Bipolarismo, l’X-Factor della politica

Chi è negli “anta” come il sottoscritto, ricorda bene il sistema politico ed elettorale di qualche decennio fa. Con slancio “entusiastico” decidemmo di passare dal sistema elettorale proporzionale a quello maggioritario. Non nascondo di essere stato tra quelli favorevoli, ed in buona sostanza tuttora lo sono, in linea di principio.

Gli anni ’80 e ’90 erano gli anni dei governi Pentapartito, costellazioni partitiche che spartivano poltrone, denaro e potere attorno al centro di gravità (direi permanente) della Democrazia Cristiana. Governi dalla durata irrisoria eppure immutabili. Attorno a loro una vita politica intensa ed una partecipazione elettorale bulgara. Dietro di loro un Paese che marciava incurante dell’esplosione del debito pubblico.

Il ladrocinio politico non è cambiato ovviamente ma in un certo senso il maggioritario ha funzionato, rendendo i governi più longevi. Da allora però si sono susseguiti continui “aggiustamenti” della riforma elettorale, sistematicamente orientati ad ostacolare la formazione di forze politiche alternative all'”establishment”, con continui tentativi di imporre soglie di sbarramento orientate a tirare fuori dai giochi il “terzo incomodo” e ridurre la libertà di scelta individuale.

Tutto per il sogno “Americano” del bipolarismo, che inevitabilmente ha prima sedotto, poi avvolto, poi corrotto la Sinistra politica Italiana. Ero comodamente adagiato sul letto di una stanza di un’albergo di Stoccolma quando nel 2007 assistevo allibito al discorso di “inaugurazione” del Partito Democratico da parte di Veltroni; il partito liquido e le scelte “eterodosse”. L’inaugurazione di un nuovo corso, con un nuovo linguaggio, per non far capire ai vecchi “compagni” che la Sinistra politica autoctona non esisteva più. Dall’ortodossia dell’ideale comunista all’eterodossia del liberalesimo relativista, progressista, ed oggi genderista. Tutto di stampo americano, s’intende. La Sinistra italiana, da cavallo di troia del Soviet pre muro di Berlino, diveniva il cavallo di troia USA per dare luogo al lifting della Sinistra Europea. In sostanza una piccola Rivoluzione Arancione. E quale migliore testimonial per il varo di tale brigata, di un leader allevato ad Hollywood, a pane ed Oscar?

Da quel momento il linguaggio della sinistra è collassato su due parole: primarie e vocazione maggioritaria.

L’altro emisfero politico si ritagliava attorno all’altra faccia del sogno americano, quello del “paraculismo” conservatore, o in termini più autoctoni, del “predica bene e razzola male”. Il Partito Repubblicano Italiano si conformava all’ideale ego-maniaco del “ghe pensi mi“. Quale migliore icona del Commenda le cui fortune si riconducono all’importazione dello star system americano?

Da una parte e dall’altra il leader di partito lascia posto al testimonial con endorsment mediatico.

L’esito sul breve termine è scontato; il Cavaliere fa a brandelli un’alternativa inconsistente sul piano politico e tele-visivamente evanescente.

Così, mentre il giornalismo si spaccava in fazioni Berlusconiane e anti-Berlusconiane, gli Italiani non si accorgevano del cambio “antropologico” del dibattito politico, il passaggio dal primato della piattaforma culturale al culto della personalità, dalla base programmatica della sezione al consenso mediatico, dalla tribuna politica al duello televisivo.x-factor

E’ il bipolarismo bellezza. Il buono e il cattivo di turno lo decidono i media. Il linguaggio politico diviene il linguaggio televisivo del grande fratello; al pubblico il compito di scegliere il candidato più gradevole tra quelli proposti. L’X-Factor elettorale, in cui la preselezione dei candidati è fatta a monte; al pubblico il compito del televoto. Non partecipare o discutere, semmai recitare il ruolo di pubblico fazioso, con applauso a portata di telecamera.

E mai che mai scendere in piazza; e che non venga in mente al popolo di costituirsi in movimenti politici, quella è eversione.

Benvenuti nello spettacolo della politica, il buono e il cattivo, il vincitore predestinato e lo sparring partner. Perché al potere della finanza globale l’imbarazzo della scelta politica crea problemi. Una scelta sola sarebbe poco “democratico”, saprebbe di Corea del Nord, il gioco sarebbe spudorato. Meglio, molto meglio, avere l’illusione di decidere. Tre sono già troppi. Due, non di più.

Gli ingenui si domandano perché Obama si sia dimostrato criminale quanto Bush, senza rendersi conto che sono solo mezze figure dello stesso mazzo di carte.

E’ un gioco semplice quello del bipolarismo, è un gioco senza sorprese. Se deve vincere Obama il suo oppositore sarà impresentabile. Se la Clinton deve vincere nel 2016 l’impero delle TV Statunitensi distruggerà o seppellirà mediaticamente le sue vere alternative, Rand Paul o Ron Paul, per far strada a un perdente. E il gioco è fatto. E la Clinton sarà riconoscente, ovviamente.

L’UKIP in UK è scomodo? La BBC farà il suo lavoro nel dipingere Farage come xenofobo e perché no, magari misogino.

Il M5S s’è allargato troppo? I media si adopereranno prontamente per dipingere Grillo come un cialtrone.

Front National fa paura? Le Pen è Xenofoba, e fascista.

E’ il bipolarismo bellezza. Due, non di più.

Uno vince, quello giusto, l’altro perde.

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