Un uomo morto per ogni donna in divisa

Pochi minuti fa RAI uno mandava in onda il servizio della servo-inviata “giornalista” dagli States.

Celebrava il trionfo di una donna Marines che ce l’aveva fatta nonostante la cultura maschile (ormai ufficialmente aggettivo dispregiativo) delle forze armate Statunitensi.

Il suo cuore trionfava sul potere della forza.

Parole della “giornalista”.

Peccato che le forze armate servono per uccidere; e poiché il nemico è soprattutto maschile dobbiamo assumere che la soldatessa sia scesa in campo per uccidere un po’ di maschi.?Con il cuore ovviamente.

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Nell’esaltazione della sorellanza la “giornalista” ometteva alcune informazioni; le donne hanno criteri di ammissione ridicolmente più bassi rispetto ai maschi nelle selezioni per l’ammissione nelle forze armate. E non solo negli USA, ovviamente.

Proprio rimanendo in terra Statunitense, riporto alcuni dati relativi all’efficienza operativa delle donne, tratte da un articolo  (che potete consultare) da una fonte “woman friendly” (per usare un eufemismo) che riporta i risultati di alcune simulazioni di guerra:

Le squadre di fanteria di soli maschi hanno riportato una migliore precisione  di fuoco rispetto alle squadre miste nell’utilizzo di TUTTE le armi.

ed ancora

Le squadre di fanteria di soli maschi hanno dimostrato maggiore velocità d’ingaggio rispetto alle squadre miste.

ed ancora

Le squadre di fanteria di soli maschi hanno dimostrato prestazioni significativamente migliori nello scavalcare gli ostacoli e nell’evacuazione dei feriti. Ad esempio, i Marines maschi nello scavalcare gli ostacoli gettavano lo zaino oltre il muro mentre le Marines femmine sistematicamente necessitavano di aiuto nel portare lo zaino oltre l’ostacolo. E nell’evacuazione dei feriti è stata verificata una notevole differenza nei tempi di evacuazione tra le squadre di maschi e quelle miste.

ed ancora

Le Marines femmine hanno riportato un tasso maggiore di infortuni.

Serve altro? E notare che il confronto è stato (politicamente corretto) effettuato tra squadre maschili e squadre miste, non squadre femminili.

Ovviamente se avessero fatto maschi contro femmine, quest’ultime avrebbero vinto…col cuore.

E’ per questo motivo che nei ranghi dell’esercito USA c’è sempre più insofferenza per la presenza femminile. Non solo per la vigliaccata delle affirmative actions che permettono a donne inadeguate di occupare posizioni lavorative precluse (per legge) a maschi nettamente meglio attrezzati, ma soprattutto perché si tratta di impieghi militari, in cui l’efficienza operativa significa la sopravvivenza sul campo.

Ma è questione di cuore, lo so. L’immenso cuore femminile, un mistero precluso agli uomini, come il sesto senso.

Sarà ma ricordo ancora un prezioso aneddoto, che ho il piacere di condividere. Nel 2003, poco dopo che l’Italia aveva aperto le porte all’ingresso delle donne nell’esercito, furono intervistate alcune cadette di un Accademia Militare (se non sbaglio quella di Modena). Una delle intervistate espresse brillantemente (a mio modo di vedere) l’interpretazione femminile del proprio ruolo militare (testuali parole):

Noi la mente e gli uomini il braccio

Questo è quanto.

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Medicina di “Genere” per esseri “speciali”

Medicina di genere perché uomini e donne sono differenti e meritano differenti attenzioni: Sarebbe meglio però parlare di medicina di “sesso” perchè il sesso è un concetto biologico, il “genere” no; lo sanno bene i transessuali, o come si usa dire transgender. Ma a prescindere da questo, belle parole, ma parole banali. La medicina tratta da sempre ogni male in modo differente e alcune malattie (e relative cure) sono applicabili solo ad uno specifico sesso. Ed anche le  malattie “comuni” vengono curate con terapie differenziate a seconda non solo del sesso, ma anche dell’età e del quadro fisiologico generale. In altri termini già da tempo si tratta ciascun paziente come individuo particolare.

Ma allora cosa mai vorranno dire quindi con questa medicina di genere? Sembra infatti che tale definizione neutra ed inclusiva (anche se superflua) poi si traduca in un interesse speciale per le sole donne. Ma ovviamente sto malignando. Ovvio.

Il 22 Aprile 2016 appena trascorso è stato (suono di trombe) la “Giornata nazionale dedicata alla salute della donna”. Eh sì perché evidentemente le donne sono in pericolo di vita.

Così recita il Manifesto dell’evento patrocinato dal Ministero della Salute (di genere?):

Una società moderna, evoluta ed equa è consapevole del ruolo protagonista della donna nel contesto sociale, nel lavoro, nella cultura e nella sua capacità di accoglienza del bisogno

Cosa c’entra con la salute? Sembra più retorica femminista. Mi sbaglio sicuramente; infatti il documento recita diverse direttrici che vanno dalla tutela e la promozione della salute sessuale e riproduttiva all’alimentazione, all’accesso a efficienti strumenti per la prevenzione dei tumori femminili, fino alla salute mentale della donna, alla prevenzione, l’individuazione e il contrasto della violenza sulle donne, e alle strategie per favorire l’invecchiamento sano ed attivo dell’universo femminile.

Lodevoli intenti intesi a tutelare la salute di un genere; non so se esistano iniziative analoghe per l’altro genere. Interessante poi il concetto di universo femminile. Siamo all’astrofisica. Indicativo poi il richiamo alla violenza sulle donne, giustamente non inquadrato come tema di criminalità ma come tema di salute; sappiamo tutti che la violenza degli uomini è la prima causa di morte delle donne.

Commenta la Ministra della Salute Beatrice Lorenzin:

L’idea che noi lanciamo è “sei un essere speciale, prenditi cura di te!”

Non è ben chiaro cosa significhi “essere speciale”, forse di altra specie? Comunque le donne si prendono cura fin troppo di sè. Due terzi del personale impiegato nel sistema sanitario sono donne, e gran parte della spesa pubblica del SSN è riservata alla donne. In Gran Bretagna (e non vedo perché in Italia dovrebbe essere differente) oltre il 65% della spesa pubblica per la salute è fruita dalle donne. Le donne ci tengono e come alla propria salute e lo sanno bene anche le multinazionali della salute che sponsorizzano gli eventi di “medicina di genere”.

Ed aggiunge la Lorenzin:

le donne vivono più a lungo,  ma vivono male gli ultimi anni della propria vita, a causa di un carico di cura che si sono assunte durante tutto l’arco della propria esistenza

Eh già. Le donne vivono più a lungo è per questo che loro e non gli uomini meritano particolare attenzione. Poverette, vivono male gli ultimi anni della propria vita; e devono campare con quei quattro soldi delle reversibilità proveniente dai contributi pensionistici maschili (aggiungo io). Beati loro, gli uomini, predestinati al riposo eterno. Per loro niente Paradiso però; semmai il Girone degli Oziosi o al meglio il Purgatorio. Il loro ozio è l’origine del carico di cure che grava sulle spalle curve delle vecchiette.

Chiosa quindi con la seguente rivelazione:

i dati statistici, le nuove scoperte scientifiche ci dicono che siamo diverse biologicamente

Già, ce lo deve dire la scienza che siamo diversi. Questa diversità che appare e scompare a seconda dei casi…

Attendo il giorno in cui un ministro della salute si pronunci così:

gli uomini vivono di meno a causa di un carico di lavoro che si sono assunti durante tutto l’arco della propria esistenza

Attendo fiducioso.

Cambiamento climatico: l’accordo degli stolti

Storica ratifica dell’agenda per il contenimento del cambiamento climatico. John Kerry (anima candida del colpo di stato Ucraino) maestro di cerimonie che abbraccia la sua nipotina, in un gesto che è metafora della responsabilità intergenerazionale. Testimonial d’onore Leonardo Di Caprio, e M. Bloolmerg come Inviato Speciale per il Cambiamento Climatico. Un palcoscenico di prim’ordine per un agenda climatica molto miliardaria.

Un’agenda made in USA quella del cambiamento climatico. Ebbene sì, gli  USA baluardo del Pianeta Terra. Gli USA, paese che non solo non ha mai applicato ma neanche ha mai ratificato il precedente Protocollo di Kyoto del 1997 per il contenimento delle emissioni di CO2.

File:Kyoto Protocol participation map 2009.png

Sopra la figura con in blu i Paesi che non hanno ratificato il Protocollo di Kyoto di 19 anni fa.

Quale ravvedimento. Non è mai troppo tardi direte voi. Forse, ma che cambiamento di prospettiva; da rimorchio a locomotiva. Sarà perché è cambiato il clima, quello geo-politico.

Il tema del cambiamento climatico, a dispetto delle apparenze, è tuttora controverso in ambito scientifico. Ma ammesso che tale cambiamento climatico esista, e che sia significativamente legato all’attività umana, e che abbia effetti negativi (in termini globali), rimane aperto il punto più importante: può effettivamente l’uomo ostacolare tale cambiamento “climatico”?

E’ bene che sappiate che secondo la comunità scientifica sostenitrice dell’agenda in oggetto, per  contenere (non azzerare o invertire) l’innalzamento delle temperature a meno di 2° C si dovrebbero ridurre le emissioni di CO2 (quelle da biofossili del famoso protocollo di Kyoto) di circa il 70% entro il 2050, e ridurle a zero entro il 2100. Ciò significherebbe un cambiamento radicale dei costumi sociali capitalistico-industriali-consumistici. E’ un ipotesi plausibile secondo voi? Non dico negli ambiti scientifici, ma in quelli politici. E’ mai possibile considerare un mondo occidentale (OECD) sponsor del primato del capitale, della iper-produttività, del culto del consumo, che concepisca una svolta ad U, un ritorno ad una società quasi pre-industriale?

“Tutti sanno che il clima sta cambiando”, “non ci sono più le mezze stagioni”. Avete ragione. Ma siate sinceri; siete sicuri che le cose stiano come ve le stanno raccontando? Siete sicuri di avere capito cosa vi stanno dicendo i politici nella passerella delle buone intenzioni? Non è vero forse che il tema vi viene propagandato con superficialità e con conclusioni già tratte, senza elementi per giudicare e confutare? Non è piuttosto vero che tutto viene trattato come una favola in cui il male, il cambiamento climatico, deve essere combattuto dai suoi stessi artefici che divengono improvvisamente baluardi del bene attraverso un improvviso percorso di redenzione morale? E tutto senza apparenti gravi ripercussioni sul vostro stile di vita?

E perché mai vincolare lo sviluppo economico dei paesi emergenti al rispetto di parametri di sostenibilità ambientale molto stringenti, quando la produzione di CO2 e i consumi energetici procapite sono soprattutto una responsabilità storicamente del mondo sviluppato (quello che viene definito OECD o Primo Mondo)?

Il punto è che è tutto un grande show, con poca scienza e molti attori; uno spettacolo che non avrà un gran bel finale. Qualunque sia la vostra visione della nostra società consumistica e dello stato di salute del Pianeta Terra (che in ogni caso sopravviverà alla nostra specie), l’agenda sul Clima non ha nulla da spartire con il Clima. Ma piuttosto con l’energia e gli equilibri Geo-Politici, in particolare gli equilibri tra OECD (cioè l’interpretazione economica della NATO) e BRICS.

Secondo i dati della Banca Mondiale (WorldBank) entro il 2040 la domanda di energia aumenterà del 60% rispetto ai valori attuali; e due terzi (rispetto al circa 50% di oggi) di tali consumi saranno imputabili a Paesi non OECD, in particolare all’area BRICS (Cina in testa). In altri termini, entro il 2040 il blocco BRICS sarà consumatore di gran parte dell’energia, in particolare del biofossile (petrolio e carbone) e produttore di una gran parte di esso (in particolare Russia e Sud America). Ciò significa che BRICS (ed amici) determineranno il prezzo globale dell’energia, ivi incluso il petrolio. E ciò non piace ai signori del petrodollaro.

Allora osserviamo i fatti con gli occhi del buon senso:

  • gli USA leader della NATO del WTO e del gruppo OECD non ratificano il Protocollo di Kyoto del 1997;
  • venti anni dopo divengono promotori di un’agenda sul Clima e mettono a disposizione tutto il proprio star system per promuoverla;
  • tale agenda punta a obiettivi irrealizzabili e pone vincoli restrittivi sulla produzione e consumo di energie da fonti biofossili verso i Paesi Emergenti nonostante per decenni proprio il blocco OECD ne abbia abusato ed abbia accumulato la responsabilità maggiore in termini di produzione pro-capite di CO2;
  • i Paesi Emergenti sono in via di sviluppo e proiettati a divenire nell’arco di 3 decenni gli arbitri del mercato delle energie, in particolare quelle biofossili, in particolare del petrolio, materia riserva del dollaro statunitense.

Allora, l’agenda sul clima si prefigge di difendere il pianeta terra dall’Apocalisse oppure di ostacolare lo sviluppo economico, politico e militare del blocco BRICS?

Delle due, una.

A voi la scelta.

Criminalizzazione del sesso

Pochi giorni fa l’Huffington Post celebrava a’adozione da parte della Francia della dottrina Svedese in merito di prostituzione. La Francia in realtà arriva terza in questa illuminata corsa verso una sana sessualità; prima di essa si piazzava buon secondo il Canada che plagiava la ricetta scandinava già un annetto fa. L’Italia si allineerà.

Tutto opera, ben inteso, del femminismo. Ed è bene che su questo non ci siano dubbi. Non vorrei che qualcuno avesse l’ardire (oggi o domani) di rimandare la paternità di tale dottrina all’imperante cultura patriarcale.

Cosa dice questa dottrina? Esprime un concetto molto semplice; la prostituzione è sostanzialmente stupro, e di conseguenza il cliente è uno stupratore. E’ un concetto che a non tutti può apparire immediato e che provo a spiegarvi. Chi vende sesso (e si assume che sia sempre una donna) lo fa perché costretta materialmente (sfruttamento e traffico) o culturalmente a vendere il proprio corpo, e il cliente (e si assume che sia un uomo) comperando tali prestazioni, anche in una transazione apparentemente consensuale tra persone adulte, partecipa ad un crimine. Chi vende le proprie prestazioni sessuali è ovviamente non partecipe del crimine, semmai oggetto del crimine.

Di conseguenza il cliente (l’uomo) va punito e la vittima (la donna) tutelata e potenzialmente redenta.file-02601-media

Ovviamente in tale contesto l’uomo è assunto consapevole di compiere violenza e di conseguenza la sanzione (ivi incluso il carcere) è giustificata; viceversa la donna (anche se apparentemente non sfruttata) è inconsapevole del proprio stato di vittimizzazione e quindi incapace di uscire da tale circolo; in virtù di ciò le istituzioni devono intervenire per toglierla da tale ambito, con un costo sociale che ricade sul resto della comunità.

Apparentemente una donna è perfettamente autodeterminata quando abortisce, ma non quando fornica. Viceversa un uomo è criminale quando paga per fare sesso, ed autodeterminato quando si infila in un cunicolo a 1 km di profondità o precipita da un’impalcatura.

In sintesi le donne sono vittime e gli uomini i loro carnefici. Femminismo. Nulla di nuovo.

Che poi la vittima guadagni 4, 5 o 10 volte quello che guadagna il suo carnefice è irrilevante. Altrettanto irrilevante il fatto che si sanzioni, potenzialmente anche con il carcere, un uomo.

La geniale trovata socialdemocratica svedese viene ricopiata dalla Francia socialista come pure da un Canada di certo non a destra. Ed è bene chiarire anche questo, onde evitare che (oggi o domani) qualcuno riconduca tale brillante innovazione dei rapporti sociali al buio della Destra bigotta ed oscurantista.

In particolare, l’illuminato HP evidenziava il presunto obiettivo di combattere il traffico sessuale. Curioso però che l’iniziativa non preveda di andare a cercare le prostitute e stanare le vere vittime per redimerle; troppo ovvio. E forse non lo si fa perché si assume l’ovvio esito: il fallimento. Un fallimento scontato perché le vittime di traffico sessuale sono una piccola minoranza e l’azione redentrice non sortirebbe nessun effetto rispetto all’ovvio scopo; bandire la prostituzione, limitando e sanzionando vita sessuale maschile.

Il fatto poi che tale politica proibizionistica porti all’incremento della clandestinità del mercato del sesso, è altrettanto ovvio. Tanto ovvio che non può sfuggire neanche alle inquisitrici dietro questa preziosa crociata moralizzatrice. Ma come non mi stancherò mai di dire, al femminismo non importa nulla delle donne, e mai è importato. La misandria è l’unico combustibile che alimenta questa macchina dell’orrore.

Sembra proprio che la libera sessualità maschile sia inconcepibile per il femminismo, in un’apparente contraddizione con i propri dettami ideologici. Se è vero, come è vero, che gli uomini sono la prima causa di morte per le donne, quale migliore opzione di liberare le donne dal carcere della pericolosa vita di coppia, se non una diffusa disponibilità di sessualità. D’altronde è noto che gli uomini hanno costruito il matrimonio per potere avere una vita sessuale gratuita e costringere le donne a compiti domestici in cambio di una mera sussistenza. E proprio grazie al femminismo gli uomini hanno capito. Milioni di padri hanno capito il messaggio troppo tardi. E milioni di uomini “nuovi” lo stanno capendo in anticipo e consapevoli della propria natura decidono sempre più spesso di non opprimere e di pagare per quello che invece ottenevano gratis per mezzo dell’imperante minaccia della violenza domestica.

Eppure il femminismo va in direzione opposta ai propri dettami; bandire la pornografia (perché masturbarsi è atto impuro), la prostituzione (perché essa è male), trasformare rapporti di coabitazione in matrimoni di fatto.

Insomma, o il femminismo vuole riportare gli uomini ad opprimere le proprie vittime, oppure semplicemente non accetta che appaghino la propria sessualità senza una convivenza con una donna. Delle due, una.

Lo so lo so. Lo sanno tutti; il femminismo vuole tutelare le donne vittime di traffico del sesso.

Eppure sembra altro, che strano.

Philip Davies MP and Mark Pearson will be speaking at the conference

International Conference on Men's Issues (2016)

This announcement is, we think, a bit special. We already had 20 impressive speakers scheduled for the conference, and we’re delighted to announce two more. The following is drawn from the ‘Speakers’ tab on this website, just updated:

160411 Philip Davies MPPhilip Davies MP – ‘The Justice Gender Gap’

Philip has been the Conservative MP for Shipley since 2005. He’s a highly regarded advocate for men’s rights, the only such MP in the House of Commons. Examples of his work include revealing startling gender differences in prison sentencing, in 2012 – video here. On International Men’s Day (2015) he introduced the first parliamentary debate on men’s issues – video here.

160411 Mark PearsonMark Pearson – ‘Facing my Waterloo’

Mark is an award-winning contemporary artist, trained at the Royal College of Art. He recently became the focus of an international news story, when he was falsely accused of sexually assaulting an actress when…

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Del maschio, della femmina

Sembra apparentemente chiusa la parentesi politica aperta dalla Legge Cirinnà (unioni civili). Ai deliri progressisti della supposta Sinistra Liberal che monopolizza il mondo accademico si è contrapposto quel po’ di buon senso che ancora rimane nella società. Un buon senso che sembra essere patrimonio della sola Destra Conservatrice. Duole ammetterlo.

E quale ex militante della Sinistra Liberal Progressive (e Radicale) so bene che non c’è possibile redenzione. L’Utopia disegnata dal femminismo radicale è un culto che non perdona, che trasforma qualsiasi formazione politica in una setta che contempla solo due ruoli; l’adepto e il reietto.

E così, inevitabilmente, il tormentone eugenetico, femminista e post-costruttivista sull’identità sessuale continua. E continuerà.

La voglia di rimanere fuori dalla diatriba è tanta, cosciente dell’acidità di stomaco che inevitabilmente il tema ingenera. Ahimè oggi ho dovuto ascoltare il solito teatrino (radiofonico) in onda sulla RAI ed il solito messaggio psico-propagandista. E le uniche parole di buon senso le ho ascoltate da un pediatra e da Giuliano Ferrara. E per il sottoscritto, essere d’accordo (in toto) con Ferrara significa ingoiare un boccone amaro.

Faccio quindi un po’ di chiarezza. A modo mio, cioè disconoscendo in premessa il valore del “politicamente corretto” e riconoscendo solo il valore della ragione.

Ciò che oggi è pura eresia.

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Eresia (premessa) del sesso.

In natura esistono due sessi, quello maschile e quello femminile. In tutte le specie animali mammifere, e non solo. Null’altro.

La sessualità nei mammiferi è legata alla necessità riproduttiva. Se ci riproducessimo per talea non avremmo bisogno del dimorfismo sessuale. Tale sessualità è biologicamente (non culturalmente) etero, perché la natura richiede l’utero di una femmina fertile e il seme di un maschio non sterile. Ogni altro atto è tecnicamente non sessualità. Il che non significa che non sia atto lecito, piacevole e tanto meno sia atto deplorevole. Il fatto che che il linguaggio comune abbia definito come atto sessuale quello che è altro dalla sessualità biologica non cambia la natura delle cose. Un rapporto orale o anale non sono sessualità in termini biologici, perché in premessa non possono portare alla riproduttività. Lo divengono solo nel dizionario volgare nel momento in cui il rapporto sessuale si dissocia dalla riproduttività e per estensione diviene ogni altro atto “ludico” che coinvolga organi atti alla riproduzione.

La nostra società contempla il rapporto orale e il rapporto anale come pure altre pratiche (incluse ad esempio quelle sadomasochiste) fra due (o più) persone che pur non necessariamente coinvolgano organi sessuali, appagano gli istinti neuro-ormonali che tipicamente portano all’atto sessuale e le sensazioni che ne derivano. Atti ludici, atti leciti, s’intende. Atti che la natura non esclude ma che ovviamente non prescrive, perché non funzionali alla sopravvivenza della specie. La natura si limita a dotarci di un sistema riproduttivo maschile (che include un pene) ed uno femminile (che include una vagina); e ci dota di un istinto sessuale per la riproduttività. Per scelta e per possibilità (fertilità) un maschio ed una femmina possono riprodursi per mezzo della sessualità; per scelta o per impossibilità (sterilità) possono decidere di divertirsi senza scopi riproduttivi. Due persone omo-sessuate vincolate da un rapporto di coppia stabile limitano se stesse alla seconda opzione.

Eresia (postulato) della riproduttività dell’omosessuale

Dicasi persona omosessuale una persona che compie atti sessuali (intesi nel senso comune della cosa) con una persona dotata dello stesso apparato riproduttivo. Per quanto assurdo possa sembrare, una persona omosessuale fertile può riprodursi attraverso un atto sessuale con una persona fertile dotata di apparato sessuale complementare. Corollario a ciò: le abitudini omosessuali non sono esclusive della riproduttività, cioè una persona fertile con preferenze omosessuali non ha alcun impedimento alla riproduttività se non il proprio libero arbitrio.

Eresia (postulato) della natura dimorfica dei genitori

Un bambino ha diritto ad un sano sviluppo psicologico. Tale sviluppo si basa su un centro di gravità definito dalla propria identità di persona. Sapere da quali persone è stato generato e con chi identificarsi, con chi specchiarsi. Data la natura dimorfica della nostra specie ed eterosessuale della riproduttività tali persone sono un uomo ed una donna. Tali persone vengono definite madre e padre. Un bambino ha diritto ad avere un padre ed una madre.

Eresia (postulato) della non disponibilità della persona

Un bambino non è un oggetto. Non può essere predeterminato, ordinato, acquistato, o restituito. Un tempo ciò sembrava ovvio, direi naturale.

Eresia (postulato) della nullità del diritto alla genitorlialità

Né un uomo né una donna hanno diritto ad avere un bambino. La procreazione, semmai, è un diritto fondamentale perché è biologicamente determinato. La genitorialità invece non è un diritto, ma un dovere che discende dalla possibilità procreativa cui segue una responsabilità educativa e di sussistenza dei pargoli, nel rispetto del primato del bambino ad un sano sviluppo psicologico. Non tutte le persone decidono di divenire genitori, ivi incluse quelle unite in rapporti di coppia eterosessuali; nessun diritto negato, solo libero arbitrio. Chi richiama il diritto alla genitorialità perché le proprie preferenze sessuali e/o di convivenza non permettono la procreazione asserisce il primato del proprio arbitrio e della propria disponibilità materiale sul diritto del bambino.

Questo è quanto.