Stupro in discoteca o sesso alcoolico? A Rimini due vite a confronto.

Una ragazza italiana di 17 anni e un ragazzo albanese di 20 si incontrano in discoteca, bevono, si chiudono nel bagno e si conoscono “biblicamente”; le amiche di lei si gustano la scena, sghignazzando si arrampicano sulle pareti del bagno e filmano tutto, quindi inviano, il giorno dopo, il video alla loro “amica”. Quaranta (40) giorni dopo l’accaduto , la madre della ragazza in questione depone una denuncia per violenza sessuale presso i Carabinieri. Nessun fascicolo a carico delle “amiche”. Ovviamente non sappiamo se il ragazzo fosse ubriaco.

Questi i fatti.

Qua sotto, invece, i titoli.

Ragazza stuprata, le amiche fanno un video e lo mandano su WhatsApp” – Il Resto del Carlino

Rimini, stuprata in discoteca: il video girato dalle amiche finisce su Whatsapp” – La Repubblica

Rimini, “17enne ubriaca stuprata nel bagno della discoteca”. Le amiche filmano e fanno girare il video su WhatsApp” – Il Fatto Quotidiano

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Potrei continuare, ad libitum.

L’interpretazione dei fatti, pressoché unanime, salvo insignificanti sfumature, è la seguente:

il ragazzo albanese fa ubriacare la ragazza, la trascina nei bagni dove la stupra.

La ragazza è vittima dell’alcool che la riduce un oggetto in balia dell’aggressore…

…Arriva al punto da non capire quasi più niente, come lei stessa racconterà poi agli inquirenti. La roba che ha ingoiato l’ha ridotta a un automa e non si rende conto che il ragazzo è lì pronto ad approfittare delle sue condizioni…. (Il resto del Carlino)

…anzi del bruto

….Nessuna delle compagne pensa di chiedere aiuto, fermare in qualche modo il bruto, salvare in extremis una 17enne palesemente incapace di farlo da sola… (La Repubblica)

La colpa però non è solo del “bruto” ma anche della discoteca, infatti:

…Le ragazzine bevono. Riescono a ubriacarsi nonostante ci sia il divieto di somministrare alcolici ai minorenni, ma già l’estate scorsa il locale finisce nel mirino delle forze dell’ordine per aver organizzato un happy hour a bordo di uno yacht da cui sarebbe scesa una minorenne completamente ubriaca… (Il Fatto Quotidiano)

Colpa del somministratore di alcool, ovviamente, che non ha chiesto la carta d’identità. Una 18enne è tutta un’altra cosa da una 17enne.

Dopo la bevuta, la copula. Quindi il video. Quindi la denuncia.

Interessante notare che altro non è ricostruito. Ad esempio; dopo la copula, cosa succede? Il ragazzo scappa e lascia la ragazza inerme nel bagno? Oppure se ne tornano assieme in pista a finire la serata? La “vittima inerme” è soccorsa dalle “amiche”? Nulla. Niente. Non è strano? Il bruto che ha compiuto il misfatto, dovrà fuggire a piedi levati dal luogo del reato, o no? Sono io l’unico a pormi questa domanda? E se il ragazzo fosse stato ubriaco? Sono tutte e due vittime…del”alcool?

Questa storia puzza, come altre, come la storia delle due ragazzine che l’anno scorso (o forse due) assassinarono un sessantenne con cui intrattenevano una strana relazione di sesso e ricatti.

Vediamo un po’, ci sono due opzioni possibili, a voi, al vostro buon senso, scegliere quella più verosimile.

Opzione “bruto“:

Il ragazzo albanese 20enne (il bruto) manipola la 17enne, convincendola a bere alcool, quindi la trascina (tra la folla di un sabato sera?) nel bagno, chiude la porta, e stupra la ragazza; nel mentre le amiche di LEI si arrampicano sul bagno, e fra una risata e l’altra filmano tutto perché non consapevoli dello stupro. Buio. Poi il giorno dopo mandano il video alla ragazza. 40 giorni dopo la denuncia dalla madre della ragazza, quest’ultima troppo distrutta per agire prima.

Opzione “burdel“:

Le ragazze si ubriacano come consuetudine in discoteca per lasciarsi andare. La 17enne aggancia il 20enne; i due semi-ubriachi se ne vanno nei bagni dove trombano, come consuetudine di molti adolescenti. Le amiche li seguono e per goliardia (e consuetudine?) filmano il tutto. I ragazzi tornano in pista e finiscono la serata, quindi se ne vanno a casa. Il giorno dopo per divertirsi, le “amiche” girano il filmato alla 17enne; ahimè il video inizia a girare troppo, e la ragazza, 40 giorni dopo i fatti, per vergogna si rivolge alla madre. La madre per troppa fiducia verso la figlia (e per disconnessione con la realtà adolescenziale di oggi) non trova di meglio che denunciare la cosa ai carabinieri e mettere a rischio la vita del ragazzo albanese.

A voi la scelta.

L’opzione due, la “burdel”, nessun “giornalista” avrà mai il coraggio di porla sul tavolo. Magari col senno di poi, con qualche finta  lacrima di coccodrillo, tra qualche mese o anno. Io no, perché di queste storie ne ho viste troppe, e so bene quello che questi ragazzi (e ragazze) fanno fuori dalle mura domestiche; molto meglio dei loro “genitori”.

Ovviamente nessuna denuncia a carico delle “amiche”, sebbene qualche giorno fa una 31enne si sia suicidata per via di un filmino hard fatto circolare; in quel caso fascicolo per “istigazione al suicidio”.

Infine, un aneddoto, “Tyler Kost”.  Chi è costui?

Tyler Kost è un ragazzo all’epoca dei fatti (1 anno fa) 18enne che finì in un carcere dell’Arizona (USA) perché 13 ragazze adolescenti lo accusarono di violenza sessuale. Il ragazzo spese 1 anno in carcere, (carcere preventivo), fino a quando non si scoprì che le “ragazzine” inventarono tutto per gioco.

Un caro saluto.

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Ideologia gender a scuola. Il MIUR conferma.

Qualcuno ricorderà il “GIOCO DEL RISPETTO”  di Trieste di un anno fa. Un’interessante esperimento per “abbattere gli stereotipi di genere” o più propriamente educare i giovani ad una sana mascolinità. Nonostante il maldestro tentativo di offuscamento delle autorità locali la finalità del “gioco” era chiara nell’opuscolo informativo che recitava “la prevenzione della violenza sulle donne”.

Perché gli uomini (e solo loro) già in giovane età sono potenziali stupratori, violenti o assassini (o dovrei dire femminicida?).

E la scuola è il luogo in cui si educa, s’include, si plasma. Tutto meno che insegnare. Retaggio patriarcale.

Il 15 Luglio 2015 il MIUR, a firma di Rosa de Pasquale, ha emesso una preziosa circolare (“Chiarimenti e riferimenti normativi a supporto dell’art. 1 comma 16 legge 107/2015”, Prot. AOODPIT n. 1972 del 15/09/2015), che leggo con interesse a quasi un anno esatto di distanza. E voi dovreste fare lo stesso se avete a cuore i vostri figli maschi.

La circolare fa un retorico riferimento ai principi costituzionali di non discriminazione, ed ha l’ardire anche di menzionare i diritti della famiglia come società naturale, nonché il diritto-dovere della famiglia di educare. Per poi ribadire che il sistema scolastico è estraneo ad ideologie…

Salvo poi smentire tutto nella stessa circolare.

Afferma la circolare che la legge di cui l’art. 1 comma 16 legge 107/2015 (cui si ispira il Gioco del Rispetto) non fa altro che recepire altre iniziative nazionali ed extra-nazionali (ONU e Consiglio d’Europa). In particolare fa riferimento alla “Convenzione di Istanbul” (violenza contro le donne) e al decreto sulla “Buona Scuola” convertito in legge e specificatamente al “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere”:

a) prevenire il fenomeno della violenza contro le donne attraverso l’informazione e la sensibilizzazione della collettività, rafforzando la consapevolezza degli uomini e ragazzi nel processo di eliminazione della violenza contro le donne;

e

b) promuovere l’educazione alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere nell’ambito dei programmi scolastici delle scuole di ogni ordine e grado, al fine di sensibilizzare, informare, formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo;

Tutto ciò in una scuola in cui il personale docente è in stragrande maggioranza femminile e proprio la componente maschile di discenti è quella che soffre di più. Pura misandria.

vittima e carnefice

In sostanza la circolare conferma quanto paventato. Trattasi di Femminismo e di Ideologia Gender. Iniziative intese ad educare (plasmare direi) i giovani maschi al fine di ridurre il rischio che la natura faccia il suo corso e i virgulti ricopino i passi dei loro padri; violenti, stupratori ed assassini.

D’altronde non è colpa del MIUR è colpa delle leggi. Come nel ’39. Non fu colpa della scuola fu colpa del “Documento sulla razza”. Mio nonno conobbe il fascismo, gli scarponi e le camicie nere. Pagò un carissimo tributo. Devo ringraziare il suo sangue che a distanza di due generazioni mi permette di riconoscere i segni dell’ideologia totalitaria anche quando si veste di rosa e marcia in tacchi a spillo.

Per concludere, la stessa circolare quindi correla quanto sopra alla parallela finalità di combattere:

l’istigazione all’odio, … espressione di tutte le forme di diffusione ed incitazione all’odio razziale, alla xenofobia, all’antisemitismo e ad altre forme di intolleranza, espressione di nazionalismi, discriminazione nei confronti di minoranze, di migranti. Altre forme di discriminazione sono la misoginia, l’islamofobia, la cristianofobia e tutte le forme di pregiudizio circa l’orientamento sessuale e di genere.

Curioso che si faccia riferimento alla misoginia e non alla misandria. Forse perchè quest’ultima ha carattere ormai disciplinare. Inevitabile il riferimento al nazionalismo; che il cielo ci “scampi e liberi” dalla possibilità che i genitori siano nazionalisti. L’educazione è una cosa troppo seria per lasciarla al papà e alla mamma (genitore 1 e genitore 2 per la cronaca).

Chi semina vento raccoglierà tempesta.

Un caro saluto.

Privilegio maschile

Sarà un post molto breve.

Qui sotto un’immagine che rappresenta i diritti di cittadinanza che sono concessi alle donne americane alla nascita e che sono concessi agli uomini americani solo e solo se prima del compimento dei 26 anni si iscrivano nelle liste di coscrizione (“Selective Service”), cioè se diano il loro consenso ad essere richiamati alle armi in caso di conflitto.

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Questi sono i diritti (privilegi) maschili condizionati all’accettazione della propria disponibilità in caso di conflitto armato:

  • Licenza di guida
  • Diritto di voto
  • Prestiti Pubblici
  • Scolarizzazione in istituti pubblici
  • Cittadinanza (immigrati maschi devono dare la propria disponibilità a servire le forze armate per ottenere la cittadinanza statunitense)

Questo oggi ed ancor di più ieri.

Un caro saluto.

Ma quante donne ci sono nel mondo?

Un caro amico mi ha sottoposto, ahimè, quest’articolo “Ma quante siamo nel mondo?” pubblicato su uno dei tanti ed inutili (quando non deleteri) blog femministi, dal nome “NOIDONNE”. Non finirò mai di ringraziarlo…

Apparentemente la sorellanza si fa la conta. Così pare.

La sorellanza sostiene, citando gli “autorevoli” dati dell’ONU (sì, quella della campagna HE FOR SHE, Lui Per Lei), che sulla faccia della terra ci sono più uomini che donne. E secondo loro tale deplorevole fatto discende dalle discriminazioni contro le donne, in particolare dalle politiche “eugenetiche” applicate in Cina.

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Lo scandaloso squilibrio vede calpestare la Madre Terra da ben 101,8 uomini ogni 100 donne. In altre parole in questo preciso momento c’è un 50,45% di uomini a fronte di un misero 49,55% di donne. Inaccettabile, ovviamente.

Per NOIDONNE tale fatto è inammissibile, perché è noto che le donne vivono di più, e quindi ci devono essere più donne che uomini. Questa è parità.

Rafforza il messaggio, l’autorevole fonte, citando il fatto che in Russia (dove le cose vanno bene) ci sono molte più donne che uomini, “grazie” anche alla seconda guerra mondiale. Evidentemente l’arruolamento di milioni di uomini per mandarli al massacro non si configura come discriminazione.

Secondo la sorellanza, va meglio negli USA (i padroni dell’ONU, per inciso), con una situazione molto più paritaria (parole loro); per ogni 100 donne ci sono 98,3 uomini. In altri termini negli USA vivono il 49,6% di uomini contro il 50,4% di donne. Molto ma molto meglio dello scandaloso dato mondiale che vede 50,45% di uomini contro un misero 49,55% di donne.

NOIDONNE fa notare poi che in paesi come L’Arabia Saudita, Qatar e gli Emirati Arabi i residenti uomini sono molti di più delle donne, addirittura quasi il doppio di uomini rispetto alle donne.

Come sarà, com’è possibile, perbacco!?

In una parentesi di “parziale lucidità” l’autorevole voce della sorellanza ci fornisce la dritta per capire questo apparente assurdo demografico del medio oriente quando afferma che in tali Paesi:

sono arrivati negli ultimi anni molti lavoratori stranieri maschi (soprattutto dall’Asia meridionale), che sono stati impiegati nelle industrie e a cui non è stato consentito di portare con sé la propria famiglia

La Sorella allude, in tale eufemistico capoverso, agli schiavi (maschi) provenienti da Bangladesh e India e che svolgono i lavori più aberranti da cui la popolazione (maschile e soprattutto femminile) dei Paesi ospitanti è salvaguardata. Ovviamente, s’intende, le donne del Bangladesh e dell’India sono quelle orribilmente discriminate non gli uomini costretti a lavorare come schiavi moderni in terra straniera.

NOIDONNE prosegue quindi citando altri dati riferiti ad altri Paesi (incluso il nostro) in cui la situazione è molto paritaria (leggasi più donne), riconducendo tale migliore situazione alla differenza di aspettativa di vita dovuta ai peggiori costumi sociali del vil maschio. Scontato. Nessun cenno al fatto che gli uomini si fanno carico, anche nel I° Mondo, dei compiti lavorativi più debilitanti e rischiosi. E altrettanto ovviamente, nessun cenno alla bizzarra situazione per cui chi vive meno più tardi va in pensione. Vabbé ma il concetto di paritario della sorellanza è abbastanza noto, non divaghiamo.

E finalmente, NOIDONNE, chiude (con la premessa d’apertura) con una parentesi dedicata alle politiche cinesi di controllo delle nascite definite, udite udite, il “femminicidio infantile“. Con tale termine, Sua Sorellanza si riferisce alla politica del figlio unico vigente in Cina in alcune zone a particolare rischio di esplosione demografica. Se non lo sapete, il governo Cinese (con una politica discutibile, ma per motivi che potete ben intuire) per alcuni anni ha disincentivato le famiglie a fare più di un figlio, e sembra che alla fine alcune famiglie abbiano deciso di abortire nel caso di nascitura femminile. Non una bella cosa. Senza contare che qualche milione di cinesi maschi è stato costretto a sposarsi con qualche zitella russa.  Ma d’altronde se alcune donne cinesi hanno deciso così, cosa ci vogliamo fare? Their body their choice.

Curioso poi che si usi il termine “femminicidio” per definire la “non nascita” di una femmina. Avevo capito che l’aborto è solo l’espulsione di un mucchio di cellule. E che la volontà della gestante non si discute. Insomma, se le donne cinesi hanno deciso di abortire più cromosomi XX che XY, che male c’è? E’ sempre autodeterminazione femminile, o no?

Nei “paritarissimi” USA si dice Planned Parenthood, genitorialità pianificata. Viceversa in India la produzione per commissione si dice “maternità surrogata”. Tutt’altra cosa, mica è eugenetica.

Sarcasmo a parte, femminicidio infantile o no, la realtà è che la pianificazione delle nascite cinese ha poco a che vedere con l’inaccettabile disparità di genere, il famigerato 50,45% di uomini contro il misero 49,55% di donne.

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E’ bene che le sorelle sappiano che in natura nascono più oppressori che vittime. E senza bisogno di artifici. Ebbene sì, la natura statisticamente dà alla luce più maschi che femmine. Ogni giorno, ogni santissimo giorno, ogni 100 femminucce neonate vengono alla luce 101 maschietti.

Il motivo di ciò? Sembra, si dice, che la causa sia riconducibile al femminicidio fetale. Eh, gia!

E poiché nei Paesi in via di sviluppo c’è una crescita demografica (più natalità che mortalità) sebbene le donne abbiano un’aspettativa di vita più alta, se si contano le presenze in un dato momento si riscontrano più uomini che donne. Niente da fare, sebbene poi muoiano come mosche, ‘sti maschi nascono come conigli. Misteri della natura. Ovviamente quando la crescita demografica si arresta la “conta” si ribalta e l’aspettativa di vita vince sulla natalità, più donne e meno uomini. Misteri della matematica.

Troppo difficile da capire, sorelle? Eh lo so, la matematica non è per tutti. A me però mi tocca pure di insegnarla.

Cosa dire quindi. Care (si fa per dire) sorelle. Fate una bella cosa, emigrate in Cina. Senza indugio. Sia l’Italia che la Terra del Dragone saranno tutte più paritarie e contente.

Un caro saluto.

2 Giugno 2016. Festa della donna.

Ormai è solo propaganda. E la più meschina.

Inevitabile la lettura pro-Europa della giornata. Come da attese il vocabolario usato oggi per riferirsi all’Italia ha contemplato solo due termini; Paese, come luogo geografico, e Stato come istituzione giuridica. Mai la parola Nazione. Non è un caso.

Ma se la lettura “globalista” della “Non Festa della Non Repubblica” appariva scontata, non altrettanto ovvia era la lettura di genere del 2 Giugno.

Non più Festa Nazionale, ci mancherebbe, né commemorazione dei morti della Resistenza o più in generale rispettoso ricordo per i morti della 2° Guerra mondiale (da qualsiasi parte abbiano combattuto), figurati. E men che mai celebrazione dell’unità Nazionale. Siamo matti?

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Gli oppressori con diritto di voto

No. Il pomeriggio, nonché i titoli di testa dei TG, sono scivolati via come celebrazione del primo voto delle donne e ossequio all’eroico contributo femminile alla Resistenza (onorevole quest’ultimo ma oggettivamente irrisorio).

Un milione di uomini perirono sul fronte nelle 2 Guerre Mondiali, senza contare i milioni di invalidi. E sempre gli uomini fecero valere il proprio “privilegio” della conta nei morti civili. Stesso discorso per la Resistenza. Ma tutto ciò scompare di fronte allo sciacallaggio delle femministe che hanno invaso i media e che purtroppo presenziano anche in alcune istituzioni.

Fra tutti  i “rotocalchi rosa”, riusciva a distinguersi il TG3 condotto dall’immutabile Berlinguer, la quale rammentava che fino al ’63 le donne non potevano entrare in magistratura. Ma neanche in miniera, cara Berlinguer. Ed ometteva di dire (dimenticanza, senz’altro) che fino al 2003 solo gli uomini (tutti) erano obbligati al servizio di leva, e che a tutt’oggi, in caso di conflitto militare, solo gli uomini sono coscrivibili per difendere questa Nazione, pardon, volevo dire Paese.

E così il senso di unità che dovrebbe attendersi in una giornata quale l’odierna, soccombe di fronte ad un’agenda di genere che non ha tregua e non conosce il significato della parola “onore”.

Così il sangue degli uomini, scompare dalla memoria, di fronte al  doveroso tributo al supplizio dell’oppressione femminile.

Ubi maior minor cessat.

Ma ancor di più. Così si reinventa la storia.

E giacché oggi sembra celebrarsi (l’ennesima) festa della donna, vi omaggio con un piccolo contributo sul preziosissimo voto che le donne hanno “conquistato” con indicibili sofferenze, solo nel 1946.

Un caro saluto.

Un uomo morto per ogni donna in divisa

Pochi minuti fa RAI uno mandava in onda il servizio della servo-inviata “giornalista” dagli States.

Celebrava il trionfo di una donna Marines che ce l’aveva fatta nonostante la cultura maschile (ormai ufficialmente aggettivo dispregiativo) delle forze armate Statunitensi.

Il suo cuore trionfava sul potere della forza.

Parole della “giornalista”.

Peccato che le forze armate servono per uccidere; e poiché il nemico è soprattutto maschile dobbiamo assumere che la soldatessa sia scesa in campo per uccidere un po’ di maschi.?Con il cuore ovviamente.

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Nell’esaltazione della sorellanza la “giornalista” ometteva alcune informazioni; le donne hanno criteri di ammissione ridicolmente più bassi rispetto ai maschi nelle selezioni per l’ammissione nelle forze armate. E non solo negli USA, ovviamente.

Proprio rimanendo in terra Statunitense, riporto alcuni dati relativi all’efficienza operativa delle donne, tratte da un articolo  (che potete consultare) da una fonte “woman friendly” (per usare un eufemismo) che riporta i risultati di alcune simulazioni di guerra:

Le squadre di fanteria di soli maschi hanno riportato una migliore precisione  di fuoco rispetto alle squadre miste nell’utilizzo di TUTTE le armi.

ed ancora

Le squadre di fanteria di soli maschi hanno dimostrato maggiore velocità d’ingaggio rispetto alle squadre miste.

ed ancora

Le squadre di fanteria di soli maschi hanno dimostrato prestazioni significativamente migliori nello scavalcare gli ostacoli e nell’evacuazione dei feriti. Ad esempio, i Marines maschi nello scavalcare gli ostacoli gettavano lo zaino oltre il muro mentre le Marines femmine sistematicamente necessitavano di aiuto nel portare lo zaino oltre l’ostacolo. E nell’evacuazione dei feriti è stata verificata una notevole differenza nei tempi di evacuazione tra le squadre di maschi e quelle miste.

ed ancora

Le Marines femmine hanno riportato un tasso maggiore di infortuni.

Serve altro? E notare che il confronto è stato (politicamente corretto) effettuato tra squadre maschili e squadre miste, non squadre femminili.

Ovviamente se avessero fatto maschi contro femmine, quest’ultime avrebbero vinto…col cuore.

E’ per questo motivo che nei ranghi dell’esercito USA c’è sempre più insofferenza per la presenza femminile. Non solo per la vigliaccata delle affirmative actions che permettono a donne inadeguate di occupare posizioni lavorative precluse (per legge) a maschi nettamente meglio attrezzati, ma soprattutto perché si tratta di impieghi militari, in cui l’efficienza operativa significa la sopravvivenza sul campo.

Ma è questione di cuore, lo so. L’immenso cuore femminile, un mistero precluso agli uomini, come il sesto senso.

Sarà ma ricordo ancora un prezioso aneddoto, che ho il piacere di condividere. Nel 2003, poco dopo che l’Italia aveva aperto le porte all’ingresso delle donne nell’esercito, furono intervistate alcune cadette di un Accademia Militare (se non sbaglio quella di Modena). Una delle intervistate espresse brillantemente (a mio modo di vedere) l’interpretazione femminile del proprio ruolo militare (testuali parole):

Noi la mente e gli uomini il braccio

Questo è quanto.

Medicina di “Genere” per esseri “speciali”

Medicina di genere perché uomini e donne sono differenti e meritano differenti attenzioni: Sarebbe meglio però parlare di medicina di “sesso” perchè il sesso è un concetto biologico, il “genere” no; lo sanno bene i transessuali, o come si usa dire transgender. Ma a prescindere da questo, belle parole, ma parole banali. La medicina tratta da sempre ogni male in modo differente e alcune malattie (e relative cure) sono applicabili solo ad uno specifico sesso. Ed anche le  malattie “comuni” vengono curate con terapie differenziate a seconda non solo del sesso, ma anche dell’età e del quadro fisiologico generale. In altri termini già da tempo si tratta ciascun paziente come individuo particolare.

Ma allora cosa mai vorranno dire quindi con questa medicina di genere? Sembra infatti che tale definizione neutra ed inclusiva (anche se superflua) poi si traduca in un interesse speciale per le sole donne. Ma ovviamente sto malignando. Ovvio.

Il 22 Aprile 2016 appena trascorso è stato (suono di trombe) la “Giornata nazionale dedicata alla salute della donna”. Eh sì perché evidentemente le donne sono in pericolo di vita.

Così recita il Manifesto dell’evento patrocinato dal Ministero della Salute (di genere?):

Una società moderna, evoluta ed equa è consapevole del ruolo protagonista della donna nel contesto sociale, nel lavoro, nella cultura e nella sua capacità di accoglienza del bisogno

Cosa c’entra con la salute? Sembra più retorica femminista. Mi sbaglio sicuramente; infatti il documento recita diverse direttrici che vanno dalla tutela e la promozione della salute sessuale e riproduttiva all’alimentazione, all’accesso a efficienti strumenti per la prevenzione dei tumori femminili, fino alla salute mentale della donna, alla prevenzione, l’individuazione e il contrasto della violenza sulle donne, e alle strategie per favorire l’invecchiamento sano ed attivo dell’universo femminile.

Lodevoli intenti intesi a tutelare la salute di un genere; non so se esistano iniziative analoghe per l’altro genere. Interessante poi il concetto di universo femminile. Siamo all’astrofisica. Indicativo poi il richiamo alla violenza sulle donne, giustamente non inquadrato come tema di criminalità ma come tema di salute; sappiamo tutti che la violenza degli uomini è la prima causa di morte delle donne.

Commenta la Ministra della Salute Beatrice Lorenzin:

L’idea che noi lanciamo è “sei un essere speciale, prenditi cura di te!”

Non è ben chiaro cosa significhi “essere speciale”, forse di altra specie? Comunque le donne si prendono cura fin troppo di sè. Due terzi del personale impiegato nel sistema sanitario sono donne, e gran parte della spesa pubblica del SSN è riservata alla donne. In Gran Bretagna (e non vedo perché in Italia dovrebbe essere differente) oltre il 65% della spesa pubblica per la salute è fruita dalle donne. Le donne ci tengono e come alla propria salute e lo sanno bene anche le multinazionali della salute che sponsorizzano gli eventi di “medicina di genere”.

Ed aggiunge la Lorenzin:

le donne vivono più a lungo,  ma vivono male gli ultimi anni della propria vita, a causa di un carico di cura che si sono assunte durante tutto l’arco della propria esistenza

Eh già. Le donne vivono più a lungo è per questo che loro e non gli uomini meritano particolare attenzione. Poverette, vivono male gli ultimi anni della propria vita; e devono campare con quei quattro soldi delle reversibilità proveniente dai contributi pensionistici maschili (aggiungo io). Beati loro, gli uomini, predestinati al riposo eterno. Per loro niente Paradiso però; semmai il Girone degli Oziosi o al meglio il Purgatorio. Il loro ozio è l’origine del carico di cure che grava sulle spalle curve delle vecchiette.

Chiosa quindi con la seguente rivelazione:

i dati statistici, le nuove scoperte scientifiche ci dicono che siamo diverse biologicamente

Già, ce lo deve dire la scienza che siamo diversi. Questa diversità che appare e scompare a seconda dei casi…

Attendo il giorno in cui un ministro della salute si pronunci così:

gli uomini vivono di meno a causa di un carico di lavoro che si sono assunti durante tutto l’arco della propria esistenza

Attendo fiducioso.

Criminalizzazione del sesso

Pochi giorni fa l’Huffington Post celebrava a’adozione da parte della Francia della dottrina Svedese in merito di prostituzione. La Francia in realtà arriva terza in questa illuminata corsa verso una sana sessualità; prima di essa si piazzava buon secondo il Canada che plagiava la ricetta scandinava già un annetto fa. L’Italia si allineerà.

Tutto opera, ben inteso, del femminismo. Ed è bene che su questo non ci siano dubbi. Non vorrei che qualcuno avesse l’ardire (oggi o domani) di rimandare la paternità di tale dottrina all’imperante cultura patriarcale.

Cosa dice questa dottrina? Esprime un concetto molto semplice; la prostituzione è sostanzialmente stupro, e di conseguenza il cliente è uno stupratore. E’ un concetto che a non tutti può apparire immediato e che provo a spiegarvi. Chi vende sesso (e si assume che sia sempre una donna) lo fa perché costretta materialmente (sfruttamento e traffico) o culturalmente a vendere il proprio corpo, e il cliente (e si assume che sia un uomo) comperando tali prestazioni, anche in una transazione apparentemente consensuale tra persone adulte, partecipa ad un crimine. Chi vende le proprie prestazioni sessuali è ovviamente non partecipe del crimine, semmai oggetto del crimine.

Di conseguenza il cliente (l’uomo) va punito e la vittima (la donna) tutelata e potenzialmente redenta.file-02601-media

Ovviamente in tale contesto l’uomo è assunto consapevole di compiere violenza e di conseguenza la sanzione (ivi incluso il carcere) è giustificata; viceversa la donna (anche se apparentemente non sfruttata) è inconsapevole del proprio stato di vittimizzazione e quindi incapace di uscire da tale circolo; in virtù di ciò le istituzioni devono intervenire per toglierla da tale ambito, con un costo sociale che ricade sul resto della comunità.

Apparentemente una donna è perfettamente autodeterminata quando abortisce, ma non quando fornica. Viceversa un uomo è criminale quando paga per fare sesso, ed autodeterminato quando si infila in un cunicolo a 1 km di profondità o precipita da un’impalcatura.

In sintesi le donne sono vittime e gli uomini i loro carnefici. Femminismo. Nulla di nuovo.

Che poi la vittima guadagni 4, 5 o 10 volte quello che guadagna il suo carnefice è irrilevante. Altrettanto irrilevante il fatto che si sanzioni, potenzialmente anche con il carcere, un uomo.

La geniale trovata socialdemocratica svedese viene ricopiata dalla Francia socialista come pure da un Canada di certo non a destra. Ed è bene chiarire anche questo, onde evitare che (oggi o domani) qualcuno riconduca tale brillante innovazione dei rapporti sociali al buio della Destra bigotta ed oscurantista.

In particolare, l’illuminato HP evidenziava il presunto obiettivo di combattere il traffico sessuale. Curioso però che l’iniziativa non preveda di andare a cercare le prostitute e stanare le vere vittime per redimerle; troppo ovvio. E forse non lo si fa perché si assume l’ovvio esito: il fallimento. Un fallimento scontato perché le vittime di traffico sessuale sono una piccola minoranza e l’azione redentrice non sortirebbe nessun effetto rispetto all’ovvio scopo; bandire la prostituzione, limitando e sanzionando vita sessuale maschile.

Il fatto poi che tale politica proibizionistica porti all’incremento della clandestinità del mercato del sesso, è altrettanto ovvio. Tanto ovvio che non può sfuggire neanche alle inquisitrici dietro questa preziosa crociata moralizzatrice. Ma come non mi stancherò mai di dire, al femminismo non importa nulla delle donne, e mai è importato. La misandria è l’unico combustibile che alimenta questa macchina dell’orrore.

Sembra proprio che la libera sessualità maschile sia inconcepibile per il femminismo, in un’apparente contraddizione con i propri dettami ideologici. Se è vero, come è vero, che gli uomini sono la prima causa di morte per le donne, quale migliore opzione di liberare le donne dal carcere della pericolosa vita di coppia, se non una diffusa disponibilità di sessualità. D’altronde è noto che gli uomini hanno costruito il matrimonio per potere avere una vita sessuale gratuita e costringere le donne a compiti domestici in cambio di una mera sussistenza. E proprio grazie al femminismo gli uomini hanno capito. Milioni di padri hanno capito il messaggio troppo tardi. E milioni di uomini “nuovi” lo stanno capendo in anticipo e consapevoli della propria natura decidono sempre più spesso di non opprimere e di pagare per quello che invece ottenevano gratis per mezzo dell’imperante minaccia della violenza domestica.

Eppure il femminismo va in direzione opposta ai propri dettami; bandire la pornografia (perché masturbarsi è atto impuro), la prostituzione (perché essa è male), trasformare rapporti di coabitazione in matrimoni di fatto.

Insomma, o il femminismo vuole riportare gli uomini ad opprimere le proprie vittime, oppure semplicemente non accetta che appaghino la propria sessualità senza una convivenza con una donna. Delle due, una.

Lo so lo so. Lo sanno tutti; il femminismo vuole tutelare le donne vittime di traffico del sesso.

Eppure sembra altro, che strano.