2 Giugno 2016. Festa della donna.

Ormai è solo propaganda. E la più meschina.

Inevitabile la lettura pro-Europa della giornata. Come da attese il vocabolario usato oggi per riferirsi all’Italia ha contemplato solo due termini; Paese, come luogo geografico, e Stato come istituzione giuridica. Mai la parola Nazione. Non è un caso.

Ma se la lettura “globalista” della “Non Festa della Non Repubblica” appariva scontata, non altrettanto ovvia era la lettura di genere del 2 Giugno.

Non più Festa Nazionale, ci mancherebbe, né commemorazione dei morti della Resistenza o più in generale rispettoso ricordo per i morti della 2° Guerra mondiale (da qualsiasi parte abbiano combattuto), figurati. E men che mai celebrazione dell’unità Nazionale. Siamo matti?

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Gli oppressori con diritto di voto

No. Il pomeriggio, nonché i titoli di testa dei TG, sono scivolati via come celebrazione del primo voto delle donne e ossequio all’eroico contributo femminile alla Resistenza (onorevole quest’ultimo ma oggettivamente irrisorio).

Un milione di uomini perirono sul fronte nelle 2 Guerre Mondiali, senza contare i milioni di invalidi. E sempre gli uomini fecero valere il proprio “privilegio” della conta nei morti civili. Stesso discorso per la Resistenza. Ma tutto ciò scompare di fronte allo sciacallaggio delle femministe che hanno invaso i media e che purtroppo presenziano anche in alcune istituzioni.

Fra tutti  i “rotocalchi rosa”, riusciva a distinguersi il TG3 condotto dall’immutabile Berlinguer, la quale rammentava che fino al ’63 le donne non potevano entrare in magistratura. Ma neanche in miniera, cara Berlinguer. Ed ometteva di dire (dimenticanza, senz’altro) che fino al 2003 solo gli uomini (tutti) erano obbligati al servizio di leva, e che a tutt’oggi, in caso di conflitto militare, solo gli uomini sono coscrivibili per difendere questa Nazione, pardon, volevo dire Paese.

E così il senso di unità che dovrebbe attendersi in una giornata quale l’odierna, soccombe di fronte ad un’agenda di genere che non ha tregua e non conosce il significato della parola “onore”.

Così il sangue degli uomini, scompare dalla memoria, di fronte al  doveroso tributo al supplizio dell’oppressione femminile.

Ubi maior minor cessat.

Ma ancor di più. Così si reinventa la storia.

E giacché oggi sembra celebrarsi (l’ennesima) festa della donna, vi omaggio con un piccolo contributo sul preziosissimo voto che le donne hanno “conquistato” con indicibili sofferenze, solo nel 1946.

Un caro saluto.

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