Scoop della Botteri: “Hillary Clinton voleva pilotare le elezioni in Palestina”

In anteprima per voi lo scoop che quasi sicuramente la Botteri riporterà sugli schermi televisivi questa sera, in qualità di corrispondente dagli Stati Uniti.

Hillary Clinton nel 2006 chiese di pilotare le elezioni in Palestina.

Questo quanto emerge da una registrazione privata, durante una conversazione con un giornalista della stampa israeliana.

Testuali parole:

Io non penso che noi avremmo dovuto premere per un’elezione nei territori Palestinesi. Credo sia stato un grave errore. E, se dovessimo premere per un’elezione, allora dovremmo assicurarci di fare qualcosa per determinare chi vincerà

Bufala?

No, no. Le dichiarazioni della Clinton sono certificate da tanto di audio. Ma la Bootteri forse avrà di meglio da proporci. Sembra infatti che Trump nel 2004 abbia dichiarato:

Mi piace anche il lato B.

Un caro saluto.

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Clowns alla Casa Bianca

Più un “tweet” che un “post”.

Immagini degli abbracci di due buffoni in smoking.

Le loro dame da compagnia in tailleur passeggiano nel parco.

In sottofondo la cronaca audio della Botteri.

Pagliacciate internazionali.

Il potere della Vagina

Quanto vale una vagina? Apparentemente la Casa Bianca.

Ho appena assistito (Sabato 8 Ottobre, ore 13) alla cronaca Rosa di RAI 2. Un giornalismo che più si veste di rosa, più diviene pettegolezzo.

Apparentemente Trump sarebbe sessista perché avrebbe, in dichiarazioni private registrate in una conversazione del 2005, dimostrato poco rispetto per le donne; a seguire lo spottone pro-Hillary, un servizio  secondo cui “nonostante le discriminazioni” (la faccia tosta non ha limiti) le donne si fanno spazio nella stanze del potere.

Con ogni mezzo, aggiungo io.

Donne, la nuova aristocrazia sociale.

Alle donne si deve rispetto, è diritto di nascita; la plebe non osi alzare lo sguardo, e che non si azzardi a sedere con le gambe allargate in presenza di una “lady”. Vige il revival del codice cavalleresco di Vittoriana memoria, rispolverato in chiave grottesca; al cospetto della “signora” non compare più il cavaliere, semmai il bruto, spesso l’orco. Il codice non ammette eccezione, tanto più a cospetto di una ex First Lady; Lei procede tranquilla (sebbene barcolli) nel suo cammino verso la Casa Bianca su un comodo tappeto rosso, rosso sangue; un tappeto steso da tempo dalle amiche corporations e costantemente messo a lustro dai media di regime.

Berlusconi non saltò per gli affari discutibili, né per le amicizie in odore di mafia, né per i “cavalli”misteriosi di Mangano; ma saltò in fine a botte di “festini” a luci rosse, materializzatisi come la manna allorché l’amicizia Russa e il multilateralismo africano divennero assai ingombranti. Prima di lui Dominique Strauss-Kahn, in corsa per la presidenza Francese, pagò cara una falsa accusa di stupro ad orologeria, perdendo la corsa, e pure la sella del Fondo Monetario Internazionale; quest’ultima prontamente occupata dall’oppressa di turno, Lady Christine Lagarde.

Trump misognino e sessista, un copione buono per ogni stagione.

Di Hillary nulla si sa. Meno se ne parla e meglio è.

Lei, adagiata su una poltrona di potere ed in corsa per il gradino più alto della corsa presidenziale, può tranquillamente affermare (nel 2016, non nel 2005) di considerare un “plus” il fatto di essere una donna o dichiarare in pubblico che “chi vota Trump è un deplorevole”. Deve aver preso lezioni da Michele Obama, che nel 2015 ha dichiarato che “le donne sono più intelligenti degli uomini”, davanti ad una platea osannante. Che volete che sia tutto ciò rispetto alle esternazioni plebee del privato cittadino Trump, datate 10 anni fa? Loro sono First Ladies.

Hillary ama così tanto gli uomini che tre anni fa fu il primo sponsor nella campagna ONU per far mutilare genitalmente 18 milioni di giovani maschi africani; chissà cosa avrebbero detto di Trump a parti invertite. Chi lo sa? Lei può danzare sul sangue di Geddafi, far scomparire email governative “sensibili”, inneggiare al TTIP, suggerire l’utilizzo di droni contro Assange,  e celebrare la sua politica anti Russa e anti Assad.

Tutto ciò, in piena tranquillità.

E’il 2016, ma il giornalismo non è un mestiere da donna.

Un caro saluto.