Il bluff di Tsipras

Sono un pessimo giocatore di poker, ma so quanto basta di economia e di politica per riconoscere un “bluff” scellerato. Tsipras mi sta simpatico, lo devo ammettere. Non politicamente, perché rappresenta buona parte di quello che ho imparato a disprezzare della Sinistra politica contemporanea; la sua incapacità di attualizzare i valori comunitari, lo spirito di coesione sociale e la lotta alla differenza di classe, senza finire inevitabilmente per minare le fondamenta stessa della società, cioè la famiglia e la patria, rispettivamente il limite interno ed esterno, le cellula e il tessuto che definiscono un gruppo sociale.

Così che la Sinistra finisce, direi sistematicamente, per diventare la camera di risonanza del liberalesimo made in USA. Inevitabilmente il buon programma “de sinistra” deve aprire, cambiare, destrutturare, progredire. Tutto si fa, purché si fugga dai mari agitati della concretezza e si imbocchi l’approdo sicuro della retorica dabbene. Syriza non fa eccezione.

Il Paese è al collasso, con crescente conflitto sociale, con parentesi crescenti di intolleranza etnica? La soluzione, ovvia, è il primo comandamento della nuova religione “left”: “frontiere aperte”. Senza se e senza ma.

La cravatta della Troika stringe sempre di più al collo? La moneta forte e l’assenza di sovranità monetaria massacrano la competitività di un’economia debole? Ci vuole più Europa, cioè, in altri termini, meno Grecia.

Insomma, politicamente non posso avere simpatia politica per Tsipras, semplicemente perché rappresenta la deriva progressista del politicamente corretto, cioè, il nulla assoluto.

tsibluff

Ma umanamente Tsipras mi sta simpatico. Sembra un improvvisato giovane giocatore d’azzardo seduto al tavolo con tre volponi, BCE, FMI e Commissione Europea, comodamente adagiati su una scala reale “servita”; compari di gioco che hanno sornionamente assistito all’apertura del “vogliamo negoziare le condizioni del debito nell’Euro e nell’Europa”, e visto il successivo rilancio del “non ci servono soldi ma tempo“,  e che ovviamente vorranno poi “vedere” il bluff del novello Leonida.

Trattasi di una mano “a tre col morto“. Una mano persa in partenza, ma Tsipras non si preoccupi; i tre compari magnanimamente faranno ulteriore credito e concederanno ulteriore tempo, così che la Grecia possa continuare a giocare all’infinito. Perché così funziona; l’usuraio non ha interesse a far fuori il cliente, né a riavere tutti i soldi prestati. L’usuraio ha un solo interesse; quello che il debito sia inestinguibile e che il “cliente”, nell’inutile rincorsa al saldo, sia costretto a cartolarizzare tutti i beni di famiglia, pardon, nazionali.

A meno che, a meno che, Tsipras non cambi tavolo da gioco con l’uscita dall’Euro e ritorni alla sovranità nazionale, dia luogo ad un piano di bail-out, e magari accetti le lusinghe di Eurasia. Insomma, con meno Europa. Cioè faccia esattamente l’opposto degli slogan elettorali.

Che vada in un modo o nell’altro, sarà comunque una debacle politica.

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