Il gioco del rispetto di Trieste

.. ma il rispetto non è un gioco. Con tutto il rispetto. Il programma Gender, o meglio l’Ideologia Gender, si diffonde in Italia. Chiariamo subito che non si realizza per “apparizione divina” ma per preciso mandato del femminismo radicale, ormai a presidio stabile delle varie commissioni delle donne e delle pari opportunità, a livello Italiano, Europeo ed Internazionale (ONU).

L’iniziativa, l’ennesima dopo quella di Roma e Venezia (e altre che non ricordo), ha suscitato scalpore per i suoi supposti contenuti impropri; qualcuno vi ha intravisto travestimenti, qualcuno delle toccatine. Sicuramente non avverrà nulla di tutto ciò, ma che volete, probabilmente i timori sono nati dalla consapevolezza di cosa questi programmi hanno previsto in altri Paesi, quali la Svezia dove l’illuminata visione del femminismo scandinavo è arrivata a mettere in dubbio la necessità dei maschietti di fare la pipì in piedi (no, non è una bufala).

giocodelrispettoStante l’accoglienza un po’ freddina da parte dell’opinione pubblica, il comune di Trieste si è premurato di fornire, tramite la sua Vicesindaca, un opportuno chiarimento, che riporto e commento di seguito:

Il Gioco del rispetto è un insieme di proposte di gioco per i bambini e le bambine delle scuole dell’infanzia, studiato per trasmettere loro il concetto dell’uguaglianza tra uomini e donne, così come sancito dalla Costituzione Italiana. Attraverso il gioco, i bambini e le bambine apprenderanno che possono e devono avere gli stessi diritti di scegliere in futuro la professione che li realizzerà, così come da piccoli scelgono i giochi da fare a casa.

Mi permettano un appunto, eminentissimi. La costituzione sancisce l’uguaglianza di tutte le persone di fronte alla legge, e non ha nulla a che vedere con l’uguaglianza tra le persone. Valore alto quest’ultimo che comunque va intesto come uguaglianza morale, giacché siamo tutti diversi, fisicamente intellettualmente, economicamente, eccetera. E’ così complicato da capire o l’intento era farsi scudo della Costituzione? Sono io maligno, o voi maldestri?

L’obiettivo del Gioco del rispetto è di trasmettere il valore delle pari opportunità di realizzazione dei loro sogni personali, sia che siano maschi, sia che siano femmine.
Il Gioco del rispetto lavora per l’abbattimento di tutti quegli stereotipi sociali che imprigionano maschi e femmine in ruoli che nulla hanno a che vedere con la loro natura.

Ah, gli stereotipi! Siamo alla caccia ai fantasmi. Capisco male o stiamo dicendo che dobbiamo combattere le opinioni che dei bambini non si sono ancora fatti? Capisco male o stiamo dicendo che esistono opinioni eticamente approvate ed altre che vanno combattute? Siamo in uno stato etico? E perché intervenire su dei bambini? Forse perché è meglio farlo prima che la famiglia faccia danni o semplicemente la natura faccia il suo corso?

Ad esempio, si mette in discussione lo stereotipo per cui i padri debbano essere dediti soltanto al lavoro e possano dedicare solo pochi minuti al giorno ai loro figli, così come le madri non siano in grado di ricoprire posizioni di responsabilità all’interno delle aziende.

Sicuri che esiste uno stereotipo secondo cui gli uomini non possono spendere tempo con i figli? Non sarà forse che i genitori si organizzano secondo necessità e possibilità naturali e necessità economiche? Esiste lo stereotipo per cui le donne non possono ricoprire responsabilità all’interno delle aziende? Forse nelle vostre teste. Semmai esiste lo stereotipo secondo cui una donna non può fare il muratore, il carpentiere, il minatore, il trattorista, il raccoglitore di angurie. Diciamocelo, più che di “uguaglianza” sembra che si parli di “empowerment” femminile. Dai su, siamo onesti!

L’obiettivo è quindi quello di riequilibrare quella disparità tra uomini e donne che tanti danni sta oggi creando alla nostra società, sia dal punto di vista culturale e sociale, sia dal punto di vista economico, fino a sfociare in episodi di violenza di vario tipo.

Di quali disparità stiamo parlando, si potrebbe essere più precisi? Forse del 95% di dominazione maschile nelle morti sul lavoro? O l’87% nei senza tetto. O stiamo parlando del sistema pensionistico? Oppure nel sistema sanitario? Oppure delle separazioni? E di quali danni parliamo? Ah, il famoso enorme divario salariale, l’ingiustificabile 5% in più. Ah, no, ecco, alla fine è chiaro, parliamo di violenza. Ma non starete mica dicendo che andate tra i bambini a fare opera di prevenzione della violenza? Ma sicuramente mi sbaglio nel pensare che andate nelle scuole per rieducare preventivamente i maschietti perché poi non compiano violenza sulle donne (perché è noto che la violenza è compiuta solo dai maschietti e soprattutto sulle donne, ed è una violenza sulle donne in quanto donne). Ma ovviamente questo è un pensiero mio, paranoico senza fondamento. Come farò a vederci questa interpretazione in questo innocentissimo comunicato? Mah!

Il Gioco del rispetto è un progetto frutto di mesi di lavoro che ha anche valenza scientifica, soprattutto per l’attenzione alla misurazione dei risultati.

Vabbé, insomma, i bambini sono cavie da laboratorio di psicologia.

Quanto sopra per quanto riguarda il “comunicato”. Insomma c’è da fidarsi, no? In ogni caso, per pura curiosità, ho dato una scorsa all’opuscolo informativo. Non che non mi fidi del comunicato, ma è che sono come San Tommaso.Le_Caravage_-_L'incrédulité_de_Saint_Thomas

Il primo capoverso dell’opuscolo informativo recita:

Il Comune di Trieste ha promosso la diffusione di alcune azioni previste dalla Convenzione di Istanbul in tema di formazione contro le discriminazioni e la violenza sulle donne,..

che strano eh? Ritorna la Violenza sulle Donne, e la bellissima Convenzione di Istanbul, quella che definisce la violenza di genere come la sola violenza da parte del maschio sulla femmina e che afferma che “gli uomini hanno storicamente usato la violenza per discriminare le donne e porle in una condizione di inferiorità sociale”.

Che strano, eppure mi pareva che nel comunicato si parlasse di innocentissimi stereotipi, che nuocciono tanto a lui quanto a lei, e di papà che non possono stare vicini ai propri bambini, gli stessi papà che nella Convenzione di Istanbul sono profilati come il seme della violenza domestica. Bah, mi sarò sbagliato…

E chiosa infine tale opuscolo:

i cui contenuti  [del Kit di gioco] sono stati curati da uno staff scientifico composto da D. P., insegnante della scuola dell’infanzia, e L. B., psicologa. Entrambe si occupano da anni di progetti di ricerca e di formazione sul tema della violenza contro le donne.

Oh perbacco! Il team di ricerca è composto da due donne (eh, quando si dicono gli stereotipi) che si occupano di, guarda caso, di violenza contro le donne.

Si fa presto a dire stereotipi.

Vedete, l’idea che nella scuola, in cui la presenza docente maschile è irrisoria e nulla nella scuola dell’infanzia, si entri con programmi di evidente matrice femminista, orientati a plagiare le menti dei ragazzi, fuori del controllo dei genitori, con lo scopo di motivare al successo le bambine e ridurre le potenzialità violente dei bambini, a casa mia si chiama misandria.

Il fatto poi, che si cerchi di coprire il tutto col velo della manipolazione del linguaggio e dei termini, sempre a casa mia, si chiama presa per il c…. per i fondelli.

Cara Trieste, ci vuole rispetto, per i bambini sicuramente, ma anche per l’intelligenza umana.

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Misteri di “genere”

Ebbene sì, siamo quasi alla vigilia del “mimosicidio”. Ennesimo giro di boa e sarà ennesimo delirio “di genere”.

“Genere”, una parola un mistero. Sinonimo di “sesso”, uomo o donna, quando fa comodo ovviamente, per parlare della differenza salariale media tra uomini e donne, il “gender gap”. Meno comoda la parola quando si dovrebbe parlare di “education gap”, di morti sul lavoro, di suicidi, di divorzi, di senza-tetto, eccetera eccetera.

Sì, una parola strana, questo “genere”. Una parola che da sinonimo di sesso, può divenire sinonimo di uno specifico sesso, quello maschile, quando si parla di violenza di genere. Che strana parola, davvero. Sinonimo sia del concetto di sesso che di una sua istanza. Come dire che la “tinta” indica il concetto di “colore” ma significa anche il “blu”. Mah!

E la stessa parola, come per magia, può anche perdere completamente significato, quando il significato binario uomo/donna diviene troppo stretto; e sì, perché allora i generi si moltiplicano, 4, 5, 6, 30. Ma i sessi no, loro rimangono in due.

Il genere sinonimo del sesso, di un sesso, o di nessun sesso. Uno e trino.

Mistero.

Perché questo genere, è impalpabile, come l’aria, c’è ma non si vede. Ma l’aria la senti quando tira vento, quando sferza la tramontana, eccome se la senti. E così pure il genere, c’è e non c’è. Dipende. E come l’aria, non lo vedi ma lo respiri. Hai voglia a trattenere il fiato, prima o poi prendi fiato e te fai una bella boccata.

Che poi daje e daje, dà alla testa questo genere. E sì, altrimenti non si spiega…MisteroRookford

Non si spiega cosa, direte voi? Beh, forse è colpa mia, lacune di genere ovviamente, ma io ‘ste donne non le capisco proprio.

Le vedi un giorno sì e l’altro pure, a lamentarsi dell’oziosità degli uomini ad adempiere i compiti domestici, eppure disperate di trovarne uno per tutta la vita.

A sfilare la mattina con le scarpette rosse tirate a lucido per scongiurare la violenza “maschile”, e la sera in discoteca a cercare il carnefice.

A urlare la propria libertà di costumi, e poi inveire contro l’oggettificazione.

A inveire contro gli stereotipi delle favole, e a cercare per una vita il principe azzurrro.

A richiedere una paternità più attiva, e a buttar fuori i padri come fossero immondizia.

A rivendicare la supremazia accademica, e a lamentarsi di non trovare compagni adeguatamente acculturati.

A cercare il buon partito all’ultimo scoccare dell’orologio biologico, e non trovarlo…perché da tempo che è partito.

Misteri.

#GamerGate and the Pandora’s Box

Yes, even if you are not a “gamer”, even if you despise videogames, still the “gamer gate” matters to you.

If you are familiar with GamerGate, you can skip this part and move below to the next section of this post, the “Pandora’s Box”. If not, the “GamerGate”, in short and admittedly with oversimplification, it is about the attempt by some people in the gaming ecosystem, to take over journalistic integrity and to introduce an ideological perspective into the gaming business. These ideologues stem from the belief that the gaming business, currently male “dominated”, perpetuates gender stereotypes, enables misogyny, and makes games hostile to potential female audience and developers. In essence, to them, female game developers are entitled to “free passes” in the gaming business, and games have to be scrutinized and reviewed by a feminist perspective.SONY DSC

When this stuff was first uncovered, many gamers, and even some professionals of the gaming industry, exposed the “conspiracy”, and the hashtag #GamerGate was born. The outrage was not only raised by the undermining of journalistic integrity, there was more. “Gamers” were painted as a sort of distributed group of psychopathic individuals, addicted to misogyny. They were not anymore the main stakeholders of the business, but a sort of social psychology target. Quoting the emblematic words of one of these ideologues: “gamers are over“. A superior ethical playground had to be deployed by Social Justice Warriors (SJW); crusaders waging a war under the flag, as it soon became clear, of radical feminism.

The “grassroots” of GamerGate, the gamergaters, grew exponentially; they exposed the lies, the non-sense and the inherent anti-male bias of the “conspiracy” plan. Some of them, saddly, decided to engage in a personal battle with the most prominent SJWs, and someone decided to address them also with “virtual” threats. A  SJW, unable to grasp the relation between insulting hundreds of millions of people and getting back harsh reactions from a dozen of them, made even more clear her ideological standpoint; the problem was not the game but the dominant demographic behind the game:

We need to seriously address connections between violence, sexism and toxic ideas of manhood before boys and men commit more mass shootings.

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Not a coincidence it’s always men and boys committing mass shootings. The pattern is connected to ideas of toxic masculinity in our culture.

The mass media, as expected, sided with the SJWs, hiding facts, twisting the real matter of concern of gamers, and giving unilateral “prime time” to Social Justice Warriors instead of hosting fair debates. The bias in media made clear, if ever needed, the intimate and suspicious relation between SJWs and the media.

This is, to make a long story short, the development of the GamerGate during the last two-three months.Pac_Man_Wallpaper

Actually, to be even more accurate, the GamerGate started well before the fall of 2014, long before the hashtag was coined. Three years ago, already, some SJWs launched a campaign to tackle misogyny in multiplayer games; according to them, if a woman gets an occasional stupid or offensive comment in a multiplayer gaming session over the Internet, it is widespread misogyny; female gamers, naturally, deserved special protection rules on top of those already existing in gaming moderation for normal people. And just few months after that, a prominent SJW launched a campaign to tackle stereotypes in video games; games were, in her opinion, demeaning of female empowerment and they encouraged the misogynistic attitude of male population. This representation of “truth” came from a SJW who was neither a gamer or a game developer.

Now, you should have a wider, even if superficial, knowledge of the #GamerGate.

The Pandora’s Box

That being said, why should GamerGate matter to you, even if you are not interested in videogames? Even if you hate videogames? Even if you despise just the idea of a dude wasting time with a console?

Surely, you should worry about media corruption, because it is a thing, but there is much more than this. Gamergate is serious stuff because it opened the “Pandora’s box”; in the box there is much more than games, there is social profiling, social engineering, megalomania, and foremost, misandry.

Radical Feminism has taken over social studies in the academia, especially in the USA, becoming a cult based on the disdain of male identity. With a declared enemy: masculinity. Most of religions are based on a benevolent God; this cult is based on a malevolent one, an Evil, which embodies in male population in the form of “toxic” or “hegemonic” masculinity.

But do not be fooled; the “toxic” masculinity is just a moving target, to divert ingenuous people from the real declared enemy, the male identity. It is as simple as that.sin

Being male is the “original sin” of this cult; it is no wonder, then, to hear the male adepts often apologizing for their “privileged” status of heterosexual male; or even worse, “white heterosexual male”. It is the initiation ritual male adepts play to be recognized by the sisterhood; and it has to be periodically renewed, to confirm their belonging, to exorcise their demon inside.

This is a war on women in gaming waged by a group of sexist monsters. If you are not a horrible being, get out of #gamergate now

It is the reply by a SJW to a gamer. It is a war between monsters, or horrible beings, against humans. It is an ethical battle against the evil, a crusade; “either you are with us or you are the enemy”.  At least to me, it reminds the words of Obama (and Bush before) sanctifying the crusade against ISIS for the sake of “our common humanity”. An epic battle between humans and not humans.

Feminism’s adepts have being operating for decades, unchallenged, in the academia, in the media establishment and even in many national and extra national organizations, such the UN.

As the group identity of feminism developed, masculinity became an enemy far beyond the battlefield of games. The “idealization” process of the “masculine” evil has grown hyperbolically; it is worth to quote a statement form an EU research on Social Science and Humanities dated 2004, a work realized by feminist scholars and financed by the EU commission, titled “The Social Problem of Men“:

The EU can be understood as a project devised to reduce men’s historical tendency to nationalistic conflict and war, and so achieve relative stability in Europe. There is indeed increasing recognition of the central place of men and masculinity in the collective violence of war.

Masculinity is not an enemy, it is THE final enemy.

This crusade is beyond insanity. It is megalomania. It is about a pervasive social conditioning of men and boys. It is about psychic manipulation of infants with the introduction of the “gender ideology” during the early stages of education. It is about manipulating minds and criminalizing natural tendencies, in order to stimulate a self-inhibition. Brainwashing children outside the reach of the family; a family already framed as an adverse institution that poses the risk of replicating gender roles, and facilitating the contagion of the “toxic” masculinity.

At the root of sick forms of social engineering is the natural tendency of people in position of power, to project own personality and experience into others; it is egomania. When these people with high decisional (financial, academic, political) power endorse an ethical doctrine, chances are that their egomania will translate into megalomania.

The megalomaniac process of social engineering follows four stages; it starts with social profiling of adults; then it moves to indoctrinating young people, thus to brainwashing children, and finally to the non-yet born people, with adoption of bio-genetics or selective reproduction.arancia-meccanica-scene-1

It is a path which, ultimately, leads to eugenics.

History repeats itself, cyclically, in different yet similar forms, simply because the engine that moves individuals and groups, at the core, does not change. Eugenics was widely adopted in Europe and USA, less than a century ago (abolished in Sweden in 1974). It was legal because it had both “ethical” and “scientific” support. The road of “ethics” idealizing a society with “better people” crossed the road of science busy in defining relations between “unwelcome social traits” and biological factors; at the crossroad, it was “selection of the species”. Minorities and people affected by hereditary diseases were profiled and brainwashed to lead them on the way of “spontaneous” sterilization; a “compassionate” way of preventing the sufferings of unwelcome new-borns. The “evil” was not intentional; to eugenicists it was all about avoiding the suffering of “inferior” beings in a society designed for others. It was sincere kindness, in sick minds.

If we cannot modify society, maybe we can modify the people; why not? Quoting once again a passage of the EU research mentioned above, “The Social Problem of Men“:

Changing and improving gender relations and reducing gender inequality involves changing men as well as changing the position of women.

A very telling mission statement, aiming to change the position of women and, emblematically, assuming the possibility of changing men; “beings” reduced to disposable matter, to be customized in order to fit a society tailored on a gynocentric order.16328_012eugenicsexhibit

Eugenics is on the horizon.

Most likely you do not see this horizon approaching. We are all good people, we do not do such kind of things, except we already did them and we do them, and always for apparently good reasons, because we are good people.

Let’s go back 20 years ago, and imagine someone making the prediction that in 20 years schools would being teaching little kids that young males are not necessarily “boys” and young females are not necessarily “girls”; and family members opposing to this, threatened with allegations of “hate speech”. Would have you bet on this prediction?

Now let’s fast forward a couple of decades, and let’s imagine that “science” should tell us that the “gene” of violence has been identified and we have enough knowledge and technical means to intervene on that. How many will stand against it?

Scan the horizon.

Does gamergate itself deal with eugenics? No, of course not.

Do the Social Justice Warriors advocate for eugenics? No, of course not.

Do the feminists at the EU parliament, believing that masculinity is correlated to Climate Change, advocate for eugenics? No, of course not.

Do the feminist scholars aiming at “changing men”, advocate for eugenics? No, of course not.

Do the radical feminists dreaming of a reduction of male population, advocate for eugenics? Well, maybe they do.

Psychopaths apart, most of them are just “good people” who want to “manifacture” even better people. Some are stuck at social profiling, others proceeded to the next stages of social engineering; brainwashing and indoctrination. But they all, in good faith, do not realize the misandry of their argumentations. Not even the megalomania implied by their intents.

In a way, they just manifest a radical expression of a wider social trend; our “western” enlightened society is gradually shifting towards a new idolatry, based on the projection of a human kind gifted with “superior” ethical values.

It is the old recurring dream of a life in Eden. Except that the new “all mighty” to be worshipped, to many, has the appearance of a Goddess.

Dear Hermione

it came to my notice that recently you had a speech at the UN, under the flag of UN Women, to call men and boys to support women.

It might be a surprise for you but we, men, already do it, and have done it for a long, long time. Of course, few of us are mighty as Harry Potter, and we can’t fix everything, actually we have issues in fixing our own issues. We are just human, as strange as it may seem to some people.

At first glance, I wondered: “Is she presenting a new movie?” Then I realized you were just appointed as a “goodwill ambassador” by UN. What a great achievement for such a young woman. Did you take the fast lane? However, I understand you are used to red carpets.

Beside you, the comforting presence of Ban Ki Moon, chair of UN, whose profession is to justify the bombings of democracy in countries that, while do not seem to fit our superior values, do seem to comply nicely with our energy and natural resources demands. Welcome in the “real politics”.

The occasion was to launch a new enlightened campaing, in your own words:

Today we are launching a campaign called ‘HeForShe’. I am reaching out to you because I need your help. We want to end gender inequality – and to do that we need everyone to participate. This is the first campaign of its kind at the UN: we want to try and galvanize as many men and boys as possible to be advocates for change. And we don’t just want to talk about it, but make sure it is tangible.

“He for she”, it does not sound new to me. You are still young and you may not be completely aware of history, but some of us, many of our fathers, and many, many of our grandfathers, millions of them, have also embraced arms to fulfil crusades and “honourable” missions, sometimes with courage, sometimes to avoid the shame of the “white ribbon” of cowardice.

One century ago, some of them decided to stay “safe” in a sinking ship just to secure that their “women and children” had a chance of surviving. Is Titanic your next coming movie?

There has been already a time of He For She, it has always been like that. The reward for those men? The myths of “toxic masculinity” and “male oppression”. Not a great deal, in retrospective.

The more I have talked to about feminism the more I’ve realized that fighting for women’s rights has too often become synonymous with manhating. If there is one thing I know for certain, it is that this has to stop.

Dear Hermione, have you investigated why?

For the record – Feminism by definition is: “The belief that men and women should have equal rights and opportunities. It is the theory of the political, economic and social equality of the sexes”

No, you have not investigated.

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For the record, what do you mean with “this has to stop?” It reminds me the advocacy of censorship by Feminist groups and the lobbying to make “antifeminism” illegal. Yes, really, have you ever heard of it? I mean for real, they did it. Have you ever heard of a primary human right, the right to free opinion and expression? It is also wrtitten in the UN chart, in the Universal Declaration of Human Rights.

I started questioning gender-based assumptions a long time ago. When at 8 I was confused at being called ‘bossy’

Really Hermione? How did you survive?

When at 18 my male friends were unable to express their feelings. I decided I was a feminist and this seemed uncomplicated to me. But my recent research has shown me that feminism has become an unpopular word. Women are choosing not to identify as feminist.

YOU assume your male counterparts were NOT ABLE to express their feelings? Doesn’t it sound sexist? And bossy? Maybe this lapsus reveals why reasonable people despise feminism. It is just a tip…

I am from Britain and think it is right that as a woman I am paid the same as my male counterparts.

I’m from Italy and I believe I’m a better actor than you, can we share our bank accounts?

I think it is right that I should be able to make decisions about my own body.

I do, as well. And please take full moral and financial responsibility of the outcome.

I’ve seen my father’s role as a parent being valued less by society despite my needing his presence as a child as much as my mother’s.

That’s not the issue, Hermione. This is how feminists want to see the problem. Men see it from another perspective. We’ve seen millions of men deprived of their children, house and money, and sent in jail, brought to the edge of selfdestrucion. By a family court system that has been built on feminist dogmas and propaganda, and by women that have had no issue in the last four decades in destroying human lives, because not only of absence of ripercussions, but because there was a social incentive to do it. Millions, baybe. For men the problem of dignity is over. Now it is about survival.

I’ve seen a young man suffering from mental illness unable to ask for help for fear it would make him less of a man – in fact in the UK suicide is the biggest killer of men between 20-49; eclipsing road accidents, cancer and coronary heart disease. I’ve seen men made fragile and insecure by a distorted sense of what constitutes male success.

Oh, oh. nice try Hermione. The toxic masculinity card hidden behind the empathy. Good try.

We don’t often talk about men being imprisoned by gender stereotypes

No, men are imprisoned too often, full stop.

If we stop defining each other by what we are not and start defining ourselves by what we just are – we can all be freer and this is what HeForShe is about. It’s about freedom. I want men to take up this mantle. So their daughters, sisters and mothers can be free from prejudice but also so that their sons have permission to be vulnerable and human too – reclaim those parts of themselves they abandoned and in doing so be a more true and complete version of themselves.

Did I get it correctly? Men and boys are not yet human as they are today? Are they incomplete? By the way Hermione, regarding the mantles … well … we got rid of them along with the armours and horses.

You might be thinking who is this Harry Potter girl? And what is she speaking at the UN. It’s a good question and I’ve been asking myself the same thing. I don’t know if I’m the right person to be speaking.

No dear Hermione, do not worry. You are not worse than many others that preceded you. We got the message loud and clear, already. Actually we have being earing it for 50 years.

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Dear Hermione, I could spend pages and pages in explaining how much a better place our society has become thanks to feminism, and how much what we achieved fits the “equality” mission. However, I won’t. It will be sufficient for you, to have a look at the UN initiatives and organizations and verify with your own eyes how much the “equality” agenda is pursued and how humanitarian are their actions when it comes to men and boys.

I’ll leave you now with a gift, with three secrets. No, they are not the Fatima’s secrets, nevertheless, I feel that in the long run they will help you in understanding how you fit in the “gender equality” picture.

First secret. Gender Equality does not exist, and will not exist. It cannot exist because everyone is different. It is not even an unachievable dream, but just a utopian and megalomaniac mission that can only be pursued by mean of oppression and the systematic repression of freedom. Until its inner nature will appear clear: a psychotic nightmare.

Second secret, and this is about you. You are not an ambassador; you are a marketing testimonial used to lable poison as sugar. A puppet playing a plot written by those, at the UN, who 20 years ago launched a global agenda, called Gender Mainstreaming, based on radical feminist beliefs, which aims to the breakdown of family union and to the reduction of men and women to empty shells without identity.

Third Secret, and this is about us, men. The time for He for She is over, now it is time for Us for Us. Together we stand, divided we fall.


post scriptum

I apologize for my lack of proficiency in English. Hermione, the time we will be all equal is not far. That day, we’ll all be speaking the same language, where “bossy” and masculinity will be eventually considered hate speech.

Tautologia matematica

Stavo dando uno sguardo ad un testo di matematica* per Licei, in particolare alle nozioni base della logica, e sono incorso in questo esempio di espressione tautologica:

Un neonato è maschio o femmina

La logica confligge con l’ideologia gender. Forse per questo che qualcuno vuole fare la revisione dei testi scolastici in ottica “di genere”…


“Matematica per Moduli”, Zanichelli, Bergamini/Trifone/Zangoli, Vol.1, Modulo B, Pag. 45

Pensione o tassa sul pene?

Qualche tempo fa ho realizzato un video per spiegare un po’ come funzionava, e tutto sommato ancora funziona, il sistema pensionistico Italiano.

Un video prodotto per due motivi; uno di carattere didattico, perché si sappia come funziona il flusso di cassa e rendere il giusto merito alla popolazione maschile per il sacrificio che quotidianamente fa per tenere in piedi la baracca; il secondo perché all’alba della riforma “Fornero”, alcuni (sindacalisti) e soprattutto alcune (ricordo bene la Bonino “i soldi tolti alle donne devono tornare nelle tasche delle donne” e la Camusso “il bilancio dell’INPS è già in pareggio”) alzarono gli scudi contro una riforma che gradualmente innalzava l’età pensionabile delle donne equiparandola a quella maschile. Come si potessero sostenere tali tesi senza provare vergogna è un mistero per me; non ci vuole certo un genio per capire che se una lavoratrice versa contributi per meno anni e gode della pensione per più anni rispetto ad un uomo, il sistema è discriminatorio.

Viceversa non ho visto/ascoltato nessuno menzionare il fatto che il sistema fosse discriminatorio verso gli uomini, e in buona sostanza permaneva tale anche dopo la riforma. E tanto meno nessuno che abbia alzato la manina e detto “ma perché innalzate l’età pensionabile maschile ancor prima di aver raggiunto la ‘parità’?”

Ebbene era evidente che non solo mancava il coraggio (gli uomini sono peggio degli struzzi) ma anche la conoscenza “fattuale”, numerica, per capire quanto il sistema fosse discriminatorio verso gli uomini sia sul piano etico che su quello economico. Per non parlare dell’assoluta mancanza di buon senso perché l’impostazione del sistema pensionistico era fallimentare, ed anche dopo la riforma “Fornero” rimane destinato al fallimento economico.

I contenuti sono ancora attuali. Consiglio quindi la visione/ascolto del video (circa 30 minuti, i primi 3 sono forse noiosi, ma poi il video diviene molto interessante ed informativo) qui sotto e poi proseguire con la lettura.

In buona sostanza il sistema pensionistico è congegnato, ed in passato lo era ancora di più, perché gli uomini (anche a parità di stipendio) contribuiscano maggiormente delle donne, e godano di minori anni di pensione, non solo in termini assoluti (perché non si può fare un torto al mondo rosa di vivere di più a lungo) ma anche in termini relativi come rapporto tra anni pensionati e aspettativa di vita.

Gap Assoluto Pensioni

Gap Assoluto Pensioni

 

Gap Pensioni Relativo

Gap Pensioni Relativo

Se poi assumiamo (e penso che si possa concordare) che l’equità su un piano etico si possa realizzare quando il rapporto tra anni pensionati e aspettativa di vita sia uguale per uomini e donne, si perviene al grafico qui sotto che spiega ancora meglio l'”equità” del sistema pensionistico.

Indice d'equità pensioni.

Indice d’equità pensioni.

Dal grafico si evince come il sistema sia stato sempre discriminatorio (zona sopra la riga blu) nei confronti degli uomini e abbia raggiunto il suo massimo dopo la riforma Dini degli anni ’90. Raggiungerà i suoi minimi tra qualche anno quando si perverrà all’equiparazione dell’età pensionabile a 67 anni. Interessante notare che a quel punto l’indice d’iniquità inizierà ancora a salire, invece di scendere, per via del fatto che l’aumento prospettato di età di pensionamento riduce gli anni di pensionamento per uomini e donne, ma la riduzione è più pesante in termini relativi per gli uomini. In tale grafico ho assunto aspettativa di vita fissa a 79 e 84 anni rispettivamente per maschi e femmine, per le ragioni esposte nel video, perché non c’è nessun motivo ragionevole di assumere un aumento significativo di tale età. Nel caso si assumessero aspettative di vita crescenti non cambierebbe la sostanza; la curva avrebbe solo una pendenza meno ripida (ma sempre crescente).

Sul piano economico il video spiegava come il sistema fosse (ed in buona sostanza è) basato sull’eccesso di cassa maschile per finanziare la mancanza di contributi femminili, nonché la reversibilità, la maternità eccetera. E ciò anche a parità di stipendio. Non ripeto i risultati esposti nell’analisi (del 2012) del video perché grazie alla crisi ci sono alcune novità portate dalla recessione economica, dai coefficienti di conversione adottati nel 2013, e dall’aliquota previdenziale al 33%, che se pur non spostano significativamente la questione, sono degne di nota.

Ripetiamo la simulazione con uno scenario realistico, assumendo un tasso di rivalutazione del montante pensionistico  (1% annuo) agganciato al PIL e meno ottimistico di quello utilizzato nel video, assumendo:

  • Stipendio uomo maggiore del 50% rispetto a quello di una donna
  • Forza lavoro composta di 59% uomini e 41% donne
  • Aspettativa di vita di 84 e 79 anni Donne/Uomini
  • Incremento medio annuale stipendio 2,5%
  • Contributi previdenziali al 33% del RAL
  • Tasso d’inflazione medio annuale al 1,5%
  • Rivalutazione media del montante di contributi (basto su PIL) al 1%
  • Incremento annuale della pensione al 1%

Ebbene in questo caso i contributi pensionistici divengono un affare in perdita (in attivo per l’INPS) sia per uomini che per le donne (nel video risultava in perdita solo per gli uomini). Ovviamente le perdite sono differenti perché per gli uomini i contributi (in valore attualizzato) ricevuti durante la pensione sono del 34% inferiori ai versamenti fatti; per le donne la remissione è dell’ordine del 10%.

E’ ovvio che i versamenti previdenziali debbano essere in perdita, in quanto i versamenti servono ad alimentare altre prestazioni previdenziali oltre la pensione, per non parlare della macchina INPS che da sola pesa per circa lo 0,7% delle entrate correnti dell’INPS. Annualmente circa l’86% delle entrate correnti dei contributi INPS vanno in pensioni, il resto in amministrazione e altro welfare.

In ogni caso rimane il fatto che la stragrande maggioranza dell’avanzo di cassa necessario all'”attivo” INPS è generato dagli uomini.

Inutile aggiungere le considerazioni esposte nel video, e cioè che stante il meccanismo pensionistico attuale, all’aumentare della popolazione lavoratrice femminile ed il reddito medio femminile, i conti INPS tendono inesorabilmente al rosso.

Senza dilungarmi oltre, la pensione è destinata al crack economico, almeno fin quando le donne non andranno in pensione dopo gli uomini o, viceversa, non  pagheranno un’aliquota INPS maggiore degli uomini, o avranno un coefficiente di conversione peggiore degli uomini (come avviene, giustamente, nelle assicurazioni private).

Figuriamoci, sarebbe un “attentato misogino e patriarcale mirato all’oppressione della donna in quanto donna”.

Per adesso rimane una tassa sul pene.

Espiazione e sentimento

Celeste Costantino redige la propria proposta di legge  (#1oradamore) per l’Educazione Sentimentale made in SEL.
Poteva chiamarla l’educazione alla sana mascolinità, in piena coerenza con il diktat della Commissione Europea per i Diritti delle Donne e la Gender Equality, ma evidentemnte ha preferito ispirarsi alla musa del romanticismo inglese, Jane Austin.

Così parte dalla Convenzione di Istanbul, uno degli atti ideologicamente più criminali del dopoguerra, e da qui deriva alcune linee guida di recupero dei nostri ragazzi, per inserire l’educazione del maschio (perché non compia violenza sulla femmina, cos’altro se no?) nelle scuole, studi di genere (cioè didattica della misandria, chiedere agli statunitensi please) nei percorsi universitari, e la messa al bando dagli istituti scolastici di libri che non siano conformi alla ideologia gender e al revisionismo storico del femminismo.
Vi ricorda ricorda qualcosa l’allegoria dei libri bruciati…? A breve gli specchi.
Il tutto per al modico costo di 2 miliardi da togliere ai lavoratori per darli alle missionarie di Quota Rosa.

Secondo l’autrice, l’attuale momento storico è l’ideale per armonizzare i ruoli “di genere” perchè gli uomini mai come oggi stanno facendo i conti con la precarietà, precarietà a cui le donne invece sono abituate. Non so bene a cosa si riferisca ma se si riferisce a quella lavorativa, beh le donne la precarietà l’hanno scoperta solo grazie al femminismo che da casalinghe le ha trasformate in disoccupate e adesso sta cercando maniacalmente di metterci una pezza facendo il Robin Hood dei poveri, dando alle povere quello che ruba agli straccioni. O forse si riferiva ai padri separati, chi lo sa?

E’ un messaggio di pace, cari uomini, la vostra è la passione di Cristo, d’altronde siamo in Quaresima. Lacrime e sangue non inutilmente spese, oltre l’espiazione c’è la terra promessa.

Qualche giorno fa la stampa rosa ha celebrato il ventennale del genocidio del Ruanda con il raggiungimento di un traguardo straordinario: un Parlamento Africano con oltre il 50% dei rappresentanti del “gentil” sesso. Un risultato eclatante che celebra la “rivincita delle donne” in un Paese in cui a valle delle pulizie etniche la popolazione maschile non supera il 30% del totale. Lì l’espiazione ha un odore un po’ più acre.

A voi Italiani dice meglio, con “un’ora d’amore“, non solo espiazione, ma anche sentimento.

A Jane Austin la banconota da 5 sterline.
Alla Costantino 2 miliardi di banconote di carta straccia.

Articolo pubblicato su Uominibeta 

Cos’è la violenza domestica

Prendiamo atto che la Provincia di Novara, la Regione Piemonte, e il Comune di Arona sanno cos’è la violenza domestica.

La violenza domestica è la violenza di carattere sessuale, psicologico, fisico, economico, compiuta da un uomo su una donna.

Il messaggio dal manifesto prodotto (e che alleghiamo) è chiaro. Un uomo esercita violenza fisica su una donna; un uomo esercita violenza psicologica su una donna; un uomo esercita violenza economica su una donna; un uomo esercita violenza sessuale su una donna. La donna riceve servizi di consultorio da una donna, per uscire da tale situazione. I bambini che assistono alla violenza di un uomo su una donna sono a loro volta vittima di abuso psicologico. Il messaggio è chiaro e non equivocabile.

E tale quadro non dipinge “semplicemente” la violenza domestica contro le donne in relazioni eterosessuali, ma l’interezza della violenza domestica, ed in termini netti; la violenza domestica sulle donne è l’interezza della violenza domestica, una violenza che può avere ripercussioni sui bambini, una violenza compiuta esclusivamente da un uomo.

Desumiamo che la violenza compiuta da una donna su un uomo in relazioni eterosessuali non esista. E le relazioni omosessuali evidentemente non esistono oppure non contemplano violenza; né quella compiuta da uomo su uomo, e tantomeno quella compiuta da donne su donne. E la violenza attuata da adulti su bambini non rientra in tale definizione di violenza domestica.

Registriamo e prendiamo atto di ciò, come si dice, non si finisce mai d’imparare.

Gradiremmo però avere alcuni chiarimenti in merito alla modalità con cui si è pervenuti a tale sapere “scientifico”. Sapere così assoluto tale da portare a ricondurre un concetto generale, quale quello della violenza in ambito relazionale, ad un concetto chiuso, quale quello della violenza di un uomo su una donna.

E’ un chiarimento che, modestamente, riteniamo dovuto. In altri contesti ricondurre comportamenti violenti o criminali a specificità di carattere razziale, o etnico verrebbe tacciato di propaganda razzista. Ne consegue che la definizione che si desume dal manifesto da voi redatto, deve ricondursi ad un’oggettività scientifica non confutabile tale da non far ricadere la definizione di violenza domestica da voi data, ed esemplificata, nelle fattispecie previste dalla normativa di contrasto all’odio sulla base dell’identità di genere, di orientamento sessuale, o altri criteri di classificazione delle persone.

Nel caso si obiettasse che tale manifesto sia orientato alla sola popolazione femminile, e quindi il messaggio sia stato semplificato per ragioni di “pragmatismo”, gradiremmo avere evidenza documentale di similari iniziative e manifesti prodotti per il contrasto delle altre forme di violenza relazionale (o domestica) da noi elencate, patrocinati dal Comune di Arona, dalla Provincia di Novara e dalla Regione Piemonte. Avremmo altresì interesse ad avere nozione dell’esistenza di uno “Sportello Uomo”, e l’entità degli eventuali finanziamenti pubblici stanziati per tale strumento di utilità sociale.

In attesa di tale riscontro, riteniamo di produrre a vostro beneficio alcuni dati ed informazioni utili a costruire una comunicazione più informata ed in linea con i principi di non discriminazione.

E’ ben noto a tutta la comunità scientifica che la violenza domestica su adulti e bambini non è affatto una questione “di genere” come non è una questione “di razza” e tantomeno di orientamento sessuale. Pur essendo alcune specifiche forme di violenza più “caratterizzabili”, quasi nessuna forma è a senso unico. In particolare se è vero che le forme più estreme di violenza quali gli omicidi “relazionali” vedano ben più vittime donne che uomini (quest’ultima casistica stranamente trascurata dalle cronache), è vero pure che quando si allarghi lo spettro della violenza di relazione (o domestica) le cose sono ben diverse da come negli ultimi tempi si è lasciato intendere alla pubblica opinione.

A tal pro ci fa piacere documentarvi con alcune informazioni che avete piena libertà di verificare oppure confutare. Riportiamo alcune informazioni derivanti da una pubblicazione (PARTNER ABUSE STATE OF
KNOWLEDGE PROJECT, John Hamel, anno 2012) sullo studio della violenza domestica. Ferma restando l’opinabilità di qualsiasi studio, ci riferiamo a tale pubblicazione perché sintesi dei risultati del lavoro di oltre 2 anni di ricerca di 20 Università Statunitensi che hanno elaborato oltre 12,000 studi campione.

I dati sono in gran parte pubblicamente fruibili all’indirizzohttp://domesticviolenceresearch.org/.

Alcuni dati sintetici (su cui sostanzialmente converge se non quantitativamente almeno qualitativamente, tutta la ricerca scientifica):

  • Circa il 24% delle persone subisce un’aggressione fisica almeno una volta nella vita (23% delle donne, 19% degli uomini)
  • Circa il 25,3% delle persone hanno commesso violenza contro il partner; 28% di donne che commettono violenza contro il partner, 22% di violenza commessa da uomini contro la partner
  • 80% delle persone commette forme di violenza psicologica (coercizione, intimidazioni, eccetera), con prevalenze statistiche pressoché identiche in uomini e donne, ma con leggera prevalenza di atti compiuti da donne
  • I rapporti sessuali forzati sono prevalentemente subiti da donne (4,5% contro lo 0,2% degli uomini)
  • Le donne sono più soggette a stalking (8% contro il 2% degli uomini) in particolare quando la persecuzione ha caratteristiche di fisicità, mentre le differenze divengono meno evidenti quando si contemplano i comportamenti “ossessivi” in senso più generale
  • Il 58% della violenza tra partners è bidirezionale, il 42% monodirezionale e di questa il 14% compiuta da un uomo su una donna e il 28% da una donna su un uomo
  • La violenza bidirezionale tra partners nella “popolazione” omosessuale è comparabile a quella della “popolazione” eterosessuale

Nessuno studio ha mai asserito che la violenza domestica o tra partners sia una questione di genere.

In merito poi alla definizione di violenza, riteniamo poi che sia opportuno far rientrare nelle definizioni di violenza alcuni eventi dalla connotazione criminale, che stranamente nel manifesto non compaiono, quali a pure titolo esemplificativo:

  • Alienazione parentale
  • Minaccia di sottrazione della prole
  • False accuse di violenza domestica (che in alcuni casi, oltre all’estraniazione dalla vita genitoriale, portano anche alla carcerazione preventiva)

Questo documento sarà reso di pubblico dominio ai fini di una corretta informazione, tramite tutti i canali di comunicazione disponibili, al fine di rendere un servizio di informazione corretto sulla violenza domestica, intesto a non istigare l’odio di genere e a non creare miti basati su impostazioni ideologiche piuttosto che sulle evidenze scientifiche e esperienziali.

Si allega il manifesto da voi prodotto.

Convinti di aver reso un servizio di pubblica utilità, in attesa di una rettifica e di una replica che giustifichi e motivi tale iniziativa da voi intrapresa, vi porgiamo distinti saluti.

Articolo pubblicato su Uominibeta