COVID19, il virus che segna la dicotomia tra scienza e politica

Da un lato medici  e operatori sanitari che applicano i dettami della medicina per curare, anche in emergenza. In trincea, “con una scarpa e una ciabatta”. E con loro virologi che definiscono norme di comportamento atte a minimizzare il rischio d’infezione secondo criteri scientifici, e epidemiologi che propongono misure di contenimento atte a contenere il contagio sulla base di criteri statistici.

Qui la scienza e il buon senso si fermano. Il resto è politica.

Sindaci che strillano contro le Regioni per far vedere che loro sì che ci tengono alla propria cittadinanza. E alla poltrona, Più di loro si agitano i Presidenti delle Regioni contro un governo lento e farraginoso. Loro sanno quale farmaco utilizzare; che ne sa l’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute? Loro sono in grado di produrre anche mascherine chirurgiche che non hanno neanche bisogno di certificazioni secondo criteri sanitari standard. Certificazioni? Validazioni? Inutile orpelli scientifici. Per alcuni c’è bisogno di militarizzare (testuali parole) l’Italia per garantire l’assoluta osservanza delle norme; anzi non l’osservanza, l’ossequio, anche verso ciò che non è stato stabilito. Anche verso ciò che non ha senso. Perché i cittadini non sanno comportarsi; osano pure farsi una corsetta in solitario per uscire dalla loro prigione, pardon, dimora; non sanno costoro che il jogging solitario può infettare l’aria?

La scienza ha misura, la politica no.

In mezzo, un popolo straordinario che, unito dal buon senso, si isola e magari perde anche il lavoro; per il bene comune. Un popolo che però ha il torto di osservare solo quello che ha senso, e quindi ogni tanto dispiace il padrone. E sbaglia ad osservare solo ciò che ha senso, perché più attenzione meriterebbe il triste gioco dei mendicanti di voto al ribasso; di chi parla alla pancia perché ha capito che con l’iniezione della paura, insensata e acritica, si campa meglio che con la scienza.

Tu, recluso in casa, a testa bassa provi ormai diletto ad ascoltare la conta dei morti, e ti compiaci della tua osservanza cieca, obbediente a tutto. E colpevole di non aver fatto abbastanza. Ma certo di una sola cosa; da solo in casa salvi le vite; fuori, da solo, le metti a rischio. Mai rivolgere il dito contro i tuoi secondini, men che mai porre loro domande; hanno le chiavi della tua dimora. Che non ti venga in mente di chiedergli ragione di nulla. Sii diligente o il tuo vicino farà la spia.

“Fear is a lie”.

Cominciate a preoccuparvi per il dopo epidemia.

Un caro saluto.

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