Il “colpo di caldo” dell’informazione italiana

Hillary Clinton è malata, seriamente malata. Ma i media sono disperatamente allineati nel tentativo di coprire l’evidenza.

Hillary è la candidata Bielderberg, la più amata dalle corporations, la più venerata dalle femministe d’élite, la paladina delle rivoluzioni colorate, la più lusingata dai media, dai cani e cagne da compagnia.

Non può perdere, non deve perdere.

Ieri in occasione del “memorial day”, il giorno della memoria dell'”Inside Job” dell’11 Settembre 2001, la “Predestinata” ha avuto una grave crisi, apparentemente epilettica. Non il primo episodio, né sarà l’ultimo.

Ma troppo è in gioco, e Trump non può, non deve vincere.

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Così, in una giornata assolutamente non calda, e di mattina, Hillary avrebbe un colpo di caldo, questo è stato raccontato a milioni di Italiani, almeno dalla RAI. Il capolavoro la fa la corrispondente da New York, perfettamente allineata alla linea “di regime”, la quale disegna, in un audio di un minuto, l’iperbole dell’offuscamento giornalistico, e della propaganda, riuscendo a coprire l’accaduto e a denigrare Trump.

Quasi non riuscivo a crederci, ma ormai sono abituato.

Nessuno vi mostrerà le immagini. Io e pochi altri (in termini relativi) le abbiamo viste; e non ci sono dubbi su cosa è veramente accaduto.

A voi nessun media “di regime” le mostrerà mai e dovrete affidarvi a media alternativi, in particolare ai canali cospirazionisti… Ma vi conviene fare in fretta, perché molti canali sono stati già censurati. As usual.

11 Settembre 2016, il memorial della menzogna.

Un caro saluto.

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Viva l’AFD!

Vince la destra. No, anzi, vince l’estrema destra. Anzi no, vince l’ultra destra.

Si, insomma vince la destra nazionalxeonfobopopulistamisogninoconservatrice.

I cattivi, ci siamo capito.

La Merkel, leader del partito cristiano-democratico CDU, nell’elezione del Meclemburgo viene superata a destra dai populisti di destra della AfD.

Insomma, la destra viene superata a destra, e si sa il sorpasso a destra è vietato.2000px-Alternative-fuer-Deutschland-Logo-2013.svg_Pare, insomma, che il popolo quando si esprime contro il dettame dell’élite, diventa populista. Immediatamente il voto diventa estremo, populista, insomma non piace. Eccesso di democrazia.

Non piace soprattutto a questa stampa, stranamente allineata ai dettami di governo, che si compiace della sua “elitaria” interpretazione liberal progressive della società, e dei finanziamenti generosamente concessi dalla partitocrazia di turno e pagati dall’insulsa plebe.

La plebe non capisce, perché si abbrutisce nel proprio egoismo, manca di prospettiva futura e futuribile, pensa che una Nazione abbia dei confini e che un popolo abbia delle tradizioni e una storia; la plebe non capisce la politica dell’immigrazione, pardon, dell’accoglienza, e magari pensa che con la Russia bisogna fare affari e non puntargli batterie di testate nucleari; e gran parte di questa plebe ancora pensa che esistano maschi e femmine invece di infinite sfumature del nulla.

La plebe è stolta e quindi non sa votare.  O quantomeno non sa votare bene.

Un paio d’anni fa in Grecia è risorto uno pseudofascismo sotto il nome di Alba Dorata. Prontamente messo fuori legge, in pieno stile ultraeurofascista. Tutto per fare strada all’ultrasnistra di Tsipras, messa alla gogna e quindi di fronte ad una scelta referendaria con la pistota puntata alla tempia, la tempia sinistra. Il risultato, scontato; schiavità finanziaria prolungata e crescita dei fuorilegge di Alba Dorata. Il popolo non capisce, forse serve la testa di cavallo mozzata nel letto. Ci sono abbastanza cavalli?

Cose analoghe si sono ripetute in Francia con la Le Pen.

In casa nostra ci dobbiamo accontentare del populismo del M5S, ancora legale, forse perché annacquato da un’ambigua politica “Euro no ma forse anche sì”.

Che vi devo dire, io dell’AFD so poco e nulla. Ma ricordo un video emblematico di uno dei suoi rappresentanti al Parlamento (si fa per dire)  Europeo, in cui si faceva gioco della propaganda femminista genderista. Mi piacque, molto.

Viva l’AFD.

Un caro saluto.

RAI2: Una brutta storia di fascismo in gonnella

Sottotitolo: “Trump e le cicciottelle”.

Pochi minuti fa (Mercoledì 10 Agosto 2016, ore 20.45) in onda su RAI2 l’osceno spettacolo della PRAVDA rosa.

Apre le cronaca, si fa per dire, il portavoce con baffi della redazione di regime, condannando il “sessismo” dell’articolo di Quotidiano Sportivo reo di essersi riferito a tre arciere olimpiche tricolori con l’appellativo di “Trio delle cicciottelle”.  cicciottelle-tiro-arco-826576

Il “microfonista” baffuto  di RAI2 non aggiunge altro, se non ribadire che TUTTE le testate giornalistiche sono unite nel condannare l’orribile atto di sessismo.

E così al telespettatore inebetito dalla girandola olimpica vengono omessi alcuni insignificanti dettagli, che forse, dico forse, avrebbero meritato menzione. Giuseppe Tassi, direttore di Quotidiano Sportivo, è stato dimesso dall’incarico per tale innocente articolo. Neanche fossimo nel ventennio. Ma d’altronde Barnard pagò più o meno lo stesso scotto per aver osato dire sulla propria pagina Twitter che “le donne fanno schifo esattamente come gli uomini“. Altra redazione, ma sempre la stessa, come dire, la stessa matrice ideologica. Quattro anni fa, una pagina online del “Il giornale” si riferiva ai tre arcieri olimpici come “Tre ragazzi senza appeal e sovrappeso” , con un tenore sicuramente meno affettuoso. Nessuna levata di scudi, nessuna testa mozzata. Eravamo ancora parzialmente sani.

Ma per RAI2, fa notizia il sessismo di un titolo di giornale; non fa notizia che il direttore di tale testata sia stato immediatamente deposto. Tutti allineati, non serve neanche l’olio di ricino.

A seguire, una giornalista della “Sorellanza” introduce una clamorosa notizia: “Trump rischia grosso” per le sue posizioni sul diritto del cittadino statunitense a possedere delle armi (2° emendamento costituzionale) e il conflitto con alcuni giudici della corte suprema. Di Hillary nulla si sa.

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Dubito che i telespettatori abbiano capito la notizia. Ma d’altronde la notizia non c’era. Era pressoché impossibile, per chi non è addentro (come il sottoscritto) alle questioni della cronaca Statunitense, comprendere la questione. Quello che doveva passare, ed è passato, è che Trump è considerato da una parte dell’elettorato stelle e strisce come non gradito. Mah, almeno lì i presidenti ancora li eleggono; da noi siamo al terzo Premier non eletto.

Ma non è questo il punto. Trump è sicuramente un personaggio controverso, per dire il meno. Ma era questa la notizia del giorno da oltre oceano? Dov’è Hillary?

Hillary viola il segreto di stato e dirotta le sue email dal Dipartimento di Stato sul suo server privato? Bazzecole.

Hillary dimostra seri problemi di salute psichica? Dettagli.

La DNC (Democratic National Committee) cioè la direzione del Partito Democratico sabota Sanders per favorire la predestinata, tanto da portare alle dimissioni la Presidente della DNC e Sanders a lasciare il Partito Democratico?  Che vuoi che sia.

Snowden e Assange dimostrano che Hillary è stata in prima linea nell’armare i ribelli in Siria con il deliberato intento di sovvertire Assad? Pinzillacchere.

Morti misteriose tra giornalisti e funzionari del Dipartimento di Stato a seguito delle rivelazioni imbarazzanti di Wikileaks? Ma che scherziamo?

Questa è la PRAVDA Rosa.

Buona rosavisione.

Un caro saluto.

Why women’s draft is bad for men, seriously!

Premise: i do not give a damn about gender equality and I see feminism as a plague. I’m a men’s rights advocate and I’m fully supportive of MGTOW philosophy. As such, I would like women of the modern age to face the flipside of the equality dream.

Nevertheless, the above does not stop me from being foremost a rationalist.

The draft for women turns out to be bad for men, deadly bad. And it is quite simple to understand simply putting aside the emotional drive.

Women are bad in combat roles and the army needs a woman like a fish needs a bicycle.

One year ago an article painted a clear picture of the effectiviness of women’s deployment in combat warfare. Women (especically in infantry) are not only ineffective; they also represent a burden which is detrimental to males’ performances.

rtr3018zYou know it, I know it, women know it. The army knows it.

Do women want to be deployed in the combat line? The uniform may look nice, the salary may help but the trenches, the minefields, the bodybags… they are simply too gross for the ladies.

Let’s face it. The army does not want women in combat roles and women feel the same. The logical conclusion is that the draft for men is not the same for women.

“Yeah, but how that turns to be bad for men?” you might wonder.

The answer is in the nature of the draft. The draft is put in place during peace times by the government to force people to engage in large conflicts, in confrontations with enemies of similar military capabilities. Such as a NATO vs China and Russia, for example. You do not need a draft to bomb Iraq.

During a (real) war a significant share of military personnel is involved in support roles. Guess who will end in support roles and who will end in the front line?

The more women are drafted the more men will be deployed on the frontline. Pretty simple, after all.

During peace times everyone is idealist; during war times everyone is pragmatic.

That’s the way I see it. The more real a women’s draft becomes the more inevitable a war appears.

Cambiamento climatico: l’accordo degli stolti

Storica ratifica dell’agenda per il contenimento del cambiamento climatico. John Kerry (anima candida del colpo di stato Ucraino) maestro di cerimonie che abbraccia la sua nipotina, in un gesto che è metafora della responsabilità intergenerazionale. Testimonial d’onore Leonardo Di Caprio, e M. Bloolmerg come Inviato Speciale per il Cambiamento Climatico. Un palcoscenico di prim’ordine per un agenda climatica molto miliardaria.

Un’agenda made in USA quella del cambiamento climatico. Ebbene sì, gli  USA baluardo del Pianeta Terra. Gli USA, paese che non solo non ha mai applicato ma neanche ha mai ratificato il precedente Protocollo di Kyoto del 1997 per il contenimento delle emissioni di CO2.

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Sopra la figura con in blu i Paesi che non hanno ratificato il Protocollo di Kyoto di 19 anni fa.

Quale ravvedimento. Non è mai troppo tardi direte voi. Forse, ma che cambiamento di prospettiva; da rimorchio a locomotiva. Sarà perché è cambiato il clima, quello geo-politico.

Il tema del cambiamento climatico, a dispetto delle apparenze, è tuttora controverso in ambito scientifico. Ma ammesso che tale cambiamento climatico esista, e che sia significativamente legato all’attività umana, e che abbia effetti negativi (in termini globali), rimane aperto il punto più importante: può effettivamente l’uomo ostacolare tale cambiamento “climatico”?

E’ bene che sappiate che secondo la comunità scientifica sostenitrice dell’agenda in oggetto, per  contenere (non azzerare o invertire) l’innalzamento delle temperature a meno di 2° C si dovrebbero ridurre le emissioni di CO2 (quelle da biofossili del famoso protocollo di Kyoto) di circa il 70% entro il 2050, e ridurle a zero entro il 2100. Ciò significherebbe un cambiamento radicale dei costumi sociali capitalistico-industriali-consumistici. E’ un ipotesi plausibile secondo voi? Non dico negli ambiti scientifici, ma in quelli politici. E’ mai possibile considerare un mondo occidentale (OECD) sponsor del primato del capitale, della iper-produttività, del culto del consumo, che concepisca una svolta ad U, un ritorno ad una società quasi pre-industriale?

“Tutti sanno che il clima sta cambiando”, “non ci sono più le mezze stagioni”. Avete ragione. Ma siate sinceri; siete sicuri che le cose stiano come ve le stanno raccontando? Siete sicuri di avere capito cosa vi stanno dicendo i politici nella passerella delle buone intenzioni? Non è vero forse che il tema vi viene propagandato con superficialità e con conclusioni già tratte, senza elementi per giudicare e confutare? Non è piuttosto vero che tutto viene trattato come una favola in cui il male, il cambiamento climatico, deve essere combattuto dai suoi stessi artefici che divengono improvvisamente baluardi del bene attraverso un improvviso percorso di redenzione morale? E tutto senza apparenti gravi ripercussioni sul vostro stile di vita?

E perché mai vincolare lo sviluppo economico dei paesi emergenti al rispetto di parametri di sostenibilità ambientale molto stringenti, quando la produzione di CO2 e i consumi energetici procapite sono soprattutto una responsabilità storicamente del mondo sviluppato (quello che viene definito OECD o Primo Mondo)?

Il punto è che è tutto un grande show, con poca scienza e molti attori; uno spettacolo che non avrà un gran bel finale. Qualunque sia la vostra visione della nostra società consumistica e dello stato di salute del Pianeta Terra (che in ogni caso sopravviverà alla nostra specie), l’agenda sul Clima non ha nulla da spartire con il Clima. Ma piuttosto con l’energia e gli equilibri Geo-Politici, in particolare gli equilibri tra OECD (cioè l’interpretazione economica della NATO) e BRICS.

Secondo i dati della Banca Mondiale (WorldBank) entro il 2040 la domanda di energia aumenterà del 60% rispetto ai valori attuali; e due terzi (rispetto al circa 50% di oggi) di tali consumi saranno imputabili a Paesi non OECD, in particolare all’area BRICS (Cina in testa). In altri termini, entro il 2040 il blocco BRICS sarà consumatore di gran parte dell’energia, in particolare del biofossile (petrolio e carbone) e produttore di una gran parte di esso (in particolare Russia e Sud America). Ciò significa che BRICS (ed amici) determineranno il prezzo globale dell’energia, ivi incluso il petrolio. E ciò non piace ai signori del petrodollaro.

Allora osserviamo i fatti con gli occhi del buon senso:

  • gli USA leader della NATO del WTO e del gruppo OECD non ratificano il Protocollo di Kyoto del 1997;
  • venti anni dopo divengono promotori di un’agenda sul Clima e mettono a disposizione tutto il proprio star system per promuoverla;
  • tale agenda punta a obiettivi irrealizzabili e pone vincoli restrittivi sulla produzione e consumo di energie da fonti biofossili verso i Paesi Emergenti nonostante per decenni proprio il blocco OECD ne abbia abusato ed abbia accumulato la responsabilità maggiore in termini di produzione pro-capite di CO2;
  • i Paesi Emergenti sono in via di sviluppo e proiettati a divenire nell’arco di 3 decenni gli arbitri del mercato delle energie, in particolare quelle biofossili, in particolare del petrolio, materia riserva del dollaro statunitense.

Allora, l’agenda sul clima si prefigge di difendere il pianeta terra dall’Apocalisse oppure di ostacolare lo sviluppo economico, politico e militare del blocco BRICS?

Delle due, una.

A voi la scelta.

Io non sono #He4She

Ho appena degustato lo spot RAI in cui testimonial (tutti maschili) dello sport e dello spettacolo dichiarano la loro vocazione morale:

Io sono He For She

Che in Italiano significa

Io sono Lui per Lei

Per combattere le discriminazioni di genere, forma linguistica “neutra” per dire che gli uomini (e solo gli uomini) discriminano (negativamente) le donne. E d’altronde il video è chiaro nel messaggio, e lo slogan dice tutto: “He for She”.

La forma linguistica è falsamente piacevolmente neutra ma in realtà è ipocritamente inclusiva, per attirare gli uomini, quelli buoni ovviamente, nella trappola della cooptazione per buona fede. Un’invito a cena per tutti gli uomini, senza comunicare loro che non sono dei graditi ospiti; semmai la portata principale del pasto.

He for She, slogan inglese perché coniato da UN Women (United Nation Donne) perché ovviamente per l’ONU tutti sono uguali, alcune più uguali.

He4She un hashtag lanciato a Settembre del 2014 con un testimonial d’eccezione, Emma Watson (nota come Ermione nella serie Harry Potter), notoriamente un’altra oppressa.hermione

Dedicai alla sua performance Internazionale all’ONU un articolo in inglese “Dear Hermione“, per chi mastica un po’ d’inglese.

Il messaggio è chiaro, per chi vuole ascoltare; gli uomini sono responsabili (collettivamente) di tutti i problemi, inclusi i propri, ed individualmente devono impegnarsi per cambiare. Come? Lui per Lei.

 Citerò solo un passaggio

I want men to take up this mantle. So their daughters, sisters and mothers can be free from prejudice but also so that their sons have permission to be vulnerable and human too – reclaim those parts of themselves they abandoned and in doing so be a more true and complete version of themselves.

che traduco per voi

Io voglio che gli uomini vestano questo mantello. Così che le loro figlie, sorelle e madri possano essere libere dal pregiudizio, e anche i loro figli possano essere vulnerabili e umani, reclamando quelle parti di se stessi che hanno abbandonato e così facendo, materializzare una versione più completa di se stessi.

Chiaro il messaggio no? Cari uomini, così come siete non siete solo un problema per la società.

Siete incompleti e non umani.

Per il 2016 fate la vostra New Year Proposition. Io faccio la mia.

Io sono “He for He, “lui per lui”.

Una guerra di menzogne

Li chiamavamo terroristi, poi esercito di terroristi. Prima erano pochi tagliatori di teste, l’emersione della bestialità covata nella culla dell’islamismo radicale; poi sono divenuti sempre di più, decine se non centinaia di migliaia.

Un po’ troppo numerosi per rientrare nel rango della categoria del semplice terrore. Sono divenuti così “esercito del terrore”, un linguaggio che ricorda “gli stati canaglia” di J.W.Bush; tutto, pur di non riconoscere ai facinorosi il rango di semplice esercito. Perché un’esercito ha un disegno politico e il progetto di uno stato futuro.

Non è solo questione di “termini”, ma di “sostanza”. Al terrorista non viene concessa la legittimità politica, all’esercito sì. Il militare ha valore, il terrorista è senza onore. Il militare lotta per il proprio popolo, il terrorista non ha un popolo.

Sono arrivate così le stragi, previste da molti, desiderate da alcuni. Stragi criminali e vigliacche, sia chiaro, terrorismo, perché finalizzate proprio a portare il terrore tra la popolazione civile. Stragi con rivendicazioni riconducibili all’intervento della Francia in Iraq e Siria. Interventi armati mirati, quelli Francesi, per combattere il terrorismo, ovviamente. “Azioni militari chirurgiche”, tutt’altra cosa dal “terrorismo”.

Azioni, le nostre, quelle democratiche, che ovviamente sono legittime e che non causano stragi di civili, e di bambini. Infatti gli unici a parlare di strage di bambini nel medio oriente sono i terroristi dell’IS; ma le loro parole non contano, sono terroristi.

Con i terroristi non si parla, tanto meno si negozia.

Loro schiavizzano le donne, e guai a negarlo; da noi le donne si trattano bene. Altro che schiave del sesso, noi le facciamo rientrare dalla Siria con voli di Stato. Altro che cammelli, noi paghiamo in Euro, milioni di Euro. Sai quanti Kalasnicov ci compri con 14 milioni di Euro? Migliaia.

E così la Francia è in guerra contro un esercito, un esercito di terroristi ovviamente. E la nazione celebra lo stato di emergenza. E noi Italiani con loro, per solidarietà Europea. Emergenza solidale per adesso, forse guerra solidale.

“Abbiamo avuto il nostro 11 Settembre”, strillano i cani da compagnia della classe politica. I servi dei media strillano prima ancora dei loro padroni. Tanta voglia di guerra, perché la guerra tira come nient’altro.

Vogliamo anche noi i nostri video di bombardamenti all’infrarosso. Inquadratura dall’alto in bianco e nero, con l’ogiva che scende e … “booom”, tutto si illumina di colpo, con la luce della democrazia. Niente sangue, niente audio, lo spazio è lasciato all’immaginazione. Sotto le macerie solo terroristi mozzateste. Niente uomini, niente donne e niente bambini, ovviamente. Sono bombe intelligenti.

Sconfiggere il terrorismo dove esso si trova, in Siria. E rimuovere Al-Assad, s’intende, l’unico che la guerra ce l’ha dentro casa sua da 2 anni. Un esercito, pardon, dei terroristi, che muovono dall’Iraq ma che improvvisamente divengono siriani. Natalità incerta? Eppure il test del DNA parla americano, ce l’ha detto pure McCain. Tanto di foto abbiamo. Ma no, mai e poi mai nominare gli USA, guidati da un Premio Nobel per la Pace, niente di meno; loro hanno liberato l’Iraq da Saddam e dalle sue armi di distruzione di massa, portando democrazia e stabilità. Un “format” occidentale così popolare che pure Libia ed Egitto hanno voluto importarlo. E tutto grazie al “loro” 11 Settembre.

Tutti uniti. Dobbiamo difendere la nostra libertà da chi ce la vuole togliere. Difenderla mettendola in carcere, si capisce. Guai a legittimare il terrorismo, guai a parlare di motivazioni dei facinorosi, e del come siamo arrivati qui.

La libertà d’opinione si ferma davanti alle stragi. Anzi, neanche parte.

No, noi non stiamo conquistando il medio-oriente.

No, noi non siamo in guerra contro un esercito.

Anzi, noi non siamo in guerra.

E no, noi non raccontiamo menzogne.

La mort de la #libertè

Ho fatto tarda notte, per assistere alla conta dei morti. Come molti morbosamente attratto dalla voglia di assistere al “terrorismo in azione”.

I giornalisti ridicolmente in competizione nella gara del numero più alto; perché i morti non sono mai abbastanza, perché l’audience schizza con la morte in diretta.833px-La_Liberté_ou_la_Mort_1795

Io dietro loro. C’è un fascino speciale nell’assistere al terrore dalla propria poltrona; la perversa sensazione di una confortevole sicurezza quando altri hanno perso la propria vita o stanno per perderla.

Un corpo che giace sul terreno, i lampeggianti delle ambulanze, un cecchino appostato, teste di cuoio armate fino ai denti, e la “conta” sul sottofondo sonoro di esplosioni e armi da fuoco.

Neanche finita lo conta, arriva il festival della stupidità.

saranno i Francesi disposti a rinunciare alla propria libertà per una maggiore sicurezza?

ci vuole un Patrioct Act anche in Francia (ed Europa)

Nel 2001 “The land of the free” precipitava in una spirale liberticida e guerrafondaia da cui non si è più sollevata. Ora tocca proprio a coloro che donarono oltre oceano l’emblema di uno dei propri valori fondanti, La Libertè. E gli Statunitensi ripagano il dono della Statua della Libertà a distanza di 150 anni, ergendo in Europa la Statua della Sicurezza.

frontiere aperte, non bisogna lasciare il campo a xenofobi e populisti

se tali criminali crescono in Europa è perché non trovano abbastanza integrazione

Smettere di bombardare democrazia, questo mai. Ma frontiere aperte a chi, non a torto, ci odia, questo sì!

Il politicamente corretto che frutta giacimenti petroliferi in cambio di migranti. Tra di loro le vittime delle guerre da noi istigate e finanziate, e chi invece la guerra vuole restituircela.

Il prezzo di tale politica in primis lo pagano i malcapitati di turno, col sangue; e tutti con tanta “sicurezza”.histoire-liberte-ou-la-mort

E’ la confortevole sicurezza salottiera di una prima visione, La mort de la libertè.

#Soros, l’uomo buono

Devo ammetterlo, ho un senso di sincera repulsione per quest’ “uomo”. Non bastasse il fatto di essersi arricchito scommettendo contro la Banca d’Inghilterra miliardi di Sterline che non possedeva e non bastasse il sostegno dato al peggiore femminismo odierno (FEMEN in testa), trovo veramente paradossale la sua presunzione di poter recitare un ruolo nel disegno di un Nuovo Ordine (Economico  e Politico) Mondiale.

Un pericoloso megalomane, dai discutibili principi etici, a cui il sistema mediatico da un lato riserva poca ispezione critica e dall’altro garantisce, stranamente, molto spazio propagandistico.

Qualche tempo fa assistevo alla sua visione sul “Futuro dell’Europa” (The Future of Europe, Institute for Economic Thinking).

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Un evento in cui Soros, in un inglese stentato, esponeva le proprie megalomani banalità su come doveva essere l’assetto Europeo anti Russo. Con la supponenza di chi non conosce i propri mezzi intellettuali, e l’arroganza di chi conosce bene i propri mezzi economici, con cui, verosimilmente, ha finanziato il proprio “evento”.

Qualche giorno fa Soros ha fatto di nuovo capolino alla mia finestra con un articoloGeorge Soros: Here’s my plan to solve the asylum chaos“, pubblicato sul suo sito (Project Syndicae) e ripubblicato poi sulla parentesi finanziaria online del Wall Stree Journal.

George Soros ci illumina su come cui noi Europei, che brancoliamo nel buio dell’ottusità e dell’egoismo xenofobo, dovremmo gestire l’emergenza (programmata) dei migranti. In estrema sintesi, il magnate/mecentate/filantropo ci espone il suo piano per facilitare la gestione dei migranti nel percorso dai Paesi da cui fuggono verso quelli di destinazione, perché a suo modo di vedere le esigenze di sicurezza nazionale (quali quelle esposte dal governo Ungherese e parzialmente da quello Britannico) rischiano di mettere in secondo piano i “diritti umani” dei migranti e dividere l’Europa.

Soros, come tutti i globalizzatori, dal proprio confortevole attico proprio non riesce a capire perché la gente di scanni nei bassifondi. Egoisti e xenofobi. E nazionalisti, ovviamente. Sarà la distanza, oppure la prospettiva, a deformare la visione Sorosiana delle cose? Forse scendendo qualche piano, la visuale sarebbe più limpida.

Vede George, gli Europei non sarebbero così egoisti se le proprie Nazioni (che non devono esistere quando si parla di frontiere, ma esistono benissimo quando si parla di debito da pagare a creditori internazionali) non fossero in crisi, in particolare quelle sotto la corroborante cura a base di austerity made in Bruxelles/New-York. E non ci sarebbero questi milioni di “migranti” se i bombardatori di democrazia, a cui lei deve le sue fortune, non avessero calato la propria manna su Nord Africa, Medio Oriente ed Ucraina. E poi, forse, la plebe xenofoba non ha tutti i torti nel ritenere che solo una piccolissima minoranza dei “migranti” siano effettivamente meritevoli di asilo; e bisogna dare loro atto (ai plebei xenofobi, of course) che suona strano che i “migranti” cerchino riparo sempre verso Nord, invece di trovare approdo nei Paesi più vicini e “culturalmente” più affini. E poi perché mai questa attenzione ai migranti made in USA e non ad altre tragedie? Perché mai l’invito alla generosità Europea, quando la generosità Russa verso i “rifugiati” Ucraini viene pericolosamente sanzionata?

C’è sicuramente egoismo nella plebe, e forse un po’ di xenofobia. Ma c’è anche molto buon senso.

E proprio dal basso del buon senso, caro George, le propongo il mio “contropiano“.

Dall’alto della Sua generosità, destini 25 dei Suoi 26 miliardi di dollari alla gestione dei migranti. Con un miliardo di dollaroni si può campare benissimo, si fidi. Con 25 miliardi di dollari Sua Generosità garantirà un confortevole asilo a un milione di famiglie migranti, per un intero anno.

Le piace il mio piano?

Xenofabente Suo,

Il Reietto.

Social Justice Whores – #SJW

Unce upon a time men waged wars.

It was about honour and shame, victory beyond the death.

At stake there were lives, of those taking up arms.

Once there were warriors, crude was the fight.

Then feminism took the scene and SJWs came along.

Everyone will be equal, with few moving on.

Crusading for the justice, with nothing but just tweets.

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No more shiny swords, only gentle words.

To win the final war, without a drop of blood.

Parading in top and bras, and sleeping with the boss.

It was a needed change, with warriors stepping down.

A future forged by whores will bring the coming dawn.