Transfobia e transfollia

Ricordo ancora quando la voce identità recitava il termine “sesso”, maschio oppure femmina. Pene o vagina, semplice e comprensibile. Una regola che, per inciso, vale per tutte le specie animali, inclusa quella umana. La lingua si adattava alla natura, coniando i pronomi di persona, lui e lei.

E in tale banalità naturale, il maschio adulto diveniva uomo, la femmina adulta diveniva donna. Così nella vita, così nella lingua.

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Coloro che nascevano in un corpo di uno specifico sesso e decidevano di cambiare le loro sembianza nell’altro sesso, venivano definiti transessuali. L’identificazione di una persona nell’altro sesso veniva qualificata, giustamente, come disturbo psichiatrico; disforia di genere.

La complessità linguistica, poi, coniugava al femminile o al maschile tutto l’immaginabile, definendo il “genere”. Perché le “cose” vere o astratte non possono avere un sesso, ma un genere sì. Una casa poteva avere genere femminile; un martello il genere maschile. In modo del tutto arbitrario. Ma non le persone; un uomo poteva solo avere genere maschile perché di sesso maschile, ed una donna solo il genere femminile, perché di sesso femminile.

Poi il femminismo decise di assimilare le persone alle cose. Le persone non avevano più un sesso, un attributo naturale, ma un attributo linguistico, il genere. Un puro qualificatore da scegliere secondo volontà, perché la natura è stereotipo. E si sa, gli stereotipi vanno abbattuti.

Tra il riso di alcuni, qualche anno fa fece capolino la notizia che il femminismo radicale stava coniando un nuovo pronome per qualificare una persona nè come uomo nè come donna. Così nella lingua inglese, accanto a “he” oppure “she” fece capolino una terza opzione, quella di “zhe” per identificare la “cosa vivente” che non si “identificasse” nè con un lui nè con una lei. Per combattere la transfobia, ovviamente.

E mentre molti ancora ridono, oggi la città di New York, la città di Wallstreet, vara una legge per cui chi appella un/una transessuale con il pronome “he” oppure “she” può essere multato con un’ammenda fino a 250,000 $. La stessa città che ha arrestato i primi due uomini per avere il commesso il reato di “manspreading”, cioè sedere sulla metro con le gambe troppo larghe. Anche il manspreading fece ridere molti.Manspreading_3145217a

Follia? No, semplicemente la naturale evoluzione dell’iperbole femminista.

Semmai è transfollia.

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