La nostra Corte Costituzionale è una farsa

Siamo in un periodo di fuga libera dai tracciati costituzionali. Quale migliore momento per fare una riflessione su quella farsa che è la “Corte Costituzionale”?

Osservo molti che si chiedono basiti come è possibile che leggi o decreti legge palesemente incostituzionali (o addirittura anticostituzionali) siano emanati; ed altri che invece ritengono che laddove una legge o decreto legge sia emanata debba necessariamente essere costituzionale o quantomeno aver avuto vaglio costituzionale nel merito.

Queste erano assunzioni che facevo anche io fino a qualche tempo fa. Non essendo giurista davo per assunto che il ruolo della Corte Costituzionale fosse quello di garante vigile della Costituzione a difesa dei cittadini, e mi stupivo che passassero leggi a mio modo di vedere palesemente non costituzionali.

Questo fino a quando non mi sono documentato. Il quadro è quindi divenuto chiaro e al contempo desolante.

cortecost

La Corte Costituzionale non entra nel merito delle leggi, preventivamente. Al più si riunisce in “Consulta” per dare un parere al Presidente della Repubblica laddove questo lo richieda. Perché è il Presidente della Repubblica che firma leggi e decreti, è lui che si fa garante dell’ordine costituzionale ed è a sua discrezione chiedere il parere della consulta.

Va da se, che laddove anche il parere fosse richiesto, la terzietà della consulta è quantomeno questionabile giacché l’attuale Presidente della Repubblica è un ex giudice costituzionale e un terzo dei membri della corte costituzionale (tra cui il presidente di essa) sono stati designati proprio dal Presidente della Repubblica; diciamo quindi che c’è una notevole affinità intellettuale. Un altro terzo dei membri della Corte Costituzionale è poi espressione prettamente politica; di questi uno fa riferimento alla Lega, gli altri a PD e M5S.

In sostanza il Presidente della Repubblica può firmare senza consultarsi con la Corte Costituzionale e seppure avviasse una consultazione sarebbe una pura formalità in quanto la maggioranza qualificata della Corte Costituzionale è politicamente allineata con l’attuale maggioranza di governo, con una quota significativa di suoi membri (incluso il presidente della consulta) direttamente designati dal Presidente della Repubblica il quale a sua volta è espressione politica di una delle forze attualmente al governo.

E quindi che se ne fa il popolo della Corte Costituzionale? Sostanzialmente nulla giacché essa può entrare nel merito delle leggi solo per risolvere controversie di attribuzione tra istituzioni (e questo non ci interessa) oppure dietro richiesta di un cittadino in via giudiziale incidentale.

Che cosa significa? Significa che laddove una legge venga promulgata e un cittadino la ritenga non costituzionale non può fare assolutamente nulla fin quando non ricada nell’incidente di essere sanzionato dalla legge stessa.

In altri termini, la precondizione per impugnare la “costituzionalità” di una legge è quello di essere vittima dei suoi aspetti sanzionatori, per poi ricorrere in giudizio ordinario e provare a sollevare rilievi di costituzionalità.

Vi faccio un esempio, paradossale, per rendere l’idea. Assumiamo che il Parlamento o il Governo emanino una legge, approvata dal Presidente della Repubblica, che stabilisce che “i cittadini con i capelli dipinti biondi devono essere multati“.  Voi pensereste, giustamente, che trattandosi di legge palesemente anticostituzionale debba essere revocata, e che quindi le persone con i capelli biondi dovrebbero aver la possibilità di appellarsi alla Corte Costituzionale. Errato. Non possono fare assolutamente nulla, almeno fino a quando non avvenga l’incidente, cioè fin quando la legge (e i suoi estremi anticostituzionali) non trovi applicazione fattuale. Così quando il diligente servitore dello Stato multerà a norma di tale legge Mario Bianchi perché ha i capelli biondi, allora e solo allora, Mario Bianchi potrà ricorrere in giudizio e dopo qualche anno vedere riconosciuta l’incostituzionalità della legge a beneficio suo e di tutti quelli con i capelli biondi. Ma fino a quel momento, la legge orrenda, discriminatoria, palesemente incostituzionale rimarrà in vigore, magari latente, e pronta ad essere applicata a meno che le Istituzioni non cambino idea prima. Va da se, che se alla Corte Costituzionale per qualche motivo non dovessero piacere i capelli biondi…

Faccio quindi un secondo esempio, un po’ più attuale. Mettiamo che il Governo/Parlamento per qualche motivo decida di istituire per legge una qualche forma di trattamento sanitario obbligatorio per la popolazione o per una porzione di essa. E mettiamo che il Presidente della Repubblica, con o senza l’avallo dell’amica Corte Costituzionale, firmi. Il popolo non potrà fare nulla e i Servi dello Stato legittimamente faranno rispettare l’ordine e l’ottemperanza a quanto stabilito dalle Istituzioni. Quando i cittadini avranno subito il TSO (eventualmente con conseguenze anche permanenti) potranno rivalersi in giudizio e se tutto va bene, ottenere un risarcimento e la revoca/emendamento della legge per eccezione di incostituzionalità. Dopo il TSO, però.

E’ l’amara realtà. L’assetto istituzionale Italiano è quello di un Regno, la cui denominazione di Repubblica da ai sudditi l’illusione di essere cittadini.

P.S.

Direte voi: ma lei non è un giurista come fa a dire queste cose? Io mi sono semplicemente documentato perché nel passato avevo intenzione di fare ricorso contro delle leggi a mio modo di vedere incostituzionali, ed ho trovato un muro di gomma, non per il merito delle questioni, ma semplicemente perché non esistevano gli strumenti attuativi del ricorso. Se poi voi avete delle informazioni/interpretazioni aggiuntive rispetto a quanto io ho potuto studiare, fatemelo sapere. Mi piacerebbe pensarlo, ma ci sarà un motivo per cui abbiamo fiumi di ricorsi al TAR e non sentiamo mai parlare di ricorsi alla Corte Costituzionale. O no?

Un caro saluto.

La mascherina uccide

Evidentemente la nozione che respirare sia una funzione essenziale non fa più parte del sapere comune, del buon senso.

L’idea che dobbiamo introdurre ossigeno nel nostro organismo, e che tanto più consumiamo energie tanto più ossigeno ci è richiesto non è patrimonio di tutti.

Come pure sembra non esserlo il fatto che espelliamo anidride carbonica come scarto, in quanto dannosa all’organismo.

Il rischio di ipossia o ipercapnia è reale ed elevato.

A queste persone non deve essere giunta la notizia che due ragazzi cinesi sono morti a causa della mascherina indossata durante l’attività fisica.

Paradossalmente gli stessi che riconoscono nella mascherina un potenziale imprecisato di contenimento della trasmissione (tutt’altro che certo, vedi Russell Blaylock), hanno qualche difficoltà a comprendere che tali virus (e batteri) permangono in vita in una coltura (umida e tiepida) a pochi millimetri dalle vie aeree e per tempi prolungati.

Io non mi arrendo, e quando vedo queste persone, all’aperto, in particolare anziane, le esorto a togliere la mascherina. Inevitabilmente il rifiuto, ormai un riflesso condizionato, a volte colorato di frustrazione, a volte di aggressività perché colpevole, io, di aver ingerito con il loro “safe space”, il loro spazio sicuro concesso dal Grande Fratello.

Ieri sera il mio spirito “samaritano” si è confrontato con Kafka quando il mio intento si è scontrato con le consuetudini di un anziano intento a fumare, alternando la tirata di sigaretta con l’espirazione dentro la mascherina. Non sono riuscito a nascondere la mia ilarità, lo ammetto; un riso amaro, quello di chi si confronta con lo spettacolo comico di una cavia che vanamente “galoppa” sulla ruota all’interno della propria gabbia.

Siamo a questo. Anche i consigli amorevoli del prossimo, ispirati al buon senso, si scontrano con la paura.

La mascherina li ha già uccisi intellettualmente. Alcuni hanno varcato la soglia della follia, senza rendersene conto.

E ho stentato a prendere sonno. Non solo per lo spettacolo Freudiano, ma per la rabbia, che raramente ho provato, nei confronti dei responsabili di questi crimini; crimini che per me hanno parallelo solo in quelli commessi circa un secolo fa sotto l’egida del Reich.

Un amaro saluto.