Un G20 da ricordare

Apre le danze il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, che ricorda al Presidente del Mondo Obama:

Non sono un pupazzo americano. Sono il presidente di uno stato sovrano. Io non sono giudicabile da nessun altro se non dal popolo Filippino. Figlio di puttana (“son of a bitch”), te lo giuro

Duterte si riferiva alle ingerenze statunitensi nella politica Filippina di contrasto al traffico di droga. Politica discutibile, probabilmente, ma gli USA sono gli ultimi a poter giudicare chiunque. Ma l’arroganza, si sa, va di pari passo con l’assenza di autocoscienza.

Da pari suo , Obama ha delle belle parole per Putin:

Tutti sanno che sei un’idiota (“jackass”). Non mi sto riferendo solo a Snowden e alla Siria. Cosa volgiamo dire delle Pussy Riot? E vogliamo parlare delle leggi anti-gay? Mosse da idiota, amico mio. E se pensi che sia l’unico a pensarla così, ti stai illudendo. Chiedi ad Angela Merkel. Chiedi a David Cameron. Chiedi al tizio turco. Ognuno di loro pensa che tu sia una testa di cazzo (“dick”).

obama-putin-g20-580Insomma Obama, non sembra contento del fatto che Putin sostenga, in accordo alle leggi internazionali, il governo Siriano contro i terroristi finanziati dagli Stati Uniti e dall’Arabia Saudita e addestrati da stati membri della NATO (US e UK in testa). E non gli piace che Snowden (reo di aver svelato il Grande Fratello americano) abbia cercato asilo in Russia invece che nella patria della liberà, gli Stati Uniti, quella dei 2 milioni di detenuti, di Guantanamo e della guerra ad Assange e Bradley (adesso Chelesa) Manning.

E cosa vogliamo dire delle Pussy Riot, le femministe targate Soros (alla pari delle Femen), che sono finite in carcere per violazione di leggi di ordine pubblico (non per reato di opinione) come qualsiasi altro cittadino russo; al contrario, in america vige il “Pussy Pass”. Questi russi sono incivili, mica come gli statunitensi che ai cittadini gli sparano in ogni angolo della strada.

Per non parlare delle politiche anti-gay Russe che vietano la propaganda gender e omosessualista nella scuola; un crimine, certo. Prendere lezioni dall’america, please, dove uno studente su cinque è trattato a psicofarmaci, e gli altri giocano al tiro al bersaglio con i propri compagni.

Eh sì, Putin dal basso del suo consenso interno plebiscitario (sebbene la guerra fredda in atto) deve consigliarsi con Cameron (dimissionato dopo la batosta Brexit) e con Merkel giustappunto semi “sfanculata” in casa propria dall’AFD.

Insomma, un G20 da ricordare. Il pupazzo del Nuovo Ordine Mondiale che insulta il leader più amato dal proprio popolo, e si becca gli stracci in faccia dal leader di una ex colonia.

Un giorno, forse, anche noi avremo un leader. Per adesso accontentatevi dei servi.

Un caro saluto.

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2 pensieri su “Un G20 da ricordare

  1. Analisi perfetta, non c’è altro da aggiungere. Duterte è un leader con le palle, non uno di quei schifosissimi servi degli USA. Gli US non devono permettersi di intromettersi negli affari interni di un altro paese sovrano. Detto questo, credo che la politica di Duterte contro i narcotrafficanti non sia affatto discutibile, anzi è l’unica strada percorribile. Per venire a capo del problema vi sono due strade: o si liberalizza completamente il commercio di qualunque tipo di droga ora illegale togliendolo dunque dal controllo dei narcos oppure si tolgono di mezzo gli stessi narcos tramite eliminazione fisica. Ho sempre detto che per combattere fenomeni come quello del narcotraffico, della mafia e del terrorismo occorre NON applicare ai membri delle varie organizzazioni criminose le garanzie costituzionali. Quindi niente galera a carico della comunità ma direttamente un bel posto in una fossa comune.

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    • Non conosco nel dettaglio la situazione Filippina, quindi inutle che mi inoltri in Filippiche…
      In ogni caso non sono da’accordo sul tema del trattamento dei narcotrafficanti. Non che mi stiano simpatici, ma qualunque sia l’eventuale sentenza, un processo deve esserci sempre, salvo non presumere una colpevolezza che è tipica degli stati di polizia.

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