Vaccinazioni e lezioni dal passato: il vaccino anti HIV

Come molti sapranno, nonostante oltre 30 miliardi di dollari di finanziamento e decenni di lavoro, nessun vaccino si è dimostrato efficace contro l’HIV.

Nell’autunno del 2007 è stata effettuata una sperimentazione (STEP) del vaccino V520. Poco dopo la casa costruttrice del prodotto HIV-520 ha comunicato che:

i soggetti che hanno ricevuto il vaccino V520 presentano una maggiore probabilità di contrarre l’infezione da HIV ( virus dell’immunodeficienza acquisita ).

Dei 3000 soggetti che hanno partecipato alla sperimentazione 82 hanno contratto l’HIV; di questi 49 (il 60%) avevano subito la somministrazione del vaccino e 33 (il 40%) solo un prodotto placebo.

Questo è uno dei motivi per cui le aziende produttrici dei prodotti-vaccinali non solo hanno una certa tendenza a non verificare i danni collaterali, ma sono refrattarie alla verifica contro prodotti placebo. Perché tale test:

è l’unico in grado di verificare e quantificare l’ipotetica efficacia del vaccino ed escludere che magari l’apparente efficacia di un vaccino non sia in realtà legata a fattori esterni. Inoltre tale test permette anche di verificare più facilmente se il vaccino produce il male stesso che invece si presuma esso possa prevenire.

Ma c’è qualcosa di ancora più attuale in questa storia “vecchia” di 13 anni. Tale vaccino era frutto di un approccio vaccinale sperimentale allora, e sperimentale tutt’oggi, che è quello alla base dell’ipotetico vaccino anti COVID che è stato prospettato all’Italia. Un vaccino che non contiene il virus ma solo alcune sue componenti genetiche, che “si ipotizzava” potessero stimolare la risposta immunitaria senza “infettare” l’individuo con il virus HIV.