Vincenzina Ingrassia libera!

La vogliono carcerare, la vogliono carcerare!

Vincenzina, per gli amici Zina, dopo anni di soprusi ha finalmente raggiunto la libertà dalla schiavitù patriarcale inflittagli dall’oppressore Alfio Longo.

Purtroppo. proprio ora che il sogno di emancipazione stava per compiersi, il sistema giuridico patriarcale, andorcentrico e misogino vuole trattarla come un’omicida.

Osservate la foto del mostroalfio-longo

Guardate quegli occhi. Testosterone e violenza. Violenza testosteronica. Violenza di genere in potenza. Zina ha solo evitato un femminicidio.

Cos’altro poteva fare? Chiamare la polizia, denunciarlo per le continue violenze subite avendo poi l’onere di dimostrare il tutto? Cos’altro le rimaneva se non uccidere l’orco nel sonno e poi simulare una rapina? Cos’altro avrebbe potuto fare per potere rimanere finalmente sola nella casa trasformata dall’orco in una prigione?

Zina, un’altra vittima della violenza di genere.images

Zina, noi siamo con te.

Zina Libera!

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Le guerre non dichiarate

Qualche mese fa la NATO con gli USA in testa (e l’Europa al guinzaglio) aprivano il fronte orientale. Alcuni anno impiegato molto tempo prima di capire che in Ucraina era avvenuto un colpo di Stato anti Russo; molti non l’hanno ancora capito, o fanno finta di non capire per convenienza. Dopo mesi di ricatti finanziari da parte dell’EU e movimenti di piazza pagati con dollari statunitensi, il presidente, pardon, il dittatore veniva deposto e il nuovo governo commissariato in modo spudorato. Veniva abbattuto un aereo civile, e si apriva una guerra civile. La colpa? Russa ovviamente. Chi altro se non la Russia aveva interesse a rompere un ciclo di crescita economica esponenziale e danneggiare gli scambi commerciali con il suo miglior partner, l’Europa?orso-russo-sconfigge-aquila-nazista

In virtù delle sue manifeste responsabilità, la Russia veniva condannata dalla Comunità Internazionale (cioè la NATO) a sanzioni economiche. Qui è dovuto un chiarimento sulla definizione di sanzioni; si intende infatti l’atto unilaterale di una delle parti coinvolte nell’individuare la colpa, il responsabile e definire l’ammenda. Tutto ciò facendosi beffa degli accordi di libero scambio del WTO e dell’ONU, organizzazione farsa di base a New York (e non è un dettaglio).

Le sanzioni, assedio economico, tipico corollario di una guerra, non nutrono effetto e la Casa Saudita fa quanto la Casa Bianca comanda. Sprofondare il prezzo del petrolio. Gli USA galleggiano benissimo sulla crisi mondiale e le spese le pagano i Paesi dell’area BRICS; prima di tutto la Russia, ma anche e soprattutto Venezuela e Brasile, sull’orlo del tracollo economico e di qualche … rivoluzione colorata.

Gli USA se la godono da oltreoceano, e l’Europa immemore di come nasce una guerra mondiale, si lecca le ferite e si consola con l’illusione di essere baluardo dei diritti umani.

La guerra c’è ma non si vede; basta non dichiararla, semplice no?

Ma il fronte orientale non si apre solo sugli Urali, ma anche sul Pacifico. A pensarci, ricorda un po’ il preludio della II Guerra Mondiale, o no? Stavolta non è il Giappone a recitare il ruolo del cattivo. C’è il Drago Cinese che incute paura, e si fa beffa dei diritti umani, ovviamente. Anche per loro una guerra non dichiarata, e poco visibile a noi Europei fino a qualche giorno fa, quando i TG ci hanno proposto lo scenario di un mercato finanziario mondiale messo in ginocchio dalla svalutazione dello Yuan.wolverine-comics-dragons-2678053-1920x1080

Già perché apparentemente la svalutazione dello Yuan del 3,6% determina il tracollo dei mercati; diabolici i Cinesi. Pochi giornalisti hanno avuto la buona creanza di verificare i fatti; se lo avessero fatto avrebbero scoperto che non c’era nulla di straordinario. Ma erano troppo presi a recitare il verbo preparato e propagandato da Wall Street. In realtà la banca centrale Cinese aveva fatto in modo meno scostumato, quello che già FED (da 7 anni) e BCE (da un anno) fanno; manovre valutarie aggressive. Manovre valutarie in luogo di manovre militari; ma il passo potrebbe essere breve.

Gli Italiani scoprono così che esiste una Banca Centrale Cinese che tutela gli interessi del popolo Cinese. Ma non sanno altro. Non sanno che è in corso una guerra finanziaria ordita dagli esportatori di democrazia contro il dragone. Guerra che ha iniziato a brillare nell’ultimo anno quando è iniziata l’integrazione tra le borse di Shanghai e quella di Hong Kong; vi ricordate il timido tentativo di “rivoluzione colorata” ad Hong Kong di qualche mese fa? Embrione di rivoluzione prontamente allestita a valle dei vincoli di controllo finanziario minacciati dalla Cina.

Quindi è seguita la bolla finanziaria provocata dai fondi d’investimento Occidentali (in particolare Statunitensi) che hanno gonfiato a dismisura i listini Cinesi, in particolare quello di Shanghai. Nel mentre la Cina acquistava oro a più non posso per rafforzare le riserve in vista di una potenziale guerra valutaria; da par suo gli USA manipolavano il mercato dell’oro buttandone già la valutazione con un meccanismo ben descritto da Paul Craig Robert (The Hows and Whys of Gold Price Manipulation), al fine di rendere più suscettibile il mercato Asiatico allo shock finanziario provocato dall’innalzamento dei tassi d’interesse della FED. Innalzamento più volte rimandato per un semplice motivo; gli USA vogliono uno shock delle borse e finanziario che frantumi i mercati emergenti in particolare quelli aderenti agli accordi di libero scambio di Shanghai e indebolisca lo yuan come moneta riserva del nascente Fondo Monetario BRICS.

No, la Cina non ha svalutato per sorreggere un’economia che arranca. L’economia Cinese viaggia con una crescita del 6,6%, inferiore al 7% annuo cui ci aveva abituato, ma sempre dignitosa. In realtà è in corso un tentativo made in USA di svuotare i capitali delle borse Cinesi attraverso la manipolazione dell’informazione (Wall Street Journal in testa a tutti) per creare una crisi di fiducia e la manipolazione diretta dei capitali, sgonfiando rapidamente la bolla che gli stessi fondi d’investimento Statunitensi hanno creato durante tutto il 2014 e metà del 2015.

La Cina sta solo rispondendo a questa guerra non dichiarata, rigonfiando la borsa con capitali freschi di conio e sganciando lo yuan dalla banda di oscillazione che lo lega al dollaro, in vista dello shock finanziario che arriverà con il rialzo dei tassi d’interessi in congiuntura con la perdurante crisi petrolifera.

Una storia di guerre non dichiarate, che non avrà un bel finale.

The question Megyn Kelly will never pose to Hillary Clinton

Dear Kelly Megyn, I’ve just watched some excerpts of the GOP show. I’ve noticed you posed a question to Donald Trump, aimed at “validating” his stance towards women. Apparently there is a “war on women” in the US. If such war is in place, I wonder why the casualities are mostly males. But it is my fault, my lack of empathy.BbQrA8uCUAAMnIB

I’m not inferring you where trying to put Trump in bad light with a loaded politically correct question, at all. I’m sure you were just looking for the truth. And a good journalist MUST do harsh questions.

So, here I am to suggest you a question to raise to Hillary Clinton. Ideally just a few weeks before the elections.

And, no, it is not a question about the Benghazi scandal.

And, no, it is not about why she is now in favour of same-sex marriage while just a few years ago she was strongly against it (like Barack Messiah Obama, by the way).1101111107_400

Actually, this is the question you should pose:

Mrs Clinton, recently you stated that you consider “being a woman” a plus factor. A couple of years ago you sponsored and supported the UN initiative to forcibly circumcise African boys, a procedure that, reversing the sexes, would be considered a female genital mutilation. Also, you copyrighted the statement “women have always been the primary victims of wars”, despite men represent almost the totality of deaths in the military ranks and the overwhelming majority of deaths among civilans (you can check here to have some statistics on the death bill of the “peace” mission in Afghanistan). Mrs Clinton, can you give us a convincing statement that you value men’s lives as much as women’s? Thank you.

Dear Kelly, does it sound a too much loaded question?

No, it isn’t.

This would be a loaded question:

Mrs Clinton, why do you hate men?

Cheers.


EX-POST DISCLAIMER

I’m not a US citizen. And my lack of proficiency in English proves it.

If I were, I would definitely not vote for Trump. Even if I have a left leaning, in 2016 I would vote for Rand Paul the only candidate across the spectrum that could bring back some dignity to the US. Why am I saying this? Firstly, because I believe in intellectual honesty. Secondly, because I do not like sexist, lying warmongers; such as Hillary.

Autodeterminazione della donna e gogna pubblica

Autodeterminazione.

Una parola che ha avuto i suoi momenti di gloria in tempi di “aborto”. Autoderminazione femminile, ovviamente. Quella maschile è data per scontata, più che scontata direi … “in svendita”.

Ma non parleremo di aborto, né di riproduttività. Ma di sesso sì, perché, apparentemente, l’autoderminazione femminile sessuale sembra proprio non poter prescindere dalla sottodeterminazione maschile.

Qualche giorno fa è assurto alla ribalta dell’attenzione mediatica il caso di 6 ragazzi (innocenti fino a prova del contrario) detenuti preventivamente e poi licenziati con giudizio d’innocenza (perché il caso non sussiste) in appello, per un’accusa di stupro. Non giudico la ragazza, né i ragazzi; e non giudico la loro percezione dell’accaduto. Non giudico, punto. Io non faccio il “giornalista di genere”. Mi limito a constatare un fatto; conosciamo i nomi dei ragazzacci su cui penderà per sempre un giudizio di colpevolezza di una parte dell’opinione pubblica.

Ma c’è un settimo ragazzaccio, ebbene sì: Zach Anderson.

Sette, il numero preferito dal femminismo.

La storia di Zach è interessante ed emblematica, non solo perché è la storia di molti ragazzi, e non solo perché è rappresentativa dell’interpretazione femminista dell'”autodeterminazione” femminile in tema di sessualità, ma perché vi offre un quadro d”autore del vero l’obiettivo delle campagne gognesche “di genere”.

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E’ una storia breve. Zach ha 19 anni e come quasi tutti i ragazzi di quell’età ha un pensiero fisso; il triangolino della felicità. Si iscrive, come tanti, ad un sito di “dating” che gli frutta un paio di incontri amorosi con ragazze autodeterminate. Il primo incontro è con una ragazza di 18 anni, e scivola via senza ripercussioni. Il secondo incontro, invece, risulta leggermente più problematico. Zach fa la conoscenza “virtuale” con  una ragazza che afferma di avere 17 anni. I due si piacciono, si incontrano e si conoscono “in senso biblico”.

Tutto consensuale, in apparenza. Purtroppo per Zach, la ragazza aveva mentito sulla propria età e, sebbene avesse 14 anni, si era iscritta nella sezione “adulti” del sito; pulsioni adolescenziali e autodeterminazione, ovviamente. La mamma della fanciulla, ignara della dinamica delle cose, coinvolge le forze dell’ordine, innescando la sovradeterminazione manettara.

Il ragazzo viene quindi arrestato e gode della generosa ospitalità carceraria preventiva Statunitense per un mese.

Ha quindi luogo il processo. La ragazza e la madre testimoniano in favore del ragazzo, ma nulla da fare; Zach è condannato come “sex offender” (una definizione che include tutta una gamma di reati sessuali, dallo stupro all’esibizionismo) a 3 mesi di carcere e all’iscrizione per 25 anni nel registro pubblico dei “sex offenders”, un termine edulcorato per indicare la versione moderna della “gogna pubblica”.

Un’iscrizione nella gogna “dei sex offenders” che gli renderà pressoché impossibile trovare un impiego per i prossimi 5 lustri, e gli renderebbe anche difficile (se non impossibile) l’accesso nelle università statunitensi, semmai fosse interessato. Senza contare le ripercussioni sul piano sociale e delle relazioni “umane”.

E non finisce qui, perché per i prossimi 5 anni, Zach non potrà utilizzare Internet né possedere uno Smartphone, e non potrà rivolgere la parola a ragazzi con meno di 17 anni.

Tre mesi di carcere, 25 anni di gogna, 5 anni di restrizioni dei propri diritti umani, per avere avuto un rapporto sessuale consensuale con una ragazza che ha mentito sulla propria età e che non ha subito né “percepito” nessuna violenza.

Tutto ciò perché l’autodeterminazione femminile finisce dove inizia la sovradeterminazione del femminismo.

Banconote da 7 Euro per sole donne

La verità, che grande parola. Forse troppo grande per la natura umana. C’è chi inutilmente la persegue, chi la travisa e chi l’aborre. Nella corsa per l’affermazione della verità, filosofie e religioni, scienze ed ideologie, si sono avvicendate, separate, incontrate e scontrate.

Tutte ad eccezion fatta del “femminismo” che non può incontrare la scienza, perché estraneo alla natura, né trascendere nel metafisico, perché non ne ha bisogno; esso è “verità”, anzi è “La Verità”.  E il suo semplice scrutinio è il falso, l’eresia.

Parola di eretico.

Il femminismo non ha bisogno di opera di convincimento, semmai solo di indottrinamento. E’ verità in sé, che si manifesta all’uomo nuovo perché questi finalmente conosca il “Verbo”. Con apparizioni improvvise, sempre più frequenti. Apparizioni televisive dentro le vostre case, sì, ma non solo. Sempre più spesso in aule scolastiche, e in itinere, per strada, sugli autobus, in metropolitana. Perché l’uomo nuovo DEVE sapere.

E proprio in itinere, alcuni “fortunati” hanno potuto godere di una manifestazione “metropolitana” della Verità:7 euro

“Nel mondo del lavoro essere donna non paga ancora abbastanza”

perché

“Oggi le donne vengono pagate fino al 30% in meno rispetto agli uomini”.

La Verità esibisce un volto austero, severo, ed una banconota da 7 Euro. Un bel 7 stampato su una banconota da 10, una fine allusione al 70%, il segno della discriminazione patriarcale, il nemico che opprime la donna da tempo immemore, prima ancora dell’Euro-moneta; accumulando un debito infinito e inestinguibile.

Le donne vengono pagate “fino” al 30% in meno degli uomini; cosa vorrà dire mai La Verità? In sé il messaggio non ha senso. Donne pagate meno di uomini; quali donne, quali uomini? Un carpentiere pagato più di un’avvocatessa? Un tornitore pagato più di una conduttrice televisiva? Dove? Come mai? Domande eretiche che inducono a superflue riflessioni.

Ma La Verità non ha bisogno di dirci tutto e soprattutto non ha bisogno di citare ciò che può distrarre l’homo itinerante: fonti, fatti e circostanze. La Verità aborre la ragione, si affida al subliminale; se mi inseguono nella metropolitana parlandomi di un “problema” femminile significa che esso è preminente; e se lo dicono a me, significa che riguarda me; e se “il come” e “il dove” non sono citati, allora devo dare per scontato quello che è omesso; devo riempire gli spazi. E’ così che il Verbo si materializza nella sua completezza: “una donna viene pagata il 30% in meno di un uomo, in Italia e per lo stesso lavoro”. I fatti vengono rimpiazzati dall’assunto, gli spazi riempiti dall’immaginazione. E’ il potere della psicologia sociale, e La Verità lo sa.

Roba fine, roba da stratega della comunicazione. Roba che si paga, con banconote vere.

Un messaggio che parla tutte le lingue, e tutte le monete, in particolare “La Moneta”, il Dollaro Statunitense. Sì, perché proprio dagli USA arriva La Verità; “per ogni dollaro guadagnato da un uomo una donna guadagna 70 centesimi”. Perfino il Premio Oscar Obama, l’ha ripetuto qualche mese fa davanti ad una folla femminile osannante. Tutte oppresse nonostante le apparenze piuttosto borghesi. Qualche giorno dopo la Casa Bianca, stante le proteste di qualche patriarca reticente al Verbo, precisava che la citazione del Presidentissimo si riferiva alla media degli stipendi degli uomini e delle donne, sull’intero territorio Statunitense.

Sette, un numero che torna, il numero della Verità. E torna da più di venti anni perché l’uomo nuovo faccia suo il verbo; a nulla valgono gli sforzi degli eretici che oppongono la più criminale delle menzogne, i fatti.

I fatti mostrano che a parità di impiego, di ore lavorate i guadagni sono uguali? Ostracismo patriarcale.

I fatti mostrano che gli uomini svolgono di gran lunga i lavori più rischiosi con oltre l’80% degli infortuni e il 95% delle morti sul lavoro? Irrilevante!

I fatti ci dicono che le donne godono di trattamento privilegiato nelle assunzioni e negli avanzamenti di carriera? E’ uguaglianza.

I fatti mostrano che gli uomini si assentano e si ammalano di meno? Menzogne!

I fatti mostrano che gli uomini pagano più tasse e contributi previdenziali e ne godono di meno? Fandonie!

I fatti sono eresia, sono retaggio patriarcale. Quello che conta è La Verità.

Noi eretici permaniamo nell’ignoranza, ma con una sola ferma certezza; in quel manifesto la banconota non è l’unica cosa falsa.


Articolo pubblicato su Uomini Beta