La Tragedia Greca, La Commedia dell’Arte, La Farsa

Qualche mese fa scrivevo del pericoloso bluff con cui Tsipras si era presentato al tavolo di gioco della Corte Marziale Europea.

Scrivevo a valle della vittoria elettorale del suddetto e dell’omonima lista. Con grande simpatia e rispetto per il novello Leonida e il suo compagno d’armi, il Marxiano Varoufakis. Rispetto leggermente attenuatosi per il primo, per la scelta di nascondersi dietro il popolo Greco con la scelta referendaria, perché Tsipras doveva sapere dall’inizio che le “negoziazioni” non potevano che significare ulteriore debito in cambio di ulteriori dismissioni di sovranità e interessi nazionali del popolo greco. Rispetto accentuatosi per il secondo, per la dichiarata intenzione (vedremo poi fatti) di dimettersi nel caso il referendum fosse bocciato e la Grecia si consegnasse ancora una volta al piano usuraio dell’Europa.

Un piano di “salvataggio” che non ha confini temporali e materiali, che consuma la Tragedia Greca.William-Adolphe_Bouguereau_(1825-1905)_-_The_Youth_of_Bacchus_(1884)

Un rispetto che non riservo però alla Sinistra greca, e tanto meno alla Sinistra europea nel suo complesso. Entrambe responsabili del falso ideologico che permea la dialettica politica contemporanea attorno al progetto europeo. Un progetto che altro non è che lo scudo morale dell’espansione degli interessi militari ed economici della Nato; un progetto che si autofinanzia tramite l’esplosione del debito pubblico, un debito la cui natura pochi hanno compreso, ma che molti, pochi alla volta, capiranno quando i reali creditori si faranno avanti per riscuotere “il dovuto”. Lo hanno compreso i poveri Ciprioti; ora tocca ai Greci, e sono già di più. Toccherà poi ad altri, in un domino senza fine, in cui la platea dei virtuosi si assottiglierà sempre più, mentre quella degli insolventi, degli irresponsabili, inesorabilmente si allargherà, parlando Spagnolo, Portoghese, Italiano, eccetera.

Siamo così alla vigilia di un inutile Referendum che non cambierà il finale della Tragedia, semmai aggiungerà qualche ulteriore Atto. Nel mentre sugli schermi nostrani si avvicendano i “responsabili”, immancabilmente targati PD. “Le regole vanno rispettate”, “I debiti si pagano”, “Noi abbiamo fatto la nostra parte, ora tocca ai greci”, “Abbiamo rimesso i nostri conti a posto, perché farsi carico di quelli greci”, “L’Europa non si discute”, “L’Euro è irreversibile”, “Siamo tutti Europei”. Eccetera, eccetera. Un patetico teatrino degno della peggiore Commedia dell’Arte.maschere

Una commedia con atti improvvisati, ai cui interpreti non è ancora stato comunicato il finale. Sarà un finale a sorpresa.

Oltreconfine la magnanima Francia tende la mano alla Grecia, intenta a definire l’alleggerimento della propria esposizione economica verso i resti dell’Ellade, magari con un aiutino dell’inviata speciale al FMI. La Germania s’irridigidisce e ricoda a Draghi chi comanda alla BCE; i tedeschi sono persone serie e il finale “Grexit” da quel dì che l’hanno preparato. Oltreoceano il premio Nobel alla Menzogna cerca d’intenerire i cuori della Troika, preoccupato dalle tentazioni Orientali cui la Grecia potrebbe rivolgere lo sguardo. C’è da capirlo; con tutto il lavoro fatto per portare la guerra alle porte degli Urali, e con i mal di pancia della Turchia, la Grecia deve tornare nell’ovile.

Poveri greci. Dalla padella degli incapaci politici autoctoni, alla brace degli efficientissimi interessi globali.

Vittime di un’illusione ben architettata. Una Farsa chiamata Europa.

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In guerra muoiono solo donne e bambini…

Due anni fa Hillary Clinton, prossima presidentessa degli Stati Armati d’America, affermava che:

le donne sono state sempre le principali vittime delle guerre, perché dovevano piangere i loro mariti morti

Tale idiozia non va neanche commentata, anche se tale affermazione ci da il tenore della statura mentale e morale di tale persona. Il punto è che, se una persona ad alta visibilità pubblica può oggi fare un’affermazione del genere senza essere sprofondata nel ridicolo, significa che il terreno è “fertile” per tali fandonie di genere.

In 40 anni e passa di esistenza, non mi è mai capitato di udire che “gli uomini sono le vittime principali di una guerra“, anche se da un punto di vista numerico è un’ovvietà, giacché cadono da entrambe le parti della barricata che divide i civili dai militari. Un’ovvietà peraltro facilmente dimostrabile con i dati, se non bastasse il buon senso.

Ma oggi, per l’ennesima volta, e per l’ennesima volta da persone “de Sinistra“, ho dovuto ascoltare la famigerata frase:

le principali vittime delle guerre sono le donne e i bambini

Una frase che assimila all’innocenza dei bambini la posizione “morale” delle donne. Tutti innocenti, tranne i maschi adulti.

Tale “innocentissima” frase, sottace un perentorio giudizio morale; le donne sono esenti dalle colpe di una guerra al pari dei bambini, e gli uomini adulti, morti nelle guerre, non possano godere dello stesso status di vittima, in quanto essi sono gli artefici delle guerre. Un concetto razzista, ovviamente, osceno, eppure l’unico plausibile. A meno che, ovviamente, non si possa dimostrare effettivamente che numericamente le donne e i bambini sono le principali vittime delle guerre.

No, non ci sono alternative. O le donne sono effettivamente una componente numericamente maggioritaria delle vittime, oppure la loro vita ha semplicemente un valore umano maggiore. Delle due, una.

Ed io… Lo dico? Non dovrei dirlo, lo so. Ed io … io mi sono rotto il cazzo di sentire questa oscenità. Ebbene sì, l’ho detto!

Non è solo un semplice falso. E’ un falso ripetuto ossessivamente, ed istituzionalmente. Ed è un falso inteso a far accettare socialmente il minore valore della vita di un maschio; un maschio profilato ormai come seme del male dal femminismo post sessantottino. Un maschio non titolato ad assumere il ruolo di vittima, avendo per definizione il ruolo di carnefice. Un ruolo, peraltro, scritto a chiare lettere nella Convenzione di Istanbul. Ma non divaghiamo…

A questo punto vi starete domandando: “ma magari è vero che le donne sono numericamente le principali vittime delle guerre“. Se vi ponete questa domanda è perché il processo intimidatorio verso il maschile e parimenti di vittimizzazione del femminile, vi ha ormai pervaso, sebbene sappiate benissimo dentro di voi che è una pura follia.jesus-christ-vagina-art-michaelhussar-michael-hussar

Ma tant’è, vi accontento, perché anche io sono un po’ San Tommaso.

Prendiamo, ad esempio, in considerazione la II Guerra Mondiale; il tributo di vite pagato dall’Italia è stato di circa 330,000 militari e 70,000 civili. Non ci è dato sapere con precisione quanti uomini e donne, ma sappiamo che la totalità dei militari (82,5%dei morti di guerra) era maschile; di conseguenza dobbiamo dedurre che tra civili e militari circa il 90% dei morti furono dei vili maschi adulti.

Qualcuno obbietterà che non dobbiamo contare i militari, come se non fossero vite umane. Un’esclusione dei militari dalla conta degli umani che significa anche escludere i bambini dalla conta delle vittime di guerra. E sì, perché qualcuno forse non lo sa, o lo ha rimosso, ma le truppe tedesche negli ultimi anni della II Guerra Mondiale ospitarono tra le loro file anche 15enni. Questi adolescenti evidentemente erano meno innocenti delle loro madri. Senza contare che in molti Paesi dell’Africa e del Sud-Est Asia l’arruolamento di bambini, è ed è stato la prassi.

In ogni caso, ammesso e non concesso di escludere i militari, come è possibile affermare che le donne siano state mai una componente maggioritaria delle vittime di guerra?

Non ci rimane che fare un salto nei nostri giorni, in cui la questione razziale, pardon moi, di genere sta tanto cara ad alcune, soprattutto alle missionarie dell’ONU. Ed infatti proprio ai dati dell’ONU farò riferimento. In particolare farò riferimento ad “UNAMA“, costola dell’UN che si “occupa” di monitorare le morti civili in Afganistan, e di promuovere azioni per salvaguardare la vita delle persone più preziose. Verificate pure quale è la componente demografica particolarmente degna di attenzione…

Ebbene, faccio riferimento al report finale sulle vittime di guerra in Afganistan (Paese in cui l’ONU ha avallato le sue missioni di Pace) del 2014, report che potete tranquillamente consultare (in inglese): “Annual Report on Protection of Civilians“.  In tale report viene presentato il seguente quadro:

  • A pagina 14 si documentano tra il 2009 e il 2014 17,774 morti tra i civili, di cui 3,699 nel solo 2014.
  • Successivamente a pagina 27 UNAMA ci fa sapere che il 2014 ha registrato il maggiore numero di vittime civili tra le donne dal 2009; tale numero è di 298 donne morte.
  • Successivamente a pagina 30 UNAMA ci fa sapere che il 2014 ha registrato il maggiore numero di vittime tra i bambini dal 2009; tale numero è di 714 bambini morti.

Innanzi tutto una precisazione: non è una mia omissione la mancanza di un dato specifico sui maschi adulti. Non esiste proprio nel report un’analisi della problematica maschile; le uniche componenti demografiche oggetto di attenzione sono quella femminile e quella infantile, in particolare la prima. Ma non voglio annoiarvi con questi dettagli androcentrico-patriarcali…

Ritornando quindi ai dati di cui sopra sono evidenti due cose:

  • i bambini rappresentano il 19% delle vittime di guerra
  • le donne rappresentano l’8% delle vittime di guerra

Quale sarà la componente demografica che riempe il restante 73%? Chi lo sa?

Il “bello” è che nella conta dei morti, i bambini sono più del doppio delle donne adulte. Sarà per questo che si cumulano sempre “donne e bambini”? Chi lo sa?

Ma c’è di più; se assumiamo che le vittime tra i bambini siano equamente divise tra maschietti e femminucce, ebbene arriviamo alla conclusione che le vittime maschili (bambini, giovani, adulti e vecchi) rappresentano oltre l’82% dei morti tra i civili. Se poi, per assurdo ovviamente, facessimo l’esercizio di abbinare nella conta gli uomini morti con quella dei bambini morti, arriveremmo alla quota del 92%.

Potete immaginare un titolo di giornale che tuonasse: “tra i civili, uomini e bambini rappresentano oltre il 90% dei morti!“.

Tutto ciò senza contare i militanti, i militari, insomma, la carne da macello.

Quanto sopra, solo contando i “civili”.

Mi fermo qui, e vado in chiosa.

Per voi che di fronte a questi scempi nascondete il vostro buon senso e la vostra dignità, e a voi che avete fatto della manipolazione dei dati e dell’abuso della buona fede di chi vi legge ed ascolta lo strumento per plasmare l’opinione pubblica a vostro uso e consumo, non ho che tre parole: “mi fate schifo!”

Bipolarismo, l’X-Factor della politica

Chi è negli “anta” come il sottoscritto, ricorda bene il sistema politico ed elettorale di qualche decennio fa. Con slancio “entusiastico” decidemmo di passare dal sistema elettorale proporzionale a quello maggioritario. Non nascondo di essere stato tra quelli favorevoli, ed in buona sostanza tuttora lo sono, in linea di principio.

Gli anni ’80 e ’90 erano gli anni dei governi Pentapartito, costellazioni partitiche che spartivano poltrone, denaro e potere attorno al centro di gravità (direi permanente) della Democrazia Cristiana. Governi dalla durata irrisoria eppure immutabili. Attorno a loro una vita politica intensa ed una partecipazione elettorale bulgara. Dietro di loro un Paese che marciava incurante dell’esplosione del debito pubblico.

Il ladrocinio politico non è cambiato ovviamente ma in un certo senso il maggioritario ha funzionato, rendendo i governi più longevi. Da allora però si sono susseguiti continui “aggiustamenti” della riforma elettorale, sistematicamente orientati ad ostacolare la formazione di forze politiche alternative all'”establishment”, con continui tentativi di imporre soglie di sbarramento orientate a tirare fuori dai giochi il “terzo incomodo” e ridurre la libertà di scelta individuale.

Tutto per il sogno “Americano” del bipolarismo, che inevitabilmente ha prima sedotto, poi avvolto, poi corrotto la Sinistra politica Italiana. Ero comodamente adagiato sul letto di una stanza di un’albergo di Stoccolma quando nel 2007 assistevo allibito al discorso di “inaugurazione” del Partito Democratico da parte di Veltroni; il partito liquido e le scelte “eterodosse”. L’inaugurazione di un nuovo corso, con un nuovo linguaggio, per non far capire ai vecchi “compagni” che la Sinistra politica autoctona non esisteva più. Dall’ortodossia dell’ideale comunista all’eterodossia del liberalesimo relativista, progressista, ed oggi genderista. Tutto di stampo americano, s’intende. La Sinistra italiana, da cavallo di troia del Soviet pre muro di Berlino, diveniva il cavallo di troia USA per dare luogo al lifting della Sinistra Europea. In sostanza una piccola Rivoluzione Arancione. E quale migliore testimonial per il varo di tale brigata, di un leader allevato ad Hollywood, a pane ed Oscar?

Da quel momento il linguaggio della sinistra è collassato su due parole: primarie e vocazione maggioritaria.

L’altro emisfero politico si ritagliava attorno all’altra faccia del sogno americano, quello del “paraculismo” conservatore, o in termini più autoctoni, del “predica bene e razzola male”. Il Partito Repubblicano Italiano si conformava all’ideale ego-maniaco del “ghe pensi mi“. Quale migliore icona del Commenda le cui fortune si riconducono all’importazione dello star system americano?

Da una parte e dall’altra il leader di partito lascia posto al testimonial con endorsment mediatico.

L’esito sul breve termine è scontato; il Cavaliere fa a brandelli un’alternativa inconsistente sul piano politico e tele-visivamente evanescente.

Così, mentre il giornalismo si spaccava in fazioni Berlusconiane e anti-Berlusconiane, gli Italiani non si accorgevano del cambio “antropologico” del dibattito politico, il passaggio dal primato della piattaforma culturale al culto della personalità, dalla base programmatica della sezione al consenso mediatico, dalla tribuna politica al duello televisivo.x-factor

E’ il bipolarismo bellezza. Il buono e il cattivo di turno lo decidono i media. Il linguaggio politico diviene il linguaggio televisivo del grande fratello; al pubblico il compito di scegliere il candidato più gradevole tra quelli proposti. L’X-Factor elettorale, in cui la preselezione dei candidati è fatta a monte; al pubblico il compito del televoto. Non partecipare o discutere, semmai recitare il ruolo di pubblico fazioso, con applauso a portata di telecamera.

E mai che mai scendere in piazza; e che non venga in mente al popolo di costituirsi in movimenti politici, quella è eversione.

Benvenuti nello spettacolo della politica, il buono e il cattivo, il vincitore predestinato e lo sparring partner. Perché al potere della finanza globale l’imbarazzo della scelta politica crea problemi. Una scelta sola sarebbe poco “democratico”, saprebbe di Corea del Nord, il gioco sarebbe spudorato. Meglio, molto meglio, avere l’illusione di decidere. Tre sono già troppi. Due, non di più.

Gli ingenui si domandano perché Obama si sia dimostrato criminale quanto Bush, senza rendersi conto che sono solo mezze figure dello stesso mazzo di carte.

E’ un gioco semplice quello del bipolarismo, è un gioco senza sorprese. Se deve vincere Obama il suo oppositore sarà impresentabile. Se la Clinton deve vincere nel 2016 l’impero delle TV Statunitensi distruggerà o seppellirà mediaticamente le sue vere alternative, Rand Paul o Ron Paul, per far strada a un perdente. E il gioco è fatto. E la Clinton sarà riconoscente, ovviamente.

L’UKIP in UK è scomodo? La BBC farà il suo lavoro nel dipingere Farage come xenofobo e perché no, magari misogino.

Il M5S s’è allargato troppo? I media si adopereranno prontamente per dipingere Grillo come un cialtrone.

Front National fa paura? Le Pen è Xenofoba, e fascista.

E’ il bipolarismo bellezza. Due, non di più.

Uno vince, quello giusto, l’altro perde.

Misteri di “genere”

Ebbene sì, siamo quasi alla vigilia del “mimosicidio”. Ennesimo giro di boa e sarà ennesimo delirio “di genere”.

“Genere”, una parola un mistero. Sinonimo di “sesso”, uomo o donna, quando fa comodo ovviamente, per parlare della differenza salariale media tra uomini e donne, il “gender gap”. Meno comoda la parola quando si dovrebbe parlare di “education gap”, di morti sul lavoro, di suicidi, di divorzi, di senza-tetto, eccetera eccetera.

Sì, una parola strana, questo “genere”. Una parola che da sinonimo di sesso, può divenire sinonimo di uno specifico sesso, quello maschile, quando si parla di violenza di genere. Che strana parola, davvero. Sinonimo sia del concetto di sesso che di una sua istanza. Come dire che la “tinta” indica il concetto di “colore” ma significa anche il “blu”. Mah!

E la stessa parola, come per magia, può anche perdere completamente significato, quando il significato binario uomo/donna diviene troppo stretto; e sì, perché allora i generi si moltiplicano, 4, 5, 6, 30. Ma i sessi no, loro rimangono in due.

Il genere sinonimo del sesso, di un sesso, o di nessun sesso. Uno e trino.

Mistero.

Perché questo genere, è impalpabile, come l’aria, c’è ma non si vede. Ma l’aria la senti quando tira vento, quando sferza la tramontana, eccome se la senti. E così pure il genere, c’è e non c’è. Dipende. E come l’aria, non lo vedi ma lo respiri. Hai voglia a trattenere il fiato, prima o poi prendi fiato e te fai una bella boccata.

Che poi daje e daje, dà alla testa questo genere. E sì, altrimenti non si spiega…MisteroRookford

Non si spiega cosa, direte voi? Beh, forse è colpa mia, lacune di genere ovviamente, ma io ‘ste donne non le capisco proprio.

Le vedi un giorno sì e l’altro pure, a lamentarsi dell’oziosità degli uomini ad adempiere i compiti domestici, eppure disperate di trovarne uno per tutta la vita.

A sfilare la mattina con le scarpette rosse tirate a lucido per scongiurare la violenza “maschile”, e la sera in discoteca a cercare il carnefice.

A urlare la propria libertà di costumi, e poi inveire contro l’oggettificazione.

A inveire contro gli stereotipi delle favole, e a cercare per una vita il principe azzurrro.

A richiedere una paternità più attiva, e a buttar fuori i padri come fossero immondizia.

A rivendicare la supremazia accademica, e a lamentarsi di non trovare compagni adeguatamente acculturati.

A cercare il buon partito all’ultimo scoccare dell’orologio biologico, e non trovarlo…perché da tempo che è partito.

Misteri.

Lezioni di debito pubblico, parte 1: “Le basi”

Nelle mie discussioni politiche, di frequente mi capitava di affrontare il tema del debito pubblico. Un’interesse politico coltivato per più di 30 anni che mi ha portato anche a fare una comparsata nel Partito Democratico; vi sono rimasto poco, fino a quando non ho dovuto fare i conti con il fanatismo ideologico neo-progressive e super-paraculist che permea la suddetta associazione ad-tesseram.

Ebbene, in quella e in altre sedi, uno degli argomenti di accanimento è sempre stato il debito pubblico; si partiva dalla sua interpretazione, quindi si cercava di capire la sua origine, si determinavano le sue cause, quindi in contumacia si individuavano i colpevoli (tipicamente Craxi o Berlusconi) per poi passare al vaneggio estatico puro, cioè la ricerca della soluzione. Da questo percorso “lisergico” è scaturita la psicosi collettiva dell’inevitabilità dell’austerity e lo slancio masochistico verso il pareggio in bilancio in Costituzione. Autoincaprettamento economico.

Devo dare atto a pochi, tra cui Bagnai e Borghi, di aver messo in luce, e a tempo debito, la follia del percorso che si imboccava, e spostato il fuoco sulla sovranità monetaria e non sul debito. Tutto inutile, ovviamente. Ahimè le loro competenze e buon senso, poco possono contro un mondo di politici inetti, sebbene abili manipolatori, ed un popolo in stato di ebetismo avanzato.

Il nostro ormai è un popolo che segue la regola del conformismo, che ha sacrificato il sano scetticismo e lo spirito critico sull’altare del quieto vivere; un gregge che rischia di risvegliarsi solo di fronte alla camera di macellazione. Così il debito pubblico perennemente presente anche in tempi di grascia, diviene improvvisamente una mannaia da cui fuggire, con strumenti evidentemente scellerati. E cosa dire dell’inflazione? La crescita dell’inflazione, spauracchio degli economisti da salotto buono, diviene improvvisamente pericolosamente troppo bassa. E nessuno che si chiede; perché era un problema l’inflazione alta ed adesso è drammatica quando è negativa?

Il punto è che né l’inflazione né il debito sono un problema in sé. Sono solo dei numeri che isolatamente non rappresentano assolutamente lo stato di salute né economico né tanto meno sociale di un Paese. Molto più indicativi dello stato di salute sono altri indicatori; la crescita dei nuclei famigliari, il tasso di occupazione, il tasso di alfabetizzazione, la crescita dei depositi, il livello di povertà, il livello d’innovazione industriale, il livello di disparità economica, eccetera. Il punto è che il debito pubblico diviene “eccessivamente alto” quando gli usurai della globalizzazione vedono a rischio i propri prestiti monetari e quindi decidono di trasformarli in beni materiali (cartolarizzazioni); e l’inflazione diviene “eccessivamente bassa” quando gli stessi usurai vedono scendere la propensione alla spesa e di conseguenza all’indebitamento.

L’ignoranza in tema di debito pubblico, e in generale di finanza, è ignoranza diffusa, a livello Europeo, Mondiale. E di questo dobbiamo ringraziare sentitamente la TV in primis. D’altronde la ricchezza dell’1% (0,001 % in realtà) deriva proprio dall’ignoranza della massa. Questo è il principio di funzionamento dell’usura; prima ancora della paura, è l’ignoranza del “cliente” ad arricchire l’usuraio.

Il fatto che un partito di cialtroni come quello di Tsipras, sia arrivato al governo in un Paese allo stremo, non rivendicando sovranità, ma mendicando la clemenza degli usurai, è emblematico del torpore mentale globale.

Ho deciso quindi di dare il mio piccolo contributo, con una serie di piccoli articoli divulgativi, a costruire un po’ d’informazione sul debito pubblico e sul tema della sovranità, utilizzando un linguaggio semplice, non troppo tecnico.

E da buon ingegnere-matematico inizio subito con un bel postulato: “Il nostro debito pubblico attuale è inestinguibile”. Corollario: “Tentare di saldarlo è un suicidio”.

Alla prossima.

Je Suis Voltaire

François-Marie Arouet, au registraire. Je aurais le plaisir de donner mon avis, utilisant mon meilleur Italien. Avec votre permission…

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Di recente avete attirato la mia attenzione, su eventi accaduti nella mia Parigi. Bella, come 3 secoli fa. No, non scrivo per esprimere solidarietà. pardom moi, ne ho visti di morti dalla mia posizione di osservatore privilegiato. E morto son io, per la verità. E quanti morti, accanto a me; molti morti per un sogno di libertà, quasi tutti morti in servitù per la libertà di pochi privilegiati. Perché la libertà è un sogno che svanisce, appena si aprono gli occhi.

No, vi scrivo perché sono un po’ disorientato dal corso degli eventi, e ovviamente perché si parla di Francia, e di America ovviamente, nazioni i cui statuti e principi costituzionali hanno liberamente attinto alle mie idee, all’epoca del loro concepimento, abbastanza “rivoluzionarie”. E poi perché si parla di satira, di libertà di pensiero, d’espressione. Beh, io sono il vostro uomo, anche da morto.

Insomma, da quel che ho capito, delle persone di religione musulmana avrebbero ucciso dei giornalisti rei di aver fatto satira deplorevole dell’immagine del proprio dio. E quindi a seguire degli altri eventi, inseguimenti, in cui muoiono altre persone, oltre ai “terroristi”, di cui alcune di religione ebraica. In tutto circa 16 innocenti uccisi oltre a 3 terroristi, più altri feriti di cui alcuni in pericolo di vita. Alcune TV commentavano gli eventi come attacco alla libertà di espressione, in particolare di satira. E di satira ne so qualcosa; non c’era alternativa all’ironia e al sarcasmo per dissacrare i potenti; ai miei tempi, esser seri non conveniva. E pure ad esser comici, si rischiava la Bastiglia, ne so qualcosa. Non scontro di religioni o di altro, ma scontro di civiltà. Che meraviglia della tecnologia questa TV. A saperla usare. A noi toccava scrivere sull’Encyclopédie. Retaggi di una civiltà arretrata. Qualche altra TV commentava il crescente antisemitismo mostrando delle immagini di protesta contro lo stato di Israele, reo, apparentemente, di aver ucciso 2,000 palestinesi; eccesso di satira, ovviamente.

E poi vi ho visto sfilare per le piazza per difendere la vostra libertà d’espressione. E con voi, i vostri leaders. I governanti con i governati, insieme ma separati, per la sicurezza dei deboli. I vostri potenti che difendono la vostra libertà di satira. Come sono cambiati i tempi.

Tanto ci tengono i vostri potenti alla vostra libertà, che la vogliono tutelare con la massima sicurezza. Frontiere aperte, ma mura sempre più alte. Perché nella Bastiglia c’è la vera libertà.

Italiani tutti evasori

Che spettacolo! Il qualunquismo italiota farcito di parole senza profondità; tutto facilitato dall’imbonitore televisivo di turno, il prototipo dell’uomo nuovo; conto pingue, bella faccia e dietro di essa il nulla, il nulla più assoluto. Il tutto ovviamente in fascia serale, servito su un piatto d’argento serigrafato RAI, per intorpidire le menti del target designato; pensionati e casalinghe abituati a ore di teatrino del dolore e qualche falso buon sentimento.

Ospite d’onore; il “pagamento elettronico”.

Sia inteso, non per rendere più agevoli i pagamenti, ma perché dell’italiano non ci si può fidare.

Perché l’uomo italiano non paga le tasse, non fa lo scontrino, elude, schiva…fa il furbo, il fetentone! E pure se c’è lo scontrino, dai su, lo sanno tutti; paga 10 e sul pezzo di carta c’è scritto 5. E’ un problema culturale, sì è tradizione. Per non parlare della feccia della feccia. Il lavoratore a nero, e il datore di lavoro a nero. Il lavoratore fetentone che pretende di lavorare una giornata per 80 € e tenersi tutto in tasca, e il datore che pretende di pagarlo 80 a nero piuttosto che 40 … in rosso.

Perché se tutti pagassero le tasse, tutti pagheremmo meno, vero? Che poi vuol dire anche  il contrario; se pagassimo meno tasse tutti … eccetera eccetera. Ma andiamo avanti così. 69% di tassazione reale del lavoro è ancora poco. A 80% iniziamo a preoccuparci, forse.

Studi di settore per salassare le partite IVA sulla base di quello che di presume debbano guadagnare. L’Agenzia tassa e Equitalia riscuote; sta a te, fetentone, a dimostrare di non aver guadagnato; noi, intanto, incassiamo. Non ti torna il conto? Non fa niente, hai trenta giorni, dopo di ché la mora e il 30% d’interesse. Come dici? L’usuraro fa il 20%? Se non ti sta bene, smetti di lavorare, tanto non sei capace!

Eh, beh, grande invenzione lo studio di settore ovviamente concepito da parte di chi è campato esclusivamente di soldi erariali. Ma pure lo studio di settore arriva dove può arrivare; sì, funziona bene se il fetentone guadagna meno del previsto; tanto lo tartassiamo e compensiamo a babbo morto. Ma metti che uno guadagna più dello studio di settore e non dichiara? Il fetentone ci frega. Bene, allora, zacchete! Lo spesomentro! Ci infiliamo nel conto corrente, nella carta di credito, casella postale, dove va, chi frequenta…incrociamo tutto e vediamo cosa compra.

Vediamo vediamo. Toh, questo  paga i broccoli 2€ al chilo, il doppio del mercato, eh eh, questo ci frega! Maresciallo, cartella!

E guarda questa! 50€ per un vibratore, quando su Ebay si trovano a 30. Maresciallo, cartella!

E questo? Operaio in cassa integrazione e spende 130€ per la collezione deluxe di Rocco? Maresciallo, cartella! Gliela faccio passare io la voglia de pippe!

Eh…però pure con lo spesometro, non è che risolvi. Sì, ti fai un po’ di cazzi di tutti, ma non tutti i cazzi di tutti. Solo alcuni. Metti che uno va a farsi una fuitina, magari in un alberghetto di provincia…con la collega, e magari pensa;

adesso pago in contanti che se mia moglie legge albergo diurno e pranzo per due…Eh, cornuta un poco, ma scema no!

E noi lo becchiamo: pagamento elettronico obbligatorio! E così abbattiamo pure il tasso di cornificazione, che non è bello, diciamolo!

Facciamo tutto per il vostro bene, italiani, pardon, italioti! Non dovete neanche fare il 730, non siete contenti? Tutto precompilato, vi diciamo tutto noi, sappiamo già tutto.

Per beccare i grandi evasori, ovvio. Perché si sa; i grandi evasori fanno la cresta sulla spesa. Togliamo il contante di mezzo, e vedrete che li becchiamo tutti. E l’Italia riparte; più benzina … e l’Italia riparte, anche senza motore e ruote. Più tasse, perché le tasse non si discutono, e nemmeno la spesa pubblica; che veramente vuoi licenziare un dipendente pubblico; o abbassare qualche stipendio?  o ritoccare qualche diritto? Non scherziamo.

E se non becchiamo i grandi evasori, amen. Becchiamo comunque i grandi coglioni, che ormai sono decine di milioni.

Grazie italiani per la fiducia accordataci. Lo facciamo per voi, perché di voi non ci si può fidare.

Accordateci ancora la fiducia. Ai più fedeli, 80€. Partita di giro, s’intende.

Siamo una grande famiglia e l’erario vi  è fratello.

Un vero Grande Fratello.images

Difendiamo il clima…con le bombe

Non ci sono più le mezze stagioni. Forse non ci sono mai state.

Se c’è una cosa che non mi ha mai convinto riguardo al tema del clima, è la quantità di retorica e di fanatismo che la circonda, e soprattutto la banalizzazione del linguaggio che sostiene gli adepti delle fazioni pro e contro “l’agenda climatica”.

Il clima sta cambiano. E’ vero, ed è ovvio, il clima per definizione è in costante mutamento. E la temperatura del nostro pianeta sta aumentando gradualmente. Vero. Ma in che misura la specie umana influenza questo cambiamento? E’ dato per scontato da molti che questo dipenda dai consumi e dalle relative emissioni energetiche, in particolare di CO2 e l’effetto serra conseguente. Sicuramente ciò gioca in un ruolo ma da qui a ritenere che questa sia la motivazione principale del cambiamento climatico, ce ne passa.

Non sono ovviamente un adepto della fazione che sostiene che la specie umana non abbia un ruolo. Tra l’altro sono stato impegnato personalmente (e professionalmente) in iniziative sulla sostenibilità energetica. Ma devo ammettere che non ho mai trovato un singolo studio che sia in grado di provare in termini scientifici e con nesso causale che il cambiamento climatico sia legato essenzialmente, o prevalentemente, alle attività umane.

CLIMATE-DEMONSTRATION

Come pure non ho mai ben capito perché il cambiamento climatico dovrebbe rappresentare un rischio per l’umanità. Si sciolgono i Poli, e si allagano le nostre città a bassa quota? E se ciò danneggiasse una parte della nostra umanità ma ne favorisse un’altra parte? Quale parte dell’umanità effettivamente risentirebbe negativamente di tale scenario? Questo, ammesso che tale scenario sia verosimile, visto che le previsioni di innalzamento della temperatura terrestre, basate sui modelli che assumevano di dimostrare il nesso causale tra consumi energetici e cambiamento del clima, hanno finora fatto una pessima figura.

Lungi da me prendere una posizione sul tema. Semplicemente non comprendo ancora perché ci sia una convinzione così diffusa che dei fatti opinabili siano considerati un dato non opinabile e che qualche tipo di iniziativa non ben definita, ma su scala globale, vada intrapresa per contrastare degli effetti non ben delineati legati ad un cambiamento climatico le cui cause non è ben chiaro in che misura dipendano da forze su cui si assume di avere la capacità di intervenire.

No, nessun negazionismo, solo sano scetticismo. Pensaci un attimo; quante volte hai assistito ad un vero dibattito in cui le ragioni degli uni e degli altri trovano un vero confronto equilibrato? Io non ne ricordo e trovo sospetta la propaganda unilaterale. Per quale motivo gli evangelizzatori di tale campagna per “combattere il cambiamento climatico” sono proprio coloro che ne hanno le maggiori responsabilità, una volta che assumiamo che il consumismo, l’economia ipercapitalistica e iper energivora ne sono la causa principale?

Quale credibilità ha una campagna oggi capeggiata dall’amministrazione Obama, dall’unico Paese che non ha ancora ratificato la convenzione di Kyoto?

Per quale motivo le Nazioni Unite hanno designato Bloomberg, statunitense, uno degli uomini più ricchi della terra, ipercapitalista che deve la sua fortuna alla finanza “derivata”, come Inviato Speciale per il Cambiamento Climatico?

Domande, solo domande.

Sermoni di guerra

Proseguiamo nel cammino della pace planetaria, al seguito del Commander in Chief, il nuovo messia. Qui sotto il suo ultimo “speech”, le sue parole approvate da Dio, il sermone con cui benedire la nuova crociata.

“Novus Ordo Seclorum, Annuit Coeptis”.

A questo link troverete invece la trascrizione integrale (in inglese) del suo discorso.

Vi riporto di seguito il discorso tradotto, quasi integralmente, per evitare che la macchina da propaganda del vile nemico d’oriente possa disinformarvi sui nobili intenti del presidente dei diritti umani.

Merita. Istruttivo non solo in termini di contenuti, ma anche da un punto di vista, come dire, linguistico e psicologico.

Ecco a voi il Presidente degli Stati Uniti d’America, nonché Premio Nobel per la Pace, Barak Obama:

Miei “compagni” americani , stanotte vi voglio parlare di cosa gli Stati Uniti, insieme ai nostri amici ed alleati, faranno per indebolire e quindi distruggere il gruppo terroristico conosciuto come ISIL.

Il messia dichiara subito il suo intento: distruggere un gruppo di terroristi con il supporto dei suoi stati vassalli, definiti amici ed alleati. L’appellativo di “amici” per governi compiacenti e filiali militari, allude al senso di fratellanza, necessario a rafforzare un clima psicologico di comunità d’intenti, abilmente introdotto con la formula iniziale “miei compagni americani”. Compagni (“fellows”) invece di cittadini, infatti, serve a proiettare l’immagine di uomo tra gli uomini, di pari tra i pari; abbatte le gerarchie mentali tra il semplice cittadino ed il Presidente dello stato più potente del mondo. E’ l’ago dell’anestesia prima dell’operazione.

Come comandante in Capo, la mia più alta priorità è la sicurezza del popolo americano. Negli anni che ci anno preceduto abbiamo combattuto i terroristi che minacciano il nostro Paese….Grazie al nostro esercito e ai professionisti dell’anti-terrorismo il nostro Paese è più sicuro

A questo punto introduce il suo ruolo di Comandante (delle truppe), che accentra i poteri per il bene di tutti. L’ago è ormai entrato e la distonia tra “fellows” e “commander in chief” non viene percepita. Quindi la prima stoccata mirata a legittimare il ritorno positivo delle guerre della dinastia Bush: “il Paese è più sicuro”. L’anestesia sta facendo effetto e le barriere sono già calate e pochi si chiederanno “in che senso i terroristi distanti migliaia di km minacciano il nostro Paese?” Sottile poi il riferimento all’anti-terrorismo come strumento efficace di tutela della sicurezza, utile ad adagiare un velo di consenso sullo scandalo Datagate/NSA. Chi oserebbe metterne in dubbio l’utilità di un Grande Fratello di fronte a terroristi alle porte?

Ma continuiamo ad essere soggetti al pericolo terrorista. Non possiamo cancellare ogni traccia del diavolo dal mondo, e un piccolo gruppo di assassini ha la capacità di fare notevole danno. E’ stato vero per  l’11 Settembre lo è tuttoggi. … In questo momento la minaccia maggiore viene dal Medio Oriente e dal Nord Africa …  e uno di questi gruppi si chiama ISIL.

A questo punto la minaccia si materializza, l’ISIL (o ISIS o IS). Una delle minacce, in realtà, come vedremo dopo. Abile il richiamo all’11 Settembre, utile a rievocare le paure mai sopite e quindi la necessità di estreme misure. Non importa quanto piccolo e lontano sia il gruppo, la minaccia è ben più grande e vicina. Il percorso di costruzione della necessità di una risposta armata e di una risposta sproporzionata è completo; esiste un precedente in termini di minaccia (11 Settembre e Al Qaida) e di intervento militare (invasioni e occupazioni di Iraq/Afganistan). Il riferimento al “diabolico” sostiene l’immaginario di una battaglia etica e conquista le ultime barriere dell’elettorato conservatore statunitense tipicamente Repubblicano. L’anestesia è completa.

E chiariamo due cose; ISIL non è islamico: nessuna religione perdona l’uccisione di innocenti e la grande maggioranza delle vittime dell’ISIL sono musulmane. E ISIL non è uno stato…nessun governo lo riconosce.

Qui ci dice che non è una guerra di religioni, e che la religione non c’entra. Ma ci dice anche un’altra cosa interessante e cioè che la stragrande maggioranza di vittime sono locali e non sono neanche Cristiani. Implicitamente afferma che è una guerra etnica e di potere a cui sostanzialmente il mondo “occidentale”, in particolare Statunitense, è estraneo. Cosa c’entrano allora gli USA? Poco, nulla, ma ormai l’audience è in trans e difficilmente coglie l’inconsistenza di questo messaggio con le premesse precedenti. Messaggio in realtà diretto alla comunità araba in particolare agli Stati Arabi amici che appunto non riconoscono, ovviamente, l’ISIL.

L’ISIL è un’organizzazione terroristica, pura e semplice. E non ha altra visione se non il massacro di chi l’ostacola.

Appunto la visione Statunitense. Prosegue:

L’ISIL rappresenta una minaccia per l’Iraq, la Siria e in generale per il Medio Oriente, ivi inclusi i cittadini americani, personale e impianti.

Qui innanzi tutto fa capolino la Siria. Ma soprattutto viene chiarita la dimensione Statunitense sotto minaccia; gli impianti e il personale delle imprese USA.

Sebbene non abbiamo ancora individuato complotti contro il nostro territorio, i leader di ISIL hanno minacciato gli USA e i nostri alleati.

Il messia ci dice che non esiste un pericolo oggettivo ma le semplici minacce verbali di persone lontane migliaia di km, che uccidono quasi esclusivamente persone del luogo e che”potenzialmente” potrebbero rivolgersi verso interessi e cittadini “occidentali” in quei luoghi rappresentano un pericolo alla sicurezza statunitense. Chiaro il concetto di sicurezza statunitense? Se il pericolo è fuori confine, non si ritirano imprese e persone, ma si interpreta il problema all’estero come minaccia interna. Questo passaggio “logico” serve a estendere i confini nazionali nell’immaginario del telespettatore (ormai intorpidito) ormai incapace di cogliere il non sense in termini razionali. E continua:

I servizi segreti ci dicono che migliaia di stranieri (ivi inclusi Europei e Statunitensi) si sono uniti a loro in Siria e Iraq. Addestrati alla guerra, potrebbero tornare in patria e portare avanti attacchi letali.

A cosa serve ciò? A legittimare l’idea di un nemico alle porte perché sostanzialmente interno e quindi la natura necessaria di strumenti di controllo della liberà personale. Tutto perché gli interessi “interni” all’estero rendono interno ciò che è esterno.

Questa notte voglio che sappiate che gli USA fronteggerà ISIL per risolvere il problema. Dallo scorso mese le nostre forze armate hanno colpito l’ISIL per fermare la sua avanzata. Da allora oltre 150 attacchi aerei in Iraq hanno protetto personale e impianti Statunitensi, ucciso i combattenti dell’ISIL, distrutto armi e agevolato le forze Irachene e Curde per occupare il territorio. Questi attacchi hanno aiutato a salvare la vita di migliaia di uomini, donne e bambini.

A questo punto il messia fa capire che la cosa è in moto e che già miete successi. Si sta facendo spazio alle forze alleate Irachene e Curde, facendo capire che la guerra dell’ISIL è contro le forze stabilitesi dopo l’occupazione dell’Iraq e non contro la civiltà “occidentale” in quanto tale. Interessante in particolare il ruolo dei Curdi a cui evidentemente deve essere garantita un’espansione sia in virtù della complicità garantita nella guerra d’Iraq contro Saddam che per il ruolo destabilizzante che potrebbero recitare contro la Russia (Georgia), la Siria e l’Iran. Ovviamente, quanto fatto ha salvato degli innocenti, ovviamente.

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… Quindi stanotte, dopo colloqui con il governo Iracheno, con gli alleati e all’interno del Congresso, posso annunciare che gli USA guideranno una larga coalizione.

In sostanza il messia ci dice che hanno messo in mezzo altri Paesi in una guerra che interessa loro e che loro guideranno. Ha appena comunicato ai “compagni” americani che continuerà la guerra con le bombe intelligenti, ma i “fedeli” non se ne saranno neanche accorti e staranno pensando ancora agli “innocenti” salvati.

Il nostro obiettivo è chiaro: fiaccheremo e quindi demoliremo l’ISIL attraverso una estesa e prolungata strategia anti-terroristica.

Questo è un bell’esercizio di manipolazione. Dopo aver detto che la cosa è stata decisa da lui e già in corso, l’obiettivo diviene “nostro”, inclusivo, collettivo. Interessante notare come l’obiettivo sia l’ISIL, un soggetto che non ha, come da lui ammesso, un confine geografico e ordinamento definito e riconosciuto. In quanto tale, l’obiettivo stesso è indefinito e per questo l’azione viene definita come estesa, perché non ha delimitazioni temporali e geografiche. Nonostante ciò l’obiettivo viene millantato come “chiaro” proprio perché non lo è. In realtà l’ISIL/ISIS non esisteva fino a un mese fa, tanto che neanche il nome è stabile. Il “chiaro” serve proprio a creare la suggestione che il piano sia definito e limitato, quando in realtà non lo è.

Primo, noi condurremo una campagna sistematica di attacchi aerei contro i terroristi. In collaborazione con il governo Iracheno, espanderemo i nostri sforzi, proteggendo la nostra gente e le missioni umanitarie, colpendo gli obiettivi dell’ISIL mentre le truppe Irachene andranno all’attacco. Inoltre ho chiarito che noi daremo la caccia a chi minaccia il nostro Paese, dovunque sia. Ciò significa che non esiterò a prendere azioni contro l’ISIL in Siria come pure in Iraq. Questo è un principio chiaro della mia presidenza: se minacci gli USA, non troverai scampo in nessun paradiso.

Oltre a ribadire il ruolo di “scudo morale” delle missioni “umanitarie” e quindi implicitamente ribadendo la superiorità etica delle forze dell’occidente, il messia ci ribadisce che la lotta non ha confini, in particolare che la Siria è nel mirino. “Condurremo, “espanderemo” ancora servono a mitigare il contenuto decisionista e unilaterale (esemplificato dal “non esiterò”) delle azioni da lui intraprese. Gli spettatori si guarderanno magari un po’ stralunati chiedendosi “ma quando cazzo abbiamo deciso questa cosa?”ma poi il senso di impotenza per una decisione passata sopra le loro teste e il senso di umiliazione per essere stati presi per i fondelli da chi aveva salito gli scalini della Casa Bianca con proclami di pace, saranno coperti dall’illusione di partecipare ad una crociata giusta, per la propria sicurezza, per salvare donne e bambini e per il bene di tutta l’umanità. Il linguaggio, va da sé, è pressoché identico a quello di Bush, ivi incluso il riferimento al sacro, il “paradiso”.

Secondo, incrementeremo il supporto alle forze che combattono i terroristi sul territorio…Come ho detto in precedenza le forze statunitensi (di terra) non avranno ruoli di combattimento, non saremo coinvolti in un’altra guerra terrestre in Iraq. Supporteremo gli Iracheni e i Curdi con addestramento, strumentazione e informazioni…

Il passaggio serve sostanzialmente a recuperare parziale credibilità rispetto ai proclami elettorali di pace. Interessante notare come le amministrazioni Statunitensi amino rassicurare i propri cittadini rispetto al possibile impiego di forze di terra, come a dire “andiamo lì, li bombardiamo dall’alto senza che possano contrastarci, limitando al minimo le perdite”, senza capire che è proprio questo che rende gli USA odiati a tutto il mondo, non tanto per l’animo guerrafondaio, quanto per la slealtà “bellica” con cui conducono le guerre. Senza contare ovviamente la presunzione di superiorità morale. Sarà magari per questo che poi prendono qualche civile e lo decapitano? Quindi prosegue:

Oltre la frontiera, in Siria, ho aumentato la nostra assistenza alla opposizione Siriana. Stanotte chiederò al Congresso di supportare i combattenti (Siriani). Nella lotta contro l’ISIL non possiamo fare conto sul regime di Assad che terrorizza il proprio popolo; un regime che non riguadagnerà mai la legittimazione ormai persa. Invece noi dobbiamo rafforzare l’opposizione contrastando gli estremismi quali l’ISIL, mentre perseguiamo la soluzione politica atta a risolvere la crisi Siriana una volta per tutte.

Con il telespettatore anestetizzato e inerte, il messia sfodera altri capolavori della manipolazione. La lotta all’ISIL diviene lotta a ciò che non è ISIL e che dall’ISIL è osteggiato, la Siria. Foraggiare i combattenti (quelli che vengono definiti ribelli in Ucraina e terroristi in Iraq) che hanno dato luogo al pericolo ISIL per gli USA. Il nemico del mio nemico non è più amico, almeno nei giochi statunitensi in Medio Oriente. Evidentemente tutti devono essere nemici di tutti e amici di uno solo. Non si può contare su Assad per combattere l’ISIL sebbene sia l’unico che lo combatte da 3 anni. Perché Assad ha perso la legittimazione, secondo chi? E Assad terrorizza il proprio popolo, secondo chi? Perché gli USA perseguono la soluzione politica in Siria, dando armi ai terroristi, pardon ai ribelli, pardon ai combattenti. Una soluzione, una volta per tutte, la stessa valsa per l’Ucraina?

 Terzo, …. in due settimane presidierò un incontro al Consiglio di Sicurezza dell’ONU per mobilitare la comunità internazionale in questo sforzo.

Con la Russia e la Cina? Con queste premesse? In bocca al lupo. O forse sarà l’occasione per poter dire “la Russia si oppone all’intervento per salvare donne e bambini dal diabolico ISIL,….e Assad?” Staremo a vedere.

Quarto, continueremo a fornire assistenza umanitaria ai civili innocenti, cacciati dai terroristi.

No comment.

Questa è la nostra strategia. …. Questa è la leadership Statunitense al meglio di sé; noi stiamo con chi combatte per la propria libertà; e chiamiamo ad adunata le nazioni per la nostra comune sicurezza e umanità.

Il mito americano alla deriva. La prosopopea di chi vive del mito della “Città sulla collina” dei Padri Fondatori di qualche secolo fa, divenuta culto della superiorità umana. Umani contro non umani.

 … Questa strategia di eliminare i terroristi che ci minacciano, è ciò che abbiamo già fatto con successo in Yemen e Somalia per molti anni. Ed è l’approccio che ho delineato all’inizio di quest’anno: usare la forza contro chiunque minaccia gli interessi strategici Statunitensi, e al contempo mobilitare alleati per indirizzare sfide su larga scala.

Chiaro, no?

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Miei “compagni” statunitensi, viviamo in un tempo di grandi cambiamenti …  ma nonostante le grandi sofferenze patite in questi anni … gli USA sono oggi nelle condizioni di impostare il futuro meglio di qualsiasi altra nazione sul Pianeta. … La guida Statunitense è l’unica costante in un mondo incerto. Gli USA hanno la capacità di mobilitare il mondo contro i terroristi. Sono gli USA che hanno adunato il mondo contro l’aggressione Russa, e a supporto del popolo Ucraino nel desiderio di decidere il proprio destino. Sono gli USA, i nostri scienziati, il nostro sapere, che aiuteranno a contenere la diffusione dell’Ebola. Sono gli USA che hanno aiutato a distruggere i depositi di armi chimiche della Siria in modo che non possano essere un pericolo per il popolo Siriano e per il resto del mondo ….

Qui rinforza il ruolo degli USA come “elite” umana. Introduce quindi la Russia come aggressore di un popolo in cerca di libertà. Una carta che servirà forse da qui a poco. Molto interessante il riferimento all’Ebola; probabilmente vaccinazioni e terapie contro malattie endemiche, saranno la contropartita per il consenso del dittatore democratico di turno ad ospitare i prossimi “interessi americani” in Africa. Ribadisce quindi il ruolo dell’attuale regime Siriano come possibile pericolo per il Mondo. Nel 2007 Assad e la moglie facevano la prima pagina di Newsweek, adesso sono un pericolo per il Mondo.

Stati Uniti d’America, le nostre infinite meraviglie ci fanno dimenticare i nostri perduranti sacrifici. Ma come statunitensi, dobbiamo dare il benvenuto alla nostra responsabilità di guidare. Dall’Europa all’Asia, dai lontani luoghi dell’Africa al Medio Oriente, noi difendiamo la libertà, per la giustizia, per la dignità. Questi sono i valori che hanno guidato la nostra nazione dalla sua fondazione. Stanotte chiedo il vostro supporto per portare questa “leadership” oltre. Lo faccio come Comandante in Capo, che non potrebbe essere più fiero delle proprie forze armate …

Ritorna la commistione tra sacro e temporale. Il culto del popolo eletto (fattore comune ad un’altra nazione) che rivendica il suo ruolo fuori dei propri confini, senza confine, come eredità storica dei propri Padri Fondatori. Ritorna il refrain “datemi il vostro consenso, le truppe sono già partite ed io sono al comando”. Una volta lo facevano dai balconi col rischio di beccarsi qualche fischio; davanti ad una telecamera è tutto più facile.

Questo è ciò che fa la differenza nel mondo. E la nostra sicurezza dipende dalla nostra disponibilità a difendere questa nazione, e tenere alti i valori in cui crediamo, ideali senza tempo che rimarranno quando quelli che offrono solo odio e distruzione saranno svaniti dalla Terra.

Qui la chiusura del “ragionamento” (ragionamento da ventennio …) in cui in buona sostanza afferma che o mi date il consenso o siete dei traditori.

Possa Dio benedire le nostre truppe, possa Dio benedire gli Stati Uniti d’America.

Chiosa finale, di chi ha aperto affermando che nessun Dio perdona l’uccisione di innocenti, ma dovrebbe benedire le truppe Statunitensi.

Amen

Ebetismo di Stato

La convinzione diffusa di essere sempre più intelligenti ed informati, è probabilmente la prova di un processo in corso, che va esattamente in senso opposto. Il nostro è un Paese che ha nel DNA l’assuefazione al gioco del Lotto, la tassa dei “polli” per antonomasia, e che è cresciuto nel credo di un’occupazione Statunitense simbolo di libertà partigiana, e che non ravvede ancora le similitudini tra la nostra “liberazione” e quella oggi concessa al Nord Africa. Un popolo abituato a tenere la testa sotto la sabbia per non guardarsi mai allo specchio, e che solleva il crine solo per affondare lo sguardo in una TV che narri la realtà desiderata, che riprecipiti gli stanchi neuroni nel dolce oblio del non pensare. Una pillola blu quotidianamente somministrata da mezzi di comunicazione, o d’informazione, di massa. Noi siamo la massa, ma “comunicazione” in che senso? A senso unico. E un’informazione ormai persa nelle nebbie del “politicamente corretto”, il mantra che ha spazzato via il codice deontologico e i fatti, riuscendo a sortire il miracolo persuasivo che un tempo veniva delegato a una mazzetta o a una testa di cavallo adagiata sotto le lenzuola.

Non solo Italia, perché il panorama del mondo del “libero mercato” non offre di meglio; il miracolo della globalizzazione ha trasformato i giornalisti prima in messaggeri e poi in fedelissimi ripetitori. Qualche pecora nera ha tirato le somme ed è naufragato sul Web pur di continuare a fare un mestiere in estinzione. blu_brain_02

Noi siamo la massa, un “pongo” da rendere infinitamente frazionabile, diluendone la storia, annullano differenze, smussando le spigolature, sradicando le identità. Tutti uguali, uguali al nulla.

Mass media che incessantemente desensibilizzano i sensi e annichiliscono l’autonomia cerebrale. Ciò che vedi non è quel che sembra. Le parole di oggi non hanno il significato di ieri. La tua percezione, se è conforme all’opinione generale è inutile, e se è difforme allora disturba. Via i riferimenti, tutto è relativo. Ogni convinzione è stereotipo, ogni opinione è retaggio, ogni sussulto di carattere è ostilità. E parole d’odio, ovunque. Né bussola, né coordinate, né l’orientamento per tracciare la tua rotta. Segui il branco, non puoi sbagliare.

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Perché noi esportiamo democrazia, con le bombe. E diritti umani. Non crociate, trattasi di missioni di pace; non capisci? Se il paese X supporta i ribelli, supporta il processo di democratizzazione; se lo fa il paese Y, ostacola la democratizzazione. Se il popolo X dichiara la propria indipendenza, viola la legalità internazionale; se lo fa il popolo Y, allora si realizza il successo dell’autodeterminazione e della democrazia. Se il tuo paese è al collasso economico e demografico, la soluzione è nell’immigrazione. E’ semplice, no? Se il tuo Paese ti manda a morte sentiti privilegiato, perché a casa rimangono gli oppressi. Un po’ di rieducazione, forse, ti aiuterà a capire. La nostra è la bandiera della libertà d’opinione e per questo sbirciamo quello che dici e che scrivi, anche in privato. E più diversità, ovviamente, neanche a dirlo; sempre che tu non la pensi diversamente.

Inizi a capire adesso, vero? Piano piano, e vedrai che il mal di testa passerà; basta non opporre resistenza. Nel dubbio fai quello che fanno gli altri, quelli bravi però. In guardia dagli altri, da quelli strani.

E rimani in formazione che ti conviene.

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Tutti allineati e coperti. Uno più bello dell’altro; anzi tutti belli uguali. E uno più intelligente dell’altro; anzi tutti ugualmente intelligenti. Pronti ad impartire una lezione ai cattivi, perché noi siamo i buoni, noi. E soprattutto voi, sì voi in prima fila, sì voi “oppressori in un’altra vita“. Per voi c’è doppio guadagno, riscatto e redenzione, a portata di tiro. Al ritorno saranno onori o, nel peggiore dei casi, sette vergini ciascuno. Armi e bagagli quindi, e via, il nemico è alla porta … di casa sua. Prenderlo di sorpresa, prima che sia tardi, prima che riveli la sua natura immonda. Impartirgli la lezione, ancor prima che abbia commesso il torto.

Orsù ebeti, siete troppo astuti per cadere nel dubbio, nella trappola del nemico.

La vittoria è vicina, se non per tutti, sicuramente per alcuni.

"Penso quindi sono" - R. Descartes
"Sono quindi penso" - Il Reietto