Asia Bronzo

…come la faccia.

AB

E sono due. Due che ti accusano di molestie. Tu dall’alto della tua posizione di potere d’immagine hai abusato di loro. Nessun condizionale, l’indicativo è d’obbligo.

Due ragazzi, due maschi che ti accusano di molestie sessuali. E io non ho dubbi nel credere loro. Ho creduto immediatamente alla prima povera vittima, anche laddove altri ritenevano strumentali e tardive le rivendicazioni; non un solo tentennamento sulla tua colpevolezza perché bisogna sempre credere alla vittima. E spero che nessuno abbia dubbi oggi, dopo la seconda vittima.

Weinstein non scambiava favori con donne adulte per reciproci vantaggi; piaceri tanto effimeri per lui quanto sostanziosi e longevi per le giovani promesse lanciate nello star system. No, nessuno scambio consenziente; si trattava di abuso. Lui abusava di povere donne in cerca di fortuna, poi costrette per decenni a contenere l’umiliazione; milioni di dollari e case in riviera hanno potuto lenire il dolore a lungo ma non per sempre. E coraggiosamente tali donne si sono fatte avanti, decenni dopo.

Il tempo riserva sempre sorprese.

Certi piatti vanno serviti freddi.

Un caro saluto.

Donne e bambini, ma soprattutto donne

Più che un articolo, direi un telegramma, solo pochi numeri.

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L’estratto conto del Titanic:

Donne sopravvissute: 324 pari al 75% del totale.

Bambini sopravvissuti: 56 pari al 50% del totale.

Uomini sopravvissuti: 323 pari al 19% del totale.

Questo, quando il patriarcato opprimeva le donne “ancor più di oggi”. Fatevi due conti.

Un caro saluto.

Cyntoia Brown, la vittima assassina e il “giornalismo” di genere

In breve Cyntoia Brown è una giovane donna (33 anni) che all’età di 16 anni ha ucciso premeditatamente (fatto assodato) un “cliente” dopo averci fatto sesso (fatto assodato) per poi portare via la sua arma e il portafogli (fatto assodato).

L’assassina è stata quindi condannata all’ergastolo. Fin qui i fatti verificati.

Le paladine della pop-culture statunitensi la vedono differentemente ed hanno creato un hashtag (#FreeCyntoiaBrown) per liberare la povera vittima. Così deve pensarla anche V. Santarpia che così scrive sul Corriere della Sera:

Partorita a sedici anni da una donna, figlia di uno stupro, che abusava di alcol, spacciava cocaina e ha passato più tempo in carcere che a casa, Cyntoia Brown non ha avuto una vita facile. 

La vittima (Cyntoia, s’intende) è figlia di uno stupro; forse la “giornalista” voleva dire che Cyntoia è nata a valle di uno stupro, ma tralasciamo l’uso ardito della lingua italiana. In ogni caso la parola “stupro” è la chiave d’interpretazione di tutto l’articolo. La madre è invece un modello ispirazionale, se tralasciamo la sua dedizione al crimine e all’alcool, ed ovviamente vittima di stupro. Insomma vittima figlia di vittima.

E quella paura e la rabbia che l’hanno spinta a premere il grilletto quella notte non sono altro che il frutto di anni di soprusi e violenze.

La paura e la rabbia hanno spinto la “vittima” ad uccidere l’uomo. Bene, tutto chiaro. Come? A voi non è chiaro? Un attimo di pazienza.

Precisa quindi la “giornalista” :

Quella sera, racconta la Bbc, Cyntoia era in giro con il suo fidanzato, uno spacciatore violento soprannominato Kutthroat, che le chiese di procurargli un po’ di soldi. Cyntoia, per accontentarlo, accettò di fare sesso con Johnny Allen, un agente immobiliare di Nashville che la portò a casa sua, le mostrò la sua collezione di armi, dicendole che era un ex tiratore scelto dell’esercito.

La Cyntoia non era una prostituta che si accompagnava a un pappone, no!  Ella era una povera ragazza che per “accontentare” il ragazzo, delle cui attitudini violenti e criminali lei era ovviamente inconsapevole (per la cronaca Kuttthroat significa Tagliagola), racimolando un po’ di denaro (per lui ovviamente, mica per se stessa) decise di fare “compagnia” ad un altro uomo (spoiler: quello che finirà con una pallottola nel cranio).

Cenarono, guardarono la tv, poi si misero a letto e lui la violentò. Poi Allen si voltò e allungò la mano verso il lato del letto: Cyntoia ha raccontato di essere stata presa dal panico, pensando che lui stesse cercando una pistola. Convinta di essere sul punto di morire, gli sparò alla testa con una pistola calibro 40 che lo stesso Kutthroat le aveva dato per difendersi.

La dinamica che segue all’incontro è quella tipica della legittima difesa per un’aggressione a fini di stupro. Infatti la Cyntoia va a casa di un perfetto sconosciuto con il proposito di fare soldi (facendo un prelibato manicaretto, s’intende), guarda la TV con il tizio, s’infila a letto (ovviamente inconsapevole degli esiti biblici della cosa) e dopo la copulazione quando lui si gira dall’altra parte del letto lei gli piazza una bella pallottola calibro 40 nella nuca (perché spaventata).

Poi la vittima se ne va col bottino. Un classico.

Ringrazio la “giornalista” per avermi illuminato sulla vera dinamica dei fatti. Una povera ragazza concepita in uno stupro subito dalla madre vittima, che subisce la paura e la rabbia per la vita che è costretta a subire, che pur di accontentare il ragazzo oppressore si reca con una pistola calibro 40 a casa di un uomo per racimolare denaro in modi non specificati, per poi subire uno stupro e quindi difendersi preventivamente dalla potenziale violenza successiva (non si sa mai cosa può fare un uomo che giace sul letto dandoti le spalle).

La ringrazio vivamente, perché un misogino come me potrebbe facilmente cadere nell’errore di vedere nella Cyntoia una carogna che ha imparato dalla madre l’arte del crimine e della menzogna, che si reca a casa di uno dei tanti “clienti” con l’intento premeditato di fargli saltare la testa e rubargli il denaro e le armi, per poi raccontare la storia imparata dalla madre per farla franca.

Un caro saluto.

Donne al volante…

Sorpresa, sorpresa! Le donne sono più “sinistrose” degli uomini. Non credo che la notizia abbia fatto prima pagina, eppure dovrebbe.

Ebbene sì, le donne hanno sorpassato gli uomini nella frequenza di incidenti stradali causati alla guida di automobili.

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Vi ricordate quando le compagnie assicurative alzarono i premi maschili per la supposta maggiore “sinistrosità” del vil maschio? Nessuna sfilata delle sacerdotesse della “gender equality” allora, anzi. Semmai la sinistrosità maschile era motivo (ulteriore) di un malcelato senso di superiorità rosa; una retorica che tuttora perdura, per alimentare qua e là qualche ulteriore rivendicazione, di solito dal risvolto pecuniario.

Ed adesso, che facciamo? Alziamo i premi assicurativi alle donne? Per carità, non scherziamo.

Ma c’è ancora di più. La notizia vera è che le donne non sono più sinistrose degli uomini da oggi, ma bensì dal 2012.

Le solite note ora si consumeranno nello spiegare al mondo come il sistema automobilistico, espressione di una società androcentrica, maschilista e misogina, penalizzi lo stile di guida femminile, troppo oberato dal multitasking necessario ad assolvere le infinite mansioni per poter frenare in tempo.

Intanto notiamo che diviene molto più chiaro il perché del mancato ostracismo delle compagnie assicurative alla recente decisione della Comunità Europea di bandire la “discriminazione sessuale” vigente sul premio assicurativo ai danni degli uomini.  E’ chiaro, o devo spiegarlo? Vabbè lo spiego. Se le compagnie assicurative avessero potuto continuare tale pratica, oggi dovrebbero fare sconti agli uomini (non alle donne) i quali rappresentano il 57% del totale del mercato.

Comunque sia, è un vero peccato che tal politica non sia più vigente. La gender equality automobilistica avrebbe riscosso il suo salatissimo prezzo ma le donne avrebbero comunque celebrato questa pietra miliare dell’uguaglianza, o no?

Io devo invece accontentarmi di poco, di una mera sogghignante soddisfazione morale.

Donna al volante, pericolo costante.

Mirco Sacher, un omicidio di genere

Qualcuno ricorderà il suo nome. Forse no. Ma forse il suo volto, sì.

Il suo caso ricade in quella rara categoria in cui a fare prima pagina è l’immagine della vittima piuttosto che degli assassini. Ma c’è un perché.

A vostro beneficio, faccio un breve riepilogo della ricostruzione dei fatti. Quindi l’epilogo della vicenda.

Circa 4 anni fa due ragazze, all’epoca di fatti sedicenni, uccisero un pensionato di 67 anni. Tanto basterebbe, ma aggiungiamo qualche ulteriore dettaglio.

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Due ragazze intrattengono da tempo una relazione intergenerazionale con Sacher; le ragazze di tanto in tanto si recano a casa dell’uomo (per più di un anno) si spogliano e si fanno dare qualche toccatina; in cambio della prestazione il pensionato elargisce parte della propria pensione.

Con il provento le ragazzine acquistano marjuana (tanto è vero che ricostruendo i fatti la procura ha poi scoperto a banda di spacciatori da cui le “adolescenti” si rifornivano).

Un giorno, come gli altri, le due ragazze si incontrano con l’uomo, passano in gelateria e quindi vanno a casa di quest’ultimo. Nessun sequestro, ovviamente, tant’è vero che durante la permanenza nella casa di Sacher  una delle ragazze si sente telefonicamente con il suo “ragazzo”.

Dopo circa un’oretta le ragazze si fanno dare un passaggio e durante il tragitto fanno una deviazione in un campo, in una zona non appartata; le ragazze in un primo momento dichiararono che l’uomo aveva deviato contro la loro volontà, salvo essere smentite da testimoni oculari che, da una vicina fermata dell’autobus, le avevano amabilmente viste chiacchierare fuori della macchina con il Sacher.

Le due ragazze uccidono quindi il pensionato (soffocamento); dichiareranno quindi di aver reagito ad un tentativo di stupro, ipotesi smontata quasi immediatamente dagli investigatori. Dopo l’omicidio le ragazze rubano l’auto e il bancomat della vittima. Dettaglio non trascurabile; una delle due ragazze ha nel suo passato una relazione con un ragazzo marocchino in carcere per estorsione perché costringeva una terza persona a fare prelievi con il bancomat sotto il ricatto di rivelarne l’omosessualità. Una testimone riferirà poi di aver visto i tre (le ragazze e il futuro morto) discutere per una questione di soldi.

Le ragazze quindi girovagano per diverse ore (senza ovviamente fare capolino da Carabinieri o Polizia); alla fine si incontrano con degli amici a cui descrivono l’accaduto come un estratto di un videogioco (GTA); i ragazzi riferiranno agli inquirenti che le ragazze sembravano calme e tranquille e non tradivano alcuna emozione. Saranno proprio i ragazzi a convincere le ragazze a costituirsi.

In sintesi, due bugiarde che estorcono denaro per fumare marijuana e che infine assassinano (premeditamene ?) un pensionato accampando il pretesto del tentativo di stupro. Quale il loro destino?

Vengono affidate ai servizi sociali e sei mesi dopo (2014) messe in libertà con una sentenza che dichiarerà il reato estinto (come il Sacher) se si comporteranno bene per 3 anni.

Titoleranno, varie testate, che le ragazze sono state “riabilitate”.  Qualcuno si spinge fino al punto di definirle vittime.

Direte voi, “saranno emerse ulteriori evidenze che portano ad altre conclusioni”. No, i fatti sono quelli sopra, schiaccianti (potete verificarli). Quello che cambia è l’interpretazione “di genere” dei fatti, il dogma della donna vittima che subisce anche le proprie azioni.

Così il recarsi per più di anno a casa di lui e spogliarsi si parafrasa,  secondo le parole di una delle assassine, in “Ci portava in camera e ci spogliava solo nei pantaloni, tutte e due insieme…”.  Non solo; secondo il rapporto del perito il fatto che la vittima (pardon, carnefice) desse denaro alle assassine (o vittime) costituiva non una subita estorsione ma una “costrizione” attuata verso le povere creature.

Un insulto non solo al diritto, ma all’intelligenza umana.

Ora provate solo a pensare se due adolescenti maschi di circa 16 anni circuissero una pensionata e per un anno in cambio di denaro elargissero favori pseudo-sessuali, per poi uccidere la pensionata e fuggire con il suo bancomat ed auto. Potreste solo immaginare un simili epilogo?

Questo è uno schifo.

E a proposito, buona Festa della Donna.

Scoop della Botteri: “Hillary Clinton voleva pilotare le elezioni in Palestina”

In anteprima per voi lo scoop che quasi sicuramente la Botteri riporterà sugli schermi televisivi questa sera, in qualità di corrispondente dagli Stati Uniti.

Hillary Clinton nel 2006 chiese di pilotare le elezioni in Palestina.

Questo quanto emerge da una registrazione privata, durante una conversazione con un giornalista della stampa israeliana.

Testuali parole:

Io non penso che noi avremmo dovuto premere per un’elezione nei territori Palestinesi. Credo sia stato un grave errore. E, se dovessimo premere per un’elezione, allora dovremmo assicurarci di fare qualcosa per determinare chi vincerà

Bufala?

No, no. Le dichiarazioni della Clinton sono certificate da tanto di audio. Ma la Bootteri forse avrà di meglio da proporci. Sembra infatti che Trump nel 2004 abbia dichiarato:

Mi piace anche il lato B.

Un caro saluto.

Why women’s draft is bad for men, seriously!

Premise: i do not give a damn about gender equality and I see feminism as a plague. I’m a men’s rights advocate and I’m fully supportive of MGTOW philosophy. As such, I would like women of the modern age to face the flipside of the equality dream.

Nevertheless, the above does not stop me from being foremost a rationalist.

The draft for women turns out to be bad for men, deadly bad. And it is quite simple to understand simply putting aside the emotional drive.

Women are bad in combat roles and the army needs a woman like a fish needs a bicycle.

One year ago an article painted a clear picture of the effectiviness of women’s deployment in combat warfare. Women (especically in infantry) are not only ineffective; they also represent a burden which is detrimental to males’ performances.

rtr3018zYou know it, I know it, women know it. The army knows it.

Do women want to be deployed in the combat line? The uniform may look nice, the salary may help but the trenches, the minefields, the bodybags… they are simply too gross for the ladies.

Let’s face it. The army does not want women in combat roles and women feel the same. The logical conclusion is that the draft for men is not the same for women.

“Yeah, but how that turns to be bad for men?” you might wonder.

The answer is in the nature of the draft. The draft is put in place during peace times by the government to force people to engage in large conflicts, in confrontations with enemies of similar military capabilities. Such as a NATO vs China and Russia, for example. You do not need a draft to bomb Iraq.

During a (real) war a significant share of military personnel is involved in support roles. Guess who will end in support roles and who will end in the front line?

The more women are drafted the more men will be deployed on the frontline. Pretty simple, after all.

During peace times everyone is idealist; during war times everyone is pragmatic.

That’s the way I see it. The more real a women’s draft becomes the more inevitable a war appears.

UN Insanity and feminist “Food Tank”

Quote:

“Women are the priority. The majority of smallholder farmers in Africa are women and, in urban areas, you’re primarily looking at women-led households. So we can’t solve hunger if we don’t have gender-sensitive programming that addresses access to opportunities for women, whether it’s through education or tools for cooking, like solar-powered stoves,” says Ertharin Cousin, executive director of the U.N. World Food Programme.

As the impacts of climate change become more evident, the world will need to invest in more effective strategies to alleviate hunger and poverty. That means standing with our mothers, grandmothers, and sisters who are farming, as well as giving women farmers the resources they need to nourish both people and the planet.

Yes, you need to stand with your mothers, grandmothers and sisters who farm.

Then do me a favour. Leave your comfortable air-conditioned room and unplug the power-angry PC. Climate change will benefit.

And start farming.

Yes, stand with your mothers, grandmothers and sisters, even if you have never seen them. Sisterhood is global.

Why #feminism loves radical #Islam

I find often hilarious reading, or listening, debates about the supposed contradictions in feminism when dealing with Islam.

How can feminists attack the evil white heterosexual male of the “western” world, while conceding a trump card to the rigid androcentric set-up of the Islamic religion and relevant societies?

Let alone the radical Islam and the implied misogynistic view of women?

The seemingly contraddiction stems from a superficial understanding of feminism.

What critics of feminism fail to get, yet, is that feminism has achieved the status of a criminal organization based on the incremental absorption (and abuse) of power, by accurate manipulation of human social psychology.

Who hasn’t eared a feminist evoking the spectre of the sharia law, to warn everyone in the “western” world about the danger of turning back the (feminist) clock of history?

Women would be chattels in the patriarchal world designed by men in the “First” world, pretty much as women are forced into burkas by radical Islam.

muslim-womanSound familiar, doesn’t it? And sometimes it works with ingenuous folks.

The power of such position relies on “victimhood by association”. Women are, as a class, victims of the oppressors, men as a class. So men inherit the oppressor status despite cultures, religious beliefs and geographical differences; the same, in the opposite direction, applies to women.

So you may wonder: if feminists care about women and hence about Muslim women, why don’t they condemn firmly Islam?

If you pose yourself this question, you bought, at least partially, the propaganda according to which feminism cares about the “rights and dignity of women”. Feminism cares about women, pretty much as politicians care about their voters. Feminists care about power, and men in the “first” world are the obstacle on their way. Women just represent the consensus basis to consolidate and to mobilize against the enemy.

Feminists can’t condemn radical Islam, for two very simple (and coherent) reasons, stemming from the “gender as a class” paradigm. It has nothing to deal with “double standards” or hypocrisy.

Firstly. They simply can’t condemn Islam, even if inclined to, because doing so they would put a spotlight on the differences among women living in different cultures; thus, tearing down the concept of women as a monolithic class of oppressed beings. Women in the “western” world dress burkas, get it. Indeed, if you carefully analyse the feminist usage of “sharia” victim card, you’ll notice that it isn’t brought up to draw a separation line between women’s status in the “western” world and those under sharia, but to build a bridge between the latter ones and first world grandmothers. The condition of women under radical Islam has nothing to deal with religion, but with lack of feminist enlightenment. Deal with it

Secondly. They can’t stress out men’s misogynistic attitudes under radical Islam otherwise they would downplay the evil implications of first world men’s attitudes, such peeing while standing, staring at women, catcalling and manspreading. Men are an oppressor class, and our grandfathers forced women in burkas as well. Nowaday we don’t thanks to feminism. Feminists, simply put, do not see differences among men; they only see different stages of oppression when male attitudes are not properly confined.

Condemning radical Islam, in essence, would undermine the very pillars of feminism. If feminism accepted just for a second that the status of people is pretty much situational, it would open the door to the possibility that women in the first world (in comparative terms with men) are not oppressed and maybe they have never been. And that men are not oppressors. And that maybe women not only are not oppressed, but they are, as a whole, a priviledged demographic. This is not simply conceivable.

sinRemember this.

Maleness is the original sin, and the sin can’t be extinguished until its very root perishes.

The only fair share of power feminism conceives, it is the absolute power.

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