Una guerra di menzogne

Li chiamavamo terroristi, poi esercito di terroristi. Prima erano pochi tagliatori di teste, l’emersione della bestialità covata nella culla dell’islamismo radicale; poi sono divenuti sempre di più, decine se non centinaia di migliaia.

Un po’ troppo numerosi per rientrare nel rango della categoria del semplice terrore. Sono divenuti così “esercito del terrore”, un linguaggio che ricorda “gli stati canaglia” di J.W.Bush; tutto, pur di non riconoscere ai facinorosi il rango di semplice esercito. Perché un’esercito ha un disegno politico e il progetto di uno stato futuro.

Non è solo questione di “termini”, ma di “sostanza”. Al terrorista non viene concessa la legittimità politica, all’esercito sì. Il militare ha valore, il terrorista è senza onore. Il militare lotta per il proprio popolo, il terrorista non ha un popolo.

Sono arrivate così le stragi, previste da molti, desiderate da alcuni. Stragi criminali e vigliacche, sia chiaro, terrorismo, perché finalizzate proprio a portare il terrore tra la popolazione civile. Stragi con rivendicazioni riconducibili all’intervento della Francia in Iraq e Siria. Interventi armati mirati, quelli Francesi, per combattere il terrorismo, ovviamente. “Azioni militari chirurgiche”, tutt’altra cosa dal “terrorismo”.

Azioni, le nostre, quelle democratiche, che ovviamente sono legittime e che non causano stragi di civili, e di bambini. Infatti gli unici a parlare di strage di bambini nel medio oriente sono i terroristi dell’IS; ma le loro parole non contano, sono terroristi.

Con i terroristi non si parla, tanto meno si negozia.

Loro schiavizzano le donne, e guai a negarlo; da noi le donne si trattano bene. Altro che schiave del sesso, noi le facciamo rientrare dalla Siria con voli di Stato. Altro che cammelli, noi paghiamo in Euro, milioni di Euro. Sai quanti Kalasnicov ci compri con 14 milioni di Euro? Migliaia.

E così la Francia è in guerra contro un esercito, un esercito di terroristi ovviamente. E la nazione celebra lo stato di emergenza. E noi Italiani con loro, per solidarietà Europea. Emergenza solidale per adesso, forse guerra solidale.

“Abbiamo avuto il nostro 11 Settembre”, strillano i cani da compagnia della classe politica. I servi dei media strillano prima ancora dei loro padroni. Tanta voglia di guerra, perché la guerra tira come nient’altro.

Vogliamo anche noi i nostri video di bombardamenti all’infrarosso. Inquadratura dall’alto in bianco e nero, con l’ogiva che scende e … “booom”, tutto si illumina di colpo, con la luce della democrazia. Niente sangue, niente audio, lo spazio è lasciato all’immaginazione. Sotto le macerie solo terroristi mozzateste. Niente uomini, niente donne e niente bambini, ovviamente. Sono bombe intelligenti.

Sconfiggere il terrorismo dove esso si trova, in Siria. E rimuovere Al-Assad, s’intende, l’unico che la guerra ce l’ha dentro casa sua da 2 anni. Un esercito, pardon, dei terroristi, che muovono dall’Iraq ma che improvvisamente divengono siriani. Natalità incerta? Eppure il test del DNA parla americano, ce l’ha detto pure McCain. Tanto di foto abbiamo. Ma no, mai e poi mai nominare gli USA, guidati da un Premio Nobel per la Pace, niente di meno; loro hanno liberato l’Iraq da Saddam e dalle sue armi di distruzione di massa, portando democrazia e stabilità. Un “format” occidentale così popolare che pure Libia ed Egitto hanno voluto importarlo. E tutto grazie al “loro” 11 Settembre.

Tutti uniti. Dobbiamo difendere la nostra libertà da chi ce la vuole togliere. Difenderla mettendola in carcere, si capisce. Guai a legittimare il terrorismo, guai a parlare di motivazioni dei facinorosi, e del come siamo arrivati qui.

La libertà d’opinione si ferma davanti alle stragi. Anzi, neanche parte.

No, noi non stiamo conquistando il medio-oriente.

No, noi non siamo in guerra contro un esercito.

Anzi, noi non siamo in guerra.

E no, noi non raccontiamo menzogne.

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La mort de la #libertè

Ho fatto tarda notte, per assistere alla conta dei morti. Come molti morbosamente attratto dalla voglia di assistere al “terrorismo in azione”.

I giornalisti ridicolmente in competizione nella gara del numero più alto; perché i morti non sono mai abbastanza, perché l’audience schizza con la morte in diretta.833px-La_Liberté_ou_la_Mort_1795

Io dietro loro. C’è un fascino speciale nell’assistere al terrore dalla propria poltrona; la perversa sensazione di una confortevole sicurezza quando altri hanno perso la propria vita o stanno per perderla.

Un corpo che giace sul terreno, i lampeggianti delle ambulanze, un cecchino appostato, teste di cuoio armate fino ai denti, e la “conta” sul sottofondo sonoro di esplosioni e armi da fuoco.

Neanche finita lo conta, arriva il festival della stupidità.

saranno i Francesi disposti a rinunciare alla propria libertà per una maggiore sicurezza?

ci vuole un Patrioct Act anche in Francia (ed Europa)

Nel 2001 “The land of the free” precipitava in una spirale liberticida e guerrafondaia da cui non si è più sollevata. Ora tocca proprio a coloro che donarono oltre oceano l’emblema di uno dei propri valori fondanti, La Libertè. E gli Statunitensi ripagano il dono della Statua della Libertà a distanza di 150 anni, ergendo in Europa la Statua della Sicurezza.

frontiere aperte, non bisogna lasciare il campo a xenofobi e populisti

se tali criminali crescono in Europa è perché non trovano abbastanza integrazione

Smettere di bombardare democrazia, questo mai. Ma frontiere aperte a chi, non a torto, ci odia, questo sì!

Il politicamente corretto che frutta giacimenti petroliferi in cambio di migranti. Tra di loro le vittime delle guerre da noi istigate e finanziate, e chi invece la guerra vuole restituircela.

Il prezzo di tale politica in primis lo pagano i malcapitati di turno, col sangue; e tutti con tanta “sicurezza”.histoire-liberte-ou-la-mort

E’ la confortevole sicurezza salottiera di una prima visione, La mort de la libertè.

#Soros, l’uomo buono

Devo ammetterlo, ho un senso di sincera repulsione per quest’ “uomo”. Non bastasse il fatto di essersi arricchito scommettendo contro la Banca d’Inghilterra miliardi di Sterline che non possedeva e non bastasse il sostegno dato al peggiore femminismo odierno (FEMEN in testa), trovo veramente paradossale la sua presunzione di poter recitare un ruolo nel disegno di un Nuovo Ordine (Economico  e Politico) Mondiale.

Un pericoloso megalomane, dai discutibili principi etici, a cui il sistema mediatico da un lato riserva poca ispezione critica e dall’altro garantisce, stranamente, molto spazio propagandistico.

Qualche tempo fa assistevo alla sua visione sul “Futuro dell’Europa” (The Future of Europe, Institute for Economic Thinking).

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Un evento in cui Soros, in un inglese stentato, esponeva le proprie megalomani banalità su come doveva essere l’assetto Europeo anti Russo. Con la supponenza di chi non conosce i propri mezzi intellettuali, e l’arroganza di chi conosce bene i propri mezzi economici, con cui, verosimilmente, ha finanziato il proprio “evento”.

Qualche giorno fa Soros ha fatto di nuovo capolino alla mia finestra con un articoloGeorge Soros: Here’s my plan to solve the asylum chaos“, pubblicato sul suo sito (Project Syndicae) e ripubblicato poi sulla parentesi finanziaria online del Wall Stree Journal.

George Soros ci illumina su come cui noi Europei, che brancoliamo nel buio dell’ottusità e dell’egoismo xenofobo, dovremmo gestire l’emergenza (programmata) dei migranti. In estrema sintesi, il magnate/mecentate/filantropo ci espone il suo piano per facilitare la gestione dei migranti nel percorso dai Paesi da cui fuggono verso quelli di destinazione, perché a suo modo di vedere le esigenze di sicurezza nazionale (quali quelle esposte dal governo Ungherese e parzialmente da quello Britannico) rischiano di mettere in secondo piano i “diritti umani” dei migranti e dividere l’Europa.

Soros, come tutti i globalizzatori, dal proprio confortevole attico proprio non riesce a capire perché la gente di scanni nei bassifondi. Egoisti e xenofobi. E nazionalisti, ovviamente. Sarà la distanza, oppure la prospettiva, a deformare la visione Sorosiana delle cose? Forse scendendo qualche piano, la visuale sarebbe più limpida.

Vede George, gli Europei non sarebbero così egoisti se le proprie Nazioni (che non devono esistere quando si parla di frontiere, ma esistono benissimo quando si parla di debito da pagare a creditori internazionali) non fossero in crisi, in particolare quelle sotto la corroborante cura a base di austerity made in Bruxelles/New-York. E non ci sarebbero questi milioni di “migranti” se i bombardatori di democrazia, a cui lei deve le sue fortune, non avessero calato la propria manna su Nord Africa, Medio Oriente ed Ucraina. E poi, forse, la plebe xenofoba non ha tutti i torti nel ritenere che solo una piccolissima minoranza dei “migranti” siano effettivamente meritevoli di asilo; e bisogna dare loro atto (ai plebei xenofobi, of course) che suona strano che i “migranti” cerchino riparo sempre verso Nord, invece di trovare approdo nei Paesi più vicini e “culturalmente” più affini. E poi perché mai questa attenzione ai migranti made in USA e non ad altre tragedie? Perché mai l’invito alla generosità Europea, quando la generosità Russa verso i “rifugiati” Ucraini viene pericolosamente sanzionata?

C’è sicuramente egoismo nella plebe, e forse un po’ di xenofobia. Ma c’è anche molto buon senso.

E proprio dal basso del buon senso, caro George, le propongo il mio “contropiano“.

Dall’alto della Sua generosità, destini 25 dei Suoi 26 miliardi di dollari alla gestione dei migranti. Con un miliardo di dollaroni si può campare benissimo, si fidi. Con 25 miliardi di dollari Sua Generosità garantirà un confortevole asilo a un milione di famiglie migranti, per un intero anno.

Le piace il mio piano?

Xenofabente Suo,

Il Reietto.

Social Justice Whores – #SJW

Unce upon a time men waged wars.

It was about honour and shame, victory beyond the death.

At stake there were lives, of those taking up arms.

Once there were warriors, crude was the fight.

Then feminism took the scene and SJWs came along.

Everyone will be equal, with few moving on.

Crusading for the justice, with nothing but just tweets.

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No more shiny swords, only gentle words.

To win the final war, without a drop of blood.

Parading in top and bras, and sleeping with the boss.

It was a needed change, with warriors stepping down.

A future forged by whores will bring the coming dawn.

I “musi gialli” ci spiano

Pare, si dice (Associated Press), che Obama dovesse pernottare presso l’Hotel Waldorf-Astoria in previsione della partecipazione all’assemblea Generale delle Nazioni Unite, ma ha cambiato destinazione in favore del New York Palace Hotel.

Fonti attendibili affermano che la ragione del cambio programma sia dovuta al fatto che l’Hotel Waldorf-Astoria sia di proprietà della compagnia assicurativa Cinese Anbang, e che i servizi di sicurezza del Presidentissimo temano azioni di spionaggio cinese.

Invece il New York Palace Hotel è di proprietà Sud Coreana.

Il messaggio mi sembra chiaro.

Le guerre non dichiarate

Qualche mese fa la NATO con gli USA in testa (e l’Europa al guinzaglio) aprivano il fronte orientale. Alcuni anno impiegato molto tempo prima di capire che in Ucraina era avvenuto un colpo di Stato anti Russo; molti non l’hanno ancora capito, o fanno finta di non capire per convenienza. Dopo mesi di ricatti finanziari da parte dell’EU e movimenti di piazza pagati con dollari statunitensi, il presidente, pardon, il dittatore veniva deposto e il nuovo governo commissariato in modo spudorato. Veniva abbattuto un aereo civile, e si apriva una guerra civile. La colpa? Russa ovviamente. Chi altro se non la Russia aveva interesse a rompere un ciclo di crescita economica esponenziale e danneggiare gli scambi commerciali con il suo miglior partner, l’Europa?orso-russo-sconfigge-aquila-nazista

In virtù delle sue manifeste responsabilità, la Russia veniva condannata dalla Comunità Internazionale (cioè la NATO) a sanzioni economiche. Qui è dovuto un chiarimento sulla definizione di sanzioni; si intende infatti l’atto unilaterale di una delle parti coinvolte nell’individuare la colpa, il responsabile e definire l’ammenda. Tutto ciò facendosi beffa degli accordi di libero scambio del WTO e dell’ONU, organizzazione farsa di base a New York (e non è un dettaglio).

Le sanzioni, assedio economico, tipico corollario di una guerra, non nutrono effetto e la Casa Saudita fa quanto la Casa Bianca comanda. Sprofondare il prezzo del petrolio. Gli USA galleggiano benissimo sulla crisi mondiale e le spese le pagano i Paesi dell’area BRICS; prima di tutto la Russia, ma anche e soprattutto Venezuela e Brasile, sull’orlo del tracollo economico e di qualche … rivoluzione colorata.

Gli USA se la godono da oltreoceano, e l’Europa immemore di come nasce una guerra mondiale, si lecca le ferite e si consola con l’illusione di essere baluardo dei diritti umani.

La guerra c’è ma non si vede; basta non dichiararla, semplice no?

Ma il fronte orientale non si apre solo sugli Urali, ma anche sul Pacifico. A pensarci, ricorda un po’ il preludio della II Guerra Mondiale, o no? Stavolta non è il Giappone a recitare il ruolo del cattivo. C’è il Drago Cinese che incute paura, e si fa beffa dei diritti umani, ovviamente. Anche per loro una guerra non dichiarata, e poco visibile a noi Europei fino a qualche giorno fa, quando i TG ci hanno proposto lo scenario di un mercato finanziario mondiale messo in ginocchio dalla svalutazione dello Yuan.wolverine-comics-dragons-2678053-1920x1080

Già perché apparentemente la svalutazione dello Yuan del 3,6% determina il tracollo dei mercati; diabolici i Cinesi. Pochi giornalisti hanno avuto la buona creanza di verificare i fatti; se lo avessero fatto avrebbero scoperto che non c’era nulla di straordinario. Ma erano troppo presi a recitare il verbo preparato e propagandato da Wall Street. In realtà la banca centrale Cinese aveva fatto in modo meno scostumato, quello che già FED (da 7 anni) e BCE (da un anno) fanno; manovre valutarie aggressive. Manovre valutarie in luogo di manovre militari; ma il passo potrebbe essere breve.

Gli Italiani scoprono così che esiste una Banca Centrale Cinese che tutela gli interessi del popolo Cinese. Ma non sanno altro. Non sanno che è in corso una guerra finanziaria ordita dagli esportatori di democrazia contro il dragone. Guerra che ha iniziato a brillare nell’ultimo anno quando è iniziata l’integrazione tra le borse di Shanghai e quella di Hong Kong; vi ricordate il timido tentativo di “rivoluzione colorata” ad Hong Kong di qualche mese fa? Embrione di rivoluzione prontamente allestita a valle dei vincoli di controllo finanziario minacciati dalla Cina.

Quindi è seguita la bolla finanziaria provocata dai fondi d’investimento Occidentali (in particolare Statunitensi) che hanno gonfiato a dismisura i listini Cinesi, in particolare quello di Shanghai. Nel mentre la Cina acquistava oro a più non posso per rafforzare le riserve in vista di una potenziale guerra valutaria; da par suo gli USA manipolavano il mercato dell’oro buttandone già la valutazione con un meccanismo ben descritto da Paul Craig Robert (The Hows and Whys of Gold Price Manipulation), al fine di rendere più suscettibile il mercato Asiatico allo shock finanziario provocato dall’innalzamento dei tassi d’interesse della FED. Innalzamento più volte rimandato per un semplice motivo; gli USA vogliono uno shock delle borse e finanziario che frantumi i mercati emergenti in particolare quelli aderenti agli accordi di libero scambio di Shanghai e indebolisca lo yuan come moneta riserva del nascente Fondo Monetario BRICS.

No, la Cina non ha svalutato per sorreggere un’economia che arranca. L’economia Cinese viaggia con una crescita del 6,6%, inferiore al 7% annuo cui ci aveva abituato, ma sempre dignitosa. In realtà è in corso un tentativo made in USA di svuotare i capitali delle borse Cinesi attraverso la manipolazione dell’informazione (Wall Street Journal in testa a tutti) per creare una crisi di fiducia e la manipolazione diretta dei capitali, sgonfiando rapidamente la bolla che gli stessi fondi d’investimento Statunitensi hanno creato durante tutto il 2014 e metà del 2015.

La Cina sta solo rispondendo a questa guerra non dichiarata, rigonfiando la borsa con capitali freschi di conio e sganciando lo yuan dalla banda di oscillazione che lo lega al dollaro, in vista dello shock finanziario che arriverà con il rialzo dei tassi d’interessi in congiuntura con la perdurante crisi petrolifera.

Una storia di guerre non dichiarate, che non avrà un bel finale.

Euriade: “Il cavallo di Troika”

Eppure il piano era ben congegnato, pensato e ripensato. Erigere un cavallo grande grande, bello come non se vedono da secoli, anzi, da millenni.

E dentro la sorpresa! I nostri uomini migliori, al seguito del valoroso ed indomabile Varoufakis; tutti pronti ad agire, quando ormai l’inganno sarà consumato. E lo dipingeremo di rosa questo cavallo, perché sia ancora più apprezzato; un grande confetto col crine di “sinistra”; dolce al tocco ed amaro dentro, amaro quanto una mandorla che attende da troppo tempo, e letale come l’arsenico.

E sì, gli daremo un nome a questo cavallo: Syriza. Un nome oscuro al nemico, ma che al solo sospirarlo, accende la fiamma degli arditi!

Syriza! Syriza! Syriza!

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E vi apporremo un cartello. Che si veda da miglia di distanza questo cartello: “Ci vuole più Europa, insieme, nell’Europa”.

E condurremo Syriza alle porte di Troika, ornati di corone di fiori; al nostro fianco vestali danzanti sulle note dell’ “Inno alla Gioia”.

Lasceremo la nostra meraviglia alle porte, e ce ne andremo, perché l’ineluttabile destino si compia. Attenderemo la notte, entreremo, e conquisteremo Troika.

Ma nulla di tutto ciò accadde.

Vegliammo la notte. Al mattino un mesto ed acre odore pervase la valle. Il fumo si erse impietoso. Syriza in fiamme. I nostri valorosi vinti ed arsi, martiri di un nemico senza pietà, senza onore.

Morimmo dentro.


Brano tratto da “Euriade: sogni arditi e risvegli amari“, di Tsipras de la Mancha.

In guerra muoiono solo donne e bambini…

Due anni fa Hillary Clinton, prossima presidentessa degli Stati Armati d’America, affermava che:

le donne sono state sempre le principali vittime delle guerre, perché dovevano piangere i loro mariti morti

Tale idiozia non va neanche commentata, anche se tale affermazione ci da il tenore della statura mentale e morale di tale persona. Il punto è che, se una persona ad alta visibilità pubblica può oggi fare un’affermazione del genere senza essere sprofondata nel ridicolo, significa che il terreno è “fertile” per tali fandonie di genere.

In 40 anni e passa di esistenza, non mi è mai capitato di udire che “gli uomini sono le vittime principali di una guerra“, anche se da un punto di vista numerico è un’ovvietà, giacché cadono da entrambe le parti della barricata che divide i civili dai militari. Un’ovvietà peraltro facilmente dimostrabile con i dati, se non bastasse il buon senso.

Ma oggi, per l’ennesima volta, e per l’ennesima volta da persone “de Sinistra“, ho dovuto ascoltare la famigerata frase:

le principali vittime delle guerre sono le donne e i bambini

Una frase che assimila all’innocenza dei bambini la posizione “morale” delle donne. Tutti innocenti, tranne i maschi adulti.

Tale “innocentissima” frase, sottace un perentorio giudizio morale; le donne sono esenti dalle colpe di una guerra al pari dei bambini, e gli uomini adulti, morti nelle guerre, non possano godere dello stesso status di vittima, in quanto essi sono gli artefici delle guerre. Un concetto razzista, ovviamente, osceno, eppure l’unico plausibile. A meno che, ovviamente, non si possa dimostrare effettivamente che numericamente le donne e i bambini sono le principali vittime delle guerre.

No, non ci sono alternative. O le donne sono effettivamente una componente numericamente maggioritaria delle vittime, oppure la loro vita ha semplicemente un valore umano maggiore. Delle due, una.

Ed io… Lo dico? Non dovrei dirlo, lo so. Ed io … io mi sono rotto il cazzo di sentire questa oscenità. Ebbene sì, l’ho detto!

Non è solo un semplice falso. E’ un falso ripetuto ossessivamente, ed istituzionalmente. Ed è un falso inteso a far accettare socialmente il minore valore della vita di un maschio; un maschio profilato ormai come seme del male dal femminismo post sessantottino. Un maschio non titolato ad assumere il ruolo di vittima, avendo per definizione il ruolo di carnefice. Un ruolo, peraltro, scritto a chiare lettere nella Convenzione di Istanbul. Ma non divaghiamo…

A questo punto vi starete domandando: “ma magari è vero che le donne sono numericamente le principali vittime delle guerre“. Se vi ponete questa domanda è perché il processo intimidatorio verso il maschile e parimenti di vittimizzazione del femminile, vi ha ormai pervaso, sebbene sappiate benissimo dentro di voi che è una pura follia.jesus-christ-vagina-art-michaelhussar-michael-hussar

Ma tant’è, vi accontento, perché anche io sono un po’ San Tommaso.

Prendiamo, ad esempio, in considerazione la II Guerra Mondiale; il tributo di vite pagato dall’Italia è stato di circa 330,000 militari e 70,000 civili. Non ci è dato sapere con precisione quanti uomini e donne, ma sappiamo che la totalità dei militari (82,5%dei morti di guerra) era maschile; di conseguenza dobbiamo dedurre che tra civili e militari circa il 90% dei morti furono dei vili maschi adulti.

Qualcuno obbietterà che non dobbiamo contare i militari, come se non fossero vite umane. Un’esclusione dei militari dalla conta degli umani che significa anche escludere i bambini dalla conta delle vittime di guerra. E sì, perché qualcuno forse non lo sa, o lo ha rimosso, ma le truppe tedesche negli ultimi anni della II Guerra Mondiale ospitarono tra le loro file anche 15enni. Questi adolescenti evidentemente erano meno innocenti delle loro madri. Senza contare che in molti Paesi dell’Africa e del Sud-Est Asia l’arruolamento di bambini, è ed è stato la prassi.

In ogni caso, ammesso e non concesso di escludere i militari, come è possibile affermare che le donne siano state mai una componente maggioritaria delle vittime di guerra?

Non ci rimane che fare un salto nei nostri giorni, in cui la questione razziale, pardon moi, di genere sta tanto cara ad alcune, soprattutto alle missionarie dell’ONU. Ed infatti proprio ai dati dell’ONU farò riferimento. In particolare farò riferimento ad “UNAMA“, costola dell’UN che si “occupa” di monitorare le morti civili in Afganistan, e di promuovere azioni per salvaguardare la vita delle persone più preziose. Verificate pure quale è la componente demografica particolarmente degna di attenzione…

Ebbene, faccio riferimento al report finale sulle vittime di guerra in Afganistan (Paese in cui l’ONU ha avallato le sue missioni di Pace) del 2014, report che potete tranquillamente consultare (in inglese): “Annual Report on Protection of Civilians“.  In tale report viene presentato il seguente quadro:

  • A pagina 14 si documentano tra il 2009 e il 2014 17,774 morti tra i civili, di cui 3,699 nel solo 2014.
  • Successivamente a pagina 27 UNAMA ci fa sapere che il 2014 ha registrato il maggiore numero di vittime civili tra le donne dal 2009; tale numero è di 298 donne morte.
  • Successivamente a pagina 30 UNAMA ci fa sapere che il 2014 ha registrato il maggiore numero di vittime tra i bambini dal 2009; tale numero è di 714 bambini morti.

Innanzi tutto una precisazione: non è una mia omissione la mancanza di un dato specifico sui maschi adulti. Non esiste proprio nel report un’analisi della problematica maschile; le uniche componenti demografiche oggetto di attenzione sono quella femminile e quella infantile, in particolare la prima. Ma non voglio annoiarvi con questi dettagli androcentrico-patriarcali…

Ritornando quindi ai dati di cui sopra sono evidenti due cose:

  • i bambini rappresentano il 19% delle vittime di guerra
  • le donne rappresentano l’8% delle vittime di guerra

Quale sarà la componente demografica che riempe il restante 73%? Chi lo sa?

Il “bello” è che nella conta dei morti, i bambini sono più del doppio delle donne adulte. Sarà per questo che si cumulano sempre “donne e bambini”? Chi lo sa?

Ma c’è di più; se assumiamo che le vittime tra i bambini siano equamente divise tra maschietti e femminucce, ebbene arriviamo alla conclusione che le vittime maschili (bambini, giovani, adulti e vecchi) rappresentano oltre l’82% dei morti tra i civili. Se poi, per assurdo ovviamente, facessimo l’esercizio di abbinare nella conta gli uomini morti con quella dei bambini morti, arriveremmo alla quota del 92%.

Potete immaginare un titolo di giornale che tuonasse: “tra i civili, uomini e bambini rappresentano oltre il 90% dei morti!“.

Tutto ciò senza contare i militanti, i militari, insomma, la carne da macello.

Quanto sopra, solo contando i “civili”.

Mi fermo qui, e vado in chiosa.

Per voi che di fronte a questi scempi nascondete il vostro buon senso e la vostra dignità, e a voi che avete fatto della manipolazione dei dati e dell’abuso della buona fede di chi vi legge ed ascolta lo strumento per plasmare l’opinione pubblica a vostro uso e consumo, non ho che tre parole: “mi fate schifo!”

Partito Democratico

L’assemblea del gruppo del Pd ha già deliberato di sostituire chi in Commissione non vota il mandato al relatore sull’Italicum

ha detto il vicepresidente vicario del gruppo Pd, Ettore Rosato, un renziano.

Non ci sono altre decisioni da assumere. Stasera all’ufficio di presidenza della Commissione e prima dell’inizio delle votazioni sugli emendamenti saranno comunicati coloro che sostituiranno i componenti rimossi, che dovrebbero essere una decina

ha aggiunto il deputato.

Il governo conta di approvare entro maggio la nuova legge elettorale che riconosce un premio di maggioranza alla Camera alla lista che arriva prima al primo turno con almeno il 40% dei voti oppure al ballottaggio.

In parallelo il Parlamento sta esaminando una modifica della Costituzione per ridurre il Senato nel numero di componenti e nelle funzioni, privandolo della possibilità di votare la fiducia al governo. L’obiettivo congiunto è di rendere più efficiente e snello il processo legislativo e garantire governi più stabili.

Così riporta oggi l’agenzia Reuters.


Questo è il PD. Rimuovere chi dissente, quanta democrazia, non vi pare?

L’Italicum è un treno che deve partire senza soste. Niente dissenso.

Il Senato ostacola…., via la “fiducia”!

Quote di genere, e chi se ne frega (“me ne frego” diceva qualcuno) se sono incostituzionali perché violano il diritto di voto e di associazione partitica. ‘Sti cavoli della Costituzione, se ci gira aboliamo pure la Corte Costituzionale, rallenta il processo legislativo.

Prendi il 40% dei voti? Super premio di maggioranza! D’altronde, alla buon’anima, bastava il 25% di quorum per avere la maggioranza. Poveri idioti, mica crederete che un sistema democratico debba rispettare e tutelare le minoranze, vero? Non capite nulla. Se prendi pochi voti, nel Parlamento proprio non ci devi stare, altrimenti rallenti…impedisci…ostacoli….

Obama comanda (o chi per lui) e Renzie esegue. E vedrete che diventeremo tutti più americani. E ci passerà la voglia di andare a votare, proprio come agli americani. E’ il bipolarismo bellezza.

E già che siamo in ballo con l’Italicum, mi permetto un suggerimento, un nuovo nome per il Consiglio dei Ministri: Il Gran Consiglio, bello no? Lo so, l’idea non è originalissima.Gran_Consiglio_Fascismo

Cari Democratici, è proprio il caso di aprire un confronto a Sinistra. E per iniziare fate una bella cosa, sputate contro vento.

Cari Italioti, 80 Euro valete, non di più.