Mirco Sacher, un omicidio di genere

Qualcuno ricorderà il suo nome. Forse no. Ma forse il suo volto, sì.

Il suo caso ricade in quella rara categoria in cui a fare prima pagina è l’immagine della vittima piuttosto che degli assassini. Ma c’è un perché.

A vostro beneficio, faccio un breve riepilogo della ricostruzione dei fatti. Quindi l’epilogo della vicenda.

Circa 4 anni fa due ragazze, all’epoca di fatti sedicenni, uccisero un pensionato di 67 anni. Tanto basterebbe, ma aggiungiamo qualche ulteriore dettaglio.

sacher

Due ragazze intrattengono da tempo una relazione intergenerazionale con Sacher; le ragazze di tanto in tanto si recano a casa dell’uomo (per più di un anno) si spogliano e si fanno dare qualche toccatina; in cambio della prestazione il pensionato elargisce parte della propria pensione.

Con il provento le ragazzine acquistano marjuana (tanto è vero che ricostruendo i fatti la procura ha poi scoperto a banda di spacciatori da cui le “adolescenti” si rifornivano).

Un giorno, come gli altri, le due ragazze si incontrano con l’uomo, passano in gelateria e quindi vanno a casa di quest’ultimo. Nessun sequestro, ovviamente, tant’è vero che durante la permanenza nella casa di Sacher  una delle ragazze si sente telefonicamente con il suo “ragazzo”.

Dopo circa un’oretta le ragazze si fanno dare un passaggio e durante il tragitto fanno una deviazione in un campo, in una zona non appartata; le ragazze in un primo momento dichiararono che l’uomo aveva deviato contro la loro volontà, salvo essere smentite da testimoni oculari che, da una vicina fermata dell’autobus, le avevano amabilmente viste chiacchierare fuori della macchina con il Sacher.

Le due ragazze uccidono quindi il pensionato (soffocamento); dichiareranno quindi di aver reagito ad un tentativo di stupro, ipotesi smontata quasi immediatamente dagli investigatori. Dopo l’omicidio le ragazze rubano l’auto e il bancomat della vittima. Dettaglio non trascurabile; una delle due ragazze ha nel suo passato una relazione con un ragazzo marocchino in carcere per estorsione perché costringeva una terza persona a fare prelievi con il bancomat sotto il ricatto di rivelarne l’omosessualità. Una testimone riferirà poi di aver visto i tre (le ragazze e il futuro morto) discutere per una questione di soldi.

Le ragazze quindi girovagano per diverse ore (senza ovviamente fare capolino da Carabinieri o Polizia); alla fine si incontrano con degli amici a cui descrivono l’accaduto come un estratto di un videogioco (GTA); i ragazzi riferiranno agli inquirenti che le ragazze sembravano calme e tranquille e non tradivano alcuna emozione. Saranno proprio i ragazzi a convincere le ragazze a costituirsi.

In sintesi, due bugiarde che estorcono denaro per fumare marijuana e che infine assassinano (premeditamene ?) un pensionato accampando il pretesto del tentativo di stupro. Quale il loro destino?

Vengono affidate ai servizi sociali e sei mesi dopo (2014) messe in libertà con una sentenza che dichiarerà il reato estinto (come il Sacher) se si comporteranno bene per 3 anni.

Titoleranno, varie testate, che le ragazze sono state “riabilitate”.  Qualcuno si spinge fino al punto di definirle vittime.

Direte voi, “saranno emerse ulteriori evidenze che portano ad altre conclusioni”. No, i fatti sono quelli sopra, schiaccianti (potete verificarli). Quello che cambia è l’interpretazione “di genere” dei fatti, il dogma della donna vittima che subisce anche le proprie azioni.

Così il recarsi per più di anno a casa di lui e spogliarsi si parafrasa,  secondo le parole di una delle assassine, in “Ci portava in camera e ci spogliava solo nei pantaloni, tutte e due insieme…”.  Non solo; secondo il rapporto del perito il fatto che la vittima (pardon, carnefice) desse denaro alle assassine (o vittime) costituiva non una subita estorsione ma una “costrizione” attuata verso le povere creature.

Un insulto non solo al diritto, ma all’intelligenza umana.

Ora provate solo a pensare se due adolescenti maschi di circa 16 anni circuissero una pensionata e per un anno in cambio di denaro elargissero favori pseudo-sessuali, per poi uccidere la pensionata e fuggire con il suo bancomat ed auto. Potreste solo immaginare un simili epilogo?

Questo è uno schifo.

E a proposito, buona Festa della Donna.

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Why women’s draft is bad for men, seriously!

Premise: i do not give a damn about gender equality and I see feminism as a plague. I’m a men’s rights advocate and I’m fully supportive of MGTOW philosophy. As such, I would like women of the modern age to face the flipside of the equality dream.

Nevertheless, the above does not stop me from being foremost a rationalist.

The draft for women turns out to be bad for men, deadly bad. And it is quite simple to understand simply putting aside the emotional drive.

Women are bad in combat roles and the army needs a woman like a fish needs a bicycle.

One year ago an article painted a clear picture of the effectiviness of women’s deployment in combat warfare. Women (especically in infantry) are not only ineffective; they also represent a burden which is detrimental to males’ performances.

rtr3018zYou know it, I know it, women know it. The army knows it.

Do women want to be deployed in the combat line? The uniform may look nice, the salary may help but the trenches, the minefields, the bodybags… they are simply too gross for the ladies.

Let’s face it. The army does not want women in combat roles and women feel the same. The logical conclusion is that the draft for men is not the same for women.

“Yeah, but how that turns to be bad for men?” you might wonder.

The answer is in the nature of the draft. The draft is put in place during peace times by the government to force people to engage in large conflicts, in confrontations with enemies of similar military capabilities. Such as a NATO vs China and Russia, for example. You do not need a draft to bomb Iraq.

During a (real) war a significant share of military personnel is involved in support roles. Guess who will end in support roles and who will end in the front line?

The more women are drafted the more men will be deployed on the frontline. Pretty simple, after all.

During peace times everyone is idealist; during war times everyone is pragmatic.

That’s the way I see it. The more real a women’s draft becomes the more inevitable a war appears.

Del maschio, della femmina

Sembra apparentemente chiusa la parentesi politica aperta dalla Legge Cirinnà (unioni civili). Ai deliri progressisti della supposta Sinistra Liberal che monopolizza il mondo accademico si è contrapposto quel po’ di buon senso che ancora rimane nella società. Un buon senso che sembra essere patrimonio della sola Destra Conservatrice. Duole ammetterlo.

E quale ex militante della Sinistra Liberal Progressive (e Radicale) so bene che non c’è possibile redenzione. L’Utopia disegnata dal femminismo radicale è un culto che non perdona, che trasforma qualsiasi formazione politica in una setta che contempla solo due ruoli; l’adepto e il reietto.

E così, inevitabilmente, il tormentone eugenetico, femminista e post-costruttivista sull’identità sessuale continua. E continuerà.

La voglia di rimanere fuori dalla diatriba è tanta, cosciente dell’acidità di stomaco che inevitabilmente il tema ingenera. Ahimè oggi ho dovuto ascoltare il solito teatrino (radiofonico) in onda sulla RAI ed il solito messaggio psico-propagandista. E le uniche parole di buon senso le ho ascoltate da un pediatra e da Giuliano Ferrara. E per il sottoscritto, essere d’accordo (in toto) con Ferrara significa ingoiare un boccone amaro.

Faccio quindi un po’ di chiarezza. A modo mio, cioè disconoscendo in premessa il valore del “politicamente corretto” e riconoscendo solo il valore della ragione.

Ciò che oggi è pura eresia.

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Eresia (premessa) del sesso.

In natura esistono due sessi, quello maschile e quello femminile. In tutte le specie animali mammifere, e non solo. Null’altro.

La sessualità nei mammiferi è legata alla necessità riproduttiva. Se ci riproducessimo per talea non avremmo bisogno del dimorfismo sessuale. Tale sessualità è biologicamente (non culturalmente) etero, perché la natura richiede l’utero di una femmina fertile e il seme di un maschio non sterile. Ogni altro atto è tecnicamente non sessualità. Il che non significa che non sia atto lecito, piacevole e tanto meno sia atto deplorevole. Il fatto che che il linguaggio comune abbia definito come atto sessuale quello che è altro dalla sessualità biologica non cambia la natura delle cose. Un rapporto orale o anale non sono sessualità in termini biologici, perché in premessa non possono portare alla riproduttività. Lo divengono solo nel dizionario volgare nel momento in cui il rapporto sessuale si dissocia dalla riproduttività e per estensione diviene ogni altro atto “ludico” che coinvolga organi atti alla riproduzione.

La nostra società contempla il rapporto orale e il rapporto anale come pure altre pratiche (incluse ad esempio quelle sadomasochiste) fra due (o più) persone che pur non necessariamente coinvolgano organi sessuali, appagano gli istinti neuro-ormonali che tipicamente portano all’atto sessuale e le sensazioni che ne derivano. Atti ludici, atti leciti, s’intende. Atti che la natura non esclude ma che ovviamente non prescrive, perché non funzionali alla sopravvivenza della specie. La natura si limita a dotarci di un sistema riproduttivo maschile (che include un pene) ed uno femminile (che include una vagina); e ci dota di un istinto sessuale per la riproduttività. Per scelta e per possibilità (fertilità) un maschio ed una femmina possono riprodursi per mezzo della sessualità; per scelta o per impossibilità (sterilità) possono decidere di divertirsi senza scopi riproduttivi. Due persone omo-sessuate vincolate da un rapporto di coppia stabile limitano se stesse alla seconda opzione.

Eresia (postulato) della riproduttività dell’omosessuale

Dicasi persona omosessuale una persona che compie atti sessuali (intesi nel senso comune della cosa) con una persona dotata dello stesso apparato riproduttivo. Per quanto assurdo possa sembrare, una persona omosessuale fertile può riprodursi attraverso un atto sessuale con una persona fertile dotata di apparato sessuale complementare. Corollario a ciò: le abitudini omosessuali non sono esclusive della riproduttività, cioè una persona fertile con preferenze omosessuali non ha alcun impedimento alla riproduttività se non il proprio libero arbitrio.

Eresia (postulato) della natura dimorfica dei genitori

Un bambino ha diritto ad un sano sviluppo psicologico. Tale sviluppo si basa su un centro di gravità definito dalla propria identità di persona. Sapere da quali persone è stato generato e con chi identificarsi, con chi specchiarsi. Data la natura dimorfica della nostra specie ed eterosessuale della riproduttività tali persone sono un uomo ed una donna. Tali persone vengono definite madre e padre. Un bambino ha diritto ad avere un padre ed una madre.

Eresia (postulato) della non disponibilità della persona

Un bambino non è un oggetto. Non può essere predeterminato, ordinato, acquistato, o restituito. Un tempo ciò sembrava ovvio, direi naturale.

Eresia (postulato) della nullità del diritto alla genitorlialità

Né un uomo né una donna hanno diritto ad avere un bambino. La procreazione, semmai, è un diritto fondamentale perché è biologicamente determinato. La genitorialità invece non è un diritto, ma un dovere che discende dalla possibilità procreativa cui segue una responsabilità educativa e di sussistenza dei pargoli, nel rispetto del primato del bambino ad un sano sviluppo psicologico. Non tutte le persone decidono di divenire genitori, ivi incluse quelle unite in rapporti di coppia eterosessuali; nessun diritto negato, solo libero arbitrio. Chi richiama il diritto alla genitorialità perché le proprie preferenze sessuali e/o di convivenza non permettono la procreazione asserisce il primato del proprio arbitrio e della propria disponibilità materiale sul diritto del bambino.

Questo è quanto.

UN Insanity and feminist “Food Tank”

Quote:

“Women are the priority. The majority of smallholder farmers in Africa are women and, in urban areas, you’re primarily looking at women-led households. So we can’t solve hunger if we don’t have gender-sensitive programming that addresses access to opportunities for women, whether it’s through education or tools for cooking, like solar-powered stoves,” says Ertharin Cousin, executive director of the U.N. World Food Programme.

As the impacts of climate change become more evident, the world will need to invest in more effective strategies to alleviate hunger and poverty. That means standing with our mothers, grandmothers, and sisters who are farming, as well as giving women farmers the resources they need to nourish both people and the planet.

Yes, you need to stand with your mothers, grandmothers and sisters who farm.

Then do me a favour. Leave your comfortable air-conditioned room and unplug the power-angry PC. Climate change will benefit.

And start farming.

Yes, stand with your mothers, grandmothers and sisters, even if you have never seen them. Sisterhood is global.

Io non sono #He4She

Ho appena degustato lo spot RAI in cui testimonial (tutti maschili) dello sport e dello spettacolo dichiarano la loro vocazione morale:

Io sono He For She

Che in Italiano significa

Io sono Lui per Lei

Per combattere le discriminazioni di genere, forma linguistica “neutra” per dire che gli uomini (e solo gli uomini) discriminano (negativamente) le donne. E d’altronde il video è chiaro nel messaggio, e lo slogan dice tutto: “He for She”.

La forma linguistica è falsamente piacevolmente neutra ma in realtà è ipocritamente inclusiva, per attirare gli uomini, quelli buoni ovviamente, nella trappola della cooptazione per buona fede. Un’invito a cena per tutti gli uomini, senza comunicare loro che non sono dei graditi ospiti; semmai la portata principale del pasto.

He for She, slogan inglese perché coniato da UN Women (United Nation Donne) perché ovviamente per l’ONU tutti sono uguali, alcune più uguali.

He4She un hashtag lanciato a Settembre del 2014 con un testimonial d’eccezione, Emma Watson (nota come Ermione nella serie Harry Potter), notoriamente un’altra oppressa.hermione

Dedicai alla sua performance Internazionale all’ONU un articolo in inglese “Dear Hermione“, per chi mastica un po’ d’inglese.

Il messaggio è chiaro, per chi vuole ascoltare; gli uomini sono responsabili (collettivamente) di tutti i problemi, inclusi i propri, ed individualmente devono impegnarsi per cambiare. Come? Lui per Lei.

 Citerò solo un passaggio

I want men to take up this mantle. So their daughters, sisters and mothers can be free from prejudice but also so that their sons have permission to be vulnerable and human too – reclaim those parts of themselves they abandoned and in doing so be a more true and complete version of themselves.

che traduco per voi

Io voglio che gli uomini vestano questo mantello. Così che le loro figlie, sorelle e madri possano essere libere dal pregiudizio, e anche i loro figli possano essere vulnerabili e umani, reclamando quelle parti di se stessi che hanno abbandonato e così facendo, materializzare una versione più completa di se stessi.

Chiaro il messaggio no? Cari uomini, così come siete non siete solo un problema per la società.

Siete incompleti e non umani.

Per il 2016 fate la vostra New Year Proposition. Io faccio la mia.

Io sono “He for He, “lui per lui”.

Why #feminism loves radical #Islam

I find often hilarious reading, or listening, debates about the supposed contradictions in feminism when dealing with Islam.

How can feminists attack the evil white heterosexual male of the “western” world, while conceding a trump card to the rigid androcentric set-up of the Islamic religion and relevant societies?

Let alone the radical Islam and the implied misogynistic view of women?

The seemingly contraddiction stems from a superficial understanding of feminism.

What critics of feminism fail to get, yet, is that feminism has achieved the status of a criminal organization based on the incremental absorption (and abuse) of power, by accurate manipulation of human social psychology.

Who hasn’t eared a feminist evoking the spectre of the sharia law, to warn everyone in the “western” world about the danger of turning back the (feminist) clock of history?

Women would be chattels in the patriarchal world designed by men in the “First” world, pretty much as women are forced into burkas by radical Islam.

muslim-womanSound familiar, doesn’t it? And sometimes it works with ingenuous folks.

The power of such position relies on “victimhood by association”. Women are, as a class, victims of the oppressors, men as a class. So men inherit the oppressor status despite cultures, religious beliefs and geographical differences; the same, in the opposite direction, applies to women.

So you may wonder: if feminists care about women and hence about Muslim women, why don’t they condemn firmly Islam?

If you pose yourself this question, you bought, at least partially, the propaganda according to which feminism cares about the “rights and dignity of women”. Feminism cares about women, pretty much as politicians care about their voters. Feminists care about power, and men in the “first” world are the obstacle on their way. Women just represent the consensus basis to consolidate and to mobilize against the enemy.

Feminists can’t condemn radical Islam, for two very simple (and coherent) reasons, stemming from the “gender as a class” paradigm. It has nothing to deal with “double standards” or hypocrisy.

Firstly. They simply can’t condemn Islam, even if inclined to, because doing so they would put a spotlight on the differences among women living in different cultures; thus, tearing down the concept of women as a monolithic class of oppressed beings. Women in the “western” world dress burkas, get it. Indeed, if you carefully analyse the feminist usage of “sharia” victim card, you’ll notice that it isn’t brought up to draw a separation line between women’s status in the “western” world and those under sharia, but to build a bridge between the latter ones and first world grandmothers. The condition of women under radical Islam has nothing to deal with religion, but with lack of feminist enlightenment. Deal with it

Secondly. They can’t stress out men’s misogynistic attitudes under radical Islam otherwise they would downplay the evil implications of first world men’s attitudes, such peeing while standing, staring at women, catcalling and manspreading. Men are an oppressor class, and our grandfathers forced women in burkas as well. Nowaday we don’t thanks to feminism. Feminists, simply put, do not see differences among men; they only see different stages of oppression when male attitudes are not properly confined.

Condemning radical Islam, in essence, would undermine the very pillars of feminism. If feminism accepted just for a second that the status of people is pretty much situational, it would open the door to the possibility that women in the first world (in comparative terms with men) are not oppressed and maybe they have never been. And that men are not oppressors. And that maybe women not only are not oppressed, but they are, as a whole, a priviledged demographic. This is not simply conceivable.

sinRemember this.

Maleness is the original sin, and the sin can’t be extinguished until its very root perishes.

The only fair share of power feminism conceives, it is the absolute power.

Intel 3DXPoint technology is sexist

And here it comes. Out of the blue, a breaktrough in technology. Intel accnounces the availability of 3DXPoint storage technology. A revolutionary tech with the potential to shuffle the SSD market, and likely to impact the DRAM market as well, in a few years.

What does that mean to you?

For you, high tech dude, it means high density, low latency response, non volatile memory.

For you, average pc-nerd out there, in 2016 it will be about time to get rid of your “high speed” SSD you just bought.

For you, average gamer, games will run smoother, and objectifying women will be an even more satisfying experience.

For us, porn addicts, no more frame lags during the ….crucial moments.

But there’s more, much more. Intel has just launched an initiative that will project the horizons of the PC business, even further. In the hyperspace.

Take a deeeep breath…here it comes:

Intel Corporation is taking a praiseworthy step towards hiring more women, minorities or veterans by giving a double referral bonus to employees who refer new hires in these categories

Praiseworthy! Praiseworthy? Only praiseworthy? This is awesome. Wow!

Once, it used to be “women and children”, but saddly the Silicon Valley still does not allow children to put their precious hands (and brains) on 10 nanometers technologies. So, for now, it’s “women and minorities” …and veterans.

We understand that women account for 51,8 % of population, definitely a minority. And women deserve a special treatment, far more than those sent to kill and die for their country. We all know women kill themselves at much higher rate than men, especially male veterans. But, personally, I’ve have just a little trouble in understanding how a minority made of, let’s say, 5% or 10% can compete against a minority of 51,8 %; leave alone the few thousands of veterans who will have to run (sometimes without legs) for a job against a minority made of millions of people. Also, is the bonus cumulative? I mean, if my referral leads to hire a veteran black woman, will I get a 6x bonus?

Well, it’s my fault. After all I’m just an high-tech engineer, and I have also a tedious androcentric attitude: to teach Mathematics.

Good job, good job. Universities have taken every step to make men unemployable. It was about time that society took further steps in reducing the addressable job market in hi-tech.

It’s He4She, after all.

Let’s face it; 3DXPoint is just crap, the real innvoation is “diversity”.

Praiseworthy, definitely.

Il gioco del rispetto di Trieste

.. ma il rispetto non è un gioco. Con tutto il rispetto. Il programma Gender, o meglio l’Ideologia Gender, si diffonde in Italia. Chiariamo subito che non si realizza per “apparizione divina” ma per preciso mandato del femminismo radicale, ormai a presidio stabile delle varie commissioni delle donne e delle pari opportunità, a livello Italiano, Europeo ed Internazionale (ONU).

L’iniziativa, l’ennesima dopo quella di Roma e Venezia (e altre che non ricordo), ha suscitato scalpore per i suoi supposti contenuti impropri; qualcuno vi ha intravisto travestimenti, qualcuno delle toccatine. Sicuramente non avverrà nulla di tutto ciò, ma che volete, probabilmente i timori sono nati dalla consapevolezza di cosa questi programmi hanno previsto in altri Paesi, quali la Svezia dove l’illuminata visione del femminismo scandinavo è arrivata a mettere in dubbio la necessità dei maschietti di fare la pipì in piedi (no, non è una bufala).

giocodelrispettoStante l’accoglienza un po’ freddina da parte dell’opinione pubblica, il comune di Trieste si è premurato di fornire, tramite la sua Vicesindaca, un opportuno chiarimento, che riporto e commento di seguito:

Il Gioco del rispetto è un insieme di proposte di gioco per i bambini e le bambine delle scuole dell’infanzia, studiato per trasmettere loro il concetto dell’uguaglianza tra uomini e donne, così come sancito dalla Costituzione Italiana. Attraverso il gioco, i bambini e le bambine apprenderanno che possono e devono avere gli stessi diritti di scegliere in futuro la professione che li realizzerà, così come da piccoli scelgono i giochi da fare a casa.

Mi permettano un appunto, eminentissimi. La costituzione sancisce l’uguaglianza di tutte le persone di fronte alla legge, e non ha nulla a che vedere con l’uguaglianza tra le persone. Valore alto quest’ultimo che comunque va intesto come uguaglianza morale, giacché siamo tutti diversi, fisicamente intellettualmente, economicamente, eccetera. E’ così complicato da capire o l’intento era farsi scudo della Costituzione? Sono io maligno, o voi maldestri?

L’obiettivo del Gioco del rispetto è di trasmettere il valore delle pari opportunità di realizzazione dei loro sogni personali, sia che siano maschi, sia che siano femmine.
Il Gioco del rispetto lavora per l’abbattimento di tutti quegli stereotipi sociali che imprigionano maschi e femmine in ruoli che nulla hanno a che vedere con la loro natura.

Ah, gli stereotipi! Siamo alla caccia ai fantasmi. Capisco male o stiamo dicendo che dobbiamo combattere le opinioni che dei bambini non si sono ancora fatti? Capisco male o stiamo dicendo che esistono opinioni eticamente approvate ed altre che vanno combattute? Siamo in uno stato etico? E perché intervenire su dei bambini? Forse perché è meglio farlo prima che la famiglia faccia danni o semplicemente la natura faccia il suo corso?

Ad esempio, si mette in discussione lo stereotipo per cui i padri debbano essere dediti soltanto al lavoro e possano dedicare solo pochi minuti al giorno ai loro figli, così come le madri non siano in grado di ricoprire posizioni di responsabilità all’interno delle aziende.

Sicuri che esiste uno stereotipo secondo cui gli uomini non possono spendere tempo con i figli? Non sarà forse che i genitori si organizzano secondo necessità e possibilità naturali e necessità economiche? Esiste lo stereotipo per cui le donne non possono ricoprire responsabilità all’interno delle aziende? Forse nelle vostre teste. Semmai esiste lo stereotipo secondo cui una donna non può fare il muratore, il carpentiere, il minatore, il trattorista, il raccoglitore di angurie. Diciamocelo, più che di “uguaglianza” sembra che si parli di “empowerment” femminile. Dai su, siamo onesti!

L’obiettivo è quindi quello di riequilibrare quella disparità tra uomini e donne che tanti danni sta oggi creando alla nostra società, sia dal punto di vista culturale e sociale, sia dal punto di vista economico, fino a sfociare in episodi di violenza di vario tipo.

Di quali disparità stiamo parlando, si potrebbe essere più precisi? Forse del 95% di dominazione maschile nelle morti sul lavoro? O l’87% nei senza tetto. O stiamo parlando del sistema pensionistico? Oppure nel sistema sanitario? Oppure delle separazioni? E di quali danni parliamo? Ah, il famoso enorme divario salariale, l’ingiustificabile 5% in più. Ah, no, ecco, alla fine è chiaro, parliamo di violenza. Ma non starete mica dicendo che andate tra i bambini a fare opera di prevenzione della violenza? Ma sicuramente mi sbaglio nel pensare che andate nelle scuole per rieducare preventivamente i maschietti perché poi non compiano violenza sulle donne (perché è noto che la violenza è compiuta solo dai maschietti e soprattutto sulle donne, ed è una violenza sulle donne in quanto donne). Ma ovviamente questo è un pensiero mio, paranoico senza fondamento. Come farò a vederci questa interpretazione in questo innocentissimo comunicato? Mah!

Il Gioco del rispetto è un progetto frutto di mesi di lavoro che ha anche valenza scientifica, soprattutto per l’attenzione alla misurazione dei risultati.

Vabbé, insomma, i bambini sono cavie da laboratorio di psicologia.

Quanto sopra per quanto riguarda il “comunicato”. Insomma c’è da fidarsi, no? In ogni caso, per pura curiosità, ho dato una scorsa all’opuscolo informativo. Non che non mi fidi del comunicato, ma è che sono come San Tommaso.Le_Caravage_-_L'incrédulité_de_Saint_Thomas

Il primo capoverso dell’opuscolo informativo recita:

Il Comune di Trieste ha promosso la diffusione di alcune azioni previste dalla Convenzione di Istanbul in tema di formazione contro le discriminazioni e la violenza sulle donne,..

che strano eh? Ritorna la Violenza sulle Donne, e la bellissima Convenzione di Istanbul, quella che definisce la violenza di genere come la sola violenza da parte del maschio sulla femmina e che afferma che “gli uomini hanno storicamente usato la violenza per discriminare le donne e porle in una condizione di inferiorità sociale”.

Che strano, eppure mi pareva che nel comunicato si parlasse di innocentissimi stereotipi, che nuocciono tanto a lui quanto a lei, e di papà che non possono stare vicini ai propri bambini, gli stessi papà che nella Convenzione di Istanbul sono profilati come il seme della violenza domestica. Bah, mi sarò sbagliato…

E chiosa infine tale opuscolo:

i cui contenuti  [del Kit di gioco] sono stati curati da uno staff scientifico composto da D. P., insegnante della scuola dell’infanzia, e L. B., psicologa. Entrambe si occupano da anni di progetti di ricerca e di formazione sul tema della violenza contro le donne.

Oh perbacco! Il team di ricerca è composto da due donne (eh, quando si dicono gli stereotipi) che si occupano di, guarda caso, di violenza contro le donne.

Si fa presto a dire stereotipi.

Vedete, l’idea che nella scuola, in cui la presenza docente maschile è irrisoria e nulla nella scuola dell’infanzia, si entri con programmi di evidente matrice femminista, orientati a plagiare le menti dei ragazzi, fuori del controllo dei genitori, con lo scopo di motivare al successo le bambine e ridurre le potenzialità violente dei bambini, a casa mia si chiama misandria.

Il fatto poi, che si cerchi di coprire il tutto col velo della manipolazione del linguaggio e dei termini, sempre a casa mia, si chiama presa per il c…. per i fondelli.

Cara Trieste, ci vuole rispetto, per i bambini sicuramente, ma anche per l’intelligenza umana.

L’8 Marzo, io sto con le mimose

E’ che gli uomini proprio non capiscono, so’ de coccio, dicono dalle mie parti.

Ogni anno, il 25 Novembre, gli si ricorda la loro natura violenta, ma loro fanno finta di non capire. Eppure gliel’hanno scritto bene bene, nella Convenzione di Istanbul. Ma niente! E’ proprio vero che non c’è peggior sordo e cieco, di chi non vuol sentire e vedere.

E così in Primavera, tocca ritornare sull’argomento, perché reptetita iuvant.

E questo 8 Marzo gli ricordiamo che guadagnano troppo, guarda un po’! Si chiama Gender Pay Gap. Si, guadagnate troppo, troppo, troppissimo, almeno rispetto all’altra metà del cielo. E che metà, la metà più limpida.

E non accampate per favore la solita scusa che il guadagno si porta a beneficio dell’intero nucleo famigliare. Quello non è sacrificio, ma oppressione patriarcale. Imparate dalle donne, loro mica se lo prendono un poveraccio per poi opprimerlo. Loro, piuttosto che opprimere, si fanno opprimere.

Guadagnate troppo, cari, e ciò non è surplus per la famiglia; è maltolto all’uguaglianza! Verrebbe di darvi dei “ladri”, ma ancora i tempi non sono maturi, forse alla prossima Convenzione…

Come dite? E’ solo poco di più. Vi pare poco? Guardate che mica si scherza, eh? O vi date una regolata, o vi abbassiamo lo stipendio, e facciamo una bella uguaglianza d’ufficio. Ma guardate, guardate piuttosto cosa siete capaci di fare pur di poter opprimere.ore

E tutto pur di non fare lavori domestici; vi nascondete nell’ufficio, e poi tornate nella casa bella e linda. E opprimete, ovvio.assenzeC’avete messo le tende sul luogo di lavoro. Ma gli volete dare una mano a ‘ste poverette? Datevi il cambio, è così difficile da capire?straordinari

E invece no, pure gli straordinari pur di opprimere. Ci morireste sul posto di lavoro pur di pompare il divario salariale di genere. Mica scherzo, siete malati! Io mica me li invento i dati, me li ha dati l’ISTAT!

Speriamo abbiano capito, ‘sti capoccioni. Comunque sia, care donne, io c’ho provato. E se non capiscono, non vi preoccupate tornerò sull’argomento, perché repetita iuvant.

Per finire, per voi, o metà del cielo, la metà più limpida ovviamente, la stratosfera, il mio personale omaggio, musicato, a questa “vostra” giornata. Da parte mia, ma anche di mio padre e di mio nonno, perché so che loro approvano, dall’alto, o dal basso, a seconda dei punti di vista.

Una sola cortesia vi chiedo, carissime. Care signore, perché continuare con questo vetusto rito floreale? Lasciatele stare queste mimose, non vi piace forse la loro chioma?

D’accordo quindi? Affare fatto? Dal prossimo anno le lasciamo stare queste mimose, vero? A loro le beghe di genere non interessano, e non sono sole.

Io sto con le mimose.