Autodeterminazione della donna e gogna pubblica

Autodeterminazione.

Una parola che ha avuto i suoi momenti di gloria in tempi di “aborto”. Autoderminazione femminile, ovviamente. Quella maschile è data per scontata, più che scontata direi … “in svendita”.

Ma non parleremo di aborto, né di riproduttività. Ma di sesso sì, perché, apparentemente, l’autoderminazione femminile sessuale sembra proprio non poter prescindere dalla sottodeterminazione maschile.

Qualche giorno fa è assurto alla ribalta dell’attenzione mediatica il caso di 6 ragazzi (innocenti fino a prova del contrario) detenuti preventivamente e poi licenziati con giudizio d’innocenza (perché il caso non sussiste) in appello, per un’accusa di stupro. Non giudico la ragazza, né i ragazzi; e non giudico la loro percezione dell’accaduto. Non giudico, punto. Io non faccio il “giornalista di genere”. Mi limito a constatare un fatto; conosciamo i nomi dei ragazzacci su cui penderà per sempre un giudizio di colpevolezza di una parte dell’opinione pubblica.

Ma c’è un settimo ragazzaccio, ebbene sì: Zach Anderson.

Sette, il numero preferito dal femminismo.

La storia di Zach è interessante ed emblematica, non solo perché è la storia di molti ragazzi, e non solo perché è rappresentativa dell’interpretazione femminista dell'”autodeterminazione” femminile in tema di sessualità, ma perché vi offre un quadro d”autore del vero l’obiettivo delle campagne gognesche “di genere”.

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E’ una storia breve. Zach ha 19 anni e come quasi tutti i ragazzi di quell’età ha un pensiero fisso; il triangolino della felicità. Si iscrive, come tanti, ad un sito di “dating” che gli frutta un paio di incontri amorosi con ragazze autodeterminate. Il primo incontro è con una ragazza di 18 anni, e scivola via senza ripercussioni. Il secondo incontro, invece, risulta leggermente più problematico. Zach fa la conoscenza “virtuale” con  una ragazza che afferma di avere 17 anni. I due si piacciono, si incontrano e si conoscono “in senso biblico”.

Tutto consensuale, in apparenza. Purtroppo per Zach, la ragazza aveva mentito sulla propria età e, sebbene avesse 14 anni, si era iscritta nella sezione “adulti” del sito; pulsioni adolescenziali e autodeterminazione, ovviamente. La mamma della fanciulla, ignara della dinamica delle cose, coinvolge le forze dell’ordine, innescando la sovradeterminazione manettara.

Il ragazzo viene quindi arrestato e gode della generosa ospitalità carceraria preventiva Statunitense per un mese.

Ha quindi luogo il processo. La ragazza e la madre testimoniano in favore del ragazzo, ma nulla da fare; Zach è condannato come “sex offender” (una definizione che include tutta una gamma di reati sessuali, dallo stupro all’esibizionismo) a 3 mesi di carcere e all’iscrizione per 25 anni nel registro pubblico dei “sex offenders”, un termine edulcorato per indicare la versione moderna della “gogna pubblica”.

Un’iscrizione nella gogna “dei sex offenders” che gli renderà pressoché impossibile trovare un impiego per i prossimi 5 lustri, e gli renderebbe anche difficile (se non impossibile) l’accesso nelle università statunitensi, semmai fosse interessato. Senza contare le ripercussioni sul piano sociale e delle relazioni “umane”.

E non finisce qui, perché per i prossimi 5 anni, Zach non potrà utilizzare Internet né possedere uno Smartphone, e non potrà rivolgere la parola a ragazzi con meno di 17 anni.

Tre mesi di carcere, 25 anni di gogna, 5 anni di restrizioni dei propri diritti umani, per avere avuto un rapporto sessuale consensuale con una ragazza che ha mentito sulla propria età e che non ha subito né “percepito” nessuna violenza.

Tutto ciò perché l’autodeterminazione femminile finisce dove inizia la sovradeterminazione del femminismo.

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