Una guerra di menzogne

Li chiamavamo terroristi, poi esercito di terroristi. Prima erano pochi tagliatori di teste, l’emersione della bestialità covata nella culla dell’islamismo radicale; poi sono divenuti sempre di più, decine se non centinaia di migliaia.

Un po’ troppo numerosi per rientrare nel rango della categoria del semplice terrore. Sono divenuti così “esercito del terrore”, un linguaggio che ricorda “gli stati canaglia” di J.W.Bush; tutto, pur di non riconoscere ai facinorosi il rango di semplice esercito. Perché un’esercito ha un disegno politico e il progetto di uno stato futuro.

Non è solo questione di “termini”, ma di “sostanza”. Al terrorista non viene concessa la legittimità politica, all’esercito sì. Il militare ha valore, il terrorista è senza onore. Il militare lotta per il proprio popolo, il terrorista non ha un popolo.

Sono arrivate così le stragi, previste da molti, desiderate da alcuni. Stragi criminali e vigliacche, sia chiaro, terrorismo, perché finalizzate proprio a portare il terrore tra la popolazione civile. Stragi con rivendicazioni riconducibili all’intervento della Francia in Iraq e Siria. Interventi armati mirati, quelli Francesi, per combattere il terrorismo, ovviamente. “Azioni militari chirurgiche”, tutt’altra cosa dal “terrorismo”.

Azioni, le nostre, quelle democratiche, che ovviamente sono legittime e che non causano stragi di civili, e di bambini. Infatti gli unici a parlare di strage di bambini nel medio oriente sono i terroristi dell’IS; ma le loro parole non contano, sono terroristi.

Con i terroristi non si parla, tanto meno si negozia.

Loro schiavizzano le donne, e guai a negarlo; da noi le donne si trattano bene. Altro che schiave del sesso, noi le facciamo rientrare dalla Siria con voli di Stato. Altro che cammelli, noi paghiamo in Euro, milioni di Euro. Sai quanti Kalasnicov ci compri con 14 milioni di Euro? Migliaia.

E così la Francia è in guerra contro un esercito, un esercito di terroristi ovviamente. E la nazione celebra lo stato di emergenza. E noi Italiani con loro, per solidarietà Europea. Emergenza solidale per adesso, forse guerra solidale.

“Abbiamo avuto il nostro 11 Settembre”, strillano i cani da compagnia della classe politica. I servi dei media strillano prima ancora dei loro padroni. Tanta voglia di guerra, perché la guerra tira come nient’altro.

Vogliamo anche noi i nostri video di bombardamenti all’infrarosso. Inquadratura dall’alto in bianco e nero, con l’ogiva che scende e … “booom”, tutto si illumina di colpo, con la luce della democrazia. Niente sangue, niente audio, lo spazio è lasciato all’immaginazione. Sotto le macerie solo terroristi mozzateste. Niente uomini, niente donne e niente bambini, ovviamente. Sono bombe intelligenti.

Sconfiggere il terrorismo dove esso si trova, in Siria. E rimuovere Al-Assad, s’intende, l’unico che la guerra ce l’ha dentro casa sua da 2 anni. Un esercito, pardon, dei terroristi, che muovono dall’Iraq ma che improvvisamente divengono siriani. Natalità incerta? Eppure il test del DNA parla americano, ce l’ha detto pure McCain. Tanto di foto abbiamo. Ma no, mai e poi mai nominare gli USA, guidati da un Premio Nobel per la Pace, niente di meno; loro hanno liberato l’Iraq da Saddam e dalle sue armi di distruzione di massa, portando democrazia e stabilità. Un “format” occidentale così popolare che pure Libia ed Egitto hanno voluto importarlo. E tutto grazie al “loro” 11 Settembre.

Tutti uniti. Dobbiamo difendere la nostra libertà da chi ce la vuole togliere. Difenderla mettendola in carcere, si capisce. Guai a legittimare il terrorismo, guai a parlare di motivazioni dei facinorosi, e del come siamo arrivati qui.

La libertà d’opinione si ferma davanti alle stragi. Anzi, neanche parte.

No, noi non stiamo conquistando il medio-oriente.

No, noi non siamo in guerra contro un esercito.

Anzi, noi non siamo in guerra.

E no, noi non raccontiamo menzogne.

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