Letalità del COVID19: spieghiamo la significativa discrepanza tra Italia e Germania

Apparentemente la letalità del virus in Italia è significativamente più elevata che in Germania (ma non solo). Questa strana situazione porta confusione, incertezze e qualche dietrologia. L’articolo è un po’ lungo ma tutto sommato semplice da comprendere.

Per dare una ragione di ciò, è opportuno fare una premessa fondamentale; quella che misuriamo oggi non è la mortalità del virus ma letalità (per maggiori dettagli potete leggere questo articolo sul tema). Non è un dettaglio linguistico; la letalità è di solito almeno un ordine di grandezza (10 volte) più alta della mortalità.

Premesso quindi che stiamo parlando di letalità e non di mortalità, è importante fare un’ulteriore considerazione. Quella che misuriamo oggi non è neanche la vera letalità (stimabile solo a fine epidemia con numeri consolidati e stime raffinate) ma la letalità apparente. Cosa vuol dire questo? Spieghiamo:

Letalità reale = Numero Decessi Accertati/ Numero Infetti

Letalità apparente = Numero Decessi Accertati/ Numero Infetti Diagnosticati

Letalità apparente e letalità reale sono sempre differenti, e nella fase di crescita dell’epidemia il rapporto tra Numero di Infetti e il Numero di Infetti Diagnosticati cresce esponenzialmente con la dimensione del focolaio; se volete maggiori dettagli sull’argomento con qualche grafico leggete questo.

Attualmente i dati correnti dicono che la letalità apparente in Italia è di circa il 9,8% mentre in Germania è di circa lo 0,5%, in altri termini la letalità (apparente) misurata in Italia è quasi 20 volte quella misurata in Germania.

E’ sicuramente un dato che salta agli occhi e che quindi dovrebbe far suggerire che qualcosa non torna; d’altronde la letalità misurata in Spagna (7%) è vicina a quella Italiana e quella Francese (5%) non è lontana.

Qualcuno suggerisce che la Germania ha un sistema sanitario migliore, perché la Germania ha più posti letto e unità di cura intensiva pro-capite dell’Italia. Se pensate ciò, siete fuori strada (ma lo capisco visto il caos mediatico). E’ vero che la Germania ha quasi il doppio dei posti letto pro capite dell’Italia, ma la Svizzera che ha una volta e mezzo i posti letto pro-capite della Germania ha una letalità apparente misurata del’1,3%, cioè quasi 3 volte la letalità misurata in Germania. E l’Olanda? Gli olandesi misurano una letalità apparente del 5%, in linea con la Francia e 10 volte superiore a quella tedesca.

Il punto è che il sistema sanitario tra Paesi del “Primo Mondo” è sostanzialmente allineato, in particolare tra Paesi Europei avanzati. Il sistema sanitario incide minimamente su tale valutazione.

I fattori invece che portano a discrepanze rilevanti tra le misure della letalità sono quattro:

  • demografia
  • dimensione/stato evolutivo dell’epidemia
  • determinazione dei casi positivi (infetti diagnosticati)
  • determinazione dei decessi da COVID19

Vediamo in primis l’aspetto più intuitivo, cioè la demografia (che però nel raffronto Germania-Italia gioca un ruolo minore). Come sappiamo il tasso di letalità è largamente determinato dalle morti nella popolazione a rischio, in particolare la popolazione con 70 anni o più. L’Italia ha una demografia particolarmente a rischio e questo giustifica in gran parte gli scostamenti dalle misure in altri Paesi Europei, ma sicuramente la demografia, da sola, non giustifica lo scostamento dal dato tedesco.

Le ragioni che veramente rendono il dato tedesco particolarmente anomalo, vanno ricercate negli altri 3 fattori. Per capirne il perché ricordiamo come è calcolata la letalità apparente:

  • Letalità apparente = Numero Decessi Accertati / Numero Infetti Diagnosticati

E’ un rapporto in cui compare un numeratore (Numero dei Decessi Accertati)  e un denominatore (Numero degli Infetti Diagnosticati). Se moltiplico per venti il numero di decessi, la letalità si moltiplica di un fattore venti; stessa cosa se divido per 20 il numero dei casi accertati. Stesso risultato se moltiplico per 2 il numeratore e divido per dieci il denominatore. Sin qui la matematica. Spero sia chiaro il presupposto teorico.

Vediamo prima il numeratore che è più semplice da comprendere. Come detto prima, la popolazione a rischio in Italia è leggermente più significativa di quella tedesca ma ciò non giustifica scostamenti significativi; più significativo è il costume sociale per cui i giovani (gli untori) in Germania vivono meno in famiglia con i vecchi (le persone a rischio); a conforto di ciò il fatto che l’Austria che ha simili costumi sociali ha un tasso di letalità apparente (0,5%) allineato alla Germania. Ma lo stesso dovrebbe accadere per l’Olanda che invece ha un tasso di letalità apparente misurato 10 volte tanto. Quindi, sebbene questo fattore giochi un ruolo, non giustifica le cose.  E’ importante invece essere consapevoli di 2 cose;

  • ogni stato valuta i decessi da COVID19 in modo differente; alcuni collegano il decesso al COVID19 alla sola positività mentre altri solo se la causa può ragionevolmente essere ricondotta al virus;
  • alcuni stati effettuano verifiche post-mortem e altri no; e la Germania sembra ricadere largamente nel secondo caso;

In sostanza tutti i fattori di cui sopra incidono sicuramente sul numeratore (e quindi sulla misurazione della letalità apparente) ma ragionevolmente non possono spiegare scostamenti dell’ordine di 10 o 20 volte. Il denominatore è sicuramente più significativo.

Vediamo quindi il denominatore, cioè il computo dei casi positivi accertati. Il ragionamento è leggermente più complesso dei precedenti quindi prestate attenzione. Innanzi tutto vi ricordate la differenza tra letalità apparente e quella reale (di cui sopra)? Bene.

Il rapporto tra numero di infetti e casi accertati cresce esponenzialmente con il crescere dell’epidemia; questo significa che se il focolaio è agli inizi i casi reali possono essere di un ordine di grandezza (10 volte) superiori a quelli accertati; ma se il focolaio è in fase avanzata tale rapporto  può essere di 2 ordini di grandezza (100 volte) o anche più. Poiché in Germania le misure di contenimento sono partite molto precocemente (rispetto allo sviluppo del focolaio) è stato parimenti più semplice effettuare (proattivamente) test sulla popolazione potenzialmente interessata, e poiché il focolaio è nello stato iniziale il numero di casi stimati è molto più vicino al numero di casi reali (quantomeno in termini di ordini di grandezza); questo significa che la letalità apparente misurata (destinata comunque a crescere leggermente) in Germania è molto più vicina alla letalità reale del virus. viceversa, in Italia ci siamo trovati con un focolaio (Lombardia) in fase avanzata quindi con un numero di casi positivi da subito notevolmente inferiore a quello dei casi reali; ed è anche per questo che è inutile se non dannoso in fase avanzata di un focolaio partire con una campagna di test a tappeto (ha solo senso in fase iniziale e terminale). Ciò significa che in Italia (in particolare in Lombardia) il numero di casi accertati potrebbe essere anche di 2 ordini di grandezza (100 volte) inferiore a quello degli infetti; in altri termini la letalità apparente misurabile in Italia è molto lontana (più alta) da quella reale.

In pratica il numeratore del tasso di letalità tedesco è in linea con l’ordine di grandezza del bacino di infetti mentre il denominatore è al più 1 ordine di grandezza inferiore al bacino degli infetti; in Italia il numeratore è in linea con l’ordine di grandezza del bacino di infetti ma il denominatore è di 1 o 2 ordini di grandezza inferiore alla dimensione del bacino di infetti.

In conclusione la ragione largamente primaria della sostanziale differenza tra la letalità (apparente) misurata in Italia e quella in Germania è riconducibile alla dimensione del focolaio. 

Spero di essere stato utile. Una spiegazione più matematicamente rigorosa sarebbe stata poco digeribile.

Un caro saluto.

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