Il mio voto a Trump

Perché voterei Trump, in 15 secondi.

Un caro saluto.

 

BREXIT e la “casa” di Renzi

Il Regno Unito non è più “unito” all’Europa. Almeno teoricamente. Vedremo se la volontà espressa da una maggioranza (risicata a dire la verità) di cittadini Britannici sarà rispettata.

Il piazzista di Stato torna a parlare e riesce a fare a meno di Whatsapp  per 3 minuti di seguito per dire la sua.

Secondo Matteo, lettera ai populisti, i 70 anni di pace nel territorio geografico Europeo, sono dovuti all’istituzione giuridica dell’Europa. In realtà l’Europa geografica è in pace (interna) da ben prima dell’omonima istituzione giuridica, e grazie, si fa per dire, alla guerra fredda tra Nato e Patto di Varsavia durata fino al 1990. E lo era anche fino al 2000 quando la Comunità Economica si è trasformata, senza l’avallo dei cittadini e in alcuni (vedi Francia) casi contro la volontà dei cittadini, in un superstato con una supercostituzione (Trattato di Lisbona) governata da un élite non eletta, megalomane, cinica e globalista.

Ma poi, adesso che ci penso. Dal 1990 siamo proprio sicuri che l'”Europa” è stata in pace? La guerra in Kosovo, quella in Iraq, quella nel Nord Africa, in Medio Oriente? Ah, no, è diverso. Prima le Nazioni Europee si facevano guerra nell’Europa geografica per risorse naturali, adesso la Super Nazione Europa fa la guerra fuori per risorse naturali. E’ tutta un’altra cosa.

Ah, no scusi Matteo, l’Europa esporta diritti umani. E le due guerre mondiali sono state causate dal Nazionalismo, non dalle politiche e dalle ambizioni imperiali.

Europa è la nostra “casa”.

A me sembra altro. Vede io a casa mia ci entro quando mi pare; ne esco quando mi pare e ci faccio entrare chi dico io e per il tempo che decido io.

C’è un luogo invece in cui si entra contro la propria volontà e da cui non si può uscire se non per volontà altrui.

Si chiama “prigione”.

Un caro saluto.

Privilegio maschile

Sarà un post molto breve.

Qui sotto un’immagine che rappresenta i diritti di cittadinanza che sono concessi alle donne americane alla nascita e che sono concessi agli uomini americani solo e solo se prima del compimento dei 26 anni si iscrivano nelle liste di coscrizione (“Selective Service”), cioè se diano il loro consenso ad essere richiamati alle armi in caso di conflitto.

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Questi sono i diritti (privilegi) maschili condizionati all’accettazione della propria disponibilità in caso di conflitto armato:

  • Licenza di guida
  • Diritto di voto
  • Prestiti Pubblici
  • Scolarizzazione in istituti pubblici
  • Cittadinanza (immigrati maschi devono dare la propria disponibilità a servire le forze armate per ottenere la cittadinanza statunitense)

Questo oggi ed ancor di più ieri.

Un caro saluto.

Ma quante donne ci sono nel mondo?

Un caro amico mi ha sottoposto, ahimè, quest’articolo “Ma quante siamo nel mondo?” pubblicato su uno dei tanti ed inutili (quando non deleteri) blog femministi, dal nome “NOIDONNE”. Non finirò mai di ringraziarlo…

Apparentemente la sorellanza si fa la conta. Così pare.

La sorellanza sostiene, citando gli “autorevoli” dati dell’ONU (sì, quella della campagna HE FOR SHE, Lui Per Lei), che sulla faccia della terra ci sono più uomini che donne. E secondo loro tale deplorevole fatto discende dalle discriminazioni contro le donne, in particolare dalle politiche “eugenetiche” applicate in Cina.

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Lo scandaloso squilibrio vede calpestare la Madre Terra da ben 101,8 uomini ogni 100 donne. In altre parole in questo preciso momento c’è un 50,45% di uomini a fronte di un misero 49,55% di donne. Inaccettabile, ovviamente.

Per NOIDONNE tale fatto è inammissibile, perché è noto che le donne vivono di più, e quindi ci devono essere più donne che uomini. Questa è parità.

Rafforza il messaggio, l’autorevole fonte, citando il fatto che in Russia (dove le cose vanno bene) ci sono molte più donne che uomini, “grazie” anche alla seconda guerra mondiale. Evidentemente l’arruolamento di milioni di uomini per mandarli al massacro non si configura come discriminazione.

Secondo la sorellanza, va meglio negli USA (i padroni dell’ONU, per inciso), con una situazione molto più paritaria (parole loro); per ogni 100 donne ci sono 98,3 uomini. In altri termini negli USA vivono il 49,6% di uomini contro il 50,4% di donne. Molto ma molto meglio dello scandaloso dato mondiale che vede 50,45% di uomini contro un misero 49,55% di donne.

NOIDONNE fa notare poi che in paesi come L’Arabia Saudita, Qatar e gli Emirati Arabi i residenti uomini sono molti di più delle donne, addirittura quasi il doppio di uomini rispetto alle donne.

Come sarà, com’è possibile, perbacco!?

In una parentesi di “parziale lucidità” l’autorevole voce della sorellanza ci fornisce la dritta per capire questo apparente assurdo demografico del medio oriente quando afferma che in tali Paesi:

sono arrivati negli ultimi anni molti lavoratori stranieri maschi (soprattutto dall’Asia meridionale), che sono stati impiegati nelle industrie e a cui non è stato consentito di portare con sé la propria famiglia

La Sorella allude, in tale eufemistico capoverso, agli schiavi (maschi) provenienti da Bangladesh e India e che svolgono i lavori più aberranti da cui la popolazione (maschile e soprattutto femminile) dei Paesi ospitanti è salvaguardata. Ovviamente, s’intende, le donne del Bangladesh e dell’India sono quelle orribilmente discriminate non gli uomini costretti a lavorare come schiavi moderni in terra straniera.

NOIDONNE prosegue quindi citando altri dati riferiti ad altri Paesi (incluso il nostro) in cui la situazione è molto paritaria (leggasi più donne), riconducendo tale migliore situazione alla differenza di aspettativa di vita dovuta ai peggiori costumi sociali del vil maschio. Scontato. Nessun cenno al fatto che gli uomini si fanno carico, anche nel I° Mondo, dei compiti lavorativi più debilitanti e rischiosi. E altrettanto ovviamente, nessun cenno alla bizzarra situazione per cui chi vive meno più tardi va in pensione. Vabbé ma il concetto di paritario della sorellanza è abbastanza noto, non divaghiamo.

E finalmente, NOIDONNE, chiude (con la premessa d’apertura) con una parentesi dedicata alle politiche cinesi di controllo delle nascite definite, udite udite, il “femminicidio infantile“. Con tale termine, Sua Sorellanza si riferisce alla politica del figlio unico vigente in Cina in alcune zone a particolare rischio di esplosione demografica. Se non lo sapete, il governo Cinese (con una politica discutibile, ma per motivi che potete ben intuire) per alcuni anni ha disincentivato le famiglie a fare più di un figlio, e sembra che alla fine alcune famiglie abbiano deciso di abortire nel caso di nascitura femminile. Non una bella cosa. Senza contare che qualche milione di cinesi maschi è stato costretto a sposarsi con qualche zitella russa.  Ma d’altronde se alcune donne cinesi hanno deciso così, cosa ci vogliamo fare? Their body their choice.

Curioso poi che si usi il termine “femminicidio” per definire la “non nascita” di una femmina. Avevo capito che l’aborto è solo l’espulsione di un mucchio di cellule. E che la volontà della gestante non si discute. Insomma, se le donne cinesi hanno deciso di abortire più cromosomi XX che XY, che male c’è? E’ sempre autodeterminazione femminile, o no?

Nei “paritarissimi” USA si dice Planned Parenthood, genitorialità pianificata. Viceversa in India la produzione per commissione si dice “maternità surrogata”. Tutt’altra cosa, mica è eugenetica.

Sarcasmo a parte, femminicidio infantile o no, la realtà è che la pianificazione delle nascite cinese ha poco a che vedere con l’inaccettabile disparità di genere, il famigerato 50,45% di uomini contro il misero 49,55% di donne.

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E’ bene che le sorelle sappiano che in natura nascono più oppressori che vittime. E senza bisogno di artifici. Ebbene sì, la natura statisticamente dà alla luce più maschi che femmine. Ogni giorno, ogni santissimo giorno, ogni 100 femminucce neonate vengono alla luce 101 maschietti.

Il motivo di ciò? Sembra, si dice, che la causa sia riconducibile al femminicidio fetale. Eh, gia!

E poiché nei Paesi in via di sviluppo c’è una crescita demografica (più natalità che mortalità) sebbene le donne abbiano un’aspettativa di vita più alta, se si contano le presenze in un dato momento si riscontrano più uomini che donne. Niente da fare, sebbene poi muoiano come mosche, ‘sti maschi nascono come conigli. Misteri della natura. Ovviamente quando la crescita demografica si arresta la “conta” si ribalta e l’aspettativa di vita vince sulla natalità, più donne e meno uomini. Misteri della matematica.

Troppo difficile da capire, sorelle? Eh lo so, la matematica non è per tutti. A me però mi tocca pure di insegnarla.

Cosa dire quindi. Care (si fa per dire) sorelle. Fate una bella cosa, emigrate in Cina. Senza indugio. Sia l’Italia che la Terra del Dragone saranno tutte più paritarie e contente.

Un caro saluto.

2 Giugno 2016. Festa della donna.

Ormai è solo propaganda. E la più meschina.

Inevitabile la lettura pro-Europa della giornata. Come da attese il vocabolario usato oggi per riferirsi all’Italia ha contemplato solo due termini; Paese, come luogo geografico, e Stato come istituzione giuridica. Mai la parola Nazione. Non è un caso.

Ma se la lettura “globalista” della “Non Festa della Non Repubblica” appariva scontata, non altrettanto ovvia era la lettura di genere del 2 Giugno.

Non più Festa Nazionale, ci mancherebbe, né commemorazione dei morti della Resistenza o più in generale rispettoso ricordo per i morti della 2° Guerra mondiale (da qualsiasi parte abbiano combattuto), figurati. E men che mai celebrazione dell’unità Nazionale. Siamo matti?

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Gli oppressori con diritto di voto

No. Il pomeriggio, nonché i titoli di testa dei TG, sono scivolati via come celebrazione del primo voto delle donne e ossequio all’eroico contributo femminile alla Resistenza (onorevole quest’ultimo ma oggettivamente irrisorio).

Un milione di uomini perirono sul fronte nelle 2 Guerre Mondiali, senza contare i milioni di invalidi. E sempre gli uomini fecero valere il proprio “privilegio” della conta nei morti civili. Stesso discorso per la Resistenza. Ma tutto ciò scompare di fronte allo sciacallaggio delle femministe che hanno invaso i media e che purtroppo presenziano anche in alcune istituzioni.

Fra tutti  i “rotocalchi rosa”, riusciva a distinguersi il TG3 condotto dall’immutabile Berlinguer, la quale rammentava che fino al ’63 le donne non potevano entrare in magistratura. Ma neanche in miniera, cara Berlinguer. Ed ometteva di dire (dimenticanza, senz’altro) che fino al 2003 solo gli uomini (tutti) erano obbligati al servizio di leva, e che a tutt’oggi, in caso di conflitto militare, solo gli uomini sono coscrivibili per difendere questa Nazione, pardon, volevo dire Paese.

E così il senso di unità che dovrebbe attendersi in una giornata quale l’odierna, soccombe di fronte ad un’agenda di genere che non ha tregua e non conosce il significato della parola “onore”.

Così il sangue degli uomini, scompare dalla memoria, di fronte al  doveroso tributo al supplizio dell’oppressione femminile.

Ubi maior minor cessat.

Ma ancor di più. Così si reinventa la storia.

E giacché oggi sembra celebrarsi (l’ennesima) festa della donna, vi omaggio con un piccolo contributo sul preziosissimo voto che le donne hanno “conquistato” con indicibili sofferenze, solo nel 1946.

Un caro saluto.

2 Giugno. La Non Festa della Non Repubblica

Domani una festa per pochi. Non tutti ne hanno mai compreso il significato; a ricordarglielo in tempi passati, le obsolete parate militari tricolori, patriottici discorsi di veterani della resistenza e retorici richiami all’unità Nazionale di alcuni Presidenti, in particolare un Presidente.

MALTEMPO: NOTTE DI BORA A 140 A TRIESTE MA MIGLIORA

L’inutile retaggio

Una festa che ora è per pochi, perché gli Italiani non sono benvenuti. Italiano, lo senti come suona male? Sa di confini, di storia, d’identità.

Molto meglio Europei.

A ribadircelo sarà domani Mattarella, maestro dell’offuscamento linguistico. Tanto maestro, che pochi lo saprebbero riconoscere tra la folla.

Il “giorno della memoria”, Mister X, riteneva utile condannare il nazionalismo, secondo lui origine della 2° Guerra Mondiale; Sua “trasparenza” infatti non riteneva fossero determinanti, come causa del conflitto, le condizioni di miseria dell’Europa, in particolare di una Germania stretta da  un debito asfissiante, e la politica imperialista anglosassone, in  particolare della Gran Bretagna, allora Impero. Sì, perché le Nazioni vanno condannate, non gli Imperi. Sarà questa forse la vocazione dell’ EuroNato?

Ribadiva il messaggio, Sua “Evanescenza”, il 24 Aprile. Mai più nazionalismi, frontiere aperte, e tanta Europa, un Europa senza confini. Un po’ Eurasia, un po’ EurAfrica. Ma sempre EuroNato.

E ritornava poco fa, a valle di un concerto celebrativo della Non Festa, sul tema. Tanta Europa, tanta apertura. Mai la parola Nazione; e stento a ricordare la parola Italia. Nessuna frontiera, semmai due fronti, uno orientale e uno meridionale. I migranti vengono da noi, perché è casa loro; e noi colonizziamo loro, perché è cosa nostra.

E domani? Un 2 Giugno particolare, un giorno per sentirci tutti un po’ meno Italiani.

Una Non Festa di un Non Presidente di Una Non Repubblica.

Ovviamente, Non Italiana.