UN Insanity and feminist “Food Tank”

Quote:

“Women are the priority. The majority of smallholder farmers in Africa are women and, in urban areas, you’re primarily looking at women-led households. So we can’t solve hunger if we don’t have gender-sensitive programming that addresses access to opportunities for women, whether it’s through education or tools for cooking, like solar-powered stoves,” says Ertharin Cousin, executive director of the U.N. World Food Programme.

As the impacts of climate change become more evident, the world will need to invest in more effective strategies to alleviate hunger and poverty. That means standing with our mothers, grandmothers, and sisters who are farming, as well as giving women farmers the resources they need to nourish both people and the planet.

Yes, you need to stand with your mothers, grandmothers and sisters who farm.

Then do me a favour. Leave your comfortable air-conditioned room and unplug the power-angry PC. Climate change will benefit.

And start farming.

Yes, stand with your mothers, grandmothers and sisters, even if you have never seen them. Sisterhood is global.

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La grande donna della TV

Dal lunedì al venerdì, la TV ci offre un pomeriggio tutto rosa il cui tema fondamentale è “perché gli uomini sono così brutti e cattivi in mondo abbellito dalle donne”?

In uno di questi pomeriggi, qualche settimana fa, sulla RAI (il cui canone, per comodità di tutti, da oggi verrà prelevato dalla bolletta elettrica) si celebrava una grande donna che dopo aver ucciso il marito e aver inscenato una falsa rapina, rivendicava il proprio ruolo di vittima. Il marito era troppo impegnato nella propria autopsia per dare la propria versione.

Pochi minuti fa una grande donna conduttrice del pomeriggio rosa di RAI 1 intervistava un’altra grande donna dello spettacolo, comodamente adagiata su un “sofà”. La grande donna conduttrice poneva la solita domanda di rito alla grande donna ospite:

è questo ancora un mondo ancora maschilista?

Si badi bene. Non al maschile, non a guida maschile, ma maschilista.

Ciò è, per la grande donna conduttrice, un fatto assodato.

Entrambe le grandi donne sono mie coetanee, quindi parlano del mondo che mi ha ospitato e che ho conosciuto.

Quello che mi ha consegnato mio padre dopo una vita lavorativa di fabbrica iniziata a 12 anni, per poter garantire a mia madre una vita dignitosa ed una adeguata reversibilità; quello di mio zio partito emigrante (con una scarpa ed una ciavatta) per l’Australia dopo la II guerra mondiale per garantire qualche soldo alla sua famiglia d’origine.

Ed in piccolo quello mio, di un privilegiato moderno, che deve assistere allo scempio femminista dell’etica giornalistica, della storia, e per che no? … anche della TV.

Giuliana Sgrena, una giornalista.

Wikipedia riporta Giuliana Sgrena come “giornalista”. Che genere di giornalista? O dovrei dire piuttosto “giornalista di genere”?

Pare, si dice, che scriva sul Manifesto. Ed io che pensavo che tale testata “giornalistica” fosse morta. Ed in effetti lo è. E’ nell’aldilà della notizia.

E in questo Aldilà che la Sgrena firma un suo pezzo d’autore (d’autrice, pardon):

Inciviltà di genere“, Colonia. Donne vittime e profittatori maschi dello scontro di civiltà

Inciviltà di genere? Esiste un genere incivile? Mah, cosa intenderà mai la Sgrena? Donne vittime, di chi? E profittatori maschi? I maschi profittano? Di chi? Ah, presumo della donna vittima…devo averlo già letto. Ma perché Donne e Maschi? Non dovrebbe eseere Donne e Uomini? Mah, sarà una sottile allusione…d’altronde mica è solo “giornalista”, è pure “scrittrice”.

Secondo la Sgrena:

Una massa incontrollabile di maschi – di origini arabe o musulmane, forse anche richiedenti asilo, ma ci sono anche occidentali, ubriachi, armati di bottiglie, anche qualche molotov, coltelli e forza bruta – aggrediscono le donne, tutte quelle che si trovano di fronte, sulla strada, le picchiano, feriscono, stuprano, perfino derubano, la polizia non può, non sa, non ha i mezzi per intervenire. Tanto che ad Amburgo sono i buttafuori dei locali notturni a salvare le donne aprendo le porte dei locali che proteggono

… insomma maschi che aggrediscono le donne. E la polizia non ha i mezzi adeguati per intervenire. Per mezzi forse intendeva “uomini”, o forse “maschi in divisa”? Mah.

continua la “giornalista”:

Non solo tra i musulmani, la barbarie è ovunque. Aggredire, violentare le donne vuol dire colpire un genere nella sua più profonda identità e intimità, vuol dire usare strumenti che sono purtroppo diventati usuali nelle guerre e non solo moderne.

…infatti è noto che le vittime delle guerre sono prevalentemente donne. E’ un fatto incontestabile. Brava giornalista, i fatti sono fatti!

e chiosa, alla fine di questo pezzo d’autrice, la “giornalista”:

Ancora una volta possiamo dire che le donne sono state le vittime di questo criminale assalto ma saranno i maschi sostenitori dello scontro di civiltà ad approfittarne.

Insomma, il sangue, direi sacro, delle Donne alimenta il profitto dei Maschi sostenitori dello scontro di civiltà. Chiaro.

Cosa dire, cara Sgrena. Credo (pura speculazione la mia) che i maschi sostenitori dello scontro di civiltà siano gli stessi chiusi (dal femminismo) nell’angolo dell’Inciviltà di Genere e che per uscire da tale angolo morale sono costretti a farne una questione di “civiltà”.

Morte tua, vita mea….

Ovviamente tali Maschi sostenitori (e profittatori, ricordiamolo) dello scontro di civiltà sono molto meno civili di chi pone questioni di “Inciviltà di Genere”.

Brava Sgrena giornalista.

Rimpiango Callipari.

Femminismo a Colonia

Qualche settimana fa scrivevo un articolo “WHY #FEMINISM LOVES RADICAL #ISLAM” (perché il femminismo ama l’Islam radicale ).

In sostanza il messaggio era il seguente:

il femminismo non può accettare la dimensione contingente, culturale e situazionale del sessismo e delle discriminazioni, perché altrimenti dovrebbe accettare il fatto che non è una questione di genere; e se accettasse questo assunto dovrebbe poi contemplare l’ipotesi che nella nostra contingenza/cultura occidentale le donne non sono affatto oppresse e magari le discriminazioni e il sessismo esistono a parti invertite. Il femminismo non può accettare questa ipotesi, in premessa. Se accettasse tale ipotesi, si dissolverebbe.

muslim-womanUna femminista irrideva, ovviamente, su twitter il contenuto dell’articolo.

Ovviamente i fatti, pochi giorni dopo, mi hanno dato ragione.

Il femminismo non può accettare la dimensione culturale del sessismo, della misogninia e della misandria (parola, quest’ultima che neanche contempla).

Per il femminismo la violenza e il sessismo sono di genere. Di un genere.

Così anche davanti ai fatti (ipergonfiati per speculazioni politico-ideologiche in opposte direzioni) il femminismo non accetta che se ne faccia una questione culturale legata all’Islam, perché altrimenti saprebbe di razzista. Meglio, molto meglio farne una questione di genere, perché …. perché farne una questione di “genere” non è affatto un concetto razzista…

Ascoltavo allibito, ma non stupito, i dibattiti di questi giorni.

Chi ne faceva, prevalentemente dal fronte maschile, una questione di civiltà: “l’Islam è misogino”, in chiave xenofobo-razzista.

Chi ne faceva, dal fronte femminile, una questione di genere: “i maschi sono violenti e misogini”, in chiave misandrico-razzista.

Una giornalista cinquantenne, con lauto stipendio, fresca di parrucchiere, in tallieur e tacchi a spillo ricordava quale violenza subiva 37 anni fa, quando  doveva sfilare tra gli sguardi degli uomini. Gli sguardi. … a Sabaudia.

A Sabaudia? Nel 1979? Non so se piangere o ridere. Trentasette anni fa io c’ero a Sabaudia, con le mie sorelle che dismettevano la minigonna per esibire il bikini, mentre io e mio padre andavamo a telline. Oggettificazione maschile, ovviamente.

Eh, che tempi. Siamo al femminismo del piagni e fotti.

E’ il caso di chiamare costoro col loro nome: “sciacalle di genere“.

Io non sono #He4She

Ho appena degustato lo spot RAI in cui testimonial (tutti maschili) dello sport e dello spettacolo dichiarano la loro vocazione morale:

Io sono He For She

Che in Italiano significa

Io sono Lui per Lei

Per combattere le discriminazioni di genere, forma linguistica “neutra” per dire che gli uomini (e solo gli uomini) discriminano (negativamente) le donne. E d’altronde il video è chiaro nel messaggio, e lo slogan dice tutto: “He for She”.

La forma linguistica è falsamente piacevolmente neutra ma in realtà è ipocritamente inclusiva, per attirare gli uomini, quelli buoni ovviamente, nella trappola della cooptazione per buona fede. Un’invito a cena per tutti gli uomini, senza comunicare loro che non sono dei graditi ospiti; semmai la portata principale del pasto.

He for She, slogan inglese perché coniato da UN Women (United Nation Donne) perché ovviamente per l’ONU tutti sono uguali, alcune più uguali.

He4She un hashtag lanciato a Settembre del 2014 con un testimonial d’eccezione, Emma Watson (nota come Ermione nella serie Harry Potter), notoriamente un’altra oppressa.hermione

Dedicai alla sua performance Internazionale all’ONU un articolo in inglese “Dear Hermione“, per chi mastica un po’ d’inglese.

Il messaggio è chiaro, per chi vuole ascoltare; gli uomini sono responsabili (collettivamente) di tutti i problemi, inclusi i propri, ed individualmente devono impegnarsi per cambiare. Come? Lui per Lei.

 Citerò solo un passaggio

I want men to take up this mantle. So their daughters, sisters and mothers can be free from prejudice but also so that their sons have permission to be vulnerable and human too – reclaim those parts of themselves they abandoned and in doing so be a more true and complete version of themselves.

che traduco per voi

Io voglio che gli uomini vestano questo mantello. Così che le loro figlie, sorelle e madri possano essere libere dal pregiudizio, e anche i loro figli possano essere vulnerabili e umani, reclamando quelle parti di se stessi che hanno abbandonato e così facendo, materializzare una versione più completa di se stessi.

Chiaro il messaggio no? Cari uomini, così come siete non siete solo un problema per la società.

Siete incompleti e non umani.

Per il 2016 fate la vostra New Year Proposition. Io faccio la mia.

Io sono “He for He, “lui per lui”.