamericano? Sarà un gay queer? Chi lo sa? Comunque andrà, poi daranno la colpa al razzomofobismo di Donald.

Hillary-Obama hanno fatto un ottimo lavoro nel fomentare la macchina dell’odio, inter-genere, inter-razza. Bravi, bravi.

In ogni caso Donald, un consiglio da un “amico”: non sfilare a Dallas, in particolare su automobili decappottabili! Ci siamo capiti?

Donald Trump

Per adesso, mi godo il momento.

Un pensiero particolare a tutte le giornaliste “di genere” che hanno buttato nel cesso l’etica in virtù del proprio culto della vagina.

Grazie Donald, grazie Vladimir, grazie Julian.

Un caro saluto.

Stupro in discoteca o sesso alcoolico? A Rimini due vite a confronto.

Una ragazza italiana di 17 anni e un ragazzo albanese di 20 si incontrano in discoteca, bevono, si chiudono nel bagno e si conoscono “biblicamente”; le amiche di lei si gustano la scena, sghignazzando si arrampicano sulle pareti del bagno e filmano tutto, quindi inviano, il giorno dopo, il video alla loro “amica”. Quaranta (40) giorni dopo l’accaduto , la madre della ragazza in questione depone una denuncia per violenza sessuale presso i Carabinieri. Nessun fascicolo a carico delle “amiche”. Ovviamente non sappiamo se il ragazzo fosse ubriaco.

Questi i fatti.

Qua sotto, invece, i titoli.

Ragazza stuprata, le amiche fanno un video e lo mandano su WhatsApp” – Il Resto del Carlino

Rimini, stuprata in discoteca: il video girato dalle amiche finisce su Whatsapp” – La Repubblica

Rimini, “17enne ubriaca stuprata nel bagno della discoteca”. Le amiche filmano e fanno girare il video su WhatsApp” – Il Fatto Quotidiano

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Potrei continuare, ad libitum.

L’interpretazione dei fatti, pressoché unanime, salvo insignificanti sfumature, è la seguente:

il ragazzo albanese fa ubriacare la ragazza, la trascina nei bagni dove la stupra.

La ragazza è vittima dell’alcool che la riduce un oggetto in balia dell’aggressore…

…Arriva al punto da non capire quasi più niente, come lei stessa racconterà poi agli inquirenti. La roba che ha ingoiato l’ha ridotta a un automa e non si rende conto che il ragazzo è lì pronto ad approfittare delle sue condizioni…. (Il resto del Carlino)

…anzi del bruto

….Nessuna delle compagne pensa di chiedere aiuto, fermare in qualche modo il bruto, salvare in extremis una 17enne palesemente incapace di farlo da sola… (La Repubblica)

La colpa però non è solo del “bruto” ma anche della discoteca, infatti:

…Le ragazzine bevono. Riescono a ubriacarsi nonostante ci sia il divieto di somministrare alcolici ai minorenni, ma già l’estate scorsa il locale finisce nel mirino delle forze dell’ordine per aver organizzato un happy hour a bordo di uno yacht da cui sarebbe scesa una minorenne completamente ubriaca… (Il Fatto Quotidiano)

Colpa del somministratore di alcool, ovviamente, che non ha chiesto la carta d’identità. Una 18enne è tutta un’altra cosa da una 17enne.

Dopo la bevuta, la copula. Quindi il video. Quindi la denuncia.

Interessante notare che altro non è ricostruito. Ad esempio; dopo la copula, cosa succede? Il ragazzo scappa e lascia la ragazza inerme nel bagno? Oppure se ne tornano assieme in pista a finire la serata? La “vittima inerme” è soccorsa dalle “amiche”? Nulla. Niente. Non è strano? Il bruto che ha compiuto il misfatto, dovrà fuggire a piedi levati dal luogo del reato, o no? Sono io l’unico a pormi questa domanda? E se il ragazzo fosse stato ubriaco? Sono tutte e due vittime…del”alcool?

Questa storia puzza, come altre, come la storia delle due ragazzine che l’anno scorso (o forse due) assassinarono un sessantenne con cui intrattenevano una strana relazione di sesso e ricatti.

Vediamo un po’, ci sono due opzioni possibili, a voi, al vostro buon senso, scegliere quella più verosimile.

Opzione “bruto“:

Il ragazzo albanese 20enne (il bruto) manipola la 17enne, convincendola a bere alcool, quindi la trascina (tra la folla di un sabato sera?) nel bagno, chiude la porta, e stupra la ragazza; nel mentre le amiche di LEI si arrampicano sul bagno, e fra una risata e l’altra filmano tutto perché non consapevoli dello stupro. Buio. Poi il giorno dopo mandano il video alla ragazza. 40 giorni dopo la denuncia dalla madre della ragazza, quest’ultima troppo distrutta per agire prima.

Opzione “burdel“:

Le ragazze si ubriacano come consuetudine in discoteca per lasciarsi andare. La 17enne aggancia il 20enne; i due semi-ubriachi se ne vanno nei bagni dove trombano, come consuetudine di molti adolescenti. Le amiche li seguono e per goliardia (e consuetudine?) filmano il tutto. I ragazzi tornano in pista e finiscono la serata, quindi se ne vanno a casa. Il giorno dopo per divertirsi, le “amiche” girano il filmato alla 17enne; ahimè il video inizia a girare troppo, e la ragazza, 40 giorni dopo i fatti, per vergogna si rivolge alla madre. La madre per troppa fiducia verso la figlia (e per disconnessione con la realtà adolescenziale di oggi) non trova di meglio che denunciare la cosa ai carabinieri e mettere a rischio la vita del ragazzo albanese.

A voi la scelta.

L’opzione due, la “burdel”, nessun “giornalista” avrà mai il coraggio di porla sul tavolo. Magari col senno di poi, con qualche finta  lacrima di coccodrillo, tra qualche mese o anno. Io no, perché di queste storie ne ho viste troppe, e so bene quello che questi ragazzi (e ragazze) fanno fuori dalle mura domestiche; molto meglio dei loro “genitori”.

Ovviamente nessuna denuncia a carico delle “amiche”, sebbene qualche giorno fa una 31enne si sia suicidata per via di un filmino hard fatto circolare; in quel caso fascicolo per “istigazione al suicidio”.

Infine, un aneddoto, “Tyler Kost”.  Chi è costui?

Tyler Kost è un ragazzo all’epoca dei fatti (1 anno fa) 18enne che finì in un carcere dell’Arizona (USA) perché 13 ragazze adolescenti lo accusarono di violenza sessuale. Il ragazzo spese 1 anno in carcere, (carcere preventivo), fino a quando non si scoprì che le “ragazzine” inventarono tutto per gioco.

Un caro saluto.

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