IL COVID HA UCCISO L’INFLUENZA

Esiste almeno una vittima certa del COVID, e si chiama Influenza.

Avrete certo constatato come l’influenza, che ci ha accompagnato per oltre 100 anni senza soluzione di continuità, sia passata di moda. Se ne sono accorti anche alcuni “giornali”.

Ora, a me viene da fare un’osservazione (strana, lo so, ma sono un po’ dirottato dal mio pensiero laterale); se il COVID ha ammazzato l’influenza non dovremmo dedurre dai morti COVID i morti che ci sarebbero stati per via dell’influenza? Dico io, se CON il COVID sono morti 40.000 italiani e con l’influenza se ne vanno dalle 7.000 alle 20.000 persone l’anno non dovremmo dedurre tale quota dal necrologio annuale? Diciamo che in media l’influenza si porta via 10.000 italiani quindi il COVID ci ha portato il conto di 40.000 per poi applicare lo sconto di 10.000; totale 30.000. Oppure no? In effetti, pensandoci bene, lo stesso ragionamento si potrebbe fare anche per altre malattie…e poi se sottraessimo i morti da intubazione…e magari poi togliendo i morti da lockdown forse pure l’eccesso di mortalità andrebbe a zero… Scusate mi sono lasciato andare. Divagazioni matematiche. Mi scuso, in particolare con gli eroi medici.

Torniamo al punto, l’omicidio dell’influenza.

Essendo curioso sono andato a spulciare le statistiche dell’OMS sull’influenza dal 2017 ad oggi. Le figure che vedrete di seguito tutte sono tutte tratte dal loro sito.

Vi prego intanto di osservare attentamente le 4 figure che seguono che mostrano a livello planetario la presenza di influenza registrata ad inizio novembre dal 2017 al 2020. Fate caso sia ai colori dei paesi (che indicano il tasso di diffusione) che alla presenza delle “torte” (che indicano i diversi tipi d’influenza).

Influenza Novembre 2017
Influenza Novembre 2018
Influenza Novembre 2019
Influenza Novembre 2020

Avrete sicuramente notato tre cose:

  • inizio novembre è ancora “bassa stagione” per l’influenza, eccezion fatta per le zone equatoriali
  • nel triennio 2017-2019 il “pattern” di diffusione dell’influenza è quasi identico
  • nel 2020 il virus influenzale è completamente scomparso (ad eccezione di una piccola parte dell’Africa occidentale), il che è testimoniato non solo dal colore bianco dei paesi (che indica un tasso di diffusione tra lo 0 e il 10%) ma anche dalla scomparsa delle torte (che indica l’incapacità di rilevare ceppi rilevanti per scarsità statistica)

Ora le giustificazioni più popolari date a tale “strano” fenomeno sono:

  • “la diffusione del COVID ha ostacolato quella dell’influenza per via del fatto che i virus competono all’interno dell’organismo”
  • “la diffusione del COVID ha alzato le barriere immunitarie contro l’influenza”

Entrambe le affermazioni assumono come presupposto che il virus sia così diffuso da aver immunizzato l’intera popolazione mondiale contro influenza. Caspita, se solo Zingaretti l’avesse saputo prima della fatidica ordinanza, si sarebbe risparmiato una figuraccia. Sarcasmo a parte, quello che gli scienziati (probabilmente senza accorgersene) ci stanno dicendo è il COVID ha già infettato così tanti da aver di fatto determinato un’immunità di gregge. Lo dicono loro, gli eroi scienziati, mica io. Io faccio solo 2+2, sono matematico, mica eroe.

Però c’è qualcosa che ancora a me non torna. Nella prima ipotesi, se questi due virus “competono” all’interno dell’organismo, perché dovrebbe vincere necessariamente e sistematicamente il COVID? Tra l’altro l’influenza è endemica, quindi prevalente, e tendenzialmente (da quello che ci dicono…) meno ostile, quindi più accettata dall’organismo; direi che chi gioca in trasferta è il COVID, perché vince sempre?

E nella seconda ipotesi, come può il COVID alzare a tal punto le difese immunitarie contro l’influenza? Ma veramente stanno dicendo che il sistema immunitario è così strano da non immunizzarci completamente contro l’influenza del prossimo anno quando l’organismo è aggredito dall’influenza di quest’anno e invece capace da immunizzarci anche meglio di un vaccino anti-influenzale quando è aggredito da un altro virus? Anche gli immunodepressi, caspita!

C’è qualcosa che non mi torna, ma non devo fare il malizioso. Sicuramente gli eroi scienziati prima di esprimersi si saranno chiusi in un laboratorio e dopo aver isolato il COVID l’hanno iniettato in un organismo sano (probabilmente un eroe medico) e, dopo aver verificato la presenza di risposta immunitaria influenzale, avranno somministrato il virus influenzale verificando infine che l’assenza di sintomi influenzali; sintomi che notoriamente sono completamente diversi dai sintomi COVID. Sicuramente è andata così. Non può essere che gli scienziati si siano limitati a guardare un grafico e quindi tratto una conclusione di comodo per giustificare qualcosa di apparentemente inspiegabile, sperando che qualcuno non sindacasse.

O magari esiste un’altra spiegazione…

Nella ricerca di argomenti convincenti ho deciso di dare un’occhiata ai “pattern” influenzali di Marzo, il periodo in cui è scoppiata la pandemia di questo pericolosissimo virus che uccide a vista nei Paesi ricchi mentre in quelli poveri viene usato per impastare il pane (ebbene sì, il COVID è anche un ottimo lievito). Date quindi un’occhiata alle 4 figure che seguono (sempre OMS) relative al quadriennio 2017-2020.

Influenza Marzo 2017
Influenza Marzo 2018
Influenza Marzo 2019
Influenza Marzo 2020

Il mese di Marzo è “alta stagione” per l’influenza nell’emisfero settentrionale, con tassi di diffusione comparabili, in particolare tra Paesi confinanti.

Avrete sicuramente notato un’altra cosa. Se non avete notato nulla riguardate le figure sopra aguzzando la vista, magari con “gli occhi a mandorla”… Fatto?

Cina, Giappone e Sud Corea nel Marzo del 2020 appaiono avere un bassissimo ed anomalo tasso di diffusione dell’influenza; anomalo se considerati i tassi dei Paesi in prossimità, e doppiamente anomalo se si considera l’elevato interscambio di merci e persone tra detti Paesi ed Europa ed USA. Come lo si spiega? Esistono solo due possibili spiegazioni:

  • il COVID ha ucciso l’influenza, secondo l’interpretazione di cui sopra
  • il COVID non ha ucciso l’influenza, quindi l’influenza c’è ma non si vede

Ammettiamo valida la prima ipotesi secondo cui il COVID si è così diffuso (in particolare in Cina) da aver demolito l’influenza o creato le barriere immunitarie contro l’influenza; in entrambi i casi ciò significa che tale virus avrebbe dovuto raggiungere non meno del 60%-75% della popolazione (il ragionamento è analogo a quello dell’immunità di gregge); e questo a sua volta significa che il virus avrebbe dovuto essere in circolazione da almeno 6 mesi, cioè almeno da Settembre 2019. E se questo è vero, cioè significa che quasi un miliardo di Cinesi è stato infettato e che quindi la letalità di questo virus è praticamente nulla. Ma se il virus circolava in incognito in Cina da Settembre (e così in Giappone e Sud Corea) allora circolava liberamente anche in Europa ed America sin dall’autunno del 2019. Però a questo punto nascono i problemi nella teoria “del COVID che uccide l’influenza”. In primis, è poco ricevibile l’idea che a Marzo 2020 in Europa e USA l’influenza (ai massimi livelli, oltre il 30%) resiste al COVID mentre nei Paesi con gli occhi a mandorla cede di schianto; una pagliuzza che diviene pagliaio se si raffronta Marzo 2020 con la situazione rispettivamente 2 e 4 settimane prima (inizio e fine Febbraio 2020) come da figure seguenti.

Influenza inizio Febbraio 2020
Influenza fine Febbraio 2020
Influenza Marzo 2020

L’influenza in Cina (e Giappone e Sud Corea) non solo decresce velocemente, in parallelo alla diffusione dell’allarme COVID, ma va in controtendenza con il resto del mondo ed anche con gli stessi Paesi confinanti. Lo so che state pensando! In Europa ed America il COVID veniva considerato influenza, vero? Non starete mica dicendo che COVID e influenza sono interscambiabili, vero?

Ma se ciò non bastasse c’è un secondo problema, ancora più grande; se il COVID uccide l’influenza, allora poiché in Cina il COVID è morto (92.000 positivi su 1.4 miliardi di Cinesi contro oltre 1.4 milioni di positivi su 60 milioni di Italiani), per logica, l’influenza lì dovrebbe essere viva e vegeta, ed invece (osservando la figura sulla diffusione dell’influenza a Novembre 2020) così non sembra. Stesso dicasi per l’Africa dove il COVID non ha attecchito per misteriosi motivi; evidentemente lì il COVID ha fatto fuori l’influenza e poi la malaria ha fatto fuori il COVID.

Diciamocelo, l’ipotesi che il COVID “ammazzi” l’influenza (per competizione oppure per immunizzazione) non ha basi scientifiche, e su un piano statistico non sembra avere supporto. E ciò mi dispiace perché mi piacerebbe pensare che magari il COVID curi anche il cancro.

Rimane in piedi la contro-ipotesi quella che il COVID non ammazzi l’influenza. Immaginiamo che i contagiati da influenza, da un certo punto in poi, diciamo Febbraio-Marzo 2020, siano stati improvvisamente riclassificati come COVID, e che quindi non sia il COVID ad ammazzare l’influenza ma l’influenza a mettersi gli abiti di COVID. Si spiegherebbe perché l’influenza sia scomparsa dal pianeta e si spiegherebbe perché la Cina a Marzo 2020, descritta dai media come fucina del COVID, vada in controtendenza rispetto al resto del mondo. E spiegherebbe perché la letalità reale del COVID in quest’autunno sia quasi identica a quella dell’influenza. E magari spiega pure perché Zingaretti e De Luca volevano vaccinare con la forza contro l’influenza; magari qualche uccellino ha detto loro che l’influenza sarebbe scomparsa dalle statistiche e quindi bisognava preparare una giustificazione:

Il vaccino anti influenzale ha funzionato ma il pericolo COVID permane! Il vaccino anti covid ci salverà!

Evidentemente la campagna terroristica anti influenzale non è andata come si sperava, e così han deciso di buttare li una stronzata, consci che le rane bollite non si fanno domande. Ma gli stronzi vengono sempre a galla.

Perdonatemi per la caduta di stile.

E’ stata una lunga trattazione e non so quanti mi abbiano seguito sino a questo punto. Il desiderio era quello di mostrare con dati statistici la fallacità dell’ipotesi che il COVID abbia biologicamente sconfitto l’influenza, ipotesi basata sulle statistiche. In realtà l’idea che il COVID possa immunizzare contro l’influenza è semplicemente folle; l’influenza di un anno non immunizza completamente contro quella dell’anno successivo pur essendo i ceppi quasi identici e stesso dicasi per il vaccino anti influenzale; eppure il COVID, virus così diverso dall’influenza da non essere ostacolato dall’immunità influenzale già presente, magicamente riesce ad immunizzare dall’influenza successiva. Discorso analogo per la “competizione”, in cui il virus largamente meno prevalente riesce non solo a ritagliarsi uno spazietto ma addirittura a debellare un virus endemico centenario. Farsesco.

Questi signori disprezzano la vostra intelligenza e con la paura ritengono di potervi fare accettare quello che una volta avreste accolto con una grassa risata. Anche di fare sesso per non più di 15 minuti e con la mascherina.

L’influenza è scomparsa perché non puoi trovare qualcosa che non cerchi. Tornerà quando servirà.

Un caro saluto.