Educazione di genere multimediale

Vi ricordate il Gioco del Rispetto di Trieste? Per chi fosse pigro nella lettura, un video che riassume buona parte delle finalità e della portata etica dell’educazione di genere.

Video in inglese con sottotitoli (e qualche commento) in Italiano.

Buona visione.

 

Annunci

Vincenzina Ingrassia libera!

La vogliono carcerare, la vogliono carcerare!

Vincenzina, per gli amici Zina, dopo anni di soprusi ha finalmente raggiunto la libertà dalla schiavitù patriarcale inflittagli dall’oppressore Alfio Longo.

Purtroppo. proprio ora che il sogno di emancipazione stava per compiersi, il sistema giuridico patriarcale, andorcentrico e misogino vuole trattarla come un’omicida.

Osservate la foto del mostroalfio-longo

Guardate quegli occhi. Testosterone e violenza. Violenza testosteronica. Violenza di genere in potenza. Zina ha solo evitato un femminicidio.

Cos’altro poteva fare? Chiamare la polizia, denunciarlo per le continue violenze subite avendo poi l’onere di dimostrare il tutto? Cos’altro le rimaneva se non uccidere l’orco nel sonno e poi simulare una rapina? Cos’altro avrebbe potuto fare per potere rimanere finalmente sola nella casa trasformata dall’orco in una prigione?

Zina, un’altra vittima della violenza di genere.images

Zina, noi siamo con te.

Zina Libera!

HashTag #Zinalibera

Il gioco del rispetto di Trieste

.. ma il rispetto non è un gioco. Con tutto il rispetto. Il programma Gender, o meglio l’Ideologia Gender, si diffonde in Italia. Chiariamo subito che non si realizza per “apparizione divina” ma per preciso mandato del femminismo radicale, ormai a presidio stabile delle varie commissioni delle donne e delle pari opportunità, a livello Italiano, Europeo ed Internazionale (ONU).

L’iniziativa, l’ennesima dopo quella di Roma e Venezia (e altre che non ricordo), ha suscitato scalpore per i suoi supposti contenuti impropri; qualcuno vi ha intravisto travestimenti, qualcuno delle toccatine. Sicuramente non avverrà nulla di tutto ciò, ma che volete, probabilmente i timori sono nati dalla consapevolezza di cosa questi programmi hanno previsto in altri Paesi, quali la Svezia dove l’illuminata visione del femminismo scandinavo è arrivata a mettere in dubbio la necessità dei maschietti di fare la pipì in piedi (no, non è una bufala).

giocodelrispettoStante l’accoglienza un po’ freddina da parte dell’opinione pubblica, il comune di Trieste si è premurato di fornire, tramite la sua Vicesindaca, un opportuno chiarimento, che riporto e commento di seguito:

Il Gioco del rispetto è un insieme di proposte di gioco per i bambini e le bambine delle scuole dell’infanzia, studiato per trasmettere loro il concetto dell’uguaglianza tra uomini e donne, così come sancito dalla Costituzione Italiana. Attraverso il gioco, i bambini e le bambine apprenderanno che possono e devono avere gli stessi diritti di scegliere in futuro la professione che li realizzerà, così come da piccoli scelgono i giochi da fare a casa.

Mi permettano un appunto, eminentissimi. La costituzione sancisce l’uguaglianza di tutte le persone di fronte alla legge, e non ha nulla a che vedere con l’uguaglianza tra le persone. Valore alto quest’ultimo che comunque va intesto come uguaglianza morale, giacché siamo tutti diversi, fisicamente intellettualmente, economicamente, eccetera. E’ così complicato da capire o l’intento era farsi scudo della Costituzione? Sono io maligno, o voi maldestri?

L’obiettivo del Gioco del rispetto è di trasmettere il valore delle pari opportunità di realizzazione dei loro sogni personali, sia che siano maschi, sia che siano femmine.
Il Gioco del rispetto lavora per l’abbattimento di tutti quegli stereotipi sociali che imprigionano maschi e femmine in ruoli che nulla hanno a che vedere con la loro natura.

Ah, gli stereotipi! Siamo alla caccia ai fantasmi. Capisco male o stiamo dicendo che dobbiamo combattere le opinioni che dei bambini non si sono ancora fatti? Capisco male o stiamo dicendo che esistono opinioni eticamente approvate ed altre che vanno combattute? Siamo in uno stato etico? E perché intervenire su dei bambini? Forse perché è meglio farlo prima che la famiglia faccia danni o semplicemente la natura faccia il suo corso?

Ad esempio, si mette in discussione lo stereotipo per cui i padri debbano essere dediti soltanto al lavoro e possano dedicare solo pochi minuti al giorno ai loro figli, così come le madri non siano in grado di ricoprire posizioni di responsabilità all’interno delle aziende.

Sicuri che esiste uno stereotipo secondo cui gli uomini non possono spendere tempo con i figli? Non sarà forse che i genitori si organizzano secondo necessità e possibilità naturali e necessità economiche? Esiste lo stereotipo per cui le donne non possono ricoprire responsabilità all’interno delle aziende? Forse nelle vostre teste. Semmai esiste lo stereotipo secondo cui una donna non può fare il muratore, il carpentiere, il minatore, il trattorista, il raccoglitore di angurie. Diciamocelo, più che di “uguaglianza” sembra che si parli di “empowerment” femminile. Dai su, siamo onesti!

L’obiettivo è quindi quello di riequilibrare quella disparità tra uomini e donne che tanti danni sta oggi creando alla nostra società, sia dal punto di vista culturale e sociale, sia dal punto di vista economico, fino a sfociare in episodi di violenza di vario tipo.

Di quali disparità stiamo parlando, si potrebbe essere più precisi? Forse del 95% di dominazione maschile nelle morti sul lavoro? O l’87% nei senza tetto. O stiamo parlando del sistema pensionistico? Oppure nel sistema sanitario? Oppure delle separazioni? E di quali danni parliamo? Ah, il famoso enorme divario salariale, l’ingiustificabile 5% in più. Ah, no, ecco, alla fine è chiaro, parliamo di violenza. Ma non starete mica dicendo che andate tra i bambini a fare opera di prevenzione della violenza? Ma sicuramente mi sbaglio nel pensare che andate nelle scuole per rieducare preventivamente i maschietti perché poi non compiano violenza sulle donne (perché è noto che la violenza è compiuta solo dai maschietti e soprattutto sulle donne, ed è una violenza sulle donne in quanto donne). Ma ovviamente questo è un pensiero mio, paranoico senza fondamento. Come farò a vederci questa interpretazione in questo innocentissimo comunicato? Mah!

Il Gioco del rispetto è un progetto frutto di mesi di lavoro che ha anche valenza scientifica, soprattutto per l’attenzione alla misurazione dei risultati.

Vabbé, insomma, i bambini sono cavie da laboratorio di psicologia.

Quanto sopra per quanto riguarda il “comunicato”. Insomma c’è da fidarsi, no? In ogni caso, per pura curiosità, ho dato una scorsa all’opuscolo informativo. Non che non mi fidi del comunicato, ma è che sono come San Tommaso.Le_Caravage_-_L'incrédulité_de_Saint_Thomas

Il primo capoverso dell’opuscolo informativo recita:

Il Comune di Trieste ha promosso la diffusione di alcune azioni previste dalla Convenzione di Istanbul in tema di formazione contro le discriminazioni e la violenza sulle donne,..

che strano eh? Ritorna la Violenza sulle Donne, e la bellissima Convenzione di Istanbul, quella che definisce la violenza di genere come la sola violenza da parte del maschio sulla femmina e che afferma che “gli uomini hanno storicamente usato la violenza per discriminare le donne e porle in una condizione di inferiorità sociale”.

Che strano, eppure mi pareva che nel comunicato si parlasse di innocentissimi stereotipi, che nuocciono tanto a lui quanto a lei, e di papà che non possono stare vicini ai propri bambini, gli stessi papà che nella Convenzione di Istanbul sono profilati come il seme della violenza domestica. Bah, mi sarò sbagliato…

E chiosa infine tale opuscolo:

i cui contenuti  [del Kit di gioco] sono stati curati da uno staff scientifico composto da D. P., insegnante della scuola dell’infanzia, e L. B., psicologa. Entrambe si occupano da anni di progetti di ricerca e di formazione sul tema della violenza contro le donne.

Oh perbacco! Il team di ricerca è composto da due donne (eh, quando si dicono gli stereotipi) che si occupano di, guarda caso, di violenza contro le donne.

Si fa presto a dire stereotipi.

Vedete, l’idea che nella scuola, in cui la presenza docente maschile è irrisoria e nulla nella scuola dell’infanzia, si entri con programmi di evidente matrice femminista, orientati a plagiare le menti dei ragazzi, fuori del controllo dei genitori, con lo scopo di motivare al successo le bambine e ridurre le potenzialità violente dei bambini, a casa mia si chiama misandria.

Il fatto poi, che si cerchi di coprire il tutto col velo della manipolazione del linguaggio e dei termini, sempre a casa mia, si chiama presa per il c…. per i fondelli.

Cara Trieste, ci vuole rispetto, per i bambini sicuramente, ma anche per l’intelligenza umana.

Cos’è la violenza domestica

Prendiamo atto che la Provincia di Novara, la Regione Piemonte, e il Comune di Arona sanno cos’è la violenza domestica.

La violenza domestica è la violenza di carattere sessuale, psicologico, fisico, economico, compiuta da un uomo su una donna.

Il messaggio dal manifesto prodotto (e che alleghiamo) è chiaro. Un uomo esercita violenza fisica su una donna; un uomo esercita violenza psicologica su una donna; un uomo esercita violenza economica su una donna; un uomo esercita violenza sessuale su una donna. La donna riceve servizi di consultorio da una donna, per uscire da tale situazione. I bambini che assistono alla violenza di un uomo su una donna sono a loro volta vittima di abuso psicologico. Il messaggio è chiaro e non equivocabile.

E tale quadro non dipinge “semplicemente” la violenza domestica contro le donne in relazioni eterosessuali, ma l’interezza della violenza domestica, ed in termini netti; la violenza domestica sulle donne è l’interezza della violenza domestica, una violenza che può avere ripercussioni sui bambini, una violenza compiuta esclusivamente da un uomo.

Desumiamo che la violenza compiuta da una donna su un uomo in relazioni eterosessuali non esista. E le relazioni omosessuali evidentemente non esistono oppure non contemplano violenza; né quella compiuta da uomo su uomo, e tantomeno quella compiuta da donne su donne. E la violenza attuata da adulti su bambini non rientra in tale definizione di violenza domestica.

Registriamo e prendiamo atto di ciò, come si dice, non si finisce mai d’imparare.

Gradiremmo però avere alcuni chiarimenti in merito alla modalità con cui si è pervenuti a tale sapere “scientifico”. Sapere così assoluto tale da portare a ricondurre un concetto generale, quale quello della violenza in ambito relazionale, ad un concetto chiuso, quale quello della violenza di un uomo su una donna.

E’ un chiarimento che, modestamente, riteniamo dovuto. In altri contesti ricondurre comportamenti violenti o criminali a specificità di carattere razziale, o etnico verrebbe tacciato di propaganda razzista. Ne consegue che la definizione che si desume dal manifesto da voi redatto, deve ricondursi ad un’oggettività scientifica non confutabile tale da non far ricadere la definizione di violenza domestica da voi data, ed esemplificata, nelle fattispecie previste dalla normativa di contrasto all’odio sulla base dell’identità di genere, di orientamento sessuale, o altri criteri di classificazione delle persone.

Nel caso si obiettasse che tale manifesto sia orientato alla sola popolazione femminile, e quindi il messaggio sia stato semplificato per ragioni di “pragmatismo”, gradiremmo avere evidenza documentale di similari iniziative e manifesti prodotti per il contrasto delle altre forme di violenza relazionale (o domestica) da noi elencate, patrocinati dal Comune di Arona, dalla Provincia di Novara e dalla Regione Piemonte. Avremmo altresì interesse ad avere nozione dell’esistenza di uno “Sportello Uomo”, e l’entità degli eventuali finanziamenti pubblici stanziati per tale strumento di utilità sociale.

In attesa di tale riscontro, riteniamo di produrre a vostro beneficio alcuni dati ed informazioni utili a costruire una comunicazione più informata ed in linea con i principi di non discriminazione.

E’ ben noto a tutta la comunità scientifica che la violenza domestica su adulti e bambini non è affatto una questione “di genere” come non è una questione “di razza” e tantomeno di orientamento sessuale. Pur essendo alcune specifiche forme di violenza più “caratterizzabili”, quasi nessuna forma è a senso unico. In particolare se è vero che le forme più estreme di violenza quali gli omicidi “relazionali” vedano ben più vittime donne che uomini (quest’ultima casistica stranamente trascurata dalle cronache), è vero pure che quando si allarghi lo spettro della violenza di relazione (o domestica) le cose sono ben diverse da come negli ultimi tempi si è lasciato intendere alla pubblica opinione.

A tal pro ci fa piacere documentarvi con alcune informazioni che avete piena libertà di verificare oppure confutare. Riportiamo alcune informazioni derivanti da una pubblicazione (PARTNER ABUSE STATE OF
KNOWLEDGE PROJECT, John Hamel, anno 2012) sullo studio della violenza domestica. Ferma restando l’opinabilità di qualsiasi studio, ci riferiamo a tale pubblicazione perché sintesi dei risultati del lavoro di oltre 2 anni di ricerca di 20 Università Statunitensi che hanno elaborato oltre 12,000 studi campione.

I dati sono in gran parte pubblicamente fruibili all’indirizzohttp://domesticviolenceresearch.org/.

Alcuni dati sintetici (su cui sostanzialmente converge se non quantitativamente almeno qualitativamente, tutta la ricerca scientifica):

  • Circa il 24% delle persone subisce un’aggressione fisica almeno una volta nella vita (23% delle donne, 19% degli uomini)
  • Circa il 25,3% delle persone hanno commesso violenza contro il partner; 28% di donne che commettono violenza contro il partner, 22% di violenza commessa da uomini contro la partner
  • 80% delle persone commette forme di violenza psicologica (coercizione, intimidazioni, eccetera), con prevalenze statistiche pressoché identiche in uomini e donne, ma con leggera prevalenza di atti compiuti da donne
  • I rapporti sessuali forzati sono prevalentemente subiti da donne (4,5% contro lo 0,2% degli uomini)
  • Le donne sono più soggette a stalking (8% contro il 2% degli uomini) in particolare quando la persecuzione ha caratteristiche di fisicità, mentre le differenze divengono meno evidenti quando si contemplano i comportamenti “ossessivi” in senso più generale
  • Il 58% della violenza tra partners è bidirezionale, il 42% monodirezionale e di questa il 14% compiuta da un uomo su una donna e il 28% da una donna su un uomo
  • La violenza bidirezionale tra partners nella “popolazione” omosessuale è comparabile a quella della “popolazione” eterosessuale

Nessuno studio ha mai asserito che la violenza domestica o tra partners sia una questione di genere.

In merito poi alla definizione di violenza, riteniamo poi che sia opportuno far rientrare nelle definizioni di violenza alcuni eventi dalla connotazione criminale, che stranamente nel manifesto non compaiono, quali a pure titolo esemplificativo:

  • Alienazione parentale
  • Minaccia di sottrazione della prole
  • False accuse di violenza domestica (che in alcuni casi, oltre all’estraniazione dalla vita genitoriale, portano anche alla carcerazione preventiva)

Questo documento sarà reso di pubblico dominio ai fini di una corretta informazione, tramite tutti i canali di comunicazione disponibili, al fine di rendere un servizio di informazione corretto sulla violenza domestica, intesto a non istigare l’odio di genere e a non creare miti basati su impostazioni ideologiche piuttosto che sulle evidenze scientifiche e esperienziali.

Si allega il manifesto da voi prodotto.

Convinti di aver reso un servizio di pubblica utilità, in attesa di una rettifica e di una replica che giustifichi e motivi tale iniziativa da voi intrapresa, vi porgiamo distinti saluti.

Articolo pubblicato su Uominibeta