Processo per direttissima

Zoomma sul giudice! Dai veloce, piano americano, poi toga e sali sul viso vai! Te devo di tutto, cazzo!

“Allora Josef, lei è qui per rispondere dei suoi crimini. Ha nulla da dichiarare a sua discolpa? Sapendo bene che se mente la pena sarà ben più severa? Lo dico per atto dovuto, ovviamente. Allora si dichiara colpevole?”

Vai sul criminale dai! Veloce … fai vedere il sudore. Vai con questa cazzo di camera, vai, vai, vai!

“Signor giudice, di cosa? Che reato? Colpevole di cosa, e discolparmi …come?

E’ cotto, balbetta. Carrellata sulla giuria popolare, poi piano largo sul pubblico.

” Sei una merda! Ti devono castrare! L’hai rovinata, l’avete rovinata! Bestie!”

Criminale di profilo, ruota e poi zoom sul giudice, vai, vai!

“Rovinato chi? Come?”

“Lei rende le cose più difficili del previsto, Josef. La sua giovane età non attenua la gravità del suo crimine. Né di quello dei suoi cinque compagni di ‘gioco’. Le piace giocare Josef? E’ bello il gioco finché non si fa serio. Confessi, come gli altri”

“Gli altri chi? Confessare cosa?”

Occhi del giudice, poi panoramica sull’aula!

“Il più terribile dei crimini, Josef. Li sente Josef, lo sente il pubblico? Immagini cosa penseranno da casa? E fuori, Josef… ? Fuori, cosa pensa che l’attende una volta uscito da qui, senza confessione? Tutta la città l’attende, tutto il Paese. Lo sa? Sono scesi pure in piazza; tutta la notte, una fiaccolata, perché vogliono giustizia, solo giustizia. La chiamavano per nome, lo sa?Gliela volgiamo dare un po’ di giustizia, mica li vogliamo deludere, no? Nella pena c’è redenzione; nell’espiazione c’è il predono sociale. Li sente Josef? Li guardi, guardi i loro volti, cercano solo giustizia.

Zoomma sulle labbra, tremano, porco criminale….vai vai co’ sta cazzo de camera, su lui che gira la testa; quindi pubblico, poi primo piano ancora sul porco!

“Ma chi, cosa? Chi avrei, ucciso?”

“Ha per caso ucciso, Josef? Ci siamo persi qualcosa che già non sappiamo?”

“No signor giudice solo che pensavo … ma allora? Chi mi accusa? Di cosa? Quando, come? Dove?”

“Josef, lei era con gli altri cinque, quindi faceva quello che facevano gli altri cinque, non le pare ovvio? E poi non crederà che si possa imporre questo stress… le fatiche di queste formalità…alla povera vittima? Vuole vederla soffrire ancora. Non basta quello che ha passato? Concorderà con me che ha già sofferto abbastanza. Conviene?”

“Convengo, giudice”

“Allora, lei è poco più di un bambino. Gli anni passeranno presto. Alla sua età, gli anni volano. E papà e mamma la verranno a trovare, ogni tanto. E poi abbiamo tante iniziative per rendere la permanenza più lieve. Josef non abbiamo troppo tempo, lo faccia per me, per loro, per lei, per tutti. Si dichiara colpevole? Oppure…oppure, magari, preferisce tornare un’altra volta, e ricominciamo da capo? Io, lei, loro. Però creda a me, renderà tutto più triste. Prima si inizia, prima si finisce. I suoi amici hanno capito. Non vuole tornare a giocare con i suoi amici?”

“Allora..”

“Allora Josef?”

“Allora, va bene”

“Posso consideralo un sì, Josef?”

“Si”

“Posso consideralo un Sono colpevole, Josef?”

“Si”

“Bravo Josef. Lei è come tutti gli altri. Colpevoli, tutti colpevoli”

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7 pensieri su “Processo per direttissima

  1. “Continuiamo a dire ai convegni che per istruire e giudicare le violenze sulle donne occorrono magistrati specializzati, come ci impone sul piano normativo la convenzione di Istanbul, e poi applichiamo categorie di valutazione della prova assolutamente generiche e non adattabili alle vittime che subiscono violenza.”

    …E tante altre perle:

    http://27esimaora.corriere.it/articolo/rispettiamo-la-ragazza-della-fortezza-anche-chi-ha-una-vita-non-lineare-puo-essere-vittima-di-violenza/

    Hai ben descritto il tipo di processo ideale di nazi-fem e maschiopentiti.

    (Era Josef… K?).

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    • Si, era il Josef di Kafka.
      Con tutto il permesso, però, io non rimpiangerei l’eventuale disapplicazione della Convenzione di Istanbul, che è un atto politico e normativo osceno. Tra l’altro essa riserva la pertinenza della trattazione della violenza domestica, agli esperti in “violenza di genere e violenza sulle donne”, quindi di fatto istituendo un “tribunale di genere”.

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      • ” io non rimpiangerei l’eventuale disapplicazione della Convenzione di Istanbul”

        Perché lo dici a me?
        Certo che è osceno, lo so bene.

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  2. “Continuiamo a dire ai convegni che per istruire e giudicare le violenze sulle donne occorrono magistrati specializzati, come ci impone sul piano normativo la convenzione di Istanbul, e poi applichiamo categorie di valutazione della prova assolutamente generiche e non adattabili alle vittime che subiscono violenza.”

    pensavo fosse un suo pensiero, non ho notato il virgolettato

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  3. (Opsss… scusi il “tu”).

    E sotto c’è il link con altre “perle”, come ho sottolineato.
    Colui che scrive è:
    [Fabio Roia
    Sono magistrato penale al Tribunale di Milano, Sezione Soggetti Deboli. Sono stato componente del Consiglio superiore della Magistratura dal 2006 al 2010. Mi occupo di questi reati dal 1991, prima come pubblico ministero ora come giudice.]

    “Sezione soggetti deboli”: possiamo immaginare chi siano i soggetti deboli, DECISI A PRIOPRI (si parte già male).
    Con un giudice così, anche una sentenza rischia di essere scritta a priori:

    “Il racconto di una ragazza che subisce uno stupro, certamente in fase di alterazione a seguito dell’assunzione di alcool anche se, scrive la Corte, non rappresentativa di «una predestinata vittima di violenza», non può mai essere paragonato e valutato, sul piano della narrazione precisa di particolari o anche di perfetta ricostruzione dinamica degli avvenimenti, come il racconto di una vittima di altri reati quali una rapina, una truffa o un furto. Perché il danno e la confusione emozionale, che normalmente si traducono in una sindrome post-traumatica da stress, presente nella vicenda in esame, tendono ad incidere proprio sulla articolazione della rappresentazione degli avvenimenti.”

    Come dire: se il racconto della querelante trova adeguati riscontri, ne risulta la colpevolezza del querelato.
    In caso contrario, anche a fronte di un certo numero di incongruenze (tipo… 29?), si tenga conto della sindrome post-traumatica, pertanto il querelato sarà comunque ritenuto colpevole.

    Come Josef K.

    Giusto, no?

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    • A dire la verità, io non trovo nulla di strano nella dichiarazione del magistrato.
      Una (presunta) vittima di stupro è sicuramente in uno stato emozionale drammatico (se lo sturpo è avvenuto) o comunque confusionale (se non c’è stato stupro ma la sua percezione dei fatti è alterata da altre situazioni collaterali).
      Lo stupro in sè è tecnicamente indimostrabile e la sua “diagnosi” processuale si basa quasi sempre (a meno di testimoni oculari) sulla consistenza delle dichiarazioni e sulla congruenza di indizi accessori. Il problema del reato di stupro è che il rapporto sessuale (anche violento) non prova lo stupro; lo stupro è caratterizzato dall’abuso, cioè dalla violazione della volontà di una delle parti.
      Proprio per questo è una questione molto delicata in cui discernere tra stupro, accusa errata (travisamento dei fatti o alterazione della percezione di essi), e accusa falsa (cioè dolo), è estremamente difficile. Proprio per questo la cautela e la tutela degli indagati (e quindi non solo della presunta vittima) è cruciale, anche per i risvolti di pubblico ludibrio a cui tutti sono esposti. Ciò vale a maggior ragione nel caso siano coinvolti dei ragazzi.
      Chiudo, concludendo che quello che a me fa personalmente ribrezzo, non è l’errore giudiziario, ma la violazione anche normativa dei principi di tutela degli indagati e la gogna pubblica cui i media sottopongono degli esseri umani di sesso maschile, in virtù di quell’abominio culturale chiamato “violenza di genere”; uno scempio che non risparmia neanche dei ragazzi.

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  4. Capisco.
    Però non credo che chi subisce una rapina, magari molto violenta, sia del tutto esente da una qualche forma di trauma:
    ” non può MAI essere paragonato e valutato, sul piano della narrazione precisa di particolari o anche di perfetta ricostruzione dinamica degli avvenimenti, come il racconto di una vittima di altri reati quali una rapina, una truffa o un furto.”
    Tenga conto del fatto che la concione del magistrato è stata fatta non in un momento e con valenza generici, ma a sostegno di chi contesta quella precisa sentenza, in cui sono state rilevate ben 29 dichiarazioni della querelante – effettuate a mente fredda e sotto giuramento – clamorosamente rivelatesi false.
    E non erano in genere dettagli di poco conto, su cui ci si potrebbe confondere.

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