Il gioco del rispetto di Trieste

.. ma il rispetto non è un gioco. Con tutto il rispetto. Il programma Gender, o meglio l’Ideologia Gender, si diffonde in Italia. Chiariamo subito che non si realizza per “apparizione divina” ma per preciso mandato del femminismo radicale, ormai a presidio stabile delle varie commissioni delle donne e delle pari opportunità, a livello Italiano, Europeo ed Internazionale (ONU).

L’iniziativa, l’ennesima dopo quella di Roma e Venezia (e altre che non ricordo), ha suscitato scalpore per i suoi supposti contenuti impropri; qualcuno vi ha intravisto travestimenti, qualcuno delle toccatine. Sicuramente non avverrà nulla di tutto ciò, ma che volete, probabilmente i timori sono nati dalla consapevolezza di cosa questi programmi hanno previsto in altri Paesi, quali la Svezia dove l’illuminata visione del femminismo scandinavo è arrivata a mettere in dubbio la necessità dei maschietti di fare la pipì in piedi (no, non è una bufala).

giocodelrispettoStante l’accoglienza un po’ freddina da parte dell’opinione pubblica, il comune di Trieste si è premurato di fornire, tramite la sua Vicesindaca, un opportuno chiarimento, che riporto e commento di seguito:

Il Gioco del rispetto è un insieme di proposte di gioco per i bambini e le bambine delle scuole dell’infanzia, studiato per trasmettere loro il concetto dell’uguaglianza tra uomini e donne, così come sancito dalla Costituzione Italiana. Attraverso il gioco, i bambini e le bambine apprenderanno che possono e devono avere gli stessi diritti di scegliere in futuro la professione che li realizzerà, così come da piccoli scelgono i giochi da fare a casa.

Mi permettano un appunto, eminentissimi. La costituzione sancisce l’uguaglianza di tutte le persone di fronte alla legge, e non ha nulla a che vedere con l’uguaglianza tra le persone. Valore alto quest’ultimo che comunque va intesto come uguaglianza morale, giacché siamo tutti diversi, fisicamente intellettualmente, economicamente, eccetera. E’ così complicato da capire o l’intento era farsi scudo della Costituzione? Sono io maligno, o voi maldestri?

L’obiettivo del Gioco del rispetto è di trasmettere il valore delle pari opportunità di realizzazione dei loro sogni personali, sia che siano maschi, sia che siano femmine.
Il Gioco del rispetto lavora per l’abbattimento di tutti quegli stereotipi sociali che imprigionano maschi e femmine in ruoli che nulla hanno a che vedere con la loro natura.

Ah, gli stereotipi! Siamo alla caccia ai fantasmi. Capisco male o stiamo dicendo che dobbiamo combattere le opinioni che dei bambini non si sono ancora fatti? Capisco male o stiamo dicendo che esistono opinioni eticamente approvate ed altre che vanno combattute? Siamo in uno stato etico? E perché intervenire su dei bambini? Forse perché è meglio farlo prima che la famiglia faccia danni o semplicemente la natura faccia il suo corso?

Ad esempio, si mette in discussione lo stereotipo per cui i padri debbano essere dediti soltanto al lavoro e possano dedicare solo pochi minuti al giorno ai loro figli, così come le madri non siano in grado di ricoprire posizioni di responsabilità all’interno delle aziende.

Sicuri che esiste uno stereotipo secondo cui gli uomini non possono spendere tempo con i figli? Non sarà forse che i genitori si organizzano secondo necessità e possibilità naturali e necessità economiche? Esiste lo stereotipo per cui le donne non possono ricoprire responsabilità all’interno delle aziende? Forse nelle vostre teste. Semmai esiste lo stereotipo secondo cui una donna non può fare il muratore, il carpentiere, il minatore, il trattorista, il raccoglitore di angurie. Diciamocelo, più che di “uguaglianza” sembra che si parli di “empowerment” femminile. Dai su, siamo onesti!

L’obiettivo è quindi quello di riequilibrare quella disparità tra uomini e donne che tanti danni sta oggi creando alla nostra società, sia dal punto di vista culturale e sociale, sia dal punto di vista economico, fino a sfociare in episodi di violenza di vario tipo.

Di quali disparità stiamo parlando, si potrebbe essere più precisi? Forse del 95% di dominazione maschile nelle morti sul lavoro? O l’87% nei senza tetto. O stiamo parlando del sistema pensionistico? Oppure nel sistema sanitario? Oppure delle separazioni? E di quali danni parliamo? Ah, il famoso enorme divario salariale, l’ingiustificabile 5% in più. Ah, no, ecco, alla fine è chiaro, parliamo di violenza. Ma non starete mica dicendo che andate tra i bambini a fare opera di prevenzione della violenza? Ma sicuramente mi sbaglio nel pensare che andate nelle scuole per rieducare preventivamente i maschietti perché poi non compiano violenza sulle donne (perché è noto che la violenza è compiuta solo dai maschietti e soprattutto sulle donne, ed è una violenza sulle donne in quanto donne). Ma ovviamente questo è un pensiero mio, paranoico senza fondamento. Come farò a vederci questa interpretazione in questo innocentissimo comunicato? Mah!

Il Gioco del rispetto è un progetto frutto di mesi di lavoro che ha anche valenza scientifica, soprattutto per l’attenzione alla misurazione dei risultati.

Vabbé, insomma, i bambini sono cavie da laboratorio di psicologia.

Quanto sopra per quanto riguarda il “comunicato”. Insomma c’è da fidarsi, no? In ogni caso, per pura curiosità, ho dato una scorsa all’opuscolo informativo. Non che non mi fidi del comunicato, ma è che sono come San Tommaso.Le_Caravage_-_L'incrédulité_de_Saint_Thomas

Il primo capoverso dell’opuscolo informativo recita:

Il Comune di Trieste ha promosso la diffusione di alcune azioni previste dalla Convenzione di Istanbul in tema di formazione contro le discriminazioni e la violenza sulle donne,..

che strano eh? Ritorna la Violenza sulle Donne, e la bellissima Convenzione di Istanbul, quella che definisce la violenza di genere come la sola violenza da parte del maschio sulla femmina e che afferma che “gli uomini hanno storicamente usato la violenza per discriminare le donne e porle in una condizione di inferiorità sociale”.

Che strano, eppure mi pareva che nel comunicato si parlasse di innocentissimi stereotipi, che nuocciono tanto a lui quanto a lei, e di papà che non possono stare vicini ai propri bambini, gli stessi papà che nella Convenzione di Istanbul sono profilati come il seme della violenza domestica. Bah, mi sarò sbagliato…

E chiosa infine tale opuscolo:

i cui contenuti  [del Kit di gioco] sono stati curati da uno staff scientifico composto da D. P., insegnante della scuola dell’infanzia, e L. B., psicologa. Entrambe si occupano da anni di progetti di ricerca e di formazione sul tema della violenza contro le donne.

Oh perbacco! Il team di ricerca è composto da due donne (eh, quando si dicono gli stereotipi) che si occupano di, guarda caso, di violenza contro le donne.

Si fa presto a dire stereotipi.

Vedete, l’idea che nella scuola, in cui la presenza docente maschile è irrisoria e nulla nella scuola dell’infanzia, si entri con programmi di evidente matrice femminista, orientati a plagiare le menti dei ragazzi, fuori del controllo dei genitori, con lo scopo di motivare al successo le bambine e ridurre le potenzialità violente dei bambini, a casa mia si chiama misandria.

Il fatto poi, che si cerchi di coprire il tutto col velo della manipolazione del linguaggio e dei termini, sempre a casa mia, si chiama presa per il c…. per i fondelli.

Cara Trieste, ci vuole rispetto, per i bambini sicuramente, ma anche per l’intelligenza umana.

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L’8 Marzo, io sto con le mimose

E’ che gli uomini proprio non capiscono, so’ de coccio, dicono dalle mie parti.

Ogni anno, il 25 Novembre, gli si ricorda la loro natura violenta, ma loro fanno finta di non capire. Eppure gliel’hanno scritto bene bene, nella Convenzione di Istanbul. Ma niente! E’ proprio vero che non c’è peggior sordo e cieco, di chi non vuol sentire e vedere.

E così in Primavera, tocca ritornare sull’argomento, perché reptetita iuvant.

E questo 8 Marzo gli ricordiamo che guadagnano troppo, guarda un po’! Si chiama Gender Pay Gap. Si, guadagnate troppo, troppo, troppissimo, almeno rispetto all’altra metà del cielo. E che metà, la metà più limpida.

E non accampate per favore la solita scusa che il guadagno si porta a beneficio dell’intero nucleo famigliare. Quello non è sacrificio, ma oppressione patriarcale. Imparate dalle donne, loro mica se lo prendono un poveraccio per poi opprimerlo. Loro, piuttosto che opprimere, si fanno opprimere.

Guadagnate troppo, cari, e ciò non è surplus per la famiglia; è maltolto all’uguaglianza! Verrebbe di darvi dei “ladri”, ma ancora i tempi non sono maturi, forse alla prossima Convenzione…

Come dite? E’ solo poco di più. Vi pare poco? Guardate che mica si scherza, eh? O vi date una regolata, o vi abbassiamo lo stipendio, e facciamo una bella uguaglianza d’ufficio. Ma guardate, guardate piuttosto cosa siete capaci di fare pur di poter opprimere.ore

E tutto pur di non fare lavori domestici; vi nascondete nell’ufficio, e poi tornate nella casa bella e linda. E opprimete, ovvio.assenzeC’avete messo le tende sul luogo di lavoro. Ma gli volete dare una mano a ‘ste poverette? Datevi il cambio, è così difficile da capire?straordinari

E invece no, pure gli straordinari pur di opprimere. Ci morireste sul posto di lavoro pur di pompare il divario salariale di genere. Mica scherzo, siete malati! Io mica me li invento i dati, me li ha dati l’ISTAT!

Speriamo abbiano capito, ‘sti capoccioni. Comunque sia, care donne, io c’ho provato. E se non capiscono, non vi preoccupate tornerò sull’argomento, perché repetita iuvant.

Per finire, per voi, o metà del cielo, la metà più limpida ovviamente, la stratosfera, il mio personale omaggio, musicato, a questa “vostra” giornata. Da parte mia, ma anche di mio padre e di mio nonno, perché so che loro approvano, dall’alto, o dal basso, a seconda dei punti di vista.

Una sola cortesia vi chiedo, carissime. Care signore, perché continuare con questo vetusto rito floreale? Lasciatele stare queste mimose, non vi piace forse la loro chioma?

D’accordo quindi? Affare fatto? Dal prossimo anno le lasciamo stare queste mimose, vero? A loro le beghe di genere non interessano, e non sono sole.

Io sto con le mimose.

Misteri di “genere”

Ebbene sì, siamo quasi alla vigilia del “mimosicidio”. Ennesimo giro di boa e sarà ennesimo delirio “di genere”.

“Genere”, una parola un mistero. Sinonimo di “sesso”, uomo o donna, quando fa comodo ovviamente, per parlare della differenza salariale media tra uomini e donne, il “gender gap”. Meno comoda la parola quando si dovrebbe parlare di “education gap”, di morti sul lavoro, di suicidi, di divorzi, di senza-tetto, eccetera eccetera.

Sì, una parola strana, questo “genere”. Una parola che da sinonimo di sesso, può divenire sinonimo di uno specifico sesso, quello maschile, quando si parla di violenza di genere. Che strana parola, davvero. Sinonimo sia del concetto di sesso che di una sua istanza. Come dire che la “tinta” indica il concetto di “colore” ma significa anche il “blu”. Mah!

E la stessa parola, come per magia, può anche perdere completamente significato, quando il significato binario uomo/donna diviene troppo stretto; e sì, perché allora i generi si moltiplicano, 4, 5, 6, 30. Ma i sessi no, loro rimangono in due.

Il genere sinonimo del sesso, di un sesso, o di nessun sesso. Uno e trino.

Mistero.

Perché questo genere, è impalpabile, come l’aria, c’è ma non si vede. Ma l’aria la senti quando tira vento, quando sferza la tramontana, eccome se la senti. E così pure il genere, c’è e non c’è. Dipende. E come l’aria, non lo vedi ma lo respiri. Hai voglia a trattenere il fiato, prima o poi prendi fiato e te fai una bella boccata.

Che poi daje e daje, dà alla testa questo genere. E sì, altrimenti non si spiega…MisteroRookford

Non si spiega cosa, direte voi? Beh, forse è colpa mia, lacune di genere ovviamente, ma io ‘ste donne non le capisco proprio.

Le vedi un giorno sì e l’altro pure, a lamentarsi dell’oziosità degli uomini ad adempiere i compiti domestici, eppure disperate di trovarne uno per tutta la vita.

A sfilare la mattina con le scarpette rosse tirate a lucido per scongiurare la violenza “maschile”, e la sera in discoteca a cercare il carnefice.

A urlare la propria libertà di costumi, e poi inveire contro l’oggettificazione.

A inveire contro gli stereotipi delle favole, e a cercare per una vita il principe azzurrro.

A richiedere una paternità più attiva, e a buttar fuori i padri come fossero immondizia.

A rivendicare la supremazia accademica, e a lamentarsi di non trovare compagni adeguatamente acculturati.

A cercare il buon partito all’ultimo scoccare dell’orologio biologico, e non trovarlo…perché da tempo che è partito.

Misteri.

Sterilizziamo le donne

… per onorare la parità di genere. Ebbene sì, non c’è alternativa.

Ecco, già le sento gridare: “misoginia, alle armi, alle armi!”

State calme, la vostra è mancanza di prospettiva. Pensate solo a quanti meno stupratori ci sarebbero in giro se non fossero neanche concepiti; per non parlare dell’eliminazione radicale del “femminicidio”; nè donne vittima, nè uomini femminicida. Per non parlare delle guerre; mai più una guerra, per sempre.

Anzi, per fare tutti più contenti, sterilizziamo tutti, tanto l’esito è lo stesso.

Come dite? Ci estingueremmo? Verosimile. Ma prima di estinguerci avremmo abbattuto l’ultima grande discriminazione di genere tra uomini e donne, la riproduttività. E sono soddisfazioni. Morti, sterili e infecondi. Ma felicemente uguali.

Sì è vero, si potrebbe agire altrimenti. L’aborto selettivo potrebbe apparire un’alternativa; abortire i maschi e dare alla luce solo esseri umani. Ovviamente premunendosi di conservare in “banca” un po’ del prezioso materiale, sottinteso.

Finalmente una società senza disparità di genere … e noi sappiamo quanto ci teniate sinceramente alla parità di genere.

E poi senza modelli androcentrici, basterebbe lavorare di meno, e lavorare tutte. E niente inquinamento, in piena armonia con Madre Terra. Via le leggi “positive”, le quote rosa, gli incentivi alla parità… Anacronismi patriarcali. Tutto monocolore, tutto uguale a se stesso.madre terra fiumiE niente più morti sul lavoro, senzatetto, suicidi. Il problema dei padri separati? Risolto, alla radice.

Lavoro, fatica, rischio? Via queste parole dal vocabolario. Vocaboli androcentrici coniati per giustificare la sopraffazione.

Qualche problemino qui e lì rimarrebbe, diciamocelo. Tra pari, chi paga i contributi per la maternità? Per non parlare della pensione. Anche perché, è sottinteso, tutte in pensione a 40 anni, e cento candeline da spegnere, per tutte, d’altronde senza violenza “di genere” se ne va la prima causa di morte. E che dire poi dell’incombenza della gestazione? Problema eradicato invece con l’opzione sterilizzazione. Per non parlare dell’orribile discriminazione intragenere, tra chi gravida e chi non gravida. O tutte o nessuna.

E no, spiacente, ma la sterilizzazione è l’unica opzione, costi quel che costi.

Tutto per la parità di genere.

Norman Atlantic, naufragio nella misandria

No, la Misandria, non è un’amena regione del mar Mediterraneo, ma una parola di origine mediterranea; di origine Greca, più nello specifico, che significa odio degli uomini. Uomini intesi come maschi. La storia del traghetto Norman Atlantic la conoscete perché ha fatto la cronaca di questi giorni, è quella di un’imbarcazione in fiamme nelle acque gelide di un mare agitato, e quella dei suoi passeggeri di fronte al possibile destino di finire carbonizzati o assiderati. Le operazioni di salvataggio sono tuttora in corso e quasi concluse; alla fine conteremo alcune vittime, uomini e donne. Più gli uni o più le altre? Che importa? Come pure non ci importa di sapere il sesso del personale di salvataggio. Che il personale impiegato nelle operazioni di soccorso sia integralmente, o quasi integralmente, composto di uomini cosa importa? L’importante è che abbiano fatto bene il loro lavoro.

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Ma la questione “di genere” invece interessa alcuni altri.

Titola, in modo non equivocabile, il Corriere della Sera (online):

Botte su ponte per salire su elicottero «Gli uomini picchiavano le donne»

per poi precisare il concetto con la testimonianza di Dimitra Theodossiou:

È stato allucinante perché i militari portavano prima bambini, donne e anziani al livello dove potevano salire sull’elicottero, ma c’erano uomini, che li picchiavano, tiravano loro i capelli e li buttavano fuori per prendere il loro posto

Più precisamente, Dimitra dichiara, in un altro articolo della “prestigiosa” testata giornalistica:

E’ vero, si sono comportati come animali. Hanno alzato le mani anche sui bambini, una cosa vergognosa. Hanno picchiato anche me, ho tirato fuori le unghie e ho reagito, ho risposto alle botte. Erano arabi, lo accerteranno quando daranno le liste dei passeggeri. Ma non saprei distinguere la loro nazionalità. Sono accorsi alcuni uomini a difenderci, ci sono state risse. A un certo punto hanno detto che quello era l’ultimo elicottero e che dopo non ci sarebbe stato più niente, e si è scatenato il panico

ed aggiunge:

alle dieci ho sentito le pale dell’elicottero: l’ultimo, quello che ho preso con altre quattro persone. Mi sono detta: adesso o mai più. Ho radunato le ultime forze, e mi sono arrampicata, mentre quegli uomini mi picchiavano per non farmi salire. Non lo dimenticherò mai

e quindi:

C’è gente meno fortunata dietro di me che ha dovuto aspettare trenta ore

Capisco la “povera” Dimitra; a lei si può concedere un po’ di razzismo di genere, vista la situazione; quando in ballo c’è la vita, l’istinto alla sopravvivenza mette in secondo piano il codice morale. Ed anche la lucidità. E le condoniamo anche il doppio razzismo, quello etnico, quando assimila gli arabi agli animali. Vista la situazione le abboniamo tutto; ivi inclusa la presunzione di legittimità di essere sulla lista prioritaria di salvataggio, in quanto donna.

Ma altrettanta “generosità d’animo” non possiamo riservarla alla redazione dello Zerbino della Sera. Il titolo “gli uomini picchiavano le donne”, fa molto “violenza di genere”. Ma fa anche un po’ schifo, considerando che uomini erano coloro impegnati nel soccorso, e uomini erano quelli inseriti nella lista di salvataggio a più bassa priorità. Tra l’altro, Dimitra faceva menzione di arabi. Perché non titolare “gli arabi picchiavano le donne”? Sì, suonerebbe razzista. E sarebbe razzista. Come razzista è comunque il titolo adottato, cambia solo la componente demografica, la razza maschile relegata nell’angolo della dignità morale dal femminismo di oggi. Anche a livello istituzionale, non solo mediatico. Convenzione di Istanbul docet.

Incredibile che il giornale suddetto (non il solo per la verità) ponga l’enfasi su un episodio assolutamente giustificabile in una situazione in cui persone ritenute “più sacrificabili” cercano di salvarsi la vita, e lo si mistifichi facendolo apparire come un episodio di sopraffazione. Vera e propria de-umanizzazione degli uomini.

Ma ancora più emblematica dell’abisso deontologico in cui è affondato tale giornale, è l’occasione persa per evidenziare la vera vergogna. L’idea che ancora oggi, nel XXI secolo, si possa assumere di considerare la vita degli uomini sacrificabile di fronte alla vita delle donne. Questo è uno scempio.

Significative le parole di Dimitra che dà per scontata l’idea che lei fosse titolata a migliore sorte degli uomini che le ostacolavano la via, a prendere l’ultimo elicottero della salvezza, prima di una notte che avrebbe lasciato gli altri passeggeri in una lunga attesa, di fronte allo spettro incombente della morte.

Quegli uomini che cercavano di salvarsi, anche con la forza, di fronte a una morte possibile e forse probabile, hanno tutta la mia stima. Loro si sono comportati da esseri umani, da uomini che si affidano all’umanissimo istinto per la sopravvivenza, di fronte ad un codice cavalleresco che, per consacrare la “dea” Vagina, richiedeva la loro immolazione.

Qualche tempo fa qualcuno dibatteva sul fatto che una legge “prima bambini e donne” non sia mai stata scritta. Opinabile. Ma, non ce n’è bisogno, perché la misandria è nel DNA di questa società.

La storia in ottica di “genere”

Lo confesso, la storia insegnata non mi è mai piaciuta particolarmente. Non che non mi interessasse saperne un po’ di più sul nostro passato, ma la storia mi è quasi sempre insegnata come una serie di eventi, un po’ troppo nozionistica, e alla fine la trovavo estremamente noiosa.

Il femminismo la trova ancora più noiosa visto che vuole riscriverla, di ridefinirla in termini di rapporti di genere, perché la storia se non l’hanno fatta, l’hanno sicuramente scritta i maschi. Quindi non è assodato che quanto ci è stato trasmesso sia la storia più verosimile e, soprattutto, la più ascoltabile. E d’altronde al femminismo non piace neanche l’antropologia, effettivamente un po’ “scomoda” per la teoria dell’oppressione di genere; dopo strenua “lobby” per una maggiore rappresentazione femminile sulle banconote, il Governo Britannico ha deciso di dare spazio a Jane Austen sulla banconota da 10 Sterline rubando il posto ad una figura di secondo piano nella storia della ricerca scientifica, un certo Charles Darwin.

"Non è la più forte né la più intelligente delle specie  sopravvivere, ma quella più capace di adattarsi ai cambiamenti.

“Non è la più forte né la più intelligente delle speci a sopravvivere, ma quella più capace di adattarsi ai cambiamenti.

Folclore a parte, secondo la visione dell’evoluzione della specie umana che vi vado a presentare, forse un po’ meccanicistica ma condivisa da molti scienziati, gli uomini e le donne fronteggiano la legge naturale per soddisfare dei bisogni istintivi, etero-indotti e autoindotti. Sgobbano, producono, si riproducono e se la spassano, ma alla fine soccombono alla legge naturale. Gli incontri tra diversi individui e culture rende complessivamente più resistente la specie umana a una legge naturale avversa, e ne prolunga il cammino verso un destino comunque ineluttabile.

Questo cammino ha origini antiche, ma ignote. Diciamo che tendenzialmente l’antropologia tende a collocare in 200,000 anni fa i primi passi dei nostri avi, gli homo sapiens. Da allora gli esemplari di questa specie si sono nutriti, riprodotti e uccisi tra di loro in modalità difformi e tuttavia simili, proprio come oggi, spinti da un unico stimolo fondamentale, la sopravvivenza. Il successo nel contrastare la legge naturale ha permesso alla specie umana, con una buona dose di fortuna, di colonizzare il pianeta con circa sette miliardi di abitanti.

Anche nell’epoca d’Internet in cui il contatto virtuale è estremamente facilitato, una persona media può realisticamente dire di aver conosciuto poche migliaia di persone, in ordini di grandezza, un milionesimo dei suoi simili. Un po’ come se ciascuno di noi pensasse di conoscere il proprio aspetto all’osservazione di un capello del proprio corpo. In questo quadro, appare difficile ritenere che essere umani di un certo specifico genere si siano mai riuniti tutti insieme, per maturare una coscienza collettiva e definire norme e comportamenti comuni.

E’ quindi verosimile pensare che, se gli uomini si sono comportati con modalità conformi, in diverse parti del pianeta ed in diverse epoche, la causa deve ricondursi a qualcosa di grande e di immanente. Lo stesso dicasi, ovviamente, per le donne. Io ritengo che questa cosa grande e immanente possa essere la natura. Ci sono diverse correnti di pensiero, e qualcuno, in Europa e soprattutto nel medioevo, ha pensato fosse la lotta contro il diavolo. Sebbene la nostra cultura occidentale molto imperniata sulla religione, e in particolare quella Italiana su una specifica religione, tenda a ricondurre le nostre origini alla mano divina, esistono approcci laici e scientifici che danno una lettura degli eventi meno opinabile. Non ho nulla da obiettare alla visione di Eva creata da una costola d’Adamo e la tentazione della mela, ma inevitabilmente il mio pensiero corre alla costola estratta, alla conseguente emorragia toracica, quindi la setticemia e l’inevitabile morte di Adamo, con la povera Eva alle prese con le inutili tentazioni del serpente (il cui significato Freudiano è abbastanza noto).

Più recentemente il femminismo ha individuato, almeno per gli uomini, la ragione comune del loro comportamento: il genere maschile ha sempre agito nella storia per acquisire potere e opprimere il genere femminile.

La teoria è affascinante ma personalmente non ho ancora ben capito se il potere conquistato è utilizzato per opprimere il genere femminile o se, per avere il potere, il genere maschile deve opprimere il genere femminile. Sono sfumature, ma sfumature interessanti, perché nel primo caso l’uomo è l’orco e la donna la vittima, nel secondo, invece, caso uomini e donne sono semplicemente nemici. Vabbè, dettagli. E’ comunque un interessante punto di vista, perché presuppone che il femminismo conosca la storia personale di ciascun individuo e in tutte le epoche, potendo quindi arrivare alla conclusione che l’individuo maschile è stato sempre oppressore dell’individuo femminile. E questo è un grande messaggio di modestia. Rimane il mistero di quando gli uomini si siano riuniti tutti insieme per prendere questa decisione di conquistare il potere ed opprimere le donne. In una piazza? In quale lingua hanno redatto il verbale di riunione? Hanno votato a maggioranza o all’unanimità? Questi sono altri dettagli da definire.

Ma proviamo per un attimo a ipotizzare, per assurdo, una diversa interpretazione dei fatti.

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Immaginiamo di essere dei cavernicoli, qualche decina di migliaia di anni fa; non sappiamo quanto fosse solida la struttura sociale, ma ragionevolmente dobbiamo pensare che non fosse normata da leggi. Le strutture familiari, se esistenti, non necessariamente erano monogame. Probabilmente maschi e femmine si cercavano sostanzialmente per accoppiarsi; in una natura ostile sicuramente la forza e resistenza fisica rappresentava un elemento di successo e di conseguenza il maschio ha ragionevolmente giocato un ruolo preminente nel procacciare cibo per il nucleo sociale; parimenti in assenza di contraccettivi, la femmina in frequenti gravidanze si esponeva a lunghi periodi di inefficienza produttiva.

Non possiamo pensare che il maschio avesse una coscienza di conservazione della propria specie e neanche degli obblighi formali di benevolenza verso i simili. Se una propensione verso nuclei sociali misti si è realizzata è in un’ottica Darwiniana. In altri termini se il maschio egoisticamente avesse ignorato la femmina nei momenti di debolezza, probabilmente le femmine sarebbero state “selezionate” dalla natura e di conseguenza la specie si sarebbe estinta. Ciò significa che, verosimilmente, la specie si è espansa perché si è evoluta, nel senso che, nell’ipotesi di razze umane variegate, quelle in cui l’istinto di protezione del maschio verso la femmina si è sviluppato maggiormente ha permesso la sopravvivenza di più femmine, di conseguenza di più pargoli, di conseguenza di crescita di nuclei sociali più grandi in grado di prevalere su altre forme animali ed altre comunità umane meno sociali.

In altri termini il nostro genere è “umano” perché sociale, non il viceversa. Da qui si sono originati anche degli archetipi di protezione verso il genere femminile, non per bontà ed elettività intellettuale, ma semplicemente perché il maschio ha imparato ad avere un interesse di protezione verso un altro membro della collettività che sebbene più debole aveva un potere assoluto, quello di generare e quindi incrementare il nucleo sociale.

egypt_mainFacciamo un salto di qualche migliaio di anni e catapultiamoci nell’antico Egitto. Perché l’Egitto? Perché avere un’idea di tale società è ancora più semplice, ed io ne ho una visiva, per quanto approssimata. Quattro anni fa mi sposavo e passavo la mia luna di miele in una splendida crociera sul Nilo. Non vi nego che da buon occidentale mi sono recato in questa straordinaria terra con i consueti pregiudizi, in particolare sulla condizione della donna, di chi si reca in un Paese prevalentemente musulmano, a forte matrice culturale Islamica. E tali pregiudizi ovviamente sono stati confermati, almeno in parte. Era impossibile non notare l’assenza di donne nella vita sociale, a parte il mercato, e non rimanere perplessi nel notare quelle poche donne visibili, coperte quasi integralmente e, nella nostra visione occidentale, mortificate e umiliate. Impossibile non pensare all’ingiustizia di costringere le donne all’interno delle mura domestiche. Ma dopo un po’ ho iniziato a notare qualche altra cosa, in particolare addentrandomi nelle zone rurali. Le condizioni di lavoro. Quando ho visto gli agricoltori, magri e consumati dal sole, utilizzare spesso il loro corpo in luogo degli animali, per trascinare pesanti aratri al fine di coltivare una terra arsa dal sole, ho realizzato: “quale donna potrebbe fare questo lavoro, e come potrebbe farlo senza compromettere i doveri sociali di riproduzione e custodia della prole?”  Pensare che quel tipo di società sia da considerare una società in cui l’uomo ha il potere ed esercita un’oppressione verso la donna, non è solo stupido ma semplicemente disumano.

L’antico Egitto doveva essere estremamente simile, semplicemente perché le condizioni naturali sono rimaste sostanzialmente immutate. La presenza di un Faraone e una Faraona non faceva altro che individuare diverse classi sociali in cui se oppressione c’era era dall’alto verso il basso, dal ricco verso il povero. Un po’ come oggi, quest’aspetto non è sostanzialmente cambiato.medioevo

Facciamo un salto di qualche migliaio di anni e arriviamo nel Medio Evo. Gli antichi Greci hanno già inventato la filosofia e le scienze, e gli antichi Romani hanno inventato l’Ingegneria, il Diritto, la strategia militare e le tasse. La società in Europa è composta di piccoli e medi regni, residuo dei grandi imperi. L’introduzione del diritto di proprietà ha articolato le classi sociali, ma sostanzialmente quella che osserviamo è una società con pochissimi aristocratici, il clero e un popolo intento a una vita rurale che si è evoluta con l’utilizzo dell‘ingegneria e di tecnologie agricole. La classe media, ovviamente, ancora non esiste. Sebbene la medicina si sia evoluta, l’aspettativa di media stimata è di circa 40 anni, e l’età riproduttiva inizia intorno ai 15 anni. Il contributo lavorativo delle donne è minoritario ma è incrementato grazie all’utilizzo di tecniche e strumenti agrari e per via dello sviluppo di settori produttivi terziari (in particolare il tessile ed il commercio). La popolazione è quasi integralmente analfabeta (a parte il clero e la nobiltà) e ovviamente non esiste diritto di voto, per nessuno. In sostanza la situazione all’interno del dominio domestico non è cambiata di molto, e tantomeno la relazione tra il potere (i ricchi) e i poveri. L’unica differenza è che si è passati, non sempre, dal diritto divino a quello privato e nobiliare.
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Dopo qualche secolo, piombiamo nella storia moderna con la costituzione di stati nazionali, una società che vive il rinascimento e l’umanesimo, e la graduale diffusione dell’etica e del diritto anche alle classi sociali più basse. Si costituiscono istituzioni sociali nazionali e l’individuo consegue uno status, quello di cittadino, in Stati che sono quasi sempre monarchie assolute. L’economia è sostanzialmente ancora rurale, ma l’evoluzione del terziario (in particolare scambi commerciali con le Indie e l’America) ha favorito lo sviluppo della borghesia. Iniziano a nascere le scuole pubbliche soprattutto clericali e più tardi laiche (‘700); il tasso d’alfabetizzazione di base maschile inizia a salire (sotto il 30% nelle comunità più evolute) quello femminile rimane molto più basso. Il diritto di voto ovviamente non esiste.II rivoluzione industriale

Appena qualche secolo e si entra quindi in epoca industriale nel XIX secolo; l’invenzione delle macchine a combustione dà un primo impulso radicale a una società contemporanea basata sull’energia. Le fonti energetiche, in particolare il petrolio, permettono di emancipare non solo gli uomini, ma anche gli animali (che da macchine di lavoro divengono sostanzialmente cibo che cammina) dai lavori fisici. La capacità produttiva della società esplode, e con essa la realizzazione della classe operaia, automi organici che coadiuvano le macchine nel loro compito produttivo, con piccoli compiti ripetitivi e non faticosi; questi automi sono soprattutto uomini e sempre più donne. Le scuole divengono pubbliche e laiche (fino al XVIII secolo l’insegnamento era esclusivamente religioso) per uomini e per donne; le riforme scolastiche iniziano in Francia, avanguardia dell’illuminismo e della rivoluzione industriale, per poi diffondersi nel resto d’Europa proporzionalmente alla diffusione dell’industria.La sovra-capacità produttiva (energia) genera surplus, di cui una buona quota va al detentore del diritto di proprietà (il padrone) e una parte a una nuova classe, quella dei colletti bianchi il cui scopo è quello di controllare gli automi umani (tute blu). Nasce la classe media.

Le monarchie assolute divengono monarchie costituzionali e repubbliche, lo status di cittadino sempre più definito e le istituzioni sempre più laiche. Con ciò arriva il diritto di voto, diciamo tra il 1800 e il 1850, solitamente ristretto ai soli abbienti per poi essere esteso a tutti gli uomini e poi alle donne qualche decennio dopo. In realtà le dinamiche sono diverse da Paese e Paese, ma in un’ottica di compressione della storia ha senso fare queste approssimazioni.

Rivolgendo lo sguardo indietro ai nostri avi, da 200.000 anni fa a oggi, possiamo dire con ragionevole certezza che il lavoro è stato fondamentalmente manuale, e prevalentemente rurale, per circa 199,800 anni; l’educazione scolastica universale un’invenzione degli ultimi 300 anni, precedentemente riservata ai ceti ricchi e nobili ed estesa successivamente agli altri nella misura in cui fosse strumento utile a creare forza lavoro; il diritto di voto un invenzione recentissima, degli ultimi 200 anni, diffusa in funzione delle capacità produttive della popolazione, inizialmente alla porzione maschile abbiente quindi a tutta la popolazione maschile (in cambio del prescritto militare) e successivamente con un ritardo di circa 20-30 anni alle donne.

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Rapportando la storia, conosciuta, della nostra specie all’anno solare è come se la specie umana nel suo complesso, dal 1 di Gennaio fino al 31 Dicembre alle ore 11,30 si sia comportata come una società rurale, non democratica e basata su modello sociale con un uomo che prevalentemente produce, con lavori manuali, quanto necessario a sé e alla famiglia e una donna che prevalentemente procrea e alleva, fino all’inizio dell’epoca industriale (le prime scienze applicate compaiono il 24 di Dicembre); il diritto di voto agli abbienti arriva alle 11,31 del 31 Dicembre, verso le ore 22 si stabiliscono le prime democrazie ed il diritto di voto viene esteso a tutti gli uomini; alle 22,30 il voto viene esteso alle donne.

Ora mi sembra evidente che gli uomini, dopo essersi riuniti nella famosa piazza e deciso per la sottomissione della donna, non devono essersi capiti bene, perché per 364 giorni non hanno fatto altro che lavorare, uccidersi, sopravvivere e mantenere delle famiglie in cui continuavano a permanere degli odiosi parassiti di sesso femminile. La notte del 31 Dicembre, forse complici i brindisi di San Silvestro, hanno dato luogo a degli ordinamenti in cui non solo i parassiti assurgono a dignità di essere umano, ma addirittura assumono una serie di diritti esclusivi.

La società occidentale di oggi, intendendo gli ultimi 50 anni, è una società in cui la disponibilità di energia a basso costo ha creato un mercato sempre più grande per la classe media, i colletti bianchi, e sempre più piccola per la classe delle tute blu, perché l’automazione spinta e la sovra-produzione globale ha reso il lavoro manuale una commodity. In questo senso si sono aperte maggiori possibilità d’impiego potenziale per il genere femminile, più portato, e probabilmente più dotato, per l’apprendimento rispetto al genere maschile. Possibilità d’impiego che per essere socialmente, umanamente, sostenibili devono essere assoggettate alle regole di mercato, o meglio, della legge di natura che i maschi hanno tradizionalmente conosciuto più profondamente e la cui esperienza hanno tramandato di padre in figlio, delineando la figura stereotipata, ed in via di demolizione, del padre di famiglia.

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Circa 60 anni fa un notissima attrice, icona del sogno maschile della ragazza pin-up, coniava una frase emblematica “diamonds are a woman best friend”, o forse qualcuno coniava la frase per suo conto. Si trattava di Marylin Monroe, la cui avvenenza ha suggestionato le fantasie erotiche di molti uomini degli ultimi decenni. I diamanti sono i migliori amici di una donna, una visione un po’ sciovinista ovviamente del ruolo femminile, ma soprattutto una frase sbagliata, sbagliatissima. “Oil is a woman best friend”, il petrolio è il miglior amico di una donna.

Il petrolio è la vera variabile che ha cambiato i costumi ed il livello di produttività globale, con una accelerazione che non era mai stata riscontrata nella storia. Esso ha di fatto reso il mondo occidentale obeso e pigro, e decenni di “benessere” hanno intorpidito le coscienze fino a far perdere tale consapevolezza. La classe media è cresciuta e quella “proletaria” si è compressa, parallelamente al crescere dei colletti bianchi e al diminuire dei lavori manuali. Il lavoro intellettuale e assistenziale è esploso, sostenuto da una super produttività che ha reso l’individuo un consumatore piuttosto che un lavoratore.

E così mollemente adagiati su delle bolle di petrolio costituitesi in milioni di anni e sempre più sgonfie, produciamo sempre più colletti bianchi, sempre più rosa, e sempre meno tute blu, sempre più blu. Uomini con sempre meno dignità lavorativa e sociale che disimparano il valore del lavoro e della fatica, e donne che imparano mestieri inventati dagli uomini per dimenticare il valore dell’unico lavoro in cui eccellevano.

Tutto questo per alimentare una necessità lavorativa anticiclica e tutto sommato, in termini storici, momentanea.

Tornando alla figura allegorica precedente, del brindisi di fine anno, non è escluso che alla fine ci si ritrovi tutti un po’ sbronzi e soprattutto inutili. Non solo mutuamente inutili, con uomini che guardano alle donne come ventri vuoti e le donne agli uomini come teste vuote e braccia flaccide; ma soprattutto introspettivamente inutili, con uomini che non ravvisano segni di dignità, e donne perennemente insoddisfatte.

Gran parte degli sforzi del femminismo degli ultimi decenni sono stati convogliati verso la dissoluzione della famiglia patriarcale. E per demolire tale figura parentale maschile, esso ha bisogno di riscrivere la storia, in termini di un percorso di oppressione; per supportare normative e programmi culturali discriminatori contro il sesso maschile, il femminismo deve abbassare le barriere razionali femminili alzando gli stimoli emozionali, cercando di mantenere un livello di tensione alto basato sulla costruzione ideologica di un’epopea di soprusi del maschio sulla femmina e lo spettro incombente della violenzain buona sostanza in ciò consiste riscrivere la storia in ottica di genere.


Tratto ed adattato dal libro

“Viaggio verso Utopia: l’impatto con il femminismo e il naufragio nella misandria”

The Guardian and the forgotten White Knights

It is getting harder and harder to grasp the excellence of insanity in fields crowded by seeds of politically correct nonsense. Nevertheless The Guardian succeeded.

Harriet Sherwood, on The Guardian “columns”, has published another enlightened article, with the following title: “Israeli airline urged to stop ‘bullying’ of women by ultra-orthodox passengers”.

In short, the news is:

Israel’s national airline, El Al, has been criticised for allowing ultra-orthodox Jewish men to disrupt flights by refusing to be seated next to women. A petition on change.org is demanding that the carrier “stop the bullying, intimidation and discrimination against women on your flights.

Uhm, men refusing to seat close to women, interesting. And this translates in discrimination against women. Let’s dig it.

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One flight last week, from New York’s JFK airport to Tel Aviv’s Ben Gurion airport, descended into chaos according to passengers, after a large group of haredim, or ultra-orthodox Jews, refused to take their seats next to women, in accordance with strict religious customs.

Honestly, I do not share the beliefs of these orthodox Jewish men, due to my atheism. Nevertheless, I find their requests hardly objectionable.

According to Amit Ben-Natan, (a passenger) “People stood in the aisles and refused to go forward. Although everyone had tickets with seat numbers that they purchased in advance, they asked us to trade seats with them, and even offered to pay money, since they cannot sit next to a woman. It was obvious that the plane won’t take off as long as they keep standing in the aisles.”

Saddly airplanes do not take off with people standing, It’s due to gravitational implication of flying. When patriarchy will be defeated, we’ll be dealing with the gravity. One enemy at a time. By the way, one thing appears clear; to insist for switching places is now “bullying”. If you dare to offer money you add objectification to bullying, pretty clear.

Another passenger added: “I ended up sitting next to a haredi man who jumped out of his seat the moment we had finished taking off and proceeded to stand in the aisle.”

Patriarchy vs gravity, what a dilemma for that man. To harass standing close to her, or to harass moving away from her?

On a different flight, Elana Sztokman, executive director of the Jewish Orthodox Feminist Alliance: “What happened to me on this flight isn’t that different from what happens on almost every flight. You get on a plane, and the plane is about to take off but a whole bunch of ultra-orthodox men start playing around, moving around, whispering, moving back and forth trying to find different seats … Anyone who’s ever travelled on El Al has experienced this.”

Said Emma, a Jewish Orthodox Feminist witness. It’s religion inside religion … religion nesting.

Sztokman’s flight came at the end of a US speaking tour on her new book, The War on Women in Israel: A Story of Religious Radicalisation and Women Fighting for Freedom

What a fortunate coincidence, isn’t it?

Sharon Shapiro (BA in Women’s Studies), from Chicago, the organiser of the online petition said it was “not right that female passengers are being intimidated or harassed. It’s one thing to ask nicely, but if someone says no, they should not be put under pressure”

I agree Sharon; it is not ok to harass people, or just women? Details. Just a clarification: who is put under pressure? The women asked to exchange seat, or the Jewish Orthodox men prescribed not to sit close to a female? Can you figure out where the belief  of those men comes from? Come on Sharon, you can do it, yes you can…

Myla Kaplan of Haifa said: “I no longer feel comfortable flying on El Al due to the bullying and delays and general humiliation of being asked to move out of a seat I reserved in advance.”

The humiliation of moving out of seat for complying, pragmatically, with harmless religious beliefs? Disappointing maybe, but humiliating? Come on. I believed humiliation was something else. Like, for instance, when you are made to feel as “owning the seed of evil”. Such as when you cannot access a train compartment in order to secure, with your absence, a safer place for women; or when you are kindly reminded not to masturbate in public; or when you are asked to move out from a seat close to a minor boy or girl in order to reduce the risk of sexual abuse.

The author then continues:

The outcry over flights comes against a backdrop of moves by hardline ultra-orthodox communities in Israel to impose dress codes on women, restrictions on where they can sit on public buses, segregated checkout queues in supermarkets and the removal of women’s images from advertising hoardings.

This is an ever increasing dilemma: objectification vs segregation, a hard choice. And I imagine the “dress code” applies only to women, am I right?

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Dear The Guardian, let’s be clear, I do understand that the “fligh situation” can be disappointing. But terms like “bullying”, “humiliation” are just non sense. And the whole article seems to be … what it is, a pretext, another occasion to promote the sisterhood and present another volume of feminist literature. The never ending enciclopedia of the never existed “War on Women”.

Well, I’ll do the same because my article is a pretext as well, because this stuff of “orthodox Jewish beliefs” and public transport, recalls something in my memory.

The She Taxi She Rides!

It is not HeForShe in this case, it is the SheForShe. The prefix is a variable, the suffix is the constant.

Indeed, just a couple of weeks ago I encountered this article: “New Service Offers Taxis Exclusively for Women”, dealing with a taxi company in NY where the only drivers and clients allowed were women. Apartheid? Of course not, don’t be silly, please.

In this article, one paragraph attracted my attention:

Miriam Malave, 54, a livery driver in Brooklyn for three decades, said she gets more requests than she can handle, often from Hasidic women in Williamsburg who will only ride with women

Interesting, isn’t it? Apparently, for orthodox Jewish women, not only a male passenger to split the bill is not an option, but not even a male driver is. It must be male oppression, patriarchal subjugation, what else? Why Jewish women freely moving in the USA should ever take a “no man allowed” taxi, if not for the fear of a severe patriarchal punishment is case they disobey?

So, let’s combine the two situations now:

  • men, in a public space, under the scrutiny of other people, asking for seats not close to females;
  • women, in a private situation, asking for a taxi without male presence.

Two options are on the table.

  1. Either the root of such behaviours resides in men considering women a disgrace and inferior beings to keep at reasonable distance,
  2. or alternatively, it stems form a beliefs system where a man close to a woman represents a potential threat, or at least a form of “lack of respect”

One of the two.

Apparently the behaviour of the males seems compatible with both the two options. On the contrary, the behaviour of the females fits only with the second option, don’t you think so?

Just a guess, but could it be the case that the strict moral doctrine of that orthodox branch of the Jewish religion puts women so high on a pedestal, that boys, and then men, interiorize the sense of shame so deeply to refuse to put at risk the dignity and safety of women, simply by sitting close to them? Does still anyone remember the old chivalry code?

And on the contrary, in case you’d consider the first “patriarcal” option more suitable to justify the self segregation of the ortodox Jewish people, how did you frame to the nowadays cultural development, under the flag of feminism? Why do the battle for “women rights”, the crusade against “gender violence”, etcetera, overlap so nicely with the ever increasing initiatives for women only spaces, for women safe spaces, and sex segregations that span “pink train carriages”, “pink taxis” and surreal proposals for “pink lanes in highways”? Should I mention the policies of “western” airline companies dealing with adult male passengers and unattended minors (make a web search of “Johnny McGirr “or “Mirko Fischer”)? Wouldn’t it sound weird that feminims and patriarchy stemming from opposite positions, get to the same concluson: “keep” women safe from men? Indeed, it is not possible.

The first option, is not an option.  I’m pretty sure you will agree.

The point is that feminims is pretty much a religion. And all religions, I would say almost all moral codes, stem from the same “antropological” root: the sacredness of women. A belief that lead also to some form of mutual “segregation”. It is, simply put, gynocentrism, a deeply rooted driving force of our civilization, of which current feminism recognizes only half of the implications.

My dear Guardian, these poor men deserved a better deal. They just expressed a chivalry code thas has been forgotten, behaviours that will soon be regretted by the very same people that now deprecate them.

Those men just wanted to play a role passed down by previous generations; to be “white knights” deidcated to guard the fortress of blind and ever more entitled princesses; knights wielding swords against themselves and expecting a moral reward that will never come.

Dear Hermione

it came to my notice that recently you had a speech at the UN, under the flag of UN Women, to call men and boys to support women.

It might be a surprise for you but we, men, already do it, and have done it for a long, long time. Of course, few of us are mighty as Harry Potter, and we can’t fix everything, actually we have issues in fixing our own issues. We are just human, as strange as it may seem to some people.

At first glance, I wondered: “Is she presenting a new movie?” Then I realized you were just appointed as a “goodwill ambassador” by UN. What a great achievement for such a young woman. Did you take the fast lane? However, I understand you are used to red carpets.

Beside you, the comforting presence of Ban Ki Moon, chair of UN, whose profession is to justify the bombings of democracy in countries that, while do not seem to fit our superior values, do seem to comply nicely with our energy and natural resources demands. Welcome in the “real politics”.

The occasion was to launch a new enlightened campaing, in your own words:

Today we are launching a campaign called ‘HeForShe’. I am reaching out to you because I need your help. We want to end gender inequality – and to do that we need everyone to participate. This is the first campaign of its kind at the UN: we want to try and galvanize as many men and boys as possible to be advocates for change. And we don’t just want to talk about it, but make sure it is tangible.

“He for she”, it does not sound new to me. You are still young and you may not be completely aware of history, but some of us, many of our fathers, and many, many of our grandfathers, millions of them, have also embraced arms to fulfil crusades and “honourable” missions, sometimes with courage, sometimes to avoid the shame of the “white ribbon” of cowardice.

One century ago, some of them decided to stay “safe” in a sinking ship just to secure that their “women and children” had a chance of surviving. Is Titanic your next coming movie?

There has been already a time of He For She, it has always been like that. The reward for those men? The myths of “toxic masculinity” and “male oppression”. Not a great deal, in retrospective.

The more I have talked to about feminism the more I’ve realized that fighting for women’s rights has too often become synonymous with manhating. If there is one thing I know for certain, it is that this has to stop.

Dear Hermione, have you investigated why?

For the record – Feminism by definition is: “The belief that men and women should have equal rights and opportunities. It is the theory of the political, economic and social equality of the sexes”

No, you have not investigated.

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For the record, what do you mean with “this has to stop?” It reminds me the advocacy of censorship by Feminist groups and the lobbying to make “antifeminism” illegal. Yes, really, have you ever heard of it? I mean for real, they did it. Have you ever heard of a primary human right, the right to free opinion and expression? It is also wrtitten in the UN chart, in the Universal Declaration of Human Rights.

I started questioning gender-based assumptions a long time ago. When at 8 I was confused at being called ‘bossy’

Really Hermione? How did you survive?

When at 18 my male friends were unable to express their feelings. I decided I was a feminist and this seemed uncomplicated to me. But my recent research has shown me that feminism has become an unpopular word. Women are choosing not to identify as feminist.

YOU assume your male counterparts were NOT ABLE to express their feelings? Doesn’t it sound sexist? And bossy? Maybe this lapsus reveals why reasonable people despise feminism. It is just a tip…

I am from Britain and think it is right that as a woman I am paid the same as my male counterparts.

I’m from Italy and I believe I’m a better actor than you, can we share our bank accounts?

I think it is right that I should be able to make decisions about my own body.

I do, as well. And please take full moral and financial responsibility of the outcome.

I’ve seen my father’s role as a parent being valued less by society despite my needing his presence as a child as much as my mother’s.

That’s not the issue, Hermione. This is how feminists want to see the problem. Men see it from another perspective. We’ve seen millions of men deprived of their children, house and money, and sent in jail, brought to the edge of selfdestrucion. By a family court system that has been built on feminist dogmas and propaganda, and by women that have had no issue in the last four decades in destroying human lives, because not only of absence of ripercussions, but because there was a social incentive to do it. Millions, baybe. For men the problem of dignity is over. Now it is about survival.

I’ve seen a young man suffering from mental illness unable to ask for help for fear it would make him less of a man – in fact in the UK suicide is the biggest killer of men between 20-49; eclipsing road accidents, cancer and coronary heart disease. I’ve seen men made fragile and insecure by a distorted sense of what constitutes male success.

Oh, oh. nice try Hermione. The toxic masculinity card hidden behind the empathy. Good try.

We don’t often talk about men being imprisoned by gender stereotypes

No, men are imprisoned too often, full stop.

If we stop defining each other by what we are not and start defining ourselves by what we just are – we can all be freer and this is what HeForShe is about. It’s about freedom. I want men to take up this mantle. So their daughters, sisters and mothers can be free from prejudice but also so that their sons have permission to be vulnerable and human too – reclaim those parts of themselves they abandoned and in doing so be a more true and complete version of themselves.

Did I get it correctly? Men and boys are not yet human as they are today? Are they incomplete? By the way Hermione, regarding the mantles … well … we got rid of them along with the armours and horses.

You might be thinking who is this Harry Potter girl? And what is she speaking at the UN. It’s a good question and I’ve been asking myself the same thing. I don’t know if I’m the right person to be speaking.

No dear Hermione, do not worry. You are not worse than many others that preceded you. We got the message loud and clear, already. Actually we have being earing it for 50 years.

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Dear Hermione, I could spend pages and pages in explaining how much a better place our society has become thanks to feminism, and how much what we achieved fits the “equality” mission. However, I won’t. It will be sufficient for you, to have a look at the UN initiatives and organizations and verify with your own eyes how much the “equality” agenda is pursued and how humanitarian are their actions when it comes to men and boys.

I’ll leave you now with a gift, with three secrets. No, they are not the Fatima’s secrets, nevertheless, I feel that in the long run they will help you in understanding how you fit in the “gender equality” picture.

First secret. Gender Equality does not exist, and will not exist. It cannot exist because everyone is different. It is not even an unachievable dream, but just a utopian and megalomaniac mission that can only be pursued by mean of oppression and the systematic repression of freedom. Until its inner nature will appear clear: a psychotic nightmare.

Second secret, and this is about you. You are not an ambassador; you are a marketing testimonial used to lable poison as sugar. A puppet playing a plot written by those, at the UN, who 20 years ago launched a global agenda, called Gender Mainstreaming, based on radical feminist beliefs, which aims to the breakdown of family union and to the reduction of men and women to empty shells without identity.

Third Secret, and this is about us, men. The time for He for She is over, now it is time for Us for Us. Together we stand, divided we fall.


post scriptum

I apologize for my lack of proficiency in English. Hermione, the time we will be all equal is not far. That day, we’ll all be speaking the same language, where “bossy” and masculinity will be eventually considered hate speech.

Giustizia è fatta

Sono incorso in questo titolo: “VIOLENTA LA FIGLIA DI 10 ANNI DELLA COMPAGNA: TRENTENNE ROMANO ARRESTATO A COURMAYEUR”.

Sono stato attraversato da un brivido di entusiasmo, finalmente un criminale assicurato alla patrie galere, i 1000 giorni “in rosa” di Renzie iniziano a portare risultati!

Dopo l’eclatante titolo, il “giornale” chiarisce:

Un trentenne romano è stato fermato dai carabinieri a Courmayeur con l’accusa di violenza sessuale su minore. La vittima dell’abuso, secondo le indagini, è la figlia di 10 anni della sua attuale compagna. L’episodio risale a mercoledì scorso, mentre i tre erano in vacanza nel comune ai piedi del Monte Bianco. Oggi si è svolta l’udienza di convalida del fermo davanti al gip del tribunale di Aosta Maurizio D’Abrusco.

Un pedofilo conclamato sbattuto in carcere lontano da donne e bambine e la sua detenzione confermata, mi sento sollevato. Tre giorni in carcere, solo il degno prologo ad una condanna decennale per un essere abbietto. La mia mente è subito andata all’immaginario di lui che approfitta di una bambina…sesso orale, sesso anale, vaginale. l’avrà anche picchiata e forse sequestrata. E gli fanno pure il processo, magari? Ma poi il mio iniziale entusiasmo ha iniziato a raffreddarsi, quando l’avvocato (ma gli danno pure un avvocato?) ha affermato che:

È stato tutto un equivoco, La mamma  pensava che ci fosse stata violenza, ma la bambina è stata visitata in ospedale e non ha alcun segno di abuso. Il mio assistito sta con la donna ormai da sei anni e si comportava come se fosse il padre della bambina. Dunque l’accarezzava, ma evidentemente la madre ha scambiato questi gesti per qualcosa di morboso

A cosa sono capaci di attaccarsi gli avvocati. Questa avvocatessa ci vorrebbe far credere che il pedofilo non ha violentato la bambina. Siamo stanchi di questi uomini che si accompagnano a donne soltanto per approfittare delle gioventù (nonché della verginità) delle loro figlie. Un processo? Veramente vogliono fare un processo? L’hanno arrestato, il GIP ha pure confermato la carcerazione preventiva, voglio dire, il reato è eclatante. Punto.

Poi sono caduto nello sconforto, quando il “giornalista” inizia a smussare “androcentricamente” i toni parlando di “violenza presunta”

A denunciare la presunta violenza ai carabinieri  è stata la madre della piccola. «Stava portando la bambina in ospedale quando ha incontrato una pattuglia dei carabinieri che le ha chiesto se andasse tutto bene. Quindi la donna ha detto del suo sospetto, che però è diventato un reato perseguibile d’ufficio», conclude l’avvocato.

Mi sono cadute le braccia. Tipico esempio di “victim blaming”. Non solo i negazionisti della difesa vogliono far passare l’idea che la violenza non sia avvenuta, ma pure quelli dell’accusa adesso ci si mettono? Vogliamo far credere che la colpa sia della madre che ha esposto un sospetto infame alle forze dell’ordine? Oppure vogliamo addirittura mettere in discussione che sia sbagliato carcerare un uomo sulla base di un’ipotesi per un reato senza evidenze? Vogliamo veramente tornare agli anni bui delle denunce in cui l’accusante si esponeva ad una controquerela? Oppure alla preistoria del diritto in cui si carcerava preventivamente solo in condizioni di estrema necessità? Ci sono voluti anni di scarpette rosse per avere l’inquisizione d’ufficio e adesso vogliamo tornare indietro?

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C’è ancora molta strada da fare.

Cara signora, dia retta a me. Nel caso scarcerino il pedofilo (macché presunto, mi facciano il piacere!), lasci stare gli uomini, stia lontana da loro, non li guardi proprio, è meglio per tutti.


Il “giornale” taggava l’articolo con “pedofilia”, “Courmayeur” e “violenza sessuale”.

Io lo taggo diversamente. Punti di vista.