L’operazione Covid segue la logica della guerra

Siamo nell’agosto del 1940. Davide Furlan è contadino Veneto classe 1905, sposato con una donna di nome Erica da cui ha avuto due figli. Ritorna dal quotidiano lavoro nei campi e si accinge ad entrare nella propria modesta dimora per trovare un po’ di ristoro. Sul ciglio della porta trova la moglie ad accoglierlo; con volto austero e senza proferire parola, gli porge una cartolina.

Lui non ha neanche bisogno di leggerne il contenuto; la busta la riconosce e sa già cosa contiene. E’ la stessa cartolina che il padre, Umberto, ricevette 25 anni prima, pochi giorni prima di salutarlo per l’ultima volta.

Come per il padre, un dovizioso servo dello Stato aveva trovato il suo nome nell’anagrafe degli abili alla leva: Davide Furlan, anni 35, abile e arruolato per servire gli interessi del sovrano.

E come per il padre, per Davide la “scelta” è obbligata; carcere o fronte, la miseria certa per la famiglia con il rischio di una cartolina destinata ad uno dei figli oppure la roulette della guerra.

La storia di Davide è quella di milioni di uomini designati dal Sovrano come sacrificabili nelle due guerre mondiali dello scorso secolo. Milioni di operose formichine all’oscuro delle trame geopolitiche preparate da anni dal Sovrano e dalla Sua leale servitù.

Così 350,000 uomini nella Seconda e 750,000 nella Prima Guerra Mondiale, pagarono il prezzo più alto. Con essi milioni di mutilati, e centinaia di migliaia di morti anche tra coloro che ancora vestivano abiti civili. E’ il prezzo della guerra, prezzo che ovviamente va pagato dai sudditi.

E’ il prezzo che si paga quando s’ignora la contabilità del potere. Il cinico conto che il Sovrano effettua quando pone su un piatto un suo interesse geopolitico e sull’altro le vite di perfetti sconosciuti.

La logica del potere è così semplice, trasparente eppure imperscrutabile. E’ il sovrano ad uccidere i propri sudditi, non la guerra. E tantomeno il nemico, il fittizio abito che si pretende di fare indossare ai sudditi dell’avversario del Sovrano.

Eppure come è semplice annebbiare le menti.

Lo Stato siamo noi“, “la sovranità appartiene al popolo“, è solo la retorica del Sovrano che ogni giorno sottrae al suddito gran parte dei proventi del suo lavoro, puntandogli una pistola alla tempia. Grilletto pronto a scattare quando la vita del suddito sia ritenuta dal Sovrano più preziosa del suo lavoro.

Ma sebbene la Storia non ci racconti che questo, di servitù e di assassini di massa perpetrati dal Sovrano ai danni del popolo, ciclicamente si ripete il ciclo dell’oblio della mente.

Ci rimane impossibile pensare che i sovrani Statunitensi nel 2001 abbiano deciso di uccidere migliaia dei propri sudditi, per poter raggiungere un obiettivo lungamente pianificato. I fatti parlerebbero chiaro, ma si preferisce accettare una ragione senza senso che accettarne una spaventosa ma perfettamente razionale; nella contabilità del Sovrano nord-atlantico l’11 Settembre del 2001 fu un ottimo affare.

E così eccoci ai nostri giorni, all’ennesimo nemico senza divisa. E ci disperdiamo alla ricerca del nemico: “La Cina ci ha attaccato perché vuole cinesizzarci” oppure “Bill Gates vuole sterminarci“. Ma Bill Gates viene accolto col tappeto rosso presso i palazzi del potere. E i militari armati di fucili d’assalto a presidiare Piazza Montecitorio non vestivano divise cinesi. E i servi dello Stato, che ogni giorno vi vessano perché anche l’aria che respirate ha un prezzo, vestono italianissime uniformi.

A noi sudditi risulta impensabile, improponibile, l’ovvio; che sia il nostro Sovrano ad aver “invitato” il nemico invisibile e che gli abbia agevolato la vita rimuovendo sistematicamente gli ostacoli dal suo letale percorso, mascherando tali malevoli intenti attraverso l’apparentemente benevola ma ipocrita retorica di tutelare vita.

In realtà basterebbe immaginare cosa c’è sul piatto della bilancia per comprendere quanto sia cinica ma razionale la contabilità del nostro Sovrano. Quanto valgono milioni di schiavi? Generazioni di milioni di schiavi.

In realtà basterebbe conoscere la Storia.

Un caro saluto.