“Charity” Accused of Sex Abuse Coordinating ID2020’s Pilot Program For Refugee Newborns

The Wall Will Fall

By Whitney Webb for Unlimited Hangout.

A biometric identification program backed by the ID2020 alliance will see its new “digital id” program rolled out for refugee newborns in close coordination with a charity tied to Wall Street and prominent Western politicians whose workers have been accused of sexually exploiting refugee children.

iRespond, an international non-profit organization that is “dedicated to using biometrics to improve lives through digital identity,” has begun pilotinga new biometric program for newbornsamong the predominately Karen refugee population along the Myanmar-Thailand border, a program it soon hopes to “quickly deploy” at a greater scale and make available to the general global population. The pilot program is being conducted as part of the controversial ID2020 alliance, backed by Microsoft, the GAVI vaccine alliance and the Rockefeller Foundation, and with the International Rescue Committee (IRC), a non-profit organization deeply tied to the Western political elite and…

View original post 2.608 altre parole

Essere fieramente folli nella nuova normalità

Piccola riflessione scaturente da un episodio personale. Ieri l’altro nel mio consueto giro in bicicletta mentre attraversavo il parco ho sentito dietro di me un bambino esprimersi con la frase

ecco il matto

In realtà non so se si riferisse a me, ma il pensiero mi ha attraversato la mente in virtù del fatto che indossavo la mia maglietta personalizzata (una delle tante) che invita a riflettere su cosa sta succedendo veramente.

In realtà molto probabilmente la frase era diretta a qualcun altro, magari un compagno di giochi, ma il punto è un altro.

In altri tempi, l’idea di essere appellato come “matto” o “folle” mi avrebbe suscitato irritazione, e sarei stato tentato di rivendicare la mia preparazione tecnico-scientifica, o i miei 134 punti di QI.

Oggi non più, né irritazione né orgogliosa tentazione di rivendicare il mio status intellettivo.

In effetti l’idea stessa di essere considerato folle in un contesto largamente adeguato a una “nuova normalità” fatta d’ignoranza e conformità, semplicemente mi conforta.

Un caro saluto.

Un Paese di dementi in monopattino

Li vedi comparire da ogni parte. In piedi senza muovere un arto, in piedi ma con la mente piegata, trascinati da un giocattolo per bambini.

Non hanno potuto lasciarsi perdere l’occasione:

Cosa? babbo governo ci da un bonus per l’acquisto del monopattino? Corriamo!

Il lockdown piega la schiena alle attività produttive delle piccole aziende, ma diviene un “Black Friday” per le piattole della nostra società.

Un popolo di dementi.

Un caro saluto.

Cari vecchi, morirete tutti…ma non di COVID

Dovrebbe essere noto che prima o poi tutti siamo destinati a “miglior vita”. Ogni anno ognuno di noi ha una “probabilità” statistica di morire. Ovviamente la statistica è una disciplina un po’ brutale che mette nel calderone persone giovani e vecchie, sane e gravemente malate.

In ogni caso, sebbene sulla testa di noi sia sospesa questa spada di Damocle pronta a mietere il suo contributo statistico, noi abbiamo sempre vissuto tranquillamente, direi normalmente. Oggi non più, apparentemente.

Sono sicuro che nessuno si è mai posto la domanda

“qual’è la mia probabilità di morire quest’anno?”

però oggi questa domanda dovreste porvela perché invece di generare ansia, contribuirebbe a portarvi sulla strada del buon senso.

Qui sotto vi presento una figura (figura 1) che rappresenta la probabilità di morire per un cittadino “medio” per l’Italia e per oltre 50 Paesi. Tutti i dati delle figure che vedrete sono riferiti al 2019 e provenienti dalla World Bank e dalle Nazioni Unite (percentuale over 65% e tasso di mortalità).

Diapositiva2

In sostanza l’italiano medio ogni anno ha l’1,06% di probabilità di morire, ossia, 10 probabilità su 1000. Circa 600 mila cittadini Italiani muoiono ogni anno per le ragioni più disparate; incidenti automobilistici, suicidi, malattie gravi ed anche per infezioni virali.

Ebbene sì, da anni io, come voi, ho vissuto normalmente nell’inconsapevolezza di avere l’1% di probabilità di morire in un dato anno. Ognuno di noi sa che la morte è dietro l’angolo, ma d’altronde il buon senso, mio e vostro, ci ha sempre insegnato che pensare alla morte serve solo ad accorciare la vita.

Ovviamente quel 1% è un valore medio e il buon senso vi suggerisce che una persona anziana ha ogni anno una probabilità di morire molto più alta di una giovane, ma magari (e comprensibilmente) non vi siete mai chiesti qual’è questa probabilità di morire. Ve lo dico io.

Nella successiva figura (figura 2) è descritta la probabilità di morire per una persona anziana, cioè un over 65. Non a caso, sessantacinque anni è la fatidica soglia delle vaccinazioni. E, per inciso, la quasi totalità delle morti CON COVID riguarda persone in tale componente demografica. I dati si riferiscono ad oltre 50 Paesi tra cui l’Italia.

Diapositiva3

La probabilità di morire per un over 65 in Italia è di circa il 4,1% ogni anno; al solito, un 65-enne in buona salute ha una probabilità di morire molto inferiore rispetto a un 80-enne malato, per i soliti discorsi. Quel 4,1% significa che, in media, tra gli anziani (cioè persone over 65) 41 su 1000 muoiono ogni anno.

Diciamocelo, in fondo non vi sto dicendo nulla di nuovo, vi sto solo quantificando quella consapevolezza che alcuni hanno perduto.

A questo punto, cari vecchi, la domanda è spontanea

se fino a Marzo vivevate i vostri anni tranquillamente con circa 4 probabilità su 100 di morire, perché oggi vivete nell’angoscia COVID?

Qualcuno vi ha fatto credere forse che siete di fronte ad un rischio di morire significativamente maggiore, per colpa del COVID, magari trasmessovi dal vostro nipotino?

Qua sotto nella successiva figura (figura 3) vi rappresento per ciascun Paese il rischio di morire che avevate prima del COVID (barra arancione) e dopo l’arrivo del COVID (barra blu scuro).

Diapositiva4

Se non vi preoccupavate della barra arancione fino a pochi mesi fa perché oggi siete terrorizzati dalla barra scura?

In sostanza, anche accettando il dato farsesco di morte CON COVID, la probabilità di morire per un anziano cresce dal 4,1% del 2019 al 4,35% cioè da 41 su mille a 43 su mille.

Inutile aggiungere che gli anziani della stragrande maggioranza degli altri Paesi del mondo non ravvedono nel COVID nessun fattore di rischio statisticamente apprezzabile.

Qualcuno, non a torto, potrebbe obbiettare che il dato di mortalità del COVID non si riferisce a tutto l’anno ma solo ai primi 7 mesi. E’ vero, ma è bene anche considerare che se considerassimo le morti DA COVID e non CON COVID avremmo un dato di mortalità ben inferiore alla metà di quello oggi “ufficialmente” registrato (per maggiori ragguagli potreste leggere questo articolo). Inoltre la stragrande maggioranza delle morti CON COVID sono relative a persone ben oltre i 65 anni, dai 75 in su, persone che anche in assenza di COVID hanno una probabilità di morte annuale in assenza di COVID ben superiore al 4.1%. Molto superiore al 4.1%.

Allora cari anziani, osservate la figura 3 e chiedetevi

ha senso avere paura di questo virus? Ha senso distruggere questo Paese e rovinare la vita dei giovani per la vostra immotivata paura?

Un caro saluto.

Inganno COVID, approfondimento sulla letalità

Nell’articolo dell’8 Giugno ho dato una stima statistica della mortalità e letalità reale del COVID. Un articolo un po’ tecnico e poco digeribile, ma in sostanza la conclusione finale è che la letalità di questo virus è sicuramente in una finestra tra lo 0,01% e lo 0,1%, dove l’estremo superiore è sicuramente soggetto a sovrastima.

Ricordiamo che la letalità rappresenta la probabilità di morire una volta contratta l’infezione e si calcola come LETALITA’ = DECESSI/INFETTI. La mortalità invece rappresenta la probabilità di morire una volta che un’infezione impatti una popolazione e si calcola come MORTALITA’ = DECESSI/POPOLAZIONE.

Oggi vi presento una seconda valutazione effettuata con un’approccio completamente differente da quello del precedente articolo, che porta a valutazioni coerenti, con una letalità stimata nell’ordine dello 0,06%. Ricordo che sono valutazioni statistiche e quello che importa non è tanto il numero quanto l’ordine di grandezza. Le valutazioni che seguono sono basati sui dati della Protezione Civile dal 23 Maggio al 25 Giugno.


VALUTAZIONI SULLA LETALITA’

Secondo i dati della Protezione Civile nel periodo considerato c’è stato stabilmente almeno l’1% della popolazione positiva, cioè circa 60,000 Italiani, come descritto dalla figura sotto, e in Lombardia oltre il 3% (circa 30,000 lombardi).

Diapositiva1

L’epidemia si è quasi estinta ma la diffusione, sebbene minima, del virus c’è stata nell’ultimo mese, a meno che non si dica che i tamponi non servono. Se ciò è vero dovremmo avere aver avuto, pro quota, nuovi malati e morti in ragione della letalità di questo virus.

Il metodo utilizzato, quindi, è quello di confrontare l’incremento dei morti con l’incremento dei positivi registrato. Questo approccio risente di alcune limitazioni ma comunque parte dal presupposto ragionevole che il rapporto tra incremento (in percentuale sulla popolazione) di morti e incremento di positivi (in percentuale sulla popolazione) dovrebbe restituirci una stima della letalità di questo virus, almeno in termini di ordini di grandezza.

Qua sotto l’andamento della letalità così calcolata per Lombardia, Lazio e Italia.

Diapositiva3

E’ vero che i morti di un dato giorno probabilmente sono dovuti a ricoveri antecedenti di 1-3 settimane, ma la figura da uno spaccato di oltre un mese. 

Come si evince, il tasso di letalità è in decrescita; il dato più significativo da un punto di vista statistico è quello nazionale. Il dato è stabilmente inferiore allo 0,1% e ha violato la quota 0,04% (il dato del Lazio è un più “ballerino” per via della minore rilevanza statistica dei numeri implicati).

Questa stima della letalità è perfettamente in linea con quanto si registra in altri Paesi (non Euro-Atlantici) e non nella coda finale dell’epidemia, ma sin dall’inizio.

Per inciso, la Corea Del Sud e il Giappone, paesi con densità di popolazione superiore all’Italia, ben più vicini e collegati con la Cina, e che hanno ricevuto l’omaggio COVID prima dell’Italia, pur non istituendo il lockdown dittatoriale italiano, hanno avuto mortalità rispettivamente 60 volte e 10 volte inferiori a quella Italiana. Se poi pensate che il COVID si sia comportato nello stesso modo a tutte le latitudini e longitudini, site male informati; leggetevi il precedente articolo.

A questo punto annotiamo che il primo lockdown (quello leggero) è stato emanato il 9 Marzo con 9172 positivi e 463 deceduti (con una letalità apparente di oltre il 5%); il secondo lockdown (quello dittatoriale) è stato emanato il 23 Marzo con 64000 positivi e 6077 deceduti (con una letalità apparente del 9,5%).

Ovviamente morti CON COVID, non DI COVID, ca va sans dire

Sappiamo benissimo che il dato di 64000 positivi (del 23 Marzo) implicava molti più infetti non diagnosticati, ed infatti questo è il punto. Noi oggi, nonostante il virus circoli, registriamo una letalità dell’ordine dello 0,06% (ma tendenzialmente inferiore). Se assumiamo che la letalità di questo virus non sia cambiata in tre mesi possiamo assumere che la letalità reale (0,06%) sia oltre 150 volte inferiore a quella apparente registrata il 23 Marzo.

Poiché LETALITA’ REALE = LETALITA’ APPARENTE x POSITIVI NOTI/INFETTI TOTALI e quindi INFETTI TOTALI = LETALITA’ APPARENTE/LETALITA’ REALE X POSITIVI NOTI, potremmo stimare al 23 Marzo gli infetti attorno ai 9,6 milioni (9.5/0.06 x 64000); numero che riecheggia una valutazione circolata un mesetto fa.

Con lo stesso ragionamento potremmo dire che al 1 Aprile, data in cui si è registrata l’inversione di tendenza della curva epidemica, quando registravamo 110.000 infetti e una letalità apparente (sempre CON COVID) del 12%, il numero di infetti fosse attorno ai 22 milioni, oltre un Italiano su 3.

Sono valutazioni “di massima” ma non necessariamente per eccesso. Un professore e medico (Bacco) già tempo addietro stimava tra il 38% e il 50% il tasso di diffusione del virus in alcune province Lombarde su base di test sierologici. E quindi non mi stupisce affatto che recenti test sierologici commissionati dall’ISS abbiano stimato in Lombardia un tasso di diffusione superiore al 20%. Anzi la trovo una stima per difetto. E tardiva, drammaticamente tardiva.

In sostanza vi hanno tenuto ai domiciliari per non contrarre un virus che verosimilmente un terzo della popolazione aveva già contratto e che aveva (nel peggiore dei casi) una letalità verosimilmente inferiore allo 0,06% (e sicuramente inferiore allo 0,1%), al netto dell’intubazione dei mattatoi covid.

Tanto per essere chiari, senza nessuna misura restrittiva, un tasso di letalità dello 0,06% con una diffusione del 60% (valore oltre il quale è difficile andare per via dell’immunità di gregge) significherebbe 21600 morti DI COVID.

Come dite? Abbiamo già oltre 30.000 morti? Ma io mi riferisco a morti DI COVID non morti CON COVID. E la mia è una sovrastima.

Ma perché le “Istituzioni” e i media non vi dicono queste cose?

Perché altrimenti si apre il vaso di Pandora. Per lo stesso motivo per cui il “professor” Crisantemi si permette di dire che in autunno ci sarà un mattatoio.

Devono tenere la corda, quella del vostro guinzaglio, tesa. Per fare le riforme che avrete modo di apprezzare a partire dall’autunno.

Il professor Zangrillo ha parzialmente ragione, quando dice che non c’è nessuna emergenza da un punto di vista clinico.

In realtà, l’emergenza clinica nei termini in cui è stata presentata, non c’è mai stata.

L’emergenza democratica sì, e peggiorerà.

Un caro saluto.

COVID: il più grande inganno della storia, dopo quello di Babbo Natale

In prossimità del 25 Dicembre di ogni anno, da molti decenni, ha luogo il più grande complotto di tutti i tempi. Miliardi di adulti, senza apparente accordo, raccontano ai più giovani dell’arrivo dell’oscuro benefattore, Babbo Natale. Tanto più inconsapevoli i minori, tanto più spinta la fantasia degli adulti. Chi si limita a citarne il nome lasciando spazio alla fantasia, chi aggiunge dettagli e “testimonianze” personali, chi fa scrivere la letterina, chi nel fatidico giorno cade nella tentazione del travestimento. E i piccoli ci cascano. Non c’è bisogno di prove. Non è possibile che tutti i “grandi” mentano. E poi tutti i maestri, tutti i conoscenti, e persino le TV reggono il gioco,  inducendo alla conclusione che:

non è possibile che si siano messi tutti d’accordo con papà e mamma, è impossibile!

In effetti però non in tutte le latitudini e longitudini arriva Babbo Natale, ma i piccoli non lo sanno. E poi alla fin dei conti, la mattina del 25 Dicembre i regali magicamente compaiono. Il negazionismo di Babbo Natale deve essere immaginazione di complottisti.

Ma poi un bel giorno, arriva la consapevolezza dell’inganno. Babbo Natale non esiste.

La narrazione del COVID è solo seconda a quella di Babbo Natale. E’ è una favola per adulti ma non a lieto fine, perché Babbo Covid i regali viene prenderli e non a donarli.

Quella del COVID è una favola che non regge più per molti, ma per moltissimi ancora appare credibile nonostante le sue falle. Per questi ultimi, non è possibile che si siano messi tutti d’accordo. E poi è una Pandemia mondiale che fa strage ovunque. E poi perché mai montare un complotto di tale portata?

Sul perché non mi dilungo. In parte qualcosa si intuisce; di più si saprà prima di Natale.

Ma sul fatto che sia “una Pandemia mondiale che fa strage ovunque”, beh, basterebbe mettere il naso fuori casa e scoprire che Babbo Covid non arriva esattamente dappertutto. E sicuramente non nello stesso modo.

Qui sotto una prima figura (1) che rappresenta il tasso di mortalità COIVD (al 22 Giugno) in circa 50 Paesi (se le figure dovessero essere poco leggibili, zoomate sulla pagina). Tutti i dati provengono dall’OMS.

Diapositiva1

I Paesi nella figura sopra sono ordinati da quello con maggiore mortalità a quelli con minore mortalità, da sinistra verso destra. In rosso i paesi con misure lockdown dittatoriali, in giallo con misure medie e in blu quelli con misure leggere o nessun lockdown. Inoltre con la linea orizzontale tratteggiata in nero è indicato il tasso di mortalità medio dell’influenza (circa lo 0,007% reperito qui). Come è facile osservare, c’è una fortissima correlazione tra i Paesi con maggiore mortalità e quelli con misure più restrittive; addirittura i primi 4 Paesi, tutti Europei, per rigidità delle misure restrittive hanno una mortalità decine di volte superiore a quella di Paesi meno sviluppati.

Ciò si evince anche dal dato Statunitense (figura seguente) in cui sono rappresentate mortalità e misure di lockdown dei vari Stati. In giallo chi ha adottato misure medie, in blu quelli con misure leggere e in verde chi non ha adottato nessuna misura. Nessuno Stato degli USA ha adottato misure neanche paragonabili a quelle adottate in Spagna e Italia.

Diapositiva4Qualcuno sarà tentato di dire che

ovviamente i Paesi e Stati con maggiore mortalità hanno preso le misure più restrittive

No, questo ragionamento non regge. Ed è la tentazione in cui cade chi cerca di razionalizzare ciò che non è ragionevole. La mortalità dipende da due fattori, la letalità reale e la propagazione del virus. Le misure di quarantena hanno lo scopo di ridurre la mortalità contenendo il contagio, e non possono ovviamente incidere sulla letalità biologica di un virus. L’unica cosa che incide sulla letalità sono le strutture sanitarie, e paradossalmente i Paesi con strutture sanitarie più avanzate non sembrano fare una bella figura..

Non è assolutamente possibile che lo stesso virus abbia mortalità di ordini di grandezza inferiore nei Paesi/Stati in cui non si è effettuato nessun lockdown (o quasi) rispetto a Paesi/Stati in cui si siano adottate misure molto più rigorose. Ovviamente ipotizzare la correlazione opposta, e cioè il lockdown causi l’incremento della mortalità, non ha senso. Allora l’unica conclusione che possiamo trarre è che semplicemente non ci sia nessun nesso statisticamente apprezzabile tra lockdown e riduzione della mortalità.

Qualcuno potrebbe suggerire che la maggiore mortalità sia legata alla maggiore densità di popolazione. In effetti questa è un’osservazione ragionevole; una correlazione statistica per quanto lasca dovrebbe essere osservata. Dovrebbe.

La figura sottostante (3) in cui i Paesi sono ordinati da sinistra verso destra al decrescere della densità di popolazione ci dice chiaramente che non esiste nessun nesso tra densità di popolazione (che ovviamente a parità di condizioni determina maggiore diffusione del virus) e mortalità.

Diapositiva2

In sostanza sebbene la logica ci dice che la mortalità dovrebbe crescere con la crescita della densità di popolazione e diminuire con l’accrescimento delle misure di lockdown, i dati mostrano chiaramente che ciò non avviene. Tanto più che, come è facile notare, i Paesi con misure più restrittive sembrano essere i più “civilizzati”, i più organizzati, i più ricchi, quelli con migliori standard sanitari.

In effetti i dati sulla mortalità sembrano non aver nessun legame con quello che sarebbe logico aspettarsi:

  • i Paesi con strutture sanitarie migliori non hanno mortalità inferiore a quelli del terzo mondo,
  • il lockdown non ha alcun effetto sulla mortalità,
  • e la correlazione tra densità di popolazione e mortalità è sostanzialmente non apprezzabile.

Tutto ciò è assurdo. O meglio sarebbe assurdo, se i dati riflettessero il comportamento atteso da un virus.

Inoltre se osservate la figura 1 è evidente a chiunque che la stragrande maggioranza dei Paesi che non hanno preso nessuna misura restrittiva, o misure minime, hanno una mortalità nettamente inferiore a quella della normale influenza.

Ed in effetti questo è coerente con le valutazioni fatte sulla pericolosità di questo virus descritte in questo articolo. Ne consegue che

se nei Paesi che non hanno adottato misure restrittive la mortalità è paragonabile e più spesso molto inferiore a quella dell’influenza, allora anche la letalità del COVID è al più pari a quella dell’influenza. Al più…

Allora se la letalità è bassa come si spiega l’apparente alta mortalità di alcuni Paesi?

Beh, se osservate sempre la figura 1 questo virus sembra avere una strana predilezione per la zona Euro-Atlantica.

L’unica spiegazione ragionevole è che l’apparente “alta mortalità” è stata costruita ad arte con la definizione di “morte CON COVID” (che tuttora permane a tre mesi dall’inizio dell'”emergenza”) che permette di mettere nel calderone COVID decessi che non hanno nulla a che fare con il virus.

Il perché di ciò? Lo scopriremo strada facendo, ma ci sono già abbondanti indizi su dove vogliono parare. Non faccio speculazioni (in questo articolo) per non andare fuori tema, ma vi sembra ragionevole che si facciano “riforme” strutturali in un periodo di “emergenza”?

In definitiva quanto sopra sembrerà pleonastico oppure rafforzativo a coloro che hanno già realizzato l’inganno. Agli altri spero possa aver aperto gli occhi.

A questo punto dovreste aver chiaro perché spingano tanto per un vaccino sperimentale che (anche assumendo che non sia pericoloso per la salute) sicuramente sarà quanto meno inefficace.

Chi ha ordito questa trama deve nascondere le prove, come ha già fatto con le mancate autopsie e cremazioni preventive; devono vaccinare il più possibile, a costo di iniettare soluzioni fisiologiche palliative perché il prossimo inverno/primavera, non potendo ripetere la stessa truffa mediatica di questa primavera, potranno però giustificare la bassa mortalità di un virus pericoloso quanto un raffreddore, con il successo della politica di vaccinazioni “farlocche”.

E le pecore, come si dice dalle mie parti, saranno “contente e cojonate“.

Un caro saluto.

COVID: Tasso di positività al 22 Giugno

Breve post sull’attuale tasso di positività degli Italiani al “pericolosissimo” virus COVID. I dati vanno dal 24 Maggio al 22 Giugno.

Diapositiva1

In sostanza il trend è in decrescita e si attesta a circa il:

  • 3% per la Lombardia
  • 0,4% per il Lazio
  • 0,7% per l’intero territorio Italiano

Aggiungo un grafico che descrive l’andamento dei morti CON COVID (non morti DI COVID).

Diapositiva1

[Nota Bene] In questo grafico non considerate il dato del 24 Maggio.

Dubito che qualcuno vi abbia dato queste informazioni. Che strano eh?

Un caro saluto.

OBAMAGATE: ”terremoto” italiano in arrivo?

Ottimo articolo da parte di Imola Oggi, di cui consiglio la lettura.

UnUniverso

di Gianmarco Landi

Il caso Palamara e le annesse dichiarazioni di Mattarella lasciano scorgere all’orizzonte una nuovo “terremoto” simile alla Tangentopoli dei primi anni 90, in grado di travolgere il Sistema di potere insediatosi in Italia con la 2° Repubblica, ma questa volta con effetti mondiali ancora più dirompenti. Non si tratta solo della possibilità dei coinvolgimenti di Renzi, di Gentiloni, dei Servizi Segreti e di pezzi di Stato italiano nell’ObamaGate, cioè nel tentativo di far cadere Trump costruendo uno scandalo artificioso, bensì del dissesto di tutti quei rapporti tra Giustizia, Politica, Industria, Finanza e Media a fondamento dell’Establishment italiano attuale.

Non posso scendere nel dettaglio, ma ai miei lettori posso regalare una primizia anticipando il crollo di un colosso finanziario globale ormai solo nominalmente italiano. Un giudice americano, infatti, nel corso di una causa civile avrebbe fatto hacherare dai Servizi i computer che il grosso Istituto si era rifiutato…

View original post 2.300 altre parole

Mentre vi distraggono con i vaccini, proseguono col colpo di stato

Mentre il presidente della regione campana De Luca si unisce al delirio Zingarettiano nella volontà di obbligare con la forza la popolazione a vaccinarsi, suscitando il legittimo sdegno delle persone ancora titolabili come esseri umani, prosegue il colpo di stato a matrice Europea, o meglio Euro-Atlantica.

Lo spettro delle vaccinazioni appare sempre più come arma di distrazione di massa, per distogliere l’attenzione dal progetto eversivo in corso che ha avuto un ennesimo atto con gli “Stati Generali”.

Un caro saluto.

COVID19, infezione in discesa ma dicono il contrario

Oggi, 13 Giugno, ANSA “twittava”:

positivi in crescita in tutta Italia

citando un articolo secondo il quale:

quasi tutta la penisola – evidenzia il monitoraggio del ministero della Salute e ISS che riporta i dati dall’1 al 7 giugno – sono stati diagnosticati nuovi casi di infezione nella settimana di monitoraggio” e ciò evidenzia come l’epidemia in Italia di Covid-19 non sia ancora conclusa

Questo sulla base dei test di positività a campione del 12 Giugno. Ovviamente la notizia è falsa come quasi tutte le notizie propagandate dai media di questo Regime Sanitario. Come sapete il tasso d’infezione registrato dipende dal numero di test. Inoltre, e non è un caso, omettono di dire qual’è la percentuale di positivi sulla popolazione, ma si permettono di dire che l’epidemia non è conclusa.

Ho già trattato l’argomento l’8 Giugno (articolo che vi consiglio di leggere per avere anche un’idea della vera pericolosità di questo virus, qui), ed oggi vi ripropongo l’analisi (a partire dal 24 Maggio) del tasso di diffusione del virus aggiornato ai dati di ieri.

Qui sotto la percentuale di persone positive (in Lombardia, Lazio e intero territorio nazionale). Se le figure fossero poco leggibili, vi consiglio di zoomare la pagina. Dalla figura qui sotto (figura 1) potete osservare che il tasso di persone “positive” sull’intero territorio nazionale è a ieri inferiore all’1% (0,8%) ed in stabile decrescita. Per inciso il 24 Maggio era pari all’1.5%. I grafici che vedrete sono elaborazione dei dati ufficiali reperibili qui.

Diapositiva1

Ovviamente la popolazione che ha contratto il virus da Ottobre (almeno) ad oggi è molto superiore, ma questo è un’altro discorso.

Quindi come fanno i media, con il supporto dell’ISS e del Ministero della Salute, a dire che con una positività che impatta lo 0,8% dell popolazione e che è in stabile decrescita a dire che l’epidemia non è finita? Facessimo analoghi test sull’influenza avremmo numeri simili se non superiori; diremmo allora che c’è un “epidemia” d’influenza?

Un caro saluto.