Stupro in discoteca o sesso alcoolico? A Rimini due vite a confronto.

Una ragazza italiana di 17 anni e un ragazzo albanese di 20 si incontrano in discoteca, bevono, si chiudono nel bagno e si conoscono “biblicamente”; le amiche di lei si gustano la scena, sghignazzando si arrampicano sulle pareti del bagno e filmano tutto, quindi inviano, il giorno dopo, il video alla loro “amica”. Quaranta (40) giorni dopo l’accaduto , la madre della ragazza in questione depone una denuncia per violenza sessuale presso i Carabinieri. Nessun fascicolo a carico delle “amiche”. Ovviamente non sappiamo se il ragazzo fosse ubriaco.

Questi i fatti.

Qua sotto, invece, i titoli.

Ragazza stuprata, le amiche fanno un video e lo mandano su WhatsApp” – Il Resto del Carlino

Rimini, stuprata in discoteca: il video girato dalle amiche finisce su Whatsapp” – La Repubblica

Rimini, “17enne ubriaca stuprata nel bagno della discoteca”. Le amiche filmano e fanno girare il video su WhatsApp” – Il Fatto Quotidiano

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Potrei continuare, ad libitum.

L’interpretazione dei fatti, pressoché unanime, salvo insignificanti sfumature, è la seguente:

il ragazzo albanese fa ubriacare la ragazza, la trascina nei bagni dove la stupra.

La ragazza è vittima dell’alcool che la riduce un oggetto in balia dell’aggressore…

…Arriva al punto da non capire quasi più niente, come lei stessa racconterà poi agli inquirenti. La roba che ha ingoiato l’ha ridotta a un automa e non si rende conto che il ragazzo è lì pronto ad approfittare delle sue condizioni…. (Il resto del Carlino)

…anzi del bruto

….Nessuna delle compagne pensa di chiedere aiuto, fermare in qualche modo il bruto, salvare in extremis una 17enne palesemente incapace di farlo da sola… (La Repubblica)

La colpa però non è solo del “bruto” ma anche della discoteca, infatti:

…Le ragazzine bevono. Riescono a ubriacarsi nonostante ci sia il divieto di somministrare alcolici ai minorenni, ma già l’estate scorsa il locale finisce nel mirino delle forze dell’ordine per aver organizzato un happy hour a bordo di uno yacht da cui sarebbe scesa una minorenne completamente ubriaca… (Il Fatto Quotidiano)

Colpa del somministratore di alcool, ovviamente, che non ha chiesto la carta d’identità. Una 18enne è tutta un’altra cosa da una 17enne.

Dopo la bevuta, la copula. Quindi il video. Quindi la denuncia.

Interessante notare che altro non è ricostruito. Ad esempio; dopo la copula, cosa succede? Il ragazzo scappa e lascia la ragazza inerme nel bagno? Oppure se ne tornano assieme in pista a finire la serata? La “vittima inerme” è soccorsa dalle “amiche”? Nulla. Niente. Non è strano? Il bruto che ha compiuto il misfatto, dovrà fuggire a piedi levati dal luogo del reato, o no? Sono io l’unico a pormi questa domanda? E se il ragazzo fosse stato ubriaco? Sono tutte e due vittime…del”alcool?

Questa storia puzza, come altre, come la storia delle due ragazzine che l’anno scorso (o forse due) assassinarono un sessantenne con cui intrattenevano una strana relazione di sesso e ricatti.

Vediamo un po’, ci sono due opzioni possibili, a voi, al vostro buon senso, scegliere quella più verosimile.

Opzione “bruto“:

Il ragazzo albanese 20enne (il bruto) manipola la 17enne, convincendola a bere alcool, quindi la trascina (tra la folla di un sabato sera?) nel bagno, chiude la porta, e stupra la ragazza; nel mentre le amiche di LEI si arrampicano sul bagno, e fra una risata e l’altra filmano tutto perché non consapevoli dello stupro. Buio. Poi il giorno dopo mandano il video alla ragazza. 40 giorni dopo la denuncia dalla madre della ragazza, quest’ultima troppo distrutta per agire prima.

Opzione “burdel“:

Le ragazze si ubriacano come consuetudine in discoteca per lasciarsi andare. La 17enne aggancia il 20enne; i due semi-ubriachi se ne vanno nei bagni dove trombano, come consuetudine di molti adolescenti. Le amiche li seguono e per goliardia (e consuetudine?) filmano il tutto. I ragazzi tornano in pista e finiscono la serata, quindi se ne vanno a casa. Il giorno dopo per divertirsi, le “amiche” girano il filmato alla 17enne; ahimè il video inizia a girare troppo, e la ragazza, 40 giorni dopo i fatti, per vergogna si rivolge alla madre. La madre per troppa fiducia verso la figlia (e per disconnessione con la realtà adolescenziale di oggi) non trova di meglio che denunciare la cosa ai carabinieri e mettere a rischio la vita del ragazzo albanese.

A voi la scelta.

L’opzione due, la “burdel”, nessun “giornalista” avrà mai il coraggio di porla sul tavolo. Magari col senno di poi, con qualche finta  lacrima di coccodrillo, tra qualche mese o anno. Io no, perché di queste storie ne ho viste troppe, e so bene quello che questi ragazzi (e ragazze) fanno fuori dalle mura domestiche; molto meglio dei loro “genitori”.

Ovviamente nessuna denuncia a carico delle “amiche”, sebbene qualche giorno fa una 31enne si sia suicidata per via di un filmino hard fatto circolare; in quel caso fascicolo per “istigazione al suicidio”.

Infine, un aneddoto, “Tyler Kost”.  Chi è costui?

Tyler Kost è un ragazzo all’epoca dei fatti (1 anno fa) 18enne che finì in un carcere dell’Arizona (USA) perché 13 ragazze adolescenti lo accusarono di violenza sessuale. Il ragazzo spese 1 anno in carcere, (carcere preventivo), fino a quando non si scoprì che le “ragazzine” inventarono tutto per gioco.

Un caro saluto.

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RAI2: Una brutta storia di fascismo in gonnella

Sottotitolo: “Trump e le cicciottelle”.

Pochi minuti fa (Mercoledì 10 Agosto 2016, ore 20.45) in onda su RAI2 l’osceno spettacolo della PRAVDA rosa.

Apre le cronaca, si fa per dire, il portavoce con baffi della redazione di regime, condannando il “sessismo” dell’articolo di Quotidiano Sportivo reo di essersi riferito a tre arciere olimpiche tricolori con l’appellativo di “Trio delle cicciottelle”.  cicciottelle-tiro-arco-826576

Il “microfonista” baffuto  di RAI2 non aggiunge altro, se non ribadire che TUTTE le testate giornalistiche sono unite nel condannare l’orribile atto di sessismo.

E così al telespettatore inebetito dalla girandola olimpica vengono omessi alcuni insignificanti dettagli, che forse, dico forse, avrebbero meritato menzione. Giuseppe Tassi, direttore di Quotidiano Sportivo, è stato dimesso dall’incarico per tale innocente articolo. Neanche fossimo nel ventennio. Ma d’altronde Barnard pagò più o meno lo stesso scotto per aver osato dire sulla propria pagina Twitter che “le donne fanno schifo esattamente come gli uomini“. Altra redazione, ma sempre la stessa, come dire, la stessa matrice ideologica. Quattro anni fa, una pagina online del “Il giornale” si riferiva ai tre arcieri olimpici come “Tre ragazzi senza appeal e sovrappeso” , con un tenore sicuramente meno affettuoso. Nessuna levata di scudi, nessuna testa mozzata. Eravamo ancora parzialmente sani.

Ma per RAI2, fa notizia il sessismo di un titolo di giornale; non fa notizia che il direttore di tale testata sia stato immediatamente deposto. Tutti allineati, non serve neanche l’olio di ricino.

A seguire, una giornalista della “Sorellanza” introduce una clamorosa notizia: “Trump rischia grosso” per le sue posizioni sul diritto del cittadino statunitense a possedere delle armi (2° emendamento costituzionale) e il conflitto con alcuni giudici della corte suprema. Di Hillary nulla si sa.

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Dubito che i telespettatori abbiano capito la notizia. Ma d’altronde la notizia non c’era. Era pressoché impossibile, per chi non è addentro (come il sottoscritto) alle questioni della cronaca Statunitense, comprendere la questione. Quello che doveva passare, ed è passato, è che Trump è considerato da una parte dell’elettorato stelle e strisce come non gradito. Mah, almeno lì i presidenti ancora li eleggono; da noi siamo al terzo Premier non eletto.

Ma non è questo il punto. Trump è sicuramente un personaggio controverso, per dire il meno. Ma era questa la notizia del giorno da oltre oceano? Dov’è Hillary?

Hillary viola il segreto di stato e dirotta le sue email dal Dipartimento di Stato sul suo server privato? Bazzecole.

Hillary dimostra seri problemi di salute psichica? Dettagli.

La DNC (Democratic National Committee) cioè la direzione del Partito Democratico sabota Sanders per favorire la predestinata, tanto da portare alle dimissioni la Presidente della DNC e Sanders a lasciare il Partito Democratico?  Che vuoi che sia.

Snowden e Assange dimostrano che Hillary è stata in prima linea nell’armare i ribelli in Siria con il deliberato intento di sovvertire Assad? Pinzillacchere.

Morti misteriose tra giornalisti e funzionari del Dipartimento di Stato a seguito delle rivelazioni imbarazzanti di Wikileaks? Ma che scherziamo?

Questa è la PRAVDA Rosa.

Buona rosavisione.

Un caro saluto.

Ideologia gender a scuola. Il MIUR conferma.

Qualcuno ricorderà il “GIOCO DEL RISPETTO”  di Trieste di un anno fa. Un’interessante esperimento per “abbattere gli stereotipi di genere” o più propriamente educare i giovani ad una sana mascolinità. Nonostante il maldestro tentativo di offuscamento delle autorità locali la finalità del “gioco” era chiara nell’opuscolo informativo che recitava “la prevenzione della violenza sulle donne”.

Perché gli uomini (e solo loro) già in giovane età sono potenziali stupratori, violenti o assassini (o dovrei dire femminicida?).

E la scuola è il luogo in cui si educa, s’include, si plasma. Tutto meno che insegnare. Retaggio patriarcale.

Il 15 Luglio 2015 il MIUR, a firma di Rosa de Pasquale, ha emesso una preziosa circolare (“Chiarimenti e riferimenti normativi a supporto dell’art. 1 comma 16 legge 107/2015”, Prot. AOODPIT n. 1972 del 15/09/2015), che leggo con interesse a quasi un anno esatto di distanza. E voi dovreste fare lo stesso se avete a cuore i vostri figli maschi.

La circolare fa un retorico riferimento ai principi costituzionali di non discriminazione, ed ha l’ardire anche di menzionare i diritti della famiglia come società naturale, nonché il diritto-dovere della famiglia di educare. Per poi ribadire che il sistema scolastico è estraneo ad ideologie…

Salvo poi smentire tutto nella stessa circolare.

Afferma la circolare che la legge di cui l’art. 1 comma 16 legge 107/2015 (cui si ispira il Gioco del Rispetto) non fa altro che recepire altre iniziative nazionali ed extra-nazionali (ONU e Consiglio d’Europa). In particolare fa riferimento alla “Convenzione di Istanbul” (violenza contro le donne) e al decreto sulla “Buona Scuola” convertito in legge e specificatamente al “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere”:

a) prevenire il fenomeno della violenza contro le donne attraverso l’informazione e la sensibilizzazione della collettività, rafforzando la consapevolezza degli uomini e ragazzi nel processo di eliminazione della violenza contro le donne;

e

b) promuovere l’educazione alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere nell’ambito dei programmi scolastici delle scuole di ogni ordine e grado, al fine di sensibilizzare, informare, formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo;

Tutto ciò in una scuola in cui il personale docente è in stragrande maggioranza femminile e proprio la componente maschile di discenti è quella che soffre di più. Pura misandria.

vittima e carnefice

In sostanza la circolare conferma quanto paventato. Trattasi di Femminismo e di Ideologia Gender. Iniziative intese ad educare (plasmare direi) i giovani maschi al fine di ridurre il rischio che la natura faccia il suo corso e i virgulti ricopino i passi dei loro padri; violenti, stupratori ed assassini.

D’altronde non è colpa del MIUR è colpa delle leggi. Come nel ’39. Non fu colpa della scuola fu colpa del “Documento sulla razza”. Mio nonno conobbe il fascismo, gli scarponi e le camicie nere. Pagò un carissimo tributo. Devo ringraziare il suo sangue che a distanza di due generazioni mi permette di riconoscere i segni dell’ideologia totalitaria anche quando si veste di rosa e marcia in tacchi a spillo.

Per concludere, la stessa circolare quindi correla quanto sopra alla parallela finalità di combattere:

l’istigazione all’odio, … espressione di tutte le forme di diffusione ed incitazione all’odio razziale, alla xenofobia, all’antisemitismo e ad altre forme di intolleranza, espressione di nazionalismi, discriminazione nei confronti di minoranze, di migranti. Altre forme di discriminazione sono la misoginia, l’islamofobia, la cristianofobia e tutte le forme di pregiudizio circa l’orientamento sessuale e di genere.

Curioso che si faccia riferimento alla misoginia e non alla misandria. Forse perchè quest’ultima ha carattere ormai disciplinare. Inevitabile il riferimento al nazionalismo; che il cielo ci “scampi e liberi” dalla possibilità che i genitori siano nazionalisti. L’educazione è una cosa troppo seria per lasciarla al papà e alla mamma (genitore 1 e genitore 2 per la cronaca).

Chi semina vento raccoglierà tempesta.

Un caro saluto.

BREXIT e la “casa” di Renzi

Il Regno Unito non è più “unito” all’Europa. Almeno teoricamente. Vedremo se la volontà espressa da una maggioranza (risicata a dire la verità) di cittadini Britannici sarà rispettata.

Il piazzista di Stato torna a parlare e riesce a fare a meno di Whatsapp  per 3 minuti di seguito per dire la sua.

Secondo Matteo, lettera ai populisti, i 70 anni di pace nel territorio geografico Europeo, sono dovuti all’istituzione giuridica dell’Europa. In realtà l’Europa geografica è in pace (interna) da ben prima dell’omonima istituzione giuridica, e grazie, si fa per dire, alla guerra fredda tra Nato e Patto di Varsavia durata fino al 1990. E lo era anche fino al 2000 quando la Comunità Economica si è trasformata, senza l’avallo dei cittadini e in alcuni (vedi Francia) casi contro la volontà dei cittadini, in un superstato con una supercostituzione (Trattato di Lisbona) governata da un élite non eletta, megalomane, cinica e globalista.

Ma poi, adesso che ci penso. Dal 1990 siamo proprio sicuri che l'”Europa” è stata in pace? La guerra in Kosovo, quella in Iraq, quella nel Nord Africa, in Medio Oriente? Ah, no, è diverso. Prima le Nazioni Europee si facevano guerra nell’Europa geografica per risorse naturali, adesso la Super Nazione Europa fa la guerra fuori per risorse naturali. E’ tutta un’altra cosa.

Ah, no scusi Matteo, l’Europa esporta diritti umani. E le due guerre mondiali sono state causate dal Nazionalismo, non dalle politiche e dalle ambizioni imperiali.

Europa è la nostra “casa”.

A me sembra altro. Vede io a casa mia ci entro quando mi pare; ne esco quando mi pare e ci faccio entrare chi dico io e per il tempo che decido io.

C’è un luogo invece in cui si entra contro la propria volontà e da cui non si può uscire se non per volontà altrui.

Si chiama “prigione”.

Un caro saluto.

Ma quante donne ci sono nel mondo?

Un caro amico mi ha sottoposto, ahimè, quest’articolo “Ma quante siamo nel mondo?” pubblicato su uno dei tanti ed inutili (quando non deleteri) blog femministi, dal nome “NOIDONNE”. Non finirò mai di ringraziarlo…

Apparentemente la sorellanza si fa la conta. Così pare.

La sorellanza sostiene, citando gli “autorevoli” dati dell’ONU (sì, quella della campagna HE FOR SHE, Lui Per Lei), che sulla faccia della terra ci sono più uomini che donne. E secondo loro tale deplorevole fatto discende dalle discriminazioni contro le donne, in particolare dalle politiche “eugenetiche” applicate in Cina.

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Lo scandaloso squilibrio vede calpestare la Madre Terra da ben 101,8 uomini ogni 100 donne. In altre parole in questo preciso momento c’è un 50,45% di uomini a fronte di un misero 49,55% di donne. Inaccettabile, ovviamente.

Per NOIDONNE tale fatto è inammissibile, perché è noto che le donne vivono di più, e quindi ci devono essere più donne che uomini. Questa è parità.

Rafforza il messaggio, l’autorevole fonte, citando il fatto che in Russia (dove le cose vanno bene) ci sono molte più donne che uomini, “grazie” anche alla seconda guerra mondiale. Evidentemente l’arruolamento di milioni di uomini per mandarli al massacro non si configura come discriminazione.

Secondo la sorellanza, va meglio negli USA (i padroni dell’ONU, per inciso), con una situazione molto più paritaria (parole loro); per ogni 100 donne ci sono 98,3 uomini. In altri termini negli USA vivono il 49,6% di uomini contro il 50,4% di donne. Molto ma molto meglio dello scandaloso dato mondiale che vede 50,45% di uomini contro un misero 49,55% di donne.

NOIDONNE fa notare poi che in paesi come L’Arabia Saudita, Qatar e gli Emirati Arabi i residenti uomini sono molti di più delle donne, addirittura quasi il doppio di uomini rispetto alle donne.

Come sarà, com’è possibile, perbacco!?

In una parentesi di “parziale lucidità” l’autorevole voce della sorellanza ci fornisce la dritta per capire questo apparente assurdo demografico del medio oriente quando afferma che in tali Paesi:

sono arrivati negli ultimi anni molti lavoratori stranieri maschi (soprattutto dall’Asia meridionale), che sono stati impiegati nelle industrie e a cui non è stato consentito di portare con sé la propria famiglia

La Sorella allude, in tale eufemistico capoverso, agli schiavi (maschi) provenienti da Bangladesh e India e che svolgono i lavori più aberranti da cui la popolazione (maschile e soprattutto femminile) dei Paesi ospitanti è salvaguardata. Ovviamente, s’intende, le donne del Bangladesh e dell’India sono quelle orribilmente discriminate non gli uomini costretti a lavorare come schiavi moderni in terra straniera.

NOIDONNE prosegue quindi citando altri dati riferiti ad altri Paesi (incluso il nostro) in cui la situazione è molto paritaria (leggasi più donne), riconducendo tale migliore situazione alla differenza di aspettativa di vita dovuta ai peggiori costumi sociali del vil maschio. Scontato. Nessun cenno al fatto che gli uomini si fanno carico, anche nel I° Mondo, dei compiti lavorativi più debilitanti e rischiosi. E altrettanto ovviamente, nessun cenno alla bizzarra situazione per cui chi vive meno più tardi va in pensione. Vabbé ma il concetto di paritario della sorellanza è abbastanza noto, non divaghiamo.

E finalmente, NOIDONNE, chiude (con la premessa d’apertura) con una parentesi dedicata alle politiche cinesi di controllo delle nascite definite, udite udite, il “femminicidio infantile“. Con tale termine, Sua Sorellanza si riferisce alla politica del figlio unico vigente in Cina in alcune zone a particolare rischio di esplosione demografica. Se non lo sapete, il governo Cinese (con una politica discutibile, ma per motivi che potete ben intuire) per alcuni anni ha disincentivato le famiglie a fare più di un figlio, e sembra che alla fine alcune famiglie abbiano deciso di abortire nel caso di nascitura femminile. Non una bella cosa. Senza contare che qualche milione di cinesi maschi è stato costretto a sposarsi con qualche zitella russa.  Ma d’altronde se alcune donne cinesi hanno deciso così, cosa ci vogliamo fare? Their body their choice.

Curioso poi che si usi il termine “femminicidio” per definire la “non nascita” di una femmina. Avevo capito che l’aborto è solo l’espulsione di un mucchio di cellule. E che la volontà della gestante non si discute. Insomma, se le donne cinesi hanno deciso di abortire più cromosomi XX che XY, che male c’è? E’ sempre autodeterminazione femminile, o no?

Nei “paritarissimi” USA si dice Planned Parenthood, genitorialità pianificata. Viceversa in India la produzione per commissione si dice “maternità surrogata”. Tutt’altra cosa, mica è eugenetica.

Sarcasmo a parte, femminicidio infantile o no, la realtà è che la pianificazione delle nascite cinese ha poco a che vedere con l’inaccettabile disparità di genere, il famigerato 50,45% di uomini contro il misero 49,55% di donne.

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E’ bene che le sorelle sappiano che in natura nascono più oppressori che vittime. E senza bisogno di artifici. Ebbene sì, la natura statisticamente dà alla luce più maschi che femmine. Ogni giorno, ogni santissimo giorno, ogni 100 femminucce neonate vengono alla luce 101 maschietti.

Il motivo di ciò? Sembra, si dice, che la causa sia riconducibile al femminicidio fetale. Eh, gia!

E poiché nei Paesi in via di sviluppo c’è una crescita demografica (più natalità che mortalità) sebbene le donne abbiano un’aspettativa di vita più alta, se si contano le presenze in un dato momento si riscontrano più uomini che donne. Niente da fare, sebbene poi muoiano come mosche, ‘sti maschi nascono come conigli. Misteri della natura. Ovviamente quando la crescita demografica si arresta la “conta” si ribalta e l’aspettativa di vita vince sulla natalità, più donne e meno uomini. Misteri della matematica.

Troppo difficile da capire, sorelle? Eh lo so, la matematica non è per tutti. A me però mi tocca pure di insegnarla.

Cosa dire quindi. Care (si fa per dire) sorelle. Fate una bella cosa, emigrate in Cina. Senza indugio. Sia l’Italia che la Terra del Dragone saranno tutte più paritarie e contente.

Un caro saluto.

2 Giugno. La Non Festa della Non Repubblica

Domani una festa per pochi. Non tutti ne hanno mai compreso il significato; a ricordarglielo in tempi passati, le obsolete parate militari tricolori, patriottici discorsi di veterani della resistenza e retorici richiami all’unità Nazionale di alcuni Presidenti, in particolare un Presidente.

MALTEMPO: NOTTE DI BORA A 140 A TRIESTE MA MIGLIORA

L’inutile retaggio

Una festa che ora è per pochi, perché gli Italiani non sono benvenuti. Italiano, lo senti come suona male? Sa di confini, di storia, d’identità.

Molto meglio Europei.

A ribadircelo sarà domani Mattarella, maestro dell’offuscamento linguistico. Tanto maestro, che pochi lo saprebbero riconoscere tra la folla.

Il “giorno della memoria”, Mister X, riteneva utile condannare il nazionalismo, secondo lui origine della 2° Guerra Mondiale; Sua “trasparenza” infatti non riteneva fossero determinanti, come causa del conflitto, le condizioni di miseria dell’Europa, in particolare di una Germania stretta da  un debito asfissiante, e la politica imperialista anglosassone, in  particolare della Gran Bretagna, allora Impero. Sì, perché le Nazioni vanno condannate, non gli Imperi. Sarà questa forse la vocazione dell’ EuroNato?

Ribadiva il messaggio, Sua “Evanescenza”, il 24 Aprile. Mai più nazionalismi, frontiere aperte, e tanta Europa, un Europa senza confini. Un po’ Eurasia, un po’ EurAfrica. Ma sempre EuroNato.

E ritornava poco fa, a valle di un concerto celebrativo della Non Festa, sul tema. Tanta Europa, tanta apertura. Mai la parola Nazione; e stento a ricordare la parola Italia. Nessuna frontiera, semmai due fronti, uno orientale e uno meridionale. I migranti vengono da noi, perché è casa loro; e noi colonizziamo loro, perché è cosa nostra.

E domani? Un 2 Giugno particolare, un giorno per sentirci tutti un po’ meno Italiani.

Una Non Festa di un Non Presidente di Una Non Repubblica.

Ovviamente, Non Italiana.

Un uomo morto per ogni donna in divisa

Pochi minuti fa RAI uno mandava in onda il servizio della servo-inviata “giornalista” dagli States.

Celebrava il trionfo di una donna Marines che ce l’aveva fatta nonostante la cultura maschile (ormai ufficialmente aggettivo dispregiativo) delle forze armate Statunitensi.

Il suo cuore trionfava sul potere della forza.

Parole della “giornalista”.

Peccato che le forze armate servono per uccidere; e poiché il nemico è soprattutto maschile dobbiamo assumere che la soldatessa sia scesa in campo per uccidere un po’ di maschi.?Con il cuore ovviamente.

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Nell’esaltazione della sorellanza la “giornalista” ometteva alcune informazioni; le donne hanno criteri di ammissione ridicolmente più bassi rispetto ai maschi nelle selezioni per l’ammissione nelle forze armate. E non solo negli USA, ovviamente.

Proprio rimanendo in terra Statunitense, riporto alcuni dati relativi all’efficienza operativa delle donne, tratte da un articolo  (che potete consultare) da una fonte “woman friendly” (per usare un eufemismo) che riporta i risultati di alcune simulazioni di guerra:

Le squadre di fanteria di soli maschi hanno riportato una migliore precisione  di fuoco rispetto alle squadre miste nell’utilizzo di TUTTE le armi.

ed ancora

Le squadre di fanteria di soli maschi hanno dimostrato maggiore velocità d’ingaggio rispetto alle squadre miste.

ed ancora

Le squadre di fanteria di soli maschi hanno dimostrato prestazioni significativamente migliori nello scavalcare gli ostacoli e nell’evacuazione dei feriti. Ad esempio, i Marines maschi nello scavalcare gli ostacoli gettavano lo zaino oltre il muro mentre le Marines femmine sistematicamente necessitavano di aiuto nel portare lo zaino oltre l’ostacolo. E nell’evacuazione dei feriti è stata verificata una notevole differenza nei tempi di evacuazione tra le squadre di maschi e quelle miste.

ed ancora

Le Marines femmine hanno riportato un tasso maggiore di infortuni.

Serve altro? E notare che il confronto è stato (politicamente corretto) effettuato tra squadre maschili e squadre miste, non squadre femminili.

Ovviamente se avessero fatto maschi contro femmine, quest’ultime avrebbero vinto…col cuore.

E’ per questo motivo che nei ranghi dell’esercito USA c’è sempre più insofferenza per la presenza femminile. Non solo per la vigliaccata delle affirmative actions che permettono a donne inadeguate di occupare posizioni lavorative precluse (per legge) a maschi nettamente meglio attrezzati, ma soprattutto perché si tratta di impieghi militari, in cui l’efficienza operativa significa la sopravvivenza sul campo.

Ma è questione di cuore, lo so. L’immenso cuore femminile, un mistero precluso agli uomini, come il sesto senso.

Sarà ma ricordo ancora un prezioso aneddoto, che ho il piacere di condividere. Nel 2003, poco dopo che l’Italia aveva aperto le porte all’ingresso delle donne nell’esercito, furono intervistate alcune cadette di un Accademia Militare (se non sbaglio quella di Modena). Una delle intervistate espresse brillantemente (a mio modo di vedere) l’interpretazione femminile del proprio ruolo militare (testuali parole):

Noi la mente e gli uomini il braccio

Questo è quanto.

Cambiamento climatico: l’accordo degli stolti

Storica ratifica dell’agenda per il contenimento del cambiamento climatico. John Kerry (anima candida del colpo di stato Ucraino) maestro di cerimonie che abbraccia la sua nipotina, in un gesto che è metafora della responsabilità intergenerazionale. Testimonial d’onore Leonardo Di Caprio, e M. Bloolmerg come Inviato Speciale per il Cambiamento Climatico. Un palcoscenico di prim’ordine per un agenda climatica molto miliardaria.

Un’agenda made in USA quella del cambiamento climatico. Ebbene sì, gli  USA baluardo del Pianeta Terra. Gli USA, paese che non solo non ha mai applicato ma neanche ha mai ratificato il precedente Protocollo di Kyoto del 1997 per il contenimento delle emissioni di CO2.

File:Kyoto Protocol participation map 2009.png

Sopra la figura con in blu i Paesi che non hanno ratificato il Protocollo di Kyoto di 19 anni fa.

Quale ravvedimento. Non è mai troppo tardi direte voi. Forse, ma che cambiamento di prospettiva; da rimorchio a locomotiva. Sarà perché è cambiato il clima, quello geo-politico.

Il tema del cambiamento climatico, a dispetto delle apparenze, è tuttora controverso in ambito scientifico. Ma ammesso che tale cambiamento climatico esista, e che sia significativamente legato all’attività umana, e che abbia effetti negativi (in termini globali), rimane aperto il punto più importante: può effettivamente l’uomo ostacolare tale cambiamento “climatico”?

E’ bene che sappiate che secondo la comunità scientifica sostenitrice dell’agenda in oggetto, per  contenere (non azzerare o invertire) l’innalzamento delle temperature a meno di 2° C si dovrebbero ridurre le emissioni di CO2 (quelle da biofossili del famoso protocollo di Kyoto) di circa il 70% entro il 2050, e ridurle a zero entro il 2100. Ciò significherebbe un cambiamento radicale dei costumi sociali capitalistico-industriali-consumistici. E’ un ipotesi plausibile secondo voi? Non dico negli ambiti scientifici, ma in quelli politici. E’ mai possibile considerare un mondo occidentale (OECD) sponsor del primato del capitale, della iper-produttività, del culto del consumo, che concepisca una svolta ad U, un ritorno ad una società quasi pre-industriale?

“Tutti sanno che il clima sta cambiando”, “non ci sono più le mezze stagioni”. Avete ragione. Ma siate sinceri; siete sicuri che le cose stiano come ve le stanno raccontando? Siete sicuri di avere capito cosa vi stanno dicendo i politici nella passerella delle buone intenzioni? Non è vero forse che il tema vi viene propagandato con superficialità e con conclusioni già tratte, senza elementi per giudicare e confutare? Non è piuttosto vero che tutto viene trattato come una favola in cui il male, il cambiamento climatico, deve essere combattuto dai suoi stessi artefici che divengono improvvisamente baluardi del bene attraverso un improvviso percorso di redenzione morale? E tutto senza apparenti gravi ripercussioni sul vostro stile di vita?

E perché mai vincolare lo sviluppo economico dei paesi emergenti al rispetto di parametri di sostenibilità ambientale molto stringenti, quando la produzione di CO2 e i consumi energetici procapite sono soprattutto una responsabilità storicamente del mondo sviluppato (quello che viene definito OECD o Primo Mondo)?

Il punto è che è tutto un grande show, con poca scienza e molti attori; uno spettacolo che non avrà un gran bel finale. Qualunque sia la vostra visione della nostra società consumistica e dello stato di salute del Pianeta Terra (che in ogni caso sopravviverà alla nostra specie), l’agenda sul Clima non ha nulla da spartire con il Clima. Ma piuttosto con l’energia e gli equilibri Geo-Politici, in particolare gli equilibri tra OECD (cioè l’interpretazione economica della NATO) e BRICS.

Secondo i dati della Banca Mondiale (WorldBank) entro il 2040 la domanda di energia aumenterà del 60% rispetto ai valori attuali; e due terzi (rispetto al circa 50% di oggi) di tali consumi saranno imputabili a Paesi non OECD, in particolare all’area BRICS (Cina in testa). In altri termini, entro il 2040 il blocco BRICS sarà consumatore di gran parte dell’energia, in particolare del biofossile (petrolio e carbone) e produttore di una gran parte di esso (in particolare Russia e Sud America). Ciò significa che BRICS (ed amici) determineranno il prezzo globale dell’energia, ivi incluso il petrolio. E ciò non piace ai signori del petrodollaro.

Allora osserviamo i fatti con gli occhi del buon senso:

  • gli USA leader della NATO del WTO e del gruppo OECD non ratificano il Protocollo di Kyoto del 1997;
  • venti anni dopo divengono promotori di un’agenda sul Clima e mettono a disposizione tutto il proprio star system per promuoverla;
  • tale agenda punta a obiettivi irrealizzabili e pone vincoli restrittivi sulla produzione e consumo di energie da fonti biofossili verso i Paesi Emergenti nonostante per decenni proprio il blocco OECD ne abbia abusato ed abbia accumulato la responsabilità maggiore in termini di produzione pro-capite di CO2;
  • i Paesi Emergenti sono in via di sviluppo e proiettati a divenire nell’arco di 3 decenni gli arbitri del mercato delle energie, in particolare quelle biofossili, in particolare del petrolio, materia riserva del dollaro statunitense.

Allora, l’agenda sul clima si prefigge di difendere il pianeta terra dall’Apocalisse oppure di ostacolare lo sviluppo economico, politico e militare del blocco BRICS?

Delle due, una.

A voi la scelta.

Criminalizzazione del sesso

Pochi giorni fa l’Huffington Post celebrava a’adozione da parte della Francia della dottrina Svedese in merito di prostituzione. La Francia in realtà arriva terza in questa illuminata corsa verso una sana sessualità; prima di essa si piazzava buon secondo il Canada che plagiava la ricetta scandinava già un annetto fa. L’Italia si allineerà.

Tutto opera, ben inteso, del femminismo. Ed è bene che su questo non ci siano dubbi. Non vorrei che qualcuno avesse l’ardire (oggi o domani) di rimandare la paternità di tale dottrina all’imperante cultura patriarcale.

Cosa dice questa dottrina? Esprime un concetto molto semplice; la prostituzione è sostanzialmente stupro, e di conseguenza il cliente è uno stupratore. E’ un concetto che a non tutti può apparire immediato e che provo a spiegarvi. Chi vende sesso (e si assume che sia sempre una donna) lo fa perché costretta materialmente (sfruttamento e traffico) o culturalmente a vendere il proprio corpo, e il cliente (e si assume che sia un uomo) comperando tali prestazioni, anche in una transazione apparentemente consensuale tra persone adulte, partecipa ad un crimine. Chi vende le proprie prestazioni sessuali è ovviamente non partecipe del crimine, semmai oggetto del crimine.

Di conseguenza il cliente (l’uomo) va punito e la vittima (la donna) tutelata e potenzialmente redenta.file-02601-media

Ovviamente in tale contesto l’uomo è assunto consapevole di compiere violenza e di conseguenza la sanzione (ivi incluso il carcere) è giustificata; viceversa la donna (anche se apparentemente non sfruttata) è inconsapevole del proprio stato di vittimizzazione e quindi incapace di uscire da tale circolo; in virtù di ciò le istituzioni devono intervenire per toglierla da tale ambito, con un costo sociale che ricade sul resto della comunità.

Apparentemente una donna è perfettamente autodeterminata quando abortisce, ma non quando fornica. Viceversa un uomo è criminale quando paga per fare sesso, ed autodeterminato quando si infila in un cunicolo a 1 km di profondità o precipita da un’impalcatura.

In sintesi le donne sono vittime e gli uomini i loro carnefici. Femminismo. Nulla di nuovo.

Che poi la vittima guadagni 4, 5 o 10 volte quello che guadagna il suo carnefice è irrilevante. Altrettanto irrilevante il fatto che si sanzioni, potenzialmente anche con il carcere, un uomo.

La geniale trovata socialdemocratica svedese viene ricopiata dalla Francia socialista come pure da un Canada di certo non a destra. Ed è bene chiarire anche questo, onde evitare che (oggi o domani) qualcuno riconduca tale brillante innovazione dei rapporti sociali al buio della Destra bigotta ed oscurantista.

In particolare, l’illuminato HP evidenziava il presunto obiettivo di combattere il traffico sessuale. Curioso però che l’iniziativa non preveda di andare a cercare le prostitute e stanare le vere vittime per redimerle; troppo ovvio. E forse non lo si fa perché si assume l’ovvio esito: il fallimento. Un fallimento scontato perché le vittime di traffico sessuale sono una piccola minoranza e l’azione redentrice non sortirebbe nessun effetto rispetto all’ovvio scopo; bandire la prostituzione, limitando e sanzionando vita sessuale maschile.

Il fatto poi che tale politica proibizionistica porti all’incremento della clandestinità del mercato del sesso, è altrettanto ovvio. Tanto ovvio che non può sfuggire neanche alle inquisitrici dietro questa preziosa crociata moralizzatrice. Ma come non mi stancherò mai di dire, al femminismo non importa nulla delle donne, e mai è importato. La misandria è l’unico combustibile che alimenta questa macchina dell’orrore.

Sembra proprio che la libera sessualità maschile sia inconcepibile per il femminismo, in un’apparente contraddizione con i propri dettami ideologici. Se è vero, come è vero, che gli uomini sono la prima causa di morte per le donne, quale migliore opzione di liberare le donne dal carcere della pericolosa vita di coppia, se non una diffusa disponibilità di sessualità. D’altronde è noto che gli uomini hanno costruito il matrimonio per potere avere una vita sessuale gratuita e costringere le donne a compiti domestici in cambio di una mera sussistenza. E proprio grazie al femminismo gli uomini hanno capito. Milioni di padri hanno capito il messaggio troppo tardi. E milioni di uomini “nuovi” lo stanno capendo in anticipo e consapevoli della propria natura decidono sempre più spesso di non opprimere e di pagare per quello che invece ottenevano gratis per mezzo dell’imperante minaccia della violenza domestica.

Eppure il femminismo va in direzione opposta ai propri dettami; bandire la pornografia (perché masturbarsi è atto impuro), la prostituzione (perché essa è male), trasformare rapporti di coabitazione in matrimoni di fatto.

Insomma, o il femminismo vuole riportare gli uomini ad opprimere le proprie vittime, oppure semplicemente non accetta che appaghino la propria sessualità senza una convivenza con una donna. Delle due, una.

Lo so lo so. Lo sanno tutti; il femminismo vuole tutelare le donne vittime di traffico del sesso.

Eppure sembra altro, che strano.