Divario salariale e divario Papale

Un mio punto di vista sulla campagna di Pubblicità Progresso “Punto su di te”.

E fatevi crescere la barba!

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UN Insanity and feminist “Food Tank”

Quote:

“Women are the priority. The majority of smallholder farmers in Africa are women and, in urban areas, you’re primarily looking at women-led households. So we can’t solve hunger if we don’t have gender-sensitive programming that addresses access to opportunities for women, whether it’s through education or tools for cooking, like solar-powered stoves,” says Ertharin Cousin, executive director of the U.N. World Food Programme.

As the impacts of climate change become more evident, the world will need to invest in more effective strategies to alleviate hunger and poverty. That means standing with our mothers, grandmothers, and sisters who are farming, as well as giving women farmers the resources they need to nourish both people and the planet.

Yes, you need to stand with your mothers, grandmothers and sisters who farm.

Then do me a favour. Leave your comfortable air-conditioned room and unplug the power-angry PC. Climate change will benefit.

And start farming.

Yes, stand with your mothers, grandmothers and sisters, even if you have never seen them. Sisterhood is global.

Banconote da 7 Euro per sole donne

La verità, che grande parola. Forse troppo grande per la natura umana. C’è chi inutilmente la persegue, chi la travisa e chi l’aborre. Nella corsa per l’affermazione della verità, filosofie e religioni, scienze ed ideologie, si sono avvicendate, separate, incontrate e scontrate.

Tutte ad eccezion fatta del “femminismo” che non può incontrare la scienza, perché estraneo alla natura, né trascendere nel metafisico, perché non ne ha bisogno; esso è “verità”, anzi è “La Verità”.  E il suo semplice scrutinio è il falso, l’eresia.

Parola di eretico.

Il femminismo non ha bisogno di opera di convincimento, semmai solo di indottrinamento. E’ verità in sé, che si manifesta all’uomo nuovo perché questi finalmente conosca il “Verbo”. Con apparizioni improvvise, sempre più frequenti. Apparizioni televisive dentro le vostre case, sì, ma non solo. Sempre più spesso in aule scolastiche, e in itinere, per strada, sugli autobus, in metropolitana. Perché l’uomo nuovo DEVE sapere.

E proprio in itinere, alcuni “fortunati” hanno potuto godere di una manifestazione “metropolitana” della Verità:7 euro

“Nel mondo del lavoro essere donna non paga ancora abbastanza”

perché

“Oggi le donne vengono pagate fino al 30% in meno rispetto agli uomini”.

La Verità esibisce un volto austero, severo, ed una banconota da 7 Euro. Un bel 7 stampato su una banconota da 10, una fine allusione al 70%, il segno della discriminazione patriarcale, il nemico che opprime la donna da tempo immemore, prima ancora dell’Euro-moneta; accumulando un debito infinito e inestinguibile.

Le donne vengono pagate “fino” al 30% in meno degli uomini; cosa vorrà dire mai La Verità? In sé il messaggio non ha senso. Donne pagate meno di uomini; quali donne, quali uomini? Un carpentiere pagato più di un’avvocatessa? Un tornitore pagato più di una conduttrice televisiva? Dove? Come mai? Domande eretiche che inducono a superflue riflessioni.

Ma La Verità non ha bisogno di dirci tutto e soprattutto non ha bisogno di citare ciò che può distrarre l’homo itinerante: fonti, fatti e circostanze. La Verità aborre la ragione, si affida al subliminale; se mi inseguono nella metropolitana parlandomi di un “problema” femminile significa che esso è preminente; e se lo dicono a me, significa che riguarda me; e se “il come” e “il dove” non sono citati, allora devo dare per scontato quello che è omesso; devo riempire gli spazi. E’ così che il Verbo si materializza nella sua completezza: “una donna viene pagata il 30% in meno di un uomo, in Italia e per lo stesso lavoro”. I fatti vengono rimpiazzati dall’assunto, gli spazi riempiti dall’immaginazione. E’ il potere della psicologia sociale, e La Verità lo sa.

Roba fine, roba da stratega della comunicazione. Roba che si paga, con banconote vere.

Un messaggio che parla tutte le lingue, e tutte le monete, in particolare “La Moneta”, il Dollaro Statunitense. Sì, perché proprio dagli USA arriva La Verità; “per ogni dollaro guadagnato da un uomo una donna guadagna 70 centesimi”. Perfino il Premio Oscar Obama, l’ha ripetuto qualche mese fa davanti ad una folla femminile osannante. Tutte oppresse nonostante le apparenze piuttosto borghesi. Qualche giorno dopo la Casa Bianca, stante le proteste di qualche patriarca reticente al Verbo, precisava che la citazione del Presidentissimo si riferiva alla media degli stipendi degli uomini e delle donne, sull’intero territorio Statunitense.

Sette, un numero che torna, il numero della Verità. E torna da più di venti anni perché l’uomo nuovo faccia suo il verbo; a nulla valgono gli sforzi degli eretici che oppongono la più criminale delle menzogne, i fatti.

I fatti mostrano che a parità di impiego, di ore lavorate i guadagni sono uguali? Ostracismo patriarcale.

I fatti mostrano che gli uomini svolgono di gran lunga i lavori più rischiosi con oltre l’80% degli infortuni e il 95% delle morti sul lavoro? Irrilevante!

I fatti ci dicono che le donne godono di trattamento privilegiato nelle assunzioni e negli avanzamenti di carriera? E’ uguaglianza.

I fatti mostrano che gli uomini si assentano e si ammalano di meno? Menzogne!

I fatti mostrano che gli uomini pagano più tasse e contributi previdenziali e ne godono di meno? Fandonie!

I fatti sono eresia, sono retaggio patriarcale. Quello che conta è La Verità.

Noi eretici permaniamo nell’ignoranza, ma con una sola ferma certezza; in quel manifesto la banconota non è l’unica cosa falsa.


Articolo pubblicato su Uomini Beta

Intel 3DXPoint technology is sexist

And here it comes. Out of the blue, a breaktrough in technology. Intel accnounces the availability of 3DXPoint storage technology. A revolutionary tech with the potential to shuffle the SSD market, and likely to impact the DRAM market as well, in a few years.

What does that mean to you?

For you, high tech dude, it means high density, low latency response, non volatile memory.

For you, average pc-nerd out there, in 2016 it will be about time to get rid of your “high speed” SSD you just bought.

For you, average gamer, games will run smoother, and objectifying women will be an even more satisfying experience.

For us, porn addicts, no more frame lags during the ….crucial moments.

But there’s more, much more. Intel has just launched an initiative that will project the horizons of the PC business, even further. In the hyperspace.

Take a deeeep breath…here it comes:

Intel Corporation is taking a praiseworthy step towards hiring more women, minorities or veterans by giving a double referral bonus to employees who refer new hires in these categories

Praiseworthy! Praiseworthy? Only praiseworthy? This is awesome. Wow!

Once, it used to be “women and children”, but saddly the Silicon Valley still does not allow children to put their precious hands (and brains) on 10 nanometers technologies. So, for now, it’s “women and minorities” …and veterans.

We understand that women account for 51,8 % of population, definitely a minority. And women deserve a special treatment, far more than those sent to kill and die for their country. We all know women kill themselves at much higher rate than men, especially male veterans. But, personally, I’ve have just a little trouble in understanding how a minority made of, let’s say, 5% or 10% can compete against a minority of 51,8 %; leave alone the few thousands of veterans who will have to run (sometimes without legs) for a job against a minority made of millions of people. Also, is the bonus cumulative? I mean, if my referral leads to hire a veteran black woman, will I get a 6x bonus?

Well, it’s my fault. After all I’m just an high-tech engineer, and I have also a tedious androcentric attitude: to teach Mathematics.

Good job, good job. Universities have taken every step to make men unemployable. It was about time that society took further steps in reducing the addressable job market in hi-tech.

It’s He4She, after all.

Let’s face it; 3DXPoint is just crap, the real innvoation is “diversity”.

Praiseworthy, definitely.

L’8 Marzo, io sto con le mimose

E’ che gli uomini proprio non capiscono, so’ de coccio, dicono dalle mie parti.

Ogni anno, il 25 Novembre, gli si ricorda la loro natura violenta, ma loro fanno finta di non capire. Eppure gliel’hanno scritto bene bene, nella Convenzione di Istanbul. Ma niente! E’ proprio vero che non c’è peggior sordo e cieco, di chi non vuol sentire e vedere.

E così in Primavera, tocca ritornare sull’argomento, perché reptetita iuvant.

E questo 8 Marzo gli ricordiamo che guadagnano troppo, guarda un po’! Si chiama Gender Pay Gap. Si, guadagnate troppo, troppo, troppissimo, almeno rispetto all’altra metà del cielo. E che metà, la metà più limpida.

E non accampate per favore la solita scusa che il guadagno si porta a beneficio dell’intero nucleo famigliare. Quello non è sacrificio, ma oppressione patriarcale. Imparate dalle donne, loro mica se lo prendono un poveraccio per poi opprimerlo. Loro, piuttosto che opprimere, si fanno opprimere.

Guadagnate troppo, cari, e ciò non è surplus per la famiglia; è maltolto all’uguaglianza! Verrebbe di darvi dei “ladri”, ma ancora i tempi non sono maturi, forse alla prossima Convenzione…

Come dite? E’ solo poco di più. Vi pare poco? Guardate che mica si scherza, eh? O vi date una regolata, o vi abbassiamo lo stipendio, e facciamo una bella uguaglianza d’ufficio. Ma guardate, guardate piuttosto cosa siete capaci di fare pur di poter opprimere.ore

E tutto pur di non fare lavori domestici; vi nascondete nell’ufficio, e poi tornate nella casa bella e linda. E opprimete, ovvio.assenzeC’avete messo le tende sul luogo di lavoro. Ma gli volete dare una mano a ‘ste poverette? Datevi il cambio, è così difficile da capire?straordinari

E invece no, pure gli straordinari pur di opprimere. Ci morireste sul posto di lavoro pur di pompare il divario salariale di genere. Mica scherzo, siete malati! Io mica me li invento i dati, me li ha dati l’ISTAT!

Speriamo abbiano capito, ‘sti capoccioni. Comunque sia, care donne, io c’ho provato. E se non capiscono, non vi preoccupate tornerò sull’argomento, perché repetita iuvant.

Per finire, per voi, o metà del cielo, la metà più limpida ovviamente, la stratosfera, il mio personale omaggio, musicato, a questa “vostra” giornata. Da parte mia, ma anche di mio padre e di mio nonno, perché so che loro approvano, dall’alto, o dal basso, a seconda dei punti di vista.

Una sola cortesia vi chiedo, carissime. Care signore, perché continuare con questo vetusto rito floreale? Lasciatele stare queste mimose, non vi piace forse la loro chioma?

D’accordo quindi? Affare fatto? Dal prossimo anno le lasciamo stare queste mimose, vero? A loro le beghe di genere non interessano, e non sono sole.

Io sto con le mimose.

Pensione o tassa sul pene?

Qualche tempo fa ho realizzato un video per spiegare un po’ come funzionava, e tutto sommato ancora funziona, il sistema pensionistico Italiano.

Un video prodotto per due motivi; uno di carattere didattico, perché si sappia come funziona il flusso di cassa e rendere il giusto merito alla popolazione maschile per il sacrificio che quotidianamente fa per tenere in piedi la baracca; il secondo perché all’alba della riforma “Fornero”, alcuni (sindacalisti) e soprattutto alcune (ricordo bene la Bonino “i soldi tolti alle donne devono tornare nelle tasche delle donne” e la Camusso “il bilancio dell’INPS è già in pareggio”) alzarono gli scudi contro una riforma che gradualmente innalzava l’età pensionabile delle donne equiparandola a quella maschile. Come si potessero sostenere tali tesi senza provare vergogna è un mistero per me; non ci vuole certo un genio per capire che se una lavoratrice versa contributi per meno anni e gode della pensione per più anni rispetto ad un uomo, il sistema è discriminatorio.

Viceversa non ho visto/ascoltato nessuno menzionare il fatto che il sistema fosse discriminatorio verso gli uomini, e in buona sostanza permaneva tale anche dopo la riforma. E tanto meno nessuno che abbia alzato la manina e detto “ma perché innalzate l’età pensionabile maschile ancor prima di aver raggiunto la ‘parità’?”

Ebbene era evidente che non solo mancava il coraggio (gli uomini sono peggio degli struzzi) ma anche la conoscenza “fattuale”, numerica, per capire quanto il sistema fosse discriminatorio verso gli uomini sia sul piano etico che su quello economico. Per non parlare dell’assoluta mancanza di buon senso perché l’impostazione del sistema pensionistico era fallimentare, ed anche dopo la riforma “Fornero” rimane destinato al fallimento economico.

I contenuti sono ancora attuali. Consiglio quindi la visione/ascolto del video (circa 30 minuti, i primi 3 sono forse noiosi, ma poi il video diviene molto interessante ed informativo) qui sotto e poi proseguire con la lettura.

In buona sostanza il sistema pensionistico è congegnato, ed in passato lo era ancora di più, perché gli uomini (anche a parità di stipendio) contribuiscano maggiormente delle donne, e godano di minori anni di pensione, non solo in termini assoluti (perché non si può fare un torto al mondo rosa di vivere di più a lungo) ma anche in termini relativi come rapporto tra anni pensionati e aspettativa di vita.

Gap Assoluto Pensioni

Gap Assoluto Pensioni

 

Gap Pensioni Relativo

Gap Pensioni Relativo

Se poi assumiamo (e penso che si possa concordare) che l’equità su un piano etico si possa realizzare quando il rapporto tra anni pensionati e aspettativa di vita sia uguale per uomini e donne, si perviene al grafico qui sotto che spiega ancora meglio l'”equità” del sistema pensionistico.

Indice d'equità pensioni.

Indice d’equità pensioni.

Dal grafico si evince come il sistema sia stato sempre discriminatorio (zona sopra la riga blu) nei confronti degli uomini e abbia raggiunto il suo massimo dopo la riforma Dini degli anni ’90. Raggiungerà i suoi minimi tra qualche anno quando si perverrà all’equiparazione dell’età pensionabile a 67 anni. Interessante notare che a quel punto l’indice d’iniquità inizierà ancora a salire, invece di scendere, per via del fatto che l’aumento prospettato di età di pensionamento riduce gli anni di pensionamento per uomini e donne, ma la riduzione è più pesante in termini relativi per gli uomini. In tale grafico ho assunto aspettativa di vita fissa a 79 e 84 anni rispettivamente per maschi e femmine, per le ragioni esposte nel video, perché non c’è nessun motivo ragionevole di assumere un aumento significativo di tale età. Nel caso si assumessero aspettative di vita crescenti non cambierebbe la sostanza; la curva avrebbe solo una pendenza meno ripida (ma sempre crescente).

Sul piano economico il video spiegava come il sistema fosse (ed in buona sostanza è) basato sull’eccesso di cassa maschile per finanziare la mancanza di contributi femminili, nonché la reversibilità, la maternità eccetera. E ciò anche a parità di stipendio. Non ripeto i risultati esposti nell’analisi (del 2012) del video perché grazie alla crisi ci sono alcune novità portate dalla recessione economica, dai coefficienti di conversione adottati nel 2013, e dall’aliquota previdenziale al 33%, che se pur non spostano significativamente la questione, sono degne di nota.

Ripetiamo la simulazione con uno scenario realistico, assumendo un tasso di rivalutazione del montante pensionistico  (1% annuo) agganciato al PIL e meno ottimistico di quello utilizzato nel video, assumendo:

  • Stipendio uomo maggiore del 50% rispetto a quello di una donna
  • Forza lavoro composta di 59% uomini e 41% donne
  • Aspettativa di vita di 84 e 79 anni Donne/Uomini
  • Incremento medio annuale stipendio 2,5%
  • Contributi previdenziali al 33% del RAL
  • Tasso d’inflazione medio annuale al 1,5%
  • Rivalutazione media del montante di contributi (basto su PIL) al 1%
  • Incremento annuale della pensione al 1%

Ebbene in questo caso i contributi pensionistici divengono un affare in perdita (in attivo per l’INPS) sia per uomini che per le donne (nel video risultava in perdita solo per gli uomini). Ovviamente le perdite sono differenti perché per gli uomini i contributi (in valore attualizzato) ricevuti durante la pensione sono del 34% inferiori ai versamenti fatti; per le donne la remissione è dell’ordine del 10%.

E’ ovvio che i versamenti previdenziali debbano essere in perdita, in quanto i versamenti servono ad alimentare altre prestazioni previdenziali oltre la pensione, per non parlare della macchina INPS che da sola pesa per circa lo 0,7% delle entrate correnti dell’INPS. Annualmente circa l’86% delle entrate correnti dei contributi INPS vanno in pensioni, il resto in amministrazione e altro welfare.

In ogni caso rimane il fatto che la stragrande maggioranza dell’avanzo di cassa necessario all'”attivo” INPS è generato dagli uomini.

Inutile aggiungere le considerazioni esposte nel video, e cioè che stante il meccanismo pensionistico attuale, all’aumentare della popolazione lavoratrice femminile ed il reddito medio femminile, i conti INPS tendono inesorabilmente al rosso.

Senza dilungarmi oltre, la pensione è destinata al crack economico, almeno fin quando le donne non andranno in pensione dopo gli uomini o, viceversa, non  pagheranno un’aliquota INPS maggiore degli uomini, o avranno un coefficiente di conversione peggiore degli uomini (come avviene, giustamente, nelle assicurazioni private).

Figuriamoci, sarebbe un “attentato misogino e patriarcale mirato all’oppressione della donna in quanto donna”.

Per adesso rimane una tassa sul pene.