La terapia dello “shock”: dalle Torri Gemelle al Coronavirus

Molti tra noi ricorderanno l’11 Settembre del 2001. I più giovani ne avranno solo sentito parlare. Quel giorno l’intero mondo fu scioccato, in diretta televisiva, dall’impatto di 2 aerei di linea contro il simbolo della magnificenza tecno-finanziaria statunitense, le Torri Gemelle. Nei momenti immediati e nelle ore che seguirono, gran parte della popolazione mondiale dotata di TV rimase morbosamente attaccata allo schermo per conoscere i dettagli dell’evento.

Poco più tardi ci fu detto che gli aerei coinvolti nell’atto terroristico, poi ridefinito atto di guerra, erano 4. Due di questi avevano colpito le Torri Gemelle, un terzo era precipitato nelle campagne della Pennsylvania, ed un quarto apparentemente contro l’edificio del Pentagono.

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Poco più tardi fu comunicato, dall’amministrazione di George W. Bush Junior, che si trattava di un’atto di guerra, mostrando al mondo le foto di 19 persone di origine straniera (presumibilmente araba) ritenute a bordo dell’aereo. Poco dopo fu ipotizzata la pista terroristica legata al gruppo Al Quaida, guidata da un saudita di nome Osama Bin Laden. Circa 3 settimane dopo l’attentato emerse una comunicazione di Bin Laden (attraverso la stazione “Al Jazeera” del Qatar) che venne considerata una rivendicazione dei fatti.

Ad un mondo ancora incredulo e in stato di “shock”, fu comunicato che chi non si fosse schierato con gli Stati Uniti sarebbe stato considerato un nemico (“either with us or with the terrorists“).

Fummo invasi da filmati che descrivevano le gesta “eroiche” dei soccorritori che a rischio della loro vita cercavano di mettere in salvo le persone intrappolate nelle Torri in fiamme. Furono fatte trapelare “indiscrezioni”, mai sostanziate dai fatti, secondo cui i passeggeri dei voli si sarebbero ribellati “eroicamente“, e che l’aereo precipitato in Pennsylvania non avesse raggiunto il suo obiettivo proprio grazie a tali gesti “eroici“.

Dopo qualche settimana in tutto il mondo furono varate misure molto più restrittive per il controllo degli spostamenti aerei e di controllo/tracciamento delle comunicazioni (misure esposte nella loro completezza da Snowden solo anni dopo) di ogni singolo cittadino del pianeta.

Fu quindi varato il Patrioct Act che sospendeva il principio di habeas corpus (inviolabilità personale) anche per i cittadini statunitensi, che permise al governo statunitense di sequestrare e detenere chiunque senza giustificato motivo e senza nessuna garanzia giuridica. Tale atto, successivamente, permise anche il sequestro di “militanti” di Paesi stranieri e la loro detenzione extragiudiziale ed extraterritoriale nei campi di tortura di Guantanamo (Cuba). Sequestri cui ha collaborato attivamente anche l’Italia.

Gli Stati Uniti decisero quindi di invadere l’Iraq (di nuovo) e quindi l’Afganistan, al fine si smantellare l’organizzazione di Al Quida e “prendere” il saudita Osama Bin Laden, in un’operazione ventennale che è costata decine di miliardi di dollari. Bin Laden, continuò a fare comparse televisive per 10 anni; la sua morte fu annunciata 6 volte fino a quella definitiva del 2011, in cui fu riportato come ucciso in un’operazione dei Navy Seals in Afganistan. Il corpo del ricercato numero uno al mondo fu quindi gettato in mare.

Da allora Iraq e Afganistan sono, dopo quasi venti anni, sotto occupazione Statunitense e le misure di controllo delle comunicazioni e spostamenti aerei della popolazione mondiale, istituite in nome della “prevenzione del terrorismo”, rimangono in vigore e sono considerate lo standard di vita dalle nuove generazioni.

Dopo qualche mese dallo “shock” iniziale sono iniziate a trapelare inconsistenze, sabotaggi, falsi e fatti occultati; negli anni che sono seguiti, sono poi emerse evidenze che ridefiniscono completamente, a fatti ormai compiuti, lo scenario inizialmente presentato a media unificati al mondo intero.

Oggi sappiamo che le Torri Gemelle sono venute giù in caduta libera, con una modalità incompatibile con gli eventi distruttivi. E sappiamo che è venuto giù anche un terzo grattacielo di quasi 200 metri, il World Trade Center 7; anch’esso collassato su se stesso, sebbene non sia stato neanche sfiorato dagli aerei. Due aerei e tre grattacieli venuti giù come se soggetti a demolizione controllata. Di più non possiamo sapere perché i resti dell’area furono prontamente rimossi per realizzare un “memorial monument”. L’unica scatola nera ritrovata è quella dell’aereo precipitato in Pennsylvania; di essa si ha solo una trascrizione parziale e semi incomprensibile delle registrazioni audio; l’audio è tutt’ora non disponibile. Persino la dinamica dell’aereo che si afferma abbia colpito il Pentagono, l’area più video sorvegliata al mondo (e dotata di sistema missilistico difensivo autonomo), è tutt’ora poco chiara, anche a valle di un video rilasciato nel 2015.

Gli aerei dirottati per quasi un’ora non furono intercettati perché, per pura coincidenza, gran parte della flotta aerea statunitense era impegnata in esercitazioni aeree.

E non c’è alcuna prova che alcuno dei 19 “sospetti” fosse effettivamente a bordo degli aerei, sebbene questo fosse il fatto dato quasi per certo sin dall’inizio. E se pure fossero stati a bordo e fossero stati responsabili dei dirottamenti, non c’è alcuna prova del legame tra i 19 sospetti e Osama Bin Laden, il quale a sua volta non ha mai rivendicato ufficialmente tale atto terroristico, e non era né Iracheno né Afgano. In effetti Osama Bin Laden non è mai stato ufficialmente ricercato per gli atti dell’11 Settembre 2001, semplicemente perché l’FBI non ha mai avuto le prove per costruire un capo d’imputazione a suo carico.

Esistono molte altre aree “grigie” rispetto a tale evento, che non voglio citare per evitare “accuse di complottismo”. Ma le mancanze e falsità di cui sopra sono fatti accertati.

Per chi ha vissuto televisivamente gli eventi, l’unica cosa certa rimangono i due aerei che colpiscono le Torri Gemelle. Il corpo del reato, i circa tremila morti e i danni materiali, sono accertati. La dinamica del reato è invece non chiara; come pure è quanto meno dubbia la trasparenza del governo Statunitense in merito alle sue misure per prevenire e ostacolare ciò che accaduto.

Ma quello che è più importante è che non esiste un movente reale e nessuna prova a carico dei sospettati; eppure proprio l’accertamento della responsabilità e del movente dell’azione sono gli elementi da cui sarebbero dovute scaturire le azioni conseguenti.

E ancor di più? Che senso aveva invadere militarmente Iraq e Afganistan?

Questo è il punto della questione. Tutto il mondo di fronte alla visione scioccante di un fatto reale e alle dichiarazioni morali del governo del Paese offeso, ha deciso di credere a tutto il resto, senza mettere in dubbio la ricostruzione degli eventi e soprattutto senza più scrutinare la finalità e proporzionalità delle azioni intraprese dal governo rispetto a quanto accaduto.

Lo shock ha abbattuto lo spirito critico e giustificato il susseguirsi repentino di azioni che hanno ridotto le libertà individuali. La partecipazione morale dell’audience abilmente costruita attorno alla vittime della tragedia e gli eroi in prima linea, insieme all’annichilimento dello spirito critico hanno determinato una reazione irrazionale che ha concesso la giustificazione morale per azioni (la soluzione) non solo sproporzionate ma assolutamente non correlabili con i tragici eventi (problema). E’ il paradigma del “Problema->Reazione->Soluzione”, in cui la “soluzione” non ha nulla a che vedere con il “problema” iniziale; il problema serve solo a creare lo shock emotivo. E’ la “reazione” che conta.

Circa 20 anni fa la soluzione predefinita era l’invasione di due Paesi; invasione che, per inciso, ha implicato non solo la distruzione delle relative economie locali ma la morte di almeno un milione di persone.

Ma allora la domanda nasce spontanea. E’ possibile che la “soluzione” fosse già stata pianificata? In effetti la risposta, e senza possibilità d’obbiezione, è affermativa visto che l’invasione di Iraq e Afganistan erano parte della visione delineata anni prima all’interno dell’organizzazione (think tank) “The New American Century”, capeggiata proprio dai membri dell’amministrazione Bush. E il piano strategico di invasione in sette anni di Iraq, Afganistan e altri 5 paesi (tra cui Siria, Somalia e Libia) era stato discusso con gli Stati Maggiori prima dell’11 Settembre.

Ma allora se la “soluzione” era predefinita e la sua attuazione si è giustificata in virtù della “reazione” al “problema” delle “Torri Gemelle”, non vi pare che l’ipotesi più plausibile sia che tale “problema” sia stato quantomeno “favorito” da chi aveva interesse che avvenisse?


Veniamo quindi ai nostri giorni. Anche noi abbiamo avuto il nostro “problema“, il nostro shock e i nostri eroi.

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Non sarà il caso di porsi le domande oggi e recuperare il buon senso prima che la “soluzione” si realizzi?

Perché a distanza di tre mesi si presentano ancora i dati dei morti CON COVID, sebbene l’ISS abbia (su 909 autopsie) certificato la morte DA COVID solo nell”1% dei morti CON COVID?

Ha senso che il Ministero della Salute abbia di fatto inibito le autopsie? E ha senso aver bruciato i cadaveri per impedire autopsie in tempi successivi? E’ stato fatto nell’intento di scoprire o di coprire?

Perché non sono stati riconosciuti gli errori medici compiuti e viceversa sabotate ed oscurate le pratiche mediche che avevano successo (plasma autoimmune)?

Perché il governo ha messo in condizione di non lavorare milioni di persone per mesi, negando loro sussidi e vessandoli invece con multe di quasi pari entità dei sussidi (non erogati)? C’è buon senso? C’è proporzionalità? C’è solidarietà in ciò?

Perché i Paesi che non hanno fatto lock-down hanno una mortalità inferiore (e spesso molto inferiore) ai Paesi che hanno applicato le misure più drastiche? Se non lo sapete, perché non lo sapete?

Perché portate la mascherina? Per contenere un contagio ormai residuale o perché avete paura di sanzioni sproporzionate?

Perché continuano a terrorizzarvi con un epidemia sostanzialmente estinta ed un virus che ormai si sa come trattare da un punto di vista medico? Vogliono la ripresa economica e sociale, oppure portarvi al limite per poi attuare misure ancora più draconiane?

Perché già immediatamente dopo l’inizio dell’emergenza hanno parlato di “nuova normalità“?

Perché questo interesse smodato a “tracciare” i vostri movimenti e i vostri contatti?

Perché questo interesse irrazionale a un “vaccino” sperimentale quando la quasi totalità delle persone sviluppa anticorpi e per la popolazione immunodeficiente esistono già terapie efficaci?

Quanto di quello che avete sentito e visto è credibile? Quanto sapete di quello che succede altrove? Quanto di quanto vi è stato presentato è orientato a informarvi o incoraggiarvi e quanto invece a spaventarvi? Quanto di ciò che è stato fatto è sensato e proporzionato al problema? Quanto è stato fatto nell’interesse della vostra persona e quanto a limitare i vostri diritti individuali?


Venti anni fa, con 3000 morti da “problema” giustificarono l’invasione di Iraq e Afganistan e almeno un milione di vittime di guerra. Oggi i morti da “problema” sono ben più di 3000, e la “reazione” emotiva è ancora più profonda; la “soluzione” potrebbe essere ben più radicale e duratura.

Un caro saluto.